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Prodotto da Francesco de Gregori Registrazione effettuata da Maurizio Maggi presso lo studio UMBI di Modena
Arrangiamenti delle sezioni ritmiche di Guido Guglielminetti, Gilberto Martellieri, Elio Rivagli Direzione dei lavori: Filippo Bruni |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
Artwork Studio Vertigo
Hanno inoltre collaborato: Aida Castignola al coro Annalisa Petrella al violoncello Giovanni Petrella alla viola Riccardo Sasso al violino
Renato Serio arranfiamento in Mimì sarà
In copertina: Disegno di Karl Hubbuch (Zwei Modelle 1928) - grafica Studio Vertigo
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Aldo Banfi TASTIERE
Gilberto Martellieri TASTIERE
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Lalla Francia CORO
Elio Rivagli BATTERIA |
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Guido Guglielminetti BASSO |
Vincenzo Mancuso CHITARRA |
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L’uomo
dalle spalle larghe ci regala un grandioso cruciverba, di quelli con le
definizioni da intenditori premiati, in cui dai verticali scendono giù
storie meravigliose e negli orizzontali le melodie vanno da destra a
sinistra come le ottave del pianoforte. Quando queste due forze si
incrociano, si vanno ad incasellare ottenendo una soluzione che non è a
portata di mano, ma che è perfetta. Sono parole crociate da ascoltare
fino in fondo. Chi vuol risolvere risolva, chi vuol intendere si sforzi
di intendere. In un’intervista
Francesco dice del disco: “Peccato, era un bel disco ed ha avuto un
destino infelice. “I matti” è una canzone splendida, peccato.” E’
vero che il disco non ebbe molta fortuna, ma rimane uno dei più
In
quest’anno ci governa Fanfani con una coalizione politica DC e
Indipendenti; Ilona Staller viene eletta deputato alla Camera; Mathias
Rust, con il suo piccolo aeroplano, sfugge a tutti i controlli e atterra
sulla Piazza Rossa di Mosca; "lunedi nero" delle borse
mondiali, l'indice Dow Jones perde 508 punti, più del 20% del suo
valore, trascinando nel disastro gli altri mercati mondiali. E' una
crisi economica paragonabile a quella del 1929, che segna la fine della
grande bolla speculativa iniziata nei primi anni '80; "I
girasoli" di Van Gogh, battuto all'asta per 38 milioni di dollari:
inizia la moda dell'arte come bene rifugio; viene riconosciuta validità
legale all'utilizzo del DNA nei processi; i Paesi industrializzati
prendono coscienza del problema del famigerato "buco
nell'ozono"; sono Nobel gli studiosi Georg Bednorz e Alexander
Müller; Margareth Thatcher rivince le elezioni in Gran Bretagna;
Giovanni Paolo II riceve in Vaticano in visita ufficiale il presidente
polacco Jaruzelski; l'esplosione di una auto-bomba dell’Eta, collocata
nel parcheggio sotterraneo di un grande magazzino a Barcellona, causa
diciotto morti e quaranta feriti; in Valtellina, un’alluvione provoca
25 vittime e ingenti danni; Giovanni Goria è il Capo del governo più
giovane tra tutti coloro che lo hanno preceduto; a Tripoli il leader
libico Gheddafi rivendica la proprietà delle isole Tremiti; Gianfranco
Fini è eletto segretario nazionale del Msi-Dn; nasce L'auditel; è
l'anno dei Cobas, con scioperi a raffica soprattutto nelle ferrovie; una
gigantesca frana si stacca e scivola dalla montagna spazzando via due
paesi, Morignone e San'Antonio Morignone; si accentuano le inchieste e
scoppiano gli scandali legati alla pubblica amministrazione: "le
aree d'oro di Milano" che fa dimettere il Sindaco Tognoli, "le
carceri d'oro" che mette in luce un giro di tangenti legato alla
costruzione delle super carceri, "le lenzuola d'oro": giro di
tangenti legate alla fornitura di lenzuola ai valoni letto delle
ferrovie italiane; nascono i supplementi "Sette" (Corriere
della Sera) e "Il Venerdì" Il Premio Strega va a Stanislao Nievo con Le isole del paradiso e il Campiello va a Raffaele Nigro con I fuochi del Basento
