|
|
![]() |
|
|
L'AGGETTIVO "MITICO" |
SPAD VII S2489 |
CONDANNATO A MORTE |
|
CANZONE PER L'ESTATE |
NATALE DI SECONDA MANO |
IL CUOCO DI SALO' |
|
DERIVA |
QUANDO E' QUI |
CARTELLO ALLA PORTA |
|
CALDO E SCURO |
SEMPRE E PER SEMPRE |

|
Prodotto da Guido Guglielminetti
Registrato da Gianmario Lussana
Hobo Recording Studio - Saracinesco (Roma)
Mastering di Ian Cooper, Metropolis Mastering - Londra
Ed. Serraglio
Copertina di Piero Pizzi Cannella
|
Alessandro Svampa BATTERIA |
Guido Guglielminetti BASSO |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA
|
Paolo Giovenchi CHITARRE |
Artwork: Francesca Pes
Grazie a Enrico Tortarolo Projet Studio Cuneo
Hanno inoltre collaborato:
Marco Rosini (mandolino) Slep (chitarra) Stefano Tavernese (violino) Dario Arianti (chitarra) Fabio Ceccarelli (fisarmonica) Alessandro Arianti (pianoforte) Scuola APM di Saluzzo Michele Fefrigotti e Vittorio Muò (direzione orchestre)
|
|
Massimo Buzzi BATTERIA |
|
Carlo Gaudiello PIANO, TASTIERE
|
|||
|
Monica Magnani CORI
|
Lalla Francia CORI
|
||||
|
Greg Cohen CONTRABBASSO |
Nicola Piovani arrangiamento e produzione Natale di seconda mano |
Franco Battiato arrangiamento e produzione Il cuoco di Salò |
Toto Torquati HAMMOND |
||

Copertina
di Piero Pizzi Cannella (a sinistra)........
Però la copertina mi piace - non solo perchè è una copertina " d'oro" ( SE LA GUARDATE BENE)- ma proprio perchè è di cartone. Forse abbiamo tagliato qualche albero in più, ma produrremo meno diossina. Comunque per quanto ne so c'è anche una versione con il guscio di plastica tradizionale - ma sempre senza i testi-. Per farmi perdonare ho chiesto alla Sony di stampare anche il vinile. E l'uomo del monte ha detto si. Ciccio

|
"Abbiamo incominciato, Francesco ed io, a pensare di realizzare finalmente un disco, perché i tempi pensavamo fossero maturi. Allora ci siamo trovati a casa sua, in Umbria, e abbiamo fatto una riunione...abbiamo pensato a riproporre un Rimmel dei giorni nostri. Abbiamo lavorato a "togliere" piuttosto che "ad aggiungere" perché le idee c'è ne sono state tantissime, ed è stato un bellissimo lavoro. L’atmosfera è stata quanto di meglio si possa pensare. Abbiamo registrato tutto in diretta, cioè ogni musicista suonava il proprio strumento con Francesco che cantava, come se fosse un concerto in sala di registrazione. Sono stati pochi i ritocchi, abbiamo preferito rifare più volte il pezzo piuttosto che intervenire su ogni singolo strumento, perché questo ci avrebbe portato a raffreddare l'atmosfera delle canzoni.” (Guido Guglielminetti)
Ascoltando le ballate del disco si capisce subito che aveva bisogno soltanto di essere ascoltato, non spiegato. Deriva è un gioiellino il cui testo non contiene parole ma note musicali, frasi, armonie. Sono parole che potrebbero già suonare da sole, senza strumenti, ma avendo la fortuna di essere imprigionate in quella gabbia melodiosa che Francesco ha costruito per loro, diventano di conseguenza meravigliosi pentagrammi. E' una canzone che ascoltata nel posto giusto ti mette addosso un'indescrivibile voglia d'amore, una canzone terapeutica che ti aiuta a trovare il coraggio di dire 'ti amo'. Anche L'aggettivo Mitico, Sempre e per sempre, Il cuoco di Salò saranno ricordate a lungo, come impresse in quella misteriosa fotografia virata seppia che ogni tanto cita: "quando ho guardato la tua foto sul muro ed ero già lontano tu sorridevi a qualcuno qualche anno prima" e "quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi".
