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Prodotto da Vincenzo Mancuso
In copertina: Santiago del Cile, gennaio 1991 – foto di Francesco De Gregori |
Vincenzo Mancuso CHITARRE |
Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
Hanno inoltre collaborato:
Luigi Grechi AUTOARPA in La ballata dell'uomo ragno
Patrizia Giordano VOCE in Bellamore
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Orazio Maugeri FIATI |
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Stefano Senesi TASTIERE |
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Elio Rivagli BATTERIA |
Phil Palmer CHITARRA |
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Lalla Francia CORO |
Lola Feghali CORO |
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Guido Guglielminetti BASSO |
Lucio Bardi CHITARRA, MANDOLINO |
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Avevate
creduto davvero che avrebbe parlato d’amore? A leggere il titolo in
copertina c’è da pensare “non è che sia diventato peggio di
Iglesias?”. Se le intenzioni sono quelle di scoprirvi dentro vele
senza vento o cuori in pena allora è meglio
riporre il CD nel contenitore. In questo disco Francesco intende l’amore
nel senso più globale del termine, anche attraverso la rabbia. Amore è
anche la
Scendiamo
a terra e vediamo che succede nel mondo: John Major viene eletto premier
inglese. George Bush è il Presidente U.S.A.; ci governa Andreotti con
una coalizione politica DC, PSI, PSDI, PLI. L’Etna minaccia Zafferana
e si ferma a 200 metri dall’ingresso del paese; rivolta del popolo
nero a Los Angeles e carestia in Somalia; con il dopo-Craxi arriva il
Governo Amato
con una coalizione politica DC, PSI, PSDI, PLI e ce le dà di santa
ragione con una supermanovra da 93.000 miliardi per evitare la
bancarotta dell’azienda Italia; in Serbia, un Mig abbatte un
elicottero militare italiano; a Lisbona, la Cee riconosce le repubbliche
di Slovenia e Croazia; a Maastricht, i ministri degli Esteri, dell’Economia
e delle Finanze firmano l’accordo sul trattato dell’Unione europea;
a Milano, il presidente socialista del "Pio albergo Trivulzio",
Mario Chiesa, è arrestato mentre riceve una tangente di 7 milioni di
lire, una rata di una tangente per concedere l'appalto ad una ditta di
pulizie. E' l'inizio di "Tangentopoli”, un vero terremoto; a
Palermo vengono uccisi dalla mafia l’europarlamentare Salvo Lima e il
maresciallo Giuliano Guazelli; a Kabul è destituito e decapitato da
militari islamici, il presidente Mohammed Najibullah; si dimette il
Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; in Afghanistan il governo
dei mujaheddin impone alle donne l’uso del burqa; la mafia fa due
regali a Totò Riina: sull’autostrada di Palermo vengono uccisi il
giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli
Di moda va l’autoradio Clarion, l’agenda Smemoranda, il Chow Chow e il cane Corso, i viaggi in Tunisia e Marocco, la dieta mediterranea. E soprattutto andar per mercatini cercando anticaglie, affamati di un sangue blu che non possediamo e sfamandoci con ritratti di illustri sconosciuti spacciati per nostri antenati. Il
Premio Strega va a Vincenzo Consolo con Nottetempo, casa per casa e il
Campiello va a Sergio Maldini con La casa a Nord-Est Al cinema vediamo Il ladro di bambini, Gli spietati, Assolto per aver commesso il fatto, Cattiva, Il muro di gomma, Maledetto il giorno che ti ho incontrato, Lanterne Rosse, Thelma e Louise, Jhonny Stecchino, Morte di un matematico napoletano, Casa Howard, Scent of a woman e un’infinità di vacanze di Natale dei fratelli Vanzina e di Neri Parenti. Ma assistiamo anche alla consacrazione di una nuova generazione di attrici italiane: Cucinotta, Golino, Neri, Buy e Ferilli. Leggiamo L'età dei diritti, La casa a Nord-Est, Castelli di rabbia, Dylan Dog, Brendon, Focus, Newton, National Geographic Italia, Il Foglio. In