Nello sport Roma ospita i mondiali di atletica, in cui Carl Lewis conquista tre ori; per l'Italia oro con Damilano nella marcia e con Panetta nei 3.000 siepi; i fratelli Abbagnale sono (e basta!) campioni del mondo di canottaggio; l'irlandese Stephen Roche realizza un tris leggendario: Giro d'Italia, Tour de France e mondiali nello stesso anno; Ruud Gullit vince il Pallone d’Oro e la domenica sera Sandro Ciotti e Maria Teresa Ruta ci raccontano che il Napoli vince il suo primo scudetto con Garella, Ferrara, Corradini, Bagni, Ferrario, Renica, Romano, De Napoli, Giordano, Maradona, Carnevale. (All. Bianchi). Giochiamo con Dragon, Brivido, Indovina Chi, Forza Quattro, le pigotte Holly Hobbie. La bambola ideologicamente "più avanti" è Camilla, che ha il passaporto Ci intossichiamo con Golò, Grisbì, Mister Day, le patatine San Carlo, Twister, Lemonissimo, Calippo, il Kilt al limone. Spot da ricordare sono il veterinario che pur di scroccare un bicchierino di Amaro Montenegro si fa decine di chilometri per risvegliare un cavallo in semicoma con un semplice buffettone sul muso; il paraflu con l’eschimese che vuole per forza il paraflu altrimenti prende a botte il meccanico; "No Alpitour? Ahi ahi ahi ahi ahi...". Di moda vanno lo stereo compatto con 3 lettori CD, le Superga, i viaggi in Thailandia e Bali, Capo Verde, il Body building, le borse Fendi, il Levriero e il Fox Terrier, far carriera, ti faccio un fax. Indossiamo pullover con rombi colorati, il loden, la pipa, giacchini di lana con le millerighe di Missoni, ciglia finte, make-up esasperato, spalle giganti e tanto oro.
A
Sanremo vincono Morandi Tozzi e Ruggeri con “Si può dare di più”,
il Premio Tenco lo vince Francesco Guccini con Scirocco, allo Zecchino d’oro
vince "Canzone Amica" e al Festivalbar Ivana Spagna con
"Dance dance dance". Con la New Wave il distacco tra il musicista e il suo pubblico si fa netto e inconciliabile: i Residents entrano in scena indossando caschi a forma di bulbo oculare, rifiutandosi di farsi conoscere per chi realmente erano (mistero che li circonda fino a giorni nostri); il duo Suicide propone uno spettacolo raccapricciante dietro “muri” di campionamenti e rumori urbani concreti; i Devo, fedeli alla loro rappresentazione di uomo-macchina, imitano i movimenti dei robot indossando tute spaziali. Madonna e Whitney Houston dominano le classifiche mondiali; gli Europe lanciano "The final countdown", una delle canzoni più famose degli anni '80; i Ferry Aid ripropongono "Let it be" dei Beatles, i cui incassi vanno ai familiari delle quasi 200 vittime del ferryboat inabissatosi prima di giungere a Dover, in marzo. Comunque, qualcosa della tanto bistrattata musica anni '80 è ancora da salvare: gli Smiths, i Talking Heads e gli U2. Ascoltiamo Who's that girl, The Final countdown, I wanna dance with somebody, Gente di mare, Call me, Bad, Never gonna give you up, Boys, Nothing's gonna stop me now , Io amo, Respectable, All at once, Figli, Dance dance dance, Nostalgia canaglia, OK Italia, Beethoven (I love to listen to), Quello che le donne non dicono, L'Amore è, La Notte dei pensieri, Let's work, Meet el presidente, C'est la vie. Gli album più venduti in Italia sono Blue's, Whitney, C'e' chi dice no, The Joshua tree, OK Italia, Men and women, Bad, The final countdown, Sign o' the times, La pubblica ottusita', Who's that girl, Io amo e altri successi, You can dance, Adesso Mango, Graceland Paul Simon, Rane supreme, Live in the city of light, Tunnel of love, A momentary lapse of reason, Faith. Ma anche CD come Atlantic Bridg, Siroco, Permanent Vacation, Sign o' the Times, The Joshua Tree, Hot Animal Machine, The Healer, Passion, Disintegration, Circulado, Evanescence, Ten, Automatic for the People, Henry’s Dream. Tormentone dell’estate: La Bamba. |

Siamo giunti così a TERRA DI NESSUNO. (…) Al termine
dell'ascolto uno di loro mi disse: "stupendo! ". Oggettivamente il
primo disco era meno bello del secondo, ma credo che anche le condizioni
dell'ascolto abbiano un po' influito sul grado di accettazione del mio lavoro.
