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Prodotto da Francesco De Gregori
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Lucio Dalla ARRANGIAMENTO Pablo |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
Tecnico del suono: Ubaldo Consoli
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George Sims CHITARRE |
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Mario Schiano SAX (Le storie di ieri) |
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Franco Di Stefano BATTERIA |
Roberto Della Grotta CONTRABBASSO (Le storie di ieri)
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Alberto Visentin PIANO |
Roger Smith BASSO |
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Immenso. L’unico aggettivo idoneo per quel quadrato di cartone 30x30 a strisce bianconere con al centro il famoso cammeo. Un disco da portare su un altro pianeta per dire al primo alieno incontrato: “vedi, questa strana cosa che stai ascoltando si chiama….. canzone…”. Per un degregoriano non ci sono parole per descrivere quest’opera che ha fatto storia. In Rimmel, che fece un botto di 500.000 copie vendute nel periodo d’oro di Fausto Papetti e dei night club, si sente tutto l’amore di Francesco per Dylan e per tutta una generazione di cantautori americani e inglesi (Cohen, Guthrie, Prine, ecc.). L’album è eccezionale innanzi tutto a livello musicale e resterà famoso fino ai giorni nostri soprattutto per Pablo, Pezzi di vetro (da sempre considerata un tabù per i ragazzi che cominciano a suonare la chitarra) e per Buonanotte fiorellino, ispirata da Winterlude di Dylan, anche se la versione di Bob (diversa anche musicalmente) è… “il walzer di Zimmerman che pattina con la sua piccola mela, vagando per il Midwest coperto di neve alla ricerca dei recessi che racchiudono le bellezze della loro sessualità e nei quali si rifugiano per sfuggire al brutto mondo esterno” (questo scrive Anthony Scaduto).
In
quest’anno ci governa Moro con una coalizione politica DC; viene assegnato il
Nobel agli italiani Renato Dulbecco per la medicina ed Eugenio Montale per la
letteratura; libanesi cristiani e musulmani si uccidono a Beirut; alla morte di
Franco, Juan Carlos sale sul trono di Spagna; il PCI di Enrico Berlinguer
acquista maggiore peso nella vita politica del Paese: nel mese di giugno, supera
la DC nelle elezioni regionali. Si parla per la prima volta di "compromesso
storico"; Koehler Carovita: Giornale £ 150 - Biglietto del Tram £ 100 - Tazzina Caffè £ 120 - Pane £ 450 al kg, Latte £ 260 - Vino al litro £ 350 - Pasta al kg £. 480 - Riso al kg £ 420 – Topolino (il giornalino) £ 500 - Carne di Manzo al kg. £ 4500 - Zucchero al kg £ 430 - Benzina £ 305; l'inflazione è al 19,2%. Nello sport Niki Lauda vince il Mondiale di Formula Uno, Oleg Blokhin vince il Pallone d’Oro e la domenica sera Adriano De Zan ci racconta che la Juve vince lo scudetto con Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Spinosi, Altafini, Causio, Gori, Capello, Bettega (All. Parola) Il Premio Strega va a Tommaso Landolfi con A caso e il Campiello va a Stanislao Nievo con Il prato in fondo al mare Di
moda vanno il boxer e il dobermann, l'accendino Dunhil, gli abiti peruviani e
gli Intillimani, il megafono, i volantini e il ciclostile, i viaggi a Soci,
Austria e Monaco, la calcolatrice Texas Instruments, la macchina fotografica
Olympus, l’orologio Tissot. Le dimensioni degli occhiali si restringono:
