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CD 1 La valigia dell'attore Sangue su sangue L'agnello di Dio Dr. Dobermann Nero La leva calcistica della classe '68 Titanic Pablo Generale Pilota di guerra Bufalo Bill Stelutis Alpinis Alice La donna cannone CD 2 Dammi da mangiare Atlantide Un guanto Niente da capire Compagni di viaggio Prendi questa mano, Zingara Giorno di pioggia Rimmel Rosa rosae Natale Povero me Il suono delle campane Sotto le stelle del Messico a trapanàr La storia Non dirle che non è così
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Prodotto da Guido Guglielminetti
Registrazioni live effettuate da Roberto Barillari (studio mobile Fonoprint) Maurigio Maggi (Umbi mobile) Marco Ciullini e Umberto Baiocchi - fonici di palco Giorgio Albani e Mauro Laficara: fonici di sala Missaggio effettuato da Giulio Koelliker e Guido Guglielminetti presso lo studio Hobo Recording
Editing di Carlo U. Rossi - Transeuropa studio Torino Mastering di Antonio Baglio - Nautilus Milano
Organizzazione e management esclusivo: Filippo Bruni
Copertina: Peppe D'Arvia
Foto interna di Roberto Coggiola
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Ambrogio Sparagna ORGANETTO |
Guido Guglielminetti BASSO |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
Max Filannino PERCUSSIONI |
Hanno inoltre collaborato:
Costantini Albini su Dammi da mangiare
Elio Rivagli su La Valigia dell'attore e Dammi da mangiare
Michele Anselmi su Non dirle che non è così
Archi scritti e diretti da Bob Alcivar sovrapposti negli O' Henry Sound Studios - Los Angeles su La Valigia dell'attore e La storia
Archi scritti e diretti da Guglielminetti al Teatro Lirico di Milano su Stelutis Alpinis
Grazie a Giulia e Mimmo Locasciulli per la loro ospitalità e la preziosa collaborazione
Grafica: Francesca Pes
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Roberto Rossi BATTERIA
Marco Cravero CHITARRA |
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Carlo Gaudiello TASTIERE
Emiliano Aimone PERCUSSIONI |
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Andrea Pozzoli Ferruccio Battaglino Fabrizio Viscardi ARPA CELTICA E FIATI BASSO CHITARRA |
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Con il doppio CD "La valigia dell’attore"
Francesco De Gregori pubblica il sesto live della sua carriera. Se si eccettua,
infatti, "Banana Republic" che testimoniava il tour con Lucio Dalla
del 1979 - peraltro si tratta di registrazioni per la massima parte provenienti
dai check-sounds a causa di problemi tecnici - ha già pubblicato "Nientedacapire",
"Musica leggera" e "Catcher in Sky" nel 1990, "Il
bandito e il campione" nel 1993 e "Bootleg" nel 1994. Mentre i
primi tre live erano il risultato di due anni di registrazioni - dal 1987 al
1989 - , gli ultimi due testimoniano un tour - "Bootleg" addirittura
un singolo concerto. Anche se i quattro inediti presenti - per tre si tratta di
versioni registrate in studio - sono stati generalmente ben accolti dalla
critica, la scelta di pubblicare un altro disco dal vivo ha sollevato qualche
critica, simile del resto alle polemiche nate in corrispondenza all’uscita di
"Bootleg" a ridosso del "Bandito e il campione". (…) LA VALIGIA DELL’ATTORE - DI
GIOVANNI CERUTTI) Non si può affermare il contrario: "La valigia dell'attore" di Francesco De Gregori è un bel disco, piacevole, esteticamente ben costruito, suonato in giro per concerti con energia e passione da validi musicisti ed impreziosito da quattro inediti; ventinove canzoni in tutto proposte al pubblico ad un prezzo modico. Pezzi tra i più famosi ed amati, molti dei quali oggettivamente non solo pietre miliari della canzone cantautorale italiana, ma soprattutto splendidi e perfetti equilibri di poesia e musica. Un Francesco De Gregori che ha scoperto negli ultimi anni una sconosciuta voglia di semplicità, di comunicazione ed il piacere di stare in mezzo alla gente, ai giovani, lontano dagli atteggiamenti scontrosi e dai versi criptici del passato. LA VALIGIA DELL'ATTORE – DI GIANLUCA CASTELLANI)
