Prendere E Lasciare ‎(LP, Album)  Columbia  COL 485177 1    Netherlands  1996

Prendere E Lasciare ‎(CD, Album) Columbia, Columbia COL 485177 2, 37-485177-10  Italy 1996

Prendere E Lasciare ‎(CD, Album, RE) Columbia  COL 485177 9  Italy 1996

Prendere E Lasciare ‎(Cass, Album)  Columbia  COL 485177 4  Netherlands  1996

Prendere E Lasciare ‎(CD, Album, RE) Columbia  COL 485177 2  Italy  2002

Prendere E Lasciare ‎(CD, Album, RE, Dig)  Sony Music, Columbia  88843067692 Italy 2014

Prendere E Lasciare ‎(Cass, Album, Unofficial)  Originale Quadrifoglio none  Italy Unknown

 

 

 

 

 

 

Prodotto e arrangiato da Corrado Rustici. Registrato e missato da Matt Rohr negli Studi Fantasy (Berkeley) dal 2 giugno al 24 luglio 1996. Assistente: Fanrk Rinella.  Progettazione grafica: Achilli Ghizzardi Associati. Fotografie: Jack Mc Donald e Francesca Gobbi. 
Grazie a Mimmo Locasciulli e allo Studio Hobo Recording

 

 

 

Il titolo dell'album doveva essere Rosa rosae. “Ma risultava quasi minaccioso, per le reminiscenze scolastiche. Ho preferito "Prendere e Lasciare" più dentro al cuore del disco. Le rose sono rimaste in copertina. La rosa è un simbolo. Significa la passione, la tenerezza. Non c'è molto da spiegare. E' come un cristallo di neve che si posa sulla mano e subito si scioglie. E la passione, come la rosa della declinazione latina, è singolare, plurale, dativo, genitivo, accusativo, vocativo. Si adegua ad ogni variante”.

Francesco si avvale degli arrangiamenti di una persona che vive in California da molti anni ed è diventato un grosso suonatore di chitarra: Corrado Rustici. Cambia anche band: nel disco sono presenti David Sancious, Steve Smith, Benny Rietvel e Ambrogio Sparagna. I musicisti americani non si comportano con lui come dei semplici turnisti ma voglio essere informati, si fanno tradurre i testi dall’italiano all’inglese e da veri professionisti sono curiosissimi su tutto ciò che riguarda questo cantautore europeo, proprio per calarsi nella parte. Entrano prepotentemente nel suo mondo e alla fine, come i compatrioti di qualche anno fa, si degregorianizzano anche loro, e si sente! Nel successivo tour si farà accompagnare da un gruppo di ragazzi scovati dal pastore maremmano Guido.

"Lui ha dei suoi filoni che continuano, degli stili che continuano ad andare avanti, delle evocazioni che comunque continuano ad esserci. Per esempio, quella canzone bellissima, “Compagni di viaggio”, è un’atmosfera assolutamente alla Dylan, una canzone dylaniana al massimo. Però è bellissima, una delle più belle, secondo me. Poi ci sono delle cose completemente nuove, come “Il guanto”. Quindi, continua ad inventare cose nuove e continua a consolidare quelle vecchie. E' un processo che ci dà da pensare. Comunque, devo dire che questo è un periodo bello, un po' meno schiacciato da cose in alcuni dischi precedenti. Ci sono stati dei momenti pesanti, lui ha fatto dei dischi molto più pesanti, anche se sempre importanti e belli. Però sono stati dei periodi più cupi. Adesso, invece, comincia ad essere di nuovo lirico, e quindi, va bene cosi. E' anche un buon segno perché, come abbiamo visto, precorre sempre le cose.”

(Giorgio Lo Cascio)

 

 

All’inizio dell’anno c’è Dini al Governo; Clinton è il Presidente U.S.A; impazza la mucca pazza; In Afghanistan il regime dei talebani riporta indietro il paese di mille anni; Giovanni Paolo II esorta i vescovi e i sacerdoti a diffondere il vangelo attraverso Internet; Gianni Agnelli si dimette dalla carica di presidente del gruppo Fiat. Gli subentra Cesare Romiti; a Bologna, si conclude il processo ai killer della Uno bianca, con la condanna all’ergastolo di Roberto, Fabio e Alberto Savi; Elezioni politiche anticipate. Vittoria della coalizione formata dal centrosinistra e da Rifondazione comunista; al via il Governo Prodi; ad Agrigento, è arrestato il latitante Giovanni Brusca; Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema si accordano per creare la Commissione bicamerale, destinata a riscrivere parzialmente la Costituzione; cessa le pubblicazioni la "Pravda", quotidiano fondato da Lenin; secondo un’indagine dell’Eurispes, in collaborazione con la Gdf, Napoli si colloca al primo posto nella classifica della criminalità in Europa e, per quanto riguarda i furti di auto, batte perfino New York; Bill Clinton è rieletto presidente degli Stati Uniti; a Brescia, la Procura della repubblica fa perquisire abitazioni ed uffici di Antonio Di Pietro nell’ambito dell’inchiesta sul presunto trattamento di favore al banchiere Francesco Pacini Battaglia; nasce il DVD; il governo vara il cosiddetto ‘decretone’ di fine anno che prevede come aiuto all’industria automobilistica incentivi alla rottamazione delle macchine usate e all’acquisto di nuove vetture, la cosidetta Rottamazione; muoiono Luciano Lama, Marcella Mastroianni, Giuseppe Dossetti, Francois Mitterand.

Il telefono, al quale tutti hanno sempre riservato poca importanza definendolo soltanto un necessario pseudo-elettrodomestico, diventa il protagonista degli anni Novanta. Grazie al telefono il mondo diventa ancora più piccolo, le reti informatiche collegano il pianeta in un baleno, con i suoi fili si può far di tutto: inviare messaggi visivi e vocali, documenti, ecc.. Proprio alla fine del secolo, quando la sua storia stava per andare in cantina, è tornato prepotentemente alla ribalta cambiando totalmente la nostra vita.

Con cellulari che diventano sempre più piccoli, indossiamo mini t-shirt & maxi pantaloni Onix. Fornarina e Phard.

Nello sport Sammer vince il Pallone d’Oro, la Juve vince la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale con Peruzzi, Ferrara, Jugovic, De Chapms, Juliano, Carrera, Di Livio, Marocchi, Vialli, Del Piero, Ravanelli, e la domenica sera Paola Ferrari ci racconta che il Milan vince lo scudetto con Rossi, Panucci, Maldini, Desahilly, Costacurta, Baresi, Donadoni, Albertini, Weah, Baggio, Savicevic. (All. Capello). Europei di calcio in Inghilterra: l’Italia viene eliminata ai quarti con Peruzzi, Carbone, Mussi, Di Matteo, Apolloni, Maldini, Di Livio, Albertini, Casiraghi, Zola, Chiesa. (All. Sacchi). Vincerà il titolo la Germania.

Leggiamo L’Unità, Panorama, i calendari delle nostre dive, Va dove ti porta il cuore,

Viaggiamo con l’Opel Astra station wagon, l’Alfa Romeo 164, la Citroen Picasso, Fiat Brava, Renault Scénic, Alfa Romeo 156, Ford Ka, Toyota Yaris, Peugeot 206, Skoda Octavia, Opel Vectra e le Fiat che ti piantano in asso,

Il Premio Strega va ad Alessandro Barbero con Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, gentiluomo e il Campiello va a Enzo Bettiza con Esilio

Dopo il grande sonno degli anni Ottanta il cinema italiano attraversa un buon momento con giovani registi di tutto rispetto: Soldini, Mazzacurati, Martone, Archibugi, Rubini, Amelio e i premi Oscar Tornatore e Salvatores. Al cinema vediamo Mission Impossible, L'uomo delle stelle, Ritratto di signora, Jurassic Park, Palermo Milano sola andata, Al di là delle nuvole, Shine, Il grande cocomero, Toy Story il mondo dei giocattoli, Ferie d’agosto.

