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CD2 |

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Fiorella Mannoia VOCE |
Pino Daniele VOCE, CHITARRA |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
Ron VOCE; CHITARRA |
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Alessandro Arianti POLYMMOG, MINIMOOG, MELLOTRON |
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Alessandro Svampa BATTERIA
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Marco Rosini MANDOLINO |
Lucio Bardi CHITARRA |
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Guido Guglielminetti BASSO |
Paolo Giovenchi CHITARRE |
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Un disco per dimostrare che ''quando si ha coraggio di mettersi insieme si possono fare cose entusiasmanti. Anche senza bisogno di andare in televisione''. Pino Daniele presenta cosi' 'Live', il cd dal vivo che esce domani nei negozi, risultato della trionfale tournee tenuta la scorsa estate assieme a Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron. ''All'inizio del tour -confessa Daniele che produce il cd- non volevamo fare un cd, avevamo solo voglia di andare in giro a cantare insieme. Poi dopo una ventina di date e tanto entusiasmo del pubblico ci e' sembrato un peccato lasciare che questa esperienza finisse cosi', senza neanche una testimonianza. ESCE IL DISCO CON DE GREGORI, MANNOIA, DANIELE E RON - ROMA, 22 NOV. 2002 - (ADNKRONOS)
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I quattro moschettieri della canzone (Verona – settembre 2002) L’acqua incessante non annulla del tutto l’appuntamento di ieri sera in Arena: la musica si avvia ma alle 22.45 il programma deve interrompersi fra la delusione del pubblico La pioggia dimezza il concerto. Pino Daniele re della serata, Mannoia la regina Pioggia o no, l’effetto è immediato. L’idea
originaria di Pino Daniele si visualizza subito, appena inizia il
concerto, tra le maglie In buona parte, però, l’attesa rimane delusa, ma solo per colpa della pioggia. Il palco, incredibilmente, non è coperto; in qualche modo si cerca di riparare gli strumenti ma non le teste (e le voci) degli artisti, e i quattro moschettieri resistono per un bel pezzo benché l’acqua non molli un minuto. Alle 22.30 la situazione precipita (è proprio il caso di dirlo), ed è il momento clou della scaletta: prima con la Mannoia e poi con Daniele, De Gregori doveva totalizzare un’infilata magica di quattro pezzi da novanta, ovvero La storia, Il cielo d’Irlanda, Napule è e Generale. Sopravvivono solo la prima e la terza, si saltano a piè pari gli interi interventi riservati a Ron e a De Gregori, si passa direttamente al gran finale a quattro, acustico come l’inizio. Ma non c’è nessun gran finale: gli strumenti saltano, la deconcentrazione è totale, i quattro imbastiscono in qualche modo Il tempo non torna più e Je so’ pazzo , e alle 22.45 mollano l’osso. Il pubblico, soprattutto quello di De Gregori, resta deluso, prende atto, qualcuno grida "buffoni", ma i quattro protagonisti non lo meritano. E almeno i due artisti che la pioggia ha privilegiato perché collocati nella prima parte, Pino Daniele e Fiorella Mannoia, hanno dato il meglio di sé. L’idea di questa tournée, si diceva, è stata di
Pino Daniele: perché non riunire insieme alcuni campioni della canzone
d’autore per un unico evento che li vedesse collaborare tra loro,
entrare ciascuno nel gioco nell’altro? In Brasile questa è ordinaria
amministrazione, e i cantautori brasiliani sono tra i più grandi del
mondo. Bella idea, dunque, anche se a volte qualcosa ci è sembrata un
po’ forzata, e certi agganci reciproci un po’ appiccicati. Tutto
sommato, è la personalità rotonda di ciascuno che alla fine emerge, che
