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ALESSANDRO VALLE

ALESSANDRO CANINI

AMEDEO BIANCHI

DANILO CHERNI

PRIMIANO DI BIASE

PAOLO GIOVENCHI

chitarre, pedal-steel guitar, mandolino

batteria

sax

tastiere

organo hammond

chitarre

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GUIDO GUGLIELMINETTI

direzione musicale

 

CARLO GAUDIELLO

FABIO PIGNATELLI

FABIANA SIRIGU

LAURA UGOLINI

LAURA MARAFIOTI

 

pianoforte, fender-rhodes

basso

violino

cori

cori

 

 

 
 

 

 

 

 

Risultati immagini per SORRISI E CANZONI DE GREGORI VENDITTI

 

Antonello Venditti e Francesco De Gregori: «Siamo nati per cantare insieme»

«Siamo amici da 50 anni ma pensavamo che le nostre voci non andassero d’accordo. Invece... Vi aspettiamo al nostro grande concerto allo Stadio Olimpico di Roma il 5 settembre 2020!»  Sorrisi e canzoni – 12 dic 2019 – Enrico Casarini

 

Nella saletta di un hotel di Milano tutto è pronto per scattare le fotografie per la copertina e il servizio di Sorrisi. Francesco De Gregori e Antonello Venditti sono in arrivo. Tarderanno? Probabile, con questa pioggia monsonica il centro è tutto un ingorgo. Ma non c’è neppure il tempo di iniziare a preoccuparsi sul serio che loro sono già qui.

Chiacchierano fitto tra loro. Venditti inizia a salutare tutti. De Gregori si toglie il suo cappello da cowboy nero per indossarne uno bianco e canticchia a mezza voce: «Quando la banda passò...». La banda? Ma sì, è “La banda” di Mina! “Quando la banda passò, nel cielo il sole spuntò”, e fuori dalle finestre anche questa Milano non pare più nemmeno così grigia.

Nell’aria c’è anche una bella promessa. Il 5 settembre 2020 Antonello e Francesco suoneranno finalmente insieme in un eccezionale concerto-evento allo Stadio Olimpico di Roma.

I biglietti sono già in vendita (info: ticketone.it). E noi oggi siamo qui con i due cantautori per capire come mai, a una cinquantina d’anni da quando si conobbero al Folkstudio, storico locale romano, solo adesso si decidono a fare un vero concerto insieme. E per farci raccontare quel che hanno già deciso della serata di settembre. Bisognerebbe fare un’intervista, ma in effetti la cosa si trasforma in una chiacchierata in cui le battute s’inseguono e ciascuno ruba il tempo all’altro...

Direi di partire proprio dall’annuncio del concerto.

Venditti: «Oh, vedi che bello? Adesso si mette a fare il giornalista!».

De Gregori: «Ma dai! Dovrà impostare l’intervista, no? Lasciamolo lavorare! Allora: in effetti è un po’ di tempo che ci incontriamo sul palcoscenico. Nel settembre del 2018 io sono andato ospite al concerto di Antonello all’Arena di Verona per i 40 anni di “Sotto il segno dei pesci”, e in marzo lui è venuto a un mio concerto al Teatro Garbatella a Roma. Insomma, c’è stato un riavvicinamento musicale e “intellettuale”, anche se in realtà noi ci siamo sempre sentiti e visti a pranzo o a cena. Non avevamo mai pensato di suonare insieme, però. Io avevo anche la sensazione che le nostre voci non fossero compatibili e invece miracolosamente è successo, non so dire neppure quando».

Venditti: «Quando? La verità è che noi siamo nati per cantare insieme. Prendiamo Dalla e De Gregori: erano due personalità distinte. Noi no. Noi siamo una cosa sola, siamo Theorius Campus, il “personaggio” che dava il nome al nostro primo album. Ecco, adesso lui non se lo ricorda…».

De Gregori: «Oh, mica sono rimbambito!».

Venditti: «Ah, te lo ricordi? Quando abbiamo fatto quel disco non ci siamo chiamati Venditti e De Gregori, ma Theorius Campus, anzi Alexis Theorius Campus, che quando suona l’organo sfonda il cielo. Ecco, io credo che noi siamo ancora quello».

Il pubblico dei vostri concerti è “stratificato”, dai fan storici che hanno più di 60 anni fino ai ragazzini. Come avete tenuto insieme tante generazioni?

Venditti: «Guardi, io sono amico di Ultimo. Lui sa le mie canzoni meglio di me. E sono amico di Ermal Meta, di Mahmood... Pare che “Sora Rosa”, il primo pezzo che ho scritto, sia una canzone di riferimento per tutto il nuovo canto romano. Avverto per noi amore e rispetto, sento un “riconoscimento” di paternità di cui forse non ci siamo neppure mai accorti».

De Gregori: «Una paternità che non abbiamo mai cercato. D’altra parte, io non avrei mai potuto scrivere le mie canzoni senza tener presente la lezione di Paoli, Endrigo, Lauzi, De André... E allora diciamo che tra i rapper e i trapper di oggi ci stanno quelli più ispirati e quelli meno, come in tutte le congreghe, cantautori storici compresi. I più ispirati hanno anche una buona cultura musicale e quindi non mi sorprende che Ultimo conosca le canzoni di Venditti meglio di Venditti. Tra i nostri esordi e oggi passano 50 anni, no? Noi abbiamo cominciato attorno al 1970: leviamogli 50 anni e fa 1920. Ecco, noi non sentivamo nessun appeal per le canzoni del 1920, appartenevano a un mondo passato, c’era stata una guerra di mezzo... E invece siamo stati a “X Factor” e i ragazzi ci hanno battuto le mani: è un po’ miracoloso».

Immagino che incontriate ovunque persone che vi dicono quanto siano legate a una vostra certa canzone, che è come se l’avessero scritta loro.

De Gregori: «Posso dire una cosa immodesta? Erano belle canzoni e le belle canzoni restano. Torno al discorso storico: se avessimo avuto una Terza guerra mondiale tra il 1970 e oggi, forse saremmo stati messi da parte».

Però dev’essere pesante sapere che se nel concerto non fate “Notte prima degli esami” o “Rimmel” la gente si arrabbia.

De Gregori: «Io ringrazio Dio di aver scritto certe canzoni, perché sono meravigliose e la gente ci si è attaccata. È come andare a sentire Frank Sinatra e non ti fa “Strangers in the night”... Meno male che ci sono!».