La querelle che contrappone Francesco De Gregori e Maurizio Ronconi si arricchisce di un nuovo capitolo: dopo le denunce scritte siamo alle querele in tribunale. E tutto per colpa di quella recinzione dietro alla quale, a sentire Ronconi, ci sarebbe una truffetta messa in atto da Da Gregorí con la complicítà di funzionari e amministratori della Provincia di Perugia e dei Comune di Spello. E lo scontro, c'era da prevederlo, era inevitabile essendo Da Gregori un personaggio spígoloso e Ronconí una sorta di Píerino che si diverte a creare difficoltà agli amministratori del centrosinistra. IL CANTAUTORE CONTRO IL SENATORE - 28 APRILE 1998 - AI.MEN. )
Il "Corriere della Sera" racconta di una
"Sorpresa ieri sera alla Villa Reale di Monza al primo concerto del nuovo
tour estivo di Francesco De Gregori. Il cantautore aveva appena eseguito due bis
e la gente si avviava all'uscita quando è apparso sul palco Fabio Fazio, che ha
detto: "Ci sono volute due ore a convincerlo, ma è ancora qui e ci canterà
'Pablo'". De Gregori ha replicato: "E' un bravo ragazzo, ha solo un
difetto: ha presentato Sanremo. Ma lo perdono". FRANCESCO DE GREGORI: CONCERTO S
Un evento musicale di grande rilievo concluderà la cerimonia solenne di consegna delle pergamene ai laureati dell'Università di Teramo. Nel pomeriggio, alle ore 18.30, Francesco De Gregori e Mimmo Locasciulli terranno un concerto in piazza Martiri, a Teramo. CERIMONIA SOLENNE E CONCERTO DI DE GREGORI PER I LAUREATI DELL'UNIVERSITA' DI TERAMO – 13-10.99) |
(Testo DI F. DE GREGORI - Musica di M. LOCASCIULLI)
Uomini senza lingua
uomini senza città
Senza più cittadinanza uomini senza dignità
Uomini senza terra buttati di qua e di là
Uomini in mezzo agli uomini
Uomini forti e stupidi uomini magri e strani
Uomini come pecore uomini come cani
Ho visto uomini lasciati perdere
Dentro ai letti degli ospedali
E uomini di là dal mare fatti a pezzi come animali
Ho visto uomini discutere su chi doveva sparare per primo
Uomini tirare a sorte il nome dell'assassino
Uomini dire basta e altri uomini dire ancora
Uomini alla finestra affacciati su una galera
Ho visto uomini senza nome e ho visto
uomini senza età
Ho visto uomini sotto agli uomini
Ho visto uomini famosi chiusi dentro un francobollo
Uomini sconfitti con un cartello al collo
Uomini avere freddo e altri uomini avere fame
Uomini contro gli uomini per l'ultimo pezzo di pane
Uomini senza lingua uomini senza
pietà
Uomini senza un dolore uomini senza umanità
Uomini in fila indiana nella notte di Natale
Aspettavano fumando il suono delle campane
Ho visto uomini discutere su chi doveva sparare per primo
Uomini tirare a sorte il nome dell'assassino
E ho visto uomini in fila indiana nella notte di Natale
Aspettavano fumando il suono delle campane
Il suono delle campane
Aspettavano sognando...
AI
dischi dal vivo ci ha preso gusto di recente anche Francesco De Gregori, dopo
una lunga carriera vissuta facendone tranquillamente a meno. L'unica eccezione
era il glorioso Banana Republic, memore di una celebre tournée in compagnia di
Lucio Dalla, fino al settembre del 1990, quando a sorpresa De Gregori pubblicò
insieme ben tre album dal vivo. Non pago, a meno di tre anni di distanza se ne
esce con Il bandito e il campione (ed. Sony), nuova testimonianza della
dimensione live del cantautore, che negli ultimi tempi si è gettato a capofitto
nei concerti, dimostrando una rinnovata voglia di confrontarsi col pubblico, a
tratti più seriosamente, altre volte con notevole verve, come è accaduto negli
spettacoli di questa estate. (…). Ma agli appassionati del cantautore farà
sicuramente piacere trovare in questo album ben due "cover" che di
tanto in tanto De Gregori usa regalare al suo pubblico. La più singolare è
certamente Vita spericolata, nella quale De Gregori fa addirittura il verso a
Vasco Rossi cantando nel tono sguaiato che la canzone opportunamente richiede.