Ecco
i fatti dell’anno: migliaia di persone si recano pacificamente nelle
giornate del G8 a Genova per manifestare sui temi della globalizzazione,
la situazione però degenera con conseguenze imprevedibili; Silvio
Berlusconi vince le elezioni politiche e ci governa Ma
quest’anno sarà ricordato nella storia dell’uomo sopratuttto per un’infamia:
il crollo delle torri gemelle a New York avvenuto l’11 settembre a
causa di due boeing pilotati da kamikaze e che provocò migliaia di
vittime, proprio nel cuore della blindata America. Quelle torri che
fumano come comignoli resteranno per sempre il simbolo di questo nuovo
millennio. Da quel giorno in poi le strategie politiche del mondo
cambieranno e tutti, a cominciare dagli invincibili americani (che hanno
sofferto da sempre della sindrome da invasione), siamo consapevoli che
nessuno è invulnerabile di fronte al fanatismo esasperato, al
terrorismo e soprattutto alla voglia di riscatto. Per questo dall’11
settembre saremo ogni giorno in trincea per difenderci da questo nemico
invisibile. Ma è una guerra che potremmo anche perdere, nulla ci
assicura che l’Occidente possa vincerla, perché il 70 per cento della
popolazione del pianeta non accetterà più certe condizioni. L’occidente
continua a non accorgersi che qualcuno bussa alla porta e che è ormai
troppo tardi per mettere il cartello “non disturbare”. C’è gente
affamata che via satellite vede i nostri animali domestici mangiare su
piattini d’argento, che si tuffa in mare da disperati gommoni in
avaria e che rivendica non il suo diritto di vivere, ma almeno quello di
sopravvivere. Per fortuna nel 2001 c’è anche lo sport: la Ferrari, dopo tanti anni, vince finalmente il titolo mondiale con Schumacher. Col tedesco ne seguiranno tanti, ma tanti altri, Owen vince il Pallone d’Oro e la domenica sera Marco Mazzocchi e Giorgio Tosatti ci raccontano che la Roma vince lo scudetto con Antonioli, Zago, Cafù, Candela, Tommasi, Samuel, Montella, Emerson, Batistuta, Totti, Del Vecchio. (All. Capello) Ci
intossichiamo con l’ovetto Kinder e Quattro salti in padella quando
non possiamo cucinare per il tempo sempre più ridotto rimasto a nostra
disposizione. Per questo la pasta diventa un piatto unico ed è
consigliata dai dietologi, che la celebrano come un pass-partout per
tutte le occasioni. Nelle cene con gli amici si ritorna a mangiare in
casa, in cui ognuno gareggia sul manicaretto più ricercato o sulla
segreta ricetta della torta, donata dalla mamma come un gioiello di
famiglia. Indossiamo abiti scuri con piccoli colletti, camicie grigie, grandi scarpe con punta quadrata. I capelli li portiamo rasati a zero e con pizzetto. Per le donne abbiamo delle scarpe a punta che avrebbero bisogno del porto d’armi per indossarle, jeans a vita bassa con un leggero ritorno alla zampa d’elefante e l’ombelico che fa capolino da magliette troppo corte. In televisione il tempo diventa la cosa più preziosa. I palinsesti cambiano vorticosamente prostrandosi davanti al dio Auditel; un minuto in più o in meno significa milioni di euro; i tranquilli presentatori (ora conduttori) adesso lottano contro il tempo con stati di ansia da ricovero alla Neuro; interresanti dibattiti vengono interrotti dai gesti dei direttori di sala che premono per il tg, la pubblicità, costringendo il conduttore a chiedere all’ospite “abbiamo trenta secondi, lei cosa vuol dire in conclusione? Vediamo se è bravo!”. Da pazzi! Per
rilassarci però vediamo il Commissario Salvo Montabano, il Grande
Fratello, la Tv delle ragazze, L’ottavo nano, Luttazzi, e poi
marescialli, ispettori, commissari, squadre di polizia, brigadieri,
appuntati, avvocati, medici legali, medici di famiglia, capuccini,
frati, Il Premio Strega va a Domenico Starnone con Via Gemito e il Campiello va a Giuseppe Pontiggia con Nati due volte Al cinema vediamo Il mio grosso grasso matrimonio greco, Vanilla Sky, L'ultimo bacio, La stanza del figlio, I cento passi, Concorrenza sleale, Malèna, Almost Blue, A beatiful mind, Il signore degli anelli I, Harry potter, Chocolat, Hannibal, Pearl Harbour, The Others, Moulin Rouge. Viaggiamo con Ford Focus, Bmw 530, Toyota Yaris e Corolla, Alfa Romeo 147, Peugeot 307, Citroen Xsara, Fiat Stilo, Mercedes Classe A e Kompressor, Matiz Daewoo, Chrysler Voyager e centinaia di modelli di monovolume, jeep e fuoristrada come se fossimo sulle strade del Nebraska!