Venditti: «Io ora sto vivendo un miracolo: nei concerti suono integralmente l’album “Sotto il segno dei pesci” e sento che ha una forza evocativa che tiene in comunicazione più generazioni. È come se avessi colto un punto che sa di storia e di futuro al contempo».

A proposito di concerti, che cosa vedremo nel 2020 allo Stadio Olimpico?https://www.iltitanic.com/2021/103.jpg

De Gregori: «Faremo delle cose singolarmente con le nostre band e moltissime fondendo le due band. Io non escluderei, anzi, che le band unite suonassero per l’80% del concerto: verrebbe un suono straordinario».

Non oso pensare alla costruzione della scaletta…

Venditti: «Ma no! Sarà la cosa più bella e naturale del mondo: le cose stanno già saltando fuori. Lui però mi pone dei limiti, mentre io sono illimitato...».

De Gregori: «Eh, qui siamo in forte “disaccordo”! Per me, la durata ideale di un concerto è un’ora e tre quarti. Lui fa tre ore. E la gente non si dispera...».

Venditti:«Arrivo a tre ore e 40 minuti, quattro ore, e sono tutti contentissimi. Pagano un sacco di soldi per vederci e quindi... Insomma, ho scoperto in me una generosità che non pensavo di avere ed è bellissima».

 

De Gregori: «Ha ragione lui, in effetti, ma non volevo dirlo. All’Olimpico non faremo meno di tre ore».

Venditti: «Anche perché ogni giorno riscopriamo delle canzoni l’uno dell’altro che sono pazzesche!».

Antonello, cosa la sorprende oggi di Francesco?

Venditti: «Che sembra che tra noi ci sia stato un “travaso di cellule”. Io che normalmente sono considerato deciso e iracondo, divento una mammoletta in confronto a lui. E poi ha delle doti di showman insospettabili!».

Francesco, cosa la sorprende di Antonello?

De Gregori: «Il suo canto: è impressionante. Ha sempre cantato benissimo, ma mi stupisce ancora. E poi mi colpisce la qualità dei suoi pezzi. Mi sono innamorato di alcune sue canzoni diversi anni dopo l’uscita. Per esempio di “Che stupida storia è la vita”...».

Venditti: «Ma no! Si chiama “Che fantastica storia è la vita”!».

De Gregori: «Vabbè, non puoi pretendere che alla mia età io ricordi i titoli esatti!».

Perché non avevate mai fatto un concerto insieme?

De Gregori: «Perché ogni cosa vuole i suoi tempi. Ora lo facciamo perché abbiamo scritto una quarantina di buone canzoni che in qualche modo hanno pesato sulla vita dei nostri ascoltatori».

Venditti: «Posso dire un’altra cosa? Io ho scoperto Francesco come cantante e gli ho fatto i complimenti».

De Gregori: «Eh, sì, io canto meglio di lui ormai. Questo me lo dicono tutti».

Mentre le chiacchiere si sfrangiano e si smonta il set fotografico, c’è ancora tempo per qualche battuta. Venditti pensa bene di riaprire una ferita lontana: «Oh, io comunque t’avevo prestato tre dischi e non li ho più rivisti: “Tumbleweed connection” di Elton John, “Catch bull at four” di Cat Stevens ed “Every picture tells a story” di Rod Stewart...».

De Gregori non raccoglie. Lascia la stanza canticchiando ancora. Questa volta però non è Mina. È Celentano: «Siamo la coppia più bella del mondo...». Cinquant’anni dopo è ancora vero.

https://www.sorrisi.com/musica/concerti/antonello-venditti-e-francesco-de-gregori-siamo-nati-per-cantare-insieme/

 

 

 

 

RaiPlay con Fiorello. Antonello non ricorda l'episodio di seguito riportato e citato da Francesco durante la puntata.

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"Se ciò può essere stato vero nella piccola famiglia della It, non vuol dire comunque che Francesco fosse completamente abbandonato a se stesso: al contrario ebbe anche lui le sue prime chance. Innanzi tutto fu inviato a Torino insieme ad Antonello per prendere parte a una trasmissione musicale serale, se non ricordo male diretta da Enzo Trapani.

lo tenevo molto a vedere la prima vera apparizione televisiva dei miei amici, così quando venne il momento curai di trovarmi davanti al teleschermo. Fu con raccapriccio che vidi Francesco e Antonello vestiti da autisti del primo Novecento, con cappelloni da fuochisti e occhialoni, comparire alla guida di una vecchia Ford di cartone.

In seguito Francesco descrisse nel suo famosissimo talkin' blues "Miele di rose per Giorgio Lo Cascio" questa allucinante esperienza.

Non so come, ma la solida tempra con cui erano stati forgiati fece sì che i miei amici sopravvissero a questo trauma, pronti per nuove avventure. Ecco infatti apparire sulla scena i primi raduni musicali all'aperto."

(Giorgio Lo Cascio)

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tratto da "De Gregori" - di Giorgio Lo Cascio (1990)

 

2° strofa estratta da "MIELE DI ROSE PER GIORGIO LO CASCIO"Risultati immagini per de gregori venditti raiplay

 In un certo senso io sono ancora vergine. Se la verginità in quel senso lì vi pesa molto, andatevene alla Rai Tv di Torino, in Via Verdi o giù di lì. E' un ambiente così Vittoriano che ti guardano male se ti piacciono le donne.

Il costumista fa "Sei carino travestito da autista primo '900" e il regista "Attento! Hai esattamente un minuto e mezzo per esternare la tua anima" e se tu gli rispondi che la tua anima dura almeno tre minuti lui ti guarda storto, ti fa rapporto e ti prende per comunista.

Non andate alla Rai Tv di Torino. Io ci sono stato, come dice Paul Simon, sono stato vomitato, inghiottito, deglutito e inglutito, minoreitanizzato, claudiovillato, littletonyzzato e… credo proprio che mi sia bastato.

Alla fine mi hanno vergognosamente messo in mano centomila lre ed io sono scappato come un razzo giù per i portici e, proprio dietro il cartellino del dentifricio Close-Up, incontro la Signora Aquilone e le faccio "Scusi tanto Signora, dov'è il cielo più vicino? Che ci vado a comprare del "Miele di rose per Giorgio Lo Cascio!"

