De Gregori e Dalla insieme trent'anni dopo Banana Republic

... naturalmente, anche questa pagina è ... work in progress!

Le due generazioni di Dalla & De Gregori - Torino - Piazza Castello

 

paola italiano: Ero al concerto del tour Banana Republic anche trent’anni fa. Le differenze sono molte: prima di tutto, allora non c’era la security che tentava di impedirti di scattare una foto».

A due ore dall’inizio dell’esibizione di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, Luciano Pizzata era già in prima fila, seduto contro le transenne, in attesa di fare il suo viaggio sentimentale che lo avrebbe riportato indietro nel tempo ai suoi vent’anni. A sorpresa, gli artisti escono sul palco per una prova: sono le 19,30 quando in piazza Castello tutti, che siano lì per il concerto o semplici passanti, iniziano a cantare: «Generale dietro la collina...».

De Gregori alla chitarra e voce, Lucio Dalla al piano: mentre il sole è ancora alto, i due cantautori si regalano generosamente anche agli scatti di macchine fotografiche e telefonini spuntati fuori a decine, mentre la security tenta - inspiegabilmente - di impedire al pubblico di catturare immagini, intimando di non fare foto («non durante le prove, solo a inizio concerto»), con tanto di mani a coprire gli obiettivi. E la gente si lamenta: «Ma non vi vergognate?». «Ma cosa volete?». «Ma non era una festa “democratica”?».

Eccole, spuntano fuori anche qui le accuse di snobismo, di non essere abbastanza «di sinistra», che perseguitano i nipotini del vecchio Pci e riemergono anche sotto un palco a due passi dai banchi con le popolarissime e rossissime salamelle. Molti di quelli che hanno già un posto in prima fila c’erano anche nel 1979, ai tempi di Banana Republic. Che erano poi anche i tempi del compianto Enrico Berlinguer, gli anni 70, le lotte: e allora non stupisce sentire che alcuni di questi fans militanti dicano ancora Festa dell’Unità invece di «kermesse democratica»; né stupisce che si indignino perché si vorrebbe loro impedire di fare foto su una pubblica piazza durante un pubblico evento a pubblici personaggi. «Quello del 1979 è stato il primo concerto della mia vita - racconta Lucio Bovo -. Sono qui soprattutto perché sono un amante della musica, in particolare quella dal vivo. Sì, sono di sinistra, ma trovo il Pd... come dire? Troppo tranquillo. D’altronde, a quei tempi la nostra era una presenza più militante, ora molta genete viene solo per il concerto».

Mario Mascarino, elettricista, è uno dei più furiosi contro chi vorrebbe impedirgli di fotografare: «Sono venuto per il concerto, non per la politica. Non mi impegno più, per questo Pd». Seduti ad aspettare ci sono anche dei giovanissimi. Marta Febbo, classe 1987, ha ereditato dai genitori la passione per i cantautori: «Sono di sinistra , anche se il Pd non mi convince tanto. Sono qui soprattutto per il concerto a dire il vero, la festa non mi interessa particolarmente». «Li seguo da 30 anni - confessa la sua passione Antonella Calzavara -. Ero minorenne quando vidi Dalla dal vivo al Palasport di Torino nel 1980, ma non era con De Gregori, in quel concerto c’era Ron».

E la politica? «Negli anni 80 non ci impegnava più, prevaleva l’ edonismo reaganiano. Solo più tardi ho iniziato a essere consapevole e a impegnarmi. Peccato che poi, il terzo stadio, sia stato la disillusione. Ma - lascia accesa la speranza - se ci fosse un progetto politico serio sarei pronta a rimettermi in gioco». Antonello Gastaldo invece non fa discorsi nostalgici. Aveva appena 15 anni nel 1979 e Dalla e De Gregori li ha visti per la prima volta solo due mesi fa a Venaria: «Un concerto bellissimo, sono tornato perché sono bravissimi. Però è stato poco pubblicizzato». E se gli si chiede se è qui solo per la musica o anche per affezione politica, si limita a indicare il suo cuore e l’adesivo tricolore che ha appena apposto sulla maglia: «Partito Democratico».

 

De Gregori: si può vivere anche senza avere una casa discografica
"Meglio suonare in concerto. C'è la crisi? Sì, ma di idee"

In tour con l'amico Dalla il cantautore non disdegna un po' di karaoke e racconta come è cambiato il business della musica negli ultimi 35 anni


NAPOLI - «Sono un uomo libero, lo sono sempre stato. Non ho mai avuto né voluto scadenze nel mio lavoro, nemmeno quando ho cominciato», Francesco De Gregori da 40 anni racconta l' Italia e se stesso con le canzoni. E continua a farlo, con la stessa tenace indipendenza che lo accompagna dagli esordi, anche dopo che con il suo album più recente «Per brevità chiamato artista» (del 2008) ha chiuso il contratto con la sua casa discografica. «Smettere? Non ci penso nemmeno. Cos' altro potrei fare? Dopo un po' che sono andato via, si è dimesso anche il direttore generale per fare il giudice in un reality televisivo. Come posso sentirmi orfano di una casa discografica? Benedico Dio di non avere un contratto con questa discografia in crisi di idee. Prima vendevo 300 mila dischi ora arrivo a 30 mila, ma non sono il solo. È cambiato il mondo, il modo di comunicare. Quando ho iniziato io si cantava per strada o in teatro, poi sono arrivati i prodotti di massa, oggi i ragazzi usano internet. Ma i cambiamenti non sono un male, altrimenti artisti come Elvis non sarebbero mai venuti fuori». La sua ultima avventura lo ha portato di nuovo sul palco con l' amico Lucio Dalla, a distanza di 31 anni da «Banana Republic», il tour che nel ' 79 segnò il ritorno della musica negli stadi, aprendo una crepa nella stagione nera del terrorismo. Adesso i due amici sul palco si divertono a lasciare libere canzoni e memoria, in un crescendo che, alla fine, mette in sequenza «La donna cannone», «Caruso» e «Buonanotte fiorellino». E il tour, nato in primavera per vivere poche date, adesso si protrarrà almeno fino all' autunno (il 20 agosto sarà a Cagliari, il 21 ad Alghero e il 24 e 25 a Taormina) e sarà racchiuso in un cd o un dvd. «Non vedo una data di scadenza immediata. Però finirà prima o poi, come tutte le cose belle. Non era scontato che andasse così. Per noi è un regalo. In questo tour ho guadagnato leggerezza. Quando ho cominciato, l' ambizione era stare lontano dagli stereotipi rockettari della chitarre elettriche brandite in modo fallico. Sono nato dentro lo stile cantautorale anche se con il tempo me ne sono affrancato e ho perso un po' di autoreferenzialità». E, infatti, al pubblico fa cantare «Rimmel», con il testo che scorre su uno schermo alle spalle della band. Un karaoke all' aperto, forse per smentire la storia che a De Gregori non piace ascoltare i cori degli spettatori. «Non è vero che mi dà fastidio. Ai concerti la gente canta anche se non è invitata a farlo. È naturale. Anche io intonavo De André con i miei compagni quando andavamo in gita scolastica». Cortese ma non ruffiano, schivo però mai burbero, De Gregori non ama le polemiche («Dei miei colleghi non parlo male»), evita la politica ma non la musica. Ricorda quando negli anni Settanta l' Hotel Bellevue di Rimini era il rifugio delle aspiranti star della musica italiana. «C' erano Baglioni, De André, Loredana Bertè, Renato Zero che girava con un furgoncino e tre ballerine; ma noi a Renato invidiavamo soprattutto l' impianto voci. Arrivavamo in albergo alle cinque di mattina dopo aver suonato a 300 chilometri di distanza e ci facevano trovare da mangiare. Era un momento di grande gioia, collaborazione, diversità: la nouvelle vague del pop italiano». Lui all' epoca non aveva ancora 30 anni, giovane cantautore introspettivo innamorato di Bob Dylan e Leonard Cohen, criticato per i suoi testi oscuri eppure magnetici. «Non mi infastidiscono le critiche, ma la superficialità sì. I detrattori si scatenarono contro "Rimmel", eppure è stato uno dei miei album più venduti». E lui a scrivere canzoni non ha mai rinunciato, convinto che siano «la spina dorsale della nostra storia degli ultimi trent' anni da Buscaglione a Spadaro, figlie dirette della romanza, dell' opera. Rimangono l' osso duro, il nocciolo della nostra musica. Quando scrivo ho voglia di raccontare qualcosa, ma non ho pretese letterarie. La narrazione è evocativa, alle storie ognuno accomuna le sue vicende personali. A volte la narrazione non è autobiografica, vive di suggestioni: alla fine si lavora con quello che c' è in cucina». Per De Gregori Fabrizio De André ha rappresentato lo «sconvolgimento». «Ascoltandolo ho capito che le canzoni potevano servire non soltanto a partecipare a un concorso canoro ma anche a raccontarlo. Lui ha la primogenitura, a 16 anni compravo i suoi dischi che non si trovavano, mi piacevano i suoi brani più corrosivi, figli del mondo di Brassens. Con Fabrizio poi ho lavorato, siamo stati nella sua casa in Gallura. Non era un uomo tranquillo, sua moglie gli lasciò il figlio Cristiano, oggi ottimo musicista. Allora era un bambino e guardava incuriosito questi due personaggi che suonavano, fumavano, bevevano». Ma formativo per la produzione di De Gregori è stato anche il cinema, in particolare Blow up di Antonioni. «Quando uscì nelle sale lo vidi tre o quattro volte. Fu una folgorazione, capii bene quello che Antonioni voleva dire e me lo sono portato dietro: la realtà non è fotografabile, quello che si può fotografare non è la realtà». 

