COL 489085 2

 

 

 

 

 

 

 

 

CD 1

La valigia dell'attore Sangue su sangue L'agnello di Dio Dr. Dobermann Nero La leva calcistica della classe '68 Titanic Pablo Generale Pilota di guerra Bufalo Bill Stelutis Alpinis Alice La donna cannone 

CD 2

Dammi da mangiare Atlantide Un guanto Niente da capire Compagni di viaggio Prendi questa mano, Zingara Giorno di pioggia Rimmel Rosa rosae Natale Povero me Il suono delle campane Sotto le stelle del Messico a trapanàr La storia Non dirle che non è così

 

 

Prodotto da Guido Guglielminetti

 

Registrazioni live effettuate da Roberto Barillari (studio mobile Fonoprint)

Maurigio Maggi (Umbi mobile)

Marco Ciullini e Umberto Baiocchi - fonici di palco

Giorgio Albani e Mauro Laficara: fonici di sala

Missaggio effettuato da Giulio Koelliker e Guido Guglielminetti presso lo studio Hobo Recording

 

Editing di Carlo U. Rossi - Transeuropa studio Torino

Mastering di Antonio Baglio - Nautilus Milano

 

Organizzazione e management esclusivo: Filippo Bruni

 

Copertina: Peppe D'Arvia

 

Foto interna di Roberto Coggiola

 

 

 

 

Ambrogio Sparagna

ORGANETTO

Guido Guglielminetti

BASSO

Francesco De Gregori

VOCE, CHITARRA

Max Filannino

PERCUSSIONI

Hanno inoltre collaborato:

 

Costantini Albini su Dammi da mangiare

 

Elio Rivagli su La Valigia dell'attore e Dammi da mangiare

 

Michele Anselmi su Non dirle che non è così

 

Archi scritti e diretti da Bob Alcivar sovrapposti negli O' Henry Sound Studios - Los Angeles su La Valigia dell'attore e La storia

 

Archi scritti e diretti da Guglielminetti al Teatro Lirico di Milano su Stelutis Alpinis

 

 

 

Grazie a Giulia e Mimmo Locasciulli per la loro ospitalità e la preziosa collaborazione

 

Grafica: Francesca Pes

 

Roberto Rossi

BATTERIA

 

Marco Cravero

CHITARRA

Carlo Gaudiello

TASTIERE

 

Emiliano Aimone

PERCUSSIONI

 

                              

     Andrea Pozzoli                          Ferruccio Battaglino                  Fabrizio Viscardi

ARPA CELTICA E FIATI                             BASSO                                     CHITARRA

 

 

 

Con il doppio CD "La valigia dell’attore" Francesco De Gregori pubblica il sesto live della sua carriera. Se si eccettua, infatti, "Banana Republic" che testimoniava il tour con Lucio Dalla del 1979 - peraltro si tratta di registrazioni per la massima parte provenienti dai check-sounds a causa di problemi tecnici - ha già pubblicato "Nientedacapire", "Musica leggera" e "Catcher in Sky" nel 1990, "Il bandito e il campione" nel 1993 e "Bootleg" nel 1994. Mentre i primi tre live erano il risultato di due anni di registrazioni - dal 1987 al 1989 - , gli ultimi due testimoniano un tour - "Bootleg" addirittura un singolo concerto. Anche se i quattro inediti presenti - per tre si tratta di versioni registrate in studio - sono stati generalmente ben accolti dalla critica, la scelta di pubblicare un altro disco dal vivo ha sollevato qualche critica, simile del resto alle polemiche nate in corrispondenza all’uscita di "Bootleg" a ridosso del "Bandito e il campione". (…) LA VALIGIA DELL’ATTORE - DI GIOVANNI CERUTTI)  

Non si può affermare il contrario: "La valigia dell'attore" di Francesco De Gregori è un bel disco, piacevole, esteticamente ben costruito, suonato in giro per concerti con energia e passione da validi musicisti ed impreziosito da quattro inediti; ventinove canzoni in tutto proposte al pubblico ad un prezzo modico. Pezzi tra i più famosi ed amati, molti dei quali oggettivamente non solo pietre miliari della canzone cantautorale italiana, ma soprattutto splendidi e perfetti equilibri di poesia e musica. Un Francesco De Gregori che ha scoperto negli ultimi anni una sconosciuta voglia di semplicità, di comunicazione ed il piacere di stare in mezzo alla gente, ai giovani, lontano dagli atteggiamenti scontrosi e dai versi criptici del passato. LA VALIGIA DELL'ATTORE – DI GIANLUCA CASTELLANI)

La querelle che contrappone Francesco De Gregori e Maurizio Ronconi si arricchisce di un nuovo capitolo: dopo le denunce scritte siamo alle querele in tribunale. E tutto per colpa di quella recinzione dietro alla quale, a sentire Ronconi, ci sarebbe una truffetta messa in atto da Da Gregorí con la complicítà di funzionari e amministratori della Provincia di Perugia e dei Comune di Spello. E lo scontro, c'era da prevederlo, era inevitabile essendo Da Gregori un personaggio spígoloso e Ronconí una sorta di Píerino che si diverte a creare difficoltà agli amministratori del centrosinistra. IL CANTAUTORE CONTRO IL SENATORE - 28 APRILE 1998 - AI.MEN. )