arrivano i Ray Ban con le Viaggiamo con la Renault 5, la Simca GLS, la moto Laverda, la Vespa 125, la Fiat 850 Coupè, la Renault4, le nuove moto giapponesi. Si fuma lo spinello, ma per chi non lo fuma il risultato è identico: Lucky Strike, Camel, Chesterfield senza filtro e come donne francesi che hanno un buon profumo e fan girar la testa: Gitanes, Gauloises, Caporal. Tutta roba per uomini duri. Ci
intossichiamo con Girella Motta, Paciugo Tanara, Starcrem, Ciokito, Cioccovella,
Ciocorì, Biancorì, Twix Raider, Duplo, Tronky Ferrero. In
pubblicità la donna è ancora un po’ stupidina, rigorosamente casalinga,
vestita in modo molto castigato in tailleur oppure in gonna nera, camicia di
seta chiara e collana di perle, sempre impegnata a risolvere il suo unico
dilemma: quale detersivo usare. Con una messa in piega alla Brodo Knoor, tale da
farla assomigliare a Margie Simpson, svolge bene il ruolo della madre di figli
educatissimi e della moglie di un uomo virile e che non deve chiedere mai
(infatti le femministe si incazzano parecchio). Ma a volte Al cinema vediamo Frankenstein Junior, Quel pomeriggio di un giorno da cani, L’uomo che volle farsi re, Yuppi du, Fantozzi, Profondo rosso, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Lo squalo, Profumo di donna, Piedone lo sbirro, L'inferno di cristallo, Prima pagina, Scene da un matrimonio e i films polizieschi con l’educato e composto commissario Maurizio Merli e il trasandato trasteverino Tomas Milian. In televisione c’è Vita da strega, Signore e Signora con Lando Buzzanca e Delia Scala, Flipper il delfino, Attenti a quei due, Mazzabubù, Anna Karenina, Il fauno di marmo, L'amaro caso della baronessa di Carini, Mazinga, Orzowei, Star Trek e …Gustavo, un cartone ungherese che finiva con la scritta koniec "fine". Indossiamo
trasandati giacconi di panno o di velluto a coste con il bavero alzato che ci
difendono a malapena dal freddo nei cineforum e nelle riunioni delle federazioni
politiche; jeans Levi’s e scarponcini della marca “più sporchi sono meglio
è”. Le ragazze hanno lunghe gonne a fiorellini da femminista sotto enormi
maglioni che arrivano quasi alle ginocchia. Portiamo la barba incolta e i
capelli lunghi e spettinati. La cravatta è ai minimi storici (bei tempi!), le
camicie si portano aperte ed è proprio per la necessità di far stare il
colletto bene aperto sulla scollatura dei due o tre bottoni, che nascono i
colletti di grandi dimensioni. Le giacche, invece, hanno generosi revers che
chiudono alto sul davanti, per cui i bottoni sono tre o quattro. Lo stesso
discorso vale anche per il trench. Giochiamo
con Bruciapista Mattel e la pista Sizzler, le automobilini Dinky Toys, il
videogioco Pong (oggi più noioso di un minuto di Radio Maria). Leggiamo Ernesto, Padre padrone, Trattato di semiotica generale, Skorpio, Lanciostory, Il manifesto, l’Unità, Postal Market e Confidenze, le enciclopedie I quindici, Mille Perché, Vita Meravigliosa, Sapere, Conoscere e Capire. L’anno
è da ricordare anche per le uscite di album come "Born To Run" di
Bruce Springsteen; "Blood On The Tracks" di Bob Dylan; "Wish You
Were Here" dei Pink Floyd; "Phisical Graffiti" dei Led Zeppelin;
"Metal Machine Music" di Lou Reed. Ma anche “Windsong” del
compianto John Denver, un disco che staziona nei primi posti delle classifiche
USA per lungo tempo, a dimostrazione del fatto che gli americani rimangono
sempre sotto l'influenza della musica country. Esplode
la musica funk: lo "street funk" di George Clinton getta le basi per
la disco music; che emette i suoi primi vagiti con l'accoppiata Moroder-Van
McCoy; "Saturday Night Live" debutta in tv; il film
"Nashville" di Robert Altman rilancia la country-music. Anche
l’Italia vanta bravi rocker: dalla PFM all’indimenticabile Ivan Graziani.
