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Prodotto da F. De
Gregori, tranne Scacchi e venezia, prodotti da Ivano
Fossati
Registrazioni effettuate nei seguenti studi:
Quattro uno di Roma (Poeti per l'estate e La storia) da Luciano Torani;
Studio Umbi di Modena (Scacchi e Taroccli, Ciao, ciao, A Pà, Piccoli Dolori,
Tutti salvi, Miracolo a Venezia) da Maurizio Maggi;
Right Track Recording Studios di New York (I cowboys e Sotto le stelle del
Messico a trapanar) da Dominick Maita e Robert Russo - assistente Bill Miranda. Edizioni Serraglio S.r.l. Un ringranziamento particolare (special thanks): Louise Mc Govern CD Artwork Mario Scardala
Fotografie di Peppe d'Arvia. |
Ivano Fossati SYNT GUITAR |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
Missaggio realizzato negli studi Town House di Londra da Osven Davies, Ivano Fossati e Francesco De Gregori - assistente al missaggio Martin White.
Ivano Fossati appare per gentile concessione della C.B.S. Records Sly Dunbar e Robbie Shakespeare by courtesy of Island Records Hanno inoltre collaborato: Flavio Boltro (flicorno) Felice Reggio (tromba) Gabriele Comeglio e Alfredo Ponissi (sassofoni) Fred Zarr (piano e sybt) Danilo Madonna (synt) Pat Thrall (chitarra elettrica) Bernie Worrel (piano e synt).
Organizzazione della Produzione e Management esclusivo: Filippo Bruni |
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Guido Guglielminetti BASSO |
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Vincenzo Mancuso CHITARRA |
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Elio Rivagli BATTERIA |
Mario Scotti BASSO |
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Stefano Senesi PIANO, TASTIERE |
Sly Dunbar BATTERIA |
Robbie Shakespeare BASSO |
Massimo Buzzi BATTERIA |
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“Credo che questi dieci anni di piombo che abbiamo passato in Italia, i cosiddetti anni di piombo, siano stati poco chiariti. Non si sa come sono cominciati e non si sa nemmeno come sono finiti, perlomeno io non lo so, non riesco a immaginarmelo e sì che ho letto spesso i giornali. Mi sembra che rimanga avvolta nel misero un po’ la sostanza di quel che è successo e che ha molte sofferenze a tutti quanti noi, al paese, anche se adesso ce ne siamo un po’ dimenticati e abbiamo rimosso certe cose. E Scacchi e tarocchi è quindi dedicata a solutori più che abili perché un solutore medio come me non è riuscito a trovarla questa soluzione. Non è pubblica ma secondo me qualcuno lo sa.”. Cambio della guardia nella band di De Gregori: Francesco racconta dopo l’uscita del disco: “I musicisti di adesso li ho conosciuti in buona parte tramite Fossati, al quale avevo chiesto di darmi una mano per realizzare Scacchi e tarocchi. Così lui ha portato con sé Rivagli, Guglielminetti e Martellieri, mentre io ho portato Mancuso, con cui avevo già inciso dei provini per l'occasione: lo conoscevo da tempo, me lo aveva presentato un bassista che aveva lavorato con me in passato, Mario Scotti, ed era nata una simpatia immediata. Fu così che ho conosciuto anche Lucio Bardi: lui si autodefinisce scherzosamente il secondo chitarrista, ma appena può tira fuori le unghie, come nell'assolo di chitarra acustica su “Caterina”. Fra quelle persone ce ne è una che, insieme al suo fedelissimo Filippo Bruni (conosciuto qualche anno prima), d’ora in poi gli farà da angelo custode, amico, consigliere, impresario, produttore, fratello, capobanda: Guido Guglielminetti. Trova anche il tempo per fare il giornalista. Su l’Unità scrive bellissimi articoli relativi a fatti contemporanei: Un generoso manifesto contro ogni guerra, Una settimana da non dimenticare, Guai a creare barriere tra sani e sieropositivi, Se il mondo insanguina le fiabe, Che faremo dopo la domenica di silenzio?, La legalità nel paese senza regole, Le fughe di fine millennio e Mi manca la sua lucidità.