La più encomiabile è invece Sfiorisci bel fiore, splendida e poco conosciuta
canzone di Enzo Jannacci (…). ( DE GREGORI, NON SOLO - 31 AGOSTO 1993 - DI
GINO CASTALDO)
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De Gregori mai così in forma - Torino - Salone della -Musica - 1997 Non
poteva esserci migliore concerto inaugurale per il Salone della Musica;
se per musica molti ancora fanno discriminazione tra musica classica e
pop e rock, con il concerto di Francesco De Gregori sono stati
accontentati tutti, perché abbiamo assistito ad un concerto classico di
musica rock. De Gregori presentava il suo ultimo lavoro, un disco dal vivo che contiene 29 pezzi: alcuni cavalli di battaglia rivisitati e suonati con i giovanissimi musicisti che lo accompagnano da circa un anno e alcuni inediti, tra i quali La Valigia dell'Attore, che dà il titolo al CD. Francesco sembrava un ragazzino stupito e che sprizzava gioia da tutte le parti, forse perché lo splendido Auditorio del Lingotto era stracolmo di giovani ed anche giovanissimi che all'inizio erano venuti a curiosare su questa pietra miliare della musica italiana e poi si sono fatti trascinare dal ritmo, dagli intrecci delle chitarre, dalle fisarmoniche di Ambrogio Sparagna, dall'Orchestra d'Archi della Scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo, ma soprattutto sono rimasti meravigliati e sorpresi nello scoprire la carica sempre giovanile che il grande Francesco trasmette. Diverse volte abbiamo sentito dire che De Gregori e palloso, ed oggi più che mai possiamo affermare che Francesco e ciò che di più positivo ci ha dato la musica italiana negli ultimi 50 anni. De Gregori sussurra la felicità di vivere sostenuto la una band di rara bravura, di giovani che rispondono ai nomi di Marco. Ferruccio, Max, Carlo Guido, Roberto, Fabrizio ed Andrea. Ha cantato nell'ordine: Il suono delle campane, Sangue su sangue, Titanic, Pilota di guerra, Prendi questa mano zingara, Non dire che non e così. Compagni di viaggio, Dammi da Mangiare, una PABLO versione Pink Floyd,e poi accompagnato dai bravissimi allievi di Vittorio Muò della Scuola di Saluzzo Stelutis Alpinis, La storia, La donna cannone, per poi tornare con la band e proporre Rimmel, la splendida e nuova La valigia dell'attore. Alice e poi 5 bis ed ancora musica. Lo spettacolo é' stato trasmesso in diretta da RADIORAI.
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LA VALIGIA DELL'ATTORE
(Francesco De Gregori)
RE
FA SOL
LA x 2
Eccomi qua
RE
FA SOL
sono venuto a vedere lo strano effetto che fa
LA
RE
FA SOL
la mia faccia nei vostri occhi e quanta gente ci sta
LA
FA
DO7
e se stasera si alza una lira
FA
per questa voce che dovrebbe arrivare fino all'ultima fila
DO7
SOL
oltre al buio che c'è e al silenzio che lentamente si fa
RE7
SOL
e alla luce che taglia il mio viso e improvvisamente eccomi qua
RE7
SIb
siamo l'amante e la sposa, siamo arrivati fin qua
DOm7
FA9/7
SIb
l'attore e la sciantosa e siamo pronti a qualsiasi cosa
DOm7
FA9/7 RE4/7
RE7
pur di stare qua
SIb
siamo il padre e la figlia, arrivati fin qua
DOm7
FA9/7
SIb
siamo una grande famiglia
DOm7
FA7
e abbiam lasciato soltanto un momento
RE4/7
RE7
la nostra valigia di là
nel camerino già vecchio
SOLm
SOLm9 SOLm
SOLm5+ DO
SIb/RE DO7
tra un lavandino ed un secchio
MIb
tra un manifesto e lo specchio
FA4
FA
FA9 FA
tra un manifesto e lo specchio
SIb
MIb/SIb MIb/FA FA6
DO/SIb SIb MIb/SIb
MIb/FA FA6
Eccoci qua
RE
FA#m7
siamo venuti per poco, perché per poco si va
SOL
SOL/LA
RE
FA#m7 SOL
e il sipario è calato già su questa vita che tanto pulita non è
LA
FA
DO7
FA
e ricorda il colore di certe lenzuola di certi hotel
DO7
SOL
che il nostro nome ce l'hanno già
RE7
e ormai nemmeno ci chiedono più il documento d'identità
SOL
RE7
E allora eccoci, siamo qua
SIb
siamo venuti per niente perché per niente si va
DOm7
FA9/7
SIb
e c'inchiniamo ripetutamente e ringraziamo infinitamente...
