ALICE

LE STRADE DI LEI

SONO TUO

I MUSICANTI

IL RAGAZZO

SAIGON

1940

SUONATORI DI FLAUTO

IRENE

LA CASA DI HILDE

BUONANOTTE FRATELLO

MARIANNA AL BIVIO

 

Produzione e realizzazione artistica a cura di Edoardo De Angelis

 

 

Arrangiamenti a cura di Edoardo Da Angelis e Francesco De Gregori

 

Archi diretti dal maestro Luigi Zito

 

Registrazioni effettuate presso lo studio 38 in Roma da Aurelio Rossitto e Ivano Casoni

 

Mixages effettuati presso il re-recording 1 della BMG Ariola in Roma da Sergio Patucchi con Edoardo Da Angelis e Francesco De Gregori

 

Fotografia di Giorgio Lo Cascio

Realizzazione grafica e disegno di Alvise Sacchi

 

 

Renzo Zenobi

CHITARRA ACUSTICA

Francesco De Gregori

VOCE, CHITARRA

Hanno inoltre collaborato:

 

Alvise Sacchi

CAMPANELLI, BIRIMBAO

Marcello Feliciani

OBOE

Massimo Rocci

BATTERIA, BONGOS

Luciano Ciccaglione

CHITARRE

Jimmi Tamborelli

CHITARRA CLASS.

Sandro Ponzoni

BASSO

Franco Di Lelio

ARMONICA

Aldo Pizzolo

PIANO

Maurizio Biglio

CHITARRA 12 corde, banjo

Baba Yaga

CORO

Ed. IT/BMG Ariola 

CD Artwork: Mario Scardala

 

Alfredo Minotti

BATTERIA,CEMBALI

 

 

 

 

Roberto Ciotti

CHITARRE ELETT.

Maurizio Gianmarco

FLAUTO

Sandro Centofanti

PIANO E TASTIERE

Edda Dell'Orso

VOCE SOPRANO

Piero Montanari

BASSO

Mario Scotti

BASSO

Massimo Buzzi

BATTERIA

 

 

Il Dott. Micocci mi disse che aveva intenzione di regalare a tutti i giornalisti una bambolina tipo Barbie vestita solo di un nastro intorno ai fianchi, per rappresentare la signora Aquilone esattamente come nel bel disegno di Alvise Sacchi nella busta intema, e realizzarla in modo da poter essere inserita sul pemo centrale del giradischi onde danzare soavemente durante l'ascolto delle canzoni di Francesco.

 

 «Ma chi è 'sto Cesare? Ma chi lo conosce! Ma nun poi parlà come magni?». E Francesco, paziente, spiegava al tecnico del suono che non era necessario sapere per forza che si trattava di Cesare Pavese, che avrebbe potuto essere un Cesare qualsiasi, sotto la pioggia, ad attendere inutilmente il suo amore ballerina.”. Questo raccontava Lo Cascio del disco dove arrivano finalmente i violini.Quando esce “Alice non lo sa“, per Francesco è ancora fresca l’eliminazione dal “Disco per l’estate” del 1972, dove era arrivato ultimo con la sua Alice! Ma non gliene frega più di tanto: sente già che vento sta per tirare e quella sua partecipazione fu quasi una provocazione al mercato musicale italiano.Alla gara canora (perché di gara si tratta) partecipano, fra gli altri, i Nomadi con “Io vagabondo” (e non vincono nemmeno loro!), Giovanna con una canzone di Bennato “Perchè perché”, i Delirium di Fossati con "Haum”, Umberto  Balsamo con “Se fossi diverso”, Stormy Six con “Sotto il bambu”, Nada con “Una chitarra e un’armonica”.Vincerà Gianni Nazzaro con "Quanto e' bella lei", staccando la seconda classificata Orietta Berti con “Stasera ti dico di no” e i terzi classificati, i compagni di scuderia della It “I Vianella” con “Semo gente de borgata”. Le giurie bocciano anche grossi calibri come Gianni Morandi (Principessa), Patty Pravo (Io), Sergio Endrigo (Angiolina), Equipe 84 (Pullman), Romina Power (Nostalgia), Tony Renis (Un uomo tra la folla) e addirittura un certo Dalla Lucio, con un capolavoro che si chiamava “Sulla rotta di Cristoforo Colombo”.

 