 

 

 

Il "Corriere della Sera" racconta di una "Sorpresa ieri sera alla Villa Reale di Monza al primo concerto del nuovo tour estivo di Francesco De Gregori. Il cantautore aveva appena eseguito due bis e la gente si avviava all'uscita quando è apparso sul palco Fabio Fazio, che ha detto: "Ci sono volute due ore a convincerlo, ma è ancora qui e ci canterà 'Pablo'". De Gregori ha replicato: "E' un bravo ragazzo, ha solo un difetto: ha presentato Sanremo. Ma lo perdono". FRANCESCO DE GREGORI: CONCERTO S PARTANO. FAZIO SUL PA LCO – 2 LUGLIO 1999)

 

 

 

 

 

Un evento musicale di grande rilievo concluderà la cerimonia solenne di consegna delle pergamene ai laureati dell'Università di Teramo. Nel pomeriggio, alle ore 18.30, Francesco De Gregori e Mimmo Locasciulli terranno un concerto in piazza Martiri, a Teramo. CERIMONIA SOLENNE E CONCERTO DI DE GREGORI PER I LAUREATI DELL'UNIVERSITA' DI TERAMO – 13-10.99)

 

 

 

 

 IL SUONO DELLE CAMPANE

(Testo DI F. DE GREGORI - Musica di M. LOCASCIULLI)

 

Uomini senza lingua uomini senza città
Senza più cittadinanza uomini senza dignità
Uomini senza terra buttati di qua e di là
Uomini in mezzo agli uomini
Uomini forti e stupidi uomini magri e strani
Uomini come pecore uomini come cani
Ho visto uomini lasciati perdere
Dentro ai letti degli ospedali

E uomini di là dal mare fatti a pezzi come animali
Ho visto uomini discutere su chi doveva sparare per primo
Uomini tirare a sorte il nome dell'assassino
Uomini dire basta e altri uomini dire ancora
Uomini alla finestra affacciati su una galera

Ho visto uomini senza nome e ho visto uomini senza età
Ho visto uomini sotto agli uomini
Ho visto uomini famosi chiusi dentro un francobollo
Uomini sconfitti con un cartello al collo
Uomini avere freddo e altri uomini avere fame
Uomini contro gli uomini per l'ultimo pezzo di pane

Uomini senza lingua uomini senza pietà
Uomini senza un dolore uomini senza umanità
Uomini in fila indiana nella notte di Natale
Aspettavano fumando il suono delle campane
Ho visto uomini discutere su chi doveva sparare per primo
Uomini tirare a sorte il nome dell'assassino
E ho visto uomini in fila indiana nella notte di Natale
Aspettavano fumando il suono delle campane
Il suono delle campane
Aspettavano sognando...

 

 

 

 

AI dischi dal vivo ci ha preso gusto di recente anche Francesco De Gregori, dopo una lunga carriera vissuta facendone tranquillamente a meno. L'unica eccezione era il glorioso Banana Republic, memore di una celebre tournée in compagnia di Lucio Dalla, fino al settembre del 1990, quando a sorpresa De Gregori pubblicò insieme ben tre album dal vivo. Non pago, a meno di tre anni di distanza se ne esce con Il bandito e il campione (ed. Sony), nuova testimonianza della dimensione live del cantautore, che negli ultimi tempi si è gettato a capofitto nei concerti, dimostrando una rinnovata voglia di confrontarsi col pubblico, a tratti più seriosamente, altre volte con notevole verve, come è accaduto negli spettacoli di questa estate. (…). Ma agli appassionati del cantautore farà sicuramente piacere trovare in questo album ben due "cover" che di tanto in tanto De Gregori usa regalare al suo pubblico. La più singolare è certamente Vita spericolata, nella quale De Gregori fa addirittura il verso a Vasco Rossi cantando nel tono sguaiato che la canzone opportunamente richiede. La più encomiabile è invece Sfiorisci bel fiore, splendida e poco conosciuta canzone di Enzo Jannacci (…). ( DE GREGORI, NON SOLO - 31 AGOSTO 1993 - DI GINO CASTALDO)

 

 

 

De Gregori mai così in forma - Torino - Salone della -Musica - 1997

Non poteva esserci migliore concerto inaugurale per il Salone della Musica; se per musica molti ancora fanno discriminazione tra musica classica e pop e rock, con il concerto di Francesco De Gregori sono stati accontentati tutti, perché abbiamo assistito ad un concerto classico di musica rock.

De Gregori presentava il suo ultimo lavoro, un disco dal vivo che contiene 29 pezzi: alcuni cavalli di battaglia rivisitati e suonati con i giovanissimi musicisti che lo accompagnano da circa un anno e alcuni inediti, tra i quali La Valigia dell'Attore, che dà il titolo al CD.

Francesco sembrava un ragazzino stupito e che sprizzava gioia da tutte le parti, forse perché lo splendido Auditorio del Lingotto era stracolmo di giovani ed anche giovanissimi che all'inizio erano venuti a curiosare su questa pietra miliare della musica italiana e poi si sono fatti trascinare dal ritmo, dagli intrecci delle chitarre, dalle fisarmoniche di Ambrogio Sparagna, dall'Orchestra d'Archi della Scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo, ma soprattutto sono rimasti meravigliati e sorpresi nello scoprire la carica sempre giovanile che il grande Francesco trasmette.