L’anno
fa parte di quelli della rivoluzione tecnologica, dei laboratori
politici, del risveglio economico e produttivo dopo gli anni di piombo,
dei week end, Ci
governa Craxi con una coalizione politica DC, PSI, PSDI, PRI, PLI;
Mikhail Gorbaciov viene eletto segretario generale del Pcus: "glasnost
e perestrojka" (trasparenza e rinnovamento) sono due parole che mai
si erano sentite pronunciare da un Carovita: giornale £ 650, biglietto del Tram £ 500, Tazzina Caffè £.400, Pane £ 1200 al kg, Latte £ 780, Vino al litro £ 900, Pasta al kg £. 980, Riso al kg £.1150, Carne di Manzo al kg. £.11.000, Zucchero al kg £ 960, Benzina al litro £ 1329. Si profilano nuovi modelli alimentari, anche di importazione (esotici, macrobiotici, naturali, dietetici, anglosassoni) mentre si affermano nuove modalità di consumo degli alimenti (mense aziendali, ristoranti, fast food, snack bar). Però ci intossichiamo con il vino al metanolo, artefatto con alcol metilico che provoca in Italia più di venti morti e consumiamo i biscotti di un pazzoide con i riccioli gialli vestito da romanista, che propone colazioni in tazzone giallorosse e di nome fa Mago Galbusera. Il Premio Strega va a Carlo Sgorlon con L'armata dei fiumi perduti e il Campiello va a Mario Biondi con Gli occhi di una donna. Indossiamo
pantaloni a sigaretta con colori elettrici, minigonne scozzesi. Il blu
elettrico, il fucsia e il giallo sono padroni indiscussi dei tessuti.
Indossiamo anche le scarpe sportive "Canguro" o
"Soldini", il piumino Moncler, le scarpe Timberland, le felpe
Best Company e Naj oleari, la cintura El Charro, le Nike bianche in
pelle con il baffo azzurro, le calze Burlington, le scarpe Adidas “Stan
smith” che al posto dei lacci hanno due fiocchi di tulle, nella
migliore tradizione del look madonnaro. Nella pubblicità degli anni Ottanta, troviamo la donna sempre impegnata fra merende per ragazzi, in ambienti con pareti colorate di verde pisello e pavimenti così puliti che sarebbe un peccato calpestarli. In cucina i tradizionali ruoli femminili vengono ricoperti da mariti un po' goffi e impacciati (solo pizzette?) Lei, al massimo, prepara qualcosa di surgelato. La massaia comincia a cedere il passo alla donna in carriera, che per la casa e la famiglia ha sempre meno tempo a disposizione. Spot da ricordare sono anche "Gusto pulito.... colore chiaro...." pronunciato dall’amico antipatico Michele, intenditore di whisky che sorseggia, bendato, un Glen Grant (e quelli che lo ascoltano e ridono divertiti per la sua imbecille esibizione non scherzano per antipatia!) e "Per una parete grande non occorre un pennello grande, ma un grande pennello”. Giochiamo con Gira la Moda, l'Isola di Fuoco, i Transformers, i Popples, gli Angelorsi, gli Orsetti del Cuore, i Wuzzles. Nello sport il diciassettenne Boris Becker è il più giovane vincitore di Wimbledon della storia; i fratelli Abbagnale sono, come al solito, campioni del mondo di canottaggio; Michel Platini nuovamente vince il Pallone d’Oro e la Coppa intercontinentale con la Juve. La domenica sera Marino Bartoletti ci racconta che il Verona vince lo scudetto con Garella, Brighel, Marangon, Marchetti, Fontolan, Tricella, Fanna, Volpati, Galderisi, Di Gennaro, Heilcker. (All. Bagnoli). Di
moda sono parole come look e must. Era infatti "must" andare a
Cortina, avere la Jeep, il Tuareg o l'Arizona; di moda sono anche il
dalmata e lo spaniel Leggiamo Vita standard, L'uomo che guarda, La notte della cometa, La città della gioia Mentre tutti si domandavano se le donne delle spiagge californiane sono davvero tutte come Pamela Anderson, in tv guardiamo Celeste, Love boat, Quelli della notte, Ok il prezzo giusto, Parola mia, Operazione five, M’ama non m’ama, Il gioco delle coppie, Bim bum bam, La schiava Isaura, Il diritto di nascere, Veronica il volto dell'amore. Viaggiamo con Opel Corsa, Autobianchi Y10, Citroen Visa, Ford Scorpio, Wolkswagen Golf, Opel Omega, Fiat Tipo. Al cinema vediamo Cocoon, L'onore dei Prizzi, La mia Africa, Il colore viola, Pensavo fosse amore invece era un calesse, 9 settimane e mezzo, La messa è finita e La storia infinita, Piccoli fuochi, La rosa purpurea del Cairo, Top Gun, Amadeus, Urla del silenzio, Così parlò Bellavista, Casablanca Casablanca, Pizza Connection. A