Nella pubblicità degli anni Novanta la donna è determinata, indipendente, evoluta, vendicativa con l’uomo, stressata dagli impegni d'ufficio, presidente di consigli di amministrazione che votano unanimi non appena stordisce i presenti con la sola giravolta dei capelli lavati con l’ultimo balsamo; veste in doppiopetto grigio o gira per casa seminuda. Rispetto al passato è sempre più il soggetto e non l'oggetto, non avendo più soltanto un ruolo passivo nell'immagine pubblicitaria. Si disfa del rapporto opprimente con l’uomo, simboleggiato da gioielli e pelliccia dono di lui, e fa dell’auto il mezzo della sua libertà. All'uomo non resta che arrendersi; ma per quello che riguarda l'abbigliamento, la cosmesi, la cura del corpo, diventa un concorrente della donna: infatti sono sempre più frequenti gli spot che al posto del corpo femminile presentano quello maschile come oggetto del desiderio.

Spot da ricordare sono “Di chi è questo? E’ mio, è mio..è mio, è mio; Driiiiiiiin!! Pronto, c'è Gigi? e se non c’è fammi salire lo stesso perché voglio la Cremeria Motta!; “toglietemi tutto, ma non il mio Breil”; "Cosa vuoi di piu' dalla vita? Un Lucano!".

Si accresce la consapevolezza dei consumatori sulla qualità dei prodotti alimentari e sui criteri da seguire per un’alimentazione sana e corretta, comprensiva anche di carboidrati, proteine, vitamine, grassi e zuccheri. Viene meno anche il pregiudizio che la pasta faccia ingrassare. Ci intossichiamo con i bastoncini di Capitan Findus, il passato Pummarò, il futuro Pomì e il tonno con sorpresa Consorcio (ma chi lo va a comprare un tonno che si chiama così?).

Giochiamo con Megalomen, la Playstation.

Di moda vanno Naomi Campbell, internet, l’e-mail, il Labrador e il Siberian Husky, lo zaino Invicta, i viaggi in Mar Rosso, Caraibi, Santo Domingo, Messico e quelli dell’ultima ora, il piercing, il giaccone Barbour. Fumiamo Kent, Kim, Memphis, Merit, Pall Mall, R1.

In televisione prende più consistenza l’Eldorado delle fiction televisive, che con pochi soldi produce tanta pubblicità e tante storie di avvocati col faccione di Frizzi, storie che sono ben altra cosa rispetto ai capolavori della letteratura trasmessi dalla Rai nei primi anni Settanta. Quasi più nessuno va al cinema o al teatro. Quando nei talk-shows si chiede all’attore di turno “come mai non ti sei più fatto vedere in televisione?” questi si nasconde in frasi del tipo “sono tornato alla mia vecchia passione: il teatro. Adesso sono impegnato in “Tristezza e solitudine”, da una commedia di Sempronio, per la regia di Tal dei tali, scene di Tizio e coreografia di Caio e vi invito tutti a teatro domenica pomeriggio”. In realtà avrebbe voluto dire “Sono venuto qui per farmi vedere ed ottenere un piccola particina. Aiutatemi, non mi ha chiamato nessuno, nemmeno per un ruolo di maresciallo, brigadiere, appuntato o, al limite, dattilografo dell’Avv. Frizzi. Per non morire di fame sono costretto a fare teatro in sale semivuote. Vi prego, non ci sono più abituato, recito da solo e si guadagna poco! Mi andrebbe bene anche la parte di sagrestano di Don Matteo!”

In televisione c’è Vivere, Incantesimo, X-Files, Baywatch, Melevisione, i Simpson, Blob, Striscia la notizia, Stranamore, Carràmba che sorpresa, Scommettiamo che?, Il rosso e il nero e tanti telequiz controllati da un notaio che, secondo me, è il gemello nascosto di Vincenzino Mancuso.

Con il diffondersi di internet e delle chat, i giovani si incrociano per poi prendere strade diverse, si aggregano per interessi momentanei e per finalità decise di volta in volta. L'anonimato della rete garantisce a tutti di poter cambiare “pelle” più facilmente.

A Sanremo vincono Ron e Tosca con Vorrei incontrarti fra cent’anni, il Premio Tenco lo vince Ligabue con Certe notti, allo Zecchino d’oro vince "È Meglio Mario" e al Festivalbar Eros Ramazzotti con “Più bella cosa”.

Boom delle cantautrici negli Stati Uniti (Tori Amos, Sheryl Crow, Ani Di Franco, Fiona Apple, Sarah Mc Lachlan, ecc.);

L'avvento del digitale rimodella e ridefinisce la progettualità stessa del fare musica, come accadde con il passaggio dal 78 al 45 giri e al long playing e con la diffusione della stereofonia. Nel nuovo millenio è difficile immaginare i Pink Floyd in mono. Il digitale è il compact disc.

Il dio denaro ha inghiottito quasi tutto ciò che questi anni hanno generato. Il rock è schiacciato da gruppi di cantanti ballerini sapientemente manovrati dagli abili manager (Take That, Spice Girls e simili). Non si sa cosa oggi sia veramente rimasto del rock, date le tante contaminazioni avvenute con altri generi, per questo motivo molte persone appassionate di rock puro continuano ad ascoltare solo dischi vecchi, o album nuovi dei gruppi che resero grandi gli anni '60 e '70, senza prestare attenzione alle nuove idee in circolazione proposte da quella miriade di band preconfezionate che invadono la scena musicale oggi. Si salva il funk-rock dei Red Hot Chili Peppers e la melodia degli Oasis, esageratamente acclamati come i nuovi Beatles.

Ascoltiamo: Gangsta's Paradise, One and one, Summer is crazy, Jesus to a child, Bohemian rhapsody, Deep in you, Fastlove, Stranger in Moscow, La Terra dei cachi, California love, Make the world go round, You must love me, Lemon tree, My dimension, Whatever you want, Tranqui funky, Number one, L'ombelico del mondo, Freedom, E io penso a te.

I 10 album più venduti in Italia sono Dove c'è musica, Canzoni, Buon compleanno Elvis, Jagged little pill, Così com'è, Older, Nessun pericolo per te, Festivalbar 1996, L'imboscata, The score Fugees, Anime salve, Cremona, The ghost of Tom Joad, Mercury falling, The memory of trees, PRENDERE E LASCIARE, Greatest hits Simply Red, What's the story morning glory?, To the faithful departed, Falling into you,

Tormentone dell’estate: Canzone, di Lucio Dalla.

http://www.rimmelclub.it/storia/storia.htm

 

 

 

 

  

 

PRENDERE E LASCIARE

"Ernesto de Pascale: Come è stata l'esperienza in America? (Relativa all'albumPrendere e Lasciare (1996), registrato in America e prodotto da Corrado Rustici, n.d.r.)

Francesco De Gregori: per il lavoro, molto bene... è stata un'esperienza piacevole... fare dischi è comunque divertente, anche se non l'avessi fatto in America mi sarei divertito perchè, lo sai, è il momento in cui si mette nero su bianco tutto ciò per cui si è lavorato  magari per un anno, due anni, a livello di scrittura. Quindi è sempre un momento eccitante, stimolante, di tensione sana e positiva. In America in più c'è la novità di lavorare con musicisti diversi da quelli che ci stanno qua, e soprattutto, direi, con un produttore, in questo caso Corrado Rustici, e lavorare con i produttori per me è sempre stata un po' un'anomalia. Io mi sono sempre più o meno autoprodotto, magari cercando qualche sponda, qualche amico che mi faceva da produttore, ma insomma, il vero produttore di me stesso tutto sommato sono quasi sempre stato io, invece in questo caso c'era un vero e proprio produttore. Anche quest'esperienza è stata piacevole, nuova... mi sono divertito! poi io sono anche un innamorato dell'America da sempre, ci sono andato varie volte, tantissime volte come turista o come viaggiatore, in questo caso ci sono andato come lavoratore, come emigrante musicale e quindi è stato un modo diverso di conoscerla, di vederla un po' più in profondità, di vederla non da turista

EDP: volevo chiederti... con l'uscita di questo album si è parlato molto... l'assenza da tanti anni dalle scene discografiche, probabilmente tu hai vissuto tutto questo in maniera completamente diversa rispetto a quello che poi dopo si dice o si racconta, ma hai trovato un periodo diverso della musica italiana? trovi qualcosa di differente rispetto all'ultima volta?

