|
|
![]() |
|
|
|
Formato: CD Anno: 2008 Label: Caravan / Columbia 88697321982 Formato: LP Anno: 2008 Label: Caravan / Columbia 88697321981
|
|

|
Prodotto da Francesco De Gregori e Guido Guglielminetti
Fonico Gianmario Lussana Assistente tecnico: Dario Arianti
Foto di copertina e del libretto di Alessandro Arianti e Marco Anelli
|
|
Guido Guglielminetti BASSO E CONTRABBASSO
|
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA, ARMONICA |
Alessandro Arianti PIANO E TASTIERE
|
|
Registrato e missato da Gianmario Lussana
(Forward Studios - Grottaferrata)
Mastering di Fabrizio De Carolis (Reference Studios Mastering - Roma)
Progetto grafico di Spazio360
Grazie a Dario Arianti
|
|
|
Stefano Parenti BATTERIA |
|
Paolo Giovenchi CHITARRE |
|||||
|
Alessandro Valle DOBRO E PEDAL STEEL GUITAR |
|||||||
|
Lucio Bardi CHITARRE |
|||||||
|
Cristiana Polegri CORI |
Antonella De Grossi CORI |
Chiara Quaglia VOCE SOLISTA |
Elena Cirillo VIOLINO E CORI
|
||||
|
dal forum del www.rimmelclub.it 21 luglio 2008
Ormeggio
qui, accanto alla barca di Caucaso, perché trovo il suo post l’imbarcazione
più bella, più commovente, più coerente e più sincera che sia
attraccata a questo molo. Ho cercato negli altri pontili, ma li ho
tovati abbastanza “intasati”. Sarà il periodo..... Al
contrario di Emule (che lo lasciamo tutta la notte acceso e al mattino
dopo troviamo le sorprese nella calza della Befana), in passato dovevamo
essere presenti, costretti ad ascoltare il disco dalla prima all’ultima
nota. Ad ascoltarlo come si deve, e ci faceva pure bene. Una volta con
Francesco abbiamo parlato proprio di questo.
Salviamone un’altra: Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra.
Quando l’ho conosciuta mi ricordava una di quelle canzoni che si
cantano ai collegi salesiani, che so…"grazie Signore,
grazie" oppure “Resta con noi Signore la sera” che se non la
cantavi e non ti sciroppavi tutta la messa i preti non ti davano il
pallone per giocare nell’oratorio. Poi dentro di me si è trasformata
in un canto di evangelisti stonati che suonano per le piazze della
città. Pian piano, quegli evangelisti sono diventati mormoni
anglosassoni e che, dopo altri ascolti, sono stati trasferiti negli
States a St. George, nello Utah. Il tempo è passato, ed oggi quando la
risento faccio qualche chilometro in più in Arizona, e li rivedo
trasformati in guide Navajo e Cowboy che affogano le loro serate in
fiumi di musica e Budweiser ghiacciata al Country Cafè “El Charro”
a Tucson. Ragazzi, che voglia di ballare! E pensare che tutto era
cominciato all’Istituto Don Bosco! Mimmo
Rapisarda
P.S.
|
|
Parla Francesco De Gregori: «Le mie canzoni appartengono a tutti»
TORINO
16/07/2008 - Il titolo dell’ultimo album “Per brevità chiamato
artista”, si attaglia bene allo stile di Francesco De Gregori che
questa sera sarà al teatro della Concordia di Venaria (corso Puccini
1), per la tappa torinese del suo tour. Trentatrè dischi realizzati,
tra album inediti, live e raccolte. Insomma, una bella fetta della
canzone italiana d’autore. Una storia personale fatta di successi da
“Alice (1972) a “Rimmel” (1975) a “Generale” (1978), passando
per “La donna cannone” (1983) e la più recente “Per brevità
chiamato artista” che dà il titolo all’ultimo cd. Brani entrati
nella leggenda che sono diventati patrimonio comune per almeno tre
generazioni. Vincendo la sua abituale ritrosia De Gregori si racconta in
questa intervista. «Ho inserito canzoni che non facevo da tempo come “Capo d’Africa” del 1979 e devo dire che sono riuscito a fare un bel mix tra brani vecchi e nuovi, come dovrebbe essere ogni concerto. Altrimenti se fosse solo una raccolta di successi non avrebbe molto senso». Come si è trovato a ripescare questi brani poco noti? «Il fatto stesso di poter rimettere mano alle tue composizioni è sempre emozionante. La musica non è mai qualcosa di definitivo». È in tour ormai da molti anni. Perché questa scelta? «Sento che non ne posso fare a meno. Ormai è come se fossi il cantante di un gruppo. Finché il fisico me lo permetterà voglio continuare a suonare dal vivo». Molti suoi fan nel corso del tempo hanno cercato di interpretare il significato dei suoi testi. Che effetto le fa? «Mi piace lasciare libertà d’interpretazione. In alcune, come ad esempio “La leva calcistica della classe 68”, il testo è talmente chiaro che non dovrebbero esserci dubbi». C’ è una canzone che rappresenta lo stato d’animo attuale di Francesco De Gregori? «È impossibile scegliere, sono legato a tutte le mie canzoni allo stesso modo. Il fatto stesso di portale con me in tour e cantarle ogni sera in modo diverso mi aiuta a vederle crescerle». Il suo collega Antonello Venditti minaccia le vie legali per l’uso improprio delle sue canzoni. Condivide questa scelta? «Non sono d’accordo è successo anche a me con “La storia”, ma credo che le canzoni una volta scritte appartengano a tutti». È più difficile scrivere canzoni adesso o quando era giovane? «Non è una questione di età. In passato sono stato anche tre anni senza scrivere. Quando arriva l’ispirazione bisogna essere pronti a coglierla». In una sua canzone dice: “Quello che non so lo so cantare”... «Fare musica è una condizione privilegiata e ti permette di vedere aspetti della realtà che altri non possono cogliere». Dunque non c’è niente da capire? «Quella canzone era un paradosso per dire a chi mi ascolta di non cercare significati nascosti nelle mie canzoni oltre al testo». A questo punto della carriera c’è un’esperienza che le manca e che vorrebbe fare? «No, la musica è il mio mondo. Un’arte che mi completa, lasciandomi il tempo per il mio hobby preferito che è la lettura». Un autore da portare in tournée? «Adesso sto leggendo i romanzi di Simenon». Francesco De Gregori e Torino... «È
una città che mi ha sempre incuriosito per la sua vivacità culturale.
Dopo le Olimpiadi l’ho vista trasformata». Gerardo Mirarchi
di
Federico Resta Rispescia:
Spesso "Festambiente" appare come una tranquilla festa invasa
da tante persone desiderose di divertimento. Il concerto, le bancarelle,
gli stage, sembrerebbe un modo per passare il tempo molto controllato ed
ordinario. Ma quello che la gente ha vissuto ieri sera, durante
l'esibizione magnifica di Francesco De Gregori, è di sicuro un momento
che verrà ricordato nella storia di tutto il festival maremmano. Per
due ore intere (grandi artisti musicali dovrebbero imparare...) il
maestro romano è riuscito ad intrattenere il pubblico con canzoni piene
di attualità e sincerità. Vedere ragazzi di 14 anni cantare brani come
"Il bandito e il Campione" , "Rimmel" o "La
donna cannone" è una sensazione veramente strana.
|