Ah! Se Colombo potesse vedere quel che succede sulle rotte che aveva tracciato! Viene posto nell’oceano Atlantico il più grande cavo sottomarino del mondo in grado di permettere 1800 conversazioni simultanee; USA e Vietnam del nord e del sud firmano a Parigi l'accordo di pace dopo tredici anni dall'inizio della guerra, nonostante i sudvietnamiti continuino la loro lotta fino alla fine di aprile; ci governa Andreotti con una coalizione politica DC, PSDI, PLI e poi Rumor con DC, PSI, PSDI, PRI; una bomba esplode in mezzo alla folla davanti al portone della questura di Milano durante la cerimonia in memoria di Luigi Calabresi; Breznev si reca in visita negli Stati Uniti; il governo decreta il blocco dei prezzi per ventuno generi di prima necessità per combattere l'inflazione; rivolta e incendi a Regina Coeli a Roma e barricate sul tetto a San Vittore a Milano; a Napoli scoppia un'epidemia di colera che si estende fino in Puglia e Sardegna provocando il tracollo della pesca e dei mercati ortofrutticoli; in Cile l'esercito, guidato dal generale Pinochet, assalta il palazzo del presidente democraticamente eletto Allende, che viene ucciso. Molti anni dopo si scoprirà l'appoggio americano della CIA al golpe; i paesi arabi dell'Opec decidono di ridurre del 5% la produzione del greggio ai Paesi che appoggiano Israele fino a quando non abbandonerà i territori occupati; viene inaugurato ad Istanbul il ponte sul Bosforo che riunisce Europa ed Asia; il governo decreta provvedimenti di austerità, divieto di circolazione delle auto nei giorni festivi, chiusura alle 23 per TV e Cinema, bar e ristoranti; si registra ufficialmente in Italia il primo giovane morto a causa di un’iniezione di eroina; a Roma si svolge la più grossa manifestazione sindacale del dopoguerra: più di 200.000 metalmeccanici; muoiono Pablo Picasso, Pablo Neruda e Anna Magnani.E’ la grande stagione delle zattere, il periodo in cui siamo tutti più alti di almeno 3 o 5 cm per quei tacchi cubici. I maggiori rappresentanti sono I Cugini di Campagna. Indossiamo pantaloni a zampa d’elefante, lunghi cappottoni color amaranto o verde scuro che ci arrivano ai polpacci, camicie con colletti a punta e pullover colori militari con i gradi attaccatti addosso; camicioni etnici, camicie a fiori, foulard e bandane dalle stampe vivaci; orecchini a forma di cerchi enormi, anellazzi e ciondoli multicolori e appariscenti, cravatte grandi come lenzuoli. Portiamo i capelli lunghi sulle spalle ma curati, e con un accenno di frangettina sulla fronte alla Emerson Lake & Palmer.Ci intossichiamo con Zio Tom e Pepito, Cristallina Ferrero, le caramelle Dufour, la magnesia San Pellegrino, la Coppa del Nonno, il gelato a forma di piedone, il Duplo Ferrero, la Nutella, il formaggino Mio. E tutte queste briciole cascano sui sandaletti blu dei bambini, quelli con due buchi grandi e due piccoli.
Alla radio ascoltiamo Hit Parade di Lelio Luttazzi e Dischi caldi di Gian Carlo Guardabassi.
Spot da ricordare sono "Come mai non siamo in otto? Perchè manca Lancillotto. Arriva Lancillotto, arriva Lancillotto, succede un quarantotto e tutto a posto va"; Dixan e il suo Mister X; El Merenderoooo!!!, L'è lì l'è là, l'è là che aspettava Miguel"; il rabarbaro Zucca con la gheisha che si mette in posizione per formare una Zeta; "Pun...pun... appuntamento yeeeess, appuntamento con Punt e Mes!", 'La carne Montana che stringo, alé, vengon tutti a mangiare con Gringo' e …"Cimabue, cimabue, fai una cosa e ne sbagli due. Eh, che cagnara, sbagliando si impara !"Leggiamo Topolino, Gruppo TNT, l’Intrepido e il Monello con le storie di Billy Bis e Lone Wolf, Il mare colore del vino, Le ore, Playman e Playboy, Soldino, Lupo Alberto, Il Gabbiano, Nonna Abelarda, Tiramolla, Geppo, Zoe e Arturo, Cucciolo, Il grande Blek, Capitan Miki, Caro Michele, L’Osservatore Romano.In televisione c’è A come Andromeda e A come Agricoltura, L'uomo e il mare di Bruno Vailati e Jaques Costeau con la sua Calypso, Io Agata e tu, Senza Rete, Doppia Coppia, il Pinocchio di Comencini, Eneide, E.S.P., Rischiatutto, Paolo Villaggio con il suo cammello di pelusche, la Canzonissima con Loretta Goggi, Le sorelle Materassi, Ironside, Zorro. Programmi lenti, presentatori educati e in smoking, pubblico che sta compostamente seduto al proprio posto, quasi nessuna parolaccia. E questo avviene anche allo stadio.Infatti la domenica sera Alfredo Pigna ci racconta che al mitico Comunale di Torino la Juve vince lo scudetto con Carmignani, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Capello, Anastasi, Cuccureddu, Bettega (All. Wickpalek) e che a Salonicco il Milan vince la Coppa delle Coppe con Vecchi, Sabadini, Zignoli, Biasiolo, Rosato, Schnelinger, Sogliano, Benetti, Bigon, Rivera, Chiarugi. Felice Gimondi nel ciclismo e Novella Calligaris nel nuoto sono campioni del mondo.
Di moda vanno l’alano e il volpino, i jeans Fiorucci, la chitarra elettrica, scrivere “vogliamo la pace e non la guerra” negli ultimi riflessi dell’era dei figli dei fiori, i viaggi con zaino in spalla e tanta voglia d'avventura per le capitali europee. Ma pensiamo anche a tirare calci al pallone (con i Supersantos, Supertele e San Siro) negli oratori delle parocchie dopo il piccolo ricatto del parroco: “o servite messa e cantate ‘Resta con noi Signore la sera’ o non vi faccio giocare”. Ritornando a casa giochiamo ancora: il Piccolo Silvan e il piccolo chimico, il miniflipper, le automobiline della Bburago e della Polistil, le radioline walkie talkie, i chiodini colorati, l'album di Nick Carter, i trenini della Rivarossi che coinvolgono anche i papà accovacciati a quattro piedi, mentre fumano le Nazionali semplici, le Colombo, le President, le Calipso, le Tre Stelle, le Super senza filtro. Le loro ginocchia reggono bene perchè si posano su qualcosa di morbido: la moquette! Distese interminabili di moquette, preferibilmente acrilica e con colori sgargianti, dove gli acari vivono indisturbati e non sono ancora l'incubo delle casalinghe.Il Premio Strega va a Manlio Cancogni con “Allegri, gioventù” e il Campiello va a Carlo Sgorlon con Il trono di legno.E i cinema? Chi dimentica i cinema dei nostri ricordi? Si entra dentro la sala fin dal primo pomeriggio, le sedie di legno vuote, il silenzio, la maschera che spruzza la lavanda e chiude le tende, la luce rossa “toilette”, il pacco di popcorn già finito durante i trailers. 

