NIENTE DA CAPIRE

DOLCE AMORE DEL BAHIA

CHISSA' DOVE SEI

CERCANDO UN ALTRO EGITTO

A LUPO

GIORNO DI PIOGGIA

BENE

ARLECCHINO

INFORMAZIONI DI VINCENT

FINESTRE DI DOLORE

SOUVENIR

 

 

 

 

 

Produzione DELTA ITALIANA

 

 


Realizzazione artistica Edoardo De Angelis

 

 

 

Tecnici registrazione: Giorgio Lovisheck, Paolo Venditti

 

 

Francesco De Gregori

VOCE, CHITARRA

 

 

 

 

Ed. BMG Ariola/IT
CD Artwork Mario Scardala

 

 

 

 

 

in copertina: dipinto di Gordon Fagetter

 

 

Renzo Zenobi

TASTIERE

Edoardo De Angelis

TASTIERE

Olimpo Petrossi

CHITARRA,BASSO

 

 

Tony Esposito

PERCUSSIONI

Italo (Lilli) Greco

TASTIERE

Antonello Venditti

TASTIERE

 

 

La copertina, proposta da Francesco, era una fotografia in bianco e nero che avevo scattato in quella villa in stile littorio, la villa dei Rotundi in via Clitunno. Ritraeva Francesco seduto su una vecchia poltrona e la sua ragazza in piedi al suo fìanco, con il pavimento di legno ingombro di calcinacci e in stato di completo abbandono. Melis, invece, decise di utilizzare un disegno che aveva commissionato a Gordon Fagetter, che ritraeva un agnello, quasi una vittima sacrificale, che stringeva tra le zampe anteriori uno stendardo bianco. Il tutto in un'atmosfera cupa, da giorno di pioggia, in un paesaggio tardo romantico. Questa credo che fu l'unica vera ingerenza che Melis volle esercitare e, se fossimo superstiziosi, potremmo dire che si trattò di un triste presagio (Lo Cascio).

<<Allora, quel suo batterista, il ventenne inglese Gordon Fagetter dove è finito? >>

<< Siamo amici, da tanto tempo. Siamo stati anche a Londra insieme e con ciò? Pensi che per tutta l'estate sono stata in giro e ora mi accingo a girare il mondo. Lo vede al mio seguito? Stiamo facendo forse una corsa ad inseguimento? >> ……….come la splendida Motherless Child, proposta nel suo terzo album, chiamato anche dai discografici CIMITERIA per via delle immagini sepolcrali della splendida copertina disegnata da Gordon Faggetter, allora batterista e fidanzato di Nicoletta, ex batterista dei Cyan Three e che, come pittore, aveva disegnato anche la splendida copertina molto felliniana di Dedicato a Frazz dei Semiramis. Confidenze n.42 del 20.10.1968 - Intervista spregiudicata a Patty Pravo: amore e "Canzonissima"  

 

 

Niente da capire, proprio niente da capire. Quando Francesco si presenta con canzoni apparentemente prive di ogni senso viene scambiato per un visionario, al punto da arrivare alla censura di alcune frasi. Oggi sappiamo che invece fu una rivoluzione per la musica d’autore; nella storia della canzone italiana De Gregori fu il primo a citare in una canzone nomi e storie di personaggi sconosciuti e che appartenevano alla sua vita privata: nessuno aveva mai osato tanto. Ancora adesso non si sa chi fossero i protagonisti di quelle storie e non lo vogliamo sapere (e questo è bello).

