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Mario Scotti BASSO |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
George Sims CHITARRA |
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Franco Di Stefano BATTERIA
Prodotto da Ubaldo Consoli e Francesco De Gregori
Ed. Ariola/Serraglio Foto Luciano Costarelli |
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Alberto Visentin PIANO,TASTIERE
Hanno inoltre collaborato:
Dave Sumner
Mario Schiano
Franco Corvasce,
Marcello Onesti
Luca
Rocco |
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Nei due anni che passano fra Bufalo Bill e questo disco c’è il Palalido. Ma è una vicenda così squallida che non merita nemmeno due righe, anche se quel movimento era una moda del tempo e quindi fa parte della storia italiana. Quando scrissi “Generale”, pensai che era il momento di fare un altro disco: volevo chiamarlo “De Gregori libero”, che sarebbe andato bene anche scritto su un muro, poi lasciai perdere. Tutto qui.” Tutto qui? Ritorna alla grande con un lavoro che è, come tutti i suoi lavori, felliniano. Una volta ha detto che Fellini, in fondo, ha fatto sempre lo stesso film e che lui ha sempre fatto la stessa canzone. Come il grande Federico, prende i protagonisti delle sue storie e li trasforma da personaggi reali a personaggi irreali (perché non possono esistere storie del genere), ma al contempo riesce a far credere che sia tutto vero. E’ questo il segreto di De Gregori: trascinare nel suo mondo la realtà, risputandola fuori sotto forma di fiaba contemporanea.
L’anno
inizia con una scia di sangue causata da attentati: il magistrato Palma,
il maresciallo Berardi e l’agente di custodia Antonio Santoro;
Giovanni Leone si dimette a seguito di s Agli
Europei Sara Simeoni diventa primatista mondiale di salto in alto e
Pietro Mennea vince i 100 e i 200 metri; Kevin Keegan vince il Pallone d’Oro
e la domenica sera Adriano De Zan ci racconta che la Juve vince lo Al
cinema vediamo La febbre del sabato sera, Grease, New
York New York, Il cacciatore, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Il
paradiso può attendere, Fuga di mezzanotte, Superman, Tornando a casa,
Ecce Bombo, L'albero degli zoccoli, Ciao maschio, Travolti da un
insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, Dove vai in vacanza, In
nome del Papa re. Il Premio Strega va a Ferdinando Camon con Un altare per la madre e il Campiello va a Gianni Granzotto con Carlo Magno. Di moda vanno i viaggi in Grecia e la crociera sul Nilo, il camper, lo giogging, la corsa in tuta per le strade della città, le palestre affollate, la cura del corpo, il boom dei prodotti di bellezza per uomini, l’autoradio Voxon Tanga, andare a ballare in discoteca, il pechinese e il pastore tedesco (compresi tutti i cuccioli venduti quali presunti figli di campioni e poi cresciuti con le orecchie da cocker e coda sulle ventitrè, ma pur sempre bellissimi). Indossiamo abiti un po’ alla Tony Manero, chiari con ampi colletti e camicie scure aperte davanti, gli immortali jeans. Riscopriamo le magliette LaCoste, i tacchi tornano “normali”, cioè di media altezza, la scarpetta torna leggermente triangolare a punta. I colori ritornano a morbide tonalità di marrone, dallo scuro al beige. Ci intossichiamo con Kit Kat, Fagottino Motta, Ergo cappuccino, Nembogel, Paperon Dollars, i formaggini Grunland, Mio, Bebé, Susanna, Ramek, Milkana, Prealpi, Tigre, Cremli, Dofocrem, i wafer Maggiora, l'Hurrà Saiwa Ma anche con le sigarette Amadis, Astor, Cortina, Lido, Mercedes. Spot da ricordare sono: "Già fatto ?"; Nino Castelnuovo che salta la staccionata per l'olio Cuore (cosa che Francesco fa tranquillamente ancora adesso); Pippo l'ippopotamo; “Fatti non parole” col braccio ustionato nell’acqua a 90 gradi; 'Chi vespa mangia le mele', Giochiamo con Goldrake, il Pon Pon e soprattutto al flipper, uno dei principali svaghi degli anni Settanta. Viaggiamo con la Ritmo, la Lancia Beta, l’Opel Ascona. In televisione c’è Haidi, Ufo Robot, La donna bionica, Dolce Remi, Piccolo slam con Stefania Rotolo e Sammy Barbot, Pronto dimmi da dove chiami, non ho capito la località, chi cambia canale è un furfantino, esse come Savona e ..Che tempo fa. Leggiamo La vita interiore, La chiave a stella, L'affare Moro, Il galateo e il bosco, Il cappotto d'astrakan, Il Sabato.