|
"Il
Tempo" - 22.5.2008 È
un De Gregori «classic», quello che torna in questo «Per brevità
chiamato artista», titolo scaturito non da una sorta di indomabile
spocchia, bensì ispirato alla formula che identifica i cantanti in
margine al contratto discografico. Con un occhio, spiega lo stesso
Francesco, al concetto nobile e volatile dell'"arte", «per
lasciare con questa frase un segno poetico e letterario». Stefano Mannucci
|
|
Francesco de Gregori per la prima volta apre una finestra sul suo panorama artistico offrendo al suo pubblico un canale diretto ed ufficiale on line in cui trovare informazioni riguardanti il nuovo album, in uscita il 23 maggio, Per brevità chiamato artista e la registrazione di due video live, contenenti due tracce inedite del nuovo disco, registrati durante il tour 2008. Consultando la sezione foto, è possibile condividere con l’artista momenti catturati durante la registrazione del nuovo video a Roma ed accompagnati da materiale inedito. La prossima tournée deI cantautore è prevista in estate per promuovere il nuovo album. |
|
De Gregori: il '68 in Italia non ha creato classe dirigente. Importante e' modernizzare l'Italia, se lo fa Berlusconi.. La scure del Principe sui sessantottini. "Ci sono cose della mia vita che io rifiuto. E insieme a queste rifiuto anche alcune cose del '68 che invece vengono celebrate". Francesco De Gregori, ospite questa mattina a 'Omnibus' su La7, ribadisce la sua visione critica di alcuni retaggi del movimento del '68, una presa di posizione che nel recente passato ha irritato molti simpatizzanti di sinistra innamorati del cantautore romano.
"Non si può dire 'Berlusconi mi piace o non mi piace'. E' un atteggiamento quanto mai semplicistico e un po' rozzo", ha proseguito De Gregori nell'intervista ad Antonello Piroso, che gli ha ricordato un recente titolo di stampa che attribuiva al cantautore romano un appoggio al presidente del Consiglio. "Io argomento semplicemente il fatto che, rimanendo un uomo di sinistra ma che alla sinistra non 'appartiene' - nel senso che verifica giorno per giorno quanto questo essere di sinistra sia suffragato dai fatti, e finora non ho mai avuto smentite - dico che se il centrodestra ha vinto le elezioni con tanta larghezza di voti - ha detto ancora De Gregori -, se più di metà del Paese ha votato compatta per i suoi rappresentanti, non possiamo considerarli dei barbari che vengono e ci torchiano e quindi aspettarci cinque anni di cupa controriforma. Dobbiamo sperare e cercare di cogliere quanto piu' possibile dei lati di positività in quello che faranno". Secondo De Gregori la questione è "modernizzare il Paese: che lo faccia Berlusconi o qualcun altro... l'importante è che qualcuno lo faccia. E questo, per le persone in buona fede che sanno ascoltare quando uno parla, non vuol dire che essere diventato 'berlusconiano"'. De Gregori ha concluso: "Ma poi è così importante se io sono di sinistra o di destra? Il valore di quello che ho fatto sta nelle cose che ho scritto. Il mio problema è che quando mi chiedono come la penso io non mi sottraggo e l'ho sempre detto, da quando avevo vent'annni fino ad oggi, e continuerò a fare cosi'. Qui ci sono dei dischi che cantano. Facciamo cantare quelli"
|
|
17/05/2008 - - "PER BREVITA' CHIAMATO ARTISTA Disponibile dal 23 maggio in CD, Digital Download e Vinile edizione limitata numerata DE GREGORI GRATIS ON LINE
Da venerdì fino a giovedì 22 maggio, su Repubblica.it si potrà
scaricare il brano di Francesco De Gregori intitolato Celebrazione, in
anteprima sull'uscita, che avverrà il 23 maggio, del suo nuovo album
Francesco De Gregori, per brevità chiamato artista. Per poter scaricare
gratuitamente il brano gli utenti di Repubblica.it dovranno registrarsi. |
L E C A N Z O N I


|
Per
brevità chiamato artista Per
brevità chiamato artista Per
brevità chiamato artista
|
![]() |

|
Francesco De Gregori: "Non facevo una vita dissoluta" Francesco
De Gregori: "Viva l'Italia"Francesco De Gregori torna con un
disco nuovo e parole nuove. Sull'amore libero e il '68, su De André,
Grillo... E su questo governo All'appuntamento
per parlare del nuovo disco, Per brevità chiamato artista, De Gregori
arriva vestito da De Gregori: jeans chiari, Superga bianche, giaccone
scuro, maglia a righe bianche e blu e cappello da marinaio...
|

|
C'è
gente senza cuore in giro per la città Portami
la giacca ed il coltello I
vetri alle finestre sono rotti e il tetto è da rifare (2 vlt.) C'è
gente senza cuore in giro per la città (2 vlt.) C'è
sangue sulla luna e il sole sta per tramontare (2 vlt.) E'
tutto a posto, non c'è niente che non va (2 vlt.) Stammi
a sentire bene quando devo parlare (2 vlt.) C'è
gente senza cuore in giro per la città (2 vlt.) La
vita è come un gioco da vivere perdutamente (2 vlt.) E
i figli sono uguali ai padri non c'è niente da fare (2 vlt.) Ci
sono tre scalini sulla porta della galera (2 vlt.) C'è
gente senza cuore in giro per la città (2 vlt.) Un
occhio per un occhio, per una testa una croce (2 vlt.) i
vetri alle finestre sono rotti e il tetto è da buttare (2 vlt.)
|
|

|
De
Gregori, il sinistro dal volto umano «Sono
di sinistra, ma non le appartengo. Voglio avere la libertà di poter
verificare sempre le mie scelte e quelle degli altri. Non temo l'arrivo
dei barbari. Berlusconi ha una solida maggioranza e speriamo che la usi
per modernizzare il paese. Se ci riuscisse, non farebbe una politica di
destra o di sinistra, ma soltanto il bene di tutti. Grillo? Non lo dico
con cattiveria, ma né il comico né il banditore mi hanno mai
incuriosito. L'antipolitica ha sempre attraversato le democrazie, non
vedo niente di nuovo in quello che fa». |

|
Ci
sono posti dove sono stato Ci
sono posti dove sono stato Ci
sono posti dove sono stato Ci
sono posti dove sono stato
|
|

|
Vola
il pavone e vola il cardellino E
vola vola vola vola vola vola Se
risalisse il fiume alla foresta
|
Vulesse
fa' 'rvenì pe' n'ora sole E
vola vola vola vola e vola lu pavone; 'Na
vote pe' spegna' lu fazzulette, E
vola vola vola vola e vola lu gallinacce; mo si ti guarde 'n facce Come
li fiure nasce a primavere, l'amore nasce da la citilanze. E
vola vola vola vola e vola lu cardille; nu vasce a pizzichille 'Na
vota 'r'na pupuccia capricciosa, E
vola vola vola vola vola la ciaramelle;
(da un canto popolare abbruzzese).
|

|
Ogni
giorno c'è un pezzo di strada da macinare Ti
aspetterò così come si dice che si deve fare E
non c'è niente di stabilito tutto può cambiare Ogni
giorno metto in tavola qualcosa da mangiare E
ognuno cerca di fermare il tempo e il tempo non si fa fermare A
volte mi sento come un prigioniero da liberare Ogni
giorno c'è un pezzo di strada da ritrovare
|
|