DOm7
FA7
RE4/7
RE7
SOL
(SOL/SI) DO
DO/RE SOL
(SOL/SI) DO
RE
Eccoci qua
SIb
siamo il padre e la figlia capitati fin qua
DOm7
FA9/7 SIb
siamo una grande famiglia
DOm7
FA7
abbiam lasciato soltanto un momento
RE4/7
RE7
la nostra vita di là
nel camerino già vecchio
SOLm
SOLm9 SOLm
SOLm5+ DO
SIb/RE DO7
tra un lavandino ed un secchio
MIb
tra un manifesto e lo specchio
FA4
FA
FA9 FA
tra un manifesto e lo specchio
SIb
MIb/SIb MIb/FA FA
SIb
MIb/SIb MIb/FA FA6
arrangiamento e direzione d'orchestra: Bob Alcivar
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Piacenza, sassi da cavalcavia sul parabrezza di De Gregori
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La valigia dell’attore di Giovanni Cerutti Con il doppio CD "La valigia dell’attore"
Francesco De Gregori pubblica il sesto live della sua carriera. Se si
eccettua, infatti, "Banana Republic" che testimoniava il tour
con Lucio Dalla del 1979 - peraltro si tratta di registrazioni per la
massima parte provenienti dai check-sounds a causa di problemi tecnici -
ha già pubblicato "Nientedacapire", "Musica leggera"
e "Catcher in Sky" nel 1990, "Il bandito e il
campione" nel 1993 e "Bootleg" nel 1994. Mentre i primi tre live erano il risultato di due anni di registrazioni - dal 1987 al 1989 - , gli ultimi due testimoniano un tour - "Bootleg" addirittura un singolo concerto. Anche se i quattro inediti presenti - per tre si tratta di versioni registrate in studio - sono stati generalmente ben accolti dalla critica, la scelta di pubblicare un altro disco dal vivo ha sollevato qualche critica, simile del resto alle polemiche nate in corrispondenza all’uscita di "Bootleg" a ridosso del "Bandito e il campione". Non ci si è invece interrogati a fondo sul senso del lavoro di De Gregori nei concerti di questi anni, che la pubblicazione di questi dischi vuole sottolineare. La lettura che propongo è che De Gregori si stia confrontando con il più significativo tentativo di trovare un posto alla canzone nell’espressione artistica contemporanea, cioè con il Never Ending Tour di Bob Dylan. A partire dal 1975, dopo la pubblicazione di Desire, Dylan decide di riprendere un suo vecchio progetto a più riprese vagheggiato durante gli anni Sessanta che prevedeva di costruire uno spettacolo rock avendo come riferimento le rappresentazioni teatrali di Broadway. Ha ormai capito che la registrazione in studio ha assunto una complessità tecnica a cui non intende adeguarsi - Planet Waves e Blood On The Tracks sono stati registrati in tre giorni, Desire in una notte - , come invece fanno molti suoi coetanei, perché non la ritiene in grado di confrontarsi con le altre modalità espressive dell’arte contemporanea. Lo farà di tanto in tanto - Infidels nel 1983, Oh Mercy nel 1989, Time Out of Mind quest’anno - e saranno sempre capolavori. Se la canzone avrà un futuro come arte in grado di parlare all’uomo contemporaneo dipenderà dal palcoscenico: "Ciò che faccio è più che una cosa immediata. Sei su di un palco e canti, ottieni una cosa immediata... non è come scrivere un libro o registrare un disco... ciò che faccio è così immediato che cambia la natura, il concetto stesso di arte" (cfr. Paolo Vites "Friend of the devil" Satisfaction settembre 1992). Nel 1975 costituisce la Rolling Thunder Revue con la
sua band - T-Bone Burnett, Howie Wyeth, Dave Mansfield, Steve Soles, Rob
Stoner, Luther Rix , Mick Ronson e Scarlet Rivera - e molti altri artisti
tra cui Joan Baez, Joni Mitchell, Bob Neuwirth, Roger McGuinn, che gira la
provincia americana con concerti annunciati sulle radio locali fuori da
