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De Gregori e Dalla insieme trent'anni dopo Banana Republic

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1.
Non basta saper cantare |
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1. La fine del Titanic (H. M. Enzensberger) 7.
L'anno che verrà 9.
Futura 13.
Caruso
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“Work
in progress” è prodotto da Ferdinando Salzano ( F&P Group ) e
Bruno Sconocchia ( Ph.D. srl ) ; la produzione esecutiva è di Marco
Alemanno. Le foto live sono di Valeria Bissacco.
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«Rincontrare Dalla - racconta De Gregori - è un ritrovarsi tra musicisti, tra persone perbene. Lucio è un uomo elegante, pieno di interessi artistici». Se Dalla è tra i capostipiti di quella che si potrebbe dire la scuola bolognese dei cantautori, lei che rapporto ha avuto con la Bologna musicale? «Non amo parlare di `scuole': Dalla c'entra poco con Guccini, come io con Venditti, nonostante siamo entrambi romani e abbiamo fatto un disco insieme. Però Bologna è davvero una città musicale. Ricordo ai tempi di Banana Republic: terminati i concerti, se si era da queste parti, si finiva sempre in uno dei locali dove alle due del mattino era pieno di musicisti di ritorno dalle serate, soprattutto in Romagna. Penso che le balere e il liscio abbiano dato a molti una buona dimestichezza con la musica». Come è stato ritrovarsi con Dalla? «C'è grande simpatia tra noi. Per il resto, in trent'anni tanto abbiamo fatto, siamo cambiati noi ed è cambiato il mondo. Lucio è un uomo dai mille interessi e grande vitalità. Ha intrapreso tante strade, come le regie teatrali, mentre per me la musica ha continuato a starmi larga. Insieme non condividiamo solo le canzoni, ma anche spazi personali di amicizia». Chi sono gli spettatori di questo nuovo tour? «Sono persone che forse avevano già visto Banana Republic, ma che arrivano qui non cercando necessariamente lo spirito di allora. Poi ci sono molti giovani. In questi anni abbiamo continuato a produrre tanta musica e in parte la portiamo in questo concerto ». |
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“LA STORIA SONO LORO” WORK IN PROGRESS TOUR - Zoppas Arena - Conegliano di Valeria Bissacco (http://www.lisolachenoncera.it/rivista/concerti/2011-5/)
Che
due vecchi amici, due giganti che hanno fatto un pezzo di storia della
musica italiana, si incontrino una sera di gennaio in un locale da 1500
posti immerso nella nebbia del modenese, può far notizia e suscitare
curiosità. Che da quella serata (stiamo parlando del concerto al Vox
Club di Nonantola, il 22 gennaio 2010) un po’ improvvisata, un po’
“ruspante” e molto easy (a partire dal look dimesso e dai berrettini
in lana dei due protagonisti) nasca l’idea di un tour in coppia, può
far pensare che entrambi abbiano voglia di far qualcosa di differente e
immaginarsi in un’esperienza di rinnovata condivisione. Del resto la
lunga tournèe di Banana Republic è storia, ma Sicuramente
si è trattato di passione, di un grande talento condiviso e di una
serie di alchimie che a mano a mano son venute a crearsi. Una di queste
alchimie è indubbiamente la presenza, a fianco di Dalla e De Gregori,
di una band di musicisti di grande professionalità, sensibilità e
talento: sono due pezzi delle rispettive formazioni storiche a fondersi
per l’occasione, per dare nuovo colore e nuova vita a canzoni-icone
della loro storia musicale, e in fondo anche della nostra storia. Lucio
Dalla porta sul palco Fabio Coppini alle tastiere, Maurizio Dei
Lazzaretti alla batteria, Bruno Mariani alle chitarre, Gionata
Colaprista alle percussioni, nonché l’ottima corista Emanuela Cortese
e l’attore Marco Alemanno per la parte recitata e ai cori. L’apporto
di Francesco De Gregori è rappresentato dal suo “capobanda” Guido
Guglielminetti al basso, Alessandro Valle alle chitarre, pedal steel
guitar e mandolino, e Alessandro Arianti al pianoforte, tastiere,
fisarmonica e clarinetto. E poi naturalmente ci sono loro, i due
eclettici protagonisti: Lucio Dalla, che si muove con ironia dalla
tastiera, inserita in un bel mobile in legno che lui stesso s’è fatto
costruire, al sax, al clarino, e Francesco De Gregori, che passa dalla
chitarra acustica, all’armonica a bocca, al pianoforte nero a ¼ di
coda. E, su tutto, le loro voci: quella di De Gregori, sempre più bella
e calda, caratterizzata da una grande duttilità che gli consente una
notevole intensità interpretativa, e quella di Dalla, dedita più alle
improvvisazioni, all’estemporaneità, al riempire ogni spazio con
vocalizzi e invenzioni sempre più caratteristici e divertenti. Del
resto vengono da mondi diversissimi e da carriere piuttosto distanti:
Francesco muove dal folk, dalle scarne ballate dylaniane, mentre Lucio
proviene dal jazz, pur evolvendo verso il pop. Due interpreti e due
autori talmente differenti fra loro (anche fisicamente a ben vedere, e
questo un po’ contribuisce a “far scena”) che la forza di questo
gioco sta proprio nel rivisitare ognuno a proprio modo i pezzi dell’altro,
intervenendo con la propria personalità e spiazzando anche un po’ il
pubblico a volte, con le sole eccezioni di Caruso e La donna cannone,
talmente intoccabili da essere eseguite, ognuna dal proprio autore nella