Affascinati da tutto questo ben di Dio e liberati per sempre da Orietta Berti
& Co., i ragazzi sentono un'esigenza più intima che è quella di parlare,
di raccontare la rabbia, gli umori, le ansie, gli amori e le speranze
dell’epoca. Trionfa la canzone d’autore italiana con De Gregori, Guccini,
Venditti, De Andrè, Lolli, Rosso, Fossati, Bennato e gli effetti si vedono: a
Sanremo vince Gilda con Ragazza del Sud. Allo
Zecchino d’oro vince "La figlia del Re di Castiglia" e al
Festivalbar Drupi con “Sereno è”. Però proliferano
le prime riviste musicali come Ciao 2001 e Nuovo Sound e con esse gli italiani
cominciano a scoprire le bufale che i cantanti delle nostre Canzonissime
spacciavano per loro successi. Per loro è tempo di crisi, il canto del cigno lo
tenta pateticamente Mino Reitano che si presenta in una trasmissione pomeridiana
dedicata ai giovani con un pesante maglione nero, la barba e i capelli lunghi e
una chitarra folk. Canta “Il tempo delle more” con un arpeggio alla Cohen.
Non ha ancora capito niente! Ascoltiamo Una storia disonesta, Sabato pomeriggio, L'importante è finire, Piange il telefono, Profondo rosso, Buonasera dottore, You're the first the last my everything, Parlami d'amore Mariù, El bimbo, L'Alba, Emmanuelle, Reach out I'll be there, Aria, Ci vuole un fiore, Il Giardino proibito, Tornerai tornerò, Testarda io, Rock the boat, Una Paloma blanca, Stiamo bene insieme, Sei bellissima, Stasera che sera, Manuela, Se mi vuoi, From souvenirs to souvenirs, Overture from Tommy, Island girl. Gli album più venduti in Italia sono Profondo rosso, RIMMEL, Can't get enough, Just another way to say I love you, 19ma Raccolta Fausto Papetti, James Last in concert, Sabato pomeriggio, Anima latina, Fabrizio De Andre' vol. VIII, Yuppi du, 20ma Raccolta Fausto Papetti, Del mio meglio n. 3 Mina, Borboletta, Baby Gate Mina, L'alba, White gold, Canto de pueblos andinos, Never can say goodbye, Incontro, Un po' del nostro tempo migliore. Ma cominciano a conoscere anche la musica straniera. Da una ricerca sul gusto musicale degli italiani risulta che il 50% ascolta musica americana, il 30% la musica inglese e solo il 20% la musica italiana. Questa tendenza è rappresentata da dischi come Another Green World, Shakti, Born to run, Blood on the Tracks, Physical Graffiti, Windsong, Wish You Were Here, Horses, Atlantic crossing, ma anche dischi italiani: La luna, Io che non sono l'imperatore, Volume VIII, Anidride solforosa, Il grande mare che avremmo traversato, Poco prima dell'aurora, Lilly, Canzoni di rabbia. Tormentone dell’estate: Sabato pomeriggio, di Claudio Baglioni. |

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RIMMEL è stato il primo disco che ho potuto arrangiare e produrre per conto mio. Naturalmente la cosa mi preoccupava un po', così avevo chiamato qualche amico a suonare con me, tipo Renzo zenobi alla chitarra acustica e Mario Schiano al sax. Al contrabbasso c'era Roberto Della Grotta, che poi è diventato buddista e del quale non ho più saputo niente, e poi tutto il gruppo dei Cyan, che prima di me aveva suonato con Riccardo (Cocciante) ed erano nella fattispecie Alberto Visentin al pianoforte, Franco di Stefano alla batteria, George Sims alla chitarra e Roger Smith al basso. E in realtà sono stati loro a fare la maggior parte del lavoro. Mi ricordo quando costrinsi Franco di Stefano a sbattere le bacchette una sull'altra durante la registrazione di "Buonanotte fiorellino" perché volevo un suono "tipo le nacchere". Ancora oggi mi domando perché mai