|
Dio
non c’entra proprio un cubo È la nuova chiesa di Foligno presentata ieri dall’architetto Massimiliano Fuksas, che domani alle 17 verrà consacrata a San Paolo dal vescovo folignate Gualtiero Sigismondi. La comunità di Foligno non sembra entusiasta del cubo di cemento (perché non sarà selvaggio, ma è proprio cemento) realizzato da Fuksas. Qualche tempo fa un gruppo di cittadini ha anche presentato una petizione per fermare l’opera, come spiega Carlo Ceraso, direttore del quotidiano online di Foligno Tuttoggi.info. «Questa chiesa ha fatto molto discutere», dice, «perché all’interno è minimale e in parte gradevole, con giochi di luce naturale, ma l’esterno lascia davvero perplessi: ci si trova di fronte a un cubo e a un parallelepipedo che sembrano due scatole e mal si addicono alla campagna umbra. Anche se Francesco De Gregori, che abita qui, l’ha apprezzata molto». Il cantautore infatti ha partecipato alla presentazione e ha dichiarato: «Ero da tempo incuriosito dall’opera. Quando sono entrato ho provato un’emozione fortissima». |

|
Fu
la visione di Anna Maria con il rosario tra le dita Salì
sul treno che portava a Bruxelles, ordinò cogna e croissants E
canto l'Ave Maria, almeno i versi che ricordava Restò
ad aspettare sul vecchio ponte, pensò all'incontro di un anno fa stanotte
nella cattedrale mille candele stanno bruciando E
cantò l'Ave Maria, almeno i versi che ricordava
|
Angel of Lyon He
had a vision of anne marie with a rosary in her hand
|

|
FRANCESCO
DE GREGORI AL PREMIO MASSIMO TROISI (PRIMA)
SAN GIORGIO A CREMANO, Napoli - Sarà Francesco De Gregori il
protagonista del tradizionale concerto che caratterizza ogni anno il
Premio Massimo Troisi: un evento, quello in programma il prossimo 1
luglio alle 21 nell'Arena Viviani di Villa Bruno a San Giorgio a
Cremano, che rappresenta il coronamento di un percorso che il Consiglio
d'Amministrazione dell'Istituzione Comunale - Premio Massimo Troisi,
presieduto da Angela Viola, ha intrapreso sin dal giorno
dell'insediamento. |

|
Ehi,
probabilmente non si deve fare Ehi,
non ti devi preoccupare C'è
una luce in mezzo al cielo Ehi,
c'è qualcosa sul giornale
|
![]() |


|
Era
|
|
||
|
25.06.08
Marina di Leporano (TA) - 30.06.08 Roma (RM) Ippodromo Le Capannelle -
01.07.08 San Giorgio A Cremano (NA) Villa
Bruno - 02.07.08 Monza - (MB)
Villa Reale - 16.07.08 Venaria (TO) Area Concordia - 18.07.08
Lignano Sabbiadoro (UD) Arena
Alpe Adria - 19.07.08 Savignano sul Rubicone (FC)
Piazza Borghesi - 26.07.08 Casoni
(RE) Parco Filippini -
31.07.08 Rosciano (PE)
Stadio Comunale - 02.08.08 Portoferraio (LI)
Polo Sportivo Le Ghiaie - 09.08.08 Paliano (FR)
Area Le Mole - 10.08.08 Bojano (CB) Matese Friends Festival -
Stadio Comunale Colalillo - 11.08.08 Rispescia (GR) Festambiente -
13.08.08 Ostuni (BR) Foro Boario - 15.08.08 Sciacca (AG) Piazza
Scandaliato - 16.08.08 Campofelice
di Roccella (PA) Arena del Mare - 17.08.08 Mazara del Vallo (TP) Area
Porto - 19.08.08 Paola (CS) Campo sportivo - 27.08.08 Macerata (MC)
Sferisterio - 30.08.08 Carbonia (CI) Miniera di Serbaiu - 06.09.08
Spoleto (PG) Piazza Duomo - 12.09.08 Molfetta (BA) Anfiteatro di
Ponente - 16.09.08 Modena -
Loc. Pontealto (MO) Festa dell'Unita - 20.09.08 San Giuliano Milanese (MI)
Parco Giardino Cavour - 21.09.08 Brienza (PZ) Piazzale Marconi - 28.09.08
Santa Maria Capua Vetere (CE) Area Incremento Ippico |
||
2009

|
FRANCESCO DE GREGORI - RITORNO ALLE ORIGINI (Gigi Vesigna) Con
il suo 19° album in carriera, Per brevità chiamato artista, il
cantautore vola di nuovo alto. In una specie di "autobiografia
fantasticata" che piace subito. "Sì", conferma De Gregori, "sul mio primo contratto discografico (era la fine degli anni '70, ndr) c'era questa definizione legale che mi riguardava: "Francesco De Gregori, d'ora in avanti per brevità chiamato artista". La trovai prima agghiacciante e poi divertente. Era rimasta in un angolo della memoria, forse devo aver pensato fin da allora che prima o poi l'avrei usata in una canzone". Detta così può anche sembrare una battuta o uno scherzo della memoria, ma Francesco precisa: "Comunque, per quanto riguarda il titolo del disco, mi interessava mettere al centro la parola "arte", qualcosa che intende lasciare un segno polemico e intellettuale, non solo un mestiere che ha a che fare con una distribuzione e con un mercato". Al
mercato De Gregori proprio non ci ha pensato: sono solo nove le canzoni
- tutte inedite - che ci propone. Otto sono farina del suo sacco, la
nona, L'angelo di Lyon, l'ha scovata Luigi Grechi (suo fratello
maggiore, che porta il cognome della madre): è un pezzo inglese di Tom
Russell, una struggente ballata che racconta di una giovane donna, Anna
Maria, che con il rosario tra le dita appare a uno stregone e gli fa
cambiare vita. La redenzione comincia con il verso: "Parto per
Lione e cerco un angelo del Paradiso", e si compie trasformando lo
stregone in una specie di san Francesco. Questo nuovo disco propone un De Gregori che sembra tornare alle origini: "Durante l'ultima tournée teatrale, nelle ore di pausa, abbiamo messo "in bella" pezzi che avevo buttato giù e che hanno preso forma quasi da soli in studio. Era gennaio e abbiamo lavorato come se dovessimo semplicemente provare per uno spettacolo". Pensando
più ai teatri che ai palazzetti dello sport? L'ascolto comunque scaraventa in una musica totale: dal valzerino di Per brevità al boogie-woogie di Finestre rotte, ma il testo è tutt'altro che quello che penseresti di abbinare a una danza sfrenata. Poi arrivano le ballate, c'è uno scacciapensieri, e un organo Hammond torna dal passato per arricchire gli arrangiamenti. In Vola vola ci imbattiamo in una filastrocca che ha profumi medievali, poi, in Ogni giorno che Dio manda in terra, c'è un'eco di country o, se preferite, di folk; in Carne umana per colazione c'è la cronaca allarmante dei giorni nostri, con la mania della liposuzione, della vacanza intelligente, dell'andare in Tv a tutti i costi e, chissà mai, l'abitudine di mangiare "carne umana per colazione". L'album prosegue con L'imperfetto, dove si sviluppano concetti che scopri solo se non caschi nel gioco dei verbi tutti "all'imperfetto", e quindi si conclude con L'infinito, dove la musica si allarga e ti riempie di speranza, perché "Domani sarà il tempo di cose nuove". Francesco,
il tuo precedente album, Calypso (2006), era un bellissimo disco di
canzoni d'amore, mentre qui non ne ho trovate, almeno di esplicite…
Che disco è questo? È vero, stavolta Francesco è tornato a volare alto, ma quando parla di un'autobiografia, seppur fantasticata, non posso non ricordare che mai ho conosciuto un artista, mediocre o sommo, che sia riuscito a tenere così nascosta la sua vita privata. Quando, nel 1978, De Gregori diventò padre di due gemelli, la notizia non fu praticamente diffusa. Qualche mese dopo mi arrivarono in redazione alcune foto che mostravano Francesco in un supermercato che trascinava un carrozzino doppio, dove sonnecchiavano Marco e Federico, i famosi gemelli. Lo chiamai e lo informai e lui, gentilmente e fermamente, mi pregò di non pubblicarle. Gliele spedii per il suo album di famiglia (chissà se ne ha uno). Oggi
i due ragazzi hanno trent'anni ma non ho mai più visto circolare una
loro immagine. Caro "Principe", tanto di cappello!
|

|
Lascia
che cada il foglio Ho
viaggiato fino in fondo nella notte Lascia
che cada il foglio Ho
viaggiato fino in fondo nella notte
|
|