maniera più classica e “pulita” possibile. Ma a parte queste due perle, tutto il resto viene stravolto. Solo per citare qualche brano, appare quasi irriconoscibile una Buonanotte fiorellino in chiave rock veloce, o un’Alice trasformata in valzer con un finale inventato (da Lucio) di “sassi” che “sudano nel sole”; ci si emoziona a sentir la voce di De Gregori raccontare, uscendo all’improvviso dal silenzio, di Anna (Anna e Marco) o quella di Dalla intervenire in un acuto sottile in Santa Lucia; ci si diverte a seguire le rocambolesche evoluzioni di un Lucio in canotta al volante nella straripante Nuvolari o a immaginarsi l’elegante Francesco col suo consueto “aplombe” alle prese con la “puttana ottimista e di sinistra” (Disperato erotico stomp), e via di seguito fra i tanti brani scelti dal miglior repertorio di entrambi. Le emozioni de La storia, di Sempre e per sempre (entrata ultimamente in scaletta), di Futura, di L’anno che verrà, trattate con rispetto da chi non ne è autore, ma eseguite comunque sempre in duetto, sono parte del gioco, di un bel gioco a mio avviso ben calibrato e appassionato, che ha la meglio su nostalgia ed usura del tempo. Chi scrive era tra il pubblico la famosa sera del Vox Club, e poi per altre sei date distribuite nell’arco dei mesi e della penisola, fino a quella di stasera, a Conegliano Veneto, e a metà aprile a Padova. E’ proprio nello svolgersi del tempo che si son visti l’evoluzione e il perfezionarsi dello spettacolo. Di data in data ognuno dei due ha preso sempre più confidenza con i pezzi dell’altro, pur mantenendo la misura negli interventi, contribuendo a renderli particolari e sempre più attuali. Anche la scenografia, opera dell’artista Mimmo Paladino, è cambiata nel tempo, integrandosi di volta in volta ai diversi spazi che hanno ospitato i concerti. Forse l’intero spettacolo è stato alla fine reso più scarno ma non per questo meno raffinato, come le luci, diventate più bianche e taglienti (e chi fotografa se ne accorge immediatamente). Il concerto nell’ultima versione in teatri e palasport ha una durata intorno alle 2 ore e mezzo e conta poco meno di trenta brani, scelti fra i gioielli dei due cantautori, che sono tutti pezzi di storia della musica italiana, e varia di sera in sera di qualche canzone. La scaletta di stasera a Conegliano ne prevedeva esattamente 23 tutte d’un fiato, con il solo intermezzo di Marco Alemanno che recita intensamente il Ventunesimo Canto da “LA FINE DEL TITANIC” di Hans M.Enzensberger, più 3 bis. Poi, a volte succede mi dicono, può essere che i due si divertano talmente e abbiano ancora voglia di cantare (perché, parafrasando una loro nuova canzone nata apposta per questo tour e messa a punto proprio nei camerini di Nonantola, saper cantare non basta ma serve ) e allora le canzoni diventano qualcuna in più: stasera ad esempio è stata aggiunta proprio all’ultimo (e personalmente li ringrazio infinitamente) la bellissima Santa Lucia. E’ incorciando gli sguardi, i sorrisi e le parole a bordopalco prima dei concerti con alcuni dei musicisti che accompagnano Francesco e Lucio, che ho pensato di mettere a confronto le sensazioni che il “pubblico pagante” (per dirla come ne La Donna cannone) raccoglie in platea con quelle che si creano su quello stesso palco. Sto cercando di raccontare non solo quanto arriva al pubblico, ma anche l’esperienza di chi vive l’avventura da sopra il palco, accanto ai “mostri sacri”.
Alex Valle, chitarrista e polistrumentista specializzato in chitarre slide, è nella stessa band dal 2005. Al grande talento sul palco e nelle incisioni in studio, unisce una straordinaria simpatia e una deliziosa modestia, che ne fanno modello di artista e di uomo al di fuori del comune a quei livelli. Sugli arrangiamenti mi raccontano che l’idea iniziale di Dalla e De Gregori era proprio quella di riuscire ad ottenere un risultato differente dallo standard dei loro dischi, nel senso che oltre a Francesco, che è uno che normalmente odia rifare le cose come sono nel disco, anche Lucio era proprio della stessa idea, anzi lui vorrebbe riarrangiare e stravolgere i brani in continuazione. L’invenzione del titolo del tour, “Work in progress” è quindi realistica, è veramente così; in effetti, a distanza di magari due mesi un pezzo viene rimaneggiato e diventa un’altra cosa. E questo per i musicisti è stato davvero molto stimolante e divertente, mi dicono: dover apportare queste modifiche anche in corsa, poter cambiare il colore agli arrangiamenti proprio sulle piccolezze, con l’impronta personale che ognuno ci può mettere. “E’ anche stata un po’ la richiesta di loro due” dicono “cioè … sappiamo fare le canzoni, divertiamoci! Anche per far passare queste 100 e passa date che abbiamo fatto. Ed è una cosa intelligente, nel senso che poi può anche non piacere a una certa parte di pubblico, quello più tradizionalista o magari legato più ad uno dei due, ma in fondo deve essere apprezzata proprio perché è il principio di questo tour. Loro hanno pensato che rifare Banana republic non avrebbe avuto senso. Si sono detti: “facciamo le cose per quello che sono adesso e per come noi siamo adesso, non per quello che sono state prima o per quello che dovrebbero essere nella testa della gente”. E infatti funziona. Alla fine della fiera hanno vinto di nuovo loro, è sempre tutto esaurito, e siamo tornati anche negli stessi posti: ad esempio a Milano in totale di date ne abbiamo fatte 8!” Chiedo che cosa arrivi loro sul palco, cosa trasmette il pubblico ai musicisti. Rispondono che arriva loro tantissimo. In realtà non sentono il pubblico, ma percepiscono il risultato del pubblico sugli artisti. Se non è serata l’atmosfera sul palco è più tesa e magari i due decidono di fare un paio di brani in meno. Stasera invece hanno visto che il pubblico era bello, caldo e partecipe, e quando hanno finito, prima dei bis…“hai visto che si sono messi lì a parlare?” mi dice Arianti.” Era Lucio che stava dicendo: - E’ una bella serata, ma facciamola Santa Lucia! - E Francesco: - è vero, hai ragione, perché non farla?- “ Ecco, anche questo è appunto “Work in progress”…! |
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«Le canzoni non sopportano di essere fissate, voi portereste gli stessi calzini per 20 anni?»