A volte vedevamo le pellicole già cominciate e, per capire la trama, si restava lì ad aspettare la proiezione successiva per guardare il resto (e anche di più). E allora nei cinema si poteva anche fumare! All’uscita, la cassiera, alla quale è affidato anche l’ingrato compito di valutare, dalla corporatura, i ragazzini per stabilire se abbiano o no diciott’anni, ci ricorda un po’ la tabaccaia grassona dipinta in quel geniale affresco autobiografico che è l’Amarcord di Federico Fellini. Ma vediamo pure La stangata, Sussuri e grida, Paper Moon, L’esorcista, Il Padrino parte II, Effetto notte, Jesus Christ Superstar, Anastasia mio fratello, Polvere di stelle, Il delitto Matteotti, Film d'amore ed anarchia.Viaggiamo con la Lancia Fulvia Coupè Montecarlo, il motociclo Ciao, le moto Gilera, la Fiat 127 special, l’Alfa Sud, l’Autobianchi A112, la Mini Minor modello Traveller con i bordi di legno, la Fiat 128 (preferibilmente verde); la Fiat 850 Sport, l’Audi, la Citroën CX, la Simca 1307 e la Porsche 911 (chi può).Peppino di Capri vince a Sanremo con “Un grande amore e niente più”, allo Zecchino d’oro vince "La sveglia birichina" e al Festivalbar vince Mia Martini con “Minuetto”.Nella musica il Glam contagia anche Lou Reed, che pubblica "Transformer"; Allman Brothers Band, Grateful Dead e Band suonano dal vivo a Watkins Glen davanti a una platea di seicentomila spettatori; Tom Waits pubblica "Closing Time" e Mike Oldfield "Tubular Bells". Il film "American Graffiti" di George Lucas lancia il revival musicale anni 50 e 60. Pete Townshend degli Who crea la sua seconda opera rock: "Quadrophenia", dalla quale viene poi realizzato un film sulla società dei giovani mods inglesi degli anni 60. L'elettronica comincia a poco a poco a prendere il sopravvento, le chitarre diventano più distorte, più tirate, l'hard rock, sempre più esasperato, lascia il posto alla prossima tendenza dell'Heavy Metal. Arriva una nuova generazione di cantautori americani: James Taylor, Carole King, Carly Simon e il giovane Bruce Springsteen, uno dei musicisti in grado di trasformare il sentimento di un'intera generazione in un "suono" introducendo il modello del cantautore degli anni Ottanta. In Italia spopolano i Pooh con un album che entra a far parte della storia: Parsifal. Lucio Battsti è all’apice della sua carriera.Ascoltiamo Crocodile rock, Questo piccolo grande amore, Il mio canto libero, La collina dei ciliegi, Minuetto, Io e te per altri giorni, He, My love, Infiniti noi, Harmony, Daniel, You're so vain, Tu nella mia vita, Un sorriso e poi perdonami, Una serata insieme a te, Io perchè io per chi, Happy 'Xmas, Come sei bella, Get down, Ciao mare, Un'estate fa, La spagnola.
Gli album più venduti in Italia sono Il mio canto libero, Il nostro caro angelo, The dark side of the moon, Don't shoot me I'm only the piano player, Dettagli, Pazza idea, Parsifal, Sempre, Questo piccolo grande amore, Dalla Bussola n. 2, Alessandra, 16ma Raccolta Fausto Papetti, 15ma Raccolta Fausto Papetti, Gira che ti rigira amore bello, Caravanserai, Who do we think we are, Storia di un impiegato, Felona e Sorona, Goats head soup Rolling Stones, Del mio meglio n. 2 Mina.
Ma la puntina la poggiamo anche su dischi come Octopus, Tapestry, Logging & Messina, Felona e Sorona, Crazy Eyes, Your mother wan’t like me, For you pleasure, Secrets, Close to the edge, Non farti cadere le braccia, Il giorno aveva cinque teste, Opera buffa, Le cose della vita.La palma di Tormentone dell’estate va a Pazza idea, di Patty Pravo. Si è detto del disco: “Non sapevo se lo avrei fatto o no questo disco, perchè dopo "Theorius Campus" ero stato abbastanza emarginato all'interno della IT. Comunque stavo bene, mi ricordo che dopo "Theorius Campus" andai in Grecia, l'estate feci le vacanze e un po' di canzoni le scrissi a Patmos. Ci sono poi gli arrangiamenti che facemmo insieme io e De Angelis, con molte ingenuità musicali: le ritmiche sono suonate in maniera accademica, non c'è nessuna invenzione né il minimo di fantasia nella realizzazione di queste cose: gli strumenti si limitano ad accompagnarmi, sono un sottofondo; invece nelle cose nuove sento che c'è un fatto musicale più vivo. Questo nuovo modo di usare la musica dipende dall'aver conosciuto molta gente, perchè ho suonato in giro e perchè quando hai la disponibilità della sala di incisione e ti pagano i musicisti, cambi tu stesso modo di scrivere la musica, ti viene spontaneo cambiare, quindi di divertirti un po'.”

 

 

http://www.rimmelclub.it/storia/storia.htm

 

 

Quando esce "Alice non lo sa", per Francesco è ancora fresca l'eliminazione dal "Disco per l'estate" del 1972, dove era arrivato ultimo con la sua Alice! Ma non gliene frega più di tanto: sente già che vento sta per tirare e quella sua partecipazione fu quasi una provocazione al mercato musicale italiano. Alla gara canora (perché di gara si tratta) partecipano, fra gli altri, i Nomadi con "Io vagabondo" (e non vincono nemmeno loro!), Giovanna con una canzone di Bennato "Perchè perché", i Delirium di Fossati con "Haum", Umberto Balsamo con "Se fossi diverso", Stormy Six con "Sotto il bambù", Nada con "Una chitarra e un'armonica", I Nuovi angeli con "Singapore", Gli alunni del sole con "Un ricordo", Patty Pravo con "Io".