De
Gregori racconta le sue visioni "La mia autobiografia fantasticata"
di Antonio Lodetti - ilGiornale.it
«Per
brevità chiamato artista... doppio come una medaglia/Se fosse d’oro sarebbe
di cartone/Il cieco con la voce buona e il muto che ci vede bene... Doppio come
l’innocenza/Se fosse Abele sarebbe Caino/Antidoto senza veleno ed alibi senza
assassino». Si apre così, con il brano Per brevità chiamato artista, l’album
dall’omonimo titolo di Francesco De Gregori, da domani nei negozi. De Gregori
lo definisce «un’autobiografia fantasticata», una serie di visioni e
previsioni assorte e pensose nei testi e variegate nei suoni (basti confrontare
i ritmi bizzosi di Finestre rotte e gli splendidi profumi di antica ballata
popolare di Volavola col pianoforte, il banjo di Lucio Bardi, la voce di Chiara
Quaglia e un sottofondo d’archi).
Il più dylaniano dei nostri cantautori per impeto folkie, per visione poetica ma anche per atteggiamento nei confronti della vita e dell’arte torna a raccontarsi; gettando il guanto della sfida alla musica commerciale «per portare al centro del discorso la parola arte, per fare qualcosa che lasci un segno poetico e intellettuale». Non a caso il cd s’intitola Per brevità chiamato artista. «È la formula che si usava quando firmai il primo contratto, una frase assurda che è un inno alla libertà e all’incoerenza espressiva». E così De Gregori torna a fare il cantautore con sonorità semplici, con voce spoglia ma ricca di tensione lirica e anche di un pizzico di acredine (come nella forza di Carne umana per colazione). C’è lo spazio per i ricordi e gli errori in Celebrazione («Ci sono posti dove son stato/Mi ci volevano inchiodare/Ai loro anni ciechi e sordi/Ai loro amori raccontati male/A una canzone di quattro accordi/Ad una stupida cantilena/Ma tu davvero non te lo ricordi/Quando cantavi e sbadigliavi in scena») e quello per la speranza che dà la forza di andare avanti in L’infinito («Ho viaggiato fino in fondo alla notte/Senza guardarci dentro/Senza sapere dove stavo andando/E alle mie spalle il giorno si stava consumando/Ed ho provato un po’ di tristezza/Ma nemmeno tanto»).
Canzoni schiette e sincere perché riflettono vita vissuta («Le canzoni son robe vere, non quadri da appendere al muro») in un lavoro spoglio di colpi di scena ma ricco di preziosi sobbalzi e sorprese. Tra cui il cameo L’angelo di Lyon scritta da Luigi Grechi, il fratello di Francesco già autore di Il bandito e il campione, e tratta da un classico del folksinger Tom Russell

|
4 APRILE 2009 - Tanti auguri, sior Capitano! Sior Capitano, sior Capitano... quante volte Lei ha cantato codeste parole nel suo mare nero nero come il petrolio? Per tutte quelle volte, tante sono state quelle che ho ringraziato Dio per averLa dotata, prima di venire al mondo in quel 4 aprile del 1951, di quello straordinario dono che serve a costruire una cosa "terra terra".... che noi mortali chiamiamo canzone. La prova che in quel giorno sia accaduto qualcosa di divino sta nel fatto che quel miracolo, meglio di lei, oggi non lo sa far ripetere nessuno. Nemmeno San Gennaro! Quest'anno stava quasi passando in sordina, ma al Nostromo non puo' sfuggire nulla: dalla sua cala sforna ogni anno la Sua torta multimediale di compleanno! Anzi, ha fatto un po' di conti e al totale è arrivato a 58. Caspita, quello spilungone coi capelli rossi e gli occhi verdi che mi ha aiutato a crescere, ha oggi 58 anni? Nei miei ricordi da bambino 58 li aveva mio nonno! Com'è possibile? Io lo vedo sempre uguale! Forse non mi accorgo che un po' nonno lo sono diventato anch'io, che invecchio assieme al mito e che faccio galleggiare la sua vita sulla scia di quella mia illudendomi di essere ancora lì a guardarlo stampato su un manifesto affisso sulle strade della mia città, di profilo dentro un cappotto grigioverde e la sciarpa gialla al collo, nel lontano 1976.
Francesco io ti vedo ancora così, perchè i miti non invecchiano mai! Rimangono per sempre giovani e belli! Capitano, lo so che questi salamalecchi ti danno fastidio, ma tanto mi sentivo in dovere di augurare per il tuo compleanno. Credo, poi, che farteli proprio a bordo della nave a te dedicata sia meglio di qualsiasi telefonata, bigliettino, e-mail o telegramma. Con i più deferenti ossequi. Il Nostromo del Titanic, Mimmo Rapisarda |