ogni circuito. Al tour - che dura due anni e sarà un controcanto alle celebrazioni del bicentenario, culminando con il concerto al Madison Square Garden per la liberazione del pugile nero Rubin "Hurricane" Carter ingiustamente incarcerato - partecipano Allen Ginsberg e Sam Shepard, che da quell’esperienza ricaverà un libro che darà il senso dell’importanza di Dylan nella cultura americana. Il mancato sostegno della CBS e i conseguenti problemi finanziari costringono Dylan a sciogliere la Revue, ma l’idea di ridefinizione del rock come performance dal vivo ha mosso i primi convincenti passi. Niente dischi nuovi da promuovere, nessun effetto sul palco, solo la forza della musica e delle parole. Alla rilettura del suo repertorio - che approfondisce le canzoni scavandone l’essenziale fino al nucleo che le rende sempre vive - si unisce la rilettura della tradizione folk americana da Woody Guthrie ai canti tradizionali, nel tentativo di precisare il senso della forma canzone come espressione d’arte. Dal 1978 al 1987 Dylan sviluppa ulteriormente la sua idea di performance live come luogo privilegiato della creatività, in questo aiutato dal fatto di avere già alle spalle un repertorio imponente che è già riconosciuto come riferimento ineliminabile - recentemente Giancarlo Susanna ha scritto sull’Unità "è lui l’unico veramente indispensabile" - da tutto il mondo della canzone, e non solo, come testimonia l’inserimento nella rosa finale per l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura nel 1996. Le tappe saranno scandite dal tour mondiale del 1978 - con il ritorno in Europa dopo dodici anni -, dai gospel tour dal 1979 al 1981 - a chi gli chiedeva come mai dopo solo un anno ritornasse nelle stesse città degli States con il rischio di non avere più folle imponenti in cerca dell’evento rispondeva che non era quello il senso dei suoi concerti... -, dal tour del 1984 con Mick Taylor alla chitarra, dai tre tour con Tom Petty e gli Heartbreakers nel 1986 e nel 1987 inframmezzati da sei concerti americani nel luglio del 1987 con i Grateful Dead che ancora oggi detengono tutti i primati di affluenza di pubblico. Ed è proprio durante questi concerti che matura l’idea del Neverending Tour: "Se sei un’artista vero, ti devi dare al tuo pubblico interamente, non puoi andare in tour ogni tre anni, come facevo anch’io prima del tour con i Grateful Dead" (P. Vites cit.). E dal giugno 1988 ad oggi Dylan è ininterrottamente in tour, suonando in tutto il mondo sia in grandi città che in provincia - in Italia, ad esempio, ha suonato a Merano, Aosta, Udine - o in piccoli club - famosa la serata al Toad’s place di New Haven, un piccolo club con circa cento posti, dove nel gennaio 1990 ha suonato per più di quattro ore - con una media di centoventi/centocinquanta concerti in un anno. Lontano dai riflettori dei media, ma non della critica più attenta, Dylan sta ponendo le basi di una definizione del concerto dal vivo come forma d’arte. Una forma d’arte che per la sua unicità di performance e la sua non ripetibilità è in grado di rendere al meglio i travagli dell’uomo contemporaneo. Credo si possa tentare di enucleare alcune caratteristiche salienti di questo lavoro. In primo luogo il rifiuto di qualsiasi artificio esterno alla musica. In clamorosa controtendenza sia con i suoi coetanei - vedi gli Stones - che con le generazioni più giovani - U2 - nei concerti di Dylan c’è solo la musica. Suona solo in luoghi di dimensioni contenute dove il
rapporto con il pubblico non sia di tipo celebrativo - i "grandi
stadi della dannazione" li ha definiti una volta - ma dove sia
possibile ascoltare. Non cede alla tentazione del "come eravamo". Nei suoi concerti non ci sono "i Favolosi anni sessanta"; per lungo tempo non ha cantato le canzoni che tutti volevano, o se le ha cantate ha dato loro una veste calata nella contemporaneità. Le scelte musicali. La formazione della band è essenziale: due chitarre - una è Dylan - basso - contrabbasso nei pezzi acustici - , batteria - nei concerti del 1992 ci sono state due batterie - , a cui si è aggiunto dal 1992 il pedal steel. I musicisti non sono molto famosi, a parte G.E. Smith che ha suonato i primi due anni. Il rapporto con le sue canzoni. Come hanno notato Gino Castaldo e Roberto Giallo per Dylan non esiste la versione originale di una canzone. C’è un appunto pubblicato sul disco continuamente sviluppato, lasciato cadere se non funziona o lasciato quando sembra non offrire altri spunti, salvo riprenderlo dopo qualche tempo se si trova un aspetto inedito o un versante