I concerti agli Arcimboldi: Dalla e De Gregori, senza nostalgia Faccia a faccia - Fan trasversali in Sala Buzzati La
frase che per tutto l'incontro è rimbalzata (sottovoce) da una fila
all'altra della platea coalizzando all'unanimità la fascia femminile
del pubblico riguardava Francesco De Gregori e la sua carica seduttiva
di uomo (e intellettuale) maturo. Di Principe sì, ma azzurro. Per
tutte, nonostante qualche capello in meno sia stato compensato da
qualche chilo in più, trasmette oggi maggior fascino di quando era
ragazzino (e più chiuso). Una rivincita per l'autore di «Viva
l'Italia» (brano eseguito da solo qualche ora dopo alla trasmissione di
Fazio e Saviano) che, ha rivelato Mario Luzzatto Fegiz, un giorno gli
chiese di non scrivere più che era bravo, ma che era bello. Cenerentole
a parte, c'era una Sala Buzzati attenta e preparata lunedì pomeriggio
all'atteso faccia a faccia con Lucio Dalla e Francesco De Gregori, di
nuovo a Milano per replicare agli Arcimboldi, dopo il successo di
maggio, il loro concerto «Work in Progress» (in cartellone martedì 30
e mercoledì 1), diventato nel frattempo un doppio cd e un dvd. Una sala
composta da un pubblico trasversale, forse più di «anta» che di
adolescenti, che ha ascoltato i due giganti della canzone italiana,
moderati da Fegiz, parlare di sé, di musica, di tempi che cambiano,
della Più chiacchierone Dalla («Lucio è logorroico», ha avvertito Francesco; «Mi piace molto di più parlare che essere ascoltato», ha confermato Lucio), più riflessivo e parsimonioso di parole De Gregori. «Questo concerto cambia ogni sera», ha spiegato il Principe: «Eseguiamo 26/27 canzoni, ma ne abbiamo in serbatoio una quarantina». «E l'aspetto più bello», prosegue Dalla, «è che ognuno canta le canzoni dell'altro, a parte la "Donna Cannone" e "Caruso". Al punto che il pubblico non si ricorda più chi ha scritto cosa». E riprende De Gregori: «Per me l'arte è sempre in progress. Perciò a ogni esecuzione cambio qualcosa; la canzone, come l'opera d'arte, non sopporta di essere fissata. Il
pubblico, invece, vorrebbe che rimanesse identica a come fu incisa su
vinile la prima volta». Dalla: «Ma sarebbe come portare gli stessi
calzini per vent'anni». Questa volta, invece, ammettono entrambi, «il
pubblico è dalla nostra e mostra di gradire. Tanto da diventare, con la
scenografia di Paladino e le nostre due voci unite, una parte integrante
dello spettacolo». E allora perché, ha domandato Fegiz, oggi la
canzone non ha più la forza di saldare le coscienze collettive?
«Perché c'è troppa offerta», è l'opinione De Gregori, «e le
canzoni non sono più centrali nella vita come lo erano negli Anni 70.
Ma se potessi tornare indietro non è lì che andrei, ma nell'America
Anni 50». «Io invece», confessa Dalla, «preferirei la Firenze del
'500». |
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De
Gregori e Dalla: «Insieme è meglio» Che
«progress» ha fatto il «work» in questi mesi? Durante
lo spettacolo vi preoccupate più del giudizio dell'altro o di quello
del pubblico? Adesso
è uscito anche il disco «Work in Progress», due cd dal vivo e un dvd.
Ma proprio perché il «work» è «in progress», che senso ha fissarlo
su disco? Il disco alla fin fine rappresenta qualcosa che è già
cambiato e continua a cambiare. Perché
il pubblico ha l'impressione che le canzoni recenti valgono meno di
quelle del passato? Domanda
a Dalla: la parola ti va stretta? A
De Gregori: dal vivo sembri più motivato e comunicativo di qualche anno
fa: che cosa è successo? A
entrambi: quali sono secondo voi i punti di riferimento culturali delle
nuove generazioni? Avete
(e abbiamo) conosciuto le stagioni più felici della musica. Personaggi
come voi hanno vissuto i tempi in cui la musica aveva davvero una
centralità nella cultura italiana. Come uscire dalla logica del
rimpianto? |
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De
Gregori: «Cerco l'anima delle città» Il tour con Dalla approda al
Parco Nord
De
Gregori, a questo punto vietato credere a chi dice che il tempo le
rovina le coppie... Daniela Corneo . 12.9.2010 - Corriere di Bologna |
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Le due generazioni di Dalla & De Gregori - Torino - Piazza Castello
paola italiano: Ero al concerto del tour Banana Republic anche trent’anni fa. Le differenze sono molte: prima di tutto, allora non c’era la security che tentava di impedirti di scattare una foto». A due ore dall’inizio dell’esibizione di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, Luciano Pizzata era già in prima fila, seduto contro le transenne, in attesa di fare il suo viaggio sentimentale che lo avrebbe riportato indietro nel tempo ai suoi vent’anni. A sorpresa, gli artisti escono sul palco per una prova: sono le 19,30 quando in piazza Castello tutti, che siano lì per il concerto o semplici passanti, iniziano a cantare: «Generale dietro la collina...». De
Gregori alla chitarra e voce, Lucio Dalla al piano: mentre il sole è
ancora alto, i due cantautori si regalano generosamente anche agli
scatti di macchine fotografiche e telefonini spuntati fuori a decine,
mentre la security tenta - inspiegabilmente - di impedire al pubblico di
catturare immagini, intimando di non fare foto («non durante le prove,
solo a inizio concerto»), con tanto di mani a coprire gli obiettivi. E
la gente si lamenta: «Ma non vi vergognate?». «Ma cosa volete?».