|
ROMA:
1 MAGGIO ALL'AUDITORIUM CON DE GREGORI Alle 21 il grande concerto finale con la partecipazione straordinaria di Francesco De Gregori scelto non "perché la sua musica è entrata di tutto diritto nel grande repertorio dei canti sociali italiani". La sua voce sarà accompagnata dal suono delle zampogne, degli organetti e degli altri strumenti popolari.
Un
concerto molto bello, a mio parere. Anche se forse non preparato alla
perfezione. Tanti ritmi popolari, pizzica, taranta, divertimento.
Sparagna in grandissima forma, accompagnato da musicisti e cantanti di
ottimo talento (in particolare un contrabbassista virtuoso e un cantante
potente, di cui cercherò di scoprire i nomi). Ospiti dell'Ambrogio
diversi artisti, un gruppo popolare abruzzese (i Discanto) ha aperto il
concerto, dedicato, oltre che alla festa del lavoro, alla regione
vittima del terremoto. Poi un mandolinista salentino (i nomi delle
presentazioni di Sparagna non si sentivano bene, fra i problemi
tecnici), un gruppo valdostano che cantava in provenzale, due cantanti
siciliani molto molto bravi (da brividi un pezzo chitarra e voce sulla
strage di Portella della Ginestra). Poi Andrea Satta dei Tetes de Bois
che canta un pezzo commovente di Matteo Salvatore (in cui un contadino
chiede al proprio padrone di essere sfruttato fino alla morte per
garantire il bene e il riscatto dei suoi figli). Acustica
della sala da rivedere, microfoni settati malissimo, coro disastroso,
una certa improvvisazione...non guastano certo un concerto che alla fine
ci vede sotto al palco a zompettare. De Gregori non esce a salutare,
forse è già a cena, forse non vuole rubare applausi a tutti gli ottimi
musicisti e all'amico Sparagna. Antonio Perillo (www.rimmelclub.it)
|
|
FRANCESCO OSPITE DA FIORELLO......!!!!!! Spettacolo
interessante quello di Fiorello che prima scherza con Lamberto Sposini e
poi, richiamando i 5 ritornelli musicali piu' belli d'Italia mettendo al
primo posto "La donna Cannone", introduce la presenza di
Francesco De GREGORI!!! Andrea (Rimmelclub)
Rai Radio2, capofila di un “Sentiero di pace” fatto di musica Roma, 21 mag (Velino) - “Per il secondo anno, musicisti di tutta Europa si incontrano nel nome della pace su convocazione delle loro radio pubbliche. È un modo per ricordare e anche per affermare che dagli anni della Prima e della Seconda Guerra Mondiale molta strada è stata fatta nel nostro continente. Popoli che si consideravano nemici, negando le profonde somiglianze che li univano, hanno saputo valorizzarle in un progetto di sviluppo comune e di rifiuto della violenza, come sancito dalla nostra Carta Costituzionale. Quella di Radio2 è una piccola voce, ma è soddisfatta di farsi sentire in questo modo, in questa occasione e in questi luoghi. Dove rintocca la Campana della Pace”. Così Sergio Valzania, direttore dei programmi Radio Rai, che oggi a Roma ha presentato la due giorni - sabato 27 e domenica 28 giugno - di “Sentiero di pace”: otto ore di diretta radiofonica – ogni sera dalle 20 alle 24 – in onda dal Mart, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto per rinnovare la cultura della fratellanza. L’evento è organizzato in collaborazione con il Trentino e l’Ebu (European Broadcasting Union). “Siamo felici e onorati di contribuire all’evento – ha detto Raina Konstantinova, direttore dell’Ebu -. Il festival si differenzia dalle altre rassegne di tutta Europa per il suo carattere innovativo, un progetto che esprime i migliori talenti di Radio Rai. Siamo pronti a partecipare anche in futuro”.
Accanto alla musica camminano le parole, affidate quest’anno a sei narratori italiani che hanno scelto “Sentiero di Pace” come terreno di scambio per declinare in modi diversi la cultura della pace, nella convinzione comune che le parole possano essere lanciate come ponti verso gli altri. Nell’Aula Magna del Palazzo dell’Istruzione ci saranno Ascanio Celestini, Aram Kian, Mario Perrotta, David Riondino, Serena Sinigaglia e Filippo Timi, tutti con esperienze di teatro, recitazione e scrittura: insieme proveranno a descrivere le inquietudini del presente muovendo le proprie riflessioni dalla memoria. Speaker di Radio2 per l’evento saranno: Federica Gentile, voce di “Hit Parade”, con Massimo Cirri e Filippo Solibello di “Caterpillar”. concerto di rovereto La scaletta del concerto è stata questa : 1 Caterina 2 La casa di Hilde 3 Pezzi di vetro 4 Vai in Africa, celestino ! 5 Atlantide 6 Rimmel 7 Generale
Cavea Auditorium Parco della Musuca - Roma, 4 luglio 2009 by Farmeni
Oramai Francesco De Gregori ha un repertorio tale, che abbraccia un periodo di 40 anni di discografia, che ogni concerto diventa una scommessa – da parte dell’artista e del pubblico – su che set list andra’ in scena. E’ chiaro che solo a fare i grandi classici, da Pablo a Rimmel, da La Donna Cannone a La Storia, da Leva Calcistica a Titanic, e cosi’ via, ci vorrebbe un concerto a tema, di almeno 25 brani, solo per parlare di quel passato che ha raccontato l’Italia, l’amore e molte storie della gente comune. Dall’altra parte, anche solo l’esecuzione dei brani da album di grande successo appartenenti al recente passato, richiederebbe un altro concerto a parte: da Compagni di Viaggio a L’agnello di Dio, da Il Cuoco di Salo’ a Rosa Rosae, da Tempo Reale a Un Guanto, eseguire tutti i brani che hanno abbracciato anche un nuovo pubblico, e giovane, sarebbe impossibile. E’
quindi normale che anche con uno bello sforzo Francesco De Gregori
cerchi il compromesso, innanzitutto con il pubblico. C’e’ un inizio
in acustico che lo mette a tu per tu con il pubblico, c’e’ un
intramezzo Rock che porta al riarrangiamento di vecchi classici, c’e’
un momento di solo al pianoforte per altri classici, e ancora un’altra
parentesi Rock, Folk e Blues. Il mix, che De Gregori ha sempre amato, non e’ sempre vincente, perche’ deconcentra e riconcentra l’audience, lo porta su un binario per riprenderne un altro, e troppo spesso lo spettatore viene messo nella condizione di avere fame. Se
sul palco vanno alla fine in scena La Donna Cannone, Sempre e’ per
Sempre, Titanic, Rimmel, Generale, La Storia, La Leva Calcistica e
Buonanotte Fiorellino, in tanti rimangono a bocca asciutta di Pablo o di
Alice. Insomma, un concerto che ha filato liscio e con grande partecipazione del pubblico e una costante esecuzione di qualita’ dei musicisti e della voce del grande cantautore romano, ma certo sembra ormai prossima l’ora della scelta di De Gregori di concerti a tema, a periodi, in modo tale che il pubblico che viene possa soddisfare la sua personale fame venga soddisfatto. Un doppio tour all’interno dello stesso tour potrebbe essere una bella idea, e magari se ne potrebbe finalmente cavare un bel dvd, di quelli completi, che tutti stiamo aspettando. Onore a un artista che ha saputo unire generazioni lontane, che ha saputo trovare formule nuove e fette di pubblico diverso, e che ha questo problema che tutti gli artisti vorrebbero avere: come soddisfare tutti quanti e cercare la soluzione per unire i vari tipi di pubblico che grazie al proprio lavoro e alla propria musica, ai cambiamenti fatti e alle nuove formule e suoni trovati, oggi De Gregori ha.
A
FRANCESCO DE GREGORI IL 'PIEVE 2009'
Francesco De Gregori ancora in tour riceve il prestigioso Premio Pieve 2009