 

 

 

Nel 2020 Venditti e De Gregori, 48 anni dopo il primo disco insieme Theorius Campus pubblicato dalla it/Micocci , il 5 Settembre allo Stadio Olimpico di Roma, a parte qualche sporadica parentesi di ospitate uno al concerto dell'altro, tornano a cantare insieme ufficialmente ed in un concerto tutto per loro.....è piacevole ed importante ricordare che nel 1972 realizzammo e pubblicammo le canzoni di Antonello Venditti e Francesco De Gregori con la nostra it/Micocci (io e mio fratello eravamo giovanetti e già collaboravamo con mio padre) nello stesso disco album Theorius Campus ed in 2 brani cantarono anche insieme (soprattutto un vero duetto in "In mezzo alla città"), e puntavamo solo noi sulla loro bravura di cantautori, nessuno ci credeva, come successe poi anche per Rino Gaetano (in seguito vi dirò cosa dicevano di loro anche i c.d. addetti ai lavori)...l'anno dopo, nel 1973, la it pubblicò prima l'album di Antonello "L'orso Bruno" e subito dopo quello di Francesco "Alice non lo sa"...devo confessarvi che avevo provato anche tre anni fa a dirgli di fare questa "bomba di concerto"non come un "unicum" ma come una tournee nei posti più belli italiani Patrimonio dell'Umanità, ma non ci sono riuscito perchè evidentemente i tempi non erano maturi ed io non sono propriamente un impresario, ma solo un "già" produttore editore, che era un altro lavoro...in bocca al lupo ad Anto e Francesco per quello che può diventare uno dei concerti del secolo per la musica "leggera" popolare italiana !..

 

Francesco Micocci

 

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Venditti e De Gregori, con Discovery+ alle prove del tour.

Insieme dopo 50 anni, in tour e dal 25/5 in serie da 6 episodi

 

"Eravamo ragazzi più giovani, adesso siamo ragazzi diversamente giovani.

Però è uguale - dice Antonello, giacca di pelle e occhiali scuri - cioè la gioventù è sempre uguale in tutte le epoche.

La gioventù è una: il mondo che ti si fa davanti e tu provi disperatamente a cercare il tuo posto nel mondo facendo un'infinità di...". "Non ho rimpianti perché ero giovane allora e adesso non lo sono più, è normale - gli fa eco Francesco - Certo, diciamo che quando ero giovane non avrei desiderato di essere vecchio, mentre adesso ogni tanto mi capita, da vecchio, di desiderare di essere giovane".

Cinquant'anni e una vita dopo le mitiche serate al Folkstudio e all'album congiunto Theorius Campus, Antonello Venditti e Francesco De Gregori tornano sul palco insieme con un'unica band per l'atteso tour al via il 18 giugno dallo Stadio Olimpico di Roma. Ma per la prima volta saranno insieme anche in tv con "Venditti & De Gregori - Falegnami e filosofi", racconto filmato delle loro prove, da domani, mercoledì 25 maggio, disponibile in binge sulla piattaforma streaming discovery+.

https://www.discoveryplus.com/it/show/falegnami-e-filosofi-venditti-e-de-gregori

 

 

 

Direttahttps://www.iltitanic.com/2022/20.jpg da Stefano Pistolini, la serie in 6 episodi è un progetto inedito, realizzato in collaborazione con Caravan, Friends&Partners e New Sound City, che per la prima volta apre al pubblico il cantiere musicale dei due artisti alle prese con gli arrangiamenti delle loro canzoni più famose, svelando i loro caratteri, le loro diverse personalità e i loro spigoli in una lunga storia di amicizia e complicità musicale. Intanto, a grande richiesta, si aggiungono due nuovi appuntamenti romani al tour, l'1 e il 2 settembre alla Cavea - Auditorium Parco della Musica di Roma.

Antonello Venditti e Francesco De Gregori con "Bomba o non bomba" e "La storia siamo noi" si sono esibiti sul palco di X Factor 2019, durante la quinta puntata dedicata agli inediti. I due cantautori tra gli applausi del pubblico e l'apprezzamento sui social hanno dato un annuncio importante: un’idea che ci è venuta qualche giorno fa - ha detto De Gregori - faremo un concerto all'Olimpico a Roma il 5 settembre.

Un ritorno alle origini per entrambi perché l’esordio musicale di Venditti e De Gregori avvenne nel 1972 con Theorius Campus, il primo e unico album di Antonello Venditti e Francesco De Gregori. L'album riscosse scarso successo, tuttavia tra i pochi compratori figura un giovanissimo Luciano Ligabue: “A dodici anni ho capito che c'era qualcuno che poteva fare le canzoni in modo diverso, erano i cantautori. In particolare Theorius Campus di Venditti e De Gregori ha cambiato la mia percezione” 

"Per certi versi io e lui [De Gregori] siamo come i Beatles e i Rolling Stones: ci stimiamo reciprocamente e siamo amici. Poi siamo diversi, certo, ma essere diversi non implica necessariamente essere rivali: la competizione è un gioco da giornalisti musicali che non mi appartiene. Io e De Gregori siamo innanzitutto amici, e non è detto che l'amicizia debba per forza concretizzarsi anche a livello professionale. Anzi. Invece di suonare insieme potremmo andare al cinema, o semplicemente frequentarci. L'unica cosa che è cambiata tra di noi rispetto al passato è la maggiore consapevolezza di noi stessi: oggi sappiamo chi siamo, prima no".

https://www.leggo.it/spettacoli/televisione/antonello_venditti_francesco_de_gregori_concerto_roma_x_factor_ultime_notizie_oggi-4877944.html

"Ricordati di me" con le voci dei due cantautori romani settantenni che si preparano al tour estivo

De Gregori e Venditti, uno struggente eterno ritorno

di Enrico Sisti, 1 Marzo 2022.

 

Si faccia avanti chi, parte di una certa e ampia generazione, non sente ancora il bisogno della “…notte crucca e assassina…” e di quella città “… allagata da questo temporale…”. Capita anche a te di pensare che al di là del mare c’è qualcosa che puoi prendere a piene mani, in un luogo in cui l’anima può vivere leggera? Venditti e De Gregori insieme. Non è una novità. Ma in fondo lo è.