Altri spot da ricordare sono “parola di Francesco Amadori!”; “A regazzi’! E mo’ sto pallone voo’ buco!”; il frigorifero pieno di Kinder Pinguì che per mangiarli devi umiliarti davanti a tuo fratello perchè sono i suoi; “No Martini, No Party”; l'acqua Rocchetta che fa fare molta "plin plin"; la barca della Q8.. incagliata in una pozzanghera. Leggiamo La Repubblica, l’Espresso, Capital, Donna moderna, Cosmopolitan, Max, Libero, Italia Oggi, La Gazzetta dello Sport, Televideo, L’isola che non c’era. Giochiamo con Pokemon, il solitario di Windows, Flight Simulator, Picaciù. Di
moda sono i palmari, i viaggi in Irlanda, in Patagonia e tutto ciò chè
è stancante e “off-limits” (basta che si dica di essere stati in un
posto sconosciuto da tutti); gli sms, il Rottweiler e il pastore
Maremmano, lo zaino della Napapijri, l’alimentazione biologica, il
piercing e i A Sanremo vince Elisa con “Luce (tramonti a nord est)”, il Premio Tenco lo vince Giorgio Gaber con La razza in estinzione, allo Zecchino d’oro vince "Il Singhiozzo" e al Festivalbar vince Vasco Rossi con “Ti prendo e ti porto via”. Almeno in Italia c’è ancora della buona musica con Vinicio Caposella, Sergio Cammarere, Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Gemelli diversi, Luna Pop, Tiziano Ferro, Goran Bregovic e Carmen Consoli. Attraverso la circolazione mondiale degli mp3, internet permette a tutti l’acquisizione di qualsiasi materiale musicale: dall’ultima spazzatura al remoto capolavoro, abbattendo in questo modo i costi e le distanze della musica. Per i musicisti vuol dire far circolare il proprio materiale velocemente senza tanti passaggi di mano, mentre per chiunque voglia ascoltare musica significa riuscire a possedere, in modo facile e veloce, i materiali più disparati del passato e del presente. Così accade che il ragazzo della nuova generazione si trova in mano dischi di cui al massimo aveva sentito parlare in termini mitici. Antichi capolavori perduti gli si parano davanti, a volte anche a prezzo invitante o scaricati gratuitamente dalla rete, li ascolta, scopre la verità, se ne fa influenzare e alla fine se ne va ai concerti revival dei Deep Purple insieme al padre. In
queste occasioni c’è qualcuno che dice “che bello, ma ci pensi? C’è
il mitico Alvin Lee che mi sta suonando davanti!” e un altro che gli
risponde “Sì, ma vedere dal vivo i Ten Years After di trent’anni fa
era un’altra cosa, era una conquista, un obiettivo, era essere un
eletto, significava litigare con i genitori e scappare con un sacco a
pelo su un treno, significava essere presenti quando suonavano i loro
pezzi per le prime volte, significava dire ‘io c’ero’”. Ma quel che rimane dei miti che inventarono il rock lo si vede proprio in questi concerti, in cui suonano i fantasmi di loro stessi, come fece al circo l’ultimo Bufalo Bill. E’ come il riflesso di una stella che vediamo in cielo e che in verità non c’è più da millenni. Non sappiamo se lo fanno per scopi poco nobili o se in loro vaga ancora l’anima dei giorni di Woodstock. Ma a vederli e sentirli suonare scappa comunque la lacrimuccia. E’ inevitabile! Comunque è strano vedere i ragazzi della classe ’85 ascoltare soltanto “quella” musica rinnegando l’attuale. Questo significa che l’apparato uditivo dell’uomo funziona ancora bene, che almeno da quel punto di vista (anzi di orecchio) i ragazzi non si fanno influenzare dalle mode. Non ci sono altre spiegazioni. Peccato che quello che hanno scoperto non risorgerà più. Di quel leggendario vento di passioni oggi resta soltanto una leggera brezza. Il grande rock, il vero rock, è definitivamente scomparso. Quello che si fa oggi sono soltanto ripetizioni di quello che fu, comprese tutte le sue sfaccettature. Nell’era in cui vengono pubblicati una miriade di scadenti dischi al mese, non esistono più gli album “guida” come Born to run, Blood On The Tracks, A Night At The Opera, The Dark Side Of The Moon, The wall, Aqualung. Il più è già stato inventato ed è anche per questo che gli anni Sessanta e Settanta sono stati i più ricchi e prolifici. All'epoca – e il contesto socio-politico stimolava - c'era ancora tutto lo spazio per sperimentare e gettare le basi in immense praterie tutte da cavalcare per la prima volta. Oggi non si profila proprio niente di nuovo all’orizzonte, e questo è preoccupante. Chissà come sarà la musica del nuovo millennio? Mah… ecco cosa si ascolta nel 2001: Can't get you out of my head, Infinito, Xdono, It's raining men, Eternity, Io sono Francesco, Me gustas tu, Luce, Down down down, Lady Marmalade, Baila, E ritorno da te, Love