Ci interessa soltanto sapere che Giovanna è ancora un ricordo che vale dieci lire (con l’inflazione e l’Europa fanno 0,075 euro!), che Luigi si sporge ancora verso l’acqua e che Anna è rimasta seduta sul divano. Sconosciuti sì, ma che Dio li benedica ancor oggi. E’ un disco a cui sono affezionati gli ammiratori più stretti, quelli più sensibili, più intimi, che riconoscono in questo lavoro il “loro” De Gregori incapsulato in una sfera di vetro da chiudere nella loro stanza fra il pessimismo giovanile e la paura di avere tutto il mondo contro. Con questa musica più “privata” il loro letto diventa un importante microcosmo in cui cullare i propri miti: i fumetti, lo stereo, la rivista, i giornali, la chitarra, i dischi, i libri. Uno di questi miti è Francesco, ma è anche il compagno, il cronista e il paladino; anche quando scrive soltanto lettere d’amore come Bene o Souvenir, tipiche espressioni dei tormenti e delle passioni nei quali tutti ci potevamo riconoscere. Il titolo è azzeccato: “Francesco De Gregori”, perché è proprio un concentrato degregoriano spremuto e rispremuto, crudo ma saporito, artigianale ma raffinato, improvvisato ma impeccabile, estemporaneo, quasi da “falò sulla spiaggia”, ma senza difetti, con tante ballate quasi unplugged, come se stesse suonando in camera sua fregandosene di tutti. Si sente forte e chiaro il rumore dei suoi polpastrelli che fanno vibrare le corde della chitarra, la sua acerba voce che canta l’amore e la rabbia attraverso splendide metafore generate da una poetica che arriva a cime dove nessuno era mai arrivato.

 