Avevano deciso già due anni fa di tornare a viaggiare insieme per un po’. Poi il concertone all’Olimpico è slittato per la pandemia. Dovrebbero suonare a giugno. L’antipasto sono le due canzoni registrate in studio sotto forma di duetto: “ Generale” e “ Ricordati di me”. Stessa filigrana, stesse emozioni, la voce di Francesco pastosa come un tempo, quella di Antonello un po’ più secca di prima. Ma sono dettagli.

Tornano e adesso è curioso che finiranno per ripresentarsi esattamente a 50 anni da “Theorius Campus”, il debutto discografico comune, uno dei dischi “ seminal” della canzone d’autore italiana, uno dei punti estetici, culturali, esecutivi, fisici e mentali da cui ogni volta partiamo per ragionare di cantautori, più “singwriting” che “songwriting”, una delle pagine più coraggiose e riuscite del panorama italiano, anche se poi lasciata così, sola, a rappresentare una dimensione che nel corso degli anni è diventata per i due campioni quasi fastidiosa, una specie di ingombro.

Ci sono tanti artisti che continuano a raccontare di sé sul palco. Ci sono ultrasettantenni che combattono con la chitarra in mano, il microfono davanti, un’armonica in bocca e le proprie canzoni nella bisaccia. Tutti diversamente ragazzi che s’impegnano e si divertono a suonare dal vivo per la rete o che attraverso la rete fanno ancora politica: vengono in mente Jackson Browne, Neil Young, Mick Jagger, Brian Wilson e ovviamente Paul McCartney, senza contare Elton John che si offre a revisioni modernizzate del suo stesso mito (alcune geniali come “Sacrifice” e “Rocket man” di Dua Lipa). Venditti e De Gregori sono come i loro colleghi stranieri la prova della forza del carattere e dell’inestinguibile spinta di un talento naturale. Nel loro caso però, forse, e diciamo forse, ha più senso il concerto che la revisione ( parziale) in studio dei grandi successi. Ma è anche vero che quando De Gregori entra in voce su “Ricordati di me” e appunto canta “…capita anche a te…”, beh, scattano i brividi, c’è poco da fare.

Questi signori non si ripresentano per dirci che hanno ancora 30 anni. Si ripresentano per dirci l’esatto contrario: che ne hanno 70 (De Gregori) e 72 (Venditti), perché il tempo è passato, perché così ha un senso, perché il microsolco del vinile si è trasformato nel solco delle rughe sul viso. Una canzone scritta nel secolo scorso ha il dovere il ricordarci che è stata scritta nel secolo scorso. Una canzone può invecchiare, l’emozione che provoca no. La doppia “ anima ribelle” è sopravvissuta a ogni scossone. E persino alle reciproche battutine. Magari Francesco e Antonello sono come la loro città: eterni.

https://roma.repubblica.it/

 

 

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Bomba o non bomba / La leva calcistica della classe '68 / Modena / Bufalo Bill / La storia / Peppino / Generale / Sotto il segno dei pesci / Che fantastica storia è la vita / Dolce signora che bruci / Alice / Sangue su sangue / Santa Lucia / Canzone / Ci vorrebbe un amico / Sara / Notte prima degli esami / Pablo / La donna cannone / Unica / Rimmel / Titanic / Giulio Cesare / Alta marea / In questo mondo di ladri / Sempre e per sempre / Roma capoccia / Il vestito del violinista / Ricordati di me / Viva l'Italia / Buonanotte fiorellino / Grazie Roma

 

 

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Gli inimitabili: De Gregori e Venditti all’Olimpico

(di Stefano Pistolini)

  

Canzoni imbattibili, irruzioni nel repertorio altrui, band e stili fusi, un’interpretazione italiana del condividere: ieri a Roma c’è stata la prima data della “cosa insieme” di Francesco e Antonello, artisti talmente diversi da essere complementari

Cantano tutti nella notte. Con naturalezza. Canzoni che conoscono da sempre. L’estate romana, l’Olimpico sold out, le note di Also Sprach Zarathustra di Strauss a fare da auto-ironica soundtrack all’entrata in scena della band. Presupposti per la classica volta da ricordare, dal momento che Francesco e Antonello, dopo i periodici ammiccamenti e i saltuari rendez-vous seguiti ai comuni esordi di mezzo secolo or sono, infine l’hanno messa in scena davvero la “cosa insieme”: un lungo tour, open air nei mesi caldi e poi nei teatri d’autunno, in cui condividere e scambiarsi tutto – canzoni, parti vocali, battute e naturalmente le schiere di rispettivi ammiratori che,https://www.iltitanic.com/2022/27.jpg se ci pensate, sono una geografia strana, che prevede aree di sovrapposizione, ma anche contrapposizioni, tra il mondo-De Gregori che poco alla volta s’è andato edificando sulla sua discografia, speculativo, reattivo ai segnali del mondo della politica e della storia, appassionato all’etica e a una visione confidenziale degli amorosi sensi e – prospiciente come in un grande condominio della Capitale – il pianeta pop delle passioni di Venditti, romantico, sanguigno, venato di nostalgie, traversato da invettive, disillusioni e trasporti sentimentali.

Ma qual è il metodo che Antonello e Francesco hanno scelto per entrare, senza bussare, l’uno nelle canzoni dell’altro? Diremmo “irruzione”, piuttosto che “appropriazione”: ciascuno che mette il suo stile – talmente diverso – al servizio della scrittura dell’altro, senza piegarsi troppo, mantenendo la propria vocazione e in certi casi scegliendo di non cantare – non a caso, quando arrivano Niente da capire o Titanic Francesco le fa da solo, e lo stesso accade quando Antonello intona Notte prima degli esami – sebbene i due si concedono la trasgressione di una Donna cannone smezzata nemmeno fosse un tramezzino, e quell’azzardo miracolosamente funziona. E il suono? Qual è il possibile punto d’incontro tra il rock-blues elettrico a cui è votato l’ultimo De Gregori, col lontano sound matematico, scandito dai sequencer, di Venditti? Secondo la collaudata formula “si vince al centro”, c’è una formula del “metti & togli” che organizza i contributi dei musicisti (anche loro salomonicamente divisi tra membri delle rispettive band) secondo lo stretto necessario, l’essenziale, soltanto con saltuari momenti d’insieme.