Premio arrivato grazie a suoi brani celebri come Viva L’Italia e La Storia Siamo Noi. Il prestigioso premio, che esiste da ben 25 anni e raccoglie oltre 6 mila storie sotto forma di diari, memorie, lettere, è stato assegnato domenica 13 settembre. Il
cantautore sarà presente il 6 e 7 novembre al teatro degli Arcimboldi di
Milano al Festival Identità e Musica dedicato alla cultura musicale dei
territori. Si esibiranno anche Enrico Ruggeri, i Tazenda, Teresa De Sio,
Simone Cristicchi e il coro dei minatori di S.Fiora, Andrea Miro', Luigi
Maieron e Lou Dalfin. Tutti pronti a cantare nel proprio dialetto d'origine
sotto la direzione artistica di Davide Van De Sfroos. Prosegue, intanto, con
successo, senza tanti clamori pubblicitari, il suo tour di qualità
registrando la presenza di un pubblico eterogeneo.‘Il principe’ dei
cantautori regala concerti di ‘nicchia’, proponendo un live di vecchie e
nuove canzoni, riarrangiate e proposte in un mix di rock, funky e ritmi
latino-americani. Racconta le sue poesie e favole, espresse in chiave di
metafora, passando dai testi più appassionati e romantici dei primi anni, a
quelli forse più duri dell’ultimo periodo. Non possono mancare i classici
come “Rimmel”, “Bufalo Bill”, “Alice”, “La donna cannone”. Ben supportato dai musicisti che da alcuni anni lo affiancano sia nelle esibizioni dal vivo sia nelle registrazioni discografiche: Stefano Parenti alla batteria, Alessandro Arianti alle tastiere, Alessandro Valle alla chitarra e pedal steel guitar, Lucio Bardi e Paolo Giovenchi alle chitarre e Guido Guglielminetti, storico capobanda, al basso. Sul palco, con un gioco di luci semplice ma efficace, De Gregori domina il palcoscenico con disinvoltura e maestria affascinando sia il pubblico maturo che quello giovanile, con arrangiamenti ricercati e parole cariche di significato. Un concerto senza scaletta, perché a detta del protagonista... i concerti non sono piatti preconfezionati, si organizzano al momento... Sono le poche dichiarazioni che si possono ascoltare direttamente da lui, dal momento che non rilascia interviste e non ama farsi fotografare. Su questa ritrosia, nota anche per il suo prendere le distanze dal glamour della Tv, trasformandolo un suo punto di forza, sorprende la notizia della sua probabile partecipazione al reality “X Factor”. L’anno scorso è arrivato Ivano Fossati, quest’ anno tocca a lui, un segno che i tempi stanno cambiando e che la formula del talent show ormai abbraccia liberamente più livelli.
L'intervista a Francesco. La Repubblica, 11.9.2009
Il cantautore riceve domani a
Pieve Santo Stefano il premio «Città del diario» che festeggia i 25
anni prendendo in prestito «La storia siamo noi» Signor De Gregori, penso che il premio che riceve domani a Pieve Santo Stefano sia un premio all’autore di canzoni della e sulla memoria; per dirne due, Bufalo Bill è la memoria di una vita, Rimmel la memoria di un attimo, di un amore, di una fotografia. E La Storia, Scacchi e tarocchi, brandelli della nostra memoria collettiva...
Quando parliamo di memoria, parliamo in realtà di infinite memorie; c'è la memoria che ci consente di affrontare in scioltezza la Settimana Enigmistica, quella che ci mette ogni mattina in condizione di riconoscere la nostra faccia allo specchio, e quella che sta alla base di ogni forma d'arte, di ogni narrazione, eccettuate forse - e ripeto forse - la fantascienza e la fiaba. Certo, è facile dire che Bufalo Bill, o Rimmel, sono canzoni nate in qualche modo dalla memoria; ma mi chiedo se possa veramente esserci qualcosa di totalmente indipendente dalla memoria e dall'autobiografia nelle creazioni di qualsiasi artista». Questo
è evidente per la memoria personale. Ma non è autobiografia d’ogni
individuo pure la Storia? La Storia siamo noi, no? Una
memoria orgogliosamente non condivisa né condivisibile. Lo
storico dovrebbe, dicono, dare garanzie di oggettività... Ho
presente... E mi vengono in mente idee che non condivido...
La
Storia la scrivono i vincitori, o quelli che sanno scrivere: la brutta
fama di Nerone dipende da Tacito e Svetonio, che stavano all'opposizione
e sapevano scrivere. Però oggi possiamo dire che Nerone non era così
fetente, e non urtiamo nervi scoperti; ma se ci occupiamo di fatti e
persone più vicini a noi... Il
pensiero corre a «Si atteggia a Mitterrand ma è peggio di Nerone»,
celebre ritratto di Craxi in una sua canzone del ’93. E'
giusto dimenticare, allora? Ho sempre pensato che la memoria storica è
l'anima di un popolo... Invece, oggi ci sono pure quelli che si
innervosiscono al solo pensiero di commemorare l'Unità d'Italia. Stiamo
diventando per davvero un paese «senza più padri da ricordare», e
quindi senza neppure figli da rispettare. In
Italia manca una memoria storica condivisa. Le
cose più definitive sulla Resistenza le ha scritte Fenoglio... Però
questo assolve l'artista da ogni responsabilità: viene facile dire le
peggiori cose, con il pretesto dell'arte. Passi il revisionismo, ma non
vorrei arrivare a giustificare il negazionismo... Magari Ahmadinejad si
considera un artista... Ancora
la memoria selettiva... (fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 12 settembre 2009)
Ore 11, lezione di podcast La
loro classe assomiglia tanto ad uno studio di registrazione. Sui banchi,
al posto dei libri, ci sono cd, cuffie e microfoni, mentre sulla
cattedra – accanto al tradizionale registro – spunta un mixer con
centinaia di levette. Sono le 11 e la campanella ha rispedito in aula
gli studenti della Terza media di Faloppio, piccolo paese del comasco
alle porte con la Svizzera.
DE GREGORI CANTERA' IN DIALETTO A FESTIVAL ID&M (ASCA)
- Milano, 14 set - Ci sara' anche un big del calibro di Francesco De
Gregori al festival Identita' e Musica di Milano. La rassegna - che
porta la firma di un legista doc come l'assessore alla Cultura della
Regione Lombardia, Massimo Zanello, che l'ha fortemente voluta - e' di
fatto il primo festival italiano dedicato alla cultura musicale dei
territori.
Il Riciclo dei cantautori? Milano, lunedì 14 settembre 2009 (ludovico - ilgiornale.it) Di certo non se l’aspettava nessuno. Perciò non è passato inosservato l’annuncio che Francesco De Gregori sarà ospite in una delle prossime puntate di X Factor. Sul web, in tutta quella infinita sequela di siti e blog che commentano le notizie, c’è chi si è stupito, chi ha nostalgicamente sacramentato, chi invece si è rassegnato all’inevitabile ticchiettìo del tempo. E senza dubbio De Gregori, il Principe da quarant’anni maestro di parole austere e poetiche, che sale sul palco dove sono sbocciate Giusy Ferreri o Noemi è il segno più clamoroso di una nuova fase dei cantautori. Chiamiamola, se volete, riflusso. Oppure diaspora. Oppure rifondazione. I cantautori come per decenni li ha riconosciuti l’immaginario collettivo, quel plotone di artisti vocati alle canzoni e compatti anche nei loro orientamenti sociali e comportamentali (la politica è motore dell’arte, abbasso la tv, niente paillettes), non esistono più. Sono rimasti nel passato, dove peraltro ancora molti li cercano. Loro ormai sono diversi e basta darci un’occhiata per accorgersene. Altre strade, altre ispirazioni, addirittura conversioni. Di De Gregori s’è detto: continua il suo pellegrinaggio concertistico alla Bob Dylan, cui spesso è avvicinato, suonando ovunque, anche nelle piazze periferiche e in contesti una volta impensabili (lo conferma il titolo di qualche giorno fa della Gazzetta di Parma: «Il re dei salumi “vuole” il principe dei cantautori» riferito ai concerti del festival del Prosciutto). Produce, De Gregori, album di vendite alterne, appesi a metriche anche sublimi eppure sempre meno citate. E