«Ma non era una festa “democratica”?». Eccole, spuntano fuori anche qui le accuse di snobismo, di non essere abbastanza «di sinistra», che perseguitano i nipotini del vecchio Pci e riemergono anche sotto un palco a due passi dai banchi con le popolarissime e rossissime salamelle. Molti di quelli che hanno già un posto in prima fila c’erano anche nel 1979, ai tempi di Banana Republic. Che erano poi anche i tempi del compianto Enrico Berlinguer, gli anni 70, le lotte: e allora non stupisce sentire che alcuni di questi fans militanti dicano ancora Festa dell’Unità invece di «kermesse democratica»; né stupisce che si indignino perché si vorrebbe loro impedire di fare foto su una pubblica piazza durante un pubblico evento a pubblici personaggi. «Quello del 1979 è stato il primo concerto della mia vita - racconta Lucio Bovo -. Sono qui soprattutto perché sono un amante della musica, in particolare quella dal vivo. Sì, sono di sinistra, ma trovo il Pd... come dire? Troppo tranquillo. D’altronde, a quei tempi la nostra era una presenza più militante, ora molta genete viene solo per il concerto». Mario Mascarino, elettricista, è uno dei più furiosi contro chi vorrebbe impedirgli di fotografare: «Sono venuto per il concerto, non per la politica. Non mi impegno più, per questo Pd». Seduti ad aspettare ci sono anche dei giovanissimi. Marta Febbo, classe 1987, ha ereditato dai genitori la passione per i cantautori: «Sono di sinistra , anche se il Pd non mi convince tanto. Sono qui soprattutto per il concerto a dire il vero, la festa non mi interessa particolarmente». «Li seguo da 30 anni - confessa la sua passione Antonella Calzavara -. Ero minorenne quando vidi Dalla dal vivo al Palasport di Torino nel 1980, ma non era con De Gregori, in quel concerto c’era Ron». E la politica? «Negli anni 80 non ci impegnava più, prevaleva l’ edonismo reaganiano. Solo più tardi ho iniziato a essere consapevole e a impegnarmi. Peccato che poi, il terzo stadio, sia stato la disillusione. Ma - lascia accesa la speranza - se ci fosse un progetto politico serio sarei pronta a rimettermi in gioco». Antonello Gastaldo invece non fa discorsi nostalgici. Aveva appena 15 anni nel 1979 e Dalla e De Gregori li ha visti per la prima volta solo due mesi fa a Venaria: «Un concerto bellissimo, sono tornato perché sono bravissimi. Però è stato poco pubblicizzato». E se gli si chiede se è qui solo per la musica o anche per affezione politica, si limita a indicare il suo cuore e l’adesivo tricolore che ha appena apposto sulla maglia: «Partito Democratico».
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De
Gregori: si può vivere anche senza avere una casa discografica In tour con l'amico Dalla il cantautore non disdegna un po' di karaoke e racconta come è cambiato il business della musica negli ultimi 35 anni
Sandra Cesarale - Corriere della Sera. |
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Palermo: musica vera, per canzoni vere La Sicilia.1.8.2010 - Leonardo Lodato Palermo.
Se pensavate di trovare la folla dei grandi eventi, beh, avete
sbagliato. Il concerto è di quelli che meriterebbero il pienone, ma
complici le ferie che hanno svuotato la città, e la crisi economica che
colpisce le famiglie, al cospetto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori,
ci sono proprio i fedelissimi, soprattutto attempati quarantenni e
cinquantenni con stampato sul volto quel sorriso che dice tutto: io
c'ero, quasi trent'anni fa, al concerto del Banana Republic Tour. Già,
loro c'erano, e di anni ne sono passati, per l'appunto, quasi trenta.
Trent'anni in cui Lucio & Ciccio si saranno pure imbolsiti, avranno
perso qualche capello, avranno messo su un po' di pancia, ma non hanno
certo perso la |
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Era
dal febbraio 1993, quando, con dieci minuti di tube mi recavo dal mio
albergo per sedermi al mio posto numerato dell'Hammersmith Theatre di
Londra, che non facevo un'esperienza similare. Lo feci per tre sere di
fila, allora. Oggi, invece della tube, sono salito in macchina, dieci
minuti di strada e sono approdato per due sere (non consecutive) al
teatro Arcimboldi. Allora era Bob Dylan, oggi Dalla & De Gregori. In
entrambi un gran bel modo di vivere la musica e i concerti. Ed è
interessante andare a vedere gli stessi artisti per più sere
consecutive, in quelle che nel gergo musicale si chiamano
"residenze", quando cioè piantano le tende per più
spettacoli nella stessa città e nella stessa location. Puoi cogliere,
in quelle che sono serate dall'ossatura praticamente identica, le
diversità, le sfumature, i colori differenti, sia negli artisti che nel
pubblico. La
sera del 5 maggio, prima ufficiale del Dalla & De Gregori Work in
Progress 2010 Tour - dopo la serata clandestina e garage del gennaio
scorso a Nonantola - i due erano freddini, a tratti insicuri, molto
professionali. Il pubblico pure. Raramente si è scaldato. E il sound,
specie nella prima parte, tenendo conto che eravamo alla seconda Scala
di Milano, era missato decisamente male. Ottimo concerto, per carità:
con due artisti del genere non poteva essere altrimenti, ma sembrava che
le grandi emozioni e le passioni fossero rimaste a Nonantola. Ieri sera,
invece, quarta serata di una residenza che arriverà a contarne sette,
tutta altra musica. Dalla & De Gregori sciolti, divertiti e
divertenti. Sound perfettissimo, degno degli Arcimboldi (tenendo conto
che oltre ai due sul palco ci sono quindici musicisti compreso un
quartetto d'archi). Cambiamenti di scaletta: invertito l'ordine di
alcuni brani per rendere la prima parte più densa e tirata, che la
prima sera era stata un po' moscia, e via Pezzi dal finale (peccato
perché era una versione rock'n'roll da paura) per inserire nella prima
parte la sempre bellissima La storia siamo noi. Si scherza ovviamente, che in serate come queste l'unico vincitore è la musica. "E' bello cantare" dice a un certo punto uno stupito Lucio Dalla. Stupito che a quasi settant'anni sia ancora possibile scoprire la bellezza del canto e della canzone. Ma una canzone non basta, e non basta saper cantare, come dice il pezzo che conclude delle serate memorabili. "Però serve", aggiunge ridacchiando Lucio. E a noi servono le canzoni. Canzoni come queste. Post scriptum: in entrambe le serate grande sfilata di vip(s). Si sono notati in sala: Giorgio Armani, Ornella Vanoni, Paola Turci, Enrico Ruggeri, Linus, la famiglia Bisio al completo. E il vostro good Doctor, ovviamente. (Paolo Vites) |
