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Prodotto da Guido Guglielminetti
Registrato da Gianmario Lussana
Hobo Recording Studio - Saracinesco (Roma)
Mastering di Ian Cooper, Metropolis Mastering - Londra
Ed. Serraglio
Copertina di Piero Pizzi Cannella
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Alessandro Svampa BATTERIA |
Guido Guglielminetti BASSO |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA
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Paolo Giovenchi CHITARRE |
Artwork: Francesca Pes
Grazie a Enrico Tortarolo Projet Studio Cuneo
Hanno inoltre collaborato:
Marco Rosini (mandolino) Slep (chitarra) Stefano Tavernese (violino) Dario Arianti (chitarra) Fabio Ceccarelli (fisarmonica) Alessandro Arianti (pianoforte) Scuola APM di Saluzzo Michele Fefrigotti e Vittorio Muò (direzione orchestre)
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Massimo Buzzi BATTERIA |
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Carlo Gaudiello PIANO, TASTIERE
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Monica Magnani CORI
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Lalla Francia CORI
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Greg Cohen CONTRABBASSO |
Nicola Piovani arrangiamento e produzione Natale di seconda mano |
Franco Battiato arrangiamento e produzione Il cuoco di Salò |
Toto Torquati HAMMOND |
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Copertina
di Piero Pizzi Cannella (a sinistra)........
Però la copertina mi piace - non solo perchè è una copertina " d'oro" ( SE LA GUARDATE BENE)- ma proprio perchè è di cartone. Forse abbiamo tagliato qualche albero in più, ma produrremo meno diossina. Comunque per quanto ne so c'è anche una versione con il guscio di plastica tradizionale - ma sempre senza i testi-. Per farmi perdonare ho chiesto alla Sony di stampare anche il vinile. E l'uomo del monte ha detto si. Ciccio

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"Abbiamo incominciato, Francesco ed io, a pensare di realizzare finalmente un disco, perché i tempi pensavamo fossero maturi. Allora ci siamo trovati a casa sua, in Umbria, e abbiamo fatto una riunione...abbiamo pensato a riproporre un Rimmel dei giorni nostri. Abbiamo lavorato a "togliere" piuttosto che "ad aggiungere" perché le idee c'è ne sono state tantissime, ed è stato un bellissimo lavoro. L’atmosfera è stata quanto di meglio si possa pensare. Abbiamo registrato tutto in diretta, cioè ogni musicista suonava il proprio strumento con Francesco che cantava, come se fosse un concerto in sala di registrazione. Sono stati pochi i ritocchi, abbiamo preferito rifare più volte il pezzo piuttosto che intervenire su ogni singolo strumento, perché questo ci avrebbe portato a raffreddare l'atmosfera delle canzoni.” (Guido Guglielminetti)
Ascoltando le ballate del disco si capisce subito che aveva bisogno soltanto di essere ascoltato, non spiegato. Deriva è un gioiellino il cui testo non contiene parole ma note musicali, frasi, armonie. Sono parole che potrebbero già suonare da sole, senza strumenti, ma avendo la fortuna di essere imprigionate in quella gabbia melodiosa che Francesco ha costruito per loro, diventano di conseguenza meravigliosi pentagrammi. E' una canzone che ascoltata nel posto giusto ti mette addosso un'indescrivibile voglia d'amore, una canzone terapeutica che ti aiuta a trovare il coraggio di dire 'ti amo'. Anche L'aggettivo Mitico, Sempre e per sempre, Il cuoco di Salò saranno ricordate a lungo, come impresse in quella misteriosa fotografia virata seppia che ogni tanto cita: "quando ho guardato la tua foto sul muro ed ero già lontano tu sorridevi a qualcuno qualche anno prima" e "quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi".
Ecco
i fatti dell’anno: migliaia di persone si recano pacificamente nelle
giornate del G8 a Genova per manifestare sui temi della globalizzazione,
la situazione però degenera con conseguenze imprevedibili; Silvio
Berlusconi vince le elezioni politiche e ci governa Ma
quest’anno sarà ricordato nella storia dell’uomo sopratuttto per un’infamia:
il crollo delle torri gemelle a New York avvenuto l’11 settembre a
causa di due boeing pilotati da kamikaze e che provocò migliaia di
vittime, proprio nel cuore della blindata America. Quelle torri che
fumano come comignoli resteranno per sempre il simbolo di questo nuovo
millennio. Da quel giorno in poi le strategie politiche del mondo
cambieranno e tutti, a cominciare dagli invincibili americani (che hanno
sofferto da sempre della sindrome da invasione), siamo consapevoli che
nessuno è invulnerabile di fronte al fanatismo esasperato, al
terrorismo e soprattutto alla voglia di riscatto. Per questo dall’11
settembre saremo ogni giorno in trincea per difenderci da questo nemico
invisibile. Ma è una guerra che potremmo anche perdere, nulla ci
assicura che l’Occidente possa vincerla, perché il 70 per cento della
popolazione del pianeta non accetterà più certe condizioni. L’occidente
continua a non accorgersi che qualcuno bussa alla porta e che è ormai
troppo tardi per mettere il cartello “non disturbare”. C’è gente
affamata che via satellite vede i nostri animali domestici mangiare su
piattini d’argento, che si tuffa in mare da disperati gommoni in
avaria e che rivendica non il suo diritto di vivere, ma almeno quello di
sopravvivere. Per fortuna nel 2001 c’è anche lo sport: la Ferrari, dopo tanti anni, vince finalmente il titolo mondiale con Schumacher. Col tedesco ne seguiranno tanti, ma tanti altri, Owen vince il Pallone d’Oro e la domenica sera Marco Mazzocchi e Giorgio Tosatti ci raccontano che la Roma vince lo scudetto con Antonioli, Zago, Cafù, Candela, Tommasi, Samuel, Montella, Emerson, Batistuta, Totti, Del Vecchio. (All. Capello) Ci intossichiamo con l’ovetto Kinder e Quattro salti in padella quando non possiamo cucinare per il tempo sempre più ridotto rimasto a nostra disposizione. Per questo la pasta diventa un piatto unico ed è consigliata dai dietologi, che la celebrano come un pass-partout per tutte le occasioni. Nelle cene con gli amici si ritorna a mangiare in casa, in cui ognuno gareggia sul manicaretto più ricercato o sulla segreta ricetta della torta, donata dalla mamma come un gioiello di famiglia. Indossiamo abiti scuri con piccoli colletti, camicie grigie, grandi scarpe con punta quadrata. I capelli li portiamo rasati a zero e con pizzetto. Per le donne abbiamo delle scarpe a punta che avrebbero bisogno del porto d’armi per indossarle, jeans a vita bassa con un leggero ritorno alla zampa d’elefante e l’ombelico che fa capolino da magliette troppo corte. In televisione il tempo diventa la cosa più preziosa. I palinsesti cambiano vorticosamente prostrandosi davanti al dio Auditel; un minuto in più o in meno significa milioni di euro; i tranquilli presentatori (ora conduttori) adesso lottano contro il tempo con stati di ansia da ricovero alla Neuro; interresanti dibattiti vengono interrotti dai gesti dei direttori di sala che premono per il tg, la pubblicità, costringendo il conduttore a chiedere all’ospite “abbiamo trenta secondi, lei cosa vuol dire in conclusione? Vediamo se è bravo!”. Da pazzi! Per
rilassarci però vediamo il Commissario Salvo Montabano, il Grande
Fratello, la Tv delle ragazze, L’ottavo nano, Luttazzi, e poi
marescialli, ispettori, commissari, squadre di polizia, brigadieri,
appuntati, avvocati, medici legali, medici di famiglia, capuccini,
frati, Il Premio Strega va a Domenico Starnone con Via Gemito e il Campiello va a Giuseppe Pontiggia con Nati due volte Al cinema vediamo Il mio grosso grasso matrimonio greco, Vanilla Sky, L'ultimo bacio, La stanza del figlio, I cento passi, Concorrenza sleale, Malèna, Almost Blue, A beatiful mind, Il signore degli anelli I, Harry potter, Chocolat, Hannibal, Pearl Harbour, The Others, Moulin Rouge. Viaggiamo con Ford Focus, Bmw 530, Toyota Yaris e Corolla, Alfa Romeo 147, Peugeot 307, Citroen Xsara, Fiat Stilo, Mercedes Classe A e Kompressor, Matiz Daewoo, Chrysler Voyager e centinaia di modelli di monovolume, jeep e fuoristrada come se fossimo sulle strade del Nebraska!