Diverse volte abbiamo sentito dire che De Gregori e palloso, ed oggi più che mai possiamo affermare che Francesco e ciò che di più positivo ci ha dato la musica italiana negli ultimi 50 anni.

De Gregori sussurra la felicità di vivere sostenuto la una band di rara bravura, di giovani che rispondono ai nomi di Marco. Ferruccio, Max, Carlo Guido, Roberto, Fabrizio ed Andrea.

Ha cantato nell'ordine: Il suono delle campane, Sangue su sangue, Titanic, Pilota di guerra, Prendi questa mano zingara, Non dire che non e così. Compagni di viaggio, Dammi da Mangiare, una PABLO versione Pink Floyd,e poi accompagnato dai bravissimi allievi di Vittorio Muò della Scuola di Saluzzo Stelutis Alpinis, La storia, La donna cannone, per poi tornare con la band e proporre Rimmel, la splendida e nuova La valigia dell'attore. Alice e poi 5 bis ed ancora musica. Lo spettacolo é' stato trasmesso in diretta da RADIORAI.

 

 

 

 

 

 

LA VALIGIA DELL'ATTORE

(Francesco De Gregori)

RE  FA  SOL  LA    x 2

 

Eccomi qua

RE          FA  SOL

 

sono venuto a vedere lo strano effetto che fa

       LA                       RE            FA  SOL

 

la mia faccia nei vostri occhi e quanta gente ci sta

       LA                FA             DO7

 

e se stasera si alza una lira

                FA

 

per questa voce che dovrebbe arrivare fino all'ultima fila

           DO7                                 SOL

 

oltre al buio che c'è e al silenzio che lentamente si fa

         RE7                            SOL

 

e alla luce che taglia il mio viso e improvvisamente eccomi qua

       RE7                                     SIb

 

siamo l'amante e la sposa, siamo arrivati fin qua

DOm7                FA9/7            SIb

 

l'attore e la sciantosa e siamo pronti a qualsiasi cosa

DOm7                  FA9/7     RE4/7              RE7

 

pur di stare qua

             SIb

 

siamo il padre e la figlia, arrivati fin qua

DOm7                FA9/7                SIb

 

siamo una grande famiglia

DOm7               FA7

 

e abbiam lasciato soltanto un momento

           RE4/7                RE7

 

la nostra valigia di là             nel camerino già vecchio

SOLm        SOLm9    SOLm  SOLm5+  DO       SIb/RE   DO7

 

tra un lavandino ed un secchio

MIb

 

tra un manifesto e lo specchio

FA4                   FA        FA9   FA

 

tra un manifesto e lo specchio

                      SIb          MIb/SIb   MIb/FA FA6

 

                      DO/SIb SIb   MIb/SIb   MIb/FA FA6

 

Eccoci qua

RE          FA#m7

 

siamo venuti per poco, perché per poco si va

SOL              SOL/LA           RE          FA#m7  SOL

 

e il sipario è calato già su questa vita che tanto pulita non è

       LA             FA                DO7                   FA

 

e ricorda il colore di certe lenzuola di certi hotel

    DO7                                  SOL

 

che il nostro nome ce l'hanno già

              RE7

 

e ormai nemmeno ci chiedono più il documento d'identità

                   SOL                 RE7

 

E allora eccoci, siamo qua

         SIb

 

siamo venuti per niente perché per niente si va

DOm7             FA9/7             SIb

 

e c'inchiniamo ripetutamente e ringraziamo infinitamente...

DOm7               FA7               RE4/7         RE7

 

SOL  (SOL/SI)  DO  DO/RE     SOL  (SOL/SI)  DO  RE

 

Eccoci qua

SIb

 

siamo il padre e la figlia capitati fin qua

DOm7                FA9/7      SIb

 

siamo una grande famiglia

DOm7               FA7

 

abbiam lasciato soltanto un momento

         RE4/7                RE7

 

la nostra vita di là             nel camerino già vecchio

SOLm      SOLm9   SOLm  SOLm5+  DO       SIb/RE   DO7

 

tra un lavandino ed un secchio

MIb

 

tra un manifesto e lo specchio

FA4                   FA        FA9   FA

 

tra un manifesto e lo specchio

                      SIb          MIb/SIb   MIb/FA FA

                      SIb          MIb/SIb   MIb/FA FA6

 

 

 

arrangiamento e direzione d'orchestra: Bob Alcivar

 

 

