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GENERALE |
BABBO IN PRIGIONE |
LA CAMPANA |
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NATALE |
RENOIR |
RAGGIO DI SOLE |
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L'IMPICCATO |
IL '56 |
DUE ZINGARI |

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Mario Scotti BASSO |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
George Sims CHITARRA |
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Franco Di Stefano BATTERIA
Prodotto da Ubaldo Consoli e Francesco De Gregori
Ed. Ariola/Serraglio Foto Luciano Costarelli |
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Alberto Visentin PIANO,TASTIERE
Hanno inoltre collaborato:
Dave Sumner
Mario Schiano
Franco Corvasce,
Marcello Onesti
Luca
Rocco |
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Nei due anni che passano fra Bufalo Bill e questo disco c’è il Palalido. Ma è una vicenda così squallida che non merita nemmeno due righe, anche se quel movimento era una moda del tempo e quindi fa parte della storia italiana. Nonostante quel processo-farsa Francesco continua a cantare ancora un po’ in tour e poi si ferma, per quasi due anni. “Non feci niente di speciale o, a seconda dei punti di vista, feci un sacco di cose; per un certo periodo mi misi anche a lavorare nella libreria di una mia amica a S. Maria in Trastevere, ma dopo un po’ mi stufai. Mentre la gente seduta al tavolino conta il tempo con gli aperitivi, lui, con un fascio di giornali in mano si pettina i pensieri con la mano e pensa …..che tutto questo doveva pur finire, o ricominciare. Daccapo. Quando scrissi “Generale”, pensai che era il momento di fare un altro disco: volevo chiamarlo “De Gregori libero”, che sarebbe andato bene anche scritto su un muro, poi lasciai perdere. Tutto qui.” Tutto qui? Ritorna alla grande con un lavoro che è, come tutti i suoi lavori, felliniano. Una volta ha detto che Fellini, in fondo, ha fatto sempre lo stesso film e che lui ha sempre fatto la stessa canzone. Come il grande Federico, prende i protagonisti delle sue storie e li trasforma da personaggi reali a personaggi irreali (perché non possono esistere storie del genere), ma al contempo riesce a far credere che sia tutto vero. E’ questo il segreto di De Gregori: trascinare nel suo mondo la realtà, risputandola fuori sotto forma di fiaba contemporanea.
L’anno
inizia con una scia di sangue causata da attentati: il magistrato Palma,
il maresciallo Berardi e l’agente di custodia Antonio Santoro;
Giovanni Leone si Agli Europei Sara Simeoni diventa primatista mondiale di salto in alto e Pietro Mennea vince i 100 e i 200 metri; Kevin Keegan vince il Pallone d’Oro e la domenica sera Adriano De Zan ci racconta che la Juve vince lo scudetto con Zoff, Tardelli, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Fanna, Causio, Virdis, Cuccureddu, Bettega. (All.Trapattoni). Ai Mondiali di calcio in Argentina l’Italia di Pablito Rossi è quarta con Zoff, Gentile, Cabrini, Benetti, Bellugi, Scirea, Causio, Tardelli, Rossi, Antognoni, Bettega. (All. Bearzot). Vinceranno il titolo i padroni di casa. Al
cinema vediamo La febbre del sabato sera, Grease, New
York New York, Il cacciatore, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Il
paradiso può attendere, Fuga di Il Premio Strega va a Ferdinando Camon con Un altare per la madre e il Campiello va a Gianni Granzotto con Carlo Magno. Di moda vanno i viaggi in Grecia e la crociera sul Nilo, il camper, lo giogging, la corsa in tuta per le strade della città, le palestre affollate, la cura del corpo, il boom dei prodotti di bellezza per uomini, l’autoradio Voxon Tanga, andare a ballare in discoteca, il pechinese e il pastore tedesco (compresi tutti i cuccioli venduti quali presunti figli di campioni e poi cresciuti con le orecchie da cocker e coda sulle ventitrè, ma