Sanremo vincono I Ricchi e Poveri con “Se m'innamoro”, Il Premio
Tenco lo vince Paolo Conte con Sotto le stelle del Jazz, allo Zecchino d’oro
vince "Riprendiamoci la fantasia" e al Festivalbar i Righeira
con “L'estate sta finendo”. Bob Geldof, per raccogliere fondi per l’Etiopia colpita dalla carestia, riunisce in 16 ore di musica le più importanti rockstar del mondo, raccogliendo più di 70 milioni di dollari nei due concerti "Live Aid" tenuti in contemporanea il 13 luglio a Wembley e al JFK Stadium di Philadelphia. Partecipano Who, Led Zeppelin. Black Sabbath, U2, Dire straits, Queen, Santana e Pat Metheny in duo, Elton John, Madonna, Paul McCartney, Mick Jagger, Tina Turner, Elton John, David Bowie, Bob Dylan, Keith Richards e Ron Wood dei Rolling Stones. Gli artisti americani che non partecipano contribuiscono con il disco "We are the world", che dominerà le classifiche. Intanto, con “Like a virgin”, la signorina Veronica Ciccone in arte Madonna diventa sempre più un oggetto di culto. La Disco frana improvvisamente su un mondo musicale che aveva assistito anche alla morte del progressive rock. Tutto spazzato via da canzonette nelle quali bastava fare il verso a Paperino (Disco duck) per vendere milioni di copie! Il CD s’impone nel mercato ed è dunque indispensabile un canale di promozione musicale totalmente nuovo: il videoclip o lo spot pubblicitario di una canzone da scaricare su supporto magnetico. Il supporto video diventa fondamentale. I ragazzini vanno matti per Simon Le Bon. Ma l’impatto sociale dei Duran non è paragonabile a quello delle star degli anni ’60, nemmeno quando vendono un gran numero di dischi. Altre meteore come gli Spandau Ballet e Wham tramontano velocemente. La nascita di MTV, la televisione musicale non stop, si inserisce perfettamente in un rinnovato clima di euforia elettronica. Il video,assicura diffusione e fama mondiale ad altre indimenticabili voci, come quella di Freddie Mercury dei Queen, protagonista di una musica sopravvissuta alla sua morte. La TV e il walk-man rendono individuale la fruizione della musica. Ascoltiamo We are the world, Wild boys, Into the groove, Noi ragazzi di oggi, Questione di feeling, Una Storia importante, La vita è adesso, The Neverending story, The Power of love, Ghostbusters, I'll fly for you, This is not America, L'Ultima poesia, If you love somebody set them free, Mixing, Imagination, Sole papà, Crazy for you, Acqua, No time no space, La Pappa non mi va, Like a virgin Gli album più venduti in Italia sono La vita e' adesso, The dream of the blue turtles, Born in the U.S.A., Arena, Parade, Cosa succede in citta', Like a virgin, We are the world, Make it big Wham!, Promise, Quelli della notte, I miei americani, Our favourite shop, SCACCHI E TAROCCHI, Vanoni/Paoli...insieme, Finalmente ho conosciuto il conte Dracula, Once upon a time, No jacket required, Boys and girls, So red the rose, Brothers in arms. Ma sui nostri walkman infiliamo anche CD come Empire Burlesque, The Dream of the Blue Turtle, Aura, Vocalese, Rain Dogs, Helloween. Tormentone dell’estate: L'Estate sta finendo, dei Righeira. |

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"Scacchi
e tarocchi" sembra anche un disco molto polemico..."Lo era, anzi,
molto incazzato... questo invece non è polemico, anche
Fu proprio tra le nebbie dell'invemo milanese che mi giunse SCACCHI E TAROCCHI, simile a un richiamo, con la bellissima canzone dedicata a Pasolini. (…) La storia. Credo che nessuno abbia mai, prima di lui, scritto una canzone d’amore per la storia, dichiarando ciò che in questa canzone è chiaramente espresso. E’ come un canto augurale per l’incredibile evoluzione che stava per cadere su questo nostro vecchio e arruginito mondo. E, se penso alle altre canzoni italianiste scritte dopo Viva l’Italia, avrei preferito che nessuno ne scrivesse dopo di lui, lasciandogli simpaticamente questo grande privilegio di esclusiva.DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990)
