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Decima edizione di “Mare
Liberum”, il Festival
internazionale di geopolitica che quest’anno avrà come filo
conduttore “Europa e Mediterraneo nel
disordine globale”. Quattro giorni di incontri, interviste e
confronti dedicati alle grandi trasformazioni che attraversano il mondo:
guerre, nuovi equilibri internazionali, diplomazia, democrazia,
Intelligenza Artificiale, informazione e futuro delle nuove generazioni.
Da quest’anno, all’organizzazione del
Festival partecipa anche il Comune di Catania, al fianco dello storico
promotore, l’Associazione Diplomatici, fondata e guidata da
Claudio Corbino.
https://www.ilriformista.it/catania-dal-5-all8-ottobre-torna-mare-liberum-europa-e-mediterraneo-nel-disordine-globale-532862/
In serata, momento musicale con
Francesco De Gregori, accompagnato al pianoforte da Carlo Gaudiello.
Pezzi di vetro, Mimì sarà, La leva calcistica, San Lorenzo, Atlantide,
Cardiologia, Guarda che non sono io, Falso movimento, Il cuoco di Salò,
Rimmel, Lettera da un cosmodromo messicano, Generale, Sempre per sempre.

"Cantando con gli occhi": l'immaginario di De Gregori
prende forma
Un silent book di Angelo Ruta che trasforma le canzoni
del maestro in visioni oniriche , tra personaggi memorabili, metafore
senza tempo e rimandi pittorici Di
Grazia Calanna - 06 Ottobre 2026, 12:03
S’intitola “Cantando con gli occhi” è un onirico albo, scritto
da Francesco De Gregori, illustrato da Angelo Ruta, pubblicato da
“Carthusia Edizioni”, sarà presentato oggi, (ore 15.45 – 17; VII Panel)
a Catania, nell’ambito della X edizione di Mare Liberum, il Festival
internazionale di geopolitica organizzato da Associazione Diplomatici e
Change the World Academy.
«Quando Angelo Ruta mi ha proposto di ripercorrere la poetica musicale
di De Gregori attraverso un libro silenzioso, la mia adesione è stata
immediata perché credo fortemente nelle potenzialità comunicative del
silent book: il suo linguaggio visivo è democratico, non conosce
barriere e tocca nel profondo il cuore di tutti. Lo fa con la stessa
intensità delle splendide metafore presenti nelle canzoni di De
Gregori», dichiara l’editrice di Carthusia Patrizia Zerbi (che sarà
presente all’incontro).
Una vecchia chitarra abbandonata: una ragazzina vi si avvicina per
guardarci dentro e… Inizia così, grazie alle visionarie illustrazioni di
Angelo Ruta, un’avventura straordinaria nell’immaginario di uno degli
artisti più amati e importanti della musica italiana, Francesco De
Gregori.
Un originale silent book – Cantando con gli occhi –per un viaggio che, a
partire dalla parola, le liriche di De Gregori (che questa sera terrà un
concerto privato riservato agli ospiti di Associazione Diplomatici),
muove in direzione di temi senza tempo (che “toccano” ogni generazione)
narrati con la forza e la brillantezza del colore, con la libera
fantasiosità e la maestria del “tratto”, propri di Angelo Ruta che
abbiamo intervistato.
Parliamo della creatività e del modo in cui è stata “accesa”?
Ad accendere la creatività sono state alcune immagini che
inevitabilmente, col tempo, mi ero fatto ascoltando le canzoni. Credo
che succeda a tutti. Non potevo prevedere, certo, che un giorno mi
sarebbe capitato di illustrare queste canzoni, ma in qualche modo un
immaginario si era già formato da tempo. In particolare il volo nel
vuoto della Donna cannone. Sono sempre stato affascinato dalla
comunicazione del circo, soprattutto quella di alcune compagnie storiche
a cavallo tra Otto e Novecento. Qui, accanto alle immagini dei
“fenomeni”, tipologie umane pietosamente messe in mostra per esaltarne
la stranezza, compare anche la donna lanciata in aria dal cannone. Nella
mia interpretazione è giovanissima, esile e seria, tutta compresa nel
suo ruolo. Un’altra immagine è quella della ragazza di prima classe del
Titanic, che guarda le coppie ballare a ritmo sincopato su lastre di
ghiaccio; ho voluto rappresentare il contrasto tra la spensierata
allegria del ragtime e la tragedia imminente, di cui soltanto lei sembra
essere consapevole.
Parliamo del modo in cui sono state scelte le canzoni da
illustrare?
La scelta è partita da canzoni che avevano al centro un personaggio.
Ritratti, in qualche modo. Questo ha ristretto il campo nella grande
produzione discografica di De Gregori. Poi ho legato i personaggi tra di
loro seguendo un filo del tutto arbitrario, con salti temporali o
assonanze legate alla mia sensibilità. C’è sempre un’immagine al centro
dell’ispirazione. Bufalo Bill, ad esempio, l’ho visto subito al
tramonto, lontano dai fasti che ne avevano esaltato la fama in tutto il
mondo. Per questo l’ho messo su un cavallo a rotelle; non potrebbe più
domarne uno vero. Mentre invecchia, vede cambiare il mondo attorno a sé;
e questo mondo non è la prateria ma la periferia delle nostre città dove
vecchio e nuovo si confondono. Una cosa è chiara: non volevo illustrare
le canzoni così come sono. In altre parole, l’illustrazione deve
aggiungere, aprire altri mondi, non limitarsi a descrivere quello che è
già mirabilmente detto e cantato.
L’idea, bellissima, dove è nata?
Credo che sia nata da lontano. In questi anni ho approfondito la
conoscenza del racconto per immagini e ho cercato di confrontarmi con
questo linguaggio che ha radici antiche. Nell’arte per esempio, nelle
grandi pareti affrescate delle chiese o dei palazzi, dove alle sole
immagini era affidato il racconto. In particolare trovo ancora adesso
ispirazione dai grandi narratori del 1400, da Masaccio – per citarne uno
– o dal suo maestro Masolino. Se vogliamo, la Cappella Brancacci a
Firenze può essere considerato un esempio sublime di silent book.
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