non gli ho fatto suonare le nacchere direttamente. ...RIMMEL è stato registrato durante l'inverno 74-75 utilizzando una macchina a 8 piste già antiquata a quell'epoca; il fonico Ubaldo Consoli faceva i salti mortali per "entrare e uscire" su quelle poche piste e riuscire ad avere un suono decente. Utilizzavamo un compressore a valvole che oggi farebbe la sua figura sul mercato dell'antiquariato e cercavamo, per quanto possibile, di suonare in diretta. La sera tardi, finito di lavorare, si andava tutti a mangiare in qualche trattoria sulla via Tiburtina, di quelle frequentate dai camionisti. Bevevamo quel particolare tipo di vino dei castelli che si può bere solo quando si è molto giovani, e birra a fiumi. Io ero il capo della banda." Profondo conoscitore della canzone americana, non solo di quella dylaniana, De Gregori riesce a coniugare perfettamente i ritmi e le cadenze della musica d'oltreoceano con quelli mediterranei: James Taylor, Neil Young, John Prine (e Dylan, naturalmente; lo stesso De Gregori avrebbe dichiarato: "Ho il sospetto che tutto il mio album Rimmel sia stato influenzato dal suono dylaniano. Del resto come potrebbe un romanziere di oggi prescindere dalla lezione di Manzoni, Cervantes o Céline?")
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Tutto è perfetto: ironia, sentimento, anticonformismo, poesia, senso storico, fantasia. Sono presenti tutti gli elementi che saranno oggetto di attenzione in questo campo per almeno dieci anni. E ciò investe non solo il piano dei contenuti, ma anche quello musicale. Ci sono le ballate folk in stile americano (Rimmel, Il Signor Hood, Le storie di ieri, Buonanotte fiorellino), c'è la melodia italiana (Piccola mela), ci sono linee armoniche assolutamente inedite (Pezzi di vetro, Quattro cani, Piano bar). Vi sono tempi in due quarti, in tre quarti, in quattro quarti, terzinati. Vi è l'uso del contrabbasso al posto del basso elettrico, e la presenza di ottimi jazzisti, primo tra tutti il maestro Mario Schiano. Vi è una zampata dell’amico Lucio Dalla che suggerisce di modificare il risvolto melodico del ritomello di Pablo .

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Prima
cosa: l'ascolto totale. Si deve sempre partire dal tutto per scendere
alle parti, si deve cioè recepire la forma totale dell'opera (gestalt)
e ascoltare dentro di noi la sensazione finale, generale che ci dà
senza preoccuparci di capire o tradurre.
In
sei versi ha scritto la sua infanzia, l'impatto col successo, ha
accennato, solo accennato al grande amore. La sintesi è perfetta. Poi
arriva il presente : lei non c'è, è una sineddoche (le labbra),
l'altro uomo non c'è, è ancora una sineddoche (indirizzo nuovo), lui,
Francesco, anche lui è una sineddoche (la mia faccia), ma si permette
dopo la vaga confessione di colpa dei primi versi di tirarle una sottile
stilettata: hai barato parecchio con me ("quattro assi di un colore
solo") e le carte di colpo diventan persone, perché questo era il
senso, perché lei non bara solo con le carte, ma con gli uomini, coi
sentimenti. |

L'uomo che inventò i cantautori.
Ecco come Ennio Melis, compianto direttore della Rca italiana, ricordava i tempi pionieristici della discografia
Con la scomparsa in febbraio di Ennio Melis, è venuto a mancare il più
illuminato dei discografici-artigiani. A lungo direttore della Rca italiana, in
questa intervista del 2002 racconta la storia della sua vita e dell'etichetta
discografica che fu casa di De Gregori, Battisti, Morandi, Zero, Venditti e
Baglioni.