Piacenza, sassi da cavalcavia sul parabrezza di De Gregori

lunedi , 1 settembre 1997 PIACENZA - Brividi sotto un cavalcavia della Torino-Piacenza per Francesco De Gregori. Un sasso ha colpito il parabrezza della Mercedes su cui viaggiava il cantautore, poco dopo mezzogiorno di ieri. L'autista ha frenato bruscamente e ha fatto in temp o a notare, nello specchietto retrovisore, due persone in bicicletta che abbandonavano il ponte. L'auto si è fermata trecento metri più avanti, mentre dal telefono portatile del cantante è partito l'allarme che ha mobilitato polizia stradale e carabi nieri. Nessuna traccia è stata trovata della pietra o dei sospetti tiratori. Proprio sull'autostrada A 21, insanguinata all'altezza di Tortona da una sassaiola dal cavalcavia della Cavallosa alla fine dell'anno scorso, torna dunque la paura del tir o al bersaglio sulle auto. La Mercedes di De Gregori percorreva il tratto piacentino, vicino a Castel San Giovanni, diretta a sud. Con il cantautore c'erano Filippo Bruni, 45 anni, al volante, e un amico, Stefano Ceresani, 39 anni, tutti romani. All' uscita del cavalcavia numero 132, un colpo secco e violento sul parabrezza ha fatto sobbalzare i tre passeggeri: il sasso non ha perforato il vetro ma, a testimoniare l'impatto, è rimasta una ragnatela di schegge. Il guidatore non ha potuto sostene re con sicurezza che a tirare la pietra fossero stati proprio i due individui intravisti sul ponte. E il sopralluogo della Polstrada lungo i bordi della carreggiata non si è concluso con il ritrovamento del "corpo del reato". Gli agenti non escludono quindi che possa essersi trattato di un sasso schizzato dai pneumatici di un'altra auto. Però restano alcune preoccupanti coincidenze: il fatto che l'incidente sia avvenuto proprio all'altezza di un cavalcavia e la strana fuga dei due ciclisti dopo che il sasso aveva centrato la Mercedes. Sebbene spaventato, Francesco De Gregori si è fermato soltanto il tempo necessario a denunciare l'accaduto e a mostrare i danni subiti alla pattuglia della stradale di Alessandria, intervenuta all'Sos del ca ntante. Che poi si è rimesso in strada con i suoi compagni di viaggio e l'auto ammaccata. La brutta avventura lo accomuna, suo malgrado, a "007", ovvero all'attore scozzese Sean Connery, che appena due settimane fa, in tutt'altra parte d'Europa, si è visto piombare in macchina un grosso mattone di cemento, "sparato" da un ponte sulla statale A 316 del Surrey, in Gran Bretagna. Il parabrezza del fuoristrada è andato in pezzi, lasciando l'attore sotto choc. Dal 1986, soltanto in Italia, sei pers one sono morte nel demenziale tiro a segno dai cavalcavia. A cominciare da una bambina di due mesi e mezzo, che dormiva in braccio alla madre: era il 22 aprile di undici anni fa quando un masso fu lasciato cadere da un ponte sulla provinciale Milano- Lentate sul Seveso, uccidendo la piccola Maria Ylenia Landriani. Nel febbraio del '91, sull'autostrada del Brennero, morì un'anziana coppia, Domenico Fornale, 70 anni, e Rosa Perena, 69. Due anni più tardi, toccò a un automobilista sulla A 14, dalle parti di Giovinazzo e, ancora nel '93, sulla A 22, fu colpita a morte la ventenne Monica Zanotti. Fino alla tragedia recentissima di Maria Letizia Berdini, 31 anni, uccisa il 27 dicembre scorso a Tortona. Ancora ieri, a Roma, sul ponte delle Valli, che attraversa la Salaria, la polizia ha trovato un sacchetto pieno di pietre, forse pronte all'uso.  

 

La valigia dell’attore di Giovanni Cerutti

Con il doppio CD "La valigia dell’attore" Francesco De Gregori pubblica il sesto live della sua carriera. Se si eccettua, infatti, "Banana Republic" che testimoniava il tour con Lucio Dalla del 1979 - peraltro si tratta di registrazioni per la massima parte provenienti dai check-sounds a causa di problemi tecnici - ha già pubblicato "Nientedacapire", "Musica leggera" e "Catcher in Sky" nel 1990, "Il bandito e il campione" nel 1993 e "Bootleg" nel 1994.

Mentre i primi tre live erano il risultato di due anni di registrazioni - dal 1987 al 1989 - , gli ultimi due testimoniano un tour - "Bootleg" addirittura un singolo concerto. Anche se i quattro inediti presenti - per tre si tratta di versioni registrate in studio - sono stati generalmente ben accolti dalla critica, la scelta di pubblicare un altro disco dal vivo ha sollevato qualche critica, simile del resto alle polemiche nate in corrispondenza all’uscita di "Bootleg" a ridosso del "Bandito e il campione".

Non ci si è invece interrogati a fondo sul senso del lavoro di De Gregori nei concerti di questi anni, che la pubblicazione di questi dischi vuole sottolineare.

La lettura che propongo è che De Gregori si stia confrontando con il più significativo tentativo di trovare un posto alla canzone nell’espressione artistica contemporanea, cioè con il Never Ending Tour di Bob Dylan.

A partire dal 1975, dopo la pubblicazione di Desire, Dylan decide di riprendere un suo vecchio progetto a più riprese vagheggiato durante gli anni Sessanta che prevedeva di costruire uno spettacolo rock avendo come riferimento le rappresentazioni teatrali di Broadway.

Ha ormai capito che la registrazione in studio ha assunto una complessità tecnica a cui non intende adeguarsi - Planet Waves e Blood On The Tracks sono stati registrati in tre giorni, Desire in una notte - , come invece fanno molti suoi coetanei, perché non la ritiene in grado di confrontarsi con le altre modalità espressive dell’arte contemporanea.

Lo farà di tanto in tanto - Infidels nel 1983, Oh Mercy nel 1989, Time Out of Mind quest’anno - e saranno sempre capolavori.