pur sempre bellissimi). Indossiamo abiti un po’ alla Tony Manero, chiari con ampi colletti e camicie scure aperte davanti, gli immortali jeans. Riscopriamo le magliette LaCoste, i tacchi tornano “normali”, cioè di media altezza, la scarpetta torna leggermente triangolare a punta. I colori ritornano a morbide tonalità di marrone, dallo scuro al beige. Ci intossichiamo con Kit Kat, Fagottino Motta, Ergo cappuccino, Nembogel, Paperon Dollars, i formaggini Grunland, Mio, Bebé, Susanna, Ramek, Milkana, Prealpi, Tigre, Cremli, Dofocrem, i wafer Maggiora, l'Hurrà Saiwa Ma anche con le sigarette Amadis, Astor, Cortina, Lido, Mercedes. Spot da ricordare sono: "Già fatto ?"; Nino Castelnuovo che salta la staccionata per l'olio Cuore (cosa che Francesco fa tranquillamente ancora adesso); Pippo l'ippopotamo; “Fatti non parole” col braccio ustionato nell’acqua a 90 gradi; 'Chi vespa mangia le mele', Giochiamo con Goldrake, il Pon Pon e soprattutto al flipper, uno dei principali svaghi degli anni Settanta. Viaggiamo con la Ritmo, la Lancia Beta, l’Opel Ascona. In
televisione c’è Haidi, Ufo Robot, La donna bionica, Dolce Remi,
Piccolo slam con Stefania Rotolo e Sammy Barbot, Pronto dimmi da dove
chiami, non ho capito la località, chi cambia canale è un furfantino,
esse come Savona e ..Che tempo fa.
A Sanremo i Matia Bazar vincono con “E dirsi ciao”, allo Zecchino d’oro vince "Cecki! Cecki!...Aih!" e al Festivalbar gli Alunni del Sole con “Liù”. E’ l’anno di John Travolta, che con un film scatena la passione per il ballo. Migliaia di giovanissimi si ritrovano in quel nuovo luogo di aggregazione che è la discoteca, ma alla base c'è solo una grande operazione commerciale che trascina contestatori e conservatori, democristiani e comunisti, terroristi e chierichetti, tutti a ballare! Mentre la Siae registra in Italia cinquemila locali da ballo, le notti dei giovani sono dominate dai Bee Gees, un gruppo che, da ballate melodiche quali Run to me e My world, cambia registro dedicandosi alla disco music e diventando leggendario per questo genere. Il
costume musicale italiano è molto deludente. Sulla costa romagnola
rispunta il liscio, mentre per chi non apprezza questo genere musicale,
non rimane che la discoteca. Nonostante sfornino autentici capolavori,
scompaiono i grandi autori della musica d’autore Ascoltiamo: Stayin' alive, Una Donna per amico, Sotto il segno dei pesci, Tu, Grease, Figli delle stelle, Pensiero stupendo, Triangolo, You're the one that I want, Gianna, Un'emozione da poco, Summer nights, Tarzan lo fa, Cercami, A mano a mano, Liù, Dedicato, Night fever, Love me baby, No, Rivers of Babylon, Ancora ancora ancora, Perdendo Anna, Furia soldato, I love America, Miss you, Stranamore, Domani domani, Sono un pirata sono un signore, I'm gonna dance, Sole rosso, Cantare gridare sentirsi tutti uguali. Gli album più venduti in Italia sono Saturday night fever, Grease, Sotto il segno dei pesci, Una donna per amico, La pulce d'acqua, DE GREGORI, Zerolandia, Figli delle stelle, Boomerang, Riccardo Cocciante, Tu, Rimini, Ti avro', Calabuig Stranamore e altri incidenti, L'oro, Com'e' profondo il mare, Cosmic curves, F.lli La Bionda, Nightflight to Venus, Cerrone supernature, Rimini, Amerigo, Sotto il segno dei pesci, Agnese dolce agnese, CSN, And Then There Were Three. Tormentone dell’estate: Wuthering Heigths, di Kate Bush Ma la puntina la poggiamo anche su dischi come Pat Metheny Group, Outlandos d'Amour, We are Devo!, Blue Valentine, Waiting for Columbus, Dire Straits, Street Legal, Some Girls, More Songs about Buildings and Food, Of Queues and Cures, This year’s model. |

Nei
due anni che passano fra "Bufalo Bill" e "Generale" non feci
niente di speciale o, a seconda dei punti di vista, feci un sacco di cose; per
un certo periodo mi misi anche a lavorare nella libreria di una mia amica a S.