Altri spot da ricordare sono “parola di Francesco Amadori!”; “A regazzi’! E mo’ sto pallone voo’ buco!”; il frigorifero pieno di Kinder Pinguì che per mangiarli devi umiliarti davanti a tuo fratello perchè sono i suoi; “No Martini, No Party”; l'acqua Rocchetta che fa fare molta "plin plin"; la barca della Q8.. incagliata in una pozzanghera. Leggiamo La Repubblica, l’Espresso, Capital, Donna moderna, Cosmopolitan, Max, Libero, Italia Oggi, La Gazzetta dello Sport, Televideo, L’isola che non c’era. Giochiamo con Pokemon, il solitario di Windows, Flight Simulator, Picaciù. Di
moda sono i palmari, i viaggi in Irlanda, in Patagonia e tutto ciò chè
è stancante e “off-limits” (basta che si dica di essere stati in un
posto sconosciuto da tutti); gli sms, il Rottweiler e il pastore
Maremmano, lo zaino della Napapijri, l’alimentazione biologica, il
piercing e i A Sanremo vince Elisa con “Luce (tramonti a nord est)”, il Premio Tenco lo vince Giorgio Gaber con La razza in estinzione, allo Zecchino d’oro vince "Il Singhiozzo" e al Festivalbar vince Vasco Rossi con “Ti prendo e ti porto via”. Almeno in Italia c’è ancora della buona musica con Vinicio Caposella, Sergio Cammarere, Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Gemelli diversi, Luna Pop, Tiziano Ferro, Goran Bregovic e Carmen Consoli. Attraverso la circolazione mondiale degli mp3, internet permette a tutti l’acquisizione di qualsiasi materiale musicale: dall’ultima spazzatura al remoto capolavoro, abbattendo in questo modo i costi e le distanze della musica. Per i musicisti vuol dire far circolare il proprio materiale velocemente senza tanti passaggi di mano, mentre per chiunque voglia ascoltare musica significa riuscire a possedere, in modo facile e veloce, i materiali più disparati del passato e del presente. Così accade che il ragazzo della nuova generazione si trova in mano dischi di cui al massimo aveva sentito parlare in termini mitici. Antichi capolavori perduti gli si parano davanti, a volte anche a prezzo invitante o scaricati gratuitamente dalla rete, li ascolta, scopre la verità, se ne fa influenzare e alla fine se ne va ai concerti revival dei Deep Purple insieme al padre. In
queste occasioni c’è qualcuno che dice “che bello, ma ci pensi? C’è
il mitico Alvin Lee che mi sta suonando davanti!” e un altro che gli
risponde “Sì, ma vedere dal vivo i Ten Years After di trent’anni fa
era un’altra cosa, era una conquista, un obiettivo, era essere un
eletto, significava litigare con i genitori e scappare con un sacco a
pelo su un treno, significava essere presenti quando suonavano i loro
pezzi per le prime volte, significava dire ‘io c’ero’”. Ma quel che rimane dei miti che inventarono il rock lo si vede proprio in questi concerti, in cui suonano i fantasmi di loro stessi, come fece al circo l’ultimo Bufalo Bill. E’ come il riflesso di una stella che vediamo in cielo e che in verità non c’è più da millenni. Non sappiamo se lo fanno per scopi poco nobili o se in loro vaga ancora l’anima dei giorni di Woodstock. Ma a vederli e sentirli suonare scappa comunque la lacrimuccia. E’ inevitabile! Comunque è strano vedere i ragazzi della classe ’85 ascoltare soltanto “quella” musica rinnegando l’attuale. Questo significa che l’apparato uditivo dell’uomo funziona ancora bene, che almeno da quel punto di vista (anzi di orecchio) i ragazzi non si fanno influenzare dalle mode. Non ci sono altre spiegazioni. Peccato che quello che hanno scoperto non risorgerà più. Di quel leggendario vento di passioni oggi resta soltanto una leggera brezza. Il grande rock, il vero rock, è definitivamente scomparso. Quello che si fa oggi sono soltanto ripetizioni di quello che fu, comprese tutte le sue sfaccettature. Nell’era in cui vengono pubblicati una miriade di scadenti dischi al mese, non esistono più gli album “guida” come Born to run, Blood On The Tracks, A Night At The Opera, The Dark Side Of The Moon, The wall, Aqualung. Il più è già stato inventato ed è anche per questo che gli anni Sessanta e Settanta sono stati i più ricchi e prolifici. All'epoca – e il contesto socio-politico stimolava - c'era ancora tutto lo spazio per sperimentare e gettare le basi in immense praterie tutte da cavalcare per la prima volta. Oggi non si profila proprio niente di nuovo all’orizzonte, e questo è preoccupante. Chissà come sarà la musica del nuovo millennio? Mah… ecco cosa si ascolta nel 2001: Can't get you out of my head, Infinito, Xdono, It's raining men, Eternity, Io sono Francesco, Me gustas tu, Luce, Down down down, Lady Marmalade, Baila, E ritorno da te, Love don't cost a thing, Hero, Imitation of life, Little L, www.mipiacitu, Smooth criminal, Not that kind, Dream on, Sono contento, Mama insegnami a bailar, Fino alla fine, Trouble, Scream if you wanna go faster. Gli album più venduti in Italia sono Esco di rado e parlo ancora meno, Stupido Hotel, Stilelibero, Shake, One Beatles, The best of Pink Floyd, All that you can't leave behind, Festivalbar 2001, No angel, Not that kind, Il cammino dell'età, Medina, La curva dell'angelo, Festivalbar 2001, Love and theft, Iperbole, Born to do it, 1 in + 883, The Marshall mathers, La vasca, Anime salve, Macramè. Tormentone dell’estate: Tre parole, di Valeria Rossi. Come quelle che disse Francesco sul disco: “Amore-nel-pomeriggio”. Stop. Non disse altro. Fece la sua promozione attraverso il forum del sito Sony, dialogando con i suo ammiratori come un ragazzino e parlando delle sue nuove canzoni solo in quel luogo. |

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Il ritorno di De Gregori e i morti di Salò di Gino Castaldo Torna dopo qualche anno di silenzio (almeno per
quanto riguarda nuovi dischi) a farsi sentire la voce di Francesco De
Gregori, e apre il nuovo millennio con una canzone destinata a lasciare un
segno forte. Ad ascoltarla fa uno strano effetto, potente e tragico, un
appello solo apparentemente indiretto che appare come una rumorosissima,
benché delicata, voce nel deserto, una struggente evocazione storica, una
visione rarefatta e poetica della storia di Salò, vista dagli occhi
malinconici di un cuoco, un innocente, un subalterno, un testimone della
storia che ricorda altri personaggi delle sue canzoni, come i macchinisti
del Titanic, le donne cannone, le tante vittime della storia. La canzone, "Il cuoco di Salò", si può ascoltare da ieri nel sito Internet www.sonymusic.it, come annuncio del nuovo atteso album che uscirà nei negozi il 19 di questo mese col titolo di Amore nel pomeriggio. Il pezzo è stato arrangiato con un tocco di grazia, e con leggeri interventi classicheggianti, da Franco Battiato, e ovviamente ne esce un ritratto di un Italia divisa ed estrema, in cui è inevitabile leggere le cose di oggi. Alcune frasi sembrano attraversare il tempo: in un'atmosfera sospesa e vagamente irreale, il cuoco vede belle donne che accorrono e aspettano nude il loro turno, sente colpi lontani, "c'è chi dice che sono banditi, e chi dice americani", vede "quindicenni sbranati dalla primavera". Dunque si può combattere con l'eroismo della passione, ma dalla parte sbagliata, e ogni tanto il testo torna a scandire il senso tragico della politica vissuta sulla propria pelle: "Che qui si fa l'Italia e si muore". Non c'è alcun senso di schieramento da una parte o dall'altra, e sarebbe veramente pretestuoso voler leggere la canzone come una provocazione legata alle prossime elezioni. Siamo da tutt'altra parte. Se un riferimento c'è alla politica dell'Italia di oggi, è all'asprezza delle divisioni, al richiamo alla semplicità dei bisogni dell'uomo, alla delicatezza della sincerità, dell'innocenza rappresentata dal protagonista, il cuoco che non ha colpa di nulla e che comunque rimane al suo posto, disposto a continuare a svolgere il suo lavoro, ovvero far da mangiare, che siano i ragazzi repubblichini in partenza verso la morte o perfino gli americani in arrivo. C'è di nuovo un senso di naufragio imminente, cantato da un Ismaele destinato a essere, come in Moby Dick, il probabile unico superstite del disastro, l'unico quindi in grado di raccontarlo. Finalmente arriva una canzone importante, fortemente