E’ anche l’opera che tutti ricorderanno come “La pecora” per via del caprone pasquale dipinto da Gordon Faghetter in copertina. Ex batterista dei Cyan Three e primo marito di Patty Pravo, Faghetter diventerà poi un quotatissimo pittore e designer realizzando, fra le altre cose, anche molte copertine di dischi.Ma che succede nel mondo? Giscard d'Estaing viene eletto Presidente francese; Nixon, alla fine, si dimette a causa dello scandalo Watergate e Ford viene eletto Presidente. Gerald Ford è l'unico presidente non eletto dal popolo né come tale né come vice. Viene nominato vice presidente dallo stesso Nixon, con la prescritta approvazione del Congresso, a seguito delle precedenti dimissioni dalla carica del vice presidente Spiro Agnew; ci governa Rumor con una coalizione politica DC, PSI, PSDI.; Giovanni Leone è il Presidente della Repubblica; Ting e Richter scoprono il quark “Charm”, Martin Perl scopre la particella “Tau” e Hulse e Taylor individuano le onde gravitazionali di una pulsar; le case degli Italiani sono piene di impianti stereo di “Selezione dal Reader's Digest”; il governo aumenta il prezzo della benzina super da 200 a 260 lire il litro e decreta la circolazione delle auto a targhe alternate con l'ultimo numero pari o dispari, ma scoppia lo "scandalo dei petroli": l'unione petrolifera Italiana avrebbe versato tangenti a funzionari ministeriali e politici in cambio della diffusione di dati falsi che potessero giustificare l'aumento del prezzo della benzina; la Fiat, a causa dell’austerity, mette in cassa integrazione 65.000 operai mentre il suo Presidente, Gianni Agnelli, viene eletto presidente della Confindustria; Marco Pannella inizia il suo primo sciopero della fame; referendum sul divorzio: il 60% vota a favore; viene arrestato a Milano Luciano Liggio, uno dei capi di Cosa Nostra; viene creato il nucleo antiterrorismo dell'Arma dei Carabinieri a capo del quale viene nominato il Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa; Brescia: una bomba esplode in Piazza della Loggia durante una manifestazione sindacale provocando 8 morti e 101 feriti. L'attentato viene rivendicato da "ordine nuovo"; una bomba esplode sul treno "Italicus" della linea Roma-Monaco: 12 morti e 48 feriti, rivendicato da "ordine nero"; esce in edicola il primo numero de "Il Giornale nuovo" fondato da Indro Montanelli dopo il suo divorzio dal Corriere della Sera; vengono arrestati Renato Curcio e Giovanni Franceschini; Milano2 di Berlusconi inizia le sue prime trasmissioni; mandato di cattura per Michele Sindona, che fugge in Svizzera per illegali ripartizioni d'utili e falso contabile; muoiono Vittorio De Sica, Duke Ellington, Evita Peron, Pietro Germi, Gino Cervi, Nick Drake.Nello sport Cassius Clay batte Foreman, Johan Cruyff vince ancora il Pallone d’Oro e la domenica sera Alfredo Pigna ci racconta che la Lazio vince lo scudetto con Pulici, Petrelli, Martini, Nanni, Oddi, Wilson, Garlaschelli, Frustalupi, Chinaglia, Re Cecconi, D'Amico (All. Maestrelli). Ai mondiali di calcio in Germania l’Italia viene vergognosamente eliminata al primo turno con Zoff, Spinosi, Facchetti, Benetti, Morini, Burgnich, Mazzola, Capello, Chinaglia, Rivera, Riva. (All. Valcareggi). I padroni di casa vinceranno il titolo e la nostra Nazionale sarà affidata a Fulvio Bernardini che con coraggio la comincia a svecchiare facendola correre di più, a svantaggio della tecnica.Giochiamo con il Dolce Forno, la Maglieria Magica, i mattoncini Lego, Cicciobello, il Subbuteo, la Cinepresa Festacolor, Ercolino sempreinpiedi, Susanna gonfiabile, la Mucca Carolina, l’Adica Pongo, il Das, le automobiline Matchbox, le automobiline Corgi, gli organi Bontempi, Eko e Giaccaglia, il Mosaico Quercetti, lo scambio di figurine Panini, lo Jo-Jo, il Minicinex, il Videomatic e il Telemax, le penne a sfera Grinta, il Plasmolegno, il Pupomio, i Paciocchini e Paffutella.Di moda vanno i costumi da bagno Speedo, il collie e lo schnauzer, gli zoccoli Pescura del Dr. Shools, le tende arancioni e marroni, la Crociera nel Mediterraneo, la Sardegna, il campeggio, i soprammobili con le bollicine colorate, i posacenere con base sabbiosa in pelle, le radiosveglie a forma di cubo, la Kodak Instamatic, l’orologio Omega Constellation 74. E gli occhiali da sole: fanali! Con lenti soprattutto azzurre ma anche beige o tendenti al verde.Ci intossichiamo con Buondì Motta, Nui Bon, Nutrì, Nesquik, l'amaro Cora, Il Cioccovo, Ovomaltina compressa in barre, Ovomaltina Pocket e tutte le leccornie che arraffiamo quando lasciamo il conto dal panettiere e dire: ... poi passa la mamma.
La pubblicità degli anni Settanta, non ancora impossessatasi della televisione, è basata soprattutto sulla carta stampata con bigotte reclame di ogni genere: occhiali a raggi X, la rivoltella De Luxe, la crema per i muscoli, le croci talismano, profumi afrodisiaci che promettono di far cascare le donne ai piedi, creme per petti villosi e creme per petti non vigorosi, antenne amplificate e microfoni cammuffati, tutte pubblicate in fondo alle riviste (di solito Cronaca italiana e Cronaca vera) poggiate sul tavolino del barbiere. Sul quel tavolino i posaceneri sono ricolmi di cicche: Stuyvesant, Peer, Astor, Ernte 23, Smart, Player's, North Pole al gusto di menta (ottime per camuffare la puzza di fumo al ritorno a casa).