E’
l’anno di John Travolta, che con un film scatena la passione per il
ballo. Migliaia di giovanissimi si ritrovano in quel nuovo luogo di
aggregazione che è la discoteca, ma alla base c'è solo una grande
operazione commerciale che trascina contestatori e conservatori,
democristiani e comunisti, terroristi e chierichetti, tutti a ballare!
Mentre la Siae registra in Italia cinquemila locali da ballo, le notti
dei giovani sono dominate dai Bee Gees, un gruppo che, da ballate
melodiche quali Run to me e My world, cambia registro dedicandosi alla
disco music e diventando leggendario per questo genere. Il costume musicale italiano è molto deludente. Sulla costa romagnola rispunta il liscio, mentre per chi non apprezza questo genere musicale, non rimane che la discoteca. Nonostante sfornino autentici capolavori, scompaiono i grandi autori della musica d’autore italiana che sono contestati, fischiati, boicottati. Nella musica internazionale il singolo "The Model" dei Kraftwerk, contenuto nell'album "The Man Machine", segna l'avvento del techno-pop. Ascoltiamo: Stayin' alive, Una Donna per amico, Sotto il segno dei pesci, Tu, Grease, Figli delle stelle, Pensiero stupendo, Triangolo, You're the one that I want, Gianna, Un'emozione da poco, Summer nights, Tarzan lo fa, Cercami, A mano a mano, Liù, Dedicato, Night fever, Love me baby, No, Rivers of Babylon, Ancora ancora ancora, Perdendo Anna, Furia soldato, I love America, Miss you, Stranamore, Domani domani, Sono un pirata sono un signore, I'm gonna dance, Sole rosso, Cantare gridare sentirsi tutti uguali. Gli album più venduti in Italia sono Saturday night fever, Grease, Sotto il segno dei pesci, Una donna per amico, La pulce d'acqua, DE GREGORI, Zerolandia, Figli delle stelle, Boomerang, Riccardo Cocciante, Tu, Rimini, Ti avro', Calabuig Stranamore e altri incidenti, L'oro, Com'e' profondo il mare, Cosmic curves, F.lli La Bionda, Nightflight to Venus, Cerrone supernature, Rimini, Amerigo, Sotto il segno dei pesci, Agnese dolce agnese, CSN, And Then There Were Three. Tormentone dell’estate: Wuthering Heigths, di Kate Bush Ma la puntina la poggiamo anche su dischi come Pat Metheny Group, Outlandos d'Amour, We are Devo!, Blue Valentine, Waiting for Columbus, Dire Straits, Street Legal, Some Girls, More Songs about Buildings and Food, Of Queues and Cures, This year’s model. |

Nei
due anni che passano fra "Bufalo Bill" e "Generale" non feci
niente di speciale o, a seconda dei punti di vista, feci un sacco di cose; per
un
certo periodo mi misi anche a lavorare nella libreria di una mia amica a S.
Maria in
Trastevere, ma dopo un po’ mi stufai.
Quando scrissi "Generale", pensai che era il momento di fare un altro
disco: volevo chiamarlo "De Gregori libero", che sarebbe andato bene
anche scritto su un muro, poi lasciai perdere. Tutto qui." DA ALICE A
SCACCHI E TAROCCHI" – MOLLICA - 1989) Francesco
iniziò una vita molto più ritirata, si dedicò molto ai propri affetti, e a
una serie di toumée preparate con grande cura e sempre molto emozionanti; la
sua vita pubblica si limitò alla creazione di nuovi dischi, che uscirono
puntualmente, uno più bello dell'altro, ma con ritmi molto più tranquilli. DE
GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990)
è
figlia di un mondo letterario che parte soprattutto dal romanzo di
Hemingway, "Addio alle Armi", dove c'è una figura di Infermiera
dolcissima che comunque fa l'amore con un protagonista.
Gran
canzone è già nella fusione inscindibile di musica e testo, con quell'incalzare
battuto che non lascia un attimo di respiro. In mezzo a tutto questo c'è
un mare di immagini di altissimo "linguaggio poetico in
canzone", violente, esplosive, immediate, da non starci a pensare su.