controcorrente rispetto al pensiero debole e rinunciatario che attraversa la canzone italiana di questi ultimi tempi, e in questo senso di sapore antico, e soprattutto la sensazione di un De Gregori ritrovato rispetto alla sua miglior vena. La canzone dice molto, senza mai scadere in semplificazioni banali. Viene da pensare che De Gregori questa uscita l'abbia covata a lungo, lui che in diversi tempi e modalità è stato uno de testimoni più puntuali delle trasformazioni del nostro paese, riuscendo a cantarle con imprevedibili e spesso folgoranti intuizione poetica. De Gregori è stato e rimane un cantautore inquieto, uno scomodo cantautore, capace di forti polemiche, di schierarsi apertamente quando occorre, di tuonare contro i festival di Sanremo e altre ipocrisie dell'ambiente musicale. Col passare degli anni si sta ritagliando un ruolo sempre più appartato, una sorta di Cincinnato che proprio per la sua posizione riesce a vedere con occhi spietati e non inquinati dalla confusione mediatica. Quella che propone oggi è una di queste intuizioni preziose che lasciano in bocca un sapore amaro, ma anche un'aperta elegiaca devozione verso una forma di bellezza poetica che oggi viene schiacciata dal cinismo dei tempi. Giova molto la sua voce, rimasta negli anni tra le poche in Italia a conservare il carisma che può dare alle parole il potere della sincerità, disarmante e ineludibile. E' solo un annuncio di un disco che uscirà tra qualche giorno, ma se il buongiorno si vede dal mattino, è presumibile che si tratti di un disco di un certo rilievo. Segno che la vecchia generazione della canzone d'autore ha ancora qualcosa da dire. (da "La Repubblica" del 12 gennaio 2001) Ma adesso salvatelo dalla rissa politica di Michele Serra E' possibile e anzi probabile che "Il cuoco di
Salò" venga acciuffata, specie per qualche suo tono o frase, dagli
insaziabili artigli della polemica politica. E magari messa a luccicare o
a friggere nel grande e scomposto mucchio del SalòPride, sempre più
ricco di memorialistica vanitosa e di revisionistica puntigliosa. Sarà un peccato, perché la canzone sorvola di parecchio il dibattito contingente, proprio come ci si aspetta che l'arte faccia rispetto al contesto che la genera, o perlomeno la nutre. Il rischio dell'artista è sempre solitario, in qualche modo "a latere" rispetto al continuo e astioso dibattimento che rimbalza tra tivù e giornali, e fosse anche solo per questo per la fragilità e il coraggio del punto di vista andrebbe rispettato, e fatto salvo dai fumi tossici della rissa mediatica. Qui De Gregori, poi, dà il meglio di se stesso (cioè il meglio di un talento grande e raffinato), raccontando con pietà e asciuttezza i colpi, il sangue, la cruenza e perfino l'ingenuità che accompagnarono e seppellirono i protagonisti di una delle stagioni più disperate della nostra storia, vissuta [ab]dalla parte sbagliata[bb]. Invece, vedrete che la domanda che echeggerà in sala, a canzone cantata, sarà [ab]chi è che ti ha mandato?[bb] (citazione degregoriana). Ma gli artisti, in genere, si mandano da soli. Il De Gregori cittadino ha avuto tempo e modo di riflettere su quegli anni: un suo zio materno morì nella faida di Porzus, e neppure in quel caso gli è stato risparmiato, con interviste estorte e chiose furbette, l'uso politico di riflessioni private. Accadde in occasione dell'uscita del controverso film su Porzus. Non è escluso che questo "Cuoco di Salò" sia anche, tra le altre cose, lo sbocco che il De Gregori artista ha voluto dare a quelle riflessioni, affidando a una canzone il compito di esprimere ciò che un artista non può e non deve esprimere in un'intervista o in un dibattito. L'arte è una disciplina privata ma ha, come è ovvio, un destino pubblico. L'augurio, è che il pubblico riesca ad ascoltare "Il cuoco di Salò" senza lasciarsi confondere dalla necessità di incasellarla a destra o a sinistra della storia, come si fosse tutti rinchiusi in un eterno "Porta a porta". (da "La Repubblica" del 12 gennaio 2001)
Amore nel pomeriggio - Intervista a Guido Guglielminetti (da "Il Corriere della Sera" del 12 gennaio 2001) Produttore e arrangiatore di "Amore nel pomeriggio", nonché grande amico di Francesco De Gregori. Un lavoro lungo un anno: come, quando e dove è nato Amore nel pomeriggio? Abbiamo incominciato, Francesco ed io, a pensare di
realizzare finalmente un disco, perché i tempi pensavamo fossero maturi.
Allora ci siamo trovati a casa sua, in Umbria, e abbiamo fatto una
riunione...abbiamo pensato a riproporre un Rimmel dei giorni nostri. Quali sono state le difficoltà nel creare un "vestito sonoro" per una voce e, soprattutto per dei testi che debbono essere sempre in primo piano. Abbiamo lavorato a "togliere" piuttosto che "ad aggiungere" perché le idee c'è ne sono state tantissime, ed è stato un bellissimo lavoro. Com'era l'atmosfera nello studio di registrazione? E' stata quanto di meglio si possa pensare. Abbiamo registrato tutto in diretta, cioè ogni musicista suonava il proprio strumento con Francesco che cantava, come se fosse un concerto in sala di registrazione. Sono stati pochi i ritocchi, abbiamo preferito rifare più volte il pezzo piuttosto che intervenire su ogni singolo strumento, perché questo ci avrebbe portato a raffreddare l'atmosfera delle canzoni. La canzone "amore di seconda mano" è stata arrangiata dal premio Oscar Nicola Piovani, che esperienza è stata lavorare con lui? E' stata un'esperienza particolare e piacevole nel tempo stesso, in quanto ho avuto la possibilità di conoscere Nicola Piovani, una persona deliziosa, col quale ci siamo divertiti, abbiamo riso e scherzato molto.
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CALDO
E SCURO e
fermarmi a mangiare, e
non avevo fame. e
dentro a un grande ascensore sulla
mia vita interiore. c'era
il tuo nome, come
un chicco di grano, ed
ero già lontano. qualche anno prima ed io ho pensato, sarà
meglio lasciare questa città, ma
non si fa imparare.
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De
Gregori, canzoni nel silenzio
di Alfredo d'Agnese
Sta nascendo nel più assoluto riserbo, negli studi Hobo Recording di Mimmo Locasciulli a Vicovaro, il nuovo, atteso album di Francesco De Gregori. Annunciato per la fine di ottobre, ancora senza un titolo, il ventiquattresimo disco del cantautore romano è il primo album di inediti da quattro anni.
A differenza di Prendere e lasciare, nato negli studi Fantasy di Berkeley e prodotto da Corrado Rustici, l?album è italianissimo e vede al fianco di De Gregori un gruppo fidato di musicisti guidato dal bassista e chitarrista Guido Guglielminetti.
Lontano dagli "ismi" e dalle superproduzioni, il disco è ancora in fase di realizzazione. A settembre saranno effettuate le ultime registrazioni e i missaggi di quello che è salutato come il ritorno del più autorevole cantautore della sua generazione. Chi ha potuto ascoltare i provini di alcune nuove canzoni parla di un ritorno all?antico, alle atmosfere dei primi album, Francesco De Gregori, Rimmel, Bufalo Bill e De Gregori. A chi gli ha chiesto di cominciare a divulgare qualche dato sul nuovo disco, il cantautore sembra aver risposto, a mo? di gentile rifiuto, che non importa a nessuno.
A quasi cinquant?anni, De Gregori è sempre più schivo e meno interessato al rapporto con i media. Per la pubblicazione dell?album non ha intenzione di concedersi alla routine promozionale: niente conferenze stampa, né una massiccia campagna. Il disco, nelle sue intenzioni, sarà ?lanciato? da un laconico comunicato con titolo, brani e crediti. Probabilmente nei prossimi due mesi chi gli è vicino riuscirà a strappargli qualche altra concessione, ma già nel tour di appena un anno fa De Gregori ha messo in atto il suo distacco dai titoli a nove colonne rifiutando non solo di concedere interviste ma perfino di incontrare giornalisti che lo conoscono da anni.
Chi gli è vicino parla di un musicista molto deluso e sempre più diffidente. Negli anni Novanta ha pubblicato solo due dischi in studio e questo prolungato distacco ha fatto lievitare le attese per quello che si annuncia come il disco italiano dell?inverno.