Spot da ricordare sono Metti un Tigre nel motore! con in regalo la mezzacoda di tigre; "Olivella, l’invidiosa, come lei vuol far la cosa....Brava brava Mariarosa, ogni cosa sai far tu, qui la vita è sempre rosa, solo quando ci sei tu"; Calindri che beve in mezzo alla strada contro il logorio della vita moderna, ma rischiando di morire per altri motivi.Viaggiamo con la Fiat 131 Mirafiori, la Lancia Beta, la Citroen DS, l’A112 Abarth, la Renault 6, la Kawasaki, la MotoMorini, la Fiat 124 special, la Ford Consul, la jeep Citroen Mehari, la Matra Simca Bagheera.Leggiamo Roma senza Papa, Il Comunista, Un dramma borghese, Dissipario, La storia, Jacula, Pecos Bill, Sturmtruppen, L’uomo Ragno, Lotta Continua, La settimana enigmistica, Bolero.Ci vestiamo con l’Eskimo e una sciarpa rossa che avvolgeva delle facce sempre cupe alla Carlo Marx, maglioncini a giro collo a fantasia da dove uscivano fuori i lupetti o le camicie a quadrettini con i colletti alti. D'estate camicioni in lino e sandali, mentre si restava incollati al rivestimento in finta pelle dei divani, fissando la tappezzeria del salotto che per i suoi colori e disegni poteva avere lo stesso effetto di una dose di Lsd. Alla radio ascoltiamo Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni, con Max Vinella, Scarpantibus e Patroclo.
Il Premio Strega va a Guglielmo Petroni con La morte del fiume e il Campiello va a Stefano Terra con Alessandra
Nel panorama cinematografico italiano assistiamo alla proclamazione di Dario Argento. Dopo L'uccello dalle piume di cristallo e Il gatto a nove code rimpingua il suo macabro zoo con Quattro mosche di velluto grigio. Vediamo anche Il portiere di notte, Gruppo di famiglia in un interno, C'eravamo tanto amati, Finché c’è guerra c’è speranza, Chinatown, Assassinio sull'Orient Express, Il grande Gatsby, L’inferno di cristallo, L'ultima corvée, Il fiore delle mille e una notte, Polvere di Stelle, Pane e Cioccolata.In Tv, dopo Carosello (con vari strumenti che non si è mai capito cosa fossero), trasmettono Non cantare, spara, Dov'è Anna? (ma seduta sul divano!), il colonnello Bernacca che ci dava le previsioni del tempo, Speciale per noi, Signore e Signora, Tante scuse, Portobello, Ligabue, Aggiungi un posto a tavola, Milleluci con Carrà e Mina, Buonasera buonasera, Dove sta Zazà e …… un, deux, trois! Giochi senza frontiere! Giulio Marchetti e  Rosanna Vaudetti ci raccontano fantastici scivoloni che si mischiano in mezzo a giochi casinisti. L'unica cosa importante era identificare la mitica "I" in mezzo alle altre sigle europee. Gli arbitri (svizzeri!) erano i mitici Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi.Nel mondo della musica viene realizzato "The Rocky Horror Picture Show", uno dei più celebri musical della storia del rock; i Ramones debuttano al Cbgb di New York. E' il preludio all'era punk; Tour trionfale di Bob Dylan insieme a The Band; Boom del Northern Soul in Gran Bretagna e del rock sudista di Lynyrd Skynyrd, Eagles, Marshall Tucker Band; Bruce Springsteen viene definito "il futuro del rock and roll"; il singolo "Piss Factory" di Patti Smith segna la nascita della new wave; Brian Eno realizza “Taking Tiger Mountain By Strategy". Negli States sono di moda le boy bands formate da componenti familiari di teen agers. Ma nessuno si aspettava riscuotessero tanto successo anche in Europa e soprattutto in Inghilterra. Per la fenomenale famiglia dei Jackson Five di Michael avvengono scene di isterismo collettivo, come non succedeva dai tempi dei primi Beatles. I testi diventano ancora più impegnati, la varietà degli strumenti si amplia, aumenta il peso dell’elettronica e la presentazione dei gruppi si fa più accurata e scenografica. E’ anche il momento dei Jefferson Airplane, dei Grateful Dead, dei Cream di Eric Clapton e del latin-rock di Carlos Santana. Ma ….a Sanremo vince Iva Zanicchi con “Tu cara come stai?”. Allo Zecchino d’oro vince "Cocco e Drilli" e al Festivalbar vince Claudio Baglioni con “E tu”.Ascoltiamo E tu, A Blue shadow, Anima mia, Soleado, Angie, Piccola e fragile, Sugar baby love, E la vita la vita, Prisencolinensinainclusol, Innamorata, Anna da dimenticare, Più ci penso, Alle porte del sole, Non gioco più, L'ultima neve di primavera, Bugiardi noi, Jenny, Come un Pierrot, Mind games, 48 crash, Dicitencello vuje, Waterloo, Jesus Christ Superstar, Sugar baby love, Champagne. Gli album più venduti in Italia sono Jesus Christ Superstar, Frutta e verdura, Mai una signora, Burn, A un certo punto, E tu, Ornella Vanoni e altre storie, American graffiti, Welcome Santana, 18ma Raccolta Fausto Papetti, My only fascination, L'isola di niente, Pat Garrett & Billy the kid, 17ma Raccolta Fausto Papetti, Ringo Starr, E la vita la vita, Anima, Selling England by the pound, Remedios, Whirlwinds. Ma la puntina la poggiamo anche su dischi come Planet Waves, Taking Tiger Mountain, Second Helping, Court and spark, Waterloo, I buoni e i cattivi, Stanze di vita quotidiana, Quando verrà Natale, The Labs Lies Down On Broadway. Tormentone dell’estate: Signora mia, di Sandro Giacobbe.Si è detto del disco: “