 E diventa sempre più chiaro, col consumarsi della set list, che è il lato emotivo, diremmo perfino affettivo, a comandare la temperatura della serata. Perché, per quanto i due artisti ostentino tutta la nonchalance di cui sono in possesso, per quanto “sdrammatizzare” sia la parola d’ordine, per quanto Antonello e Francesco su quel palco ci stiano come dei primatisti nella loro piscina, alla fine alla liturgia cerimoniale non si riesce a sfuggire: questo concerto celebra, per amore o per forza. Celebra un’amicizia tra due grandi musicisti e una storia che proviene dai rispettivi vent’anni, con le prerogative, le frizioni e gli incidenti di quell’età scapigliata, tra anime talmente diverse da essere complementari. Due artisti che nel tempo si sono seguiti e ascoltati a vicenda, talvolta ammirati, forse perfino invidiati. Ma celebra e sottopone a ingrandimento anche un’interpretazione italiana del trasmettere e del condividere: attraverso la forza del linguaggio, la densità della poesia e quelle idee melodiche, pirotecniche e inimitabili, negli anni della formazione spuntate nella testa di Antonello e Francesco e provenienti da ogni dove – l’America, la musica popolare, la passione politica, la voglia di emergere e anche un’educazione borghese le cui tracce in circolo sono sempre più lievi, sfumate, sottilmente anacronistiche.
https://www.rollingstone.it

 

 

 

Impressioni a freddo della serata di ieri.

Partivo prevenuta è vero, ma non avrei mai pensato potesse piacermi questa accoppiata, eppure, nonostante continui a non amare particolarmente Venditti, sono rimasta colpita.

Scaletta azzeccatissima, devo dire di aver apprezzato molto le scelte di entrambi.

È stato bello vedere Antonello commuoversi per qualche secondo, sulle note di Ci vorrebbe un amico.

L'omaggio a Dalla è stato un momento emotivamente altissimo (l'ho anche salutato personalmente,  con un non proprio sussurrato CIAO LUCIOOO, spero che mi abbia sentito lassù!🤍).

Arrangiamenti pazzeschi, interpretazioni giuste,  location incredibile.

Una bella carrellata di emozioni insomma, sicuramente favorito dall'atmosfera della magica Roma  alla quale sono  entrambi legatissimi (e lo hanno  dimostrato).

E poi...riflessioni mie...https://www.iltitanic.com/2022/07.gif

Quando Francesco suona l'armonica, vado fuori di testa. Siamo solo io e lui. È il nostro momento, così intimo e profondo,  che ha il potere di cullarmi e calmarmi, come solo lui sa fare. Sparisce il mondo intorno, ed io mi lascio trasportare

E la sua voce.

Ve l'ho già detto credo, che  la riconosco come quella di uno di famiglia.

Quando comincia a cantare, mi sembra di essere tornata a casa. E lo so che le sue buste della spesa sono piene di cose che non mi riguardano, ma va benissimo così.

Io amo il modo in cui si rende il mio porto sicuro, anche se lui non lo sa.

Amo il fatto che non mi serve che lo sappia , perché la nostra storia è perfetta così.  Una storia d'amore bellissima,  fatta di momenti solo nostri,  di segreti mai confessati, di transenne conquistate e chilometri macinati.

C'è quel posticino nel mio cuore che gli appartiene da sempre , e che nessuno potrà mai sostituire.

Amo le  facce e sorrisi degli amici che ritrovo ogni volta come una grande certezza, che sanno  di cosa parlo e che capiscono quello che sento.

Amo i concerti e la musica che mi nutre, ogni giorno, come la madre delle mie  emozioni.

E poi amo Francesco, immensamente, imprescindibilmente e incommensurabilmente.

Amen

Ps. Una cosa che ho capito da questo concerto è che mai mai mai mai mai più nella vita un posto che non sia la transenna. (Quanto ho sofferto!!!)

Serena Menichini  (video di Antonella Tartaro)

 

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Potrei dire tante, troppe cose sul concerto all’Olimpico. Molte di queste cose le terro’ dentro di me come un tesoro prezioso. Le altre le posso condividere qui su questo gruppo di amici. Amici con i quali abbiamo condiviso un evento unico. Un rito catartico collettivo, come ogni buon concerto dovrebbe essere. Le emozioni sono state tante, ad ogni brano, sia del nostro Principe che di Venditti. E anche se suonano strani i brani di Degre cantati da Venditti (vocalità, stile, espressione, suoni diversi…) posso garantirvi che l’emozione è arrivata tutta. L’emozione di due amici che si ritrovano su un palco dopo 50 anni e che si emozionano a sentire cantare uno stadio che ha ritrovato la voglia di stare insieme e di vivere la musica. Certo quando Francesco canta io vibro (Santa Lucia, la Storia, Sempre e per Sempre…), ma una lacrima è scesa su ‘Giulio Cesare’, ’Peppino’..e poi, all’uscita dallo stadio cantare a squarciagola ‘Pezzi di vetro’ con un gruppo di ragazzi scanzonati e felici. E poi ballare allegra con tre scatenati ‘vendittiani’ ‘Canzone’ di Lucio Dalla e trascinare mezza platea. E poi stare con i miei amici speciali con i quali ho condiviso questo viaggio bellissimo…e poi…la musica, la cosa che amo di più e che mi salva sempre, da tutto.

Gratitudine e gioia

Marieteresa Franza

 

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Francesco De Gregori e Antonello Venditti, il concerto all’Olimpico di Roma: “Auguriamo ai giovani di sopravvivere tra 50 anni come noi”

 

In quarantaquattromila hanno applaudito e cantato per più di ore e mezzo di show con Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Il progetto del concerto di Roma, e del tour che segue, ha iniziato a prendere forma 4 anni fa ma è slittato per due anni a causa della pandemia. “Dopo essersi interrotto, oggi il nostro rapporto si è compiuto. E ci possiamo mandare a quel paese da amici e non per interposta persona. Siamo fratelli, e la fratellanza non può interrompersi mai – hanno detto i due cantautori poco prima di esibirsi live, durante un incontro con la stampa -. Per la scaletta abbiamo abbiamo seguito una sceneggiatura, quella della nostra vita. ‘Partirono in due ed erano abbastanza‘, cantiamo e siamo noi. L’obbiettivo è fare festa: il nostro repertorio è il carburante, abbiamo portato le salsicce buone per fare barbecue”.