L?ultimo atto ufficiale di De Gregori è stata la firma sulla lettera inviata assieme ad altri venti colleghi il 13 luglio al presidente del Senato Nicola Mancino e ai presidenti di tutti i gruppi parlamentari perché sia rapidamente approvata la nuova legge anti-pirateria.
(25
agosto 2000)

È morto a Roma Giorgio Lo Cascio, il cantautore che nei primi anni '70 con Antonello Venditti, Francesco De Gregori ed Ernesto Bassignano fu il promotore della cosiddetta scuola romana, che si riconosceva nel Folkstudio di Trastevere. Aveva 48 anni. IL MESSAGGERO 26.2.2001)
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QUANDO E QUI (Guglielminetti -Arianti)
Qualcuno ha detto qualcosa, qualcun
altro ha detto che non è così. e
qualcun altro ha detto che non si fa così. qualcun
altro ha detto si. e
qualcun altro no. qualcun
altro ha detto che ha detto che non ci sto. la
vita è solo un pozzo nero, e
qualcun altro ha detto spero. qualcun
altro ha detto qui. lungo
questa mezzeria. che
ci farà scappare via. come
non fosse partita mai, con
questo sole che non rispetta noi marinai. prima
o poi ritorna a riva, con
qualcosa nella stiva. che
qualcun altro era già arrivato là, e
qualcun altro non si sa. lungo
questa mezzeria. che ci farà scappare via. _______________________________________ Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Dario Arianti (chitarre)
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Il Salotto Televisivo illumina la banalità, la fa risplendere nel buio: nobilita il vuoto e lo rende accessibile. Per chi lo segue da casa il Salotto Televisivo altera le percezioni e lenisce la sofferenza del vivere, come fanno certe droghe. Nel Salotto Televisivo altri, al tuo posto, evocano problemi e sentimenti e li frantumano nella chiacchiera, nell'alterco, nelle lacrime, nella barzelletta sconcia, nello scongiuro scrotale. Quando e qui: le unità di tempo e di luogo scolano una sull'altra, prolificano, si moltiplicano: ridondano. Quanto all'azione, essa è sempre lasciata in balia della pubblicità. Cuochi pensano, attori scrivono, scrittori parlano. Si guardano, certe cose, perché l'Orrido attrae. Oppure si notano cravatte, bellissime gambe femminili. A volte la regia ci fa vedere a lungo una scarpa. "Ah, i salotti di una volta! Almeno ti offrivano i pasticcini!" "E com'erano?" "In che senso?" "Com'erano i pasticcini?" "Quando?" "Qui!" (Gli argomenti possono essere Ustica, la pedofilia, il Festival di Sanremo, la Madonnina di Civitavecchia, l'UNICEF, la sordità, la deriva dei continenti, l'incontinenza, l'ultimo libro di Bevilacqua, la sclerosi a placche, il Capodanno, l'alitosi, il futuro…) |

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Se il Principe storpia i suoi vecchi successi fa bene Così
tutti i grandi sopravvivono a se stessi. Caro direttore, leggo sulla
rubrica Spompati (il Riformista, martedì 5 agosto): «Dal vivo Francesco
De Gregori sta diventando un po' irritante. C'è in lui, molto più che in
Bob Dylan, una volontà autolesionista di rovinare i propri capolavori,
deturpandoli con arrangiamenti assurdi e un cantato sfalsato, nel
tentativo di mandare fuori giri i cori del pubblico». Essendo «disturbante
la sua versione di I treni a vapore e inascoltabile Generale» (perlomeno
nel tour con Ron, Mannoia, Daniele, ndr), «sarebbe bello se Francesco De
Gregori capisse che rinnovarsi non significa sputare in faccia al proprio
passato». Ogni giudizio è lecito, ci mancherebbe, specie in fatto di
canzonette. Anzi, sono sicuro che la bacchettata del Riformista raccolga e
interpreti lo stato d'animo di molti fan: ventenni e cinquantenni, di
sinistra e di destra, nostalgici e non, irrequieti e acquietati. Una mia
giovane amica, degregoriana fino al midollo, protestò un giorno: «Canti
pure le nuove canzoni. Ma se in concerto non mi fa Generale, La donna
cannone, Buonanotte fiorellino e Pablo, io mi arrabbio. E di brutto».
Stando così le cose, verrebbe da pensare che il «Principe», come
devotamente lo chiamano alcuni critici musicali, sia davvero vittima di
una botta di autolesionismo. Al contrario, io penso faccia bene a
reinventare i suoi hit: ritoccando il ritmo, talvolta la linea melodica,
stiracchiando il canto, destrutturando l'arrangiamento originario,
trasformandole in qualcosa di diverso, forse di peggiore. Lo fa anche
Dylan, ripetono gli esperti. E certo De Gregori deve parecchio al
cantautore americano, il quale, a sorpresa, ha ripagato |
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CANZONE
PER L'ESTATE Con
tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva, Com'è che non riesci più a volare,
com'è che non riesci più a volare, _______________________________________ Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Paolo Giovenchi (chitarre) Carlo Gaudiello (tastiere) Francesco De Gregori (chitarra acustica)
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Abbiamo scritto questa canzone, Fabrizio ed io, nel '74 o forse addirittura nel '73. Lui stava preparando il disco che poi si sarebbe chiamato Volume VIII e mi aveva proposto di lavorare insieme dopo avermi conosciuto in un locale di Roma, il Folkstudio. Passammo quasi un mese da soli nella sua bellissima casa in Gallura, davanti ad una spiaggia meravigliosa dove peraltro credo che non mettemmo mai piede: in quel periodo avevamo tutti e due delle storie sentimentali assai burrascose ed era più o meno inverno. Fabrizio beveva e fumava tantissimo e io gli stavo dietro con un certo successo. Giocavamo a scacchi, a poker in due: ogni tanto prendevo il suo motorino e me ne andavo in giro per chilometri. Al mio ritorno spesso lo trovavo appena alzato che girava per casa con la sigaretta e il bicchiere e la chitarra in mano e che aveva buttato giù degli appunti, degli accordi. Era uno strano modo di lavorare il nostro: non ci siamo mai messi seduti a dire "Adesso scriviamo questa canzone". Semplicemente integravamo e correggevamo l'uno gli appunti dell'altro, certe volte senza nemmeno parlarne, senza nemmeno incontrarci magari, perché lui dormiva di giorno e lavorava di notte e io viceversa. Le musiche ci venivano abbastanza facilmente - Fabrizio era un eccezionale musicista - e le registravamo su un piccolo registratore a pile. Così vennero fuori "La cattiva strada", "Canzone per l'estate", "Oceano"… Lui aveva scritto da solo "Amico fragile" e poi aveva voluto inserire nel suo disco "Le storie di ieri" che la RCA (la mia casa discografica di allora) si era rifiutata di farmi incidere sulla "Pecora". E' difficile pensare a Fabrizio come uno che non c'è più: quando se n'è andato non ci vedevamo da parecchio tempo. Credo di averlo sentito al telefono circa un anno prima che morisse ed aveva la sua solita bella voce, l'intelligenza correva sul filo… Fabrizio era un uomo generoso e bellicoso, facile da amare e difficilissimo da andarci d'accordo. Uno dei ricordi più belli che conservo di lui è quando andammo all'Idroscalo di Milano sulle montagne russe del Luna Park, insieme a Dori: scendemmo felici e ubriachi con lo stomaco in bocca e andammo a finire la serata chissà dove. Ho messo la nostra canzone in questo disco non per fargli un omaggio (Non ne ha bisogno e non so se gli piacerebbe). E' solo una buona canzone che oggi, dopo tutti questi anni, sento un po' più mia.
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CARTELLO
ALLA PORTA
Ho fatto il pieno e cammino di notte come
uno scemo, del
freddo e del vino. quando
incrocio le luci blu. di
quei treni che non passano più. come
a un bambino a
notte ed i sogni e il cuscino. chi
ha vinto e chi ha perso, chi ha giocato di più. di
quei pieni che non passano più.