si afferma e si deposita. E poiché le personalità sono Ma se un re della serata c’è stato, sarà anche merito della pioggia che gli ha lasciato più spazio, comunque questi certamente è Pino Daniele. Daniele comunica con le parole ma anche con lo stesso suono che il suo canto produce: vocalizzi primitivi, respiri, melismi arabeggianti, sperimentalismi, scat. La voce ha un timbro particolarissimo, in certe zone è persino afona, eppure sottilmente tagliente, penetrante. Il canto continuamente svia, giocherella, si leva in frammenti urlati e subito troncati, finge di improvvisare, modula struggenti tiritere o si scompone. La voce arpeggia, sussulta e saliscende come fosse essa stessa la chitarra. Ma contemporaneamente e analogamente Daniele usa anche lo strumento: culla la chitarra in una barcarola cantilenante o in un lontano flamenco, poi la trascina fino a strapparla, a spezzarne le linee, a sballottarla tra urti violenti ed evanescenti cuscini. E la chitarra lo segue docile, trotterella, sprofonda, accelera in velocità o si ostina in mezzofondo. Oppure scrive melodie pulite, ben segnate, ma appena le melodie sono aperte, comincia a tratteggiarle, a sfasarle in jazz, a spezzettarle in cambi di ritmo, a trasformarle in swing o in blues. Sulla chitarra le dita vanno davvero a percorrere le strade del mondo e dell'amore con spensierata dolcezza. Sono le sue canzoni di musica e d'amore, canzoni innamorate, tenere, fresche nella loro immediatezza incantata. Dopo il set di Daniele la bellissima Sally d i Vasco
Rossi ha aperto quello di Fiorella Mannoia, l’altra grande protagonista
della serata: malinconico ritratto di una donna provata che vaga con
apparente indifferenza, ma ancora vitale nell'intimo. La selvaggia
irrequietezza di Vasco, così diverso da lei, o la stessa struttura della
canzone, più sfuggente e indeterminata com'è nella natura dell'autore,
scava in Fiorella un'emotività più turbata e infantile del solito.
Disinvolta, giovanile, alta e snella nei suoi jeans, Fiorella resta
comunque nel Il set della Mannoia finisce alla grande con l’apparizione del Principe, anzi del Generale come dice lei, con cui Fiorella intona La storia , per poi "cederlo" all’ingresso di Daniele per Napule è... Il successivo siparietto di Ron, come s’è detto, salta, come salta il momento "solo" di De Gregori. Elegante, aristocratico, De Gregori fa comunque in tempo a sprigionare la sua solita carica erotica dolce e virile nello stesso tempo. La voce purtroppo si è stretta, si è fatta più querula, ma è il suo personaggio insieme signorile e disinvolto che avvince. Solo con i titoli che De Gregori avrebbe dovuto cantare ( Niente da capire, Bambini venite parvulos, Compagni di viaggio, Sangue su sangue, La donna cannone, Buffalo Bill ) il concerto sarebbe stato già fatto, potevano bastare quelli... Stiamo scherzando. A dispetto della pioggia, a dispetto del primo giorno d’autunno, è comunque un piacere, una consolazione, sentire che esiste pure un’Arena che si scuote e si commuove per i veri capolavori, che batte le mani non per il Festivalbar ma per la piccola grande poesia delle belle canzoni. Enrico de Angelis |

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Dal 13 novembre in libreria: "Quello che non so, lo so cantare" storia di Francesco De Gregori. Enrico Deregibus - Giunti editore Dopo la morte di Fabrizio De Andrè, De Gregori è probabilmente il cantautore italiano più rappresentativo ed amato. A distanza di più di trent?anni dagli esordi discografici, gli album dell?artista romano continuano ad avere eccezionali risultati di vendite ed una crescente attenzione da parte di mass media ed intellettuali. Il volume segue il percorso della vita e delle
canzoni di De Gregori, sin dai primi anni Cinquanta, con una narrazione
incalzante, ricca di aneddotica e dovizia cronologica. Si va dai concerti
nei localini romani ad Alice, la prima canzone ad avere significativi
risultati di vendite; dallo storico exploit di Rimmel, album che ha
sensibilmente modificato la storia della nostra canzone, alle
contestazioni subite a metà degli anni Settanta (per la prima volta
raccontate in modo esaustivo); dal ritorno con Generale alla
indimenticabile tournée con Lucio Dalla nel 1979; dal capolavoro di
"Titanic" agli enormi riscontri commerciali de La donna cannone;
dalle opere degli anni Ottanta e Novanta, che raccoglievano brani come La