don't cost a thing, Hero, Imitation of life, Little L, www.mipiacitu, Smooth criminal, Not that kind, Dream on, Sono contento, Mama insegnami a bailar, Fino alla fine, Trouble, Scream if you wanna go faster. Gli album più venduti in Italia sono Esco di rado e parlo ancora meno, Stupido Hotel, Stilelibero, Shake, One Beatles, The best of Pink Floyd, All that you can't leave behind, Festivalbar 2001, No angel, Not that kind, Il cammino dell'età, Medina, La curva dell'angelo, Festivalbar 2001, Love and theft, Iperbole, Born to do it, 1 in + 883, The Marshall mathers, La vasca, Anime salve, Macramè. Tormentone dell’estate: Tre parole, di Valeria Rossi. Come quelle che disse Francesco sul disco: “Amore-nel-pomeriggio”. Stop. Non disse altro. Fece la sua promozione attraverso il forum del sito Sony, dialogando con i suo ammiratori come un ragazzino e parlando delle sue nuove canzoni solo in quel luogo. |

|
Il ritorno di De Gregori e i morti di Salò di Gino Castaldo Torna dopo qualche anno di silenzio (almeno per
quanto riguarda nuovi dischi) a farsi sentire la voce di Francesco De
Gregori, e apre il nuovo millennio con una canzone destinata a lasciare un
segno forte. Ad ascoltarla fa uno strano effetto, potente e tragico, un
appello solo apparentemente indiretto che appare come una rumorosissima,
benché delicata, voce nel deserto, una struggente evocazione storica, una
visione rarefatta e poetica della storia di Salò, vista dagli occhi
malinconici di un cuoco, un innocente, un subalterno, un testimone della
storia che ricorda altri personaggi delle sue canzoni, come i macchinisti
del Titanic, le donne cannone, le tante vittime della storia. La canzone, "Il cuoco di Salò", si può ascoltare da ieri nel sito Internet www.sonymusic.it, come annuncio del nuovo atteso album che uscirà nei negozi il 19 di questo mese col titolo di Amore nel pomeriggio. Il pezzo è stato arrangiato con un tocco di grazia, e con leggeri interventi classicheggianti, da Franco Battiato, e ovviamente ne esce un ritratto di un Italia divisa ed estrema, in cui è inevitabile leggere le cose di oggi. Alcune frasi sembrano attraversare il tempo: in un'atmosfera sospesa e vagamente irreale, il cuoco vede belle donne che accorrono e aspettano nude il loro turno, sente colpi lontani, "c'è chi dice che sono banditi, e chi dice americani", vede "quindicenni sbranati dalla primavera". Dunque si può combattere con l'eroismo della passione, ma dalla parte sbagliata, e ogni tanto il testo torna a scandire il senso tragico della politica vissuta sulla propria pelle: "Che qui si fa l'Italia e si muore". Non c'è alcun senso di schieramento da una parte o dall'altra, e sarebbe veramente pretestuoso voler leggere la canzone come una provocazione legata alle prossime elezioni. Siamo da tutt'altra parte. Se un riferimento c'è alla politica dell'Italia di oggi, è all'asprezza delle divisioni, al richiamo alla semplicità dei bisogni dell'uomo, alla delicatezza della sincerità, dell'innocenza rappresentata dal protagonista, il cuoco che non ha colpa di nulla e che comunque rimane al suo posto, disposto a continuare a svolgere il suo lavoro, ovvero far da mangiare, che siano i ragazzi repubblichini in partenza verso la morte o perfino gli americani in arrivo. C'è di nuovo un senso di naufragio imminente, cantato da un Ismaele destinato a essere, come in Moby Dick, il probabile unico superstite del disastro, l'unico quindi in grado di raccontarlo. Finalmente arriva una canzone importante, fortemente controcorrente rispetto al pensiero debole e rinunciatario che attraversa la canzone italiana di questi ultimi tempi, e in questo senso di sapore antico, e soprattutto la sensazione di un De Gregori ritrovato rispetto alla sua miglior vena. La canzone dice molto, senza mai scadere in semplificazioni banali. Viene da pensare che De Gregori questa uscita l'abbia covata a lungo, lui che in diversi tempi e modalità è stato uno de testimoni più puntuali delle trasformazioni del nostro paese, riuscendo a cantarle con imprevedibili e spesso folgoranti intuizione poetica. De Gregori è stato e rimane un cantautore inquieto, uno scomodo cantautore, capace di forti polemiche, di schierarsi apertamente quando occorre, di tuonare contro i festival di Sanremo e altre ipocrisie dell'ambiente musicale. Col passare degli anni si sta ritagliando un ruolo sempre più appartato, una sorta di Cincinnato che proprio per la sua posizione riesce a vedere con occhi spietati e non inquinati dalla confusione mediatica. Quella che propone oggi è una di queste intuizioni