I
musicisti di adesso li ho conosciuti in buona parte tramite Fossati, al quale
avevo chiesto di darmi una mano per realizzare Scacchi e tarocchi. Così lui ha
portato con sé Rivagli, Guglielminetti e Marteffleri, mentre io ho |
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A
PA' Non
mi ricordo se c'era la luna
_____________________________________ Mario Scotti (basso)
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In
concerto De Gregori omaggia l'intellettuale a 30 anni dalla morte.
Storia di un'affinità dalle radici antiche. di Giommaria
Monti "Una
canzone dedicata al più grande poeta del Novecento". Poi
l'armonica avvia lenta e struggente "A Pà", scritta nel 1985,
dieci Perché Pier Paolo Pasolini è stato innanzitutto questo: un grande poeta prima ancora che narratore, regista, autore di teatro, saggista, polemista e perfino paroliere con Domenico Modugno (sue sono le parole di "Che cosa sono le nuvole", canzone musicata da Modugno per l'omonimo episodio pasoliniano del film "Capriccio all'italiana" del 1968). Pasolini aveva già incrociato la vita di Francesco De Gregori nel febbraio del 1945, quando il fratello del poeta friulano fu ucciso insieme allo zio di De Gregori, il comandante Bolla che portava il suo nome. Partigiani uccisi da partigiani filo titini nelle malghe di Porzus, in Friuli, in una delle pagine più orrende della storia partigiana. Nel lavoro artistico di De Gregori, Pasolini lo si incontra dovunque: negli espliciti riferimenti di "A Pà" ("Voglio vivere come i gigli dei campi / Come gli uccelli del cielo campare" è una citazione da "Trasumanar e organizzar"); in immagini come quella de "La leva calcistica della classe '68", col ragazzino che gioca a pallone nei campi impolverati della periferia; nella sfida coraggiosa del "Canto delle sirene" che ricorda il pasoliniano "gettare il proprio corpo nella lotta". Perfino nell'ultimo disco in "Vai in Africa, Celestino!" si può leggere quell'invocazione "Africa! Unica mia alternativa" del "Frammento alla morte". Ma soprattutto Pasolini nelle canzoni di De Gregori è presente nella forza di puntare lo sguardo dove è più difficile guardare, nella capacità di attraversare storie senza enfasi, nella lucidità nel raccontare il mondo. Proprio la lucidità è quello che di Pasolini forse oggi manca di più, come ha perfettamente spiegato De Gregori in un articolo pubblicato il 28 ottobre del 1995 su "L'Unità". Si intitolava "Mi manca la sua lucidità". Scriveva nell'articolo: "Mi manca soprattutto la sua opinione su ciò che è avvenuto dopo la sua morte, in questi vent'anni. Pasolini e l'Aids. Pasolini e le lettere di Moro. Pasolini e Berlusconi. Pasolini e Internet". Forse è per questo che De Gregori rende così visibile e palmare il riferimento a Pasolini, per quella lucidità. Aprire i concerti con "A Pà" non è solo un omaggio al poeta, è una chiave di lettura di ciò che si ascolterà dopo. Un modo per segnare la propria strada e indicare la direzione. |
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Ciao
ciao,
Guido Guglielminetti (basso)
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I
COWBOYS I cowboys vanno a cavallo, per
i Canyons della vita, e
una fibbia arrugginita. la
loro stella non ha famiglia, il
loro vino non ha bottiglia. la
loro stella fa che non tramonti. che
quando arriva ci si fanno i conti. quando
ritornano già vanno via, la
loro vita è una ferrovia. tutti
armati fino ai denti, a
cavalcioni dei respingenti. nell'Arizona
dei nostri cuori, non
hanno armi e non hanno amori. così
si perdono raramente sono
anime nella corrente. e
il futuro si fa presente, ma dopo i cowboys non c'è più niente.