FDG: mah, certo tre anni sono tanti. La musica italiana cambia, cambia la musica del mondo, cambia la musica italiana... io non sono un osservatore così attento di quello che succede intorno a me, ti dico la verità... tre anni fa non cera... che ne so?! si, Jovanotti.. Jovanotti è uno di quelli che a me piace.. piace molto.. non era forse così... come dire.. non aveva cambiato pelle in maniera così decisa come l'ha cambiata oggi rispetto al Jovanotti degli inizi. Questa è forse la prima novità che mi viene in mente. Una volta tanto ho fatto il nome di un collega, di solito non li faccio ma questa volta lo faccio volentieri, perchè Jovanotti mi piace molto. E poi, insomma.. la musica cambia.. io spero, anzi sono sicuro di far parte di questo cambiamento, di stare nell'onda di questo cambiamento

EDP: ...non ti pare che accada frequentemente che poi qualsiasi tuo gesto musicale, qualsiasi tua scrittura venga presa e, diciamo, troppo sezionata?non ti pare che ogni volta ci sia sempre questo lavoro di bisturi da parte degli altri? cioè, come ci si sente poi come autore a...

FDG: mah, io direi che ci si sente bene, perchè vuol dire comunque - questo bisturi che tu dici - vuol dire attenzione verso il tuo lavoro, e quindi questo fa piacere, è segno comunque di stima, di considerazione insomma... il peggio sarebbe invece passare inosservati, o che la gente non si accorgesse nemmeno che hai fatto un disco, o lo ascoltasse e lo recensisse in maniera superficiale, insomma, quindi... ben venga questa attenzione a volte, si, molto capillare, molto.. esagerata

EDP: ecco, si, anche sa va fuori poi da quelle che sono le reali intenzioni di chi scrive?

FDG: mah, l'attenzione va sempre bene, poi, dopo, sai, chiunque può dare interpretazioni a capocchia, no? però qualsiasi opera dell'ingegno dell'uomo, qualsiasi opera o operina d'arte è tale proprio perchè si presta ad essere interpretata diversamente a seconda della sensibilità varia di chi la gode, di chi la fruisce. Quindi anche una canzone: tu la interpreti così, quell'altro la interpreta cosà, e questo vale per qualsiasi espressione artistica

EDP: coinvolgiamo anche Ambrogio (Sparagna), che partecipa nell'album in un solo brano. Invece in concerto che cosa succede?

Ambrogio Sparagna: ..succede che suono in più occasioni, perchè, devo dire, non è che è stata voluta questa cosa, è stata anche abbastanza fortuita, o meglio, molto naturale: abbiamo provato, abbiamo visto che la cosa funzionava, la cosa ci piaceva, e quindi da uno siamo andati...

FDG: vogliamo fare brevemente la storia dall'inizio dei nostri rapporti? dunque abbiamo cominciato a suonare insieme la prima volta tipo due anni e mezzo fa, tre anni fa, per uno spettacolo fatto in radio, in Rai, dedicato al problema dell'intolleranza, e io ero stato invitato, e era stato invitato anche lui insieme ad altri artisti. Sapendo che lui ci sarebbe stato, io desideravo molto avere un contatto con lui, e allora ci siamo sentiti, l'ho chiamato e gli ho chiesto: "senti perchè non facciamo una cosa diversa da quella che la gente si aspetterebbe da me? a me non mi va di andare a cantare due canzoni di De Gregori, in questo contesto. Prendiamo due canzoni popolari relative al tema dell'immigrazione, che è un tema molto controverso". Detto fatto, abbiamo provato brevemente un pomeriggio e poi la sera siamo andati a fare questo spettacolo, che secondo me, e anche secondo Ambrogio, è venuto bene insomma. E quindi da li sono nate poi altre collaborazioni, altri contatti, e quando io ho scritto questa canzone, che poi sta nel disco, "Fine di un killer", mi sembrava normale che dovesse suonarla anche Ambrogio, perchè è molto sui temi popolari. E' una canzone che ricalca molto i moduli della canzone popolare. E infatti così è stato, lui è stato molto buono, è venuto fino a San Francisco a suonarla, ha preso l'aereo e ha fatto un'andata-ritorno di 3 giorni, cosa abbastanza faticosa, ma comunque di questo non finirò mai di ringraziarlo, e poi adesso è anche abbastanza normale che lui mi segua in tournée. Cioè, normale: sempre bontà sua.. però ci divertiamo, e il repertorio che facciamo insieme sta crescendo di sera in sera, capito? all'inizio facevamo solo un pezzo, poi abbiamo cominciato a farne 2, 3, stasera ne faremo 5, poi probabilmente ne faremo 7, 8, abbiamo un progetto di fare un vero mini-concerto insieme a Torino, al Lingotto quando ci sarà il salone del disco il 10 ottobre e divideremo proprio soltanto io e lui il palcoscenico e penso, speriamo che venga una cosa degna, ecco.

EDP: stavi aggiungendo qualche cosa? (a Ambrogio)

AS: no, dico che... la sensazione immediata è quella di trovarmi molto molto a mio agio, quindi di conseguenza tutto avviene con molta naturalezza, scioltezza e franchezza. Questa credo sia la cosa più importante, suoniamo.. io suono in questi pezzi di Francesco come se suonassi nei pezzi miei, e lui altrettanto fa...

FDG: si sembra un po' come se avessimo suonato insieme da un sacco di tempo, questa è l'impressione che viene fuori

EDP: sul tema della musica e della canzone popolare, magari vi potete incrociare, probabilmente le generazioni più giovani, i ragazzi più giovani hanno saputo in una maniera o in un'altra riscoprirla, anche se indirettamente, attraverso dei punti di partenza diversi. Ma vi pare che si stia comunque ritornando a una valutazione sana, anche a una conoscenza, rispetto a un periodo in cui probabilmente era un po' depositata a lato del percorso musicale cantautorale?

AS: senza dubbio quest'ultima parte degli anni '90 sta diventando più ricettiva per il recupero della memoria musicale tradizionale, di quella che io chiamo la "musica contadina", i canti popolari che comunemente vengono definiti. E certo però il problema del rapporto con la musica popolare, con la tradizione contadina, è un rapporto molto complesso, non è facile da risolvere. Ci vuole un'adeguata struttura dietro per poter affrontare comunque questo confronto. Intanto, il problema fondamentale bisogna conoscerlo, e le generazioni credo che lo conoscano poco questo repertorio. E poi comunque bisogna affrontarlo sempre con una certa dose di affetto nei confronti di questo materiale. Bisogna affrontarlo con l'idea che non è un materiale... non sono canzoni come le altre canzoni, pensate per esser prodotte per esempio discograficamente, pensate per essere scritte su un pentagramma, su dei canzonieri. E' materiale spesso di tradizione orale, quindi come tale è molto debole sul piano della comunicazione continuativa, secondo i parametri che sono quelli più comuni. Di conseguenza, qualsiasi lavoro che uno va a fare su questo patrimonio va organizzato con un progetto abbastanza chiaro. Francesco ha un rapporto con questo repertorio devo dire molto affettuoso, lui da sempre ha cantato e ha impiegato le formule della musica tradizionale, e devo dire che lo fa sempre, appunto come dicevo prima, con grande affetto. Perchè credo che oggi quest'esperienza, il lavoro sulla musica di tradizione orale è un elemento di grande importanza e chi lo fa deve avere sempre questa coscienza, anche perchè è una parte che esiste, che è dentro di noi, spesso sopita, è all'interno di una memoria sotterranea, no? ed è difficile poi farla emergere sempre in tutte le situazioni. Spesso ci capita, anche recentemente, di vedere questo repertorio abbastanza manipolato, piegato ad altre funzioni, ad altri interessi. Qui non si tratta di fare i puristi per forza, però comunque vanno fatti dei distingui, comunque vada chi lavora su questo materiale deve sapere di che cosa sta trattando insomma, perché mi sembra che con questa cosiddetta moda della "world music" si è anche un po' abusato di questo repertorio. Però è meglio farlo conoscere che negarlo, in sostanza. Non sono una persona che sostiene che bisogna essere puristi per forza, non è che tutto quello che succede è negativo. E' positivo ma va osservato, va confrontato, va sostenuto con una seria e attenta analisi del materiale che uno va a proporre.