preziose che lasciano in bocca un sapore amaro, ma anche un'aperta elegiaca devozione verso una forma di bellezza poetica che oggi viene schiacciata dal cinismo dei tempi. Giova molto la sua voce, rimasta negli anni tra le poche in Italia a conservare il carisma che può dare alle parole il potere della sincerità, disarmante e ineludibile. E' solo un annuncio di un disco che uscirà tra qualche giorno, ma se il buongiorno si vede dal mattino, è presumibile che si tratti di un disco di un certo rilievo. Segno che la vecchia generazione della canzone d'autore ha ancora qualcosa da dire. (da "La Repubblica" del 12 gennaio 2001) Ma adesso salvatelo dalla rissa politica di Michele Serra E' possibile e anzi probabile che "Il cuoco di
Salò" venga acciuffata, specie per qualche suo tono o frase, dagli
insaziabili artigli della polemica politica. E magari messa a luccicare o
a friggere nel grande e scomposto mucchio del SalòPride, sempre più
ricco di memorialistica vanitosa e di revisionistica puntigliosa. Sarà un peccato, perché la canzone sorvola di parecchio il dibattito contingente, proprio come ci si aspetta che l'arte faccia rispetto al contesto che la genera, o perlomeno la nutre. Il rischio dell'artista è sempre solitario, in qualche modo "a latere" rispetto al continuo e astioso dibattimento che rimbalza tra tivù e giornali, e fosse anche solo per questo per la fragilità e il coraggio del punto di vista andrebbe rispettato, e fatto salvo dai fumi tossici della rissa mediatica. Qui De Gregori, poi, dà il meglio di se stesso (cioè il meglio di un talento grande e raffinato), raccontando con pietà e asciuttezza i colpi, il sangue, la cruenza e perfino l'ingenuità che accompagnarono e seppellirono i protagonisti di una delle stagioni più disperate della nostra storia, vissuta [ab]dalla parte sbagliata[bb]. Invece, vedrete che la domanda che echeggerà in sala, a canzone cantata, sarà [ab]chi è che ti ha mandato?[bb] (citazione degregoriana). Ma gli artisti, in genere, si mandano da soli. Il De Gregori cittadino ha avuto tempo e modo di riflettere su quegli anni: un suo zio materno morì nella faida di Porzus, e neppure in quel caso gli è stato risparmiato, con interviste estorte e chiose furbette, l'uso politico di riflessioni private. Accadde in occasione dell'uscita del controverso film su Porzus. Non è escluso che questo "Cuoco di Salò" sia anche, tra le altre cose, lo sbocco che il De Gregori artista ha voluto dare a quelle riflessioni, affidando a una canzone il compito di esprimere ciò che un artista non può e non deve esprimere in un'intervista o in un dibattito. L'arte è una disciplina privata ma ha, come è ovvio, un destino pubblico. L'augurio, è che il pubblico riesca ad ascoltare "Il cuoco di Salò" senza lasciarsi confondere dalla necessità di incasellarla a destra o a sinistra della storia, come si fosse tutti rinchiusi in un eterno "Porta a porta". (da "La Repubblica" del 12 gennaio 2001)
Amore nel pomeriggio - Intervista a Guido Guglielminetti (da "Il Corriere della Sera" del 12 gennaio 2001) Produttore e arrangiatore di "Amore nel pomeriggio", nonché grande amico di Francesco De Gregori. Un lavoro lungo un anno: come, quando e dove è nato Amore nel pomeriggio? Abbiamo incominciato, Francesco ed io, a pensare di
realizzare finalmente un disco, perché i tempi pensavamo fossero maturi.
Allora ci siamo trovati a casa sua, in Umbria, e abbiamo fatto una
riunione...abbiamo pensato a riproporre un Rimmel dei giorni nostri. Quali sono state le difficoltà nel creare un "vestito sonoro" per una voce e, soprattutto per dei testi che debbono essere sempre in primo piano. Abbiamo lavorato a "togliere" piuttosto che "ad aggiungere" perché le idee c'è ne sono state tantissime, ed è stato un bellissimo lavoro. Com'era l'atmosfera nello studio di registrazione? E' stata quanto di meglio si possa pensare. Abbiamo registrato tutto in diretta, cioè ogni musicista suonava il proprio strumento con Francesco che cantava, come se fosse un concerto in sala di registrazione. Sono stati pochi i ritocchi, abbiamo preferito rifare più volte il pezzo piuttosto che intervenire su ogni singolo strumento, perché questo ci avrebbe portato a raffreddare l'atmosfera delle canzoni. La canzone "amore di seconda mano" è stata arrangiata dal premio Oscar Nicola Piovani, che esperienza è stata lavorare con lui? E' stata un'esperienza particolare e piacevole nel tempo stesso, in quanto ho avuto la possibilità di conoscere Nicola Piovani, una persona deliziosa, col quale ci siamo divertiti, abbiamo riso e scherzato molto.