 

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 “Fare una canzone ad hoc contro la guerra sarebbe stata demagogia – ha spiegato Venditti -, le canzoni hanno le ali e ognuno attribuisce loro un significato a seconda della situazione. Come anche Falcone e Borsellino. Non serve mostrare le loro immagini in concerto perché sono dentro di noi. Quello che abbiamo fatto è una cosa abnorme, ma non dobbiamo dimostrare nulla. A nessuno dopo 50 anni è mai capitato di compiere quello che non aveva compiuto prima. Ma i tempi sono giusti oggi. Una cosa ben strana. Francesco e la sua musica fanno parte della mia vita, i suoi successi sono stati i miei, siamo come due fratelli, con alti e bassi, ma resta la fratellanza anche se non abbiamo una vita artistica in comune”.

Francesco De Gregori ha aggiunto: “Sono cinquant’anni dall’uscita del primo album ‘Theorius Campus‘, ma non avevamo pensato a un concerto anniversario, è successo, abbiamo iniziato a lavorare a questo evento quattro anni fa. Noi non abbiamo niente da dimostrare, siamo due amici che suonano insieme. Siamo dei sopravvissuti, e auguro alle nuove generazioni di sopravvivere tra 50 anni come noi”. Venditti però ha aggiunto: “Ma quale sopravvissuti! (ride, ndr) Siamo un fiume in piena, mi sento creativo, con tanta voglia di fare anche più di prima, mi sento ancora creativo e sono qui per godermela fino in fondo. Non ho né rimorsi né rimpianti”.

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Pioggia e sole cambiano la faccia alle persone

Roma, 18 giugno 2022 ore 21,00:

 

Migliaia di volti arrivati da tutta italia, per diverse strade e con storie diverse affollano lo Stadio in attesa che si accendano le luci lì sul palco… e per un momento, in quell’ intermezzo  sospeso nello spazio e nel tempo che solo la musica può creare, i 44.000 dell’Olimpico sono stati una voce sola ed una sola canzone.

Dopo un tempo infinito senza musica, fatto di distanza e isolamento e paura degli altri, dove siamo stati capaci di dividerci su tutto, persino su mascherine e dosi di vaccino, forse quei due ragazzi degli anni ‘70, così diversi per carattere e carriera, che per 50 anni si sono persi, hanno fatto a pugni, e infine si sono ritrovati, hanno provato a indicarci “una strada”  e per lo spazio di un concerto, hanno lasciato da parte vecchi rancori, per infilarsi le stesse scarpe  e tuffarsi a capofitto in quest’ondata entusiasmante di parole e musica.

Senza rimpianti senza paura, è vero, come cantava Venditti tempo fa, nel brano dedicato al vecchio compagno di viaggio ( “Francesco” ), ma anche anche senza retorica, senza affettazione, dribblando la  temuta “operazione nostalgia” e scambiandosi il pallone sul palco con una serie di passaggi sapienti e dosati.

Sulla scaletta è stato detto già tutto, mi basta ricordare  “Santa Lucia” di fronte allo stadio ammutolito e poi a due voci “dolce signora che bruci” il primo disco, e l’emozione di “Sempre per Sempre” …in fondo la narrazione dell’inizio della https://www.iltitanic.com/2022/26.jpgloro amicizia e il lieto fine del ritrovarsi sempre dalla stessa parte…su di un palco, a fare musica.

Tornano alla memoria i primi passi,   quando a Ro­ma fuori dal Folkstudio c’erano ragazzi che non avevano un posto in cui suonare. Antonello e Francesco hanno  vent’anni e diventano amici. Nel ‘71 partono in treno  per un tour  in Ungheria fra vodka fabbriche e miniere finanziato dal PCI; Nell’ anno successivo pubblicheranno Theorius  Campus

 “un tempo in cui pensavi di poter fare tutto meglio di tutti, non avevi troppi dubbi, L’importante era scrivere un’altra canzone, farla sentire in giro, Poco senso autocritico, molta voglia di suonare”

Personalmente non sono mai stata fra i critici dell’accoppiata; ho sempre pensato che comunque sarebbe stata una bella festa ed è stato proprio così …in fondo questi due giganti della scuola romana che a 70 anni si ritrovano unendo le loro fantastiche band per cantare insieme “un’altra volta”, sono   un esempio per tutti, anche per i nostri piccoli rancori quotidiani.

Dopo due anni di attesa e infiniti rinvii, qualche polemica di troppo, biglietti venduti e poi ricomprati, la tanto chiacchierata reunion dei due antichi rivali, poteva e doveva essere semplicemente una festa, e festa è stata:  festa del ritorno, festa della musica, e - perchè no ? - anche festa di Roma, quella Roma Capoccia che li ha visti iniziare insieme giovanissimi...dietro il mitico portone del civico 59 di Via Garibaldi,  non meglio identificati “ragazzi del Folk”.

Poi i primi dissapori, le molte interpretazioni approssimative, come il fatto che “pianista di piano bar” sarebbe stata dedicata a Venditti, il resto è storia, le scelte artistiche differenti e la lunga distanza.

Nel Settembre del 2018 il Principe è ospite al concerto di Antonello all’Arena di Verona per i 40 anni di “Sotto il segno dei pesci” e in marzo   Venditti ricambia il favore andando alla Garbatella. infine il progetto del Tour e il lungo stop.

E il pubblico ha saputo captare il segnale e ha risposto sulla stessa lunghezza d’onda, con entusiasmo , senza fanatismi o  tifoserie,  ma solo con la voglia di esserci per dare libero sfogo all’energia

 Che alla fine anche quando la tifoseria c’é ed è sana, diventa un altro modo di giocare … magari col vicino di posto “Vendittiano”, gareggiando a chi urla più forte le canzoni  del proprio preferito. 

una folla che dopo 50 anni di carriera  non si è ancora stancata di applaudirli e se ne va via incredula, dopo quasi tre ore di musica, consapevole di aver vissuto un’ esperienza senza precedenti e sostando ancora all’uscita dell’Olimpico, come in attesa di un bis …come se quel concerto non dovesse mai finire.

E’ passata mezzanotte quando dai furgon-bar dei venditori ambulanti risuonano  ancora le note di “Giulio Cesare” , qualcuno accenna “quattro cani per strada”… e sono in  migliaia quei “cani per strada” venuti da ogni parte fino a Roma ad annusare la vita, …la vita.