Francesco Guccini, quello che l’anno scorso, come anche Antonello
Venditti, ha benedetto X Factor? Scrittore talentuoso da oltre vent’anni,
si alterna tra i pugni che si chiudono quando ai concerti canta quel
famoso «trionfi la giustizia proletaria!» della Locomotiva e le
interviste in cui spiega che comprò l’eskimo solo perché proteggeva
dal freddo, facendo inorridire anche Ernesto Galli Della Loggia sul
Corriere («oggi c’è il tradimento dei cantautori»). L’impressione
è che, finito il propellente ideologico politico che giocoforza aveva
carburato una gioiosa macchina da guerra discografica e opinionistica,
ciascuno dei cantautori storici ora segua il proprio percorso solitario
e puro che talvolta li espone a compromessi da saltimbanco (il famoso
«non ho mai letto Marx e Marcuse» sempre di Guccini) ma spesso li
porta fino a frontiere egregie e nuovamente godibili. Prendiamo Lucio
Dalla, per esempio. Onnivoro e inarrestabile, forse il più lucido di
tutti i cantautori in questa fase, mescola la passione per il jazz con l’opera
lirica; non si fa scrupoli a far comparsate tv di ogni tipo con la
leggerezza necessaria; diventa regista della Tosca di cui modifica pure
una parte del libretto; porta in scena L’Opera del mendicante di John
Gay. E scrive addirittura quell’inno ufficiale degli italiani alle
Olimpiadi di Pechino che già nel titolo, Un uomo solo può vincere il
mondo, è già una piccola, magari inconsapevole, negazione di quei
versi che in Com’è profondo il mare In
parte con l'articolo sono d'accordo, in parte no.
De
Gregori, l’Italia raccontata da un «cronista» con la chitarra
INTERVISTA A PAOLO VITES Walter
Gatti INT. Paolo Vites mercoledì 28 ottobre 2009 In
queste settimane il Corriere della Sera, seguendo un progetto ad ampio
respiro di ri-pubblicazione discografica (che ha toccato con il
cofanetto dedicato a Mogol-Battisti la sua punta di maggior successo di
vendite), sta offrendo ai lettori e agli amanti della canzone d'autore,
la discografia di Francesco De Gregori. Il cantautore romano, 58 anni,
musicista che ha legato il suo nome e la sua produzione ad album
fondamentali tra cui "Rimmel" (1975), "Buffalo Bill"
(1976), "Viva l'Italia" (1979) e "Canzoni d'amore"
(1992), ha scelto per questa operazione musical-editoriale di
raccontarsi a uno dei giornalisti musicali italiani più dotati di
sensibilità, intelligenza e capacità di narrazione personale. Stiamo
parlando di Paolo Vites, caro amico nonché giornalista di profondità
speciale. P.V.
- È stato certamente più un piacere. Non capita tutti i giorni di
poter scavare a fondo nella vita e nel pensiero di un grande autore di
canzoni, famoso poi per come difende la sua privacy.
|
|
Addio
a Corrado Sannucci
di
FABRIZIO BOCCA
|
|
Un concerto giocherellone in un teatro gremito e festante di Maria Lombardo - la Sicilia, 9.12.2009
Non
sono necessarie megainterviste per richiamare in teatro il pubblico di
Francesco De Gregori. Basta un fischio e sono tutti lì. Pubblico, non
fan, termine troppo leggero, modaiolo o superficiale, inadeguato a
significare l’attaccamento che chi ce l’ha, ce l’ha,
indissolubile, verso la musica di questo cantautore che resta a 58 anni
suonati una delle voci più nobili della musica italiana,
«trasversale» all’età della gente. Essere degregoriani è una
specie di fede, un modo d’essere e di sentire per poesia, per
metafora, per musica. Musica mai uguale, mai ripetitiva anche se le
canzoni sono quelle tradizionali del repertorio, con variazioni di
scaletta ma nella sostanza quelle. «Quattro cani» e «Compagni di
viaggio», «Per le strade di Roma» e «Pezzi di vetro», «L’angelo
di Lione» e «Titanic»: ora con accordi cambiati, ora con parole delle
strofe invertite. Perchè se il Principe è in forma, come lo era l’altra
sera al Metropolitan, per il concerto organizzato da Musica e Suoni di
Nuccio La Ferlita, si diverte a giocare. E con lui la band, la stessa di
sempre formata dagli strepitosi Paolo Giovenchi e Alessandro Valle,
Stefano Parenti e Alessandro Arianti, Guido Guglielminetti (capobanda
che cura gli arrangiamenti) e Lucio Bardi. |
|
|
De Gregori, un principe al Metropolitan di Antonia Arrabito Il tour di Francesco De Gregori ha fatto tappa a Catania, lunedì scorso. Il cantautore romano e la sua band hanno offerto due ore di buona musica, all'insegna di brani recenti e dei più celebri classici, a metà tra tradizione e nuovi arrangiamenti
Il “principe” della musica leggera italiana - così viene definito ormai da anni - torna a Catania. E lo fa al Teatro Metropolitan, ad un anno dall'uscita del suo ultimo album, intitolato “Per brevità chiamato artista” . “Artista”, infatti, è l'unico appellativo che Francesco De Gregori riconosce, rinunciando volentieri a quello di “poeta” o “cantautore”, che inevitabilmente gli vengono attribuiti. Il pezzo d'esordio della serata è “Quattro cani”. Un brano soft ed evocativo (tratto dall'album Rimmel, 1975), basato sulla metafora dei randagi. Metafora che introduce il pubblico al resto del repertorio, fatto di melodie lineari ma quasi in contrasto con significati di non immediata comprensione. E che ricorda «che è del mondo che sono figli, i figli». Un concetto apparentemente elementare, ma evocativo di un grande senso di libertà. Si
alternano poi pezzi “orchestrati” e pezzi da solista. L'ingresso
della band segna anche l'atteso tuffo nel passato del cantautore. Un viaggio nella storia della musica italiana, ma anche in quella dell'intimità umana. Il che rende difficile considerare solo una canzone un pezzo come “La donna cannone”: vera e propria poesia - non ce ne voglia l'artista - sull'amore di una donna da circo che rinuncia al suo numero per assecondare i sentimenti. O come “Sempre e per sempre” (2001), che regala al pubblico un momento di rara intensità. Forse perché accompagnata soltanto dal pianoforte. O forse perché è vero che «il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai». La
chiusura è d'eccellenza. Con “Buonanotte fiorellino” ed una
tenerezza trasformata in suono da una fisarmonica. E' questa la
peculiarità di De Gregori: l'incapacità di banalizzare i sentimenti,
persino i più elementari. |
|
L’autonomia inspiegabile della musica di Agata Pasqualino