 Vincerà Gianni Nazzaro con "Quanto e' bella lei", staccando la seconda classificata Orietta Berti con "Stasera ti dico di no" e i terzi  classificati, i compagni di scuderia della It "I Vianella" con "Semo gente de borgata". Le giurie bocciano anche grossi calibri come Gianni Morandi (Principessa), Patty Pravo (Io), Sergio Endrigo (Angiolina), Equipe 84 (Pullman), Romina Power (Nostalgia), Tony Renis (Un uomo tra la folla) e addirittura un certo Dalla Lucio, con un capolavoro che si chiamava "Sulla rotta di Cristoforo Colombo". Gianni Nazzaro partecipava alla manifestazione per la seconda volta, e non era di ottimo umore. Si sentiva trascurato dalla casa discografica, a vantaggio del conterraneo Massimo Ranieri. "Siamo due scugnizzi nati e cresciuti a Napoli, tutti e due abbiamo fatto la fame, tutti e due siamo giunti al successo dopo aver molto tribolato, tutti e due interpretiamo suppergiù lo stesso genere di canzoni. Forse proprio per queste ragioni nella stessa casa discografica uno di noi è di troppo. E quell'uno sono io. In ogni occasione, chi va avanti è lui. Ed io sono il numero 13 in panchina, come si dice nel linguaggio calcistico". Ranieri replicò: "A Napoli si dice: 'C'è sole per tutti'". Nel giugno 1972, con Ranieri lontano dalla ribalta perché impegnato nel servizio militare, il "numero 13" riuscì ad affermarsi al Disco per l'Estate e in hit-parade. Ma quindici anni dopo, l'antico rivale si rifece con gli interessi: nel 1987 infatti Nazzaro si presentò alla commissione selezionatrice del Festival di Sanremo, e ne venne scartato. La canzone da lui presentata era 'Perdere l'amore': l'anno dopo sarebbe stata la vincitrice del Festival, cantata da Ranieri.

 

 

 

 

 

ALICE

 

Alice guarda i gatti

e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta.
Irene al quarto piano e li tranquilla
che si guarda nello specchio

e accende un'altra sigaretta.
E Lilì Marlene, bella più che mai

sorride e non ti dice la sua età
ma tutto questo Alice non lo sa.

Ma io non ci sto più

gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito

oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio

e lui lo sa
non è così, che se ne andrà.
Alice guarda i gatti

e i gatti muoiono nel sole,
mentre il sole

a poco a poco si avvicina.
E Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore

il suo amore, ballerina.
E rimane lì

a bagnarsi ancora un po'
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più....

Alice guarda i gatti

e i gatti girano nel sole
mentre il sole

fa l'amore con la luna.
Il mendicante arabo

ha qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna.
Non ti chiede mai

pane o carità
e un posto per dormire

non ce l'ha
ma tutto questo Alice, non lo sa.
Ma io non ci sto più....

 

 

Quando ho scritto la prima strofa di "Alice" non sapevo da che parte avrebbe tirato l'ultima. Però volevo fare una canzone su una persona incoscienìe. Anche la scelta del nome non è una scelta a caso solo perchè Alice suona bene, è un riferimento letterario anche quello. 

E poi c'è l'episodio del "Cancro nel cappello" censurato dalla Rai; mi hanno chiesto esplicitamente di cambiare quella parola. Loro mi dissero: "se non la cambi, questa canzone noi non te la trasmetteremo mai", quindi lo chiesero. Mi dissero che siccome la canzone doveva andare in onda verso mezzogiorno, la gente che mangìava non aveva voglia di sentir parlare di cancri. La parola cancro infatti è una parola proibita, da noi non si usa. Fa paura, fa sgomento, ti fanno cantare culo ma cancro no; è peggio della sifilide. In una famiglia per bene non si dice. E la Rai, come tutti sanno, è una famiglia per bene.

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"...alla fine "Alice" cominciai a non sopportarla più perché durante le serate tutti me la chiedevano dall'inizio alla fine, come se fosse l'unica canzone che avessi mai scritto... io invece pensavo che anche tutte le altre fossero delle buone canzoni... e così a poco a poco cominciai ad odiare il fatto che la gente voleva sentire "Alice" solo perché l'aveva sentita un paio di volte alla radio e questo era l'unico motivo per cui gli piaceva. Ecco, mi dava fastidio questa grande forza che aveva la radio (o la televisione) nel determinare i gusti della gente. Poi in realtà io credo che "Alice" sia una bella canzone ma mi seccava passare per "quello che cantava Alice". Oltretutto non era nemmeno una di quelle canzoni che si dicono scritte di getto; avevo fatto la musica sei mesi prima di riuscire a metterci le parole e questa cosa non mi piaceva. Ancora adesso credo che le canzoni non andrebbero scritte in quel modo, salvo eccezioni. ...Anche adesso non è una canzone che faccio volentieri nei concerti. Troverei assurdo rifarla come è nel disco, ma non credo che possa sopportare altri arrangiamenti e allora forse è giusto che se ne stia lì, dove chi vuole se la può andare a sentire ...Credo che nacque in quel periodo questa storia dell'"ermetismo". Io non l'ho mai capita questa storia, mi sembra una forzatura critica un po' grossolana: se proprio dovessi dire che "Alice" somiglia a qualcosa direi che somiglia a una poesia Dada o a un quadro cubista."

.....Siamo andati al bar e il tecnico del suono, che quindi aveva lavorato su tutto il disco, per il bene del whiskey diceva: <<Ma perché devi parlare così? Ma perché non mi devi far capire quello che stai dicendo?>>, diceva: <<Ma chi è 'sto Cesare? Ma chi lo conosce? Ma se io non ho studiato non so che è Cesare Pavese>>, perché qualcuno gliel'aveva detto. <<Ma come faccio a capirlo?>>. E Francesco diceva: <<Ma non è importante che sia Cesare Pavese. Cesare Pavese lo è perché io l'ho presa da lì la storia >>.