Sandra Cesarale  - Corriere della Sera.

 

Palermo: musica vera, per canzoni vere

La Sicilia.1.8.2010 - Leonardo Lodato

Palermo. Se pensavate di trovare la folla dei grandi eventi, beh, avete sbagliato. Il concerto è di quelli che meriterebbero il pienone, ma complici le ferie che hanno svuotato la città, e la crisi economica che colpisce le famiglie, al cospetto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, ci sono proprio i fedelissimi, soprattutto attempati quarantenni e cinquantenni con stampato sul volto quel sorriso che dice tutto: io c'ero, quasi trent'anni fa, al concerto del Banana Republic Tour. Già, loro c'erano, e di anni ne sono passati, per l'appunto, quasi trenta. Trent'anni in cui Lucio & Ciccio si saranno pure imbolsiti, avranno perso qualche capello, avranno messo su un po' di pancia, ma non hanno certo perso la verve di quella «italian connection» capace di inventare grandi musica o, per dirla con le parole del principe, canzoni vere con parole vere. Già, perché oggi, per sentirne, di canzoni vere con parole vere, ce ne vuole davvero. Loro no, non hanno mollato la presa, e sono lì, ad autoincensarsi con quel grappolo di ironia che i giovani artisti d'oggi non sanno neppure dove stia di casa. Si beccano, si prendono in giro, ridono, aspettano l'applauso che stenta ad arrivare (noblesse oblige di un pubblico che vuole ascoltare più che essere ascoltato).
Dalla e De Gregori si reinventano e reinventano le loro canzoni d'autore, come nel caso di «Buonanotte fiorellino», mentre il coup de théâtre arriva quando Marco Alemanno, attore-vocalist, guadagna le luci dei riflettori recitando un brano da «L'affondamento del Titanic» di Hans Magnus Enzensberger, spalancando le porte ad una tiratissima versione de «I muscoli del capitano».
Grande musica con una band dal sound ineccepibile: Bruno Mariani (chitarre), Alessandro Valle (pedal steel guitar), Alessandro Arianti (tastiere), Fabio Coppini (tastiere), Guido Guglielminetti (basso), Gionata Colaprisca (percussioni), Maurizio Dei Lazzaretti (batteria), Emanuela Cortesi e Marco Alemanno (cori).
Lucio veste i panni di «Nuvolari» sulle essenziali scenografie di Mimmo Paladino, mentre «Gran Turismo» e «Gigolò» rappresentano il lato inedito del concerto. A valanga, «Disperato erotico stomp», «Agnello di Dio», «Futura». Francesco De Gregori canta. Fuma e canta. Alterna piano, armonica e chitarra nascosto dietro gli occhiali scuri. Lucio Dalla si spoglia (nei limiti della decenza), canotta e giacca, Panama e papalina. Il calore del pubblico scaccia dal velodromo quel pizzico di umidità che cerca di posarsi sulle nostre teste.
Canzoni vere con parole vere. E i trent'anni da Banana Republic, non solo non sembrano passati, ma sono trascorsi bene, conservando certi brani proprio come si fa con il buon vino in cantina, pronto ad essere stappato e a giocarsi la partita con tutte le nuove produzioni. L'esito della partita è scontato.

Dalla e De Gregori:  «Non sentirsi per 30 anni e rimanere amici»

Il camerino di Lucio Dalla è all'ingresso del backstage. La porta è aperta, dentro, in 8 metri quadrati, ci sono dieci persone, un tavolo con cibi e bevande e la nebbia. Fumano tutti, fan venuti a salutarlo, l'inseparabile attore Marco Alemanno, la suggeritrice, qualche musicista.

Il camerino di Francesco De Gregori è l'ultimo, in fondo. Mentre ci si arriva i rumori si dissolvono. La porta è chiusa. Dentro, nessuno. Un divano ricoperto da velluto blu, una giacca nera e un cappello. Sul tavolino, un calice di vino rosso.

Dalla e De Gregori sono come i loro camerini, mondi opposti. Uno, Dalla, ha appena cambiato la suoneria del cellulare, da quella che fischia e che poi urla: Taxiii!, a quella del cane che abbaia. L'altro, De Gregori, ha, da sempre, la suoneria standard dei cellulari Nokia, distorta sul finale. Uno viaggia con le scarpe da ginnastica spaiate, al piede sinistro ne ha una rossa e al destro una blu. L'altro indossa mocassini bianchi. Uno fuma una sigaretta dietro l'altra (ma dice che non aspira), l'altro ha smesso da 8 anni. Uno controlla se suona tutto, l'altro dice che ora fa solo il cantante. Uno dice che non suda neanche, l'altro beve acqua di continuo. Uno dopo il concerto va a cena e fa le tre di notte, l'altro va a dormire. Uno parla senza sosta, l'altro ascolta. Uno chiama l'altro Francesco, l'altro lo chiama Dalla. Uno se gli dai del «signore» si incazza, l'altro ringrazia.

 

 

 

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Era dal febbraio 1993, quando, con dieci minuti di tube mi recavo dal mio albergo per sedermi al mio posto numerato dell'Hammersmith Theatre di Londra, che non facevo un'esperienza similare. Lo feci per tre sere di fila, allora. Oggi, invece della tube, sono salito in macchina, dieci minuti di strada e sono approdato per due sere (non consecutive) al teatro Arcimboldi. Allora era Bob Dylan, oggi Dalla & De Gregori. In entrambi un gran bel modo di vivere la musica e i concerti. Ed è interessante andare a vedere gli stessi artisti per più sere consecutive, in quelle che nel gergo musicale si chiamano "residenze", quando cioè piantano le tende per più spettacoli nella stessa città e nella stessa location. Puoi cogliere, in quelle che sono serate dall'ossatura praticamente identica, le diversità, le sfumature, i colori differenti, sia negli artisti che nel pubblico.

La sera del 5 maggio, prima ufficiale del Dalla & De Gregori Work in Progress 2010 Tour - dopo la serata clandestina e garage del gennaio scorso a Nonantola - i due erano freddini, a tratti insicuri, molto professionali. Il pubblico pure. Raramente si è scaldato. E il sound, specie nella prima parte, tenendo conto che eravamo alla seconda Scala di Milano, era missato decisamente male. Ottimo concerto, per carità: con due artisti del genere non poteva essere altrimenti, ma sembrava che le grandi emozioni e le passioni fossero rimaste a Nonantola. Ieri sera, invece, quarta serata di una residenza che arriverà a contarne sette, tutta altra musica. Dalla & De Gregori sciolti, divertiti e divertenti. Sound perfettissimo, degno degli Arcimboldi (tenendo conto che oltre ai due sul palco ci sono quindici musicisti compreso un quartetto d'archi). Cambiamenti di scaletta: invertito l'ordine di alcuni brani per rendere la prima parte più densa e tirata, che la prima sera era stata un po' moscia, e via Pezzi dal finale (peccato perché era una versione rock'n'roll da paura) per inserire nella prima parte la sempre bellissima La storia siamo noi.
I momenti più alti rimangono ovviamente la doppietta La valigia dell'attore e Caruso, probabilmente le due canzoni più belle della storia della musica italiana del Novecento, a parte quelle di Modugno ovviamente. Come sono state interpretate dai due (l'unico momento - oltre alla Donna cannone - di questi concerti in cui Dalla & De Gregori non si esibiscono insieme) è stato veramente travolgente. Una intensità da spaccare il cuore del più incallito bastardo. Ma non c'è momento nel concerto che non sia spettacolare: il modo in cui i due si alternano alle strofe delle rispettive canzoni, la consapevolezza di star rivistando pagine memorabili della musica d'autore di sempre, la commozione per riscoprirle insieme al pubblico, la band straordinaria. Eh, in Italia mancava un evento di tale portata. Splendida l'apertura del secondo tempo, con l'attore-vocalist che recita un pezzo de L'affondamento del Titanic di Hans Magnus Enzensberger (e poi parte una versione da urlo de I muscoli del capitano). E se L'anno che verrà, con quel finale tiratissimo e rock ti fa alzare dalle poltroncine, Rimmel in versione karaoke dopo che per decenni De Gregori è stato accusato di disprezzare il pubblico perché non permette loro di cantare insieme a lui, è stata un delirio totale. Chitarra dodici corde, testo che scorreva sul maxi schermo (come dire: e fateve sta cantata, li mortacci vostra), lui più dylaniano che mai con gli occhiali da sole... Arcimboldi letteralmente esploso in un diluvio assordante di applausi. De Gregori batte Dalla uno a zero.