TV trasmettono I segreti di Twin Peaks, Non è la Rai, l'inviato al
tribunale di Milano Paolo Brosio, Beverly Hills 90210, corride, ragazzi
bagnati in piazza a stonare col Karaoke di Fiorello, processo Pacciani,
processo Cusani, Sgarbi quotidiani, la Piova 38: baciamo le mani. E poi
c’è il fantastico “Mai dire gol” della Gialappa’s, in cui
vengono lanciati comici straordinari come Aldo, Giovanni e Giacomo (John
Flanagan, Johnny Glamour, Nico, Rolando, I Bulgari, Rezzonico, Gervasoni
e il poliziotto Huber), Antonio Albanese (Alex Drastico, Epifanio,
Frengo e Stop, Pierpiero il giardiniere di Arcore), Paolo Hendel (Carcarlo
Pravettoni), Nella pubblicità i rasoi diventano ancora più micidiali. Se trent’anni fa il pelo aveva qualche possibilità di cavarsela, oggi per lui non c’è più scampo: appena tenta di uscire fuori dopo il primo taglio, arriva il secondo che lo scotenna facendolo ricadere giù, senza speranza. E se per caso accenna a dire “posso respirare?” c’è pronta la terza lama! Spot da ricordare sono ”…e chi sono io, Babbo Natale?; “l’uomo Del Monte ha detto sì”; i Levi’s 501 col modello che va in lavanderia a lavare i suoi panni e resta ad aspettare in boxer; il Kinder bueno prima dell'era della "ciccia e brufoli"; il Pinguino De Longhi di Orso Grigio, e infine alcuni strafirmati, rampanti e ignoranti dirigenti che esultano perché l'INA è in possesso di Palazzo Strozzi! E allora? Che ce ne frega? Meglio cambiar canale, meglio Fantozzi o la Pozzi o, al limite, Don Mazzi. Molto
spesso si cena fuori casa ed è ormai consuetudine festeggiare al
ristorante eventi personali o familiari. Elemento che modifica le
abitudini alimentari degli italiani è la paura di ingrassare. Inizia
così il “tormentone” delle diete e dei regimi dimagranti che si
possono reperire dappertutto, su giornali o riviste specializzate, in
trasmissioni radio o televisive. Sono, questi, anni marcati da un
sensibile Lo stipendio di un operaio è di circa 1.100.000 lire, un chilo di pasta costa 1280 lire e un litro di latte 1100. Viaggiamo con la Volvo 740, la Panda, la Punto, la Renault Clio, Nissan Micra, Ford Mondeo, Renault Twingo. A Sanremo vince Luca Barbarossa con Portami a ballare, il Premio Tenco lo vince Franco Battiato con Povera patria, allo Zecchino d’oro vince "Un Giallo In una mano" e al Festivalbar vince Luca Carboni con "Mare mare". Esordio di Tori Amos con "Little Earthquakes"; Esplode il fenomeno del brit-pop (Blur, Oasis, Suede, Pulp & C.); viene inventato il formato Mp3 per archiviare i brani musicali nei computer; si afferma il movimento post-rock; gli Oval inventano la glitch music; Jeff Buckley pubblica "Grace" e diventa uno dei nuovi idoli del decennio. L’anima
del punk riemerge con il grunge dei Nirvana, mentre stili di dance music
come la Techno si frammentano in un numero sempre più grande di
sottogeneri nell’ambito della cultura rave. Dalla multimedialità
fatta “in proprio” degli show underground si è passati a quella
ipertecnologica dell'era del digitale, che coinvolge svariati gruppi di
persone riuniti in contesti aziendali sovranazionali. Oggi, dietro le
quinte delle pop-star, c’è una task force di manager, tecnici del