 

    




Io ero molto contento di andarci, cioè l'avevo chiesto io di andare al "Disco per l'estate"; perché volevo andare per radio e il "Disco per l'estate" sai come funziona, garantisce un certo numero di passaggi radiofonici e rimasi molto male quando mi buttarono fuori subito perchè speravo di andare alla finale a Saint Vincent; poi a conti fatti sono felice di non esserci andato perchè mi è molto convenuto. Comunque "Alice" fece più o meno quello che aveva fatto "Roma Capoccia" con Venditti, cioè mi fece conoscere ad un pubblico abbastanza vasto; cominciai a fare le serate, e durante le serate mi accorsi che la gente non voleva solamente "Alice", ma voleva sentire anche le altre canzoni del LP. Andai a vedere le vendite e vidi che il LP aveva venduto 6.000 copie e il 45 giri 2.600, allora cominciai a capire che la cosa girava bene, che l'interesse per me non era legato al "Disco per l'estate", ma andava oltre.

 

 

1940

(Francesco De Gregori)


Mia madre
aspetta l'autobus
nell'estate cominciata da poco
e il mattino la veste di bianco.
E la gente
che legge i giornali
sta parlando dell'uomo coi baffi,
l'altro ieri è arrivato a Parigi.
E la gente
cammina eccitata
sta ridendo
e pensando a domani
partiranno con gioia
anche loro.
I soldati bevono birra
e corteggiano donne francesi
non è vero che siano
diverse.
Cosa importa
se sono lontani,
dai cortili
che li hanno cresciuti,
oramai questa terra è loro.
E cantando
attraversano il ponte
che fra un poco
faranno saltare
e il fiume li guarda, passare

Non è facile spiegare come si scrive una canzone; in realtà non lo so nemmeno io. È un prodotto artistico, e come tutti i prodotti artistici nasce dall'ispirazione. L'ispirazione è misteriosa, chissà da dove viene e perché viene... A volte viene perché qualcuno ti dice una frase, ti racconta qualcosa, a volte perché hai letto un libro, hai visto un film. Direi che nel mio caso alla base c'è questa mia passione dilettantesca per la storia contemporanea. Io ho interrotto i miei studi universitari, ma sono stato affascinato dalle letture che ho svolto in quel periodo, e poi gli sono andato appresso, continuando poi nella mia vita successiva a leggere libri di storia o libri legati alla storia. Per cui di base sicuramente c'è una mia predisposizione a interessarmi di storia piuttosto che di geografia, ecco, altrimenti avrei scritto canzoni geografiche. Però l'ispirazione in sé... che ti posso dire, 1940, che è una delle mie più antiche canzoni, che parla dell'entrata in guerra dell'Italia, mi è venuta in mente perché mia madre mi raccontò, forse nemmeno stimolata da me, il suo giorno, il suo 10 giugno del 1940. Mi raccontò dove era, lei stava aspettando l'autobus e non capiva niente, come molti italiani dell'età di mia madre allora non capivano niente di politica, di guerra, non sapevano a cosa sarebbero andati incontro, pensavano che tutto sarebbe stato facile. Quindi, questo racconto fatto dalla madre probabilmente può suscitare, toccare le corde molli, l'animo di un artista e tradursi in canzone. CONOSCERE IL PASSATO ATTRAVERSO LE CANZONI – DAL SITO UFFICIALE SONY)

 

   

Anche in questa seconda fase il Dott. Micocci non badò a spese. Michele Mondella diede il meglio di se stesso e stese un piano promozionale veramente importante. Innanzi tutto fu deciso di proporre Francesco al Disco per l'Estate con il brano Alice. Qualcuno mi disse che Francesco partecipò a questa manifestazione al posto di Rosalino Cellamare che, reduce dal successo de Il Gigante e la bambina, aveva realizzato un bel long-playing con belle canzoni sul tema dell'infanzia. Mi dissero anche che ciò irritò moltissimo Lucio Dalla che a quel tempo cercava di aiutare in tutti i modi Rosalino a emergere. Si dice che formulò le sue proteste in modo tangibile ed esplicito, ma noi, persone adulte, certamente non diamo alcun peso ai pettegolezzi, e quindi abbandoniamo prontamente l'argomento. L'uscita del disco e la partecipazione di Francesco al Disco per l'Estate furono annunciate in un incontro con la stampa curato da Michele in tutti i particolari. Il Dott. Micocci mi disse che aveva intenzione di regalare a tutti i giornalisti una bambolina tipo Barbie vestita solo di un nastro intorno ai fianchi, per rappresentare la signora Aquilone esattamente come nel bel disegno di Alvise Sacchi nella busta intema, e realizzarla in modo da poter essere inserita sul pemo centrale del giradischi onde danzare soavemente durante l'ascolto delle canzoni di Francesco. Non so se questo piano efferato sia stato portato a termine perché non partecipai a quella presentazione, ma mi auguro vivamente di no. Madrina della manifestazione fu una giovane ed esordiente attrice, Pia Giancaro. Ricordo di avere visto da qualche parte una fotografia del rinfresco offerto in quell'occasione: Francesco con i pugni serrati, lo sguardo torvo seduto a fianco dell'attrice illuminata dai propri sorrisi. Sembra anche che fu in quell'occasione che Francesco diede avvio alla sua ormai mitica ruvidità nei confronti dei giornalisti. Per la scuderia di Micocci prendevano parte al Disco per l'Estate anche i Vianella. Qualcuno, desiderando esprimere un augurio sincero e realistico disse: "Auguro ai Vianella di arrivare primi e a De Gregori, di arrivare almeno ultimo tra i primi". Al che Francesco rispose: "Veramente io mi auguro di arrivare primo tra i primi e che i Vianella arrivino ultimi tra gli ultimi".