(…) A notte inoltrata giunsero due tipi in giacca e cravatta, probabilmente
della nuova casa discografica di Francesco, la Cbs, i quali ridevano e
chiacchieravano tra loro con evidente sicurezza di sé e che non riuscirono a
fondersi perfettamente in quell'atmosfera. Infine giunse anche Vasco Rossi, una
persona squisita, accompagnato dai suoi assurdi musicisti. Ascoltò con
attenzione il nastro e si complimentò con Francesco. Sembravano una banda non
più tanto giovanile del Bronx, con uno spiccatissimo accento modenese. (DE GREGORI – LO CASCIO –
MUZZIO 1990)
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Ascoltando
questo disco la mia memoria torna al 1987, ad un giovane e già
grassoccio obiettore di coscienza, parcheggiato in una biblioteca
comunale a scontare 20 mesi di vita da regalare allo Stato, senza aver
commesso nessun reato. L'arrivo in biblioteca di una rivista musicale
dal titolo che iniziava con "rock" (Rockstar? Rockland? Rock'n
roll? Boh, robetta comunque) era attesa con trepidazione un po' da tutti
noi, e da me in particolare, ansioso già allora di leggere recensioni,
che poi non erano un granché. Una di queste mi dette una vera Dopo 18 anni mi sento di ristabilire un minimo di verità, per quello che possono contare queste righe. Dunque, forse una rivista "rock" avrebbe fatto meglio ad ignorare un disco del genere, di un autore da sempre più poeta che musicista e, nel caso specifico, intriso di una malinconia crepuscolare che non tutti sanno apprezzare. Nel complesso non si tratta di un capolavoro assoluto, ma contiene almeno due gioielli della maturità di De Gregori. Uno è la tenerissima "Pilota di guerra", ispirata a Saint-Exupéry, struggente e umana confessione della spettrale solitudine del pilota di un aereo da guerra che "sparge sale sulle ferite delle città", più in generale emblema della solitudine assoluta dell'uomo. La musica è delicata e commovente come si addice all'argomento. L'altro è "Mimì sarà", dedicata a Mia Martini, ma non solo, direi rivolta a chiunque abbia attraversato quello stato d'animo che ti piega i ginocchi, che fa sì che "tu ti affacci da dietro quei vetri che sono i tuoi occhi", che i medici chiamano cinicamente depressione. La tristezza del testo e della musica non toglie comunque la necessità, quasi l'obbligo di farsi forza, se non altro "per spiegare alla figlia che domani va meglio, vedrai cambierà". Le lacrime sono quasi sicure. Musicalmente la traccia rock del precedente "Scacchi e tarocchi" è quasi del tutto svanita, anche se i musicisti sono più o meno gli stessi: è sempre la banda di Ivano Fossati, ma non suona il rock, come la logica vorrebbe. Giusto "Il canto delle sirene" ha un ritmo e delle sonorità abbastanza dure, accompagnate da un testo abbastanza enigmatico, pieno di sete di avventura, di fuga da una dura realtà attraverso il viaggiare per mare. Più ordinaria "Capataz", almeno musicalmente: le parole invitano ad una certa speranza, oltre che ad un certo impegno: "Quante persone che non contano, e invece contano, e si stanno contando già". "Pane e castagne", segnata da cima a fondo da tristi e metalliche tastiere elettriche, è un patetico quadro di povertà e di rassegnazione ad un destino già deciso da altri. "Nero" è un tuffo in un realismo totale e crudo, dylaniano, qui ancora nascente, ma che a poco a poco finirà per imporsi nel De Gregori attuale. Il nero è brutalmente scaricato "dalla periferia del mondo a quella di una città", e sa bene quali sono le difficoltà che lo aspetteranno, ma accetta il suo destino con il