suono, produttori, registi, tecnici In Italia nascono gruppi (come 99 Posse, Almanegretta; Banda Bassotti, Cyclone, Pitura Freska; Articolo 31, Casinò Royale; Mau Mau, Torino Posse) che nascono e si trasformano, volutamente, nello spazio di pochi mesi. I loro ritmi mischiano in maniera originale il raggae e il rap e i loro testi sono prevalentemente orientati alla rivendicazione sociale e politica, contro il razzismo e il dominio del potere. Ascoltiamo Don't let the sun go down on me, Why, Non amarmi, Mare mare, Please don't go, La forza della vita, One, Human touch, My name is Prince, In the closet, Better days, Ci vuole un fisico bestiale, Non m'annoio, Deeper and deeper, Jam, Knockin' on heaven's door, Brutta, Leap of faith, Come una Turandot, Do it to me. Gli album più venduti in Italia sono Carboni, Greatest hits II Queen, Miserere, Hanno ucciso l'Uomo Ragno, The one, Dangerous, Achtung baby, Live at Wembley, I ricordi del cuore, Napoli punto e a capo, Back to front, Tears roll down, Love deluxe Sade, Human touch, Lorenzo 1992, Come l'acqua, The Freddie Mercury album, Unforgettable with love '86, Diva, CANZONI D'AMORE, Good as I Been to You, Lindbergh Tormentone dell’estate: Hanno ucciso l’uomo ragno, degli 883 |

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L’Esperanto, la lingua universale vagheggiata e mai (per
fortuna) realizzata, comprensibile a tutti. Nell’ultima canzone De Gregori
spiega il suo percorso, come attraversa il suo tempo difficile, con le domande
(quelle con cui si apre la canzone) senza risposta. Ed è la musica, << "Solo rendendoci disponibili ancora una volta anche dopo cinquecento o cinquanta anni a farci scandalizzare nuovamente potremo dire di aver fatto un buon uso del nostro passato". Perché abbia un senso la memoria del passato deve essere
intimamente connessa al presente, deve essere un utensile per la sua decodifica,
uno strumento per preparare, per quanto è possibile, il futuro. Una memoria del
passato che non sia "operativa" in questo senso avrebbe al massimo un
valore documentario e probatorio indispensabile dal punto di vista
storiografico, certo, ma altrettanto certamente inutile e inagibile dal punto di
vista storico e politico. Chi attraversa oggi la linea d’ombra dei quarant’anni o li ha da poco superati appartiene a quella generazione, la prima, che non ha conosciuto la guerra e il dopoguerra se non dai racconti dei fratelli maggiori, dei padri o delle madri. Le città che hanno accolto l’infanzia di quelli come me, nati negli anni cinquanta, già cominciavano a cancellare le ferite dei bombardamenti. Dove una volta era crollato un palazzo ora vedevamo piantare le tende di un circo o di un Luna Park. Finivano sulle cronache dei giornali (anche se non erano casi troppo rari) coloro che giocando su un prato di una periferia venivano dilaniati da una bomba inesplosa. La guerra guerreggiata era ormai un residuato e l’Italia, anche se forse non lo sapeva, aveva già preso la sua rincorsa per quello che da lì a qualche anno si sarebbe chiamato "boom". Avevano già cominciato a parlare e a camminare, e a leggere e a scrivere, tutti quelli nati dopo il ’45, tutti quelli nati dopo la Liberazione dei vari ampi di concentramento nazisti sparsi in Europa, tutti quelli che hanno superato da poco i quaranta e si avviano oggi verso i cinquant’anni di età. E chi oggi non ha ancora vent’anni? Cosa sa (cosa gli è stato insegnato) di quella guerra e di quei campi? DELL’AMORE DI ALTRE CANZONI – MONTI – 2004) |
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Passa
correndo lungo la stradale un autotreno carico di sale. che sembra un diavolo. che già confonde la notte e il giorno e la partenza con il ritorno e la ricchezza con il rumore ed il diritto con il favore e l'innocente col criminale
ed il diritto col Carnevale. e nei vapori della benzina. Diventa musica nella mattina.
E meraviglie Sudamericane e companatico senza pane. Passa correndo lungo la stradale....