____________________________________ Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Paolo Giovenchi (chitarre) Marco Rosini (mandolino) Lalla Francia (cori) Carlo Gaudiello (tastiere) Stefano Tavernese (violino)
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De
Gregori compie 50 anni, riconoscimenti dagli studiosi Per i suoi 50
anni, Francesco De Gregori raccoglie non soltanto l'acclamazione dei
fans e il tributo di critici e colleghi, ma anche il convinto
apprezzamento di studiosi e cattedratici non del settore. Questi giudizi
vanno ben oltre il valore artistico del cantautore, riconoscendo nelle
sue canzoni un costante impegno etico e civile. Per Giulio Ferroni,
professore di Letteratura Italiana all'Università la Sapienza di Roma,
"De Gregori è una presenza importante nel panorama culturale
italiano, perché come cantautore ha dato un'aurea poetica alle
contraddizioni dell'Italia, dagli anni 60/70 in poi, con uno sguardo
dolce ma anche aggressivo, sempre animato da spirito critico. Le sue
canzoni sono una sorta di geografia della passione della sinistra, fatta
di impegno e attenzione alle realtà più emarginate: la vita degli
emigranti, degli attori di strada, di proletari, della gente che lavora
nel circo". Un giudizio condiviso dall'etnologo Luigi Lombardi
Satriani, per il quale De Gregori è il "poeta degli "umiliati
e offesi", dei "miserabili", perché ha sempre posto
attenzione alla molteplicità delle esperienze umane, |

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Da
qualche parte dicono che vive bene,
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Parliamo
per esempio di quando realizzo un disco: arrivo in studio con una
canzone, che ho scritto sulla chitarra o sul pianoforte, ma in realtà
non so nemmeno quanto valga, quanto possa essere comunicativa. La prima
verifica la faccio proprio con i musicisti, perchè non faccio mai
sentire le mie canzoni a nessuno prima di andare in sala. Quindi prima
dell'aspetto tecnico, professionale, prima di capire come devono suonare
Vincenzo o Lucio, si tratta di vedere se questa canzone che ho scritto,
se questa cosa che ho in testa è comunicabile. Se lo è, loè comunque
tramite loro. Proprio il rapporto con i musicisti, per il tipo di lavoro
che faccio, è fondamentale. A meno che domani non volessi decidere di
fare un disco da solo, con la chitarra e l'armonica; e potrei anche fare
un disco così, come ha fatto Springsteen in Nebraska, un disco
bellissimo in cui non esistono mediazioni. Però i musicisti per me sono
la mediazione con il pubblico. Ormai nel momento in cui scrivo le
canzoni io già so - non so come, ma già so - che comunque ci andrà la
chitarra, che la suonerà Mancuso, la suonerà Bardi; già so che le
tastiere le suonerà Martellieri e così via. Diciamo quindi che i
musicisti sono un prolungamento importante del mio lavoro. Il rapporto
che ho con lor, con qualsiasi musicista che suoni con me - anche uno che
suona con me la prima volta e che magari non ci suonerà più, perchè
non ci capiamo - è comunque un rapporto creativo. Chiedo creatività ai
musicisti, non gli do mai delle parti scritte; cerco sempre di dire:
"prova a fare questo e vediamo se funziona...tu che faresti qua? Tu
che conosci lo strumento, come lo suoneresti, come suoneresti la
chitarra in questo punto?". Perchè io non sono un chitarrista:
sono una specie di contaminatore, sono uno che prova a mettere insieme
delle cose. Sì, ho nelle orecchie molta musica, però non ho una
professionalità da musicista: io non ho studiato musica, loro invece
sì. Non voglio dire che chiedo aiuto a loro, comunque non è un
rapporto da datore di lavoro a orchestrale - come dicevi tu prima - o a
turnista. Io arrivo con del materiale, loro diventano coautori della
canzone: sì, alla fine la canzone la scrivo io, parole e musica, però
quello che esce sul disco in realtà è stato scritto da tutti. Questo
vale per qualsiasi disco io abbia fatto e con qualsiasi musicista io
abbia lavorato, dai più bravia ai meno bravi: a tutti ho chiesto questo
tipo di aiuto, perchè sono uno che le canzoni se le scrive in camera
sua, della musica ho un'idea così... Non voglio dire che sono un
orecchiante - non mi considero un orecchiante, mi considero un musicista
a tutti gli effetti - però sono musicista grazie a loro, perchè loro
interagiscono con me." |
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DERIVA Così
gentile e inafferrabile,
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Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Paolo Giovenchi (chitarre) Carlo Gaudiello (tastiere) |

De Gregori vende l'olio via internet
PERUGIA, 2 APRILE - Dopo il successo in campo
musicale, per Francesco De Gregori arriva anche quello in campo
agricolo-commerciale grazie ad Internet. L'azienda umbra del cantautore -
La Palomba di Spello - ha infatti venduto on line il suo olio biologico in
Giappone durante il sesto 'Sol', il Salone dell' olio d' oliva vergine ed
extravergine, di Verona. La partita più cospicua - si legge in un
comunicato del 'Sol' - è stata acquistata dal Giappone e più
precisamente da un "navigatore gourmet" di Tokyo.
Ad Andria una tre giorni con le migliori produzioni mondiali, organizzata dalla CiBi pugliese. L'olio biologico italiano si conferma leader al V Premio Biol-Città di Andria, unico concorso al mondo per gli extravergini ecocompatibili
Il premio principale, appunto il Biol, è andato infatti all'azienda Titone di Marsala, che ha bissato la vittoria dell'anno scorso. A seguire, altri produttori italiani, tra cui - al quinto posto - anche il cantautore Francesco De Gregori, che ha partecipato con l'olio "Le Palombe" prodotto nella sua piccola azienda di Sant'Angelo di Spello, nel Perugino. Distaccati di qualche posizione, i primi stranieri: l'azienda californiana "Lunigiana" e l'argentina "Paso Vejo"; menzione speciale anche all'extravergine croato "Art".
Nelle altre categorie, il Biolpack {miglior packaging ed etichettatura), è andato ex aequo al "San Giuliano" dell'azienda Manca di Alghero e al "Puer Apuliae" della Moc - Oliveti d'Italia di Andria, mentre il Biolblended (al miglior olio imbottigliato e commercializzato con marchi non del produttore), è stato assegnato al "Clemente", dell'omonima azienda di Manfredonia. Infine, l'azienda molfettese Minervini col suo "Marcinase" ha vinto il Biol-Puglia, sezione istituita quest'anno e riservata ai migliori produttori pugliesi qualificatisi per la fase finale.
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IL CUOCO DI SALO'
Michele Fedrigotti (pianoforte, tastiere e direzione dell'orchestra G. Verdi di Milano) Ben Fenner (registrazione e missaggio)
Non si prende la parte della Sinistra o della Repubblica di Salò. Non era mia intenzione, attraverso questa canzone, ribadire - se ce ne fosse bisogno - che io sono un uomo di sinistra e che quindi ho, diciamo, un'idea chiara su quello che è il giudizio storico, politico, morale sul fascismo e sulla Repubblica di Salò. Non è questa l'intenzione, perchè non è una canzone politica. Sottolineare che coloro che aderirono a Salò morirono dalla parte sbagliata, viene da sé. Tra l'altro il verso "dalla parte sbagliata si muore", non voleva essere una mia notazione dall'alto, in cui io che scrivo la canzone punto l'indice e dico: attenzione ascoltatori, questi stavano dalla parte sbagliata! Sono loro stessi, che in questo canto dicono di stare dalla parte sbagliata Credo che questo fosse un sentimento abbastanza diffuso, forse in maniera più o meno conscia, fra coloro che avevano scelto di militare nella Repubblica sociale. Sicuramente sapevano di andare incontro a una sconfitta storica, non solo ad una sconfitta militare. L'unico punto della canzone che secondo me, per come l'ho scritto, può essere non revisionista, perché arriverebbe molto in ritardo rispetto all'analisi storiografica sul periodo, ma sul quale possiamo discutere è il verso "qui si fa l'Italia e si muore", citazione, appunto, di Garibaldi, e come dire, questi facevano l'Italia? Ecco, ora però il discorso sulla guerra civile o guerra di liberazione è sempre stato visto male dalla sinistra fino a una decina d'anni fa. Poi c'è stato il libro molto importante, che sicuramente alcuni di voi avranno letto, di Claudio Pavone, dove si dice una volta per tutte, e credo che questo oggi nessuno lo possa contestare, che comunque anche quelli che combattevano dalla parte dei fascisti, anche i repubblichini, anche quelli alleati con i Tedeschi, erano comunque italiani. Quindi probabilmente avevano delle motivazioni forti, patriottiche, per compiere quella scelta. Questo chiaramente non vuol dire giustificarli. Non è la canzone la sede per giustificare. Voglio dire, se io faccio una canzone su Giovanna d'Arco, non devo parlare della guerra dei cent'anni, se Manzoni scrive i Promessi Sposi, non deve spendere più di poche righe, fra l'altro anche le più noiose, per descrivere la guerra di successione al Ducato di Mantova e la dominazione spagnola. No, la canzone vive di altre cose, insomma. La canzone poi parla di quindicenni. Noi dobbiamo distinguere, perché nella Repubblica di Salò, voi lo sapete meglio di me, ci andarono sia i primi, i vecchi fascisti, quelli che avevano fatto la marcia su Roma e che poi dopo si erano sentiti traditi, diciamo, dall'andamento borghese del regime fascista durante il ventennio... Quindi, sia questi vecchi caporioni, sia i quindicenni. Ora, chi aveva 15 anni nel 45? Quelli che erano nati nel 1930. E che cosa avevano visto queste persone cresciute negli anni Trenta? Che scuola avevano frequentato? Che Chiesa avevano avuto? Che padri e madri avevano avuto? Quando il loro compagno di scuola ebreo venne cacciato..., nessuno aveva fiatato. Il re era fascista, il Papa insomma..., più di tanto non è che... Sì, forse un po' di presa di distanza... Quindi, è chiaro che quando si parla di quindicenni andati lì...