riso sulle labbra, come sottolinea anche la musica, brillante, quasi un allegro reggae. L'uomo con le "Spalle larghe" è una versione più moderna e anonima di quello che cammina sui "Pezzi di vetro": forte, rassicurante, dà così tanta fiducia da poter "ritornare sporco di rossetto, tanto ha una faccia che non tradisce". "I matti" non hanno il cuore "o se ce l'hanno è sprecato, è una caverna tutta nera", verso che da solo definisce il pauroso vuoto della loro anima. Chiude un po' inatteso un allegro "country-western", "Vecchia valigia", oggetto-simbolo di lontani viaggi e ricordi. Ottimo disco, che allora non meritava di essere stroncato, e oggi non merita di essere dimenticato. Grasshopper (debaser.it)
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Guido Guglielminetti (basso) |
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Con De Gregori verso l'ignoto di Gino Castaldo - la Repubblica - 24 novembre 1987
E' Moby Dick, ovviamente, dove Ismaele, non a caso, era il narratore, l' unico che sopravvive alla tragedia della lotta maniacale contro la balena metafisica, per poterla raccontare, simbolo dello scrittore, così come in questo caso Ismaele è De Gregori, che dal suo ritiro, dalla sua lontananza dalla bagarre dei mass-media, riesce a lanciare le sue visioni così efficaci, così penetranti. Il cantautore diventa in qualche modo un osservatore che ha il "dovere" di raccontare. Ma il canto delle sirene, prima ancora che a Melville, ci riporta al personaggio di Ulisse, da quello omerico del mito della lotta contro gli dei, a quello dantesco del viaggio superbo verso la conoscenza, oltre le colonne d' Ercole, fino a quello novecentesco di Joyce del viaggio attraverso la coscienza. Ulisse come simbolo di modernità, dell' uomo nuovo, e così sembra fare anche De Gregori, auspicando l' avvento di un nuovo Ulisse. Ma naturalmente, tutti questi riferimenti non devono ingannare. Ci sono, naturalmente, ma distillati nella maliziosa semplicità della forma-canzone, che a tutto può alludere, senza mai dover spiegare.
E siamo entrati nella Terra di nessuno, luogo di diseredati, di esistenze in briciole, di memorie al di fuori del tempo. C' è il "pilota di guerra", che sorvola nella notte "terre ferite", che guarda "sulle case degli uomini tutti uguali, nel grande orfanotrofio della vita", che aspetta che "un giorno il giorno verrà", a dissipare la notte; così come nel terzo pezzo, Capatàz, si aspetta che cambi il tempo, che si alzi il vento, e trattandosi di De Gregori è facile immaginare che il vento in questione sia il vento delle idee, oggi ridotto ad una inoffensiva brezza primaverile. Ed è il pezzo più esplicitamente legato alla speranza di un nuovo corso politico. Fino alla conclusione della prima facciata, col tragico Pane e castagne, dove delle persone sembrano dirette verso la terra di nessuno, o "desolata" pensando a Eliot, dove solo attraverso gli occhi ci si potrà riconoscere, ed è il pezzo da cui è stato tratto il titolo dell' album. E poi Nero, dove l' uomo di colore è unificato, visto che siamo nella terra di nessuno, nei suoi scenari tra l' America e un' improbabile Latina, città del nord. Con Mimì sarà, c' è la melodia, la cantabilità, storia di una donna che più che al riferimento del melodramma fa pensare alla protagonista della "Storia" di Elsa Morante. Ed è un ritratto di donna di grande bellezza. Arrivati ai limiti della "terra di nessuno" c' è la pazzia, come massima disintegrazione di certezze e di luoghi comuni. La canzone si intitola Matti, una delle più suggestive di