http://www.rimmelclub.it/storia/storia.htm

 

 

 

 

 

Questo disco, che si chiamerebbe ufficialmente "Francesco De Gregori" ma che è giustamente meglio conosciuto come "La  pecora" data la pregnanza dell'immagine in copertina, è stato il primo disco al quale abbia contribuito anche in qualità di chitarrista, nel senso che sono io che ho suonato la chitarra acustica sulla maggior parte delle canzoni. La cosa creò non pochi problemi dal punto di vista operativo, perché io non riuscivo a fare due volte di seguito una canzone nello stesso modo e quindi i musicisti che suonavano con me provavano a scriversi una parte da seguire, ma poi al dunque tutto gli cambiava sotto il naso perché io senza volere toglievo una battuta di qua e ne aggiungevo un'altra di là, seminando il panico e pretendendo comunque di avere ragione. Finì che io registrai le canzoni voce e chitarra in diretta e poi gli altri musicisti aggiunsero la loro parte successivamente, in sovrapposizione, che è un modo abbastanza innaturale di fare musica e che infatti poi ho cercato di evitare, per quanto possibile. 

 

 

 

La pecora - di Raffaele Reale - Con la sua opera seconda, ad appena ventitré anni, Francesco De Gregori tocca una delle sue massime punte d'ispirazione. Deluso dall'insuccesso del pur ottimo "Alice non lo sa" - che comprendeva, tra le altre, perle come "Alice", "Buonanotte fratello", "Le strade di lei" e "Irene" - il giovane cantautore romano si dedica ad un materiale intimista, seguendo la scia di Leonard Cohen e di Fabrizio De Andrè, ma rileggendolo in un'ottica allucinatoria del tutto personale.

Si inizia con la storica "Niente da capire", titolo che è tutto un programma, dolce e sferzante ballata su un rapporto finito. Si prosegue con l'allegoria onirica di "Cercando un altro Egitto", dove l'invettiva politica viene smussata dall'atmosfera sognante e distorta ("Sollevo gli occhi al cielo e vedo sopra un tetto mia madre inginocchiata in equilibrio su un camino. La strada adesso è piena di persone, mia madre è qui vicino") e dalla splendida "Dolce amore del Bahia", meno scarna della precedente, accompagnata dalla sola chitarra - come nella migliore tradizione folk -. "Informazioni di Vincent" prosegue sulla stessa linea poetica di introspezione personale, mentre malinconica, profonda, densa appare "Giorno di pioggia" ("oggi giorno di pioggia e la gente si muove, io sono figlio della pioggia"), cupa riflessione sul destino dell'apparire e del mostrarsi - ma tutto l'album è percorso da questo tremito d'insoddisfazione giovanile a metà tra la voglia di emergere e il terrore di non piacersi -.

E, a tagliare perfettamente in due l'album, arriva il capolavoro: "Bene" è la canzone summa della prima vita musicale di De Gregori, molto più significativa delle ben più celebri "Rimmel", "Generale" o "La donna cannone". Canzone semisconosciuta, nascosta, mai portata veramente alla ribalta, è al contrario la più alta espressione del genio poetico del cantautore, libera e anticonformista dichiarazione d'affetto verso la madre, poeticamente eterea e musicalmente tenue. Di grande spessore poetico anche la seguente "Chissà dove sei", originale e coinvolgente "A Lupo" ("Ma questa non è casa mia, i ricordi si affollano in fretta, è un libro cominciato la sera e già dimenticato la mattina"), adolescenziale nella sua utopica visione di libertà "Arlecchino", metaforicamente politica (alla maniera del Bob Dylan degli esordi) la lunga "Finestre di dolore". Si chiude sulla delicata filastrocca "Souvenir", embrione di ciò che in futuro saranno "Buonanotte fiorellino" e "Piccola mela".