"Durante un'udienza col Papa (Pio XII, ndr) il capo della Rca americana, che era un cattolico e si chiamava Fonshon, chiese che cosa poteva fare per Roma. Il Papa, memore del bombardamento di San Lorenzo, disse: mettete una fabbrica lì nella zona della Tiburtina. Fino ad allora i dischi venivano prodotti e distribuiti dalla Voce del Padrone. Lui impose questa destinazione contro il volere di tutti gli uomini della del Rca, che dicevano che solo Milano è la città della musica. Ci furono molte difficoltà da parte degli americani che non vedevano bene questa cosa. Nel '54 io ero il segretario laico più vicino al Papa. Andai a visitare la fabbrica in rappresentanza di questo signore che lavorava in Vaticano, il conte ingegnere Enrico Pietro Galeazzi. Giudicai la cosa attraente, potenzialmente forte, e questo signore mi disse: ci provi lei, guardi se si può fare qualcosa. Chiusi quasi tutti gli uffici e portai tutto nella fabbrica per ridurre le spese. Diventai ufficialmente segretario della società il 1° aprile del '56. Abbiamo avuto anche fortuna, ci hanno aiutato i successi di Belafonte e Presley".
Gli americani facevano pressioni.
Erano i padrini. Ma la cosa è iniziata a camminare quando io invece ho
intrapreso l'operazione del catalogo italiano con i primi Quattro Moschettieri:
Fidenco, Meccia, Fontana, Vianello. Iniziarono ad arrivare soldi, e poi
arrivarono Morandi, Paolone (Paoli), la scuola romana e tutti i cantautori
italiani che sono passati di qua.
Il suo rapporto personale con i musicisti?
Perfetto. Ho sempre voluto bene agli artisti e ai musicisti e credo che anche
loro mi abbiano voluto bene perché li ho aiutati sempre.
Ricorda un artista in particolare che non ha avuto il successo che meritava?.jpg)
Renzo Zenobi, uno dei miei favoriti. Ha fatto 10 lp. Uno con Morricone glielo
l'ho fatto fare, addirittura.
Ebbe mai pressioni politiche dall'alto per fare registrare qualche artista?
Mai. No, un momento: le raccomandazioni arrivarono, ma non servivano a vendere i
dischi. Erano inutili.
Che rapporto ha avuto con la censura?
La censura era in Rai. Per mandare Lucio Dalla a Sanremo con "4 marzo
1943" ho dovuto passare ore al telefono col direttore della rete che era
Salvi, il quale era a contatto col direttore generale della Rai Bernabei: lì
c'era il problema della Madonna, di Gesù Cristo…
Quali le differenze sostanziali tra la Rca degli anni 60, dei 70 e degli 80?
Non ne vedo. Fino a quando ci sono stato io è stata una cosa abbastanza
omogenea che ha camminato con il progresso dei tempi, con la esigenza di far
fronte a un mercato che cambiava.
Cosa pensa delle multinazionali di oggi?
Sono diventate ancora più dure di quello che erano allora. Chiedono risultati a
breve termine, quindi non favorisce gli investimenti a lungo termine su un
artista. Io dico sempre che Dalla prima che prendesse veramente dei soldi gli ci
sono voluti venti anni, Renato Zero quindici, gli altri dieci, otto, sei... e io
questa cosa la facevo contro il parere degli uffici amministrativi americani che
avevano delle regole, però grazie sempre a quella mia posizione fortunata che
è alla base di tutto il successo del Rca: me ne fregavo e andavo avanti.
Naturalmente mi permettevo tutto, non solo per le raccomandazioni, diciamo, in
alto loco ma perché producevo tanti soldi, io, in prima persona, con il lavoro
creativo.