Maria in Trastevere, ma dopo un po’ mi stufai.
Quando scrissi "Generale", pensai che era il momento di fare un altro
disco: volevo chiamarlo "De Gregori libero", che sarebbe andato bene
anche scritto su un muro, poi lasciai perdere. Tutto qui." DA ALICE A
SCACCHI E TAROCCHI" – MOLLICA - 1989)
Francesco iniziò una vita molto più ritirata, si dedicò molto ai propri affetti, e a una serie di toumée preparate con grande cura e sempre molto emozionanti; la sua vita pubblica si limitò alla creazione di nuovi dischi, che uscirono puntualmente, uno più bello dell'altro, ma con ritmi molto più tranquilli. DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990)

GENERALE
(De
Gregori-De Gregori)
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Generale,
dietro la collina ci sta la notte crucca ed assassina e in mezzo al prato c'è do
do7 fa una
contadina, curva sul tramonto, sembra una bambina, di cinquant'anni e di cinque
do
la-
re- figli,
venuti al mondo come conigli, partiti al mondo come soldati e non ancora
tornati.
do
sol7
do Generale,
dietro la stazione, lo vedi il treno che portava al sole? Non fa più fermate, do
do7 fa neanche
per pisciare, si va dritti a casa senza più pensare che la guerra è bella,
anche
do
la-
re- se
fa male, che torneremo ancora a giocare, e a farci fare l'amore, l'amore dalle
do
sol7 infermiere. do Generale
la guerra è finita, il nemico è scappato, è vinto, è battuto. Dietro la
collina do
do7
fa non
c'è più nessuno, solo aghi di pino e silenzio e funghi, buoni da mangiare,
buoni da
do
la-
re- seccare,
da farci il sugo quando viene Natale, quando i bambini piangono e a dormire non
do
sol
sol7 ci
vogliono andare.
do Generale
queste cinque stelle, queste cinque lacrime sulla mia pelle, che senso hanno do
do7
fa dietro
il rumore di questo treno che è mezzo vuoto e mezzo pieno, che va veloce verso
do
la-
re- il
ritorno. Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore.
do
sol
sol7
do |
è
figlia di un mondo letterario che parte soprattutto dal romanzo di
Hemingway, "Addio alle Armi", dove c'è una figura di Infermiera
dolcissima che comunque fa l'amore con un protagonista.
Gran
canzone è già nella fusione inscindibile di musica e testo, con quell'incalzare
battuto che non lascia un attimo di respiro. In mezzo a tutto questo c'è
un mare di immagini di altissimo "linguaggio poetico in
canzone", violente, esplosive, immediate, da non starci a pensare su.
E allora vedi. Vedi il treno e chi ci sta dentro, vedi perfino, i
pensieri, i desideri, i sogni di chi sta tornando, vedi come se fossi tu
stesso protagonista, immerso nel testo, nella storia, come deve essere,
come dovrebbe essere sempre per un testo, per una storia messa in musica. |
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SIAMO UOMINI O GENERALI? Analisi di una canzone di pace. John
Martin, (il cui vero nome era Giovanni Martini), era nato a Sala
Consilina, in provincia di Salerno, il 28 gennaio del 1853. Successivamente Vecchioni, nella sua famosa dispensa dedicata a De Gregori, scrisse che Generale è una gran bella canzone di pace. Giusto. Al pari di Blowin in the wind, Lili Marlen, C'era un ragazzo, Auschitwz ed altre, merita il diritto di entrare in questa speciale categoria: quella delle canzoni le cui note fanno più male dei cannoni! Cantiamola
in segno di rispetto per Abele, cantiamola in segno di protesta per
Caino. Mimmo Rapisarda
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BABBO
IN PRIGIONE
(De
Gregori-De Gregori)
Stella
guarda la luna, la luna guarda Stella, la notte è bella. E' bella e profumata,
la-
sol fa7+
la- do
sib
mi4 fa
l'aranciata
è di menta, Stella è contenta che babbo se ne è andato. Che babbo è via
re- la
sib
fa
la- sol
lontano.