Anche stavolta De Gregori andrà incontro ad un sonoro insuccesso commerciale, ma la dimostrazione d'intelligenza e di maturità gli permetterà di comporre ad un solo anno di distanza il celeberrimo "Rimmel", l'album della svolta, l'album della fama, l'Album di Francesco De Gregori.  

 

 

 

 

A LUPO

(De Gregori-Francesco De Gregori)  

 

Lei aveva tasche troppo strette e otto, nove, dieci modi di vivere, forse aveva un cuore

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troppo grande e una strana maniera di sorridere. Lui aveva un grosso cervello e dei

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gerani proprio dove al strada si divide, lontano i campanili suonavano ma lui non se ne

       fa                                re                               sol

 

preoccupava. Ma questa non è casa mia, i ricordi si affollano in fretta e un libro

 sol7             do      fa     sol        do       fa          sol       fa

 

cominciato la sera è già dimenticato la mattina. "A Lupo, anima pura, perchè non giuri

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più sulla sua bambina".

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Il poeta in affari veniva da molto lontano con dei nastri colorati legati alla vita, la

la-                                                fa                       

 

vide che vendeva giocattoli, le chiese "Cosa vuoi per una notte?". Lei non rispose, le

re                              sol                                 la-

 

parole erano neve, la piccola fiammiferaia presa dal gioco, si è rotta una mano sopra

                      fa                                         re

 

il filo spinato, rispose la signora, "Non ho niente da chiedere, se non le tue lacrime

                             sol                                         sol7

 

e tutto quel che hai". Ma questa non è casa mia, i ricordi si affollano in fretta e un

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libro cominciato la sera è già dimenticato la mattina. "A Lupo, anima pura, perchè non

fa                  re-     fa                sol       fa              re-   fa

 

giuri più sulla sua bambina".

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E si presero per mano nella notte stellata e piovosa e capirono che in fondo bastava non

la-                                                    fa

 

chiedersi nè l'anima nè il cuore nè niente di simile, soltanto quattro salti dove più

            re                                       sol

 

ti conviene. E vennero accerchiati da quaranta ladroni usciti dalla favola senza

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permesso, riuscirono a fuggire proprio a mezzanotte, senza colpo ferire, senza fare

           re                                        sol

 

rumore, l'orologio batteva i suoi colpi, la Renault diventava una zucca. Ma questa non

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è casa mia, i ricordi si affollano in fretta e un libro cominciato la sera è già

fa    sol      do        fa           sol          fa                 re-    fa

 

dimenticato la mattina. "A Lupo, anima pura, perchè non giuri più sulla sua bambina".

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"Lupo" è una persona che conosco, è un soprannome "Lupo". Fa l'impresario ed io l'ho conosciuto ai tempi in cui giravo con "Racconto", con Cocciante e Venditti... "Lupo" era separato dalla moglie e aveva una figlia di quindici anni, che lui non vedeva da dieci perchè stava con la madre, però era convinto che fosse una bella figlia e parlava sempre di lei, e diceva sempre: "Te lo giuro sulla mia bambina". E una volta a pranzo mi raccontò che Salvatore Quasimodo, che era suo amico, gli aveva regalato un libro dedicandoglielo in questo modo: "A Lupo, anima pura, perchè non giuri più sulla sua bambina".  Io mi misi a piangere a quella tavolata, ma non se ne accorse nessuno; io amavo molto questo "Lupo" perchè era veramente un impresario diverso da tutti gli altri, e questa è una canzone dedicata a lui, con dentro tutta la mia vita di quel periodo, degli ultimi tre o quattro mesi... la canzone la scrissi in montagna, io ero seduto su una veranda, e davanti c'erano dei vasi con i gerani e sullo sfondo una strada che si divideva, dal mio punto di vista, esattamente dove era un vaso di gerani. La canzone è scritta tutta in questo modo, con un finale ottimistico con la Renault, la Renault è la mia macchina, che diventa una zucca e loro due che si prendono per mano senza chiedersi niente... però io penso che la canzone può arrivare anche senza conoscere i riferimenti ai miei fatti personali, o forse non arriva. Uno scrive qualcosa perchè gli va di scrivere, come quando fai un rutto perchè devi farlo, non puoi domandarti se quel rutto verrà capito, apprezzato alla maniera giusta, devi farlo e lo fai... Comunque se uno viene da me e mi dice "lo "A Lupo" non la capisco". va benissimo, "A Lupo", in effetti è una di quelle canzoni che... io mi incazzo se uno mi dice che non capisce "Cercando un altro Egitto", ma se non capisce "A Lupo" o "Marianna al bivio" va benissimo