C'è chi dice che dopo lei, Rignano e Sugar, è finita l'epoca dei dirigenti
illuminati
Anche le epoche sono cambiate. Il male in tutto questo discorso è che, ormai,
in Italia è rimasta Caterina Caselli ad essere autonoma, per il resto siamo in
mano a burocrati stranieri che vogliono comandare loro, perché sono loro che
investono e che rispondono dei risultati. Alessio Colosi ed Ernesto de Pascale -
Trascrizione di Laura Mauric
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(De
Gregori-Rimmel)
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Buonanotte,
buonanotte amore mio, buonanotte tra il telefono e il cielo. Ti ringrazio sol
si-
la- do
re7
sol per
avermi stupito, per avermi giurato che è vero.
si- la-
do
re7 Il
granturco nei campi è maturo ed ho tanto bisogno di te, la coperta è gelata,
l'estate sol
si- la-
la7
re
si-
mi- è
finita. Buonanotte questa notte è per te. do
sol
re sol Buonanotte,
buonanotte fiorellino, buonanotte fra le stelle e la stanza, per sognarti, sol
si-
la- do
re
sol devo
averti vicino, e vicino non è ancora abbastanza.
si- la-
do
re7 Ora
un raggio di sole si è fermato proprio sopra il mio biglietto scaduto. Tra i
tuoi
sol si-
la-
la7
re fiocchi
di neve, le tue foglie di tè. Buonanotte, questa notte è per te. si-
mi- do
sol
re7
sol Buonanotte,
buonanotte monetina, buonanotte tra il mare e la pioggia, la tristezza la
do#- si-
re
mi
la passerà
domattina e l'anello resterà sulla spiaggia, gli uccellini nel vento non si do#-
si-
re
mi
la
do#- fanno
mai male, hanno ali più grandi di me e dall'alba al tramonto sono soli nel
sole. si-
si
mi
do#- fa#-
re Buonanotte
questa notte è per te. la
mi7
la
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No, io avevo allora un rapporto abbastanza distante con il gruppo. Intanto perché i gruppi erano due: c'erano due batteristi e due chitarristi, rispettivamente uno per me e uno per Lucio Dalla; tutte cose che non ho mai capito... Mi ero portato appresso un po' di gente che aveva suonato sui miei dischi, come George Sims alla chitarra e Franco Di Stefano alla batteria. Ma devo dire che non me ne importava niente di entrare nel vivo degli arrangiamenti: ciò che avveniva alle mie spalle era per me simile ad una base musicale. Non so perché, forse è una sensazione che esprimo adesso, comunque erano altre le cose che mi piacevano: forse quello che mi interessava di più era l'incontro tra due "solisti", ed il fatto che dietro ci fosse un gruppo passava in secondo piano. Tornando a "Bufalo Bill", la minore incisività della versione in studio è dovuta in parte a certe condizioni tecniche di registrazione, cui ho già accennato, ma in parte anche al mio stesso modo di cantare: su quel disco, in particolare, c'era molta più timidezza rispetto ad ora. Adesso avverto una crescita, una crescita anagrafica, di sicurezza nel declamare le cose che ho scritto, e probabilmente anche una crescita muscolare del mio apparato vocale...
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Francesco
De Gregori - Rimmel
Al
terzo album (e mezzo, se si considera anche "Theorius campus"
in tandem con Venditti) De Gregori fece centro. E gli costò parecchio.
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(De
Gregori-Rimmel)
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Mio
padre ha una storia comune, condivisa dalle sue generazioni, la mascella nel
cortile re
re7 parlava,
troppi morti lo hanno tradito, tutta gente che aveva capito. E il bambino nel sol
mi- re
la si-
fa#- sol re
la re
re cortile
sta giocando, tira sassi nel cielo e nel mare, ogni volta che colpisce una
re7 stella
chiude gli occhi e si mette a volare, chiude gli occhi e si mette a volare. sol
mi-
re
la si-fa#-
sol re
la re E
i cavalli a Salò sono morti di noia, a giocare col nero perdi sempre, Mussolini
ha re
la
re
re7 scritto
anche poesie, i poeti che brutte creature, ogni volta che parlano è una truffa.
sol mi- re
la si-
fa#- sol
re la
re Ma
mio padre è un ragazzo tranquillo, la mattina legge molti giornali, è convinto
di mi
mi7 avere
delle idee. E suo figlio è una nave pirata, e suo figlio è una nave pirata.