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Le foto di Milano del 5 maggio 2010 - dall'inviata speciale Valeria Bissacco, per il Titanic |
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ESCLUSIVA/ Francesco De Gregori si racconta: La gioia di suonare con Lucio Dalla dopo tanti anni - Paolo Vites Francesco De Gregori è al telefono. Interrompe per una mezz'ora le prove in cui è impegnatissimo. Qualche colpo di tosse nella voce, segno dell’intensità con cui si sta preparando all’attesa e lunga serie di concerti insieme al vecchio amico Lucio Dalla, trentuno anni dopo la storica tournée di "Banana Republic". Questa nuova serie di concerti si chiama invece "Work in Progress", ed è stata una successione di lavori in corso durata diversi mesi, qualche apparizione a sorpresa in piccoli club e uno spettacolo televisivo che li porterà agli Arcimboldi di Milano (già tutto esaurito per il primo di sette concerti, poi Roma e un tour in Italia e all’estero). Ne
è passata di acqua sotto i ponti da quando si ironizzava sui “cantautori”,
bravi magari a scrivere testi di canzone che sembravano poesie, ma
considerati musicisti di serie B. Dalla e De Gregori sono la
dimostrazione invece che quel mondo di cantautori portava in grembo
alcuni dei migliori musicisti italiani di sempre. Magari non tutti, i
cantautori, ma quello che Francesco e Lucio stanno per portare sui
palchi è senz’altro grandissima musica. Totale. È un po’ una rivincita, questa, del mondo antico dei cantautori, spesso presi in giro perché poco “musicisti”. Voi state dimostrando esattamente il contrario. In realtà il cantautore sono io. Lucio è sempre stato un signor musicista, sin da giovanissimo quando suonava il clarino in gruppi jazz. Ha suonato anche con Chet Baker, figurati. Ha partecipato ai Cantagiro… Dalla ha fatto di tutto ed è sopravissuto a tutto. Io invece ero senz’altro inseribile in quella che era l’iconografia del cantautore tipico. Poi col tempo le cose sono cambiate, quello che stiamo facendo è uno spettacolo dove c’è innegabilmente una grandissima forza testuale, lirica, ma c’è anche una grandissima forza musicale. Per far ciò, avete fatto un esperimento interessante. Avete unito le vostre rispettive band, prendendo alcuni musicisti dell’una e dell’altra.. Come vi siete accordati? A dire la verità ci siamo detti mezza parola. Allora io ho ragionato non in termini di qualità perché i musicisti che ho lasciato fuori sono bravissimi, ma in termini di funzionalità. Ho scelto chi suona la pedal steel, il bassista, il fido Guglielminetti, e il tastierista. Dalla ha detto, benissimo allora io porto gli altri. Una discussione di trenta secondi. Se le cose non fossero andate bene avremmo dovuto ritoccare la composizione della band e invece sono andate benissimo sin dall’inizio. Tenendo conto che abbiamo fatto delle prove stranissime, tipo sette gironi poi fermi un mese e mezzo poi altri cinque giorni… Prove diluite insomma e scaglionate nel tempo. Facemmo le prime nell’ottobre dell’anno scorso per verificare con largo anticipo che questo innesto di band funzionasse e così è stato. Abbiamo potuto osservarvi in anteprima lo scorso mese di marzo in un bellissimo concerto trasmesso televisivamente. Quello che colpiva era vedere nei vostri volti lo stupore per canzoni cantante magari centinaia di volte e che sembra voi stiate riscoprendo con passione per la prima volta. È così? Lo spettacolo televisivo, quello insomma fa testo fino a un certo punto perché la televisione dà sempre un altro tono alle cose e alle persone. Però è vero, sta continuando a essere una esperienza di stupore, un'esperienza in cui sta crescendo una consapevolezza e uno stupore visto che abbiamo continuato a fare modifiche in corso. Work in progress… Esatto.
Abbiamo inserito nuove canzoni nel repertorio, abbiamo modificato
qualche arrangiamento e abbiamo addirittura inserito un quartetto d’archi
che debutterà proprio agli Arcimboldi. È una grande gioia fare quello
che stiamo facendo. Dalla dice speso, sono felice perché finalmente
posso cantare canzoni di un altro artista cosa che non ho mai fatto
prima. Puoi
regalarci un'anticipazione rispetto alle novità che ascolteremo a
Milano? Te ne dico una. Farò la canzone Due zingari che non faccio da trent’anni in concerto… Qual è la canzone di Dalla che più ti piace cantare? Mah... direi tutte. All’inizio era Come è profondo il mare, che mi era sempre piaciuta da ascoltatore. Altre mi sembrava impossibile poterle cantare, dicevo, questa la faccio solo per far piacere a Dalla, invece poi mi sono divertito moltissimo. Però, come dice il pezzo nuovo che avete fatto insieme e di cui hai scritto tu il testo, “non basta neanche una canzone”… Insomma, la vita è più grande anche di una canzone… Volevo semplicemente dire che una canzone può essere consolatoria, ma poi neanche tanto. Volevo parlare dei limiti che ci sono in qualunque forma artistica. La vita è più complessa, l’arte per quanto sublime non arriva a toccare i vertici di ambiguità e di bellezza che sono propri della vita stessa. Chi
ha avuto l’idea di cominciare i concerti con la ripresa di Over the
Raibow, il famoso pezzo tratto dal film Il mago di Oz? Ci speravamo. Ci sarà un disco dal vivo o magari un dvd a fine tour? Abbiamo le idee molto confuse. Oggi la discografia è uno sparo nel buio, i dischi hanno la vita e il peso ridotto. Sicuramente faremo qualcosa, non possiamo certo non registrare quello che faremo, ma adesso ci dà fastidio parlarne. Adesso pensiamo solo al pubblico, all’incontro con loro e alla gratificazione nobile che ci dà questa cosa, che è quella che ci piace di più. Suonare. |
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Lucio e Francesco dalle sette vite di