All'indomani della tappa catanese del suo tour, il cantautore Francesco De Gregori ha incontrato un numeroso pubblico di ammiratori davanti ai quali ha parlato di successo, musica e del perché le canzoni non si spiegano. «L’idea di avere successo è strettamente collegata alla voglia che si ha di raccontare le cose, perché è normale che si voglia arrivare a quanta più gente possibile», risponde così Francesco De Gregori alla domanda su cosa lo abbia spinto a diventare un cantante, se la voglia di successo o quella di comunicare qualcosa, che il vice direttore del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, gli ha rivolto all’inizio dell’incontro che si è svolto martedì al Monastero dei Benedettini, all’interno del ciclo di appuntamenti LibrinScena organizzati dal teatro Stabile di Catania in collaborazione con l’Università etnea. In un Auditorium stracolmo di ammiratori, tra cui tantissimi giovani, a testimonianza del fatto che la musica del cantautore romano si rivolge a un pubblico senza limiti anagrafici, De Gregori ha parlato delle origini della sua carriera rivelando il suo sogno di bambino. «Quando da piccolo – racconta – vedevo il palco del cinema dove spesso andavo con i miei genitori, sognavo tutte le volte di salirci». Spiega inoltre di aver avuto come modello, con sorpresa dei presenti, Gianni Morandi: «Ho imparato dalle cose che ho ascoltato. Ho avuto tanti modelli, come Morandi, per esempio. È di una bravura straordinaria e poi aveva grande popolarità perché stava completamente dentro la storia del nostro paese». Partendo dagli esordi, si è arrivati alle riflessioni sulla musica degli anni settanta e ottanta: «Il mio modo di cantare apparteneva a una terza via: non a quella della canzone romantica alla Zanicchi o alla Morandi, né a quella della canzone dell’impegno sociale. Anche se un giorno dissi a Ivan Della Mea, un grande scrittore di canzoni di lotta e di canzoni in generale, che in fondo io e lui stavamo sulla stessa barca perché facevamo canzoni “fuori” Sanremo. Lui mi rispose un po’ infastidito che non era affatto vero. Poi, anni dopo, lo rincontrai e mi disse che avevo ragione». Non poteva mancare, all’interno della discussione sul panorama attuale della musica in Italia, un commento su Sanremo, che per il cantante presenta solo una parte della canzone italiana trascurando quella d’autore, e sul talent show X-Factor, in cui è stato ospite, al quale De Gregori fa riferimento dichiarando la sua simpatia per i partecipanti al programma, dei quali non giudica negativa la voglia di successo fine a se stessa: «Mercato e successo non sono strade demoniache, conta come ci cammini sopra». È scattata qualche risata quando Battista, nel sottolineare la differenza tra i suoi punti di forza, basati sul contenuto dei suoi testi, e quelli dei giovani protagonisti dei talent show, ha commentato che questi hanno la bella voce che lui non ha, e quando, sempre parlando di successo, De Gregori ha ricordato l’imitazione che di lui fa Fiorello nei “canti degregoriani”: «Essere imitati è una consacrazione della popolarità, però preferisco che vengano imitati gli altri. Provo sempre un minimo di fastidio, anche se Fiorello mi piace molto. perché è umile e rispettoso e non ridicolizza come fanno altri, di cui però non vi dirò i nomi». Alla
domanda del giornalista che gli chiede se dopo aver scritto “La donna
cannone” fosse già consapevole di aver creato un classico della
canzone italiana considerato poesia, De Gregori risponde che aveva
capito che era commovente e che ancora oggi quando la canta c’è un
passaggio che lo emoziona sempre, ma «la canzone d’autore – precisa
– non è poesia, semmai è poetica: è la musica che crea quel legame
strano con le parole che dà vita alla canzone che non ha debiti verso
nessun altra forma d’arte». E solo a un artista del suo spessore si
può perdonare l’essersi rifiutato di intonare il passaggio della
canzone che ancora lo commuove. Oltre che a “La donna cannone”, si è fatto riferimento a “Viva l’Italia”, che raccoglie sempre grandi applausi ai concerti, mentre quando uscì fu negativamente percepita come una canzone di destra e in seguito fu usata anche da alcuni gruppi politici, con disappunto dell’autore: «I politici prendono le canzoni e pensano che sia un modo per avere consenso, ma non è vero. Non mi fa piacere quando le mie canzoni vengono connotate, anche se ho capito che il loro destino è quello di essere usate: appartengono non solo a chi le scrive ma anche a chi le applaude». E ancora, rispondendo all’accusa di revisionismo mossagli a causa della canzone “Il cuoco di Salò”, De Gregori afferma: «Mi scoccia molto spiegare le canzoni, le canzoni vanno scritte, cantate, ascoltate e mai spiegate». Battista, nella sua intervista, è sembrato poco spontaneo, si ha avuto la sensazione troppo netta che nessuna delle domande sia nata sul momento e non si è lasciato spazio per quelle del pubblico, ma forse c’era da aspettarselo, visto che il giornalista aveva aperto l’incontro accennando ad una, solo alla fine pienamente compresa, metafora sul fatto che l’incontro fosse stato concepito dagli organizzatori come una pizza margherita e si augurava, quindi, che non ne venisse fuori una carbonara. Prima della conclusione la parola è passata al direttore artistico dello Stabile, Pietrangelo Buttafuoco, che ha chiesto a De Gregori quale tra le sue canzoni e quale messaggio siano destinati a superare lo scoglio delle generazioni. «Io spero – ha risposto il cantautore – che la canzone destinata a durare sia Viva l’Italia. Le donne cannoni non si incontrano spesso, in Italia invece ci viviamo tutti i giorni. Riguardo al messaggio è più difficile rispondere, ma quello che voglio fare adesso davanti a questa bellissima platea è affermare l’autonomia della mia arte, dell’arte canzone». |
|
|
|
|
In prima fila, il Nostromo di questa nave E come l'incontro l'ha visto lui |
|
|
|
A destra, mentre si intrattiene con gli ammiratori di Ciccio, il mio amico nonchè fondatore del RimmelClub, Avv. Daniele Di Grazia |
fotografie di Michela Becciu
|
|
De Gregori, ovvero la «terza via» tra la canzone politica e Morandi di Samatha Viva - La Sicilia, 9.12.2009
«Un
incontro inedito, una sorpresa da regalare al pubblico»: l’aveva
annunciato il presidente dello Stabile, Pietrangelo Buttafuoco, e così è
stato. In un Auditorium gremito, incastonato tra i viali di pietra dei
Benedettini, una folla di giovani, giovanissimi e "meno"
giovani, ha aspettato in maniera composta che l’incontro
"inedito" all’interno del ciclo LibrinScena, patrocinato dal
Teatro Stabile in sinergia con l’Università di Catania, ospitasse non
"un" cantautore, ma "il" cantautore, Francesco De
Gregori. Intervistato per l’occasione dal vicedirettore del Corriere, Pierluigi Battista.
scarica il file pdf della pagina pubblicata su La Sicilia del 9 dic 2009
|
|
|
|
|
|
fotografie di SiciliaToday
ESTIVO 1 MAGGIO ROMA - Auditorium Parco della Musica - Sicantamaggio - 24 GIUGNO SOLFERINO (MN) Piazza Castello - 27 GIUGNO ROVERETO Mart (Museo d'arte moderna) - 4 LUGLIO ROMA - Parco della Musica - 18 LUGLIO SAINT VINCENT (AO) Palais - 25 LUGLIO CASONI DI LUZZARA (RE) Parco Filippini (gratuito) - 26 LUGLIO PIAN CAVALLO (PN) Parco - 8 AGOSTO MASEN DI GIOVO (TN) - Parco - 13 AGOSTO TORTOLI' (NU) - Rocce rosse - 16 AGOSTO SORRENTO - Villa Fiorentino - 22 AGOSTO NOCI (BA) Arena Fiera di Noci - 23 AGOSTO TORRICELLA PELIGNA (CH) Stadio - 28 AGOSTO BENEVENTO - Piazza Roma - 4 SETTEMBRE LANGHIRANO (PR) - P.le Melli - 5 SETTEMBRE FOGGIA -Teatro Mediterraneo - 12 SETTEMBRE MILANO - PalaSharp - 18 SETTEMBRE - SAINT VINCENT (AO) - 23 SETTEMBRE - MESSINA - Teatro V. Eman. - 24 SETTEMBRE PALERMO - Teatro Golden - 26 SETTEMBRE GALLUCCIO (CE) - P. Umberto - 27 SETTEMBRE CASAL VELINO (SA) - Porto - 2 OTTOBRE VILLAFRANCA (VR) Palatenda
SCARICA IL POSTER
|
|
AUTUNNALE - TEATRI 03.12.09 Monteruscello (NA) Pala Butangas 07.12.09 Catania (CT) Teatro Metropolitan 09.12.09 Avellino (AV) Teatro Carlo Gesualdo 11.12.09 Catanzaro (CZ) Teatro Le Fontane 18.12.09 Lonigo (VI) Teatro Comunale 20.12.09 Torino (TO) Teatro Colosseo 21.12.09 Genova (GE) Teatro Carlo Felice 22.12.09 S.Benedetto del Tronto (Palariviera) 28.12.09 Caramanico (PE) Palasport
SCARICA IL POSTER |
![]()
|
|
|
![]() |