Se la canzone avrà un futuro come arte in grado di parlare all’uomo contemporaneo dipenderà dal palcoscenico: "Ciò che faccio è più che una cosa immediata. Sei su di un palco e canti, ottieni una cosa immediata... non è come scrivere un libro o registrare un disco... ciò che faccio è così immediato che cambia la natura, il concetto stesso di arte" (cfr. Paolo Vites "Friend of the devil" Satisfaction settembre 1992).

Nel 1975 costituisce la Rolling Thunder Revue con la sua band - T-Bone Burnett, Howie Wyeth, Dave Mansfield, Steve Soles, Rob Stoner, Luther Rix , Mick Ronson e Scarlet Rivera - e molti altri artisti tra cui Joan Baez, Joni Mitchell, Bob Neuwirth, Roger McGuinn, che gira la provincia americana con concerti annunciati sulle radio locali fuori da ogni circuito.

Al tour - che dura due anni e sarà un controcanto alle celebrazioni del bicentenario, culminando con il concerto al Madison Square Garden per la liberazione del pugile nero Rubin "Hurricane" Carter ingiustamente incarcerato - partecipano Allen Ginsberg e Sam Shepard, che da quell’esperienza ricaverà un libro che darà il senso dell’importanza di Dylan nella cultura americana.

Il mancato sostegno della CBS e i conseguenti problemi finanziari costringono Dylan a sciogliere la Revue, ma l’idea di ridefinizione del rock come performance dal vivo ha mosso i primi convincenti passi.

Niente dischi nuovi da promuovere, nessun effetto sul palco, solo la forza della musica e delle parole.

Alla rilettura del suo repertorio - che approfondisce le canzoni scavandone l’essenziale fino al nucleo che le rende sempre vive - si unisce la rilettura della tradizione folk americana da Woody Guthrie ai canti tradizionali, nel tentativo di precisare il senso della forma canzone come espressione d’arte.

Dal 1978 al 1987 Dylan sviluppa ulteriormente la sua idea di performance live come luogo privilegiato della creatività, in questo aiutato dal fatto di avere già alle spalle un repertorio imponente che è già riconosciuto come riferimento ineliminabile - recentemente Giancarlo Susanna ha scritto sull’Unità "è lui l’unico veramente indispensabile" - da tutto il mondo della canzone, e non solo, come testimonia l’inserimento nella rosa finale per l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura nel 1996.

Le tappe saranno scandite dal tour mondiale del 1978 - con il ritorno in Europa dopo dodici anni -, dai gospel tour dal 1979 al 1981 - a chi gli chiedeva come mai dopo solo un anno ritornasse nelle stesse città degli States con il rischio di non avere più folle imponenti in cerca dell’evento rispondeva che non era quello il senso dei suoi concerti... -, dal tour del 1984 con Mick Taylor alla chitarra, dai tre tour con Tom Petty e gli Heartbreakers nel 1986 e nel 1987 inframmezzati da sei concerti americani nel luglio del 1987 con i Grateful Dead che ancora oggi detengono tutti i primati di affluenza di pubblico.

Ed è proprio durante questi concerti che matura l’idea del Neverending Tour: "Se sei un’artista vero, ti devi dare al tuo pubblico interamente, non puoi andare in tour ogni tre anni, come facevo anch’io prima del tour con i Grateful Dead" (P. Vites cit.). E dal giugno 1988 ad oggi Dylan è ininterrottamente in tour, suonando in tutto il mondo sia in grandi città che in provincia - in Italia, ad esempio, ha suonato a Merano, Aosta, Udine - o in piccoli club - famosa la serata al Toad’s place di New Haven, un piccolo club con circa cento posti, dove nel gennaio 1990 ha suonato per più di quattro ore - con una media di centoventi/centocinquanta concerti in un anno.

Lontano dai riflettori dei media, ma non della critica più attenta, Dylan sta ponendo le basi di una definizione del concerto dal vivo come forma d’arte.

Una forma d’arte che per la sua unicità di performance e la sua non ripetibilità

è in grado di rendere al meglio i travagli dell’uomo contemporaneo.

Credo si possa tentare di enucleare alcune caratteristiche salienti di questo lavoro. In primo luogo il rifiuto di qualsiasi artificio esterno alla musica. In clamorosa controtendenza sia con i suoi coetanei - vedi gli Stones - che con le generazioni più giovani - U2 - nei concerti di Dylan c’è solo la musica.

Suona solo in luoghi di dimensioni contenute dove il rapporto con il pubblico non sia di tipo celebrativo - i "grandi stadi della dannazione" li ha definiti una volta - ma dove sia possibile ascoltare.

Non cede alla tentazione del "come eravamo". Nei suoi concerti non ci sono "i Favolosi anni sessanta"; per lungo tempo non ha cantato le canzoni che tutti volevano, o se le ha cantate ha dato loro una veste calata nella contemporaneità.

Le scelte musicali. La formazione della band è essenziale: due chitarre - una è Dylan - basso - contrabbasso nei pezzi acustici - , batteria - nei concerti del 1992 ci sono state due batterie - , a cui si è aggiunto dal 1992 il pedal steel. I musicisti non sono molto famosi, a parte G.E. Smith che ha suonato i primi due anni. Il rapporto con le sue canzoni.