Antonio Lodetti C’è il rock, i suoni folk acustici, il possente tocco sinfonico del Nu Ork Quartet diretto da Beppe D’Onghia. Da questi incroci misteriosi nasce un suono a tutto campo che media violenza e relax. Una tavolozza che non ha confini in brani come Titanic dove si fondono suoni caraibici, country, classici, pop e molto altro ancora; nel rombo tonante di L’agnello di Dio; o nella rotondità e ampiezza melodica di Canzone o L’anno che verrà; nel raccoglimento di Henna che Lucio canta contro la guerra. Il pubblico - si notano Ornella Vanoni, Giorgio Armani, Bobo Craxi, Linus, Paola Turci - è con loro dall’inizio alla fine. Li applaude fragorosamente; l’applauso più lungo e fragoroso va a Rimmel ma è solo un dato di cronaca. Non è una sfida, anche i fan son lì per ascoltarli entrambi, per scoprire come quei due sian riusciti a fermare il tempo facendoci scoprire nuove sfumature anche in 4 marzo ’43. Ecco come far toccare palpabilmente il passato senza nostalgia. Poi, non bastasse, ci sono i brani nuovi come Gran turismo, o la gigionesca versione di Just a Gigolo (classico interpretato da gente come Nat King Cole, Buster Poindexter o il genio del jazz Thelonius Monk)a tracciare la strada che dall’attualità porta al futuro. |
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Teatro "La Fenice" - Senigallia domenica 2 maggio 2010
Senigallia (Ancona), 3 maggio 2010 - "Ci ritroviamo dopo trent’anni, ma non sarà una celebrazione. Questa è roba forte che provoca sudore e lacrime". La dichiarazione d’intenti di Francesco De Gregori non tradisce le aspettative. Sono
lì, lui e Lucio Dalla, sul palco del teatro La Fenice per la data zero,
l’anteprima, di '2010 Work in progress'. A trentun anni di distanza da
'Banana Republic'. Non è una celebrazione di quel tour ed entrambi lo
dimostrano subito. Ognuno cantava le proprie canzoni all’epoca, qui
duettano che è un piacere. Anche su 'Anna e Marco'. Il Principe intona
"Anna come ce ne sono tante" e scattano gli applausi. Lucio è lì che l’aspetta per entrare anche lui nella canzone. Il pubblico gradisce. Anche per l’ouverture, un avvio d’eccezione. Scelgono 'Over the rainbow': De Gregori accompagna con l’armonica, Dalla con il clarinetto. E’ l’inizio. Atteso, attesissimo dalla gente che si è sistemata già da un po’ sulle poltroncine del teatro. E aspetta soltanto la prima nota. Intanto si gode la scenografia. E’ firmata Mimmo Paladino. Sullo schermo spicca un profilo astratto simile a un’opera di Modigliani, in calce ci sono le firme dei due cantautori e nel corso del concerto scorrono anche le parole delle canzoni. Ma non è un karaoke, anche se si scorge fra il pubblico chi prova a non perdere il ritmo seguendo i due che se ne vanno e si scambiano strofe con disinvoltura. L’intesa è buona come trent’anni fa. Affinata da una settimana di prove all’interno del teatro senigalliese. La scaletta non fa torto a nessuno dei due. Ci sono tutti i classici. E anche i tre pezzi nuovi che invitano a pensare a un disco che racchiuda questa esperienza. Anche i due confermano. Intanto regalano 'Gran turismo' e 'Gigolo', una versione italiana di 'Just a gigolo'. Chiudono con 'Non basta saper cantare'. "Questa canzone - dice De Gregori - è più figlia mia che di Dalla (e si sente chiaramente anche dal testo, ndr). L’ho fatta riflettendo sulla mia vita di artista. Ma il brano nasce anche dalla gioia di volersi riproporre e di non accettare la sconfitta". Il bis regala '4 marzo 1943' e 'Celestino'. Non si risparmiano. La scaletta è un lungo attraversamento, senza tentennamenti, della storia artistica dei due. Destini che si incrociano nella notte di Senigallia e che lo faranno per un tour che annuncia già i primi sold out. 'Titanic', 'La leva calcistica del ‘68' e poi tocca ai brani di Lucio da 'Canzone' a 'Domani', un vero e proprio climax. Il pubblico non si stanca di applaudire.
Matteo Massi
Lucio Dalla e Francesco De Gregori si ritrovano dopo 31 anni dal trionfale Tour "Banana Republic" e, dopo il successo al Vox Club di Nonantola (Modena) del 22 gennaio 2010, scelgono Senigallia (AN) come base operativa per la preparazione dello spettacolo che li vedrà protagonisti della prossima estate in giro per l'Italia. Quello
di Senigallia è stata una data "numero zero" davvero
emozionante: molto di più di un semplice concerto, ma un tuffo nel
passato attraverso brani che hanno segnato una pietra miliare nella
musica italiana e che, personalmente, mi hanno accompagnato durante
tutta la mia vita. Vai alla galleria completa del concerto (foto di Libero Api):.
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Verona.
Due D per un teatro. D & D, Dalla & De Gregori, la «premiata
ditta» dello storico album «Banana Republic», è tornata insieme e
oggi, dalle 20 in poi, al teatro Camploy, realizzerà la nuova puntata
di «Due», la fortunata serie televisiva inaugurata su RaiDue dallo
spettacolo con Laura Pausini e Tiziano Ferro. Alla regia, il veronese
Gaetano Morbioli, per una produzione di decisa impronta locale, a
partire dall'ideatore del format, il |
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Dalla e De Gregori inediti: Non basta saper cantare
NONANTOLA
(Modena) Trent’anni fa, D&D avevano riaperto la stagione dei concerti di massa con Banana Republic, dopo gli assalti ai palchi per la musica gratuita che avevano fatto mortaretti, feriti e petardi. Quella stagione è rimasta nella memoria di chi della memoria conserva il vizio: gli altri, niente. Infatti è una serata non proprio popolata di ragazzetti, malgrado Banana Republic appaia ancora, almeno a interrogare i più consapevoli, un marchio fortissimo. L’inedito, è come lo sfizioso dessert dopo un pranzo di poche ma eccellenti portate. Grandi hit rivisitati, rock tirato, ballate: vetrina di una magnifica stagione della canzone d’autore italiana ancora imprescindibile. Ma è dessert senza zucchero, venato di sarcasmo, Non basta saper cantare. Ecco «Un orso che balla e una scimmia che suona/ e c’è sempre uno stupido che si ferma ad ascoltare/ma una canzone non basta/e non basta saper cantare». Sembra il requiem definitivo alle speranze della musica popolare, quella che voleva cambiare il mondo, o almeno ambiva a far cultura: stagione finita infatti nei libri di scuola (ma il mondo ha smesso di studiare).