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Bellamore,
bellamore, non mi lasciare. Bellamore, bellamore, non mi dimenticare.
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Oggi è un giorno che vale la pena guardarsi alle spalle, io nemmeno probabilmente, starei cantando.
Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati,
e non c'è porto dove scampare al tribunale del mare.
il nome e il prezzo che ti stanno dando?
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"Ma come si fa a dire "i cantautori"? A parte il fatto che è una parola spuria (come diceva Michele Straniero), bruttissima, come "doppiobrodo" o "maxicono". Poi, è come dire "i giornalisti" o "i magistrati". E invece ciò che è vero per alcuni non lo è per altri. Questa generalizzazione la dice lunga sul grado di approssimazione con cui ci si accosta, in genere, al mondo della musica leggera. La buona canzone è come la buona letteratura: rimane come il segno del tempo". Così la pensa Francesco De Gregori, cantante e autore fra i più importanti della scena italiana dell'ultimo quarto di secolo. Che anche su un altro argomento va controcorrente. Dice infatti: "Non sopporto chi dice che la canzone è poesia. A volte ti puoi sbarazzare di uno dandogli del poeta Un conto è dirgli che è comunque un narratore, un altro è pretendere che i suoi versi conservino un senso anche se avulsi dalla musica". Ma la molla per scrivere come scatta? "Bisogna parlare delle cose che fanno parte della vita. Se leggi un giornale e prendi parte a un fatto, non vedo perché non puoi scriverci sopra una canzone. Così come la fai su una donna che ami e ti ha lasciato. La musica deve avere anche contenuti civili". E noi, in quanto a civiltà come stiamo? "Male. Anche le piccole illegalità stanno dietro alla generazione del nostro paese. Perché le tangenti sono un fatto grave, ma anche lasciare l'auto chiusa a chiave in seconda fila non va bene. La rinascita italiana può partire anche dalla riscosperta di questi codici elementari di convivenza civile. Non c'è molta differenza tra chi non paga le tasse e chi passa col rosso: alla base c'è sempre una mancanza di rispetto per gli altri". Intanto si parla molto di libertà... "Ci sono libertà che abbiamo guadagnato, altre che abbiamo perso. Quella di non trovare la macchina spaccata, di non avere la porta blindata, di poter mandare i figli in una scuola pubblica che funzioni davvero, quella di farci curare in un ospedale. L'Italia può migliorare modificando certi comportamenti individuali". La canzone può far poco...
"Le canzoni sono testimonianza di un disagio o di uno stato di insoddisfazione. Comunque di una reazione a ciò che ti circonda. L'artista lancia sempre segnali di allarme, a volte anche senza rendersene conto". De Gregori, a Lei sarebbe piaciuto fare qualcos'altro? "Qualsiasi scelta totale toglie sempre qualcosa. Questo è un mestiere che non lascia spazio per gli hobby, forse perché è esso stesso un hobby. Ci sono di certo cose che avrei voluto fare, ma che ho trascurato perché troppo assorbito dalla musica". Qualcosa che ha a che fare con i libri? "La letteratura è un corredo fondamentale della mia vita. Un futuro senza libri sarebbe triste. E come tutti quelli innamorati di una cosa, ho sognato anch'io di passare dall'altra parte. Anni fa avevo fondato persino una piccola casa editrice". L'America è ancora un mito? "Sì, anche se tutto è diverso quando puoi toccare una cosa con mano. Oggi ci vai in otto ore e con una spesa relativamente accessibile. Insomma, non è più l'America di quand'eri ragazzino. Però, è sempre qualcosa di inafferrabile, di diverso, qualcosa che ci sfugge". Le hanno sempre dato del "dylaniano". Ne è infastidito? "Dipende da come l'hanno detto. Un aggettivo può essere usato come un insulto, come una diminuzione di quel che fai. O come il riconoscere una base culturale e musicale importante. E' difficile negare i miei debiti con Dylan. Come è difficile, per chi scrive canzoni, prescindere dalle pietre miliari". Ci sono canzoni che non riscriverebbe? "Non ce ne sono. Anche "Viva l'Italia" va bene così. Testimonia