storia, Bambini venite parvulos, Il bandito e il campione, La valigia dell?attore
sino alla produzione discografica e all?intensa attività dal vivo del
nuovo secolo, compreso "Il fischio del vapore", l?album inciso
con Giovanna Marini che ha riscoperto tesori misconosciuti della nostra
canzone popolare. Tutta la produzione di De Gregori viene analizzata brano per brano, facendo ricorso, nella maggior parte dei casi, a sue dichiarazioni d?epoca che spiegano le canzoni, la loro genesi e il loro destino. Il libro si avvale di una notevole ricchezza di fonti, tra le quali un centinaio di scritti ed interviste del cantautore e una vastissima serie di testimonianze originali di Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis, Lilli Greco, Guido Guglielminetti, Gaetano Curreri, Mimmo Locasciulli, Fiorella Mannoia, Giovanna Marini, Sergio Martin, Ennio Melis, Vincenzo Micocci, Amedeo Minghi, Michele Mondella, Antonello Venditti, Libero Venturi, Renzo Zenobi, il Club Tenco e molti altri. Questo lavoro di documentazione permette di evidenziare molti aspetti sconosciuti dell?opera di De Gregori, portando fra l?altro alla luce canzoni inedite, in alcuni casi sorprendenti. Il libro è inevitabilmente anche il racconto di oltre mezzo secolo di storia italiana, con riferimenti linkati alla vicenda biografica. "Quello che non so lo so cantare ? storia di Francesco De Gregori" per la prima volta descrive a tutto tondo la figura artistica di Francesco De Gregori, offrendo un ritratto per molti versi inatteso di uno dei maggiori riferimenti musicali ed etici dei nostri anni. "Cinquant?anni d?Italia raccontati attraverso la vita di Francesco De Gregori, messo a nudo nella più completa biografia sul suo conto mai pubblicata. Centinaia le interviste ad amici e colleghi (Venditti, Mannoia, Locasciulli & co.), commenti canzone-per-canzone, anno dopo anno" I.B. ? Max ? novembre 2003 Enrico Deregibus, 36 anni, risiede a Casale Monferrato. È vicedirettore de "L?Isola che non c?era", l?unico periodico dedicato alla canzone d?autore italiana, e collaboratore di numerose testate fra cui Kataweb, Rockol e CNN. Ha realizzato "La Ciapa Rusa - Diario di Bordo", saggio allegato all?omonimo CD del gruppo piemontese pubblicato da FolkclubEthnosuoni. Per Giunti ha redatto la parte biografica del volume "Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De Andrè", a cura di Riccardo Bertoncelli.
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...DIVERTIRSI
E FAR DIVERTIRE...
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PASTORE DI NUVOLE - di Mimmo Rapisarda Però stavolta è scattata una scintilla, stavolta la
"fata delle paludi ispiratrici" ha toccato il fortunato Luigi,
lasciandogli sulle spalle quella polverina magica che desiderano ricevere
tutti coloro che fanno questo mestiere: la melodia, merce diventata ormai
rara e ad esaurimento. La melodia è qualcosa che si scatena da chissà
quali ormoni ed è stata ricercata fin dagli arbori della musica per
rendere un motivo orecchiabile ed immortale. Oggi qualcuno riesce ancora a
trovarla, anche soltanto per una sola canzone, ma basta quell'occasione
per essere ricordati per sempre. E Luigi è un eletto. Ma chi entra in questo
CD-bar non creda di trovare delle ballate pacchiane, è un lavoro fatto
bene, oltre ogni aspettativa, con uno stile elegantemente (e sottolineo
elegantemente) "Old-West". Con un arrangiamento che rievoca volutamente Johnny Cash o Bob Wills fino
all'esasperazione, in "Eccolo lo stronzo" Luigi si prende in
giro da solo, si autocompatisce per questa passione del
country&western e poi dice che i cavalli, gli indiani e i cappelli da
cowboys, a pensarci bene, sono cose da bambini e che forse bisognerebbe
fare delle cose più consone alla realtà. Insomma, vorrebbe evitare
l'immagine di questo suo amore per un mondo che ha amato fin da ragazzo.
Luigi, perchè? Hai avuto la fortuna di rendere operativa la tua "dreams
work" ed ora la vorresti disattivare? Continua così, caro Guthrie di
casa nostra. |
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