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DAL
NOSTRO INVIATO - PRATO - Ed è subito "Rimmel". Il classico di
26 anni fa arriva come secondo brano nel concerto con cui Francesco De
Gregori ha aperto ieri sera il nuovo tour, la chitarra acustica,
l'armonica e nient'altro, la band per qualche minuto ancora, il tempo di
cantare "Generale", dietro le quinte. Sul palco un divano
bianco, un tavolinetto e un lume. Dopo quattro anni di assenza, a un
primo sguardo appare come un ribelle tranquillo. Non sembra il profeta
che indica la via, ciò che gli altri non vedono; le sue ballate non
sono sfigurate in una smorfia ideologica. Anche un pezzo tanto
chiacchierato come "Il cuoco di Salò" si sottrae ai disordini
della passione politica e cammina leggero tra gli spettatori, e il verso
che dice che "dalla parte sbagliata si muore" scorre asciutto,
svuotato da letture strumentali e furori preelettorali. Per il pubblico
di Prato, quella sera lontana in cui il disastro si avvicina, è solo
una struggente ballata rarefatta, come le altre che hanno trovato
accoglienza in "Amore nel pomeriggio", il disco in cui De
Gregori, alla soglia dei 50 anni, viaggia felice sull'ispirazione
ritrovata di suoni quasi "arcaici" e poco alla moda, e sembra
voler ignorare la realtà più diretta, trincerato dietro il suo ombroso
orgoglio aristocratico (e ieri non ha detto niente altro che grazie).
Il concerto si snoda ed emerge un malessere acquattato nella penombra
degli accordi, un malessere nuovo, strano, poco visibile, si avverte
l'insoddisfazione che porta alla nostalgia della perfezione, cioè alla
bellezza. È un De Gregori senza inganni nostalgici e senza il miele
autocelebrativo, che si sottrae al vincolo delle etichette, maturo,
disincantato, e forse non aveva mai cantato con tanto dolore eppure con
tanta felicità. Con i sette compagni di viaggio della band, il
cantautore romano va nel passato in "La casa di Ilde", un
brano degli inizi, quasi trent'anni fa, che pochi ricordano, che viene
dato come inatteso bis e poi si rituffa nelle atmosfere sospese di oggi
dietro cui si annidano miserie e naufragi che non si offrono al primo
sguardo.
C'è un anelito a ritrovare l'innocenza perduta, via dalla bagarre
stolta che offre la politica. E dipanando il gomitolo delle emozioni il
desiderio sembra perdere le ali, ed ecco il ritornello insistito di
"Canzone per l'estate", il brano ancora attualissimo che
Francesco nel '74 scrisse a quattro mani assieme a Fabrizio De André,
in cui la sua donna non riesce più a volare.
Tutto è ammantato da un sottofondo di malinconia amara; che non è
resa. De Gregori nel suo nomadismo intellettuale continua a battersi per
le idee e non per gli uomini, che possono tradire, anche se stavolta non
c'è l'Italia derubata e colpita al cuore, l'Italia che non muore.
De Gregori ripercorre con quei suoi modi sempre più dylaniani, la voce
sgranata, alcune tra le più belle pagine della canzone italiana,
filastrocche che si appoggiano a tastiere e mandolini (anche una
"Buonanotte Fiorellino" stavolta in versione messicana"),
rime dissacranti dal sapore country, e le antiche dolcezze di
"Rimmel", con "quella foto in cui tu sorridevi e non
guardavi". Canzoni innocenti e feroci, il mondo poco consolatorio
di un artista integro ma non moralista, indignato ma non militante, un
menestrello che nonostante tutto non ha perduto la capacità
d'indignarsi: e Pablo è ancora vivo. È la bell'Italia di De Gregori
quella che si è affacciata al Politeama di Prato, e che arriverà il 30
e il 31 marzo al Nazionale di Milano, e l'11 aprile all'Auditorio romano
di Santa Cecilia.
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L'AGGETTIVO
MITICO La
musica etnica, la contaminazione, l'ultimo
rifugio dei vigliacchi, la comunicazione. E ballano al suono del diavolo
e
del suo violino, gli uomini a piedi nudi lungo la strada.
gli specchi cominciano a sanguinare, cari e care.
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DE GREGORI Un ragazzo di cinquant'anni
Raffaella Silipo
- Martedì
27 Marzo 2001
"Ma non lo vedi come passa il tempo? Come ci fa cambiare? E noi che
siamo come cani senza padroni... abbiamo avuto tempo sufficiente per
imparare". Francesco De Gregori compie cinquant'anni e il tempo non
lo ha cambiato poi tanto, se si tralascia qualche ruga o qualche filo
grigio tra i capelli, come tanti vecchi ragazzi suoi coetanei: parte
(stasera da Prato) con il tour dell'ultimo album "Amore nel
pomeriggio", poi sarà venerdì e sabato a Milano, e a Torino il 3
e il 4 aprile. Il compleanno, proprio il 4 aprile, lo festeggerà dunque
a Torino, al Colosseo, davanti ai fan di ieri e di oggi. E lo stile è
lo stesso degli esordi, più di trent'anni fa, con "Theorius
Campus" a quattro mani con l'amico, poi nemico, poi nuovamente
amico Antonello Venditti. Uno stile aristocratico, ombroso, per niente
facile, quello di De Gregori, non a caso soprannominato "il
Principe". Eppure gli italiani - e non solo i suoi coetanei - gli
devono uno straordinario patrimonio collettivo di immagini, suggestioni,
ricordi. Canzoni che hanno accompagnato il percorso della prima
generazione della storia ad aver conosciuto drammi e beatitudini
dell'adolescenza prolungata, la prima a non rassegnarsi alla mezz'età.
E non è proprio un caso, allora, se questo tour coincide con una
campagna elettorale che vede, su fronti contrapposti, tanti esponenti di
quella stessa generazione, oggi più o meno al potere. Lui non ha mai
nascosto le simpatie politiche per la sinistra (è stato anche
giornalista sull'"Unità" dell'amico Walter Veltroni, che
sarà certamente in prima fila, l'11 aprile, al concerto romano
all'Accademia di Santa Cecilia), ma ha sempre rivendicato con orgoglio
la scelta di "non scrivere canzoni militanti". Anche se i
tentativi di annoverarlo sotto qualche bandiera sono innumerevoli, basti
vedere in quali e quanti contesti è stata usata la sua "Viva
l'Italia". Solo a gennaio, all'uscita del singolo "Il cuoco di
Salò" si è persino parlato di revisionismo, e lui nemmeno si è
degnato di precisare che si tratta piuttosto di una dolente ballata sui
perdenti, tutti, della storia.
L'album intanto, zitto zitto, è arrivato a oltre 200 mila copie. Da
ieri è "Sempre per sempre" il nuovo singolo radiofonico
trasmesso da tutte le emittenti italiane: sarà uno dei brani leader del
tour, insieme con la riscoperta di "Canzone per l'estate",
scritta nel 1974 a quattro mani con Fabrizio De Andrè. De Gregori sarà
accompagnato da Guido Guglielminetti al basso, Massimo Buzzi e
Alessandro Svampa alla batteria, Paolo Giovenchi alla chitarra e Carlo
Gaudiello alle tastiere, con la partecipazione anche di Greg Cohen (già
con Tom Waits) al basso e contrabbasso acustico; Alessandro Arianti al
piano e tastiere; Marco Rosini al mandolino e alla chitarra acustica e
Toto Torquati all'organo Hammond e tastiere. In scaletta ci saranno,
naturalmente, anche tanti vecchi successi: irrinunciabile qualche
classico da "Rimmel" (1975), e da "De Gregori"
(1978), con la famosissima "Generale". E speriamo che il
principe non dimentichi la lieve "Banana Republic" (1979) che
fu colonna sonora di un indimenticabile tour insieme con Lucio Dalla. Ma
in trent'anni di carriera c'è davvero l'imbarazzo della scelta, tra il
felicissimo e premonitore "Titanic" (1982) e la struggente
"Donna cannone" (1983), tra il complesso "Scacchi e
tarocchi" (1985) insieme con Ivano Fossati e le più recenti e
veementi "Canzoni d'amore" (1992) e "Prendere e
lasciare" (1996). Sceglierà lui, naturalmente, che cosa cantare,
senza troppe spiegazioni. D'altronde i fan ormai lo sanno: non c'è
niente da capire.