quel che succedeva ne nostro Paese alla fine degli anni settanta: Aldo Moro, il terrorismo, le Brigate Rosse. E' una canzone di cui vado fiero. Non ce ne sono altre, di quel periodo, che danno un riscontro di quel che avveniva". Il tempo che passa? "Ho un buon rapporto, direi quasi dolce, col tempo che passa. I figli sono ci che ti consente di invecchiare con gioia. La crescista, il diventare vecchi vanno accettati". E quando ripensa al ragazzo che cantava al Folkstudio? "Il successo? E' sorprendere un 45 enne che sa a memoria le tue nuove canzoni" (che pensasse a Mimmo?). Il Principe sorride. I fan lo chiamano così: un po' per affetto, un po' per stima incondizionata. Per due sere, la voce di De Gregori ha volteggiato nel Teatro del Giglio. Tutto esaurito, naturalmente, per questo cantautore con la faccia da eroe buono, che lunedì sarà al Genovese. De Gregori, che volto ha il suo pubblico? "Non riesco mai a immaginarlo, a dargli un'identità. Del resto, io scrivo per me stesso. "Buonanotte fiorellino" negli anni della contestazione gelò i fan, così come sono stati in controtendenza "Titanic" o "Miramare". Nel nuovo album Prendere e lasciare ho dedicato a temi sociali solo "L'agnello di Dio", brano per stomaci forti..." I cattolici se la sono presa... "Solo quelli più realisti del re. Ma con i cattolici ho rapporti sereni. La chiesa si avvicina al 2000 e si guarda bene dal lanciare scomuniche, specialmente per una canzone come "L'agnello di Dio", che infatti i Paolini hanno lodato pubblicamente. Semmai, è un brano meno accettabile per i contenuti politici: la descrizione di un mondo devastato dagli errori della politica planetaria". Vent'anni fa lei veniva contestato al Palalido di Milano... "E' un ventennale che francamente non ho celebrato. Fu un periodo di gande disagio, di grande movimentazione del mondo giovanile. Io ero un testimone eccellente per ciò che scrivevo, al di fuori di schemi prevedibili. A Milano, i concerti dei cantautori dovevano passare attraverso chiese politiche: io mi rifiutai di sottostare e così..." Lei non ama molto gli anni settanta... "E' ancora troppo presto per giudicarli ma, per esempio, furono anche gli anni degli espropri proletari, che, oggi, nelle rievocazioni televisive, vengono ricordati solo marginalmente. Succedeva di tutto, anche che Luciano Lama fosse contestato all'università..." Eppure, un varietà come Anima mia li ha
esaltati... "La televisione dà alla gente ciò che vuole vedere. Forse è giusto che, parlando di quell'epoca, si facciano vedere anche i Cugini di campagna". Il tribunale le vieta di cantare in pubblico "Prendi questa mano, zingara"... "Sentirsi privare di una propria canzone per via legale è intollerabile. Mi sento danneggiato moralmente. L'ordinanza va comunque accettata: bisogna essere discepoli di Socrate. Però, ho fatto appello". Lei è davvero diffidente e scontroso come la dipingono? "Molti credono che i cantanti debbano avere un comportamento frivolo e superficiale. Io non sono mai stato così e non vedo per quale motivo dovrei convertirmi a vivere come in una perenne conferenza stampa..." In compenso è considerato uno dei padri nobili della civile... "Non mi sento una mosca bianca: sono in buona compagnia. Forse tutto questo rigore, che mi ha anche creato qualche incidente diplomatico, mi rende finalmente giustizia. D'altra parte, sono esposto a rischi terribili: se vado a trasmissioni come Vota la voce o Domenica In, scoppia il finimondo..." E quando viene adottato da una parte politica? "E' molto fastidioso. Quando scrissi "Viva L'Italia", il Pci mi chiese di poterla utilizzare per un manifesto. Risposi di no, anche se avevo sempre votato per quel partito. Trovo sconveniente che un artista accetti un ruolo subordinato per una sua canzone". Nell'album "Prendere e lasciare" affiora l'America... "Uno nato, come me, nel 1951, non può non avere mitologie legate all'America. Sono cresciuto con i grandi film di Hollywood. In camerino ho un videoregistratore: prima del concerto mi guardo film come "Scarface" con Al Pacino o "Indipendence day"..." Chissà cosa diranno i fan...