 

 

 

 

BUONANOTTE FRATELLO


Ho visto torri alte un paradiso crescere sopra isole deserte.
Dov'eri tu quando parlavo tanto ed ero solo come una bestemmia.
Torre d'avorio pura nella notte cristallizzato nella tua agonia.
Dov'eri tu vestito da scolaro quando dormivo senza avere sogni.
Dov'eri tu e il tuo sorriso onesto dov'eri tu col tuo vestito hippy.
E il tuo ospedale per i cuori infranti chiusi dentro al cassetto insieme al vino.
Dov'eri tu con il tuo buonumore Tu mi stavi ammazzando,
tu mi stavi ammazzando
con amore.
Ed io dormivo dove era più freddo, dentro al mio pozzo ormai senza pudore.
Con il mio cuore stranamente nudo e mi dicevo

adesso si che sto crescendo e invece era soltanto una stazione,
certezza necessaria e sufficiente. utile tutt'al più per affogare, 

per liberarmi da un vestito stretto ed indossarne uno un po' più largo.
Dov'eri tu che mi dicevi sempre, guarda che bello
come siamo pazzi.
Dov'eri tu quando restavo zitto ed ero ingenuo come una bestemmia.
Dov'eri tu con la pace nel cuore. 

Tu mi stavi ammazzando...
E adesso guarda ho rotto il mio orologio e ho costruito la mia stanza a specchi.
E cullo il mio suicidio come un bimbo, che aspetta il giorno che verrà Natale.
E non invidio la tua casa bianca, dove resisterai fino a cent'anni.
per finire su un letto di granito con il conforto della tua coscienza.
Le mani nette e il cuore di cristallo e i cani abbaieranno a mezza voce.
Io forse allora non sarò più niente, solo una "x" nel ciclo dell'azoto.
Se c'è un inferno mi saprà ascoltare.
Buonanotte fratello, buonanotte fratello, con amore

Buonanotte fratello, che riprendeva e trasfigurava il contenuto di alcune nostre discussioni nelle quali Francesco mi metteva in guardia circa il mio atteggiamento verso il prossimo. Sosteneva infatti che dietro la mia estrema disponibilità non vi fosse una reale capacità di partecipare alla vita interiore dei miei amici, e che pertanto in caso di necessità non ero in grado di fornire un vero aiuto. Scherzosamente mi diceva che se fossi stato un farmaco sarei stato un anestetico e non un lassativo.

(Giorgio Lo Cascio)

 

 

 

 

 

 

Proprio in questo periodo Comencini stava girando il film Pinocchio, con attori magnifici, un Manfredi in splendida forma e di grande umanità, Franchi e Ingrassia la cui bravura e il cui spessore ancora erano ignoti a tutti a causa del genere di film che li avevano portati al successo e molti altri, per uno dei prodotti più belli che mamma RAI avesse messo in cantiere. Manfredi era in contatto con il Dott. Micocci in quanto aveva inciso con discreto successo il famoso brano di Petrolini Tanto pe' cantà, così chiese se ci fosse stata una canzone da inserire nella colonna dello sceneggiato. Micocci ne parlò con Francesco che in un lampo scrisse una canzoncina deliziosa che fu subito accettata con entusiasmo. Francesco inoltre accettò di rinunciare alla patemità di quel brano anche dal punto di vista dei diritti, e ne fece dono al simpatico attore.
Il tema Pinocchio e' quello piu' noto, suonato spesso in trasmissioni tv e ripreso qualche anno fa anche in versione disco. Il tema Geppetto e' il mio preferito, e
fu anche la musica della canzone "La storia di Pinocchio", dal bellissimo testo scritto e cantato dallo stesso Nino Manfredi. La canzone di Pinocchio e' la sigla finale dell'ultima puntata e fu incisa su 45 giri. 

Eccone il testo:
Com'e' triste l'uomo solo / che si guarda nello specchio / ogni giorno un po' piu' vecchio / che non sa con chi parlare / passa giorno dopo giorno / senza avere senza dare / Quando il sole va a dormire / ed il cielo si fa scuro / resta solo una candela / ed un'ombra sopra il muro / Per non essere piu' solo / mi son fatto un burattino / per avere l'illusione / d'esser padre di un bambino / che mi tenga compagnia / senza darmi grattacapi / che non usi la bugia / come pane quotidiano / e che adesso che son vecchio / possa darmi anche una mano./ Com'e' stato lo sapete / e' la storia di Pinocchio / naso lungo e capo tondo / che va in giro per il mondo / e pretende di pensare / e su tutto ragionare. / Chi mi dice di ascoltarlo / chi mi dice di punirlo / ma non so che cosa fare / non e' facile educare / lui non vuole andare a scuola / lui non vuol lavorare / debbo dirvi in confidenza / che com'e' non mi dispiace / m'e' riusciuto proprio bene / piu' lo vedo e piu' mi piace.

 

 

 

(De Gregori-Alice non lo sa)  

 

I MUSICANTI

I musicanti accordano il violino,
stasera suoneranno sulla luna.
E non importa niente

se la gente del caffè
non capirà

la loro anima,
i musicanti non piangono mai.

 

 

 

 

 

(De Gregori-Alice non lo sa)  

 

IL RAGAZZO


Il ragazzo ha capelli rossi
ed occhi blu.
Pantaloni corti
ed uno strappo proprio lì.
Amici nel quartiere non ne ha,
e quando va a giocare, dove va?
Il ragazzo, sale molto spesso sopra un albero e sa.
Sceglie un ramo e cerca il punto esatto
dove muore la città.
E' quasi ora di cena quando viene giù,
suo padre ormai
non lo capisce più.
E con gli occhi dentro il piatto lui,
mangia molto ma non parla mai.
Ha una luce strana
dentro agli occhi
che qualcuno l'ha chiamata cattiveria.
Ma poi
chissà la gente che ne sa,
chissà la gente che ne sa.
Dei suoi pensieri sul cuscino
che ne sa?
Della sua luna in fondo al pozzo, che ne sa?
Dei suoi segreti e del suo mondo.....
Il ragazzo cresce sempre solo

e non si sente solo mai.
Ha una voglia strana
in fondo al cuore
che nemmeno lui lo sa,
se sia paura o libertà se sia paura oppure libertà.
Il ragazzo sale molto spesso

sopra un albero e sa.
Tutto solo sopra un ramo
guarda il cielo,

forse anche più in la.
E' quasi ora di cena
quando viene giù,
suo padre ormai
non lo capisce più.
E con gli occhi dentro al piatto lui
mangia molto ma non parla mai.
Ha una luce strana
dentro agli occhi
e qualcuno l'ha chiamata cattiveria...