Se ne tornano a piedi; la metropolitana è già chiusa da un pezzo, i taxi non disponibili,  attraversando i ponti sul Tevere, per le strade di Roma, fra lucciole, polvere e adrenalina, nuovi amici incontrati per caso, il cuore ancora  dentro alle scarpe e in tasca la sensazione di aver assistito ad un evento unico, qualcosa di più di un semplice concerto.  Fortuna che  i bar, (almeno quelli !)sono ancora aperti e non chiudono alle dieci e mezza come a «Dublino»

Solo un po' d'amore li teneva insieme…

Daniela Spaziani Gregori

 

 

 

 

Venditti e De Gregori a Ferrara: una serata di pura poesia e amicizia. Prima data del tour italiano. Sul palco pezzi storici, da “Grazie Roma” a «Viva l’Italia”

di Ilaria Potenza

 «Dimmi cos’è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo» è il verso con cui inizia Grazie Roma di Antonello Venditti, traccia che il cantautore ha dedicato alla sua città e che ha chiuso la prima data del tour Venditti-De Gregori partito da Ferrara ieri sera. Si tratta di uno degli eventi più attesi in cartellone al Ferrara Summer Festival, la rassegna estiva da circa uno spettacolo al giorno che sta scandendo il luglio ferrarese. Dopo la tappa zero allo Stadio Olimpico di Roma, il duo ha scelto proprio Piazza Trento e Trieste per presentarsi al pubblico che attende l’inizio di questo viaggio dal 2020.

Appuntamento atteso

Questo appuntamento arriva a cinquant’anni esatti da Theorius Campus, l’unico album a cui hanno lavorato insieme dopo l’incontro al Folkstudio, uno storico locale nato in una cantina di Trastevere. Nemmeno la pioggia è riuscita a mettersi tra i migliaia di presenti e i protagonisti della serata, tanto che il video postato qualche ora prima dell’inizio del concerto da Antonello Venditti sui suoi canali social è riuscito a esorcizzare la paura del temporale: “«Durante le mie esibizioni può piovere prima o dopo, ma non durante. Io e Francesco vi aspettiamo su questo palco lunghissimo pieno di umanità». E quelle che sembravano solo parole per rassicurare il sold-out che li aspettava, si sono poi di fatto avverate. Antonello Venditti e Francesco De Gregori salgono sul palco con un’ora di ritardo e lo calcano senza risparmiarsi per le successive due ore e mezza. I due artisti entrano nel reciproci repertori e fanno proprie le strofe, le pause e i ritornelli amati da generazioni di italiani. A definire i rispettivi territori sonori sono invece due strumenti musicali diventati ormai rappresentativi di entrambi, l’armonica per De Gregori e il sax per Venditti, quest’ultimo per esempio è talmente iconico da essere persino cantato dal pubblico.

Pezzi storici

Pensiamo a Ricordati di me o Che fantastica storia è la vita: gli intermezzi di Amedeo Bianchi sono sostenuti dalle voci degli spettatori, quasi recitati al pari dei testi veri e propri. La sensazione è di trovarsi a una festa organizzata per celebrare un pezzo di storia del nostro paese. Durante lo spettacolo infatti ognuno ha la possibilità di ripensare agli anni trascorsi dietro ai banchi di scuola sulle note di Notte prima degli esami e Giulio Cesare, di tornare con la mente agli amori che non ci appartengono più cantando con energia il refrain di Rimmel, sentendosi poi una comunità sulle note di Viva l’Italia. Venditti e De Gregori sul palco stanno insieme, anche quando si prendono il tempo di dedicarsi ad alcune tracce senza l’aiuto dell’altro. E anche il pubblico si considera parte di questo incantesimo e restituisce ai cantautori tutto il calore di cui è capace. Il tour che nelle prossime settimane girerà l’Italia è una specie di appuntamento con la storia collettiva, fatta di tante piccole memorie personali che finiscono per mescolarsi nelle loro canzoni. Con la scaletta si va avanti e indietro negli anni, nei ricordi, c’è l’Italia che scorre dentro a queste canzoni. L’Italia che è stata sulle prime pagine dei giornali e quella più piccola, con la quotidianità di chi le ha ascoltate e ci ha infilato il proprio vissuto. C’è una Pablo un po’ pinkfloydiana e una Donna cannone che dà modo a Venditti di liberare la voce. E poi ci pensano Modena e Sotto il segno dei pesci a conquistare il pubblico. Ma non poteva essere altrimenti. Entrambi negli anni hanno affinato una propria tradizione e stavolta il suono non pende da nessuna parte, è piuttosto una virtuosa collisione.

L’omaggio a Dalla

A un certo punto, sul finire di Santa Lucia, arriva l’omaggio a Lucio Dalla con quella Canzone che i due avevano già inciso qualche tempo fa per lanciare il concerto insieme. Dopo due ore e mezzo l’ultimo bis è riservato a Buonanotte fiorellino e poi il botto con Grazie Roma, inno da stadio di Venditti anni 80 che De Gregori all’epoca aveva snobbato e poi un po’ invidiato. Ora ci suona il tamburello davanti a migliaia di spettatori. Altrettanti sono i testi scritti da Venditti e De Gregori nel corso delle proprie carriere, e oltre trenta sono in questo concerto corroborante. Altre magari ci finiranno più in là, in giro per l’Italia e nei teatri. Noi in ogni caso ci sentiremo sempre figli di una loro vecchia canzone.

 https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cultura-spettacoli/22_luglio_08/venditti-de-gregori-ferrara-serata-pura-poesia-amicizia-0e4028d8-fe9b-11ec-ba6a-85131f24c1b4.shtml

 

foto dell'inviata speciale del Titanic, Antonella Tartaro.

 

Venditti e De Gregori infiammano il Summer, ma non è una operazione nostalgia.

Cinquant'anni di successi davanti a tre generazioni di fan in piazza Napolene da 'Bomba o non bomba' a 'Buonanotte fiorellino'

di Enrico Pace - 11 Luglio 2022 –https://www.iltitanic.com/2022/bissacco1.jpg

 Cinquant’anni esatti. Tanto è passato dall’album Theorius Campus che ha visto l’esordio discografico di Antonello Venditti e Francesco De Gregori.

E a celebrare questi cinquant’anni di carriera i due mostri sacri della canzone d’autore italiana sono approdati questa sera (10 luglio) al Lucca Summer Festival in piazza Napoleone, terza tappa del tour dopo l’esordio allo stadio Olimpico di Roma e l’appuntamento al Summer Festival di Ferrara.