Sono queste le sue passioni? "Naturalmente c'è anche il Salinger del "Giovane Holden" e il McCormack di "Cavalli selvaggi". Mi piace Carver: molti autori, anche di cinema, dovrebbero essergli riconoscenti". Al cinema chi le piace? "Robert Altman e Sam Peckimpah che mi ha ispirato "Bufalo Bill". Ho preso spunto dal protagonista della "Ballata di Cable Hogue": l'avventuriero che finisce schiacciato da un'automobile. Un modo molto bello per descrivere il passaggio dall'età dei bufali a quella delle macchine". Così preferisce gli americani agli europei... "Sono molto più bravi a comunicare idee ed emozioni. Quando, in Italia, si parla di cinema impeganto, si finisce sempre dalle parti del neorealismo. Allora, forse, è meglio la commedia all'italiana..." E la canzone d'autore? "Ha saputo riempire dei vuoti culturali. Specie quello lasciato dalla poesia, che ha un ruolo marginale nella cultura dei giovani d'oggi".
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Mamma
c'ha il cuore debole, ma la voce è di tuono.
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E De Gregori riabilita Craxi "Era
superiore ai politici di oggi"
Per concludere, il massimo cantautore dell'Italia contemporanea, che in politica preferisce il passato al presente. Nostalgia, revival, "prendi questa mano zingara", un calco esistenziale delle storie di tutti, festival compresi. Sentimento legittimo, per uno che è stato una specie di coscienza implicita della sinistra, contestato dagli estremisti anarcoidi per i suoi guadagni, amato dagli adolescenti di un paio di decenni per la carica poetica di versi come "ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo", reso inimitabile e felicemente avulso dall'attualità dallo snobismo del poeta, che adesso rifiuta di essere considerato tale: eppure la sfrontatezza brechtiana della poesia poteva consentirgli, proprio nell'album che conteneva l'inno anticraxiano intitolato La ballata dell'uomo ragno, di cazzeggiare sul filo della rivoluzione: "Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati, o di chi li ha costruiti, rubando?". Vecchio paradigma demagogico, quello che alla base di una banca o di un business ci sia un crimine. Così come inclina al populismo l'idea dell'Italia "assassinata dai giornali e dal cemento", con il risultato che l'immagine cadaverica se la prendono i fascisti e i postfascisti, e Francesco protesta. Ma l'elegante De Gregori possedeva l'abilità mediana di alludere in pubblico alla forza eversiva della fuoruscita dal capitalismo e di elogiare in privato le virtù borghesi, l'ordine, la decenza, la buona educazione, il rispetto delle code. Perché è il galateo la dote che gli consente di intercettare dignitosamente l'ondata revisionista, nel 2001, proponendo una visione minimalista della tragedia repubblichina con Il cuoco di Salò, arrangiamento e produzione di Franco Battiato, fra intensi squilli di postmodernità. E poi proporre un ritorno alla tradizione popolare e socialista con quel disco fortunato e non del tutto riuscito che era Il fischio del vapore, realizzato con Giovanna Marini: con canzoni romantiche e strazianti che descrivevano l'attentato a Togliatti, la morte di Pasolini, e addirittura le ottocentesche cannonate di Bava Beccaris: "Alle grida strazianti e dolenti / di una folla che pan domandava / il feroce monarchico Bava / gli affamati col piombo sfamò". Tanto che verrebbe voglia di cedere al pensiero che un decennio di scontri non sia servito, per la coscienza collettiva e l'immaginario di massa, a niente: né il "duello a sinistra" certificato da Giuliano Amato e Luciano Cafagna, né la battaglia distruttiva fra la diversità berlingueriana e il movimentismo amorale di Craxi. Alla fine resta il senso di una certa inutilità del passato, e nello stesso tempo una sua dimensione che omologa i valori, dato che allora, tanti anni fa, c'era la politica. Con il risultato che nell'eterno canto "degregoriano" di De Gregori, fra i suo titanici naufragi e viaggi in terza classe, e fra le sue speranze incomprensibili, ci sia spazio più che altro per la delusione, o il desencanto, o la presa di distanza. È il ritorno all'oggettività, forse alla normalità, fuori dalle fazioni, dai sensi di superiorità, dalle appartenenze esclusive: perché, in fondo, dopo e oltre la politica, "non c'è niente da capire". (4 novembre 2006)