EDP: Francesco, volevo tornare un attimo alle canzoni. Quando le canzoni sono terminate, depositate sui dischi, sui dischetti o sui cd o quello che è, poi appartengono realmente alla gente? l'autore che cosa sente andando avanti nel tempo? anche quando le ripropone, o si trova davanti a dire "adesso devo organizzare la scaletta di una serata, e ho alle spalle un numero alto di dischi, devo cominciare a scegliere"...

FDG: beh, l'organizzazione della scaletta è il momento in cui queste canzoni ritornano veramente ad essere vive nella mente di chi le ha scritte, perchè il disco in effetti una volta messo nei negozi, una volta licenziato diventa improvvisamente meno tuo. Intanto perchè tu l'hai dovuto ascoltare talmente tanto nelle fasi della lavorazione che quando finalmente è finito ormai lo conosci perfettamente, conosci tutti i suoi segreti, non lo riascolti più. Materialmente non ti ricapita più di rimettere il disco per ascoltarlo, no? e questo vale per tutti i dischi. Per quelli più vecchi come anche in questo caso per quest'ultimo disco. Dov'è che invece uno riascolta le canzoni che ha scritto, le riascolta, le ricanta, le rifà sue? è proprio quando decide di sceglierle tra le tante che ha scritto per metterle in quelle due ore di musica che si fanno sul palco. Qui scatta un meccanismo di scelta, a volte anche dolorosa, no? ma anche però piacevole. Intanto perchè puoi riarrangiare, puoi rivedere, magari cambiare anche un po' il testo, puoi dare una sequenza che ha un senso per te, per quello che vuoi dire. Il momento del concerto è un momento di resurrezione del repertorio

EDP: tu hai composto ultimamente anche in coppia con qualcuno?Ho letto di un pezzo sul disco di un'artista, Bracco di Graci la domanda è uno spunto poi per parlare della collaborazione, di come si può scrivere o non scrivere, collaborare o non collaborare

FDG: è casuale la condizione indispensabile è che mi piaccia il materiale sul quale devo intervenire, però sicuramente non c'è che è un momento della mia giornata in cui mi dico "adesso mi metto a fare metodicamente qualcosa per altri". Però sono un autore, quindiperchè no? l'ho fatto sempre, ho cominciato a farlo con De Andrè, e poi.. tantissimi anni fa.. l'ho fatto con Dalla, l'ho fatto con Fossati, insomma abbiamo collaborato sempre.. ho sempre collaborato con tutti. Non in maniera continuativa

EDP: senti, ti faccio un ultima domanda, questa vale per tutti e due. Domanda da radio: vi chiedo di fare una piccola scaletta, 3 canzoni. Una tua nel mezzo, una prima e una dopo.

FDG: una scaletta radiofonica?

EDP: radiofonica. Dove però nel mezzo c'è un brano tuo, e quello che c'è prima e dopo sia indicativo, cioè, crei un flusso sonoro

FDG: mah... è una domanda molto difficile, perché ... sai, io non sono un uomo di radio, cioè, non sto dalla parte tua della radio

EDP: a tuo, proprio, completo piacimento: sei in radio e ti dico metti una tua canzone, ma prima e dopo quello che ti pare

FDG: mah, guarda, io metterei una canzone di Vasco Rossi come inizio. metterei "Vita Spericolata" di Vasco Rossi, poi metterei "Generale" mia perché c'è un legame, perché io ho fatto "Vita Spericolata" in un mio disco e Vasco Rossi ha fatto "Generale" in un concerto. Poi, non saprei che fare... metterei...

EDP: anche roba che non c'entra nulla

FDGD: metterei... un pezzo di Lou Reed, che mi è sempre piaciuto tanto. Un pezzo qualsiasi di Lou Reed

EDP: sentiamo Ambrogio, sempre un pezzo suo e...

AS: beh.. metterei un pezzo che facciamo nello spettacolo: "L'abbigliamento del fuochista" certamente. Aprirei non con quello però. Aprirei con un canto popolare, proprio per rimanere nel tema. Aprirei con un canto popolare, forse uno del repertorio delle mondine anzi no: "Venezia", o "Gorizia", canti di questo genere, di grande respiro melodico. Poi, se c'è da mettere un pezzo mio, non lo so.. un pezzo del mio ultimo disco. E poi finirei col pezzo di Francesco. Tre pezzi li abbiamo fatti."

 

 

 

 

 

 

  

 

Ecco l'agnello di Dio, chi toglie i peccati del mondo.
Disse la ragazza slava
venuta allo sprofondo
Disse la ragazza africana sul Raccordo Anulare.
Ecco l'agnello di Dio
che viene a pascolare
e scende dall'automobile
per contrattare.
Ecco l'agnello di Dio, all'uscita della scuola.
Ha gli occhi come due monete, il sorriso come una tagliola.
Ti dice che cosa ti costa, ti dice che cosa ti piace.
Prima ancora della tua risposta ti da un segno di pace
e intanto due poliziotti fanno finta di vedere.
Oh, aiutami a fare come si può,
prenditi tutto quello che ho.
Insegnami le cose che ancora non so, non so
dimmi quante maschere avrai e quante maschere avrò.
Ecco l'agnello di Dio, vestito da soldato.
Con le gambe fracassate, col naso insanguinato.
Si nasconde dentro la terra, tra le mani ha la testa di un uomo.
Ecco l'agnello di Dio, venuto a chiedere perdono.
Si ferma ad annusare il vento, e nel vento sente odore di piombo.
Percosso e benedetto, ai piedi di una montagna.
Chiuso dentro una prigione, braccato per la campagna.
Nascosto dentro a un treno, legato sopra un altare.
Ecco l'agnello di Dio, che nessuno lo può salvare.
perduto nel deserto, che nessuno lo può trovare.
Ecco l'agnello di Dio, senza un posto dove stare.
Ecco l'agnello di Dio, senza un posto dove andare.
Ecco l'agnello di Dio, senza un posto dove stare.
Oh, aiutami a stare dove si può
e prenditi tutto quello che ho.
Insegnami le cose che ancora non so, non so
E dimmi quante maschere avrai,
regalami i trucchi che fai.
Insegnami ad andare dovunque sarai, sarò.
E dimmi quante maschere avrò,
se mi riconoscerai. Dovunque sarò, sarai

 

 

 

_______________________________________________  

David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica, tastiere e programmazione)

 

 

 

ll videoclip "L'agnello di Dio" di Francesco De Gregori è stato girato in buona parte sul fiume Tagliamento, a Braulins, in provincia di Udine, nei pressi dell'omonimo ponte, celebrato anche dalla famosa canzone popolare "Sul puint di Braulins".

https://www.youtube.com/watch?v=As1f6zzcMLQ

 

 

 

 

 

A ricomporre la frattura è stato l'incontro di lunedì (21.10.96) tra il cardinale E. Tonini e FDG al Roxybar. Alla fine di un lungo faccia a faccia il cardinale e il cantautore si sono abbracciati, tra l'altro dopo che Tonini aveva esclamato:  "Posso ringraziare Dio di aver fatto uno come te". Lo storico faccia a faccia è servito per toccare alcuni argomenti "scottanti" di cui si discute in questi giorni. Ad esempio "Può un ateo usare il nome di Dio, senza passare per blasfemo?" ha chiesto DG a Tonini, mentre il cardinale tentava di spiegare al antautore che "la voce poetica" e "le mani che scrivono canzoni" sono un autentico dono. Un punto di vista non compreso da chi "Non ha fede", ha osservato DG. E mentre Red e DG lo incalzavano Tonini ha specificato "Posso ringraziare Dio di aver fatto uno come te" frase alla quale ha fatto seguito l'abbraccio. L'Osservatore Romano alcuni giorni fa aveva criticato l'utilizzazione che alcuni autori (Venditti De Andrè e altri) fanno di Dio nei loro testi pur essendo dichiaratamente atei. Lo stesso Dg aveva attirato su di sè qualche critica per "Agnello di Dio". "A fine trasmissione hanno chiacchierato a lungo racconta" R. Ronnie. Non è quindi molto difficile intuire il punto d'incontro tra Tonini e DG : "Ognuno è alla ricerca del perchè della vita. ognuno cerca di capire, chi nella fede chi no, ma tutti cercano un confronto. (PACE FATTA TRA CHIESA E CANTAUTORI – 23.10.96)