Davanti a tre generazioni di fan Venditti e De Gregori hanno sviscerato il meglio della loro carriera su un palco senza grandi effetti speciali e con un mix dei musicisti che da tempo seguono i due artisti: Alessandro Canini (batteria), Danilo Cherni (tastiere), Carlo Gaudiello (piano), Primiano Di Biase (hammond), Fabio Pignatelli (basso), Amedeo Bianchi (sax), Paolo Giovenchi (chitarre) e Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino), Fabiana Sirigu (violino) e Laura Ugolini e Laura Marafioti al coro.

 Ci sono, nella proposta di Lucca e sarà così in tutto il tour, grandi successi e piccole chicche, comprese due canzoni proprio dell’album Theorius Campus (Dolce signora che bruci e, immancabile, Roma Capoccia). Da Bomba o non bomba a Grazie Roma, il tour nell’amarcord passa da Bufalo Bill a Generale (con l’ennesimo arrangiamento del pezzo classico), da Sotto il Segno dei pesci a Ci vorrebbe un amico. E ancora Titanic con una intro swing, Notte prima degli esami, la sempre splendida Santa Lucia (chiusa con la citazione di Com’è profondo il mare di Dalla), Alta Marea (“Non lo sa nessuno ma questa canzone è nata qui, o almeno molto vicino a qui, ha detto Venditti).

 I due artisti duettano, giocano, si scambiano le canzoni senza dimenticare un omaggio al grande Lucio Dalla di Canzone e qualche riferimento alla grande musica internazionale, classica e contemporanea dallo Strauss dell’introduzione fino a Bob Dylan e ai Pink Floyd (citazione nella intro di Pablo).

Un concerto che è un vero e proprio “best of” di due colonne della musica italiana, che non hanno, però, lasciato spazio alla nostalgia, riarrangiando tutte le canzoni anche per tenere insieme le diverse sonorità e vocalità.

 Alla fine dei bis, con i grandi classici dei due cantautori, verrebbe la voglia di continuare ancora ad ascoltare tutte le hit della coppia. Ma la sensazione è che non mancheranno ancora occasioni per sentirli ancora in grandi concerti dal vivo. Per una carriera destinata a durare ben oltre i cinquant’anni celebrati insieme.

https://www.luccaindiretta.it/cultura-e-spettacoli/2022/07/11/venditti-e-de-gregori-infiammano-il-summer-ma-non-e-una-operazione-nostalgia/300341/

 

 

 

Venditti-De Gregori come star. È un’Arena di musica e poesia         (Martinelli/Brenzoni)

 

 Un grande viaggio. Dentro l’Italia di ieri e di oggi, forse di domani. Un viaggio dentro di noi, presi per mano da due grandissimi della musica italiana e accompagnati su un altro pianeta. Dove gli effetti speciali sono le parole, dove la musica è gioia per l’anima. Venditti e De Gregori conquistano l’Arena e ricordano a tutti ancora una volta che un motivo c’è eccome se da cinquant’anni regalano canzoni meravigliose. L’anfiteatro è pieno ad aspettarli, loro quasi entrano in punta di piedi ma ci mettono poco a diventare giganti.

 Si parte con «Bomba o non bomba» con cui Venditti aveva debuttato discograficamente con «Theorius Campus» ma è l’eterna «La leva calcistica della classe ’68» a far cantare tutta l’Arena: e quel «Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore» è solo una pillola della magia di una serata unica. I due si alternano nel cantare uno le canzoni dell’altro senza sovrapporsi mai in una sorta di rispetto assoluto: passando da «Modena» a «Bufalo Bill», da «La storia» a «Peppino», sono chicche che non tutti conoscono ma tutti sono rapiti da quel modo di cantare il nostro Paese: un cantare pulito che non ha bisogno di effetti speciali, la band che unisce i musicisti di ognuno è straordinaria e i suoni mai banali, con arrangiamenti nuovi ma che non stravolgono nulla del passato. Difficile non emozionarsi con «Generale», è uno dei testi più amati di sempre e dei momenti più belli di tutta la sera.

 

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 L’atmosfera si scalda, Venditti regala le immancabili «Sotto il segno dei pesci» e «Che fantastica storia è la vita» prima di un ritorno alle origini con quella «Dolce signora che bruci» dal loro album di debutto di cinquant’anni fa. Sul palco resta il “principe”: la sua «Alice» è sussurrata ma potente come poche altre canzoni, il tempo passa ma quella voce è ancora pazzesca, semplicemente pazzesca, poi «Sangue su sangue» e «Santa Lucia» corrono via e lasciano il segno. Torna Antonello per prendere per mano il pubblico dell’Arena con l’omaggio a Dalla con la sua «Canzone».

 I due artisti hanno più di settant’anni e la stessa voglia di sempre: il trittico di Venditti con «Sara», «Ci vorrebbe un amico» e «Notte prima degli esami» accontenta il grande pubblico, sono pochi quelli che riescono a non cantare. Ritorna De Gregori, le canzoni arrivano una dietro l’altro, senza pause. Un brivido dietro l’altro, «La donna cannone» entra dentro e non se ne va più fuori, poi ecco «Pablo» e «Unica» prima di «Rimmel» dove se potessero canterebbero anche i gradoni. «Titanic» ancora da solo, poi il palco è solo per Antonello con «Giulio Cesare», «Alta marea» e «In questo mondo di ladri». Il duo romano si riunisce con «Sempre e sempre» e «Roma capoccia».

 La scaletta è senza fine, il pubblico aspetta il prossimo brano: restano insieme ne «Il vestito del violinista», poi si torna a cantare con «Ricordati di me» e «Buonanotte fiorellino» è l’augurio più bello che ci possa essere. Viene voglia di chiudere gli occhi e iniziare sogni meravigliosi, ma per quelli c’è tempo. Perchè mancano ancora canzoni: «viva l’Italia che non muore, viva l’Italia che non ha paura, viva l’Italia tutta intera», è un invito a sperare ancora, oggi, domani, sempre. Venditti chiude con «Grazie Roma», ma questa volta è l’Arena che ringrazia. Per un’altra serata magica, magari da replicare il 5 ottobre quando i due cantautori romani torneranno a incantare Verona. •.

Luca Mazzara

 

 

 

 

Venditti e De Gregori riempiono la Piazza Grande di Palmanova

Di Andrea Giovannetti - 25 Luglio 2022

 

Dopo un breve stop dovuto dalla positività al Covid di Francesco De Gregori, è ripartito il