tutto il disco "E' una caverna nera, i matti ancora lì a pensare ad un treno mai arrivato, e a una moglie portata via, da chissà quale bufera. I matti senza la patente per camminare, i matti tutta la vita dentro la notte, chiusi a chiave...". E poi l' addio, dolce, svagato, di Vecchia valigia, come una vecchia canzone "on the road", sul tempo che scorre, cantata come un' immagine di viaggio "La vita morde, un giorno scava più piano, e il giorno dopo più forte, ma per l' acqua di quel miraggio, quanta strada da fare, ma forse siamo solo noi che non sappiamo viaggiare...". Il senso generale è inequivocabile. Mai come in questo caso De Gregori ha prodotto un disco che potrebbe apparire come un album concept, ovvero legato ad un filo rosso che attraversa tutte le canzoni e le unisce in un disegno generale. Il disco si apre con un viaggio di mare, cioè col viaggio-mito, archetipo, e si chiude col più dolce degli inviti, a riflettere sulle strade che potremmo riprendere, sui viaggi che potremmo in fondo ricominciare a fare. |
"Non sarà il canto delle sirene, che ci innamorerà, noi lo conosciamo bene, l' abbiamo sentito già". Così, con questa semplice ma perentoria evocazione, inizia il nuovo importante capitolo della storia musicale di Francesco De Gregori. Questa volta l' invito è per un nuovo viaggio nella Terra di nessuno, titolo del suo nuovo attesissimo album, il primo che realizza per la Cbs, alla quale è passato dopo un' eternità passata nella culla romana della Rca (e non è da escludere che gli faccia particolarmente piacere la stampa con lo stesso marchio che da sempre sigla i dischi di Bob Dylan). E' un disco difficile, di cupa e rigorosa bellezza, da assorbire con la dovuta lentezza. (…) Con Mimì sarà, c'è la melodia, la cantabilità, storia di una donna che più che al riferimento del melodramma fa pensare alla protagonista della "Storia" di Elsa Morante. Ed è un ritratto di donna di grande bellezza.(DE GREGORI: CONTINUERO' A NON ESSERE D'ACCORDO - DI GINO CASTALDO - 21 GENNAIO 1988)
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IL
CANTO DELLE SIRENE Non
sarà il canto delle sirene, che ci innamorerà.
Guido Guglielminetti (basso)
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A proposito di Dylan, questo disco sembra di nuovo ispirato a lui, soprattutto il pezzo "Il canto delle sirene"..."Su questo posso anche rilasciare una confessione piena. Certo, è figlio di pezzi come Jokerman. Non mi vergogno di dirlo, anche perchè non ha nulla a che vedere come linea melodica nè come parole. E' chiaro che si prende dagli altri tutto quello che c'è da prendere. Dylan è il primo a dirlo: le canzoni si piegano ai propri fini, e uno si nutre di quello che è stato fatto prima. (…) Prendiamo una canzone come Capataz che è del tutto fuori moda. Sarebbe stato gratuito forse scriverla nel '75, mentre oggi è più stimolante perchè so di fare una cosa inaudita, e poi in ogni caso non bisogna credere che ci sia un rapporto così meccanico tra quello che scrivo e quello che c'è intorno. C'è un rapporto ma è molto complesso, articolato. Credo che si senta che è un disco nato nel 1967, in "anni di nessuno", per come la vedo io. (TO: RMS TITANIC – FROM: DE GREGORI: CONTINUERO' A NON ESSERE D'ACCORDO - DI GINO CASTALDO - 21 GENNAIO 1988)
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MIMI SARA'
dentro
la mia cassaforte, dentro la mia collezione di amori con le gambe corte, c'è
Mimì che cammina sul ponte per mano alla figlia Per
la vita che ho avuto e la vita che ho dato, ma
hai voglia se va.