E allora vedi. Vedi il treno e chi ci sta dentro, vedi perfino, i
pensieri, i desideri, i sogni di chi sta tornando, vedi come se fossi tu
stesso protagonista, immerso nel testo, nella storia, come deve essere,
come dovrebbe essere sempre per un testo, per una storia messa in musica.
C'è "la notte crucca e assassina", "la contadina CURVA SUL
TRAMONTO (un quadro di Fattori), "Il treno che portava al sole e non
fa fermate neanche per pisciare" (in fretta, in fretta!), le
infermiere che fanno l'amore; c'è quel rotolante triplice participio
passato "scappato, vinto, battuto" e poi "funghi buoni da
mangiare, da seccare, da farci il sugo" triplice infinito con cambio
repentino di quadro, di ambiente; ci sono "bambini che piangono e a
dormire non ci vogliono andare" e "cinque stelle, cinque lacrime
sulla mia pelle" che non han più senso, ora sulla via del ritorno,
come non hai senso tu caro generale, come ha senso solo la vita. Raramente
tanta poesia si agita in una sola canzone, ma è poesia in musica,
distinta, indipendente , universale, di tutti e per sempre.
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Generale,
dietro la collina, Generale
dietro la stazione.
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Generale
la guerra è finita. Generale,
queste cinque stelle. |
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SIAMO UOMINI O GENERALI? Analisi di una canzone di pace. John
Martin, (il cui vero nome era Giovanni Martini), era nato a Sala
Consilina, in provincia di Salerno, il 28 gennaio del 1853. Successivamente Vecchioni, nella sua famosa dispensa dedicata a De Gregori, scrisse che Generale è una gran bella canzone di pace. Giusto. Al pari di Blowin in the wind, Lili Marlen, C'era un ragazzo, Auschitwz ed altre, merita il diritto di entrare in questa speciale categoria: quella delle canzoni le cui note fanno più male dei cannoni! Cantiamola
in segno di rispetto per Abele, cantiamola in segno di protesta per
Caino. Mimmo Rapisarda
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JOUW
VERHALEN Benny
Neyman.
Jouw
verhalen, ik wil ze niet meer horen Al
je verhalen, mooie verhalen Jouw
verhalen, 't waren mooie woorden Al
je verhalen, gelogen verhalen Jouw
verhalen, ik wil ze niet meer horen Al
je verhalen, verzonnen verhalen Jouw
verhalen, ik wil ze nooit meer horen Al
je verhalen, mooie verhalen
(grazie a Samuele Romano, grande ricercatore ed esperto musicale |
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Stella
guarda la luna, la luna guarda Stella. La notte è bella Stella è
contenta che babbo se ne è andato. Che babbo è via lontano.
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IN PUNTA DI PIEDI E' ARRIVATO IN CIMA
(Il Monello, n.28
14-7-78) Dopo la famosa contestazione al Palalido di Milano nel 1976
Francesco De Gregori è rimasto due anni in silenzio. poi ha inciso un
disco ed è ritornato puntualmente in vetta alle classifiche
discografiche: la migliore risposta ai denigratori Ed ecco che ritorna,
dopo due anni, la pecora nera dei cantautori italiani, come amano
definirlo gli "arrabbiati" che la sera del due aprile '76, al
Palalido, a Milano, inscenarono una violenta protesta nei confronti di
Francesco De Gregori. Lo accusarono di essere "commerciale",
"qualunquista" e così via. Accuse quantomeno dettate da
faciloneria e cattiveria. Accuse che Francesco ha cercato di digerire in
questi due anni di silenzio. E ritorna, ritrovando il suo pubblico, quello
che si riconosce nelle sue canzoni e che ama la sensibilità per le cose
di tutti i giorni. E' ritornato con un ellepì che è destinato a bissare
il successo di "Rimmel". Un ellepì che più o meno ricalca lo
stesso De Gregori di una volta: niente trasformazioni radicali o
"nuove scoperte". Solo la consapevolezza di essere onestamente
convinto che quello che aveva fatto finora era giusto, anche di fronte ai
"facinorosi" (quattro gatti in definitiva) che due anni prima
l'avevano violentemente contestato. Francesco si è ripresentato quasi in
sordina, giocando al pallone, da solo, sulla copertina di un 33 giri che
per titolo porta il suo nome e basta. |