 

 

  

(De Gregori-Alice non lo sa)  

 

 

IRENE


Irene è alla finestra
e tanta gente per la strada
Irene è alla finestra
e tanta gente per la strada
Il mondo passa accanto a lei
e non la sfiora mai
con le mani aperte
il cuore aperto Irene guarda giù.
Irene è alla finestra
e tanta gente al suo suicidio
Irene è alla finestra
e tanta gente al suo suicidio
Con il telefono staccato
l'anima in libertà
come è grande il cielo
e come è piccola una donna, 

com'è grande il cielo...
Ed il traffico sta crescendo, mentre il sole se ne va
ed Irene sta sognando
cose che non sa.
Irene è alla finestra
e tanta gente per la strada
Irene è alla finestra
e tanta gente per la strada
il mondo passa accanto a lei
e non la sfiora mai 

con le mani aperte il cuore aperto Irene guarda giù.

 

  

 

Una volta avevo ascoltato in una discoteca una canzone che mi era rimasta in testa, mi era piaciuta tantissimo, ed era "Alice" di Francesco De Gregori. Nello stesso tempo mi era rimasta in testa una domanda: ma perché Alice guarda i gatti e non può guardare quel lampione là o non può guardare qualsiasi altra cosa, un sasso piuttosto che un cespuglio, un albero? E volevo chiederglielo, però non sapevo come, non lo conoscevo e avevo questa domanda da fargli... L'estate successiva scopro che sta  iniziando a lavorare con mio padre ad un album che era "Volume ottavo". Figurati, impazzisco, vado in Sardegna e me lo trovo lì, a casa. In pigiama. Che lavora con mio padre, seduto sul mio divano, con la chitarra, giovane, con la barba rossa, un po' fricchettone, era un grande e lo è tuttora, è una persona che stimo moltissimo, non soltanto a livello artistico, ma anche umano... E allora io prendo coraggio e vado da lui. Questo è il figlio di Fabrizio, Cristiano; piacere Francesco. Comincio alla larga, poi piano piano mi convinco e un giorno: Francesco, perché Alice guarda i gatti? Lui mi guarda con un occhio aperto e l'altro chiuso... Non mi risponde. E non mi ha mai risposto. Anzi mi ha risposto, però in un modo abbastanza inconsueto: cioè scrivendo una canzone, con mio padre. Si chiama "Oceano", e devo dire che io sono orgoglioso di questa canzone perché è stata dedicata a me. E' la risposta di perché Alice guarda i gatti. Al che non mi sono più sognato di fargli domande di questo genere.  

 

 

 

 

(De Gregori-De Angelis-De Gregori - Alice non lo sa)

 

 

LA CASA DI HILDE
L'ombra di mio padre

due volte la mia
lui camminava ed io correvo.
Sopra al sentiero di aghi di pino,
la montagna era verde.
oltre quel monte il confine,
oltre il confine chissà.
Oltre quel monte la casa di Hilde.
Io mi ricordo che avevo paura,
quando bussammo alla porta.
Ma lei sorrise, ci disse di entrare
era vestita di chiaro.
E ci mettemmo seduti

ad ascoltare il tramonto
Hilde nel buio, suonava la cetra.
Venne la notte

e mio padre dormiva
ma io guardavo la luna,
dalla finestra potevo toccarla
non era più alta di me.
E il cielo sembrava più grande,
ed io mi sentivo già uomo.
Quando la neve scese a coprire la casa di Hilde.
E il doganiere aveva un fucile quando ci venne a svegliare
disse a mio padre

di alzare le mani
e gli frugò nelle tasche.
Ma non trovò proprio niente,

solo una foto ricordo
Hilde nel buio, suonava la cetra.
Il doganiere ci strinse la mano e se ne andò desolato,
allora Hilde aprì la sua cetra

e tirò fuori i diamanti
e insieme bevemmo del vino,
ma io solo mezzo bicchiere.
Quando fu l'alba lasciammo la casa di Hilde.
Oltre il confine con molto dolore
non trovai fiori diversi.
Ma sulla strada

incontrammo una capra

che era curiosa di noi
mio padre le andò più vicino
e lei si lasciò catturare.
Così la legammo a una corda

e venne con noi.

 

La scrissi per Edoardo De Angelis perché una sera a cena mi raccontò di questa gita in montagna che aveva fatto con suo padre ed è esattamente come dice la canzone, tranne il fatto che il contrabbandiere non era suo padre ma una persona che loro incontrarono in questa casa di Hilde dove loro dormirono, e naturalmente non contrabbandava diamanti ma orologi. E quella notte mentre lui e suo padre dormivano, nell'altra stanza c'era questo contrabbandiere che credo scopasse con Hilde; arrivò la Guardia di Finanza che lo perquisì ma non trovò niente perché Hilde aveva nascosto gli orologi da qualche parte. Così mi raccontò Edoardo e io poi scrissi la canzone; infatti la firmò anche lui che mi aveva dato l'idea..

 

 

 

 

 

LE STRADE DI LEI


In fondo non importa
che i tuoi Santi siano molti
e che molti con un soffio
spegneranno la candela.
In fondo tu già sai
che domani è un giorno lungo
e che un altro verrà a dirti
di amare i tuoi pensieri.
e tu lo seguirai
come fosse uno sparviero
pauroso nell'orgoglio
della sua fragilità.
E tu stringi intorno ai fianchi

il tuo filo d'aquilone
la tua strada è molto lunga
forse non la seguirò.
Ed io vedo sulla porta
i tuoi capelli troppo fini
la tua strada è troppo vecchia
forse non la seguirò.
Tu cammini accanto all'onda
so che andrai così lontano,
e un bambino senza volto
si innamorerà di te.
E ci sono molte pietre
sul cammino di Maria,
e se tu che le raccogli
e le porti oltre la sponda.
E tu dici a chi ti incontra
che la notte è molto fredda
e se lui ti sfiora il braccio
tu sorridi e te ne vai.
E lui chiama per sapere
il tuo nome, la tua storia,
e tu dici non importa
ma se vuoi ti sposerò.
E lui è solo un disertore
, lui è solo un fuggitivo,
il suo corpo è una bandiera
, il suo corpo è una canzone.
E tu stringi intorno ai fianchi,
il tuo filo d'aquilone
e lui fuma il tuo ricordo,
e non seguirà il tuo treno.
E gli dai una vecchia copia
di un romanzo di Delly
e richiudi la sua porta
il suo oroscopo è scaduto.