la fa#- mi
si do#-sol#-
la mi
si la E
anche adesso è rimasta una scritta nera, sopra il muro davanti a casa mia. Dice
che mi
mi7 il
movimento vincerà; il gran capo ha la faccia serena, la cravatta intonata alla
la fa#- mi
si
do#- sol#- la mi
si camicia. mi Ma
il bambino nel cortile si è fermato, si è stancato di seguire aquiloni, si è
seduto mi
mi7 tra
i ricordi vicini, rumori lontani, guarda il muro e si guarda le mani, guarda il
muro la
fa#- mi
si do#-
sol#- la
mi e
si guarda le mani.
si
mi
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LE
STORIE DI IERI (La Storia, passata e recente, nella storia del testo di una
canzone) Tutti gli appassionati di De Gregori e di De André conoscono la vicenda della canzone Le storie di Ieri. Lo stesso De Gregori ne ha fatto recentemente cenno nelle web-note-di-copertina di Amore nel Pomeriggio, in riferimento al suo soggiorno in Gallura a casa di Fabrizio De André, tra il ’73 e il ’74, e alla stesura dell’album Volume VIII (l’album di De André scritto anche assieme a De Gregori); scrive De Gregori che nell’album, per volontà di De André, fu inserita Le Storie di ieri , canzone scritta da De Gregori, che la RCA (sua casa discografica dell’epoca) si era rifiutata di fargli incidere sull’album Francesco De Gregori del 1974, quello che, per via della copertina, è comunemente soprannominato “La Pecora”. Soltanto successivamente, una volta che la canzone era stata…‘sdoganata’ da De André, De Gregori poté inciderla sull’album Rimmel, del 1975. Dunque, Le Storie di ieri è una canzone già scritta tra il ’73 e il ’74, non viene incisa nel ’74 sulla “Pecora” perché non considerata sufficientemente “politically correct” e conosce nel 1975 ben due uscite discografiche, la prima in Volume VIII, l’altra in Rimmel. Chiunque
ascolti le due versioni potrà accorgersi che i rispettivi testi presentano
delle differenze non trascurabili, tali da denotare atteggiamenti psicologici e
politici abbastanza diversi: se la versione di Rimmel è nettamente più
‘militante ’ e lascia intendere una condanna più marcata del fascismo e dei
suoi rigurgiti nel presente, quella di Volume VIII sembra più ‘comprensiva’
e, pur nella
Ci
si potrebbe chiedere quale sia il rapporto tra i due testi e cosa stia alla base
di varianti per nulla trascurabili, ma presenti in due versioni le cui uscite
discografiche non sono poi così lontane nel tempo.
Si può ipotizzare che la versione presente in Volume VIII corrisponda
effettivamente alla canzone così come concepita originariamente da De Gregori e
che Rimmel rifletta un ripensamento successivo. Oppure, che in Volume VIII il
tono della canzone sia stato attenuato per motivi di opportunità politica, in
maniera da rendere possibile l’uscita del brano senza censure; o per adattare
la canzone al temperamento di De André, più portato alla comprensione che alla
condanna dei vinti, meno allineato politicamente e meno assimilabile ad un ovile
ben definito, magari proprio per questo portato a guardare oltre le righe.
Quest’ultima ipotesi tenderei ad escluderla, a partire dalle notizie di una
versione dal vivo di De André di Via della Povertà (traduzione a quattro mani
con De Gregori, di Desolation Row di Bob Dylan), risalente alla fine del 1974,
in cui, riprendendo una pratica
dylaniana, i nomi dei personaggi
della canzone venivano sostituiti con quelli di personaggi dell’attualità.