|

CALDO
E SCURO
(De Gregori- Amore nel pomeriggio)
|
Sono venuto nella tua città un giorno, era caldo e
scuro SI-
SOL
RE LA Poteva essere mezzogiorno, ma non ne sono sicuro SI-
SOL
RE
LA
Avevo tempo da perdere, da guadagnare niente SOL
DO DO-
SOL
Non
c'eri tu nell'aria,
sensibilmente
RE
RE7+/DO# SOL/SI
SOL/Sib
LA LA4
LA C'erano macchine ferme sulla tangenziale, e occhi al finestrino che respiravano male Avessi almeno potuto scendere e fermarmi a mangiare Ma i ristoranti erano tutti pieni e non avevo fame E sono entrato in un portone e dentro un grande
ascensore E mi hanno fatto domande sulla mia vita interiore Ed in qualcuna delle mie risposte c'era il tuo nome Mentre la tua città prendeva fuoco sotto al sole Così mi son sentito piccolo come un chicco di grano Quando ho guardato la tua foto sul muro ed ero già
lontano Tu sorridevi a qualcuno, qualche anno prima Ed io ho pensato, sarà meglio lasciare questa città
prima che sia mattina Ed ho imparato che l'amore insegna ma non si fa
imparare E ho giocato a nascondermi e a farmi trovare Ed ho provato a smettere di bere e a ricominciare E sono stato bene, e sono stato male
_______________________________________ Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Toto Torquati (Hammond) Guido Guglielminetti (tastiere) Greh Gohen (contrabbasso) Slep (chitarra elettrica) Francesco De Gregori (chitarra acustica)
|
De
Gregori, canzoni nel silenzio
A differenza di Prendere e lasciare, nato negli studi Fantasy di Berkeley e prodotto da Corrado Rustici, l?album è italianissimo e vede al fianco di De Gregori un gruppo fidato di musicisti guidato dal bassista e chitarrista Guido Guglielminetti. Lontano dagli "ismi" e dalle superproduzioni, il disco è ancora in fase di realizzazione. A settembre saranno effettuate le ultime registrazioni e i missaggi di quello che è salutato come il ritorno del più autorevole cantautore della sua generazione. Chi ha potuto ascoltare i provini di alcune nuove canzoni parla di un ritorno all?antico, alle atmosfere dei primi album, Francesco De Gregori, Rimmel, Bufalo Bill e De Gregori. A chi gli ha chiesto di cominciare a divulgare qualche dato sul nuovo disco, il cantautore sembra aver risposto, a mo? di gentile rifiuto, che non importa a nessuno. A quasi cinquant?anni, De Gregori è sempre più schivo e meno interessato al rapporto con i media. Per la pubblicazione dell?album non ha intenzione di concedersi alla routine promozionale: niente conferenze stampa, né una massiccia campagna. Il disco, nelle sue intenzioni, sarà ?lanciato? da un laconico comunicato con titolo, brani e crediti. Probabilmente nei prossimi due mesi chi gli è vicino riuscirà a strappargli qualche altra concessione, ma già nel tour di appena un anno fa De Gregori ha messo in atto il suo distacco dai titoli a nove colonne rifiutando non solo di concedere interviste ma perfino di incontrare giornalisti che lo conoscono da anni. Chi gli è vicino parla di un musicista molto deluso e sempre più diffidente. Negli anni Novanta ha pubblicato solo due dischi in studio e questo prolungato distacco ha fatto lievitare le attese per quello che si annuncia come il disco italiano dell?inverno. L?ultimo atto ufficiale di De Gregori è stata la firma sulla lettera inviata assieme ad altri venti colleghi il 13 luglio al presidente del Senato Nicola Mancino e ai presidenti di tutti i gruppi parlamentari perché sia rapidamente approvata la nuova legge anti-pirateria. (25
agosto 2000) |
E' appena uscito, nelle migliori librerie, un libro dedicato al
cantautore romano dal titolo "Francesco De Gregori - Cercando un
altro Egitto" scritto da Mario Bonanno ed edito dalla casa editrice
Bastogi. Il libro ripercorre l'intera carriera di De Gregori attraverso
tutti i suoi album (da Theorius Campus a Amore nel pomeriggio più tutti
i live). Il prezzo del libro è di 20.000 lire.(
UN LIBRO E UNO SPECIALE SU FRANCESCO DE GREGORI)

È morto a Roma Giorgio Lo Cascio, il cantautore che nei primi anni '70
con Antonello Venditti, Francesco De Gregori ed Ernesto Bassignano fu il
promotore della cosiddetta scuola romana, che si riconosceva nel
Folkstudio di Trastevere. Aveva 48 anni.
IL MESSAGGERO 26.2.2001)

QUANDO E QUI
(Guglielminetti - Arianti)
|
Qualcuno ha detto qualcosa, qualcun altro ha detto che non è così.