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NATALE
DI SECONDA MANO Oggi
è tempo d'incendi, organizziamo
presepi, dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi.
Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Paolo Giovenchi (chitarre) Carlo Gaudiello (tastiere) Nicola Piovani (pianoforte e direzione d'orchestra) Fabio Ceccarelli (fisarmonica) registrato al Forum Village di Roma
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Siamo a Bengodi, siamo a Shan-gri-la! - Siamo a Brindisi, siamo a Berlino! - Siamo a El Dorado! - Siamo a Rimini! (E' pieno inverno, il mare sono sacchi di plastica scura. E' l'Adriatico, che unisce e separa oriente e occidente. La gondola è un gommone nero, Casanova ha vent'anni e quindici fidanzate) - E' buono questo rancio, Capitano! - E' buono?! - E' buono questo rancio, Capitano! - Ma a casa vostra, allora, cosa mangiavate? - Pane e foglie, Capitano! (tutti insieme) - Pane e foglie, Capitano! - E ai bambini? - Pane e foglie, Capitano, pane e foglie, Capitano! - Siamo a Brindisi, siamo a Itaca! (Siamo a Itaca, El Dorado, Shan-gri-la, siamo a Bengodi, siamo a Brindisi) - Che tempo fa, Capitano? - Fa Natale, fa Natale! Nevica sul mare! - Fa Natale, fa Natale, nevica sul mare! (tutti insieme) - Fa Natale, fa Natale, nevica sul mare! E' allora che i presepi si incendiano, e ci si brucia per scaldarsi, per non morire di freddo. E' allora che ci si butta a mare per non annegare, è allora che si nuota, per chi sa nuotare. |

IL FORUM DEL SITO UFFICIALE SONY
alcuni interventi del forumista Francesco De Gregori, in arte CICCIO (in neretto)
Beh, a proposito dei testi l'ho fatto apposta a non metterli sul disco. Perchè penso che una canzone vada ascoltata tutta insieme. Eppoi mi sembra che le parole si capiscano abbastanza bene anche a un primo ascolto. E' vero che nel disco precedente c'erano, ma allora il web non era esteso come adesso, dove tutti i miei testi circolano liberamente e non solo nel sito ufficiale. Eppoi questa volta erano davvero troppo lunghi e avremmo dovuto scriverli molto piccoli. Però la copertina mi piace - non solo perchè è una copertina " d'oro" ( SE LA GUARDATE BENE)- ma proprio perchè è di cartone. Forse abbiamo tagliato qualche albero in più, ma produrremo meno diossina. Comunque per quanto ne so c'è anche una versione con il guscio di plastica tradizionale - ma sempre senza i testi-. Per farmi perdonare ho chiesto alla Sony di stampare anche il vinile. E l'uomo del monte ha detto si. Ciccio
Beh, sono Francesco (quello che canta). " Tutti hanno un cuore"non è la mia canzone preferita, avete ragione. Mi piace solo quel verso che dice " Cercano dentro a un pezzo di specchio un riflesso del sole". "Jazz" Rustici non voleva metterla nel disco, ho insistito io. " Stelutis Alpinis" invece mi piace, ma è un fatto personale, mi piaceva tradurre in italiano un pezzo scritto in friulano. Comunque non tutte le canzoni riescono col buco. " Rosa rosae ha un titolo terrificante, ed era meglio nei provini che nel disco.. Però grazie di avermi scritto. Nei concerti non sono freddo. Cerco sempre di vestirmi bene e di ricordarmi le parole. Chiamatemi sempre " Ciccio"!
Grazie a tutti per l'affetto che mi avete dimostrato con i vostri messaggi, auguri, complimenti. Noto con dispiacere che qualcuno firma a mio nome messaggi..., supponevo che prima o poi sarebbe successo. grazie, grazie, grazie... - ciccio
Federico
che scrive nel forum non è mio figlio ma qualcuno che si diverte a fare lo
spiritoso.
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SEMPRE
E PER SEMPRE Pioggia
e sole cambiano, la
faccia alle persone Sempre e per sempre tu
ricordati dovunque sei, se
mi cercherai. e perdersi ancora per diverse strade
o con diverse scarpe su una strada sola. lasciano
il tempo che trovano.
Guido Guglielminetti (basso, scrittura e arrangiamento archi) Paolo Giovenchi (chitarre) Francesco De Gregori (pianoforte) Scuola A.P.M. di Saluzzo (archi) Vittorio Muò (direzione d'orchestra)
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Arrivo
a Piazza Don Bosco proprio mentre Fiorella sta finendo di cantare Sally,
fatico un po per cercare un posto dove si possano guardare in faccia i
cantanti, dato gli ombrelli che ostruiscono tutta la visuale. Per
fortuna verso la fine del pezzo successivo "L'uccisione di babbo
Natale" cantata da Fiorella e Francesco, la pioggia cessa di
scendere e tutto diventa magico. Mi accorgo con stupore di stare a pochi
metri dal palco e che riesco a vedere tutto, anche le espressioni del
viso dei cantanti. Francesco finito questo pezzo dice:"Vorrei
chiamare sul palco un vecchio e caro amico..." Sale sul palco
Antonello ed insieme cantano "bomba o non bomba".
La mia sensazione è stata quello di aver assistito ad un concerto
"strano", nel senso di atipico. Mi sono divertito a vedere un
Francesco gironzolare col suo sigaro in mano sul palco, sembrava
intervenire a cantare giusto quando passava davanti al suo microfono. Ho
avuto come l'impressione che intendesse questo concerto più come una
festa fra pochi amici che come un'esibizione davanti ad un pubblico.
Avevano voglia di cantare ieri, e si capiva.(Fiorella ha anche accennato
insieme al pubblico un: Forza Roma alè, Roma alè...Roma alè)
Il momento più alto secondo me è stata l'interpretazione di "la
storia" di Fiorella, il mio corpo è stato percorso da un brivido
per tutta la durata della canzone. La sua interpretazione è stata
ancora migliore di quella del 1 maggio. E' davvero brava.
Un bel concerto davvero, una festa. Quando è salito sul palco Piovani
speravo ci regalassero "Natale di seconda mano", i due hanno
parlottato un po e poi hanno eseguito "la donna cannone"...va
bene così.
Finito il concerto insieme alla mia ragazza decidiamo di andare dietro
al palco, tempo pochi minuti e viene fuori Antonello, devo dire che è
stato molto cortese ed educato, ha stretto mani e ha scambiato due
parole con tutti noi, ha riso e ha scherzato. Gli ho chiesto di
chiamarci Francesco e lui ce l'ha anche chiamato, ma Francesco era
chiuso nella roulotte e non ne ha voluto sapere di uscire. Si è solo
limitato dopo un bel po ad affacciarsi e a tirare una scarpa che poi ha
regalato al fan che l'ha raccolta (per la cronaca porta 44). Neanche
Fiorella si è avvicinata alle transenne. I tre poi mentre cercavano di
raggiungere il pulmino che li doveva portare via, hanno distibuito
sorrisi e strette di mano, tutti, tranne il nostro Francesco che
sembrava invece molto ma molto infastidito dalla folla che lo acclamava.
Devo dire che questa insieme alla pioggia, è stata l'unica cosa che non
ho molto gradito di tutto il concerto. Non sarò certo io ad insegnare
il comportamento a Francesco, è libero di porsi come meglio gli pare,
io credo solo che un sorriso avrebbe fatto felice tanta gente e non
sarebbe costato nulla.
Comunque questo è poco importante, ciò che conta sono solo la sua
musica e le sue parole che ancora una volta,per l'ennesima volta mi
hanno regalato delle splendide emozioni.