 

Le strade di lei è al contrario indiscutibilmente un'overdose di metafore.  Dolcissima e malinconica, giocata delicatamente sul do maggiore e il la minore, colorata a pastello dalle voci intrecciate di un oboe e di una soprano, parla una lingua che posso comprendere potesse lasciare qualcuno perplesso.  

 

 

MARIANNA AL BIVIO
Cade pioggia e cade neve
non ho più la mia virtù
cosa quel bambino alla finestra.
Il dolore della gente
non riguarda la mia età
chiudo gli occhi

ed ogni giorno è sempre festa.
Anna è morta e Mario non c'è più
non hanno più parole.
Le canzone che scrivevo

non le riconosco più
sono l'ombra di un fantasma

che cammina
ma Suzanne

mi da la mano come prima.
Ho dormito troppo a lungo,
la montagna era stregata
da un poeta che

suonava un pianoforte.
Ho sognato le mie mani che sparivano nel buio
mentre Dio me le stringeva

un po' più forte.
Quattro porte quattro verità
e ognuna sorrideva.
E un palazzo di granito

con un uomo che gridava
e la luna che

sembrava una patata,
ma Suzanne non l'ho dimenticata.
E Marianna camminava

con il sole nei capelli
aggrappata a un paradiso di stagnola.
Ogni uomo che passava

ne toccava la sorgente
ma lasciava la sua anima da sola.
E la strada divideva

due esistenze parallele
l'orizzonte ne copriva la realtà.
E Marianna non sapeva

cosa fosse veramente
quel diamante

che stringeva nella mano
mentre il sole

la seguiva da lontano.
Cade pioggia e cade neve
chi ha guardato le mie carte
sa che forse la mia vita è già decisa.
Lilly Greco non capisce

ma che Dio lo benedica
tra un bicchiere

e una bistecca mi diverte.
Quattro porte quattro verità
e ognuna sorrideva.
E un palazzo di granito con un uomo che scriveva
e la luna che sembrava una patata,
ma Suzanne non l'ho dimenticata

 

è una canzone autobiografica piena di riferimenti, per esempio Venditti, "Il poeta che suonava il pianoforte", poi parlo di Lilli Greco, il produttore con cui avevo litigato. Suzanne della canzone di Cohen... dicevo: "Suzanne mi dà anche la mano", ero ancora legato a queste cose.

 

 

SAIGON


Donna giovane del Vietnam, come è strano coltivare il mare.
Quanti fiori ti ha dato già, quanti altri te ne potrà dare,
da qui a Saigon
la strada è buona.
Terra libera, terra scura, quest'autunno cambierai colore.
Con il vento sarà la pioggia che cadrà senza bagnarti il cuore,
da qui a Saigon
la strada è buona.
C'è mio figlio
che ha occhi grandi,
quando guarda verso Sud.
C'è il tramonto
che lo accarezza
quando guarda verso Sud
da qui a Saigon
la strada è buona.
Cerca il cielo attraverso i rami, cerca il cielo e lo troverai.
Sole nasce e sole muore ed il cielo non cambia mai,
da qui a Saigon
non cambia mai.
Cerca il cielo attraverso i rami, cerca il cielo e lo troverai.
Sole nasce e sole muore ed il cielo non cambia mai
da qui a Saigon non cambia mai da qui a Saigon non cambia mai...

 

 

 

 

 

SONO TUO


E' facile per me
vederti ancora
accanto ai nostri fiori
e al nostro vino.
Le labbra un po' socchiuse e un'aria troppo ingenua.
E' facile per me
pensare che eri strana
e che te ne sei andata, perché lo voluto io,
ma dove sei stanotte
amore mio.
Ho visto un grande ponte in riva a un grande mare.
Se uno lo attraversa
non può più ritornare
un cieco mi ha strillato, di averti vista lì.
Ma io non posso credere
che fossi proprio tu.
Dobbiamo bere ancora
insieme tu ed io,
ma dove sei stanotte, amore mio.
Seduto a un osteria
un efebo sospetto
beveva vino rosso
sporcandosi il colletto.
Poi mi hanno confidato
che era Rodolfo Valentino
voleva ritrovarti
ubriacandosi di vino.
Ma l'han buttato fuori, perché non credeva in Dio,
ma dove sei stanotte, amore mio.

 

 

    

SUONATORI DI FLAUTO


Al di là dell'innocenza

e al di là della pietà.
Al di là delle emozioni

e al di là della realtà.
Al di là dei lunghi inverni

e del povero che chiama,

la sua povertà,
nasceranno bambini

vestiti di cielo,
suonatori di flauto.
Al di là delle bottiglie

che ti portano lontano.
Al di là della pazienza

che ti fa morire piano.
Al di là dei pomeriggi,

in cui fabbrichi il tuo mondo,

che ti tradirà,
nasceranno bambini

vestiti di cielo,
suonatori di flauto.

 

Il mio primo fìglio, che chiamai Francesco in memoria del mio amatissimo nonno matemo, De Gregori fu chiamato a testimoniarne l'ingresso nella società umana, e in tale circostanza si presentò con i seguenti doni: un magnifico Graal d'argento massiccio e una canzone dal titolo Suonatori di flauto.

(Giorgio Lo Cascio)