non esplorato. Sempre tenendo la canzone ben dentro la contemporaneità - che non vuol dire attualità - mai per celebrarsi. Le linee melodiche sono continuamente cambiate - nei concerti del 1990 e 1991 ha tentato persino di cantare su tonalità diverse da quelle suonate - i testi continuamente sviluppati con cambi di prospettiva - ad esempio in Simple Twist Of Fate la terza persona narrante cambia continuamente da un versione all’altra - soppressione di strofe o scrittura di nuove, ricerca di aggettivi sempre più calzanti, ma sempre in sequenze logiche: ogni versione presuppone le precedenti sia musicalmente che per i testi. La parte musicale è dilatata sovente oltre la durata del testo cantato con continue improvvisazioni. Non esiste una scaletta di concerto. Dylan prova gruppi di settanta/ottanta canzoni per volta che ruota ciclicamente. Ogni sera la scaletta dipende dal clima che si crea sul palco e spesso i musicisti devono improvvisare canzoni che non sanno: "Provare, per me e la mia band, nel senso di provare una canzone, vuol dire sapere il titolo e in che accordo va suonata. Fatto questo, abbiamo provato" (P. Vites cit.). Alle sue canzoni si affiancano pezzi della tradizione folk, country songs, o cover di autori non sempre conosciuti. Il risultato di tutto questo è elettrizzante. Il pubblico avverte subito che non c’è né routine, né mestiere ma qualcosa di vivo. Ogni sera Dylan mette a repentaglio la sua carriera senza rete, ed infatti può capitare il concerto in tono minore. Questa lunga digressione credo possa consentire di rileggere il lavoro di De Gregori in una luce nuova. Il riferimento al lavoro di Dylan - sentito come l’esperienza centrale della musica contemporanea che cerca di dare alla canzone dignità di forma d’arte - appare evidente in alcune scelte, così come l’ulteriore elaborazione secondo la propria sensibilità di artista e la propria cultura. Così si inquadrano i cambi di scaletta sera dopo sera, la ricerca di un suono non interamente pacificato - nel 1992 De Gregori adotta la stessa formazione adottata da Dylan con una chitarra in più per poi aggiungere strumenti della tradizione italiana come l’organetto o la fisarmonica - il lavoro sulle linee melodiche delle canzoni e sui testi per saggiarne la capacità di essere sempre significanti, insomma il tour come work in progress, come momento di produzione artistica del quale non si può fare a meno. Certo De Gregori è legato a un concetto di canzone più formale, perché la letteratura italiana ha alle spalle una tradizione più vincolante che si riflette anche sulle culture popolari, mentre la letteratura americana è più giovane, per certi versi senza storia. Credo, quindi, che il senso ultimo della pubblicazione dei dischi live sia lasciare un documento - la tradizione... - di questo continuo lavoro sul palco, "la mia attività stradaiola" come l’ha definito De Gregori in un intervista a Vincenzo Mollica. La valutazione andrebbe allora fatta sulla validità e sul senso complessivo dei risultati raggiunti, piuttosto che sulla constatazione che si tratta dell’ennesimo disco live. |
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INTERVISTA A CARLO GAUDIELLO, TASTIERISTA DI FRANCESCO DE GREGORI ALLA FINE DEGLI ANNI NOVANTA
Quegli anni alla Corte del Principe. (di Mimmo Rapisarda - www.iltitanic.com - 26 marzo 2007)
Nato a Torino, pianista, musicista, arrangiatore. Ma nei ricordi dei degregoriani, il tastierista di Francesco De Gregori alla fine degli anni Novanta. Il
Nostromo: Ciao Carlo, è un piacere invitarti a bordo del Titanic per
un caffè. Accomodati sul cassero della nave e ricordiamo un po' di cose
passate
davanti a questo mare nero come il petrolio e a questa luna metallo. Il
Nostromo: A Torino e dintorni, il pastore maremmano Guglielminetti
trovò dei buoni pascoli da dove attingere. Eravate tutti ragazzi di
talento, chi aveva già un curriculum di tutto rispetto, chi - come te
- proveniva dal conservatorio. Com'erano gli altri tuoi compagni di
viaggio? Il Nostromo: Fra la vita e la morte, fra la vita e la morte….