Come hanno notato Gino Castaldo e Roberto Giallo per Dylan non esiste la versione originale di una canzone. C’è un appunto pubblicato sul disco continuamente sviluppato, lasciato cadere se non funziona o lasciato quando sembra non offrire altri spunti, salvo riprenderlo dopo qualche tempo se si trova un aspetto inedito o un versante non esplorato.

Sempre tenendo la canzone ben dentro la contemporaneità - che non vuol dire attualità - mai per celebrarsi. Le linee melodiche sono continuamente cambiate - nei concerti del 1990 e 1991 ha tentato persino di cantare su tonalità diverse da quelle suonate - i testi continuamente sviluppati con cambi di prospettiva - ad esempio in Simple Twist Of Fate la terza persona narrante cambia continuamente da un versione all’altra - soppressione di strofe o scrittura di nuove, ricerca di aggettivi sempre più calzanti, ma sempre in sequenze logiche: ogni versione presuppone le precedenti sia musicalmente che per i testi.

La parte musicale è dilatata sovente oltre la durata del testo cantato con continue improvvisazioni.

Non esiste una scaletta di concerto. Dylan prova gruppi di settanta/ottanta canzoni per volta che ruota ciclicamente. Ogni sera la scaletta dipende dal clima che si crea sul palco e spesso i musicisti devono improvvisare canzoni che non sanno: "Provare, per me e la mia band, nel senso di provare una canzone, vuol dire sapere il titolo e in che accordo va suonata. Fatto questo, abbiamo provato" (P. Vites cit.).

Alle sue canzoni si affiancano pezzi della tradizione folk, country songs, o cover di autori non sempre conosciuti. Il risultato di tutto questo è elettrizzante. Il pubblico avverte subito che non c’è né routine, né mestiere ma qualcosa di vivo. Ogni sera Dylan mette a repentaglio la sua carriera senza rete, ed infatti può capitare il concerto in tono minore. Questa lunga digressione credo possa consentire di rileggere il lavoro di De Gregori in una luce nuova.

Il riferimento al lavoro di Dylan - sentito come l’esperienza centrale della musica contemporanea che cerca di dare alla canzone dignità di forma d’arte - appare evidente in alcune scelte, così come l’ulteriore elaborazione secondo la propria sensibilità di artista e la propria cultura.

Così si inquadrano i cambi di scaletta sera dopo sera, la ricerca di un suono non interamente pacificato - nel 1992 De Gregori adotta la stessa formazione adottata da Dylan con una chitarra in più per poi aggiungere strumenti della tradizione italiana come l’organetto o la fisarmonica - il lavoro sulle linee melodiche delle canzoni e sui testi per saggiarne la capacità di essere sempre significanti, insomma il tour come work in progress, come momento di produzione artistica del quale non si può fare a meno.

Certo De Gregori è legato a un concetto di canzone più formale, perché la letteratura italiana ha alle spalle una tradizione più vincolante che si riflette anche sulle culture popolari, mentre la letteratura americana è più giovane, per certi versi senza storia.

Credo, quindi, che il senso ultimo della pubblicazione dei dischi live sia lasciare un documento - la tradizione... - di questo continuo lavoro sul palco, "la mia attività stradaiola" come l’ha definito De Gregori in un intervista a Vincenzo Mollica.

La valutazione andrebbe allora fatta sulla validità e sul senso complessivo dei risultati raggiunti, piuttosto che sulla constatazione che si tratta dell’ennesimo disco live.

 

 

INTERVISTA A CARLO GAUDIELLO, TASTIERISTA DI 

FRANCESCO DE GREGORI ALLA FINE DEGLI ANNI NOVANTA

 

Quegli anni alla Corte del Principe.

(di Mimmo Rapisarda - www.iltitanic.com - 26 marzo 2007)

 

Nato a Torino, pianista, musicista, arrangiatore. Ma nei ricordi dei degregoriani, il tastierista di Francesco De Gregori alla fine degli anni Novanta.

Il Nostromo: Ciao Carlo, è un piacere invitarti a bordo del Titanic per un caffè. Accomodati sul cassero della nave e ricordiamo un po' di cose passate davanti a questo mare nero come il petrolio e a questa luna metallo.
Dal 1996 al 2001, fra spizzichi e bocconi, quasi cinque anni nel castello del Principe. Il tour di Prendere e lasciare, La valigia dell'attore, Amore nel pomeriggio, La Notte degli Angeli, il Lingotto di Torino, gli organetti di Sparagna. Un periodo, immagino, per te indimenticabile.
Gaudiello: Innanzitutto ciao Mimmo, e grazie per il caffè e l'ospitalità. E' un piacere salire a bordo per un giro in compagnia di un vecchio amico.
Allora... dicevi un periodo indimenticabile. Ed io confermo, davvero indimenticabile sotto il profilo umano e professionale. Come non dimenticare i vari tour, i dischi, "La notte degli angeli", un concerto per la FAO a Roma nella splendida cornice dei fori imperiali, le innumerevoli trasmissioni televisive... Ma anche le vicende meno "pubbliche" come i viaggi, le cene, le prove, ...e quant'altro.