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Francesco rimase a riflettere a lungo sui recenti tristi avvenimenti, rifiutando cortesemente tutti gli inviti che riceveva da coloro che speravano che riprendesse presto in mano la chitarra. Ma ciò non poteva durare all'infinito. Produsse infatti un nuovo splendido disco, dal titolo DE GREGORI, dai più noto come "Generale", con una copertina estremamente liberatoria: Francesco in un grande prato, intento a colpire un pallone. (…) Molte canzoni dolcissime e malinconiche, come Natale, Renoir, Raggio di sole, Babbo in prigione, ma anche come di consueto canzoni estremamente serie, come L'impiccato e La campana, e in fondo come la stessa Generale, solo apparentemente didascalica. (…). DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990) Una sera giunsi al Folkstudio che lo spettacolo era già iniziato e vidi Francesco seduto in una delle poltroncine in fondo, con accanto una ragazza con la quale parlava a voce bassa, nella penombra. Incuriosito chiesi a qualcuno, forse al Bassignano, chi fosse. Questi mi rispose con aria complice che era Francesca, una sua ex compagna di scuola del Tasso. Come mia consuetudine presi atto della situazione e non volli indagare ulteriormente, e cosi Francesca, che non rividi più per molto tempo, rimase un'ombra indistinta dai capelli scuri (….) Infatti Francesco sposò la pellerossa, e costei era quella stessa ombra che avevo intravisto al Folkstudio tanti anni prima. In realtà Francesca a mio avviso non è una pellerossa benché i suoi tratti possano indurre tale impressione: Francesca è un elfo, e nemmeno lei lo sa. Ne ho avuto la prova definitiva quando ho visto i loro due gemelli, Federico e Marco, che sono senza alcuna possibilità di dubbio due vivacissimi elfi dai capelli rossi. DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990) |
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DUE
ZINGARI Ecco
stasera mi piace così, con queste stelle appiccicate al cielo.
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Una volta entrando con la macchina in una città italiana, ho avuto modo di vedere sotto il cartello col nome della città, un altro cartello più piccolo, e c'era scritto: è vietato l'ingresso e lo stazionamento ai nomadi... allora io posso capire vietato lo stazionamento, perchè se uno pretende di stazionare a via Manzoni, crea dei problemi al traffico... ma l'ingresso, come si fa a vietare l'ingresso a qualcuno dentro a una città... non siamo più nel Medioevo, che c'erano i portoni che alla sera chiudevano, le città potrebbero essere più o meno aperte al pubblico... lì invece l'ingresso era vietato ai nomadi... e i nomadi poi chi sarebbero... sarebbero gli zingari, o no? Non è il complesso dei Nomadi, sarebbe un razzismo tremendo! I nomadi sarebbero gli zingari, perchè si sa che gli zingari non si lavano, si dice, e allora un po' puzzano, si dice, poi si dice anche che gli zingari a-rubbano, come diciamo noi capitolini, e magari è anche vero, che c'è qualche zingaro che ruba, ma magari in Italia rubassero soltanto gli zingari!... sarebbe un problema meno difficile, o no? beh la prossima canzone è una canzone su un ragazzo e una ragazza zingari, e su un'ipotesi di loro amore e su loro due... |
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Ettore
Castagna - "Occhi che hanno visto terra" (World Music, Roma,
n. 35, dicembre 1998) Senza
dubbio gli zingari "sono" il viaggio, sembrano essere essi
stessi la personificazione del movimento, dell'impossibilità di
resistere alla sua necessità. Ma lo zingaro come figura letteraria e simbolica
rischia sempre di scadere nella banalità risucchiato fra due poli
immaginifici ed immaginari. Da una parte lo zingaro cattivo ladro,
predone, mago, dall'altra lo zingaro buono, musicista, viaggiatore,
artista. Si finisce sempre indecisi fra gli zingari divinatori ed arcani
di Garcia Marquez, quelli rapitori di bambini di certe leggende
popolari, i santi-diavoli cinematografici de "Il tempo dei
gitani" (1). La canzone, pur non ignorando sia questi tipi che
tutti gli stereotipi probabili, li salta in blocco proponendoci un
contatto diretto con i suoi personaggi. Sono due adolescenti, ai margini
di una città (Roma?). Entrambi si autopresentano con un discorso appeso
fra (il loro) reale e (il nostro) immaginario. Quando il primo dei due
personaggi inizia a raccontarsi, la canzone sembrerebbe, seppur in un
modo molto lirico, riproporre alcune delle stereotipie positive sullo
zingaro. Il personaggio del ragazzo si caratterizza infatti attraverso
l'autoesaltazione della libertà personale vista come vera e propria
eredità rom e composta di sentimentalismo "gitano" capace di