  

 

 

 

Non fu il coltello che tagliò, non fu la Luna,
che tramontò, non fu la stella che schiarì la notte.
La notte che arrivò e che s'illuminò.
E non fu lei che disse "No" e non fu lui che disse
E non fu lei che disse "No", e non fu lui che disse "No".
Non fu la nuvola che passò, non fu la nuvola,
che si fermò e congelò il vapore dell'estate,
e le parole liberate, senza fretta.
E non fu lei che disse "Aspetta" e non fu lui che disse.
E non fu lei che disse "Aspetta" e non fu lui che disse "Aspetta".
Che passi il segno della piena, su questo cuore e su questa schiena.
E si addormentino gli amanti all'ombra del vulcano.
Possa bruciare sempre la tua mano, nella mia mano,
e consumarsi il mio destino, col tuo destino.
E questa pioggia ritorni vino e questa cenere diventi vino.
Non fu il coltello che tagliò, non fu la Luna,
che si inabissò, non fu la stella che sparì, non fu la notte,
quando si squagliò e non fu l'aurora.
E non fu lei che disse "Ancora" e non fu lui che disse.
E non fu lei che disse "Ancora" e non fu lui che disse.
E non fu lei che disse "Ancora" e non fu lui che disse "Ora".
Che passi il segno della piena, su questo cuore e su questa schiena.
E si addormentino gli amanti all'ombra del vulcano.
Possa bruciare sempre la tua mano, nella mia mano,
e consumarsi il mio destino, col tuo destino.
E questa pioggia ritorni vino e questa cenere diventi vino.

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David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica, tastiere e programmazione)

Bruce Kaphan (chitarra dobro)

Francesco De Gregori (chitarra acustica)

 

Un ricordo delle gite scolastiche che si facevano alle medie. I ragazzi in visita a Pompei vanno a cercare gli elementi più conturbanti, come il calco dei due innamorati colti dall'eruzione del Vesuvio durante un amplesso.

 

 

  Lo spunto è questo calco, ma non ne ho voluto fare una canzone archeologica e il brano prende tutta un'altra direzione.

 

 

  

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 


Lo vedi tu com'è, bisogna fare e disfare.
Continuamente e malamente e con amore, battere e levare.
Stasera guardo questa strada e non lo so dove mi tocca andare.
Lo vedi, siamo come cani senza collare.
Lo vedi tu com'è, è prendere e lasciare.
Inutilmente e crudelmente e per amore, battere e levare.
Ma non lo vedi come passa il tempo? Come ci fa cambiare?
E noi che siamo come cani, senza padroni.
So che tu lo sai, perfettamente, come ti devi comportare.
Abbiamo avuto tempo sufficiente per imparare.
E poi lo sai che non vuol dire niente, dimenticare.
E tu lo sai che io lo so, e quello che non so lo so cantare.
Lo vedi tu com'è, come si deve fare.
Precisamente e solamente, Battere e levare.
Vedo cadere questa stella e non so più cosa desiderare.
Lo vedi siamo come cani di fronte al mare

 

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David Sancious (tastiere)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (tamburello)

Francesco De Gregori (chitarra acustica)

 

 

 

E' la vita stessa, più che un termine musicale. Anche il respiro è un battere e levare. Anche la creazione artistica. Si prende e si lascia. Questo è l'uomo e il suo destino.

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

  

 

Avevano parlato a lungo, di passione e spiritualità.
E avevano toccato il fondo, della loro provvisorietà.
Lei disse "Sta arrivando il giorno,
chiudi la finestra, o il mattino ci scoprirà"
E lui sentì crollare il mondo,
sentì che il tempo gli remava contro.
Schiacciò la testa sul cuscino,
per non sentire il rumore di fondo della città.
Una tempesta d'estate lascia sabbia e calore.
E pezzi di conversazione nell'aria,
e ancora, voglia d'amore.
Lei chiese la parola d'ordine,
il codice d'ingresso al suo dolore.
Lui disse "Non adesso, ne abbiamo già discusso troppo spesso.
Aiutami piuttosto a far presto,
il mio volo, lo sai, partirà, fra poco più di due ore."
Sentì suonare il telefono, nella stanza gelata.
E si svegliò di colpo e capì,
di averla solo sognata.
Si domandò con chi fosse e pensò,
"E' acqua passata"
E smise di cercare risposte, sentì che arrivava la tosse,
si alzò per aprire le imposte,
ma fuori la notte sembrava, appena iniziata.
Due buoni compagni di viaggio,
non dovrebbero lasciarsi mai.
Potranno scegliere imbarchi diversi,
saranno sempre due marinai.
Lei disse misteriosamente
"Sarà sempre tardi per me, quando ritornerai"
E lui buttò un soldino nel mare,
lei lo guardò galleggiare.
Si dissero "ciao" per le scale,
e la luce dell'alba da fuori sembrò evaporare.

 

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David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica), tastiere e programmazione

Francesco De Gregori (chitarra acustica)

 

 

 

da TV Sorrisi e Canzoni 1996 - di Gherardo Gentili

 

"Mi guardavano con molta curiosità. La figura del cantautore così poco americana e così tanto europea li conquistava. Si facevano tradurre i testi delle canzoni, volevano capire". Francesco si riferisce ai musicisti con i quali ha registrato l'album "Prendere e Lasciare".

Se i testi dell'album hanno incuriosito i musicisti americani, figurati i nostri lettori. Non occorre tradurli, ma interpretarli.

Ok. Da dove vuoi iniziare

Seguo l'ordine delle canzoni che tu non stabilisci mai a caso. "Compagni di viaggio" sembra un invito rivolto agli ascoltatori. In realtà ha come protagonisti un uomo e una donna degni di un film di Antonioni.

Se intendi che la canzone ha un ritmo cinematografico mi sta bene. Ma Antonioni è più cerebrale e i miei personaggi non ragionano troppo. Vivono, parlano di "passione e spiritualità", scoprendo quanto sia provvisorio il loro rapporto e provvisoria la vita stessa. Due buoni compagni di viaggio non avrebbero mai dovuto lasciarsi.

Perché hai tirato in ballo la prima declinazione latina in "Rosa rosae"? Un ricordo ginnasiale?

Il titolo dell'album doveva essere questo. Ma risultava quasi minaccioso, per le reminiscenza scolastiche. E ho preferito "Prendere e Lasciare" più dentro al cuore del disco. Le rose sono rimaste in copertina. La rosa è un simbolo. Significa la passione, la tenerezza. Non c'è molto da spiegare. E' come un cristallo di neve che si posa sulla mano e subito si scioglie. E la passione, come la rosa della declinazione latina, è singolare, plurale, dativo, genitivo, accusativo, vocativo. Si adegua a ogni variante.

A chi dedichi "Tutti hanno un cuore"?

Ai vagabondi di ogni età, a quelli che appartengono alle cosiddette "sacche di disagio". E in particolare ai giovanissimi che, come dico nel testo "hanno la musica nella testa ma non gliene frega niente delle parole". Credono di essere cinici, ma sono soltanto dei perdenti.

"Un guanto" uno dei brani più difficili, va spiegato...

L'ispirazione mi è venuta da una serie di incisioni del pittore tedesco Max Klinger. Un guanto perduto su una pista di pattinaggio si trasforma in un simbolo della femminilità e si moltiplica all'infinito finchè finisce su un tavolo accanto a una statuetta di Cupido.

Qual é stato lo spunto di "Jazz"? Sembra dedicata a Paolo Conte...

Effettivamente anche lui a scritto una canzone intitolata "Sotto le stelle del Jazz". Il mio l'ho dedicato a tutti i musicisti che fanno del jazz un miraggio. Per loro il jazz è danza tribale, erotismo, improvvisazione, libertà assoluta.