_______________________________________ Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Dario Arianti (chitarre)
|
Il Salotto Televisivo illumina la banalità, la fa risplendere nel buio: nobilita il vuoto e lo rende accessibile. Per chi lo segue da casa il Salotto Televisivo altera le percezioni e lenisce la sofferenza del vivere, come fanno certe droghe. Nel Salotto Televisivo altri, al tuo posto, evocano problemi e sentimenti e li frantumano nella chiacchiera, nell'alterco, nelle lacrime, nella barzelletta sconcia, nello scongiuro scrotale. Quando e qui: le unità di tempo e di luogo scolano una sull'altra, prolificano, si moltiplicano: ridondano. Quanto all'azione, essa è sempre lasciata in balia della pubblicità. Cuochi pensano, attori scrivono, scrittori parlano. Si guardano, certe cose, perché l'Orrido attrae. Oppure si notano cravatte, bellissime gambe femminili. A volte la regia ci fa vedere a lungo una scarpa. "Ah, i salotti di una volta! Almeno ti offrivano i pasticcini!" "E com'erano?" "In che senso?" "Com'erano i pasticcini?" "Quando?" "Qui!" (Gli argomenti possono essere Ustica, la pedofilia, il Festival di Sanremo, la Madonnina di Civitavecchia, l'UNICEF, la sordità, la deriva dei continenti, l'incontinenza, l'ultimo libro di Bevilacqua, la sclerosi a placche, il Capodanno, l'alitosi, il futuro…) |

|
Se il Principe storpia i suoi vecchi successi fa bene Così
tutti i grandi sopravvivono a se stessi. Caro direttore, leggo sulla
rubrica Spompati (il Riformista, martedì 5 agosto): «Dal vivo Francesco
De Gregori sta diventando un po' irritante. C'è in lui, molto più che in
Bob Dylan, una volontà autolesionista di rovinare i propri capolavori,
deturpandoli con arrangiamenti assurdi e un cantato sfalsato, nel
tentativo di mandare fuori giri i cori del pubblico». Essendo «disturbante
la sua versione di I treni a vapore e inascoltabile Generale» (perlomeno
nel tour con Ron, Mannoia, Daniele, ndr), «sarebbe bello se Francesco De
Gregori capisse che rinnovarsi non significa sputare in faccia al proprio
passato». Ogni giudizio è lecito, ci mancherebbe, specie in fatto di
canzonette. Anzi, sono sicuro che la bacchettata del Riformista raccolga e
interpreti lo stato d'animo di molti fan: ventenni e cinquantenni, di
sinistra e di destra, nostalgici e non, irrequieti e acquietati. Una mia
giovane amica, degregoriana fino al midollo, protestò un giorno: «Canti
pure le nuove canzoni. Ma se in concerto non mi fa Generale, La donna
cannone, Buonanotte fiorellino e Pablo, io mi arrabbio. E di brutto».
Stando così le cose, verrebbe da pensare che il «Principe», come
devotamente lo chiamano alcuni critici musicali, sia davvero vittima di
una botta di autolesionismo. Al contrario, io penso faccia bene a
reinventare i suoi hit: ritoccando il ritmo, talvolta la linea melodica,
stiracchiando il canto, destrutturando l'arrangiamento originario,
trasformandole in qualcosa di diverso, forse di peggiore. Lo fa anche
Dylan, ripetono gli esperti. E certo De Gregori deve parecchio al
cantautore americano, il quale, a sorpresa, ha ripagato |

CANZONE PER L’ESTATE
(De
Gregori- Amore nel pomeriggio)
|
Con
tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva;
SOL
DO RE
SOL
con
tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva; SOL
DO RE
SOL
con
la radio che ronzava per il mondo cose strane DO
SOL DO
RE
SOL
e
il respiro del tuo cane che dormiva. SOL
DO
RE
Coi
tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane; con
il tuo bambino biondo cui hai donato una pistola per Natale, che sembra vera;
con
il letto in cui tua moglie non
ti ha mai saputo dare e
gli occhiali che tra un po' dovrai cambiare...
Com'e'
che non riesci piu' a volare, DO
RE
SOL
com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu'....a volare.
(CONTINUARE
COME SOPRA) Con
le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente; con la tua
tranquillita', lucidita', soddisfazione permanente; con la tua coda di ricambio,
con le tue nuvole in affitto, con le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza; con il tuo
ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza, col permesso di trasmettere
ed il divieto di parlare; ogni giorno un'altro giorno da contare... Com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu'....a volare. Con
i tuoi entusiasmi lenti, precisati da ricordi stagionali; e una bella addormentata
che si sveglia a tutto quel che le regali; con il tuo collezionismo di
parole complicate; la tua ultima canzone per l'Estate. Con le tue mani di carta
per avvolgere altre mani normali; con l'idiota in giardino ad isolare le tue
rose migliori; con il tuo freddo di montagna ed il divieto di sudare e piu' niente
per poterti vergognare... Com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu' a volare, com'e'
che non riesci piu'....a volare.