 

 

 

 

 

ARLECCHINO

(De Gregori-Francesco De Gregori)

 

 

Fiori falsi e sogni veri, tra gli eroi della friggitoria Schantan. Grazie, ho già

do            re-               do                       re-        do

 

mangiato ieri, un sorriso stasera basterà. Arlecchino è già sul filo, la gente vuol

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vedere cosa fa. E il filo corre sopra la città, e tutto il mondo è tutto qua.

         sol    fa        mi-   re       sol   mi-         fa      sol  do

 

Dove vai? Quanti soldi ti hanno dato, quanti sogni e quanti anni? Dove vai? La tua cella

sol               fa      sol   do          si-             do    re7  sol  do

 

è un pò più stretta ma ti pagano di più.

    re      mi-           fa7+      re

 

Notte chiara, notte bella, sopra i libri non ti avevo letto mai. Mi hanno detto

do            re-                  do                      re-   do

 

'fermati', non mi hanno chiesto mica 'dove vai?'. Arlecchino è lì sospeso ma il filo

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sotto i piedi non ce l'ha. E anche questo in fondo è libertà, e tutto il mondo è tutto

                    sol    fa      mi-       re      sol     mi-        fa  sol

 

qua.

do

 

Dove vai? Quanti soldi ti hanno dato, quanti sogni e quanti anni. Dove vai? La tua cella

sol            fa          sol    do         si-           do  re7    sol   do

 

è un pò più stretta ma ti pagano di più.

    re      mi-           fa7+      re

 

"Arlecchino" è una canzone sul mio ruolo, sul mio ruolo di una volta più che altro, cioè questo "fiori falsi e sogni veri nella friggitoria Chantant", è il Folkstudio agli inizi, dove non era importante neanche mangiare, bastava sorridersi, bastava comunicare, e c'è questo "Arlecchino" su un filo e la gente vuole vedere cosa fa, e "Arlecchino" non sono necessariamente io, ma i tipi come me in genere, a cui danno dei soldi in cambio delle sue acrobazie: "Quanti soldi ti hanno dato? La mia cella è un po' più in alto e mi pagano di più", però alla fine questo "Arlecchino" si fa i fatti suoi, indipendentemente da quanto lo pagano, indipendentemente da quanto sia grande la sua stanza, vola senza filo e uno deve arrivare a volare senza filo... e anche se uno non fa una canzone allineìta col PCI o non utilizzabile in termini politici diretti, pazienza, l'importante che voli però. lo credo che qualsiasi canzone bella sia una canzone di sinistra.

  

 

Fabrizio ha un merito storico nei confronti della canzone italiana: quello di averle dato per primo dei contenuti non soltanto e non necessariamente "amorosi".

Intendiamoci, non che Fabrizio non abbia scritto straordinarie canzoni d'amore in senso classico (valgano come esempio, lontanissime tra loro, La canzone dell'amore perduto e Jamin-a), ma fatto sta che furono La guerra di Piero, La città vecchia, Delitto di paese e via dicendo a spalancare davanti agli occhi di molti giovani, verso la metà degli anni sessanta, un nuovo universo nel panorama della musica leggera di allora. Fabrizio era la dimostrazione vivente che una canzone poteva, se lo voleva, essere anche corrosiva e impervia, realistica e poetica; musicalissima sì, ma anche narrativa e perché no? politica.

Era possibile, in parole povere, buttare a mare il linguaggio patinato e gli arrangiamenti pacchiani della musica leggera dominante e scrivere invece canzoni diverse, che parlavano con semplicità alla testa e al cuore.

C'era poi dell'altro, che affascinava. Fabrizio rifiutava in blocco le moine dell'industria discografica, i suoi passaggi obbligati, le regole non scritte dello show-business. Non andava in televisione, si faceva fotografare con evidente malavoglia; addirittura (ma questo, a dire il vero, un po' ci dispiaceva) non faceva concerti.