Si scherza ovviamente, che in serate come queste l'unico vincitore è la musica. "E' bello cantare" dice a un certo punto uno stupito Lucio Dalla. Stupito che a quasi settant'anni sia ancora possibile scoprire la bellezza del canto e della canzone. Ma una canzone non basta, e non basta saper cantare, come dice il pezzo che conclude delle serate memorabili. "Però serve", aggiunge ridacchiando Lucio. E a noi servono le canzoni. Canzoni come queste.

Post scriptum: in entrambe le serate grande sfilata di vip(s). Si sono notati in sala: Giorgio Armani, Ornella Vanoni, Paola Turci, Enrico Ruggeri, Linus, la famiglia Bisio al completo. E il vostro good Doctor, ovviamente.

(Paolo Vites)

Le foto di Milano del 5 maggio 2010 - dall'inviata speciale Valeria Bissacco, per il Titanic

ESCLUSIVA/ Francesco De Gregori si racconta: La gioia di suonare con Lucio Dalla dopo tanti anni - Paolo Vites

Francesco De Gregori è al telefono. Interrompe per una mezz'ora le prove in cui è impegnatissimo. Qualche colpo di tosse nella voce, segno dell’intensità con cui si sta preparando all’attesa e lunga serie di concerti insieme al vecchio amico Lucio Dalla, trentuno anni dopo la storica tournée di "Banana Republic".

Questa nuova serie di concerti si chiama invece "Work in Progress", ed è stata una successione di lavori in corso durata diversi mesi, qualche apparizione a sorpresa in piccoli club e uno spettacolo televisivo che li porterà agli Arcimboldi di Milano (già tutto esaurito per il primo di sette concerti, poi Roma e un tour in Italia e all’estero).

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando si ironizzava sui “cantautori”, bravi magari a scrivere testi di canzone che sembravano poesie, ma considerati musicisti di serie B. Dalla e De Gregori sono la dimostrazione invece che quel mondo di cantautori portava in grembo alcuni dei migliori musicisti italiani di sempre. Magari non tutti, i cantautori, ma quello che Francesco e Lucio stanno per portare sui palchi è senz’altro grandissima musica. Totale.

È un po’ una rivincita, questa, del mondo antico dei cantautori, spesso presi in giro perché poco “musicisti”. Voi state dimostrando esattamente il contrario.

In realtà il cantautore sono io. Lucio è sempre stato un signor musicista, sin da giovanissimo quando suonava il clarino in gruppi jazz. Ha suonato anche con Chet Baker, figurati. Ha partecipato ai Cantagiro… Dalla ha fatto di tutto ed è sopravissuto a tutto. Io invece ero senz’altro inseribile in quella che era l’iconografia del cantautore tipico. Poi col tempo le cose sono cambiate, quello che stiamo facendo è uno spettacolo dove c’è innegabilmente una grandissima forza testuale, lirica, ma c’è anche una grandissima forza musicale.

Per far ciò, avete fatto un esperimento interessante. Avete unito le vostre rispettive band, prendendo alcuni musicisti dell’una e dell’altra.. Come vi siete accordati?

A dire la verità ci siamo detti mezza parola. Allora io ho ragionato non in termini di qualità perché i musicisti che ho lasciato fuori sono bravissimi, ma in termini di funzionalità. Ho scelto chi suona la pedal steel, il bassista, il fido Guglielminetti, e il tastierista. Dalla ha detto, benissimo allora io porto gli altri. Una discussione di trenta secondi. Se le cose non fossero andate bene avremmo dovuto ritoccare la composizione della band e invece sono andate benissimo sin dall’inizio. Tenendo conto che abbiamo fatto delle prove stranissime, tipo sette gironi poi fermi un mese e mezzo poi altri cinque giorni… Prove diluite insomma e scaglionate nel tempo. Facemmo le prime nell’ottobre dell’anno scorso per verificare con largo anticipo che questo innesto di band funzionasse e così è stato.

Abbiamo potuto osservarvi in anteprima lo scorso mese di marzo in un bellissimo concerto trasmesso televisivamente. Quello che colpiva era vedere nei vostri volti lo stupore per canzoni cantante magari centinaia di volte e che sembra voi stiate riscoprendo con passione per la prima volta. È così?

Lo spettacolo televisivo, quello insomma fa testo fino a un certo punto perché la televisione dà sempre un altro tono alle cose e alle persone. Però è vero, sta continuando a essere una esperienza di stupore, un'esperienza in cui sta crescendo una consapevolezza e uno stupore visto che abbiamo continuato a fare modifiche in corso.

Work in progress…

Esatto. Abbiamo inserito nuove canzoni nel repertorio, abbiamo modificato qualche arrangiamento e abbiamo addirittura inserito un quartetto d’archi che debutterà proprio agli Arcimboldi. È una grande gioia fare quello che stiamo facendo. Dalla dice speso, sono felice perché finalmente posso cantare canzoni di un altro artista cosa che non ho mai fatto prima.
E anche per me è lo stesso, anche se in passato ho fatto alcune cover di altri cantanti. Non voglio dire che mi annoio a fare le mie canzoni, ma entrare nella musica di un altro artista è una bellissima esperienza, è una cosa difficile, i pezzi di Dalla sono molto difficili, ma è molto gratificante.

Puoi regalarci un'anticipazione rispetto alle novità che ascolteremo a Milano?

Te ne dico una. Farò la canzone Due zingari che non faccio da trent’anni in concerto…

Qual è la canzone di Dalla che più ti piace cantare?

Mah... direi tutte. All’inizio era Come è profondo il mare, che mi era sempre piaciuta da ascoltatore. Altre mi sembrava impossibile poterle cantare, dicevo, questa la faccio solo per far piacere a Dalla, invece poi mi sono divertito moltissimo.

Però, come dice il pezzo nuovo che avete fatto insieme e di cui hai scritto tu il testo, “non basta neanche una canzone”… Insomma, la vita è più grande anche di una canzone…

Volevo semplicemente dire che una canzone può essere consolatoria, ma poi neanche tanto. Volevo parlare dei limiti che ci sono in qualunque forma artistica. La vita è più complessa, l’arte per quanto sublime non arriva a toccare i vertici di ambiguità e di bellezza che sono propri della vita stessa.

Chi ha avuto l’idea di cominciare i concerti con la ripresa di Over the Raibow, il famoso pezzo tratto dal film Il mago di Oz?
Lucio. Non sapevamo proprio come cominciare i concerti. Le abbiamo pensate tutte, anche la canzone Ma dove vanno i marinai, poi un giorno mi ha telefonato e mi ha detto, facciamo un pezzo strumentale, Over the Rainbow. All’inizio ero perplesso, poi mi sono comprato un’armonica nella tonalità giusta e siamo riusciti. Adesso la faremo accompagnati dal quartetto d’archi.
Vi aspettavate una risposta di pubblico così straordinaria?

Ci speravamo.

Ci sarà un disco dal vivo o magari un dvd a fine tour?

Abbiamo le idee molto confuse. Oggi la discografia è uno sparo nel buio, i dischi hanno la vita e il peso ridotto. Sicuramente faremo qualcosa, non possiamo certo non registrare quello che faremo, ma adesso ci dà fastidio parlarne. Adesso pensiamo solo al pubblico, all’incontro con loro e alla gratificazione nobile che ci dà questa cosa, che è quella che ci piace di più. Suonare.

Lucio e Francesco dalle sette vite

di Antonio Lodetti
L’uomo allampanato, col cappellino calato in testa, sale sul palco e attacca con l’armonica Over the Rainbow; quello piccolino arriva poco dopo e irrobustisce la melodia con le vibrazioni del suo sax. Inizia così, con un incipit a cavallo tra jazz e canzone d’autore, il nuovo tour di Lucio Dalla e Francesco De Gregori - trent’anni dopo Banana Republic - fino a domenica agli Arcimboldi, con replica giovedì e venerdì prossimo, e poi lungo giro in Italia ed Europa.
Nel mondo della musica le reunion sono all’ordine del giorno e spesso strumentali; si sfrutta il nome, le canzoni di successo, la nostalgia dei fan. Non è questo il caso di Dalla e De Gregori, che insieme rinnovano il loro impeccabile repertorio dalle fondamenta. «Non sarà una Messa cantata», annunica De Gregori: e via, i classici si sviluppano con incredibile inventiva cromatica e un nuovo gusto del racconto. Ad esempio la dolcezza di Buonanotte fiorellino si trasforma in un tonante valzer-rock inframmezzato dal dialogo antifonale tra l’armonica e il sax dei protagonisti. «Tutto scorre», come diceva Eraclito, è il motto sotteso dello show, un inno all’inventiva, alla fantasia, alla voglia di divertirsi. La coppia si divide le canzoni nel vero senso della parola; così sembra strano sentire Francesco cantare una strofa di Nuvolari o Lucio lanciare la sua voce anarchica sui toni di Santa Lucia. Una comunione che non tocca le caratteristiche personali. Dalla è più espansivo, gigione, improvvisatore, jazzman di rango (con gli intermezzi del suo sax La donna cannone diventa una ballata soul da brividi); De Gregori è un folksinger - nato con l’America di Dylan nel cuore - che ha trasformato in poesia la canzone popolare. Prima emoziona con l’introspezione di La leva calcistica della classe ’68, poi fa pensare con Titanic («questo brano l’hanno tirato per la giacchetta da tutte le parti ma io direi che è semplicemente una canzone d’amore per la nostra Italia che all’estero tanto ci invidiano», dice l’autore) e infine fa cantare tutto il teatro con una versione accelerata di Rimmel.