Robbie Shakespeare (basso)
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LA
STORIA La
storia siamo noi, nessuno si senta offeso;
Francesco De Gregori (pianoforte e voce)
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Una mattina, uscendo da casa, ho visto che il marciapiede era pieno di siringhe. Ho pensato: non mi riguarda finchè mio figlio non si punge lì, giocando. Così è nata “La storia”, pensando che se non siamo noia a fare la storia è lei che fa noi, che ci toglie la sedie da sotto il culo, brucia le nostre stanze, ci dà ogni giorno torto o ragione. Ecco tutto: c’è un disinteresse che la gente crede di potersi permettere, ma poi si scopre sempre che non è vero. (L’Unità – gennaio 1988
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Ivano Fossati
(Roland synt guitar)
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Volevo fare questo disco nella maniera più scarna
possibile. Volevo che le parole uscissero fuori dalla base musicale come degli
sputi, o delle sassate. LA STORIA è un provino registrato in dieci minuti quasi
un anno prima e messo sul disco così, nudo e crudo, proprio perché non c'era
bisogno di nient'alro. Poi ho chiesto a Ivano (Fossati) di aiutarmi perché ero
convinto che fosse l'unico a poter capire la "francescanità" di
questo progetto e a unirla con la musicalità necessaria a far sì che poi il
disco non suonasse troppo poco o troppo male. Con Ivano ci siamo divertiti,
credo; forse proprio perché siamo due persone e due musicisti molto diversi.
Quando siamo andati a New York a registrare un paio di canzoni con dei musicisti
americani ho voluto che venisse anche lui con la chitarra elettrica perché
volevo assolutamente che tutto ruotasse intorno a lui, anche se basso e batteria
erano due mostri sacri. (…)…Ogni tanto ti chiedono se c'è una canzone che
non riscriveresti. Qui sicuramente non riscriverei la canzone sui poeti, oppure
cercherei di farla un po' meglio. Non è una canzone riuscita; io volevo fare
una canzone sullo scoramento che mi prende quando paragonano le canzoni alle
poesie pensando di fargli un complimento. Invece è venuta fuori una canzone un
po' stizzita contro i poeti in genere, ma non era questo quello che
volevo." "DA ALICE A SCACCHI E
TAROCCHI" – MOLLICA - 1989)
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Mi fa male una gamba, la
schiena è una carcassa che
cammina e non passa. e
le sento scoppiare che
vivono dentro ai cuori, ma
devo scappare, e
nelle orecchie il rumore. qualche
altro dolore. tutti
i miei vizi in croce, Guido Guglielminetti (basso)
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SCACCHI
E TAROCCHI Venivano
da lontano, avevano occhi e cani,
Guido Guglielminetti (basso)
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Ecco come una volta l'ho copiato a colloquio con Francesco De Gregori l'Unità, domenica 27 maggio 1984 ROMA - Guai a ricordargli, anche solo per scherzo, la faccenda del "Dylan italiano". Dice, incupendo la voce e lo sguardo, che fu una brutta trovata giornalistica, la solita pigrizia mentale di chi crede di poter sistemare ogni artista nel cassetto che fa più comodo al momento. Si può dargli torto? Eppure, in questi ultimi giorni Francesco De Gregori è stato tormentato (e corteggiato) da settimanali, rubriche RAI e riviste di musica affinché dicesse la sua sull'arrivo in Italia di Bob Dylan. A tutti, cortesemente, ha risposto di no (per pudore, per paura di essere messo in mezzo, per rispetto verso il "maestro"), ma per l'Unità ha voluto fare un'eccezione. Eccoci dunque a casa sua a stuzzicarlo sulla musica, sui temi, sui ricordi, in una parola, sui sentimenti