L'Italia era ricca di grandi autori di canzoni, naturalmente. Da Gino Paoli a Luigi Tenco, a Bindi, a Gaber; tutta gente antagonista nei confronti delle insulsaggini musicali correnti ma che partecipava comunque spesso ai rituali a volte sconfortanti del  "professionismo" canoro (e Tenco probabilmente fu immolato proprio sull'altare  si questa scomoda e dolorosa contraddizione, per lui più che per altri insopportabile). In Italia insomma non mancavano davvero le belle canzoni, in omaggio a quel filone "diverso" che ha sempre percorso in parallelo, da Spadaro a Buscaglione, il cammino ufficiale della "canzonetta"; ma Fabrizio fu in questo contesto  il primo e l'unico ad essere, prima che il termine diventasse di moda, "underground".

Scomode e rimosse e spesso vietate sul piatto benpensante del giradischi di famiglia le sue canzoni finirono per essere come quei film che, "sconsigliati" ufficialmente dal parroco, costituirono poi le tappe più importanti della nostra crescita culturale e morale.

Quando poi un giorno ho conosciuto Fabrizio De Andrè e siamo diventati amici non ho trovato scollature fra l'uomo e lo scrittore di quelle canzoni.

E in tutti questi anni non ho mai visto Fabrizio affrontare la vita ipocritamente come non l'ho mai sentito mettere in musica una bugia.

 Francesco De Gregori (da "La cattiva strada" 1996)

 

 

BENE

(De Gregori-Francesco De Gregori)  

 

Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi. Ma è inutile

si-                                                                la-       sol

 

cercarli sotto il tavolo, ormai non ci sto più. Ho preso qualche nave, qualche treno o

                                          re-    mi-

 

qualche sogno qualche tempo fà. Ricordo che giocavo coi tuoi occhi nella stanza e ti

                      re-       si-

 

chiamavo 'mia' ma inoltre la coperta ad uncinetto, c'era il soffio della tua pazzia, e

          la-      sol                                                   re-

 

allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho. E adesso puoi rinchiuderti

mi-                                             re-            do

 

nel bagno a commentare le mie poesie, però stai attenta a tendermi la mano perchè il

    do7+       do            re-     sol

 

braccio non lo voglio più, mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri e non si

sol7           do           la-                                       la-7

 

trova mai e i fiori nella vasca sono tutto quel resta e quel che manca, tutto quel che

re-           sol                                                sol7

 

hai, ma puoi chiamarmi ancora amore mio.

la-  re                       sol

 

E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là, con lunghe sciarpe nere

si-                                                    la-            sol

 

ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità. Se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo

                                 re-            mi-

 

fatti suoi, e ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai, per quel

      re-       si-                                            la-

 

sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già. E ancora mi dirai che non

 sol                                              re-           mi-

 

vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei. Però non mi confondere con niente e con

                                     re-      do

 

nessuno e vedrai niente, nessuno, ti confonderà, nemmeno l'innocenza dei miei occhi, c'è

        do7+           do         re-          sol

 

ne già meno di ieri, ma che male c'è. Le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure

sol7            do                    la-

 

guarda, sono andate via, magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portata mai. Ma

             re-          sol                           sol7                   la-

 

puoi chiamarmi ancora amore mio.

re                           sol  si- la- si- la- si- sol do fa

 

 

Posso dirti che questa donna io la vedevo come una persona abbastanza distaccata dal mio modo di vedere il mondo, quindi anche dal mio modo di scrivere le canzoni e le dicevo: "Vattene al cesso a leggerle! " mi sembra chiaro no? Io non voglio fare un sezionamento delle mie canzoni. Quando leggo "Paolo e Francesca" di Dante non mi chiedo chi fosse Gianciotto, cosa c'entrasse in realtà, a che pagina del libro li ha trovati che si baciavano, se abbiano scopato o meno... Se se lo chiedono è una curiosità che non è per niente sana. E' una curiosità puntuale, didascalica, è una curiosità a cui ci ha abituato una scuola fatta da maestre vecchie e impreparate. Non è cosi che va guardato né un quadro né una canzone né niente.

Bene" nelle serate non la canto mai, è una canzone privata.