C’è il rock, i suoni folk acustici, il possente tocco sinfonico del Nu Ork Quartet diretto da Beppe D’Onghia. Da questi incroci misteriosi nasce un suono a tutto campo che media violenza e relax. Una tavolozza che non ha confini in brani come Titanic dove si fondono suoni caraibici, country, classici, pop e molto altro ancora; nel rombo tonante di L’agnello di Dio; o nella rotondità e ampiezza melodica di Canzone o L’anno che verrà; nel raccoglimento di Henna che Lucio canta contro la guerra. Il pubblico - si notano Ornella Vanoni, Giorgio Armani, Bobo Craxi, Linus, Paola Turci - è con loro dall’inizio alla fine. Li applaude fragorosamente; l’applauso più lungo e fragoroso va a Rimmel ma è solo un dato di cronaca. Non è una sfida, anche i fan son lì per ascoltarli entrambi, per scoprire come quei due sian riusciti a fermare il tempo facendoci scoprire nuove sfumature anche in 4 marzo ’43. Ecco come far toccare palpabilmente il passato senza nostalgia. Poi, non bastasse, ci sono i brani nuovi come Gran turismo, o la gigionesca versione di Just a Gigolo (classico interpretato da gente come Nat King Cole, Buster Poindexter o il genio del jazz Thelonius Monk)a tracciare la strada che dall’attualità porta al futuro.

Teatro "La Fenice" - Senigallia  domenica 2 maggio 2010

 

Senigallia (Ancona), 3 maggio 2010 - "Ci ritroviamo dopo trent’anni, ma non sarà una celebrazione. Questa è roba forte che provoca sudore e lacrime". La dichiarazione d’intenti di Francesco De Gregori non tradisce le aspettative.

Sono lì, lui e Lucio Dalla, sul palco del teatro La Fenice per la data zero, l’anteprima, di '2010 Work in progress'. A trentun anni di distanza da 'Banana Republic'. Non è una celebrazione di quel tour ed entrambi lo dimostrano subito. Ognuno cantava le proprie canzoni all’epoca, qui duettano che è un piacere. Anche su 'Anna e Marco'. Il Principe intona "Anna come ce ne sono tante" e scattano gli applausi.

Lucio è lì che l’aspetta per entrare anche lui nella canzone. Il pubblico gradisce. Anche per l’ouverture, un avvio d’eccezione. Scelgono 'Over the rainbow': De Gregori accompagna con l’armonica, Dalla con il clarinetto. E’ l’inizio. Atteso, attesissimo dalla gente che si è sistemata già da un po’ sulle poltroncine del teatro. E aspetta soltanto la prima nota. Intanto si gode la scenografia. E’ firmata Mimmo Paladino.

Sullo schermo spicca un profilo astratto simile a un’opera di Modigliani, in calce ci sono le firme dei due cantautori e nel corso del concerto scorrono anche le parole delle canzoni. Ma non è un karaoke, anche se si scorge fra il pubblico chi prova a non perdere il ritmo seguendo i due che se ne vanno e si scambiano strofe con disinvoltura. L’intesa è buona come trent’anni fa. Affinata da una settimana di prove all’interno del teatro senigalliese. La scaletta non fa torto a nessuno dei due. Ci sono tutti i classici. E anche i tre pezzi nuovi che invitano a pensare a un disco che racchiuda questa esperienza. Anche i due confermano. Intanto regalano 'Gran turismo' e 'Gigolo', una versione italiana di 'Just a gigolo'. Chiudono con 'Non basta saper cantare'.

"Questa canzone - dice De Gregori - è più figlia mia che di Dalla (e si sente chiaramente anche dal testo, ndr). L’ho fatta riflettendo sulla mia vita di artista. Ma il brano nasce anche dalla gioia di volersi riproporre e di non accettare la sconfitta". Il bis regala '4 marzo 1943' e 'Celestino'. Non si risparmiano.

La scaletta è un lungo attraversamento, senza tentennamenti, della storia artistica dei due. Destini che si incrociano nella notte di Senigallia e che lo faranno per un tour che annuncia già i primi sold out. 'Titanic', 'La leva calcistica del ‘68' e poi tocca ai brani di Lucio da 'Canzone' a 'Domani', un vero e proprio climax. Il pubblico non si stanca di applaudire.

Ci sono delle vere e proprie gemme. 'Com’è profondo il mare' e 'Rimmel'. A trent’anni di distanza, la coppia artistica è destinata a continuare. Un lungo tour li attende: solo a maggio da dopodomani Milano (7 repliche), poi Roma (5 repliche); e dal 30 giugno (Firenze) ancora in scena, per tutta l’estate.

Matteo Massi

 

Lucio Dalla e Francesco De Gregori si ritrovano dopo 31 anni dal trionfale Tour "Banana Republic" e, dopo il successo al Vox Club di Nonantola (Modena) del 22 gennaio 2010, scelgono Senigallia (AN) come base operativa per la preparazione dello spettacolo che li vedrà protagonisti della prossima estate in giro per l'Italia.

Quello di Senigallia è stata una data "numero zero" davvero emozionante: molto di più di un semplice concerto, ma un tuffo nel passato attraverso brani che hanno segnato una pietra miliare nella musica italiana e che, personalmente, mi hanno accompagnato durante tutta la mia vita.
Impossibile starsene fermi ascoltando "Nuvolari", così come è impossibile non commuoversi con la splendida "Futura" di Lucio Dalla, ma anche provare un brivido particolare quando De Gregori intona "La donna cannone".
Bravissimi.
E per una volta non è stato un peso avere il permesso per far foto solo su un singolo brano... eccone qualcuna.
La scaletta:
Anna e Marco Titanic La Leva Calcistica Della Classe '68 Canzone Henna Viva l'Italia Gran Turismo Santa Lucia Nuvolari I matti L'agnello di Dio La Valigia dell'attore I muscoli del Capitano Milano Piazza Grande Come è profondo il mare L'anno che verrà Due Zingari Futura Rimmel Gigolò La donna cannone Caruso Buonanotte Fiorellino 4/03/1943 Vai in Africa Celestino Balla balla ballerino Non basta saper cantare

Vai alla galleria completa del concerto (foto di Libero Api):.

 

 

 

Verona. Due D per un teatro. D & D, Dalla & De Gregori, la «premiata ditta» dello storico album «Banana Republic», è tornata insieme e oggi, dalle 20 in poi, al teatro Camploy, realizzerà la nuova puntata di «Due», la fortunata serie televisiva inaugurata su RaiDue dallo spettacolo con Laura Pausini e Tiziano Ferro. Alla regia, il veronese Gaetano Morbioli, per una produzione di decisa impronta locale, a partire dall'ideatore del format, il manager Gianmarco Mazzi che ha fortemente voluto il programma insieme al direttore di RaiDue, Massimo Liofredi. Oltre a puntare sulla musica con i Wind Music Award (in Arena il giugno prossimo), la seconda rete pubblica rinforza il suo legame con la nostra città, una scelta che, a livello di audience e di critica, si è rivelata vincente, visto che, anche grazie a «Due» (e ad altri programmi di punta come «Annozero») mantiene la posizione di terza rete televisiva più vista dopo RaiUno e Canale 5.
Dopo Laura & Tiziano, il palco del Camploy apre oggi (ma le prove sono andate avanti anche nei giorni scorsi) alla «strana coppia» formata da Lucio & Francesco, riunitisi per la prima volta lo scorso anno a Solferino per un estemporaneo concerto a favore della Croce Rossa e poi tornati saldamente insieme per una«data zero» del loro prossimo tour a Nonanatola, al glorioso Vox Club in provincia di Modena, lo scorso gennaio.
Il doppio spettacolo di «Due», trasmesso in prima serata il prossimo lunedì 22 marzo alle 21.05, è infatti una succosa anticipazione del tour italiano che vedrà protagonisti i due cantautori con tappe all'Arena di Verona (il 4 luglio) e in piazza San Marco a Venezia (il 14 dello stesso mese).
In questa nuova avventura, però, non ci sarà spazio per la nostalgia del tour di «Banana Republic» dell'estate del 1979. E non solo per motivi prettamente personali. A dividere quell'esperienza da questa, immortalata ora da «Due», sono la direzione artistica e le scelte stilistiche. Dalla e De Gregori, infatti, non solo canteranno le proprie canzoni ma si scambieranno parti vocali e strumentali, in un continuo ping pong musicale che vedrà Lucio affrontare «Santa Lucia» e Francesco «Anna e Marco». Il musicista bolognese suonerà clarino, tastiere e sax, mentre il «Principe» romano risponderà con la chitarra acustica e l'armonica a bocca. Anche le band dei due cantautori saranno mescolate, a differenza di quello che è successo per i gruppi di Pausini e Ferro.
In scaletta ci saranno i più grandi successi di carriere irripetibili (eh, sì; nell'epoca di «Amici» e «X Factor», due così non nasceranno più…), oltre agli inediti realizzati per l'occasione, tra i quali «Non basta saper cantare» e «Gran Turismo». Le sorprese non potranno mancare, visto che il format di «Due» non prevede presentatore. I due artisti, dunque, si troveranno a pochi metri dal pubblico, liberi di improvvisare, dialogare tra loro e, perché no?, coinvolgere la gente.
A partecipare a «Due» sono stati invitate oltre 300 persone, per la maggior parte under 35. Chi rientra in questa fascia d'età e vuole far parte del pubblico, dopo aver firmato un'apposita liberatoria, può presentarsi oggi entro le 20 alle porte del teatro Camploy in via Cantarane. La produzione ha assicurato che cercherà di accontentare tutti i fan di Dalla & De Gregori, compatibilmente con gli spazi rimasti a disposizione. Il teatro, infatti, con le adesioni e gli inviti di questi giorni, si sta avviando al tutto-esaurito.