"L'agnello di Dio" è l'uomo nel bene e nel male?

Proprio così. E' una delle canzoni più chiare e comprensibili dell'album. E anche se è scritta da un non credente, è piena di fede.

Chi parla in prima persona in "Stelutis Alpinis"? Un partigiano caduto in un'azione di guerra o una vittima della montagna?

No, il brano originale di Zardini è precedente alla seconda guerra mondiale. Forse è un soldato caduto nella guerra del '15/'18. Mi è piaciuto perché è un canto alpino senza essere corale e per il senso di mistero che lo pervade.

Qual è stato lo spunto per "Baci da Pompei"?

Un ricordo delle gite scolastiche che si facevano alle medie. I ragazzi in visita a Pompei vanno a cercare gli elementi più conturbanti, come il calco dei due innamorati colti dall'eruzione del Vesuvio durante un amplesso. Lo spunto è questo calco, ma non ne ho voluto fare una canzone archeologica e il brano prende tutta un'altra direzione.

"Prendi questa mano zingara" cita la vecchia canzone con la quale Iva Zanicchi e Bobby Solo vinsero a Sanremo nel 1969. Perché?

E' il ricordo affettuoso di quei lontani festival. Tra l'altro i due versi iniziali erano bellissimi. Io poi l'ho trasformata rendendola più scura e inquietante.

Anche in "Fine di un Killer" si intravede un mondo di vagabondi e barboni. Si riallaccia a "Tutti hanno un cuore"?

Più che altro si tratta di un piccolo manovale del crimine. Anche musicalmente è diversa. E nella su agonia dentro al fosso, il giovane sbandato trasfigura le cose.

Concludi con "Battere e levare". Si tratta di una professione di fede artistica e morale?

E' la vita stessa, più che un termine musicale. Anche il respiro è un battere e levare. Anche la creazione artistica. Si prende e si lascia. Questo è l'uomo e il suo destino.

Torniamo all'America, dove questo album tecnicamente è nato. Come hai trovato l'ambiente musicale californiano?

Pochi fronzoli e tante concretezza. Una grande facilità di rapporti, molta semplicità, capacità di concentrazione e anche voglia di divertirsi. A Berkeley, dove era lo studio, abitavamo tutti allo stesso albergo. Abbiamo trascorso tante sere insieme, parlando di tutto. Vero è che la musica fa parte della cultura americana molto più che da noi. E' per così dire..."in the air", nell'aria. I giovani imparano quasi tutti a suonare uno strumento, come succedeva nelle famiglie borghesi in Italia all'inizio del secolo. Solo che là è un fenomeno generale.

Ti sei concesso anche un po' di vacanza? 

In due mesi di permanenza mi sono scarrozzato in macchina, lungo la mitica Statale n.1 quella di tanti libri e tanti film.

  

 

 

 

 

 

 


Ci vediamo domattina giù nel fosso, giù nel fosso.
Ci vediamo domattina giù nel fosso, giù nel fosso.
Nelle vene avrò una pista di vino rosso, di vino rosso.
Nelle vene avrò un ruscello di vino rosso.
Per vederci un po' più meglio in fondo al fosso, in fondo al fosso.
Ci saranno Camomilla e Rosmarino in fondo al fosso,
e Cicuta e Biancospino ed un fringuello e un pettirosso.
A guardare il mio destino malandrino in fondo al fosso.
Sette denti d'assassino e qualche osso,
da lasciare dove stanno, stanno bene in fondo al fosso.
Ci vediamo domattina sotto al ponte, sotto al ponte.
Quando il fiume ha cancellato tutte quante le mie impronte.
Sulla testa avrò un cappello di tre punte, di tre punte.
Sulla testa avrò un cappello di tre punte,
ed un occhio luminoso proprio al centro della fronte.
Amore riconoscimi dal fondo della via,
amore mio perdonami se me ne vado via.
Amore mio salutami dal fondo della via,
amore mio riguardami da questa brutta compagnia.
Quando il fuoco avrà squagliato, avrà squagliato le mie scarpe,
e la pioggia avrà lavato, avrà lavato le mie colpe.
Non potrà più mozzicarmi né la cagna né la volpe,
non potrà più farmi male né la vita né la morte.
Né la morte col sorriso, né la vita colla falce.
Né la morte col sorriso, né la vita colla falce.
Amore riconoscimi dal fondo della via,
amore mio perdonami che me ne vado via.
Amore mio salutami dal fondo della via,
amore mio riguardati da questa brutta compagnia.
Amore riconoscimi dal fondo della via,
amore mio perdonami dal fondo della via.
Amore mio salutami dal fondo della via,
amore mio perdonami per questa brutta compagnia.

David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica, tastiere e programmazione)

Ambrogio Sparagna (organetto)

Francesco De Gregori (chitarra acustica, banjo)

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Qualcuno avrebbe voluto occuparsi di Jazz,
qualcuno l'avrebbe saputo perfino suonare quel Jazz,
certamente non proprio benissimo,
ma quel tanto che basta e che fa.
Che si dica "Ha vissuto la vita sotto i colpi del jazz".
Che si dica "Quell'uomo ha vissuto sotto i colpi del jazz".
Qualcuno avrebbe dovuto tuffarsi nel jazz.
Lontano dagli occhi del mondo, volendo in un'altra città.
Altri portici ed altri portoni
dove anche il buio è diverso da qua
e perfino l'amore è più bello a livello di jazz
e la pioggia è più tiepida sotto l'ombrello del jazz.
Fa' che duri il tempo, fa' che giri lento, fa' che scorra il pianto
fa' che mi conosca e che mi riconosca quando mi vedrà.
Cantando con gli occhi come solo lei sa,
cantando e ballando al ritmo del jazz.
Qualcuno avrebbe potuto sfumare nel jazz.
Qualcuno l'avrebbe saputo perfino imparare quel jazz.
Decifrare la nota incredibile di ogni singola tonalità,
e buttarsi la vita alle spalle a tempo di jazz
e buttarsi in un giro di valzer a tempo di jazz.
Fa' che duri il tempo, fa' che giri lento, fa' che asciughi il pianto,
fa' che mi conosca e che mi riconosca quando mi vedrà.
cantando con gli occhi come solo lei sa,
cantando e ballando al ritmo del jazz.

 

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David Sancious (tastiere, sax solo)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica)

 

 

 

Albanese: Come caratterizzerebbe gli ultimi dischi di De Gregori, quelli degli anni Novanta: Canzoni d'amore e Prendere e lasciare? Lo Cascio: Lui ha dei suoi filoni che continuano, degli stili che continuano ad andare avanti, delle evocazioni che comunque continuano ad esserci. Quella bellissima... Per esempio, Compagni di viaggio è un atmosfera assolutamente alla Dylan. E' una canzone proprio dylaniana al massimo. Però è bellissima. E' una delle più belle, secondo me. Poi ci sono delle cose completemente nuove, come Il guanto. Quindi, continua ad inventare cose nuove e continua a consolidare quelle vecchie. E' un processo che ci dà da pensare. Comunque, devo dire che questo è un periodo più bello. E' un po' meno schiacciato dalle cose come erano per esempio in alcuni dischi precedenti. Ci sono stati dei momenti più pesanti. Lui ha fatto dei dischi molto più pesanti, anche se sempre importanti e belli. Però sono stati dei periodi più cupi. Adesso, invece, comincia ad essere di nuovo lirico, e quindi, va bene cosi. E' anche un po' segno perché siccome poi comunque l'abbiamo visto precorre sempre le cose. Quindi questo può essere un buon segno. (NICHOLAS ALBANESE INTERVISTA GIORGIO LO CASCIO – 1998)

 

 

  

 


Prendi questa mano, zingara
dimmi pure che futuro avrò.
Ora che il vento porta in giro le foglie
e la pioggia fa fumare i falò.
E c'è uno che dice "Guarda!",
uno che dice "Dove?", Uno che dice "Chissà".
E c'è acqua che è ferma, acqua che si muove,
acqua che se ne va.
Prendi questa mano, zingara,
leggile fin che vuoi,
leggila fino all'ultimo
leggila come puoi.
Prendi questa mano, zingara,
dimmi ancora quanta vita ci va.
Di quanti anni sarà fatto il tempo
e il tempo cosa sembrerà.
Saranno macchine o fili d'erba?
Saranno numeri da ricordare,
saranno barche da ridipingere,
saranno alberi da piantare.
Prendi questa mano, zingara
raccontami il buoi com'è,
la notte è lunga da attraversare,
fammi spazio vicino a te.
I tuoi occhi risplendono nel buio,
la tua bocca e le tue dita ,parlano.
Il tuo anello rovesciato, si illumina.
Alla luce dell'insegna dell'albergo di fronte
i tuoi denti e la tua schiena brillano,
mentre i tuoi sensi scintillano,
nell'oscurità.
Prendi questa mano, zingara,
fammi posto vicino a te.
La notte è lunga da attraversare
fammi posto vicino a te.
I tuoi occhi sorridono nell'ombra,
le tue carte si aprono,
le nostre mani si mischiano.
E il presente e l'infinito, nel buio si confondono,
mentre i tuoi sensi rispondono,
nell'immensità.