Eppure c’è forte vitalità, sul palco del ruspante Vox. De Gregori con la papalina di lana, Lucio in completo, con la band per metà di musicisti di Dalla, e per metà di quelli di De Gregori (Iskra Menarini è lì). Malgrado l’amarognolo, si vede la voglia di rimettersi in gioco; si mescolano repertori orgogliosi, l’atmosfera è di raro amalgama e carisma. Il mix, va detto, è di quelli che capitano una volta ogni tanto (e infatti...). In trent’anni di separazione, uno è per così dire diventato biondo, l’altro un po’ calvo. Aprono con Over the Rainbow, Dalla al clarinetto e De Gregori all’armonica; e poi s’infilano in Ma come fanno i marinai, deliziosa e autobiografica canzone, unico accenno a Banana Republic. Finita lì, e poi Ron non c’è mica più. Si alternano i brani, li scambiano. E’ una sfida di numeri uno. Di Dalla Canzone, Anna e Marco, L’anno che verrà, Com’è profondo il mare, Piazza Grande; di De Gregori la meno frequentata I Matti (1987), una tiratissima Agnello di Dio, una scarnificata I Muscoli del Capitano, dall’immenso Titanic, Buonanotte Fiorellino in shiffle, e Viva l’Italia: un manifesto d’epoca, un’Italia sognata e poi annegata nel sogno di diverso successo di uno che si chiama Berlusconi. C’è anche Santa Lucia, che i due cantarono insieme il 24 giugno a Solferino, commemorando la battaglia: tutto è ripartito da lì, «da questa canzone che gli invidio così tanto» come dice Dalla, nell’unico breve interludio non musicale. Dopo il successone e la conferma che si può ancora fare, concerti di maggio attendono il Work in progress tour (questo sarà uno dei benemeriti eventi dell’estate live 2010) e i lavori in corso porteranno «inevitabilmente a un disco» aggiungono loro. La Stampa.it - MARINELLA VENEGONI
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A parlare così con ironia di un possibile nuovo tour Dalla-De Gregori a trent'anni da 'Banana Repubblic' è Lucio Dalla, che sbarca su SkyUno con il programma 'L'angolo nel cielo'. I
due suoneranno insieme il 22 gennaio a Nonantola. "Ma tutto è nato
-spiega Dalla - quando lo scorso anno lo invitati a suonare con me a
Solferino il 24 giugno per le Celebrazioni del 150° Anniversario della
Battaglia. Qualcuno ci ricordò che erano esattamente trent'anni
dall'esordio del tour di 'Banana Republic', che fu a Savona il 24 giugno
del 1979. Tra l'altro non ho mai sentito cantare Francesco bene come
adesso. Quindi anche se non lo sopporto -conclude scherzando- è
probabile che faremo altre cose".
La storica tournée portò a un disco, a un film e al pezzo 'Ma come fanno i marinai'. I biglietti per il 22 gennaio a Nonantola sono già in vendita. Ma solo online
di GINO CASTALDO Quasi senza un vero e proprio annuncio, nel massimo riserbo, Lucio Dalla e Francesco De Gregori hanno deciso di tornare insieme in concerto, a trent'anni esatti dalla storica tournée che fu intitolata Banana Republic e che portò a un disco, a un film e a un gustoso e ironico pezzo inciso a due voci (pubblicato solo come singolo) dal titolo Ma come fanno i marinai. Per svelare la reunion basta andare sul sito di Ticketone e scoprire che sono in vendita (solo online) i biglietti per una serata al Vox club di Nonantola, con la dicitura "work in progress". Protagonisti, per l'appunto, Dalla e De Gregori, e la data: il 22 gennaio. Tutto qui. Al momento non si sa nulla della band, della scaletta, e soprattutto se la cosa finirà lì a Nonantola (provincia di Modena) o se si tratta delle prove generali per un tour. L'idea deve essere nata alcuni mesi fa quando i due sono tornati brevemente insieme su un palco, per la prima volta dal 1980.