E mamma lava i piatti e canta piano.
Fa7+
la- sol fa do
sol7 do
sol7 do
la-sol
fa7+ la- sol7 fa do sol7 do sol7 do

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IN PUNTA DI PIEDI E' ARRIVATO IN CIMA
(Il Monello, n.28
14-7-78) Dopo la famosa contestazione al Palalido di Milano nel 1976
Francesco De Gregori è rimasto due anni in silenzio. poi ha inciso un
disco ed è ritornato puntualmente in vetta alle classifiche
discografiche: la migliore risposta ai denigratori Ed ecco che ritorna,
dopo due anni, la pecora nera dei cantautori italiani, come amano
definirlo gli "arrabbiati" che la sera del due aprile '76, al
Palalido, a Milano, inscenarono una violenta protesta nei confronti di
Francesco De Gregori. Lo accusarono di essere "commerciale",
"qualunquista" e così via. Accuse quantomeno dettate da
faciloneria e cattiveria. Accuse che Francesco ha cercato di digerire in
questi due anni di silenzio. E ritorna, ritrovando il suo pubblico, quello
che si riconosce nelle sue canzoni e che ama la sensibilità per le cose
di tutti i giorni. E' ritornato con un ellepì che è destinato a bissare
il successo di "Rimmel". Un ellepì che più o meno ricalca lo
stesso De Gregori di una volta: niente trasformazioni radicali o
"nuove scoperte". Solo la consapevolezza di essere onestamente
convinto che quello che aveva fatto finora era giusto, anche di fronte ai
"facinorosi" (quattro gatti in definitiva) che due anni prima
l'avevano violentemente contestato. Francesco si è ripresentato quasi in
sordina, giocando al pallone, da solo, sulla copertina di un 33 giri che
per titolo porta il suo nome e basta. |

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Francesco rimase a riflettere a lungo sui recenti tristi avvenimenti, rifiutando cortesemente tutti gli inviti che riceveva da coloro che speravano che riprendesse presto in mano la chitarra. Ma ciò non poteva durare all'infinito. Produsse infatti un nuovo splendido disco, dal titolo DE GREGORI, dai più noto come "Generale", con una copertina estremamente liberatoria: Francesco in un grande prato, intento a colpire un pallone. (…) Molte canzoni dolcissime e malinconiche, come Natale, Renoir, Raggio di sole, Babbo in prigione, ma anche come di consueto canzoni estremamente serie, come L'impiccato e La campana, e in fondo come la stessa Generale, solo apparentemente didascalica. (…). DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990) Una sera giunsi al Folkstudio che lo spettacolo era già iniziato e vidi Francesco seduto in una delle poltroncine in fondo, con accanto una ragazza con la quale parlava a voce bassa, nella penombra. Incuriosito chiesi a qualcuno, forse al Bassignano, chi fosse. Questi mi rispose con aria complice che era Francesca, una sua ex compagna di scuola del Tasso. Come mia consuetudine presi atto della situazione e non volli indagare ulteriormente, e cosi Francesca, che non rividi più per molto tempo, rimase un'ombra indistinta dai capelli scuri (….) Infatti Francesco sposò la pellerossa, e costei era quella stessa ombra che avevo intravisto al Folkstudio tanti anni prima. In realtà Francesca a mio avviso non è una pellerossa benché i suoi tratti possano indurre tale impressione: Francesca è un elfo, e nemmeno lei lo sa. Ne ho avuto la prova definitiva quando ho visto i loro due gemelli, Federico e Marco, che sono senza alcuna possibilità di dubbio due vivacissimi elfi dai capelli rossi. DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990) |
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DUE
ZINGARI
(De
Gregori-De Gregori)
|
Ecco
stasera mi piace così, con queste stelle appiccicate al cielo, la lama del Re7+
si7-
coltello
nascosta nello stivale e il tuo sorriso, trantadue perle. Così disse il fa#-
la4
ragazzo:
"Nella mia vita, non ho mai avuto fame, e non ricordo sete di acqua o di
vino, re7+
si7-
fa#- ho
sempre corso libero, felice come un cane. Tra la campagna e la periferia, e
chissà
la4
mi7+ da
dove venivano i miei, dalla Sicilia o dall'Ungheria, avevano occhi veloci come
il
si7
re
la vento,
leggevano la musica, leggevano la musica nel firmamento".