che gli ispira quel mito vivente dalle debolezze così umane. Sul tavolo campeggia un libro americano sul cantante, più in là ci sono due armoniche a bocca (che lui suon4a rigorosamente alla Dylan) e una chitarra; la copertina di Highway 61 Revisited occhieggia dallo scaffale dei dischi. E per creare l'atmosfera giusta ci accoglie con le note (è un nastro consunto, sentito mille volte) di George Jackson, quella che dice "A volte penso che questo vecchio mondo non sia altro che una grande prigione, alcuni di noi sono prigionieri, gli altri sono le guardie". Anche lui "dylaniato dal dylanismo"? Sì, un po'; ma non è fanatismo il suo: è amore gentile, omaggio struggente alla colonna sonora della nostra vita. - Facciamo un salto indietro: qual è la prima canzone di Bob Dylan che hai ascoltato? E quando? "Confesso di aver saputo dell'esistenza di Dylan un bel po' di tempo dopo aver ascoltato quello che molti considerano il suo capolavoro, vale a dire Blowing In The Wind. Era successo che mio fratello Luigi aveva portato a casa il 45 giri di Peter Paul & Mary con quel brano. Lì per lì mi parve un delicato e malinconico inno alla pace che mi conquistò, però, più per la ineccepibile interpretazione (così levigata e polifonica), che non per il suo folgorante contenuto. Più tardi arrivò la versione interpretata da Dylan. Fu una rivelazione. Dylan non cantava, lui sputava le parole come sassi, non cercava d'esser piacevole, al contrario... Come tutti i grandi artisti non dava l'impressione di voler parlare a qualcuno, ma di parlare a nome di qualcuno. Magari a nome di un'intera generazione. Erano gli anni '64-'65". - Dicci la verità: c'è un verso di una canzone di Dylan che avresti voluto scrivere? "No, e ti spiego il perché. Qui non si tratta di invitare [invidiare?] la capacità di scrivere un singolo verso o di comporre, "architettare" un'intera canzone o addirittura un'intera opera. Ciò che è stupefacente in Dylan, il suo dono più grande, è il coraggio di interpretare la propria epoca e i suoi cambiamenti senza mai abdicare alla propria condizione di individuo, e di vivere fino in fondo (chissà quanto dolorosamente) questa contraddizione. Se proprio dovessi scegliere un verso -ma non vorrei averlo scritto io, per la disperazione senza scampo da cui pare nascere- citerei quello tratto da I and I: "Ho fatto scarpe per tutti, anche per te, e io vado ancora in giro scalzo..."". - Hai mai copiato Dylan? "Sì, c'è una canzone, che tra l'altro mi è venuta benissimo (Buonanotte Fiorellino), in cui ho coscientemente copiato la metrica e lo stile di un pezzo di Dylan, Winterlude. Te lo ricordi? E poi ho il sospetto che tutto il mio album Rimmel sia stato influenzato dal suono dylaniano. Del reso come potrebbe un romanziere di oggi prescindere dalla lezione di Manzoni, di Cervantes, di Céline?". - Ci sono stati molti Dylan: dal "menestrello" con la chitarra acustica che dava voce alla rivolta giovanile a quello "elettrico", da quello "mistico" a quello di Infidels che sembra marcare un ritorno all'impegno politico. Qual è il Dylan che ti piace di più? "È incredibile che ci si possa ancora stupire dei cambiamenti operati da Dylan i questi vent'anni. Tutti testimoniano la vivacità dell'uomo-Dylan, il suo essersi testardamente rifiutato di somigliare, giorno dopo giorno, al Dylan delle riviste specializzate per continuare semplicemente a somigliare a se stesso. Quello che a certi "dylanologi" sembrano rivoluzioni copernicane, in realtà sono solo impudiche testimonianze di un uomo che cambia in un mondo che cambia". - Dylan viene in Italia per la prima volta. Ma pare diventato di moda parlare male