Trentun anni dopo: presto il tour e hanno già scritto cinque brani a 4 mani Dalla & De Gregori - «Insieme nelle piazze dell’identità italiana un Paese di ignavi che può solo migliorare»


BOLOGNA — Per le prove, De Gregori è andato nella città di Dalla, e Dalla è andato nel teatrino dell’albergo sotto i portici che ospita De Gregori. Hanno messo in comune i rispettivi musicisti, portano pure la stessa cuffietta blu. Cantano a due voci «Viva l’Italia», poi provano una delle tre canzoni (ma ne stanno nascendo altre cinque) scritte insieme, «Non basta saper cantare», destinata a scandire la prossima estate: «Su questo pezzo di strada/ dove la notte è padrona/ dove c’è un orso che balla/ e una scimmia che suona/ e ci sta sempre qualcuno/ che si ferma ad ascoltare/ ma una canzone non basta e non basta/ saper cantare». «Ovviamente l’orso— precisa De Gregori—sono io. Più sulle mie, più legato alla canzone. Lucio è più disponibile a ogni esperienza: fa le opere e le regie teatrali, potrebbe fare il pittore o il tuffatore». «E il lanciatore di coltelli—aggiunge Dalla —. Ma oltre a orso e scimmia non potremmo essere anche Pippo e Topolino?».

Come mai di nuovo insieme, trentun anni dopo?
«L’estate scorsa suonavo a Solferino, per i 150 anni della Croce Rossa — risponde Dalla —. Invito anche Francesco, convinto che mi dirà di no. Invece accetta. Poi gli propongo di cantare insieme "Santa Lucia". E ci rendiamo conto che è il 24 giugno. Anniversario della battaglia che fece l’Italia, certo. Ma anche il giorno in cui, 30 anni prima, da Savona era partita la tournée di "Banana Republic"». «Però non è stata certo la ricorrenza a farmi decidere — interviene De Gregori —. Noi non siamo la battaglia di Solferino, che va giustamente rievocata. Quando un manager l’anno scorso mi propose di rifare quello storico tour, rifiutai. E’ che ci siamo resi conto che le nostri voci condivise erano un suono. Non ha senso il confronto con il passato».

Perché? In cosa questa tournée sarà diversa?
«Allora Lucio era già uno dei musicisti più completi d’Italia, mentre io ero soprattutto un cantautore; oggi abbiamo un’intesa musicale più intima. Allora ognuno cantava le sue canzoni per conto proprio, tranne due. Adesso cantiamo insieme, sia i classici sia gli inediti scritti a quattro mani. Le rare volte che uno canta da solo, l’altro interviene: io con l’armonica, Lucio con il clarinetto o il sax. E sono molto felice di vivere con lui questa esperienza straordinaria». «Saranno concerti postmoderni — aggiunge Dalla —. Siamo andati oltre la tecnologia. Né sequenze, né pad, né ear-monitor, gli auricolari che sembrano diventati uno status symbol; un suono nuovo per una musica nuova. Quando Francesco mi ha fatto ascoltare la prima versione di "Non basta saper cantare", un testo che sarebbe piaciuto scrivere a Borges, che sognava di fare l’artista e ha dovuto accontentarsi di essere un genio, mi sono commosso come non mi era mai accaduto per una mia canzone. L’unica altra volta fu nel ’76. Stavo guidando la mia Dyane tra Manfredonia e Foggia e sentii Francesco ragazzo cantare "Santa Lucia". Accostai e piansi ».

Dopo Milano e Roma, quest’estate suonerete in luoghi evocativi: piazza Santa Croce a Firenze, piazza San Marco a Venezia, il teatro greco di Taormina, l’Arena di Verona.
«Sono i luoghi dell’identità italiana —risponde Dalla —. I luoghi dove si sono depositate l’arte, la bellezza, la cultura, le memoria. Ora la memoria è perduta. Per questo vogliamo dare ai giovani cose che non hanno mai sentito, con tutto il rispetto per gli artisti di oggi». Interviene De Gregori: «Sono luoghi magnifici, anche se l’impegno e l’emozione per me sono gli stessi pure in un palasport o in un campo di periferia». E Dalla: «Anche per me è così. E’ per il pubblico che qualcosa cambia. Anche grazie al fondale che ha disegnato per noi Mimmo Paladino».

Quale Italia trovate oggi, rispetto a quella del ’79?
Dalla: «Paradossalmente, la situazione può rivelarsi migliore. Allora l’Italia usciva dagli anni di piombo, era percorsa da un vento di sogno, da aspettative andate spesso deluse. Ricordo quando Craxi, che non ho mai votato ma era mio amico, vagheggiava di riunire le eccellenze del Paese in un movimento da chiamare Forza Italia; ma doveva essere il meglio, non il peggio. Non ne faccio una questione politica, penso anche all’estetica: non possiamo che migliorare. Forse la primavera è davvero vicina. Certo colpisce l’ignavia, l’incapacità di indignarsi o anche solo di stupirsi. Se arrivassero i marziani in piazza del Popolo, i passanti non li degnerebbero di uno sguardo». «Ma anche i marziani non sono gli stessi di allora — dice De Gregori —. E pure io sono cambiato, sono un uomo diverso. Poco fa abbiamo provato "Viva l’Italia". E’ una canzone che mi ritrovo sempre tra le mani, a ogni tournée. Ma quasi ogni volta decido di farla. Perché racconta un’Italia vincente, che aveva battuto il fascismo e il terrorismo. Poi la canzone ha cambiato segno. Oggi solo in Italia la parola "fascista" si usa ancora come insulto politico. All’epoca fui accusato di eccesso di patriottismo, di aver messo in musica uno slogan considerato di destra. Poi è stato interpretato come un canto contro la Lega. Al verso "viva l’Italia che resiste" è stata data una lettura giustizialista, lontanissima dalle origini della canzone e anche da me adesso. E’ una canzone "tirata per la giacca", come si dice del presidente della Repubblica. Ma continuo ad amarla, anche per l’aspetto musicale: l’andamento campagnolo che evoca la musica popolare italiana, il melodramma, il tre quarti verdiano».

Nel ’78 andaste insieme a cena da Berlinguer. Che ricordo ne avete?
«Le cene, organizzate da Veltroni e da Tatò, furono due — racconta Dalla —. Nella prima la conversazione proprio non decollava. Nella seconda Berlinguer, uomo delizioso, si era preparato. Ame chiese chi avrebbe vinto il campionato di basket. A Francesco che differenza c’è tra una chitarra elettrica e una acustica. Lui rispose: una è elettrica, l’altra acustica…». «Berlinguer era un misto di educazione, timidezza e delicatezza — interviene De Gregori —. Fece domande giuste, le più difficili cui dare una risposta. Io poi non sapevo se dargli del tu, in quanto "compagno", o del lei, in quanto piccolo in confronto a un grande».

Lei, De Gregori, tre anni fa sul «Corriere » si espresse in modo molto critico verso la sua città, Roma. Come la trova oggi?
«Roma la fanno i romani, più che le varie amministrazioni. E’ molto bella e molto difficile, come tutte le metropoli, a cominciare da Milano. Ora amo di più i grandi spazi e le piccole case; per questo passo molto tempo in Umbria, solo con me stesso e pochi amici. Roma tende a coinvolgerti, in un momento in cui non voglio essere coinvolto».

Lei, Dalla, due mesi fa sempre sul «Corriere» lanciò la candidatura di Prodi a sindaco di Bologna, ripresa dai prodiani e da molti bolognesi.
«Sono felice di aver acceso la discussione. Ho telefonato a Prodi per chiedergli scusa. Ora in Comune c’è una commissaria, Anna Maria Cancellieri, che sta lavorando benissimo. La situazione attuale mi ricorda, fatte le dovute proporzioni, la guerra impari contro Federico II, quando Rolandino dei Passeggeri, che non era un condottiero ma il capo dei glossatori, oggi diremmo i filologi, arringò la città e la portò alla vittoria di Fossalta. Dobbiamo cercare il futuro lontano dalla politica, perché è tempo che la politica ceda il posto alla ragione ».