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05 novembre 2006
ROMA - Di Francesco De Gregori gli piacevano anche le canzoni d' amore. «Ogni tanto lo sentivo canticchiare "le donne vanno e vengono sul corso di Buenos Aires". Era una musica che gli metteva allegria», racconta Bobo Craxi. E si commuove, perché l' immagine del padre vivo (che canta, addirittura!) gli passa davanti agli occhi. Bettino non c' è più. De Gregori lo ha riportato nella cronaca con una riabilitazione di poche parole, ma sincera. Proprio lui che nel '92, ne «La ballata dell' uomo ragno», aveva disegnato un identikit spietato e inconfondibile: «E solo il capobanda/ ma sembra un faraone. si atteggia a Mitterrand/ ma è peggio di Nerone». Era Bettino Craxi, il bersaglio. Oggi però De Gregori dice a All Music: «Se ripenso a Craxi credo che intellettualmente sia stato molto superiore a tanti politici attuali». Fra i tanti riconoscimenti postumi si può dire che questo sia quello che fa più piacere al figlio Bobo. Un po' perché Bobo ama la musica ed è un buon chitarrista, un po' perché adesso De Gregori e il giovane Craxi sono amici, un po' perché Bettino ammirava davvero il cantautore romano. «Tutti sanno che amava "Viva l' Italia". La citò in aula durante un discorso sulla fiducia. Mi ricordo che una sera misi sul piatto il disco, c' era ancora il vinile. Feci sentire la canzone a lui e a Martelli. Gli piacque subito, rimase impressionato. Mio padre era un patriota e Viva l' Italia gli sembrava una canzone patriottica. "L' Italia che soffre, che lavora e che resiste, come dice una bella canzone", fu la citazione a Montecitorio». Bobo ricorda una serata a casa di Dalla. «Lucio e De Gregori erano comunisti e qualche volta andavano a cena da Berlinguer. Ma Dalla era amico di mio padre e voleva fargli conoscere Francesco. Si videro a Trastevere, nell' appartamento di Dalla. De Gregori non ama cantare nelle serate tra amici, ma spuntò una chitarra e mio padre insistette: "Come fa, come fa?". E De Gregori cantò Viva l' Italia, con il coro di Craxi». A Bettino piaceva quasi tutto del repertorio di De Gregori. «La trilogia del Titanic "la prima classe costa mille lire, la seconda cento...". Le storie dell' emigrazione. C' è una vena popolare nella musica di De Gregori che mio padre non poteva non apprezzare. Gli sembrava un artista profondamente onesto. Un poeta e non un moralista. E chissà cosa avrebbe pensato del Francesco revisionista, quello del cuoco di Salò». Oggi è De Gregori ad apprezzare un po' di più Bettino. «Francesco è un uomo intelligente, un artista colto. La sua non è nostalgia del passato. Fa dei bilanci, tira le somme. Ma non dice certo che tutto era giusto». Questo poi non lo pensa neanche lui. «In "Celestino" De Gregori parla di altri ma dice "ognuno è fabbro della sua sconfitta e artefice del suo destino". Alla fine è andata proprio così». E pensa a Bettino. Già da qualche giorno, Bobo sapeva della riabilitazione. Gliel' aveva detto De Gregori. «E' importante per chi non c' è più e per i sopravvissuti. Per noi e per la nostra famiglia politica», dice adesso. E importante per lui, perché da fan sfegatato aveva vissuto «La ballata» «come una ferita». Nello stesso special che contiene la riabilitazione, De Gregori riproporrà proprio quella vecchia canzone. «Un autore è libero. E poi quel testo dice anche "c' ha il cuore debole ma la voce è di tuono". Ecco, quello era mio padre». - GOFFREDO DE MARCHIS
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Cammino
come un marziano, come un malato, come un mascalzone. Non ho nemmeno un amico qualunque
per bere un caffè. Guarda che pioggia di acqua e di foglie
che povero autunno che è. Guarda che pioggia di acqua e di foglie,
che povero autunno che è. Dove sarà la tua mano, dolce,
dove sarà il tuo amore?