Ebbene, nella seconda strofa, che
presenta un riferimento esplicito ad Almirante, De André è molto meno
indulgente nei confronti dei cosiddetti
‘vinti’ di quanto non lo sia ciascuna delle due versioni di Le Storie di
ieri (per una lettura del testo della canzone, che tra l’altro contiene
riferimenti a personaggi come Covelli, leader monarchico, all’epoca confluito
nell’M.S.I.-D.N., Paolo VI,
Berlinguer, Agnelli, Montanelli, l’allora Presidente della Repubblica
Leone, rimando all’ottimo sito, http://www.viadelcampo.com/html/canzoni1.html).Un
eventuale abbassamento dei toni della canzone Le Storie di ieri rispetto
all’originale degregoriano non deve essere dunque attribuito alla volontà o
al temperamento di De André . Devo
dire che ascoltando le due versioni sono sempre, istintivamente, stato
dell’idea che quella di Volume VIII corrispondesse, almeno a grandi linee, al
testo originario di De Gregori e che la canzone, così come incisa in Rimmel,
rappresentasse uno stadio successivo, un’evoluzione dettata dal mutamento
delle condizioni politiche e dall’acuirsi della lotta tra destra e sinistra.
Questa, che poteva risultare soltanto un’impressione, un’ipotesi, una
congettura è diventata qualcosa di più, quasi una certezza, nel momento in cui
sono entrato in possesso di una terza versione di Le storie di ieri, eseguita da
De Gregori e risalente con tutta probabilità ad un periodo precedente le altre
due. Questa fortunata circostanza è dovuta al fatto che, grazie anche alla
potenza della rete, sono venuto in possesso di copia di due CD di inediti e
rarità di incisI da De Gregori negli anni ’70. La traccia 6 del primo CD è
appunto una versione di Le Storie di
ieri, eseguita da Francesco alla chitarra e alla voce. Non è possibile entrare
nel merito del contenuto dei due CD e della provenienza dei brani, ma tutto
lascerebbe pensare che questa traccia risalga ad un periodo precedente l’album
“Pecora” e preparatorio a questo. A partire da una serie di caratteristiche
“oggettive” (qualità del suono, timbro di voce di De Gregori, esecuzione
live o in studio, esecuzione solo chitarra e voce o con complesso strumentale,
presenza o meno di Lucio Dalla alla voce o al sax,
brani in italiano o in traduzione inglese) è possibile suddividere tutto
il materiale dei due CD in almeno quattro cinque gruppi e forse in ulteriori
sottogruppi. Tra questi, uno dei più interessanti è caratterizzato da 11
brani, editi e inediti, eseguiti in studio da un De Gregori dal timbro di voce
giovanile con soli chitarra e voce e qualità del suono piuttosto buona. I pezzi
da includere in questo gruppo sono: Mercato dei Fiori (1,1), pezzo inciso
peraltro da Patti Pravo nel 1975 sulla B side della hit Incontro (per la
copertina del 45 giri, cfr. il sito
http://www.coltempo.it/discografia/45incontro.htm),
Signora Aquilone (1,3), Le Storie di ieri (1, 6), Souvenir (1,7), Dolce
Amore del Bahia (1, 20), A Lupo (1, 21), Cercando un altro Egitto (1, 22),
Niente da capire (2,1), altri tre
brani, mai incisi da De Gregori, di cui non saprei dire il titolo (1,2; 1,4;
1,5), l’ultimo dei quali presenta come accompagnamento di chitarra il tema che
più tardi sarà utilizzato per la colonna sonora di Flirt (da notizie spulciate
in libreria in un libro su De Gregori, scritto da Marco Bonanno, il testo
sarebbe di Giorgio Lo Cascio) . Le versioni dei brani editi risultano diverse da
quelle incise Un modo di giungere ad una conferma, per lo meno parziale, di queste congetture è dato dall’analisi puntuale dei testi e dal confronto delle varianti delle tre versioni (la traccia inedita e le due versioni edite di Le storie di ieri). Darò per scontata la conoscenza del testo della canzone (che in ogni caso riporto alla fine dell’articolo nella versione di Rimmel) e indicherò i versi in cui sono rinvenibili elementi di discordanza tra almeno due delle tre versioni, indicando la traccia inedita con TI, la versione cantata da De André con DA, la |