Aldo Cazzullo

Dalla e De Gregori inediti: Non basta saper cantare 

 

NONANTOLA (Modena)
E alla fine, unico bis, spuntò un inedito. Amarognolo, di testo inequivocabilmente degregoriano, anche se scritto a quattro mani, Lucio e Francesco insieme: segno che la vecchia coppia si è finalmente riacchiappata, durante le prove del Dalla-De Gregori 2010 Work in Progress, che ieri al Vox di Nonantola, nel gelo della Bassa Modenese, ha avuto breve e affettuosa benedizione per 1.500 fanatici&colleghi (da Carboni ad Antonacci e Ligabue) arrivati da dovunque pur di non perdersi la reunion di due vecchi amici e poi ex indifferenti, per via anche di scelte di vita diverse. Ce le ricorda la presenza qui di Bobo Craxi in quanto amico di Dalla, e quella di Franceschini che è andato a salutare Francesco. La storia poi ha rimescolato le carte, si può nuovamente cantare insieme: dopo, si vedrà.

Trent’anni fa, D&D avevano riaperto la stagione dei concerti di massa con Banana Republic, dopo gli assalti ai palchi per la musica gratuita che avevano fatto mortaretti, feriti e petardi. Quella stagione è rimasta nella memoria di chi della memoria conserva il vizio: gli altri, niente. Infatti è una serata non proprio popolata di ragazzetti, malgrado Banana Republic appaia ancora, almeno a interrogare i più consapevoli, un marchio fortissimo. L’inedito, è come lo sfizioso dessert dopo un pranzo di poche ma eccellenti portate. Grandi hit rivisitati, rock tirato, ballate: vetrina di una magnifica stagione della canzone d’autore italiana ancora imprescindibile. Ma è dessert senza zucchero, venato di sarcasmo, Non basta saper cantare. Ecco «Un orso che balla e una scimmia che suona/ e c’è sempre uno stupido che si ferma ad ascoltare/ma una canzone non basta/e non basta saper cantare». Sembra il requiem definitivo alle speranze della musica popolare, quella che voleva cambiare il mondo, o almeno ambiva a far cultura: stagione finita infatti nei libri di scuola (ma il mondo ha smesso di studiare).

Eppure c’è forte vitalità, sul palco del ruspante Vox. De Gregori con la papalina di lana, Lucio in completo, con la band per metà di musicisti di Dalla, e per metà di quelli di De Gregori (Iskra Menarini è lì). Malgrado l’amarognolo, si vede la voglia di rimettersi in gioco; si mescolano repertori orgogliosi, l’atmosfera è di raro amalgama e carisma. Il mix, va detto, è di quelli che capitano una volta ogni tanto (e infatti...).

In trent’anni di separazione, uno è per così dire diventato biondo, l’altro un po’ calvo. Aprono con Over the Rainbow, Dalla al clarinetto e De Gregori all’armonica; e poi s’infilano in Ma come fanno i marinai, deliziosa e autobiografica canzone, unico accenno a Banana Republic. Finita lì, e poi Ron non c’è mica più.

Si alternano i brani, li scambiano. E’ una sfida di numeri uno. Di Dalla Canzone, Anna e Marco, L’anno che verrà, Com’è profondo il mare, Piazza Grande; di De Gregori la meno frequentata I Matti (1987), una tiratissima Agnello di Dio, una scarnificata I Muscoli del Capitano, dall’immenso Titanic, Buonanotte Fiorellino in shiffle, e Viva l’Italia: un manifesto d’epoca, un’Italia sognata e poi annegata nel sogno di diverso successo di uno che si chiama Berlusconi. C’è anche Santa Lucia, che i due cantarono insieme il 24 giugno a Solferino, commemorando la battaglia: tutto è ripartito da lì, «da questa canzone che gli invidio così tanto» come dice Dalla, nell’unico breve interludio non musicale.

Dopo il successone e la conferma che si può ancora fare, concerti di maggio attendono il Work in progress tour (questo sarà uno dei benemeriti eventi dell’estate live 2010) e i lavori in corso porteranno «inevitabilmente a un disco» aggiungono loro.

La Stampa.it - MARINELLA VENEGONI

 

LA PHOTOGALLERY  DI NONANTOLA (grazie a Valeria Bissacco)

 

 

 

 

 

DALLA E DE GREGORI TORNANO MARINAI COL VENTO IN POPPA
LA SICILIA 23.1.10  - di Maria Lombardo

Di nuovo marinai, ripartono col vento in pppa. Dalla bassa modenese e Milano e Roma dove faranno diverse serate e maggio, rispettivamente divise fra l'Arcimboldi (dal 5 al 9) e il Gran Teatro (dal 19 al 23).
Il tour si farà dunque, dopo tanti si dice e, per ora, ha queste due tappe certe.
Un locale storico il Vox Club di Nonantola, tutto esaurotio da diverse settimane, ha ospitato il concerto evento "work in progress" dal quale nasce la traccia dei concerti in due dei due mitici cantautori.
Il ritorno assime sulla scena di Lucio Dalla e Francesco De Gregori trent'anni dopo il mitico tour Banana Republic mobilita colleghi come Biagio Antonacci, Luca Carboni e Ligabue che sono di queste parti, impresari (come Mario Grotta di Palermo che vorrebbe portare il duo in Sicilia almeno per Taormina), estimatori dei due artisti da tutt'Italia: riconosciamo, fra gli altri, Bobo Craxi, da sempre fan di Dalla e Enrico Franceschini fan di De Gregori.
Per il principe sono venuti in tanti anche dal Sud, dalla Puglia e dalla Calabria sotto lo striscione del Rimmelclub fondato dal catanese Daniele Di Grazia.
Un palco semplice nero con scenografia inesistente. Il pubblico desuto dove capita anche per terra, oppure in piedi. Un locale informale per una serata informale che, anche per i due artisti è una prova.
Strana scelta a sorpresa per aprire la serata cantano Over the rainbow canzone degli anni Quaranta resa famosa dalal voce di July Garland.
un inizio soft con Francesco all'armonica, Lucio al sax e un piano che li accompagna. Struggente e affascinante esecuzione strumentale.
Ma il pubblico che accoglie gli artisti con urla e applausi iniziali, si esalta soprattutto per Ma come fanno i marinai che arriva subito dopo.
La chiusura con la sorpesa del poeticissimo brano inedito "non basta saper cantare" composto da entrambi ed eseguito come bis: "La pioggia gelata, una terra spaccata e ferita, una pioggia di lava", ci sembra di vedere tanta Sicilia.
Dalla e De gregori passano dal repertorio dell'uno a quello dell'altro con canzoni che sono nell'immaginario collettivo e che fanno la storia di banana Republic e della musica italiana: "Tutta la vita", "I matti" con l'emergente sax di Dalla, "Canzone" nella versione nota con l'aggiunta dell'armonica di De Gregori, "Anna e Marco" con la voce di Francesco e, a seguire, quella di Lucio.
Ma anche canzoni recenti come "L'agnello di Dio", poi il motivo del cantautore romano preferito dal collega bolognese, "Santa Lucia", l'epocale "L'anno che verrà", "I muscoli del capitano" con un caloroso crescendo di chitarre e un improbabile ritornello di "Que sera". E, ancora, "Com'è profondo il mare", "Buonanotte fiorellino", "Viva l'Italia", "Piazza Grande".
Par condicio e fair play fra i due che mostrano molto affiatamento e voglia di integrare voci e sonorità dei propri strumenti: non di fare archeologia, come aveva detto Dalla alla vigilia del concerto. Fair play che vede Francesco calzare il berrettone di lana di Lucio e Lucio con un parrucchino con l'ex chioma rossa dell'altro.
Un magnifico innesto di teste non solo di note.
Banana Republic segnò la storia della musica leggera. Correva l'anno 1978 quando si esibirono per la prima volta insieme ma il tour è datato 1979.
E' ancora Repubblica delle banane?
Ma per fortuna si canta ancora "Viva l'Italia", per chi ci crede.
"Chissà se ci pensano ancora, chissà..." e il pubblico accompagna la musica con il batter delle mani. Giovani che c'erano allora e giovani che non avevano mai sentito insieme i due cantautori. Non fa differenza.
"Tutta la vita al centro della confusione... e ti saluto".
Sembrava storia della musica e invece è musica viva e pulsante.
Bruno Mariani alle chitarre, Alessandro Valle alla pedal stell guitar, Alessandro Arianti alle tastiere, Fabio Coppini alle tastiere, Guido Guglielminetti capoband di De Gregori al basso, Gionata Colaprisca alle percussioni, Maurizio dei Lazzaretti alla batteria, Iskra Menarini e Marco Alemanno vocalist.
La band ha mota verve, il sound è robusto.
C'è nè voluta perchè Lucio Dalla convicnesse il più restio De Gregori a tornare sul palco insieme.
Ci aveva tentato sul palco di capodanno ad Assisi un paio di anni fa ma De Gregori non aveva ritenuto adatti il luogo ed il momento, poi l'estate scorsa due occasioni a Solferino e Benevento di cantare alcune canzoni assieme e il progetto è partito, annunciato come work in progress.
Nel 1978 i nostri due avevano un po' di capelli in più e molta maturità in meno ma per Francesco De Gregori che si era allontanato dalla scena fu il rientro trionfale e Dalla si prodigò nel famoso tour più che come cantante, come direttore musicale, cimentandosi con diversi strumenti.
Memorabili "Piazza Grande" e "Come fanno i marinai" in coppia.
E 500.000 copie vendute dell'album live.
Titolo profetico per l'Italia di allora, "Banana Republic" si addice anche a quella d'oggi.
Sarà anche per questo che Dalla e De Gregori riprendono a cantare "Com'è profondo il mare", ma anche "l'Italia presa a tadimento", "nella notte scura e che non ha paura".
E' musica. Ma chissà, forse anche altro.
Il pubblico canta e dunque...
MARIA LOMBARDO - 
(l'articolo in PDF)