"cogliere l'attimo" ("Ecco stasera mi piace così"
), violenza necessaria in un mondo violento ("La lama del coltello
nascosta dentro lo stivale" ), abilità nell'arrangiare la
sopravvivenza ("Nella mia vita non ho mai avuto fame"),
erranza ( "Ho sempre corso libero..." ). Non da ultimo il
riferimento, davvero alla Garcia Marquez, a genitori altrettanto liberi,
carichi di emblematico "mistero gitano". Amplissima e,
naturalmente, immaginifica e misteriosa la loro descrizione che la
canzone ci offre, tutto sommato, in soli tre versi. Sono venuti da chissà
dove (Primo elemento di mistero), "avevano occhi veloci (simbolo di
inafferrabilità e destrezza) come il vento" (Secondo elemento di
mistero), capaci di leggere la musica "nel firmamento" (Terzo
ulteriore elemento di mistero). La sequenza simbolica che emerge dai tre
versi in sequenza risulta così movimento-vento-musica. Tre elementi
senza dubbio non "catturabili", mai descrivibili in pieno,
assolutamente ascrivibili alla tradizione gitana, fatta di inarrestabile
nomadismo e di inevitabile consapevolezza culturale dell'alterità di
questo nomadismo. Tradizionalmente per vivere lo zingaro non esercita
alcun mestiere che necessiti stanzialità ma piuttosto assoluta
destrezza: fa il fabbro, legge la mano o le carte, ruba, suona con
abilità "diabolica". Già
con l'introduzione del personaggio della ragazza fa irruzione un aspetto
più realistico. Viene
riproposto dai primi versi solamente il riferimento estremamente
"orientale" alla bellezza di un sorriso perfetto, fatto di
trentadue denti-perle scintillanti nella notte. L'immagine dei denti
come perle incastonate in bocca parrebbe quasi una citazione
"illustre" dalla letteratura indiana. Il Kamasutra al cap. V,
5 recita: "Le labbra
sono il corallo ed i denti il gioiello". Anche il
riferimento proprio
alla cultura indiana potrebbe non essere casuale date le ancestrali
origini indiane degli zingari. Per
il resto in un modo molto concreto, la ragazza propone un'immagine meno
mitico-eroica di sè e del futuro possibile. Un futuro comune di
"giostre" e di vagabondaggio sarà forse possibile un giorno
nella piena consapevolezza che anche i figli saranno destinati alle
"scarpe rotte". Repentinamente e seccamente la ragazza
conclude "ma ora è tardi anche per chiacchierare". Potrebbe
sembrare un passaggio un po' ruvido ma in realtà il risultato è
efficace. I due si svegliano di colpo dai sogni più o meno possibili
sulla loro identità reale o supposta, sul loro futuro immaginario
e/o probabile. Si abbatte sul quadretto romatico dei due giovani zingari
che vagheggiano la loro libertà un vincolo concreto: "è
tardi". Anche gli zingari hanno un limite per i sogni. Quell'
"è tardi" in realtà potrebbe essere interpretato alla
rovescia: "è presto". E' presto per immaginare, per
illudersi. Vediamo
i due giovani protagonisti, in una inquadratura che si allarga sempre di
più, tenersi per mano, "senza guardare niente", ai margini di
un'autostrada, forse al confine del campo. Emerge qui con tutto il suo
peso il contrasto fra il "sogno zigano" e lo squallore
probabile del paesaggio periferico ed autostradale. Il contrasto aumenta
quando al silenzio dei sogni ad occhi aperti dei due zingari si
contrappongono i rumori assordanti delle automobili e dei camion che
fanno irruzione sulla scena. Un ulteriore elemento di contrasto arriva
dall'immagine di mobilità dei mezzi che scorrono sull'autostrada
("Gli autotreni mangiano chilometri/sicuramente vanno molto
lontano") che sembra brutalmente contrastare, nella sua oggettività
meccanica, con l'aspetto "lirico" del nomadismo/moto perpetuo
zingaro. La non casualità della scelta di queste immagini viene
sottolineata dall'ultimo verso nel quale i camionisti, variante mobile
ma non molto "romantica" del modus vivendi occidentale,
"si lasciano dietro il sogno metropolitano". L'opposizione fra
l'immaginario gitano e quello metropolitano (sebbene il secondo sia
appena accennato) è completa. Vicine e confinanti le due parti fanno
rassicuranti sogni separati. "Il
tempo dei gitani", di Emir Kusturica, a suo tempo ha suscitato più
di una polemica. Rimane comunque un film straordinario dove viene messa
in luce in modo unico l'identità zingara. La trama, continuamente
sospesa fra l'ironico ed il drammatico, non scade mai nel retorico e
nello stereotipo sulla condizione zingara.