Il Nostromo: A Torino e dintorni, il pastore maremmano Guglielminetti trovò dei buoni pascoli da dove attingere. Eravate tutti ragazzi di talento, chi aveva già un curriculum di tutto rispetto, chi - come te - proveniva dal conservatorio. Com'erano gli altri tuoi compagni di viaggio?
Gaudiello: Una band di ragazzi giovani e forse un pò inesperti. Devo dire che Francesco dimostrò un grande coraggio nel concederci un'opportunità simile. E Guido si assunse l'enorme responsabilità di scegliere gli uomini giusti per formare "la squadra". Credo che si siano ottenuti dei buoni risultati e spero che il pubblico abbia apprezzato il lavoro svolto in quegli anni.

Il Nostromo: Fra la vita e la morte, fra la vita e la morte…. avrei scelto l'America! Sappiamo tutti che la cultura statunitense, specialmente quella musicale, ha sempre affascinato Francesco. Anche nelle musiche e negli arrangiamenti di Prendere e lasciare si respira quell'aria. Quanto Dylan c'era in quel disco?
Gaudiello: Non saprei dire se in quel disco si respiri o meno un'aria Dylaniana. Io credo di riconoscere il tocco di un grande Corrado Rustici e di un dream-team di musicisti di tutto rispetto. E poi lasciamelo dire... ritengo "Compagni di viaggio" un momento di pura emozione. Senza dimenticare "Baci da Pompei" e la splendida "Un guanto".

Il Nostromo: Un anno dopo, nel 1997, arriva La valigia dell'attore. Com'è nato quel live?
Gaudiello: Durante il tour estivo di Prendere e lasciare. L'idea del disco live erà già stata decisa l'anno prima e quindi occorreva rifornirlo di materiale che solo allora potevamo acquisire. In pratica, nel tour estivo del '96 eravamo in periodo di semina per la raccolta finale de "La Valigia dell'attore". Così in quell'estate, da giugno a settembre, registrammo tutti i concerti del tour e l'indomani, durante il percorso verso la nuova tappa, io e Guido riascoltavamo attentamente tutto il risultato della serata precedente. Ogni giorno, sulla strada, ci mettevamo al volante a turno per valutare i suoni del concerto del giorno prima, scartando pezzi da gettare francamente in un cestino e lasciando quelli migliori. Ma alla fine era Guido che vagliava la decisione finale, anche se l'ultima parola spettava sempre al Capo.

Il Nostromo: Quanti concerti hai fatto con De Gregori?
Gaudiello: Posso quantificare più o meno sui 150 concerti... ma su questo immagino tu sia maggiormente preparato! Comunque un giro d'Italia in lungo e in largo con alcune trasferte estere in Svizzera e Germania. Abbiamo suonato in palasport, teatri, anfiteatri, piazze, campi sportivi, parchi, spiagge. Ricordo all'idroscalo di Milano su un palco galleggiante e letteralmente divorati dalle zanzare.

Fantastico!

Il Nostromo: Com'è il Capo durante il lavoro? Ci sono due o tre cose che esige dai suoi musicisti, oppure delle cose che non tollera?
Gaudiello: Massima serietà durante il lavoro, com'è giusto che sia. Nessuna esigenza particolare, semplicemente l'assoluta professionalità delle persone con le quali lavora. Ma questo è scontato.

Il Nostromo: In un clip di Sempre e per sempre ricordo le tue mani mentre suonavi il pianoforte presso lo studio di Locasciulli a Vicovaro, e Francesco che ti guardava suonare, rilassato sul divano. In quel disco suoni anche su Deriva, la mia preferita. Insomma, Amore nel pomeriggio è un lavoro ben fatto.
Gaudiello: Si, direi che "Amore nel pomeriggio" possa essere considerato un lavoro davvero ben fatto. Costruito nell'arco di una quindicina di mesi nella rilassatezza di uno studio immerso nel verde dei dintorni di Roma. Un disco in studio ma con un approccio live. Francesco "illustrava" il pezzo cantando e accompagnandosi con la chitarra, e noi subito cominciavamo a suonare insieme, coordinati e supervisionati da Guido. E poi il video di "Sempre e per sempre"... con le mie mani. Doveroso precisare, però, che in quel pezzo il pianoforte lo suonò lo stesso Francesco.

Il Nostromo: Per i passeggeri della nave, puoi raccontare un particolare ricordo di quel periodo?
Gaudiello: Guarda, te ne racconto uno soltanto che ricordo benissimo ancor oggi… perché…. c'entra proprio con il titolo dell'album La valigia dell'attore.
Era il 1997, sarà stato dicembre, non ricordo il giorno.
Il Forum di Assago era già con gli spalti stracolmi. Quando eravamo già pronti per uscire, stavamo transitando fra i camerini e un corridoio poco illuminato che avrebbe dovuto portarci direttamente al palco. Sarà stato il buio di quel corridoio o la confusione generale, ma nel chiudere la porta uno degli organizzatori non si accorse che il nostro camerino non era completamente vuoto: c'ero ancora io! Chiuse la porta a chiave, lasciando lì dentro il sottoscritto mentre i miei compagni si avviavano al palco.
Cercai di aprire, con insistenza gridai alla porta sperando che qualcuno, di passaggio, mi sentisse. Niente da fare, non c'era anima viva, erano già tutti in quel palazzetto pienissimo di gente, gremito fino all'ultimo posto.