Mai c'era stata una collaborazione a livelli così alti e oltretutto il tour servì a riavvicinare Francesco De Gregori alle performance dal vivo, visto che veniva dalla disavventura di un processo politico subìto a Milano in pieno concerto, fatto piuttosto grave che ovviamente lo aveva traumatizzato e sconcertato. Banana Republic fu un trionfo e rimane come una delle migliori pagine della storia della canzone moderna. Ora l'idea ritorna, ma con ovvie differenze: mistero, under statement, un piccolo locale nei dintorni di Modena, nulla a che vedere col gigantismo da stadio dello storico tour. E poi la dicitura "work in progress", quanto basta per incuriosire e suggerire la voglia di provare, di vedere cosa ne viene fuori e forse poi decidere se dare un seguito o no al progetto. (2.1.10)
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| 22 GEN | NONANTOLA (MO) | Vox Club |
| 22 MAR | VERONA | Camploy |
| 23 APR | CESENA | Vidia Rock Club |
| 02 MAG | SENIGALLIA (AN) | Teatro La Fenice |
| 05 MAG | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 06 MAG | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 07 MAG | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 08 MAG | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 09 MAG | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 13 MAG | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 14 MAG | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 19 MAG | ROMA | Gran Teatro |
| 20 MAG | ROMA | Gran Teatro |
| 21 MAG | ROMA | Gran Teatro |
| 22 MAG | ROMA | Gran Teatro |
| 23 MAG | ROMA | Gran Teatro |
| 30 GIU | FIRENZE | Piazza Santa Croce |
| 04 LUG | VERONA | Arena |
| 05 LUG | VENARIA (TO) | Arena della Reggia |
| 08 LUG | PARMA | Parco Ducale |
| 19 LUG | MATERA | Cava del Sole |
| 21 LUG | SPELLO (PG) | Villa Fidelia |
| 23 LUG | LORRACH (D) | Stimmen Festival |
| 24 LUG | ZURIGO (CH) | Sunset Festival |
| 27 LUG | ASCOLI PICENO | Piazza del Popolo |
| 29 LUG | NAPOLI | Arena Flegrea |
| 31 LUG | PALERMO | Velodromo Borsellino |
| 01 AGO | RAGUSA | Stadio Selvaggio |
| 03 AGO | CATANZARO | Arena Magna Grecia |
| 05 AGO | MASSA CARRARA | Festival Lunatica |
| 09 AGO | CAMPIONE D'ITALIA | Piazza Lungo Lago |
| 11 AGO | OSTUNI (BR) | Foro Boario |
| 12 AGO | BARLETTA | Fossato del Castello |
| 14 AGO | CESENATICO | Stadio Moretti |
| 17 AGO | LIONI (AV) | Piazza Vittoria |
| 18 AGO | VILLAPIANA (CS) | Anfiteatro |
| 20 AGO | CAGLIARI | Anfiteatro |
| 21 AGO | ALGHERO | Anfiteatro Maria Pia |
| 24 AGO | AGRIGENTO | Valle dei Templi |
| 25 AGO | TAORMINA (ME) | Teatro Antico |
| 27 AGO | SIENA | Piazza del Campo |
| 28 AGO | TORINO | Piazza Castello |
| 29 AGO | MACERATA | Sferisferio |
| 04 SET | UDINE | Piazza 1° maggio |
| 10 SET | CREMONA | Festival di Mezza Estate |
| 11 SET | GENOVA | Porto Antico |
| 12 SET | CAPANNORI (LU) | Villa Reale |
| 14 SET | BOLOGNA | Area Parco Nord |
| 15 SET | BRESCIA | Piazza della Loggia |
| 18 SET | RIETI | Palasport |
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| 02 OTT 2010 | PADOVA | PalaFabris |
| 27 NOV 2010 | CASCINA (PI) | Città del Teatro |
| 30 NOV 2010 | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 01 DIC 2010 | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 03 DIC 2010 | ROMA | Gran Teatro |
| 05 DIC 2010 | PESCARA | Teatro Massimo |
| 08 DIC 2010 | REGGIO CALABRIA | Teatro Cilea |
| 09 DIC 2010 | CATANZARO | Teatro Politeama |
| 12 DIC 2010 | PALERMO | Teatro Golden |
| 13 DIC 2010 | CATANIA | Teatro Metropolitan |
| 15 DIC 2010 | EBOLI | Palasele |
| 16 DIC 2010 | CIVITANOVA MARCHE | Teatro Rossini |
| 17 DIC 2010 | CIVITANOVA MARCHE | Teatro Rossini |
| 18 DIC 2010 | CESENA | Nuovo Teatro Carisport |
| 02 FEB 2011 | FIRENZE | Teatro Verdi |
| 03 FEB 2011 | FIRENZE | Teatro Verdi |
| 05 FEB 2011 | MANTOVA | Teatro Palabam |
| 10 FEB 2011 | UDINE | Teatro Giovanni da Udine |
| 11 FEB 2011 | BOLZANO | Palasport |
| 14 FEB 2011 | TORINO | Teatro Regio |
| 15 FEB 2011 | VARESE | Teatro di Varese |
| 16 FEB 2011 | REGGIO EMILIA | Teatro Romolo Valli |
| 18 FEB 2011 | PAVIA | Palaravizza |
| 21 FEB 2011 | TRIESTE | Teatro Rossetti |
| 23 FEB 2011 | BERGAMO | Teatro Creberg |
| 24 FEB 2011 | LIVORNO | Teatro Goldoni |
| 01 MAR 2011 | NAPOLI | Teatro Augusteo |
| 02 MAR 2011 | NAPOLI | Teatro Augusteo |
| 05 MAR 2011 | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 06 MAR 2011 | MILANO | Teatro Arcimboldi |
| 09 MAR 2011 | AVELLINO | Teatro Gesualdo |
| 10 MAR 2011 | ROMA | Auditorium Conciliazione |
| 11 MAR 2011 | ROMA | Auditorium Conciliazione |
| 13 MAR 2011 | ZURIGO | Kongress Haus |
| 14 MAR 2011 | ZURIGO | Kongress Haus |
| 16 MAR 2011 | GINEVRA | Theatre Du lLeman |
| 19 MAR 2011 | BASILEA | Musical Theatre |
| 21 MAR 2011 | BERNA | Kuursal Arena |
| 22 MAR 2011 | LUCERNA | KKL |
| 23 MAR 2011 | LUGANO | Palazzo dei Congressi |
| 26 MAR 2011 | CONEGLIANO (TV) | Zoppas Arena |
| 28 MAR 2011 | CREMONA | Teatro Ponchielli |
| 06 APR 2011 | ANCONA | Teatro delle Muse |
| 07 APR 2011 | ANCONA | Teatro delle Muse |
| 08 APR 2011 | BARI | Teatro Petruzzelli |
| 10 APR 2011 | LECCE | Politeama Greco |
| 13 APR 2011 | TORINO | Lingotto |
| 14 APR 2011 | GENOVA | Teatro Carlo Felice |
| 16 APR 2011 | PADOVA | Gran Teatro Geox |
| 18 APR 2011 | MONTECATINI TERME | Teatro Verdi |
| 19 APR 2011 | BOLOGNA | Teatro Europa Auditorium |
| 20 APR 2011 | BOLOGNA | Teatro Europa Auditorium |
| 01 MAG 2011 | ROMA | PIazza San Giovanni |
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