_______________________________________ Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Paolo Giovenchi (chitarre) Carlo Gaudiello (tastiere) Francesco De Gregori (chitarra acustica)
|
Abbiamo scritto questa canzone, Fabrizio ed io, nel '74 o forse addirittura nel '73. Lui stava preparando il disco che poi si sarebbe chiamato Volume VIII e mi aveva proposto di lavorare insieme dopo avermi conosciuto in un locale di Roma, il Folkstudio. Passammo quasi un mese da soli nella sua bellissima casa in Gallura, davanti ad una spiaggia meravigliosa dove peraltro credo che non mettemmo mai piede: in quel periodo avevamo tutti e due delle storie sentimentali assai burrascose ed era più o meno inverno. Fabrizio beveva e fumava tantissimo e io gli stavo dietro con un certo successo. Giocavamo a scacchi, a poker in due: ogni tanto prendevo il suo motorino e me ne andavo in giro per chilometri. Al mio ritorno spesso lo trovavo appena alzato che girava per casa con la sigaretta e il bicchiere e la chitarra in mano e che aveva buttato giù degli appunti, degli accordi. Era uno strano modo di lavorare il nostro: non ci siamo mai messi seduti a dire "Adesso scriviamo questa canzone". Semplicemente integravamo e correggevamo l'uno gli appunti dell'altro, certe volte senza nemmeno parlarne, senza nemmeno incontrarci magari, perché lui dormiva di giorno e lavorava di notte e io viceversa. Le musiche ci venivano abbastanza facilmente - Fabrizio era un eccezionale musicista - e le registravamo su un piccolo registratore a pile. Così vennero fuori "La cattiva strada", "Canzone per l'estate", "Oceano"… Lui aveva scritto da solo "Amico fragile" e poi aveva voluto inserire nel suo disco "Le storie di ieri" che la RCA (la mia casa discografica di allora) si era rifiutata di farmi incidere sulla "Pecora". E' difficile pensare a Fabrizio come uno che non c'è più: quando se n'è andato non ci vedevamo da parecchio tempo. Credo di averlo sentito al telefono circa un anno prima che morisse ed aveva la sua solita bella voce, l'intelligenza correva sul filo… Fabrizio era un uomo generoso e bellicoso, facile da amare e difficilissimo da andarci d'accordo. Uno dei ricordi più belli che conservo di lui è quando andammo all'Idroscalo di Milano sulle montagne russe del Luna Park, insieme a Dori: scendemmo felici e ubriachi con lo stomaco in bocca e andammo a finire la serata chissà dove. Ho messo la nostra canzone in questo disco non per fargli un omaggio (Non ne ha bisogno e non so se gli piacerebbe). E' solo una buona canzone che oggi, dopo tutti questi anni, sento un po' più mia. |
CARTELLO
ALLA
(De Gregori- Amore nel pomeriggio)
|
Ho fatto il pieno e cammino di notte come uno scemo DO
RE
SOL DO
E mi prendo gli schiaffi e le botte del freddo e del vino DO
RE
SOL DO
E premo l'acceleratore quando incrocio le luci blu RE
RE7 SOL
SOL7
DO
Ho fatto il pieno, ho perso il treno, di quei treni
che non passano più DO
RE7
FA7+
SOL DO7
C'è un cartello alla porta dice non disturbare FA
DO
Sarà che non mi ami o che non mi vuoi amare DO
RE
SOL
C'è un cartello alla porta dice forse domani FA
DO
Ma domani, domani chissà SOL
SOL7
DO
Ma domani, domani chissà RE
SOL7 DO
Ho fatto il pieno e mi viene da ridere come a un
bambino E confondo le stelle e il soffitto la notte ed i
sogni e il cuscino Ed è tardi per chiedersi adesso chi ha vinto e chi
ha perso, chi ha giocato di più Ho perso il treno, ho fatto il pieno, di quei pieni
che non passano più C'è un cartello alla porta dice non disturbare Sarà che non mi ami o che non mi vuoi amare C'è un cartello alla porta dice forse domani Ma domani, domani chissà
_______________________________________ Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Paolo Giovenchi (chitarre) Marco Rosini (mandolino) Lalla Francia (cori) Carlo Gaudiello (tastiere) Stefano Tavernese (violino)
|

|
De
Gregori compie 50 anni, riconoscimenti dagli studiosi Per i suoi 50
anni, Francesco De Gregori raccoglie non soltanto l'acclamazione dei
fans e il tributo di critici e colleghi, ma anche il convinto
apprezzamento di studiosi e cattedratici non del settore. Questi giudizi
vanno ben oltre il valore artistico del cantautore, riconoscendo nelle
sue canzoni un costante impegno etico e civile. Per Giulio Ferroni,
professore di Letteratura Italiana all'Università la Sapienza di Roma,
"De Gregori è una presenza importante nel panorama culturale
italiano, perché come cantautore ha dato un'aurea poetica alle
contraddizioni dell'Italia, dagli anni 60/70 in poi, con uno sguardo
dolce ma anche aggressivo, sempre animato da spirito critico. Le sue
canzoni sono una sorta di geografia della passione della sinistra, fatta
di impegno e attenzione alle realtà più emarginate: la vita degli
emigranti, degli attori di strada, di proletari, della gente che lavora
nel circo". Un giudizio condiviso dall'etnologo Luigi Lombardi
Satriani, per il quale De Gregori è il "poeta degli "umiliati
e offesi", dei "miserabili", perché ha sempre posto
attenzione alla molteplicità delle esperienze umane, |

CONDANNATO A MORTE
(De Gregori- Amore nel pomeriggio)
|
Da qualche parte dicono che vive bene, che
relativamente non gli manca niente
DO
FA SOL
DO Può bere, camminare, scrivere e respirare, fantasma
senza catene
DO
DO7+
FA SOL
DO (CONTINUARE COME SOPRA) Da qualche parte dicono è sempre uguale, anche se
non si somiglia più La mattina di Pasqua con le mani in tasca e una
corona di spine Da qualche parte al mondo suonano le sirene, milioni
di uomini cominciano a remare Si confondono il turno della notte e del giorno, si
confondono gli agnelli con le jene Da qualche parte al mondo dicono va bene, con una
colomba morta fra le mani Fuori dall'orizzonte con il muro di fronte,
risultato senza soluzione
|