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David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica, tastiere e programmazione)

Francesco De Gregori (chitarra acustica)

 

 

 

 

E se dietro al sequestro del brano di De Gregori si nascondessero motivazioni poco artistiche?

Roma, 9.1.1997 - Come forse saprete, il Tribunale di Roma ha dato ragione agli autori dei brano "Zingara", che vinse nel '69 il Festival di Sanremo (la interpretavano lva Zanicchi e Bobby Solo), che avevano citato in giudizio Francesco De Gregori per avere utilizzato senza permesso alcuni versi dello storico brano nella sua canzone "Prendi questa mano zingara" inserita nell'ultimo album "Prendere e lasciare".

Subito certi "soloni" dei giornalismo hanno titoloato a caratteri cubitali che il nuovo album di De Gregori "è stato sequestrato". A parte il fatto che il disco non è stato (almeno per ora sequestrato), temiano che dietro alla vicenda - per cui sono stati tirati in ballo i diritti dell'arte e persino dell'espressione - si nascondano motivazioni molto meno nobili o drammatiche. La prima, l'ha formulata anche il TG5 delle 20 di oggi. E cioè che Gianni Morandi (indicato dal giornalista dei Tg5 come il vero autore di "Zingara", "all'epoca non la firmò perché non era iscritto alla SIAE") si sia vendicato dello scherzo tiratogli qualche anno fa da De Gregori. Il quale aveva chiesto e ottenuto di bloccare un disco di Morandi solo perché conteneva una versione della sua "Buonanotte Fiorellino" che non gli piaceva.

La seconda: gli autori dei pezzo hano citato in giudizio De Gregori perché, dopo averglielo promesso, si è dimenticato di citare nel suo disco i crediti del brano ispiratore. La terza: che la minaccia dei sequestro del disco di De Gregori serva soprattutto a fargli vendere qualche copia in più, dopo che da settimane è praticamente fermo.

Insomma, ce n'è abbastanza per far cadere le braccia (e forse anche qualcosa d'altro) a chiunque. Tranne che ai "soloni".

 

E' vietato citare volutamente una canzone in un'altra canzone. E così Francesco De Gregori viene costretto da una sentenza del Tribunale di Roma a "tagliare" dall'ultimo cd Prendere e lasciare la canzone Zingara che nell'incipit cita la famosa canzone che, con la voce di Iva Zanicchi, vinse il Festival di Sanremo del '69. Ricordate? "Prendi questa mano, zingara, dimmi che destino avrò" ... Al cantautore romano è vietato anche cantare in pubblico il brano. Una sentenza singolare, presa dal giudice dopo il ricorso presentato dagli autori del pezzo, Riccardi, Albertelli e Del Turco, e dall'editrice Bmg, infastiditi dal fatto che non sia stato chiesto il permesso di fare quell'innocente citazione. "Sono allibito", dice De Gregori. "La musica, al pari di altre forme d'arte, è un continuo gioco di citazioni e recuperi. Sarebbe come se la Campbell's avesse impedito a Andy Warhol di riprodurre la famosa lattina della minestra nelle sue celebri e straordinarie opere". Il cantautore insieme con la Sony ha annunciato che ricorrerà in appello. In attesa, niente Zingara nei concerti e soprattutto il brano dovrà essere eliminato dai cd messi in conunercio. Iva Zanicchi solidarizza con De Gregori: "A me sembrava una cosa carina, ero contenta di sapere che il poeta De Gregori avesse preso spunto da una canzone popolare come zingara". (DE GREGORI, NIENTE "ZINGARA" DI D. PERUGIM)

 

 

 

  

 

 

 

 

Rosa che rosa non sei,
rosa che spine non hai.
Rosa che spine non temi,
che piangi e che tremi,
che vivi e che sai.
Rosa che non mi appartieni,
che sfiori e che vieni,
che vieni e che vai.
Rosa che rose non vuoi,
rosa che sonno non hai.
Rosa di tutta la notte,
che tutta la notte,
non basterà mai.
Rosa che non mi convieni,
che prendi e che tieni,
che prendi e che dai.
Rosa che dormi al mattino,
e venirti vicino non oso.
Rosa che insegni il cammino
alla sposa e allo sposo.
...rosa d'amore padrona,
punisci e perdona,
non chiuderti mai.
Rosa d'amore signora,
digiuna e divora
non perdermi mai.

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David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica, tastiere e programmazione)

 

  

(Zardini-De Gregori - Prendere e lasciare)  

 

  

Se un mattino tu verrai, 

fino in cime alle montagne.
Troverai una stella alpina, 

che è fiorita sul mio sangue.
Per segnarla c'è una croce,
che l'ha messa non lo so.
Ma è lassù che dormo in pace
e per sempre dormirò.
Ma è lassù che dormo in pace
e per sempre, dormirò.
Tu raccogli quella stella,
che sa tutto del tuo amore.
Sarai l'unica a vederla,
e a nasconderla sul cuore.
Quando a sera sarai sola,
non piangere perché.
Nel ricordo vedrai ancora,
tu e la stella insieme a me
tu e la stella insieme a me.

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Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica, tastiere e programmazione)

Bruce Kaphan (pedal steel guitar)

 

 

 

 

Ho sbagliato alcuni dischi". Tipo. "Prendere E Lasciare, prodotto da Corrado Rustici, è venuto proprio male. Ho sbagliato a dargli carta bianca. Anche Scacchi E Tarocchi, prodotto da Ivano Fossati. Gli avevo detto: "Fammi un suono povero, scarno, essenziale, che suoni male, che faccia venir voglia alla gente, quando lo ascolta, di alzare il volume". Ha seguito le istruzioni alla lettera". Come ti vedi, oggi? "Come il cantante di una band e non più solo un cantautore". Come vorresti che le gente ti vedesse? "Non come un portavoce. Non come una guida. Führer significa guida. Non scherziamo. Vorrei che la gente mi riconoscesse non tanto di aver scritto qualche bella canzone, ma di aver viaggiato sempre con rigore, anche a costo di essere scomodo. Con rigore. E dalla stessa parte". Sempre e per sempre. "Mi ritroverai".