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SPAD
VII S2489
Una bestia di fuoco e velocità, cinque
quintali di pura bellezza. e
improvviso come una faina. e
io pensavo ed era cosa fatto. senza
peso e senza ingombro, solo
pensiero veloce. del
aeroplano e del mio coraggio. la
guerra, solo l'occasione, tra
una partenza e l'altra, tra
una partenza e l'altra,
Guido Guglielminetti (basso) Massimo Buzzi e Alessandro Svampa (batteria) Paolo Giovenchi (chitarre) Carlo Gaudiello (tastiere) Alessandro Arianti (pianoforte)
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Orlando getta in fondo al mare l'archibugio di Cimosco (Abominoso ordigno!) e spera così che le armi da fuoco vengano bandite dal futuro dell'umanità. La polvere da sparo è invece destinata a sovvertire per sempre i codici cavallereschi e la lealtà del duello. Così, secoli dopo nel film "Indiana Jones" Harrison Ford abbatte a pistolettate - fra gli applausi e le risate del pubblico - l'avversario che lo aggredisce a colpi di scimitarra… Così anche lo SPAD VII S2489 di Francesco Baracca, ferito a morte dalla fortunosa fucilata di un fante partita dal fango di una trincea, diventa simbolo di combattimento sleale, di un'infrazione - anche estetica - alle regole del gioco. L'episodio ci fa pensare al gesto del ragazzo Balilla, di Davide, o di Ulisse che acceca Polifemo con l'inganno. Il fante sconosciuto è - appunto - Nessuno. Al contrario la sua vittima, Baracca, viene giustamente considerato Qualcuno, anzi un eroe. Nulla di eroico, invece, nella vita e nella morte di Antoine de Saint-Exupéry, scrittore aereo e pacifista soldato che si inabissò in un punto imprecisato della Baia degli Angeli al largo della Costa Azzurra durante un volo di ricognizione verso la fine della seconda guerra mondiale. Di lui ci restano, oltre a "Il piccolo Principe", pochi libri in cui la condanna della guerra è dolorosa ed inappellabile. Ancora sull'argomento: si chiamava Claude Eatherly l'uomo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima e che venne poi ricoverato per anni in un ospedale psichiatrico americano. Consigli per gli acquisti: "Staccando l'ombra da terra", di Daniele Del Giudice e "L'uomo che brucia" di Massimiliano Governi. E poi i piloti sconosciuti che in Iraq e in Kosovo hanno inaugurato l'era della guerra nucleare porta a porta. La serena guerra degli aviatori. Volare, Oh Oh! |

Sul
Corriere della Sera di oggi, Faffner torna a dire la sua su Francesco,
passi per tutto,visto che si stanno tutti e due antipatici, ma
l'erede?l'erede?l'erede no!
IMPEGNO E POESIA - Francesco De Gregori compie 50 anni mercoledì. Li
festeggia sul palco (al Colosseo di Torino) nel tour che arriva
all'indomani del successo dell'album "Amore nel pomeriggio".
E' cambiato rispetto alle origini? Molto poco. Resta, per capacità di
sintesi poetica, un caposcuola, illuminato da canzoni senza età, a
decine, che vanno da "Buonanotte Fiorellino" a
"Rimmel", dall'"Abbigliamento di un fuochista" a
"Generale", da "La leva calcistica classe 1968" a
"La donna cannone". La sua vena creativa è capace ancora di
intuizioni folgoranti come "La valigia dell'attore", "Il
cuoco di Salò" o "Natale di seconda mano". Sono
migliorate la sua voce e la preparazione musicale. Sul piano umano resta
discontinuo. Una finestra di simpatia si apre per un paio d'anni ogni
otto. Poi torna orso. Su Internet nel suo sito si firma Ciccio. Fa poche
apparizioni in tv e produce un mediocre olio d'oliva. L'erede :
Jovanotti
.....ho
assistito ad un concerto in cui LUI non è stato freddo!!! Incredibile a
credersi.. però è successo... è vero è un tipo che rimane sulle sue,
addirittura mi hanno raccontato che una volta all Augusteo (un teatro di
Napoli)lui si è incazzato col pubblico perchè voleva che si stesse
zitti...ma dice che si è incazzato di brutto.. io invece, ad una festya
dell' Unità (sempre a NA)dove è arrivato si con 2 ore di ritardo..
però... dopo un paio di canzoni poi.. al nostro grido
"PRINCIPE!!!"LUI SI è MESSO A RIDERE.. E CI FA
"CHIAMATEMI CICCIO STASERA!!!"...
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05
MARZO Roma - (Teatro Brancaccio) 25 MARZO Bagnacavallo (Teatro Goldoni)
27 MARZO Prato (Politeama) 28 MARZO Piacenza (Politeama) 29 MARZO Varese
(Teatro Impero) 30 MARZO Milano (Teatro Nazionale) 31 MARZO Milano
(Teatro Nazionale) 01 APRILE Udine (Teatro Giovanni da Udine) 02 APRILE
Mestre (Teatro Toniolo) 03 APRILE Torino (Teatro Colosseo) 04 APRILE
Torino (Teatro Colosseo) 05 APRILE Bergamo (Teatro Donizetti) 06 APRILE
Vercelli (Teatro Civico) 07 APRILE Alessandria (Teatro comunale) 08
APRILE Cremona (Teatro Ponchielli) 09 APRILE Cascina (PI) (Politeama) 10
APRILE Grosseto (Teatro Moderno) 11 APRILE Roma
(Santa Cecilia) 17 APRILE Lecce (Teatro Ariston) 18 APRILE Bari (Teatroteam)
19 APRILE Brindisi (Teatro Impero) 20 APRILE Napoli (Palapartenope) 23
APRILE Cosenza (Teatro Rendano) 24 APRILE Catanzaro (Palasport) 26
APRILE Perugia (Teatro Turreno) 27 APRILE Orvieto (Teatro Mancinelli) 28
APRILE Rovigo (Teatro Sociale) 29 APRILE Mantova (Teatro Ariston) 30
APRILE Ravenna (Paladeandrè) 19 LUGLIO Torrione di Cagli-PS (Piazza
Matteotti) 20 LUGLIO Sirolo (AN) Teatro alle Cave 21 LUGLIO Montalto di
Castro (VT) Centrale Enel 23 LUGLIO Asti - Piazza Cattedrale 24 LUGLIO
Collegno - Parco Generale Dalla Chiesa 25 LUGLIO Salò (BS) - Giardini
del Liceo 26 LUGLIO Lodi - Area del Capanno 27 LUGLIO Pontassieve -
Stadio Comunale 28 LUGLIO Ferrara - P.zza Castello 30 LUGLIO S.Teodoro
(Olbia) - Campo Sportivo 31 LUGLIO Sassari - Ippodromo 01 AGOSTO
Cagliari - Anfiteatro romano 03 AGOSTO Latina - Montello Festival 04
AGOSTO Frascati - Villa Torlonia 06 AGOSTO Cupello (CH) - Cartodromo 07
AGOSTO Marsico Nuovo (PZ) - Campo Sportivo 09 AGOSTO Agrigento - La
Valle dei Templi 10 AGOSTO Scigli (RG) - Piazza San Bartolomeo 11 AGOSTO
Caltavuturo - Stadio Comunale 12 AGOSTO Catania - Anfiteatro Le
Ciminiere 13 AGOSTO Palermo - Teatro di Verdura 14 AGOSTO Messina
(Piazza Duomo) 16 AGOSTO Lucera (FG) - P.zza Matteotti 17 AGOSTO
Margherita di Savoia - Piazza del Mezzogiorno 18 AGOSTO Procida - Stadio
- Stadio Spinetti 19 AGOSTO Alessano (LE) Capoleuca Rock festival"-
Stadio Comunale 21 AGOSTO Paestum (SA) - Teatro dei Templi 22 AGOSTO
Siena - Festa dell'Unità - Fortezza Medicea 23 AGOSTO Rimini - Piazza
Cavour 24 AGOSTO Monte Silvano (PE) - Campo Sportivo 25 AGOSTO Strada in
Casentino (AR) 26 AGOSTO Capannori (LU) - Villa Manzi 28 AGOSTO Brescia
- Festa dell'Unità 29 AGOSTO Verona - Festa dell'Unità 30 AGOSTO Terni
- Stadio Comunale Liberati 03 SETTEMBRE Varese - PalaIgnis 04 SETTEMBRE
Treviglio 05 SETTEMBRE Milano - Idropark 07 SETTEMBRE Como 09 SETTEMBRE
Osimo (AN) - Piazza Boccolino 10 SETTEMBRE Taranto 11 SETTEMBRE -
Benevento (Teatro romano) 13 SETTEMBRE Pisa - Festa dell'Unità 14
SETTEMBRE Roma 20 SETTEMBRE Reggio Emilia - Festa dell'Unità |
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