Guido Guglielminetti (basso) Aldo Banfi (tastiere) Vincenzo Mancuso (chitarra) Gilberto Martellieri (piano e tastiere) Elio Rivagli (batteria) Renato Serio (arrangiamento archi) Orchestra diretta dalla Coop. Amadeus - Arrangiamento e direzione d'orchestra Renato Serio - Registrazione effettuata pressto Studi RCA di Roma da Sergio Marcotulli - assistente Fabio Petrignani |
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NERO Dalla
periferia del mondo a quella di una città e
un orecchio si tagliò,
Guido Guglielminetti (basso)
Aldo Banfi (tastiere) Vincenzo Mancuso (chitarra) Gilberto Martellieri (paino e tastiere)
Elio Rivagli (batteria) Riccardo Sasso (violino) Giovanni Petrella (viola) Annalisa Petrella (violoncello) |
A questo proposito, come deve essere giudicata la corretta
interpretazione di un brano, in relazione anche all'episodio che ti ha visto
polemizzare con Gianni Morandi per la sua versione di "Buonanotte
fiorellino" ? Probabilmente non avete ben presente la versione di Morandi,
altrimenti lo capireste: Morandi aveva letteralmente smontato il testo e l'aveva
ricomposto in una specie di collage. Qui sta il motivo della mia indignazione,
che non era una semplice presa di posizione sul suo modo di cantare. Del resto,
alla fine, lui e l'

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Mangiamo pane e castagne, in questo chiaro di luna.
Guido Guglielminetti (basso)
Aldo Banfi (tastiere) Vincenzo Mancuso (chitarra) Gilberto Martellieri (piano e tastiere) |
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PILOTA DI GUERRA
Guido Guglielminetti (basso) Aldo Banfi (tastiere) Vincenzo Mancuso (chitarra) Gilberto Martellieri (paino e tastiere)
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Ha raccolto le impressioni ad alta quota di Saint-Exupéry, del romanzo "Il piccolo principe" in Pilota di Guerra, scrivendo un verso che fosse pure da solo raccoglie l'ansia estrema e pacata di osare dello scrittore francese: "Non per entrare nel merito del motore/ ma ogni motore ha una musica ed io la so".
Pilota di guerra. Il libro è una sorta di reportage di guerra che descrive il lavoro di Saint-Exupéry durante, appunto, il secondo conflitto mondiale: emblematico diventa infatti il volo verso Arras, compiuto nel 1940 a bordo di un Potez 637 durante l'invasione nazista della Francia, costato la vita a moltissimi piloti in una maniera ben poco proficua per le sorti belliche della nazione francese |
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SPALLE
LARGHE
Un uomo con le spalle larghe, ecco cosa ci vorrebbe per te,
Guido Guglielminetti (basso) Vincenzo Mancuso (chitarra) Gilberto Martellieri (paino e tastiere) Elio Rivagli (batteria) |
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VECCHIA VALIGIA
Guido Guglielminetti (basso) Aldo Banfi (tastiere) Vincenzo Mancuso (chitarra) Gilberto Martellieri (piano e tastiere) Elio Rivagli (batteria) Marco Fabbri (violino) |
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I
MATTI I matti vanno contenti, tra
il campo e la ferrovia, a
caccia di grilli e serpenti. a
guinzaglio della pazzia, tra
il campo e la ferrovia. intorno
a loro più nessuna città, anche
se strillano che fa. sull'orlo
della normalità, nel
mare della tranquillità. o
se ce l'hanno è sprecato, a
un treno mai arrivato, da
chissà quale bufera. fermano
il traffico con la mano, con
l'aiuto di un fiasco di vino.
Guido Guglielminetti (basso)
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Alcune date: 2.2.87 Formigine Picchio rosso - 5.8.87 Capo d’Orlando Teatro del mercato
27.7.87 Bisceglie - 18.11.87 – Roma Folkstudio - 17.5.88 Firenze - 6.6.88 Orvieto
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