 

 

  

 

 

 

Un guanto precipitò, da una mano desiderata.
A toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele, lo seguì con lo sguardo,
a stava quasi per raggiungerlo, ma già troppo in ritardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano, e tutta la compagnia,
e chissà se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano, e restava la compagnia,
e il guanto e la sua padrona, scivolavano via,
e il guanto e la sua signora, pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori, si struggeva l'amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d'erba, non era estate né primavera,
e non sembrava nemmeno autunno, però l'inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca, con un mezzo marinaio,
vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare,
era il guanto che rischiava di annegare,
era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conchiglie, un omaggio di fiori,
per il guanto restituito alla banalità dei cuori.
A una spiaggia senza sabbia a una passione intravista,
a una gabbia senza chiave ad una vita senza vista.
A una gabbia senza chiave ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose, rifluivano sul bagnasciuga,
e chissà se si può capire,
che milioni di rose non profumano mica,
se non sono i tuoi fiori a fiorire,
se i tuoi occhi non mi fanno più dormire.
Era la notte di quel brutto giorno, i guanti erano sconfinati.
Come l'incubo di un assassino, o i desideri dei condannati.
Dietro al Guanto Maggiore, la Luna era crescente
e piccoli guanti risalivano la corrente
e piccoli guanti risalivano la corrente.
fino al Capo dei Sogni e alla Riva del Letto,
dell'innocente che dormiva, un mostro sconosciuto
osservava non osservato,
sopra a un tavolo il guanto incriminato,
sopra al tavolo un guanto immacolato.
Ed il guanto fu rapito in una notte d'inchiostro,
da quel mistero chiamato amore,
da quell'amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani, si protesero a trattenerlo,
il guanto era già nascosto, dove nessuno può più vederlo.
Il guanto era già lontano, quanto può più saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì di festa,
e le onde di tutti i mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma,
il guanto era volato, più alto della Luna,
il guanto sera volato più leggero di una piuma.
Oltre il luogo e l'azione e il tempo consentito
e l'amore e le sue pene.
il guanto si era già posato in quel quadro infinito
dove Psiche e Cupido governano insieme,
dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

L'ispirazione mi è venuta da una serie di incisioni del pittore tedesco Max Klinger. Un guanto perduto su una pista di pattinaggio si trasforma in un simbolo della femminilità e si moltiplica all'infinito finchè finisce su un tavolo accanto a una statuetta di Cupido.

 

 

 

 

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David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica, tastiere e programmazione)

Bruce Kaphan (pedal steel guitar)

Francesco De Gregori (chitarra acustica)

 

 

 

 


Vivono di vera luce come stelle,
come angeli in preghiera.
Sono le giovani sentinelle,
di questa lunga sera.
Hanno lo sguardo feroce ed innocente,
l'aria dura dei criminali.
Vivono in questo estremo Occidente, sogni marginali.
Oppure chiusi dentro un'automobile,
fanno buchi nella notte.
Fino a vederla passare e scoppiare,
nelle braccia rotte.
Alcuni hanno una musica nella testa,
ma non gli piacciono le parole.
Tutta la vita una musica in testa, in cerca d'autore.
E tutti hanno, tutti hanno,
tutti hanno un cuore...
Il coprifuoco comincia ogni giorno più presto,
e le misure sono eccezionali.
Riconosciamo gli amici in un verbale d'arresto,
o dalle impronte digitali.
Ma non lo scrivono nei libri di testo,
e non lo mettono sui giornali.
Questo presente ogni giorno lo stesso,
queste notizie tutte uguali.
E poi li vedi, prima ancora dell'alba,
gente che viene da fuori.
Scavano tra la terra e i rifiuti, per chissà quali tesori.
Nella spazzatura del mondo,
uomini senza nome,
cercano un pezzo di specchio da vendere,
o un riflesso del sole.
E tutti hanno.....tutti hanno....
Tutti hanno un cuore.


 

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David Sancious (tastiere)

Steve Smith (batteria)

Benny Rietvel (basso)

Corrado Rustici (chitarra elettrica,

 tastiere e programmazione)

 

 

 

 

 

 

 

Ai vagabondi di ogni età, a quelli che appartengono alle cosiddette "sacche di disagio". E in particolare ai giovanissimi che, come dico nel testo "hanno la musica nella testa ma non gliene frega niente delle parole". Credono di essere cinici, ma sono soltanto dei perdenti.

 

 

LA VIA DEI ROMEI 

 

Cari amici, Scrivo stavolta un’ opinione musicale, la prima credo e parlando di un cd molto particolare e di musica molto particolare,  quella definita popolare (un po’ come il “Fischio del vapore” di De Gregori- Marini, che guarda caso c’entrano anche in questo cd). Si tratta di un’ opera popolare scritta da Ambrogio Sparagna, grande fisarmonicista e suonatore di antichi strumenti, ma di un’ opera di quelle che nel medioevo si portavano nelle piazze e radunavano la gente ad ascoltarla come una storia in musica con il cantastorie ( a parole, quello in musica, i suonatori, e il coro ) Nasce così “ La via dei Romei” una storia raccontata in musica in cui l’ illustre cantanstorie cantante è proprio Francesco de Gregori, tutta la musica è di Ambrogio Sparagna e il coro è il coro di Lucia Marini ( vi è poi anche una cantastorie femminile di cui non ricordo il nome , con una voce staordinariamente simile a Milva). Questa è la storia di Procopio e Crispino che canta De Gregori “Povere e senza mestiere, e non sanno conoscere il grano,ma di notte hanno la forza di colpire i viandanti in cammino.Ma l’ agguato dei rischi presenta, ogni fruscio ti mette paura, tanate mazzate sferrate alla cieca han colpito ogni volta Procopio” due poveracci che non sono neanche in grado di fare i ruba galline , fin quando uno non viene a sapere che esiste una città tutta d’oro dove pelli e ferrame son scambia te con oro e gioelli e “chi ricco non è di certo lo diventa li” Così rubano un carro e lo caricano di pelli e ferrame e partono alla ricerca di Romea, la città, ma incappano in una apparizione di una mistica figura lucente di donna chiamata Chiarastella ( tipo una fata) che a tutti coloro che voglion cambiare il destino indica la via ma che non porta a città d’ oro. Loro ignorano il consiglio e proseguono alla ricera della citttà d’oro dove diventi ricco ma questa non è altro che una trappola, una città di dannati dal male che la circonda , che Procopio salvato dagli starnuti vede come in realtà ma Crispino no e si perde tra la follla, Procopio scappa, ma poi tornerà assalito dai rimorsi a salvare l’ amico e questa volta seguiranno finalmente Chiarastella che li condurrà sulla “Via dei Romei” dove potranno far fortuna lavorando e costruendosi dà sé la propria ricchezza, a piccoli passi……. La storia non è altro che una fiaba, ma ma la musica che la accompangna è indescrivibile perché rende lieti e partecipi, e si passano circa 70 min senza che uno possa accorgene . Io mi sono ritrovato spesso a a canticchiarne il motivetto o a riascoltarla appena posso ed è sicuramente uno dei cd che mi poteri su un’ isola deserta. Consigliato da un amico che ha avuto la fortuna di vedere una delle pochissime rappresentazioni dal vivo ed amante molto più di me della canzone popolare, me l’ ha suggerita anche come “terapia” contro la tristezza ed il cattivo umore e con me funziona. Donato da me alla mia psicologa è stato così apprezzato da dire che lo userà nelle sue sedute dei gurppi di musicoterapia. Il cd è edito dall’ Unità e BGM ma è difficile trovarlo ( spero nella Fiera del libro in cui l’ Unità ha uno stand per potemelo comperare originale ) ma se vi capitasse non lasciatevelo sfuggire conoscerete un certo tipo di musica, diversa certo ma che credo faccia un po’ pare del nostro dna e vivrete ascoltandolo una bella esperienza, conoscerete un De Gregori quasi segreto e un grande compositore e musicista Ambrogio Sparagna. Almeno così è stato per me. Un saluto Andrea

 

 

1996 16 SET- Montichiari 18 SET - Treviso 20 SET - Milano 21 SET - Torino 23 SET Firenze 24 SET - Modena 26 SET Sassari 27 SET Cagliari 28 SET - Nuoro 30 SET Roma 01 OTT- Bari 02 OTT - Bari 03 OTT- Napoli 14 NOV - Varese 15 NOV - Legnano 16 NOV - Cremona 17 NOV - La Spezia 18 NOV - Piacenza, 20 NOV - Arezzo 21 NOV - Bolzano 22 NOV - Chiasso 25 NOV - Palermo 26 NOV - Palermo 27 NOV - Catania 28 NOV - Catania 29 NOV - Siracusa 30 NOV Cosenza 3 DIC - Napoli 5 DIC - Chieti 6 DIC - Salerno 7 DIC - Perugia 9 DIC - Verona 10 DIC - Parma 11 DIC - Como 12 DIC - Rimini 13 DIC - Ancona 14 DIC - Bari 18 DIC - Treviglio 20 DIC - Roma 21 DIC - Roma