 

RICKY PORTERA ESCLUSO 

NONANTOLA. Una reunion che potrebbe lasciare il segno. Accadrà stasera, alle 21, al Vox Club di Nonantola che ospita l’evento musicale dell’anno: Lucio Dalla e Francesco De Gregori ritornano insieme sul palco per un progetto comune a 31 anni di distanza dal grandioso tour di “Banana Repubblic”. A sorpresa non ci sarà Ricky Portera, il chitarrista storico di Lucio Dalla che negli anni ’70 fu uno dei protagonisti, insieme agli Stadio, di quel tour. L’impressione è che si tratti di una sorta di prova generale aperta al pubblico di quello che potrebbe diventare un vero e proprio tour da portare in giro per l’Italia in club e palasport. Ricordiamo che di “Banana Repubblic tour” nacque un fortunato album dal vivo con due inediti “Cosa sarà” e “Ma come fanno i marinai” oltre ad un gustoso film. Uno dei protagonisti di quell’avventura è Ricky Portera, “fidato” chitarrista di Lucio Dalla che, a sorpresa, è stato estromesso dalla nuova avventura. «Davvero non me l’aspettavo» ha detto il chitarrista modenese, ma ci ha comunque voluto raccontare qualche cosa di quell’esperienza. Trentuno anni dopo, Dalla e De Gregori di nuovo insieme. Che impressione ti fa questa notizia? «La cosa è molto bella anche se non so come è stata organizzata. “Banana Repubblic” ha lasciato il segno nella musica italiana». E’ stata subito corsa al biglietto, probabilmente ci sarà un tour. Che cosa hanno di speciale questi due cantanti? «Hanno di speciale la credibilità di cantautori che da tanti anni dettano legge nella musica italiana, che ancora non è riuscita a tirare fuori artisti in grado di contrastare due mostri sacri della canzone d’autore». Nel 1979 tu hai partecipato a quello che è stato un tour storico. Prova a spiegare a chi non c’era che cosa è stato quel tour... «E’ stata la prima volta che si sono viste 100mila persone in uno stadio per quanto riguarda eventi musicali. Un’emozione fortissima. Quando siamo partiti nessuno si aspettava un successo di questa portata. Vedendo cosa stava accadendo la cosa ci turbò un attimo, in maniera positiva. Penso che sia stato l’inizio dei grandi concerti. Ai musicisti di oggi bisognerebbe dire di inventarsi qualcosa di nuovo piuttosto che portare in giro le tribute band e fare gli imitatori di gruppi. Non si pensa mai troppo in grande e si sentono solo canzonette. Quei cantautori, grazie alla collaborazione di musicisti validi, sono riusciti a dare un’impronta abbastanza forte nelle musica italiana». Stadi pieni e folle osannanti, hai qualche aneddoto di quell’epoca? «Ricordo che si guadagnava poco, nonostante l’afflusso del pubblico. L’aneddoto è che si arricchivano gli altri. Ci fu chiesto di tassarci, dare una mano alla musica italiana. Noi alla musica la mano l’abbiamo data ma questo sforzo non ce l’ha riconosciuto mai nessuno». Le canzoni che vi divertivate di più a suonare? «Sicuramente Pablo o Buffalo Bill». Un pregio e un difetto di Dalla e De Gregori? «Di De Gregori: era singolare il modo di contare, di staccare i pezzi. Lui staccava l’uno e il due a destra e poi faceva una pausa, staccava il tre e quattro dall’altra parte e non ci trovavamo quasi mai. Abbiamo dovuto imparare a ricontare i pezzi. Ci sarebbero molte cose da dire. Spero di farlo in una mia biografia che vorrei fare uscire entro 2 anni, racconto tutte queste cose che fanno parte della mia vita artistica». - Nicola Calicchio

 

 

Prima increduli per la notizia. Poi scettici. Quindi cautamente ottimisti e infine (quasi) entusiasti. Trent'anni e spiccioli dopo il Banana Republic Tour, Lucio Dalla e Francesco De Gregori sono tornati a fare coppia artistica. Per ora una esibizione sola, per pochi intimi e ridotto nel numero delle canzoni. A far le cose sul serio si comincierà a maggio, quando saranno dal 5 al 9 al Teatro degli Arcimboldi a Milano e dal 19 al 23 al Gran Teatro di Roma. E' solo l'inizio di un progetto che non si sa dove porterà. Proprio per questo hanno deciso di battezzare questa avventura Working in Progress ovvero chissà dove arriveremo e per quali strade. Per ora, a testimoniare il loro ritorno, c'è un concerto per un migliaio di persone al Vox Di Nonantola, a un pugno di chilometri da Modena. Il 22 gennaio 2010, alle ore 21 in punto, sono saliti sullo striminzito palco e hanno aperto la loro nuova primavera con una inedita versione di Over the Rainbow. Proprio quella scritta nel 1939 e cantata da Judy garland nel mago di Oz.
Poche parole e tanta musica. Un'ora abbondante. Quindici canzoni, tra cui l'inedito Non basta saper cantare, cui si è aggiunto, a furor di popolo 4 marzo 1943, cantata dai due in solitudine, quando la band era già stata congedata dal palco. In mezzo tanti successi e qualche libertà come Que sera sera, portata al successo da Doris Day, incastonata tra I Muscoli del Capitano eCome è profondo il mare. Bravissimi a calare le voci ognuno nelle corde dell'altro: "Ci divertiamo -hanno detto a fine serata- e sembra che anche il pubblico si diverta. Le canzoni le abbiamo scelte in modo casuale. Alcune fanno parte della memoria popolare ed è impossibile escluderle. Altre meno famose servono a evidenziare anche gli angoli più scomodi. Non è nei nostri programmi fare una compilation di sucessi. Non siamo schiavi della scaletta unica: quando faremo un concerto completo (la data di Nonantola era figlia di soli quattro giorni di prove, ndr)disporremo di un blocco di 35 canzoni circa divise in un nucleo fondamentale e altre che faremo ruotare"
Impossibile non tornare alla loro prima volta insieme, tre decenni abbondanti fa. Non c'è melanconia nelle loro parole. Anzi c'è consapevolezza: "Quel tour era partito per gioco. Era un momento difficile. ino a poco primi c'erano gli attacchi degli autonomi. Al Flaminio siamo arrivati con amplificatori per soddisfare 5mila persone e davanti ce ne siamo trovate 30mila. Lì abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di unico". Impossibile fare paragoni tra le due esperienze ma se guardiamo a quanto è successo al Vox e quanto accradrà nelle prossime settimane si può dire, d'accordo con i due artisti, che oggi la gente cerca serenità e il loro repertorio può darla>. Non confonda, comunque, il concetto di Working in Progress. E' vero che navigano a vista ma con cognizione di causa. De Gregori ha ammesso che "prima o poi un disco lo faremo" e c'è già un inedito, firmato quasi integralmente da De Gregori. Un altro lo ha promesso Dalla. Ci sarà da divertirsi. Questa è una reunion con la "r" maiuscola. Sono affiatati e carichi. Ma soprattutto hanno voglia. Il trucco per vincere questa sfida? In una frase da loro pronunciata: "Se non c'è un buon rapporto umano non si dividono palco e canzoni.".

from Midas Promotion

 

 

 

Roma, 14 gen. (Adnkronos) - "Io De Gregori non lo sopporto. Ma non mi dispiace suonare con lui. E credo che inevitabilmente succederà qualcosa dopo questi due concerti".

A parlare così con ironia di un possibile nuovo tour Dalla-De Gregori a trent'anni da 'Banana Repubblic' è Lucio Dalla, che sbarca su SkyUno con il programma 'L'angolo nel cielo'.