mi re
mi
re
mi la
mi fa#- mi sol sol7 Rispose
la ragazza, "Ho tredici anni, trentadue perle nella notte, se potessi ti Do7+
sol
fa sposerei
per aver dei figli con le scarpe rotte, girerebbero questa e altre città,
do7+
sol
questa
e altre città, a costruire giostre e a vagabondare. Ma adesso è tardi anche
per sol7
do
la4 chiacchierare". la7 E
due zingari stavano, appoggiati alla notte, forse mano nella mano e si tenevano
negli re
si-
fa#-
la7 occhi.
Aspettavano il sole del giorno dopo, senza guardare niente. Sull'autostrada,
re
si-
fa#- accanto
al campo, le macchine passano velocemente. E gli autotreni mangiano chilometri,
la
mi sicuramente
vanno molto lontano, gli autisti si fermano e poi ripartono, dicono "C'è si7
re
la nebbia,
bisogna andare piano". Si portano dietro, si portano dietro un sogno
mi re mi
re
mi metropolitano. la
mi fa#- mi sol sol7 do sol fa do sol7 do ....
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Una volta entrando con la macchina in una città italiana, ho avuto modo di vedere sotto il cartello col nome della città, un altro cartello più piccolo, e c'era scritto: è vietato l'ingresso e lo stazionamento ai nomadi... allora io posso capire vietato lo stazionamento, perchè se uno pretende di stazionare a via Manzoni, crea dei problemi al traffico... ma l'ingresso, come si fa a vietare l'ingresso a qualcuno dentro a una città... non siamo più nel Medioevo, che c'erano i portoni che alla sera chiudevano, le città potrebbero essere più o meno aperte al pubblico... lì invece l'ingresso era vietato ai nomadi... e i nomadi poi chi sarebbero... sarebbero gli zingari, o no? Non è il complesso dei Nomadi, sarebbe un razzismo tremendo! I nomadi sarebbero gli zingari, perchè si sa che gli zingari non si lavano, si dice, e allora un po' puzzano, si dice, poi si dice anche che gli zingari a-rubbano, come diciamo noi capitolini, e magari è anche vero, che c'è qualche zingaro che ruba, ma magari in Italia rubassero soltanto gli zingari!... sarebbe un problema meno difficile, o no? beh la prossima canzone è una canzone su un ragazzo e una ragazza zingari, e su un'ipotesi di loro amore e su loro due... |
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Ettore
Castagna - "Occhi che hanno visto terra" (World Music, Roma,
n. 35, dicembre 1998) Senza
dubbio gli zingari "sono" il viaggio, sembrano essere essi
stessi la personificazione del movimento, dell'impossibilità di
resistere alla sua necessità. Ma lo zingaro come figura letteraria e simbolica rischia sempre di scadere nella banalità risucchiato fra due poli immaginifici ed immaginari. Da una parte lo zingaro cattivo ladro, predone, mago, dall'altra lo zingaro buono, musicista, viaggiatore, artista. Si finisce sempre indecisi fra gli zingari divinatori ed arcani di Garcia Marquez, quelli rapitori di bambini di certe leggende popolari, i santi-diavoli cinematografici de "Il tempo dei gitani" (1). La canzone, pur non ignorando sia questi tipi che tutti gli stereotipi probabili, li salta in blocco proponendoci un contatto diretto con i suoi personaggi. Sono due adolescenti, ai margini di una città (Roma?). Entrambi si autopresentano con un discorso appeso fra (il loro) reale e (il nostro) immagina |