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L'avevi creduto davvero
che avremmo parlato Esperanto?
o l'avevi sperato soltanto?
appena uscita da un uovo.
che avremmo parlato d'amore?
o l'avevi soltanto sperato col cuore?
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E
adesso puoi sentirne il respiro sul collo, puoi sentirne l'odore. Ma che strano, nessuno lo può più cambiare col telecomando.
E' sangue su sangue, sangue su sangue, soltanto.
Stai dormendo, oppure fai finta anche tu? Stai sognando, oppure stai pensando anche tu? Chiusi in una scatola nera che nessuno mai ritroverà.
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Vieni
insieme a me stasera, stella della strada. Guardami la notte intera, tienimi a bada.
Vieni insieme a me stasera, dimentica il mio nome. Saremo i pezzi di una storia
vera o di una canzone.
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E' tutta stesa al sole, vecchio questa vecchia storia. Tutto più chiaro che qui.
Anch'io così, tutto più chiaro che qui. E hai visto l'aquila volare. Dimmi che tutto è più chiaro che qui, tutto più chiaro che qui. E dimmi che potrò capire,
e dimmi che potrò sapere, |
«Non era un Grande Vecchio. Era mio padre, Era lui che faceva il bagno nel Tevere. Canottiere negli anni Venti; grande uomo. Aveva visto tutto». A lui chiedevi una risposta, che ti spiegasse il senso delle cose. Del resto, in tutta la tua produzione, tu hai arredato quella che Dylan chiama "la stanza delle domande". Hai sempre chiesto il senso delle cose, a te stesso o agli altri. Per la prima volta, in Pezzi, mi sembra che tu abbia smesso di domandarti. Mi pare il disco di uno che ha visto troppo, che ha visto tutto, che ha smesso di chiedersi il senso delle cose perché ha capito che un senso non c'è. |
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Tu sei seduto nel buio, io lavoro nella luce.
o se va bene tutto così, com'è.
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Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare, e non guardiamo in faccia a nessuno,
che nessuno ci guarderà. come del resto alla fina di un
viaggio c'è sempre un letto da ricordare. e questa pioggia da un momento
all'altro potrebbe smettere di venire giù.
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1992 24/09 Roma 25/09 Firenze 26/09 Milano 29/09 Torino 30/11Casale Monferrato (Teatro Comunale) 1/12 Piacenza (Teatro Politeama) 2/12 Novara (Palasport) 3/12 Pavia (Palasport) 4/12 Parma (Palasport) 6/12 Sassari (Teatro tenda) 7/12 Cagliari (Teatro tenda) 9/12 Genova (Teatro Margherita) 10/12 Genova (Teatro Margherita) 12/12 Perugia (Palasport) 14/12 Bologna (Palasport) 15/12 Venezia (Teatro Goldoni) 16/12 Bassano del Grappa (Palasport) 17/12 Ravenna (Teatro Astoria) 18/12 Roma (Teatro Olimpico) 19/12 Roma (Teatro Olimpico) 20/12 Napoli (Teatro tenda partenope) |
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