I due suoneranno insieme il 22 gennaio a Nonantola. "Ma tutto è nato -spiega Dalla - quando lo scorso anno lo invitati a suonare con me a Solferino il 24 giugno per le Celebrazioni del 150° Anniversario della Battaglia. Qualcuno ci ricordò che erano esattamente trent'anni dall'esordio del tour di 'Banana Republic', che fu a Savona il 24 giugno del 1979. Tra l'altro non ho mai sentito cantare Francesco bene come adesso. Quindi anche se non lo sopporto -conclude scherzando- è probabile che faremo altre cose".
Non sarà comunque tra gli ospiti del suo nuovo programma 'L'angolo nel cielo' con cui da sabato il grande cantautore bolognese torna in televisione, alle 21.30, su SkyUno e che lo stesso artista definisce "un gioco televisivo e musicale senza trucchi, senza alcun imboglio sentimentale e totalmente privo di metafore".
"Si tratta del primo tentativo di tour all'interno della testa di un cantante", gli fa eco il coautore Giampiero Solari. Il programma prende infatti le mosse da un surreale intervento chirurgico al cervello di Dalla ('operato' dal chirurgo Michele Placido nella prima puntata e da altre star in quelle successive), per far sì che dalla testa possano uscire ricordi, immagini e storie legati alle sue canzoni.I brani che hanno segnato la carriera di Dalla diventano insomma il filo conduttore della trasmissione: il risultato è un programma in cui la fiction si mescola al concerto dando vita ad un rimando poetico di linguaggi e contaminazioni. Tra le chicche dello show anche l'esordio da attore, nei panni di un irrestibile pazzo, del noto press angent di Dalla, Michele Mondella. Nelle dodici puntate, che sono state girate tra Roma e gli studi del Roxy Bar di Bologna in un'ambientazione a tratti felliniana, Dalla duetta con alcuni dei suoi più celebri amici e ripercorre la sua carriera anche attraverso immagini di reportorio, videocilp, filmati privati, ma anche nuovi inserti inediti, come quelli interpretati nella prima puntata da Piera Degli Esposti e Roberto Herlitzka nei panni di 'Anna e Marco', ancora insieme a trent'anni dalla celebre canzone. Tra gli altri ospiti di Dalla nelle dodici puntate anche Vincenzo Salemme, Luca Carboni, Dario Argento, Fabrizio Frizzi, Enzo Iacchetti, Alessandro Haber, Giancarlo Fisichella, Gianni Morandi, Samuele Bersani e Angela Baraldi.
"Sono uno 'Skyista' -dice Dalla- e ho chiesto io di fare questo programma su Sky perché volevo essere totalmente libero. Ho scelto l'unica zona che mi dava la possibilità di fare quello che avevo in testa, qualcosa di completamente irrituale, che rompesse le finzioni televisive, portandole all'esterno per quelle che sono. Un programma così in Rai non me l'avrebbero mai fatto fare", aggiunge. Lo show affronterà con lo stesso linguaggio e sempre seguendo il filo rosso delle canzoni anche temi "eterni e di attualita'" come l'amore, la conduzione umana, l'ambiente, la guerra, l'amicizia: tutti rimessi in gioco con un linguaggio che rispecchia la visione ironica e melanconica tipica di Dalla. Cosi' nella prima puntata sulle note di 'Come e' pronfondo il mare', i pesci muti che affollano gli abbissi diventano i bambini sfruttati nei campi del terzo mondo.

 

 

 

 

La storica tournée portò a un disco, a un film e al pezzo 'Ma come fanno i marinai'. I biglietti per il 22 gennaio a Nonantola sono già in vendita. Ma solo online

di GINO CASTALDO

Quasi senza un vero e proprio annuncio, nel massimo riserbo, Lucio Dalla e Francesco De Gregori hanno deciso di tornare insieme in concerto, a trent'anni esatti dalla storica tournée che fu intitolata Banana Republic e che portò a un disco, a un film e a un gustoso e ironico pezzo inciso a due voci (pubblicato solo come singolo) dal titolo Ma come fanno i marinai.

Per svelare la reunion basta andare sul sito di Ticketone e scoprire che sono in vendita (solo online) i biglietti per una serata al Vox club di Nonantola, con la dicitura "work in progress". Protagonisti, per l'appunto, Dalla e De Gregori, e la data: il 22 gennaio. Tutto qui.

Al momento non si sa nulla della band, della scaletta, e soprattutto se la cosa finirà lì a Nonantola (provincia di Modena) o se si tratta delle prove generali per un tour. L'idea deve essere nata alcuni mesi fa quando i due sono tornati brevemente insieme su un palco, per la prima volta dal 1980.

Era il 24 giugno e in piazza Castello a Solferino si ricordava la battaglia del Risorgimento con testi di Roberto Roversi recitati da Marco Alemanno. La regia era firmata da Lucio Dalla, che aveva invitato De Gregori a cantare alcuni dei suoi pezzi legati alla storia d'Italia, e alla fine i due hanno cantato un paio di brani insieme. Una piccola cosa che però deve aver riacceso l'emozione di quell'avventura che segnò profondamente sia la storia personale dei due cantautori sia l'ambiente musicale italiano.

Mai c'era stata una collaborazione a livelli così alti e oltretutto il tour servì a riavvicinare Francesco De Gregori alle performance dal vivo, visto che veniva dalla disavventura di un processo politico subìto a Milano in pieno concerto, fatto piuttosto grave che ovviamente lo aveva traumatizzato e sconcertato. Banana Republic fu un trionfo e rimane come una delle migliori pagine della storia della canzone moderna.

Ora l'idea ritorna, ma con ovvie differenze: mistero, under statement, un piccolo locale nei dintorni di Modena, nulla a che vedere col gigantismo da stadio dello storico tour. E poi la dicitura "work in progress", quanto basta per incuriosire e suggerire la voglia di provare, di vedere cosa ne viene fuori e forse poi decidere se dare un seguito o no al progetto. (2.1.10)

 

 

 

 

 

 

 

 

22 GEN NONANTOLA (MO) Vox Club
22 MAR VERONA Camploy
23 APR CESENA Vidia Rock Club
02 MAG SENIGALLIA (AN) Teatro La Fenice
05 MAG MILANO Teatro Arcimboldi
06 MAG MILANO Teatro Arcimboldi
07 MAG MILANO Teatro Arcimboldi
08 MAG MILANO Teatro Arcimboldi
09 MAG MILANO Teatro Arcimboldi
13 MAG MILANO Teatro Arcimboldi
14 MAG MILANO Teatro Arcimboldi
19 MAG ROMA Gran Teatro
20 MAG ROMA Gran Teatro
21 MAG ROMA Gran Teatro
22 MAG ROMA Gran Teatro
23 MAG ROMA Gran Teatro
30 GIU FIRENZE Piazza Santa Croce
4 LUG VERONA Arena
5 LUG VENARIA (TO) Arena della Reggia
8 LUG PARMA Parco Ducale
19 LUG MATERA Cava del Sole
21 LUG SPELLO (PG) Villa Fidelia
23 LUG LORRACH (D) Stimmen Festival
24 LUG ZURIGO (CH) Sunset Festival
27 LUG ASCOLI PICENO Piazza del Popolo
29 LUG NAPOLI Arena Flegrea
31 LUG PALERMO Velodromo Borsellino
1 AGO RAGUSA Stadio Selvaggio
3 AGO CATANZARO Arena Magna Grecia
5 AGO MASSA CARRARA Festival Lunatica
9 AGO CAMPIONE D'ITALIA Piazza Lungo Lago
11 AGO OSTUNI (BR) Foro Boario
12 AGO BARLETTA Fossato del Castello
14 AGO CESENATICO Stadio Moretti
16 AGO PESCARA Stadio
17 AGO LIONI (AV) Piazza Vittoria
18 AGO VILLAPIANA (CS) Anfiteatro
20 AGO CAGLIARI Anfiteatro
21 AGO ALGHERO Anfiteatro Maria Pia
24 AGO AGRIGENTO Valle dei Templi
25 AGO TAORMINA (ME) Teatro Antico
27 AGO SIENA Piazza del Campo
28 AGO TORINO Piazza Castello
29 AGO MACERATA Sferisferio
4 SET UDINE Piazza 1° maggio
8 SET BRESCIA Piazza della Loggia
10 SET CREMONA Festival di Mezza Estate
11 SET GENOVA Porto Antico
12 SET CAPANNORI (LU) Villa Reale
14 SET BOLOGNA Area Parco Nord
16 SET MILANO Palasharp
18 SET RIETI Palasport
25 SET PADOVA PalaFabris
     

 

 

 

seguite le tracce del mitico inviato speciale Frank Corallo    (giuro che non vi troverete mai impreparati!)

 

 

 

Guido Guglielminetti

basso

Alessandro Valle

pedal steel guitar

Alessandro Arianti

 tastiere

Bruno Mariani

chitarre

Maurizio Dei Lazzaretti

batteria

Fabio Coppini 

tastiere

Gionata Colaprisca

percussioni

Iskra Menarini

vocalist

Emanuela Cortesi

vocalist

Marco Alemanno

vocalist

 

Per i concerti di Milano e Roma si aggiungerà il Nu-Ork quintet, quintetto d'archi diretto da Beppe D'Onghia.

 

 

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