Seduto con rassegnazione sul divano, aspettando che qualcosa sbloccasse quella situazione anomala, cominciai a sentire il boato del pubblico e la pressione mi salì a mille, lo sconforto era totale.

In testa avevo tanti pensieri che frullavano tutti insieme in quei cinque minuti, che sembrava non finissero mai. Già immaginavo la band che sul palco si stava chiedendo dove fossi finito, pensavo che piega avrebbe preso il concerto, alla scaletta che doveva essere stravolta velocemente, a quel faro che illuminava un pianoforte senza il musicista, ma soprattutto in quel momento ….. mi sentivo l'uomo più solo del mondo!
E in quel camerino, ascoltando l'attacco di Sangue su sangue (per fortuna con le chitarre) mi guardavo attonito in quel camerino già vecchio, fra il lavandino e lo specchio, in quella situazione quasi surreale che mi ricordava proprio la famosa canzone.
Quando qualcuno capì che c'era un pezzo della scacchiera che mancava e corse a sbloccarmi, filai di corsa sul palco e … avviandomi verso la mia postazione, avevo una faccia con un'espressione che la diceva tutta: "non sparate sul pianista"!
Poi il concerto filò liscio, durante il quale un preoccupato Francesco, mentre suonava la chitarra, ogni tanto si avvicinava facendomi dei cenni come per dire "come stai? ti senti bene? tutto a posto?". Io suonavo e non potevo rispondergli, ma mi veniva una gran voglia di ridere al pensiero di raccontargli tutto quel che mi era successo! 

Un'esperienza indimenticabile!

Il Nostromo: Che provavi quando suonavi il finale de La Donna cannone e Francesco, davanti a quel "nero", si inchinava salutandoti?
Gaudiello: Beh...un po' di imbarazzo. Tu immagina, un artista che scrive e canta una tale canzone, il pubblico che gli tributa un'ovazione e lui che fa? Si volta, si inchina e mi saluta. Grazie Francesco... davvero!

Il Nostromo: Dopo la parentesi con Francesco hai lavorato con Grignani, Fortis, Syria, Ferro ma , secondo me, ... la permanenza alla Corte del Principe sarà stata indimenticabile. Che ti ha lasciato De Gregori?
Gaudiello: E' normale che ogni artista con il quale lavori rappresenti un'esperienza diversa l'una dall'altra. Per varie ragioni. L'età dell'artista stesso, la musica che propone, la sua personalità. Però il primo tour non si scorda mai. Quelle emozioni e quelle sensazioni te le porti dentro per sempre. 

Avere avuto Francesco come punto di partenza della mia carriera è stato importante. Chissà che prima o poi non ci si ritrovi...

Il Nostromo: Carlo, adesso lo possiamo anche dire. Tu sei quel Pablo che mi presentò Ciccio ad Adrano nel 1997 e che, come ho scritto in quel racconto che girava in rete, ci scattò una foto in cui io venni con una faccia da bufalo in agonia.
Fino a quel giorno ero tranquillo, una persona normale. Poi sei arrivato tu e da allora ….. insomma, al di là della nostra decennale amicizia, anche tu hai contribuito alla costruzione di questa nave dove stiamo prendendo il caffè.
Gaudiello: Pensa te! .....1997… Mimmo, ma ci pensi?… son passati dieci anni!
Ricordo la tua espressione smarrita quando entrasti in quella roulotte. Come smarrita era la faccia di Francesco quando gli hai detto che quel pubblico era totalmente impregnato del suo veleno. Ricordo che gli dissi "questa non l'ho capita nemmeno io". E nemmeno lui l'aveva capita, fino a quando non gli hai ricordato non so cosa.
Se la mia conoscenza ha contribuito a costruire tutto questo ben di Dio che vedo attorno, queste belle chitarre e questi dischi appesi alle pareti, queste cabine dove basta aprire le porte per entrare nel mondo di Francesco, ebbene… io sono ben felice di essere stato uno degli artefici della costruzione del Titanic! 

Ciao Mimmo, grazie per l'accoglienza ricevuta a bordo e per il caffè.
Il Nostromo: Ciao Carlo, è stato un piacere averti conosciuto. Grazie a te per la visita e....buona fortuna!

 

   

 

NON DIRLE CHE NON E' COSI'

 

LA SOL  LA SOL  LA SOL  RE

 

 

RE               SOL   RE       LA       RE

Se la vedi dille ciao, salutala dovunque sia

 

                SOL RE                     DO  LA

è partita tempo fa e adesso forse è in Tunisia

 

SIm              SOL    RE                      SOL

dille che non si preoccupi per le cose lasciate qui

 

     SIm                   LA        SOL             RE

e se crede che l'abbia scordata, non dirle che non è cosl

 

RE                   SOL RE      LA      RE

Abbiam dovuto dividerci e sbatterci qua e la

 

                     SOL RE                     DO   LA

ma per quelli che si amano non h certo una novita`

 

SIm                 SOL RE                    SOL

e adesso che se n'h andata e adesso che non c'è

 

  SIm            LA       SOL             RE

è ancora nel mio cuore, h ancora vicina a me

 

RE        SOL     RE            LA             RE

Se mai la incontrerai, dalle un bacio da parte mia