avrei scelto l'America! Sappiamo tutti che la cultura statunitense,
specialmente quella musicale, ha sempre affascinato Francesco. Anche
nelle musiche e negli arrangiamenti di
Prendere e lasciare si respira quell'aria. Quanto
Dylan c'era in quel disco? Il
Nostromo: Un anno dopo, nel 1997, arriva La valigia dell'attore. Com'è nato quel
live? Il
Nostromo: Quanti concerti hai fatto con De Gregori? Fantastico! Il
Nostromo: Com'è il Capo durante il lavoro? Ci sono due o tre cose che
esige dai suoi musicisti, oppure delle cose che non tollera?
Il
Nostromo: Per i passeggeri della nave, puoi raccontare un particolare ricordo
di quel periodo? Seduto con rassegnazione sul divano, aspettando che qualcosa sbloccasse quella situazione anomala, cominciai a sentire il boato del pubblico e la pressione mi salì a mille, lo sconforto era totale.
In testa avevo tanti pensieri che frullavano tutti insieme in quei
cinque minuti, che sembrava non finissero mai. Già immaginavo la band
che sul palco si stava chiedendo dove fossi finito, pensavo che piega
avrebbe preso il concerto, alla scaletta che doveva essere stravolta
velocemente, a quel faro che illuminava un pianoforte senza il
musicista, ma soprattutto in quel momento ….. mi sentivo l'uomo più
solo del mondo! Un'esperienza indimenticabile! Il
Nostromo: Che provavi quando suonavi il finale de La Donna cannone e
Francesco, davanti a quel "nero", si inchinava salutandoti?
Avere avuto Francesco come punto di partenza della mia carriera è stato importante. Chissà che prima o poi non ci si ritrovi... Il
Nostromo: Carlo, adesso lo possiamo anche dire. Tu sei quel Pablo che mi
presentò Ciccio ad Adrano nel 1997 e che, come ho scritto in quel
racconto che girava in rete, ci scattò una foto in cui io venni con una
faccia da bufalo in agonia. Ciao
Mimmo, grazie per l'accoglienza ricevuta a bordo e per il caffè. |

NON DIRLE CHE NON E' COSI'
LA
SOL LA SOL
LA SOL RE
RE
SOL RE
LA RE
Se la vedi dille ciao, salutala dovunque sia
SOL RE
DO LA
è partita tempo fa e adesso forse è in Tunisia
SIm
SOL RE
SOL
dille che non si preoccupi per le cose lasciate qui
SIm
LA
SOL
RE
e se crede che l'abbia scordata, non dirle che non è cosl
RE
SOL RE LA
RE
Abbiam dovuto dividerci e sbatterci qua e la
SOL RE
DO LA
ma per quelli che si amano non h certo una novita`
SIm
SOL RE
SOL
e adesso che se n'h andata e adesso che non c'è
SIm
LA SOL
RE
è ancora nel mio cuore, h ancora vicina a me
RE
SOL RE
LA
RE
Se mai la incontrerai, dalle un bacio da parte mia