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IL
'56 A
guardare nei ricordi sembra ancora ieri,
è una canzone scritta almeno quattro anni prima che la incidessi. Ero in sala e avevo pochissime canzoni scritte e allora mi sono trovato a guardare nei cassetti e ho trovato questa canzone. |

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RIVALITÀ
PASSATE
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LA
CAMPANA La
campana ha suonato tutto il giorno,
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L'IMPICCATO Uno
l'hanno preso ieri sera, giovane giovane, |
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C'è
la luna sui tetti,
c'è la notte per strada. |
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Una grande festività, a noi tutti cara: il Natale! questo grande sentimento qui, un sentimento che ci spinge dentro i negozi a comprare di tutto: finti babbi natali, veri gesù bambini, il Natale... ma il Natale è solo un pretesto per la prossima canzone, che è in realtà la storia di un individuo romantico, che aspetta il ritorno della donna amata, la quale è partita, è andata in un altro paese, e secondo me nemmeno torna più, nemmeno gli scrive... una canzone in qualche modo drammatica dal punto di vista sentimentale. Lui però, che è un individuo sereno e ottimista, ogni sera ascolta, per le scale del suo palazzo, dei passi, che si fermano due piani più su; e spera che possano essere i passi di lei... e invece sono del postino, che abita all'appartamento di sopra e torna alla sera verso le undici-mezzanotte, anche un po' incazzato... lui però ci spera ogni volta e ogni volta è deluso... la canzone sarebbe tragica come ben vi rendete conto anche voi, se non avesse un lieto fine inaspettato: lui si innamora direttamente del postino... |
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Gli
aerei stanno al cielo,
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Lei parte, lui se ne va, è un addio, forse lo stesso di Rimmel ma rivisto con altri occhi. Detto così sembrano banali sia l'argomento sia l'ambientazione, e invece in questa sintesi fotografica piena di considerazioni a tempo scaduto, ogni cosa è nel posto dove non te l'aspetti, ma dove deve essere, secondo le regole della bisociazione. Si parte con una rapida successione di cose e oggetti paragonati ("come") tra loro, nelle loro funzioni. Solo che le prime due volte i paragoni sono ovvi anche se originali, ma nella terza appare come 2° termine non più un oggetto, ma tutta una considerazione. Vediamo questa costruzione sintattica particolarissima perché "sghimbescia", "isoscele": una classica "changing creativity": GLI AEREI STANNO AL CIELO COME LE NAVI AL MARE (gli aerei stanno al cielo) COME IL SOLE ALL'ORIZZONTE LA SERA (gli aerei stanno al cielo) COME È VERO CHE NON VOGLIO TORNARE L'autore prepara un terreno di concetti che esprimono un ordine naturale delle cose e ci fa rientrare (quasi un sillogismo) un suo pensiero personale ("se gli aerei volano, è vero che io non voglio tornare da te"). Tornare dove? In quella stanza di ragazzo, di primo folle amore e angosciate attese ("mi pettino i pensieri col bicchiere nella mano") stile Atlantide. Lei vista dagli altri non era poi 'sto gran che ("che straccione era") ma chi se ne frega. L'importante è che gli amici le dicano se era triste o allegra, se i capelli si muovevano al vento. Questo successe tanto tempo fa, roba appunto da Atlantide, da ricordo sommerso: prese il treno per andare più lontano possibile ("vide l'Italia passare ai suoi piedi"), prese il treno giocando un azzardo particolare ma forse necessario. Non una connotazione fisica, non una parola, non una risposta, solo i "suoi" pensieri (quali poi?) per chilometri solo immaginabili. Gran gesto nel finale: vabbè è andata così, "da qualche parte c'è un uomo migliore" e un lapidario, epigrammatico, succinto finale: non parlo più di lei ma non l'ho dimenticata. (R. Vecchioni) |
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RAGGIO
DI SOLE Benvenuto, raggio di sole, a
questa terra di terra e sassi dove
nessuno ti vuole male. avrai
matite per giocare, a
questo cielo sereno, unica
al mondo per dove può andare, che
si siede dolcemente,
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