di lui. Si dice che è un cinico, si riportano interviste malevole dei suoi "amici", c'è chi che è solo un grande "orecchiante" e che canta per fare pubblicità alle "lobbies" ebraiche... Che ne pensi? "Penso che il voler ad ogni costo inquadrare Dylan in un movimento politico sia una forzatura sciocca. E per favore, lasciamo ai politologi la pratica della dietrologia. Come dicevo prima, Dylan ha sempre ricercato la sintonia e perseguito la coerenza con se stesso. Le sue prese di posizione politiche (sulle quali, peraltro, mi sembra che non abbia mai rilasciato interviste) credo influiscano relativamente poco sulle canzoni che scrive. Canzoni che non hanno (e non danno) certezze, che vivono di una meravigliosa ambiguità. Canzoni necessariamente impenetrabili, canzoni-specchio che riflettono realtà scomode e contraddittorie, canzoni assolutamente non addomesticabili, senza prezzo e senza regime". - A proposito di prezzo, Dylan prende circa 300 milioni a concerto. Se li merita? "Ritengo che Dylan guadagni esattamente quello che vale sul mercato. Personalmente sono molto più preoccupato per il prezzo della benzina che sale. E poi è stupefacente vedere riemergere puntualmente, in occasioni del genere, l'atteggiamento blandamente ipocrita di chi, senza conoscere le cose e le cifre, si erge a pubblico moralizzatore dei costumi altrui. Sono certo che Dylan non sarebbe disposto di cambiare una virgola di se stesso per un centesimo in più: e questo mi basta. Egli stesso, intervistato sull'argomento, taglia corto: "É l'essere fuori dal compromesso che qualifica un artista. Non importa il denaro che si ha. Guardate Matisse: era un banchiere..."". - Joan Baez ha fatto un bel concerto a Roma. C'era tanta gente e un clima caldo, commosso, forse nostalgico. Ci sarà di sicuro tanta gente a Verona. Pensi che diventerà un raduno di "reduci" in peregrinazione sulle macerie del proprio passato? Oppure una grande festa? "Bah, a dire la verità mi sembra che metà del pubblico di Joan Baez fosse costituito da giovani e giovanissimi che conoscono a menadito Michael Jackson e Boy George e che, non per questo, rinunciano a ritrovare (o a scoprire) nel repertorio di una "vecchia signora" i temi universali e concreti di della lotta per la pace e le libertà. Credo, però, che il pubblico che andrà a sentire Dylan sarà più confuso e indecifrabile, più caotico e variegato: un pubblico più problematico e quotidiano, forse più "casinaro", sicuramente più rappresentativo. Un pubblico - almeno lo spero - che non canterà insieme a Dylan il 90 % dei brani, ma che starà a sentire insieme a lui, ormai ultraquarantenne, al di là delle carte di identità ideologiche, pur sempre dolorosamente giovane". - Per concludere: come definiresti Bob Dylan? "Un uomo, un artista che ha galleggiato sul suo tempo come un'esca". Michele Anselmi
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SOTTO
LE STELLE DEL MESSICO A TRAPANAR Sotto
le stelle del Messico a trapanàr,
Robbie Shakespeare (basso)
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TUTTI
SALVI Vennero a galla finalmente, alcuni
coriandoli di allegria, che
i pesci non vollero portare via. che
pure il mare le perdonò, sulla
spiaggia di New York. ancora
vi devo parlare. sull'azzurrissimo
mare. dell'incredibile
esplosione. poche
notizie e nemmeno buone. e
rotolavano sulle onde. insieme
al nome di una bambina. praticamente
senza padrone. e
intanto il mare le portava via. viaggiava
ancora in buona salute, no,
non erano perdute. e
poi nessuno le reclamava, e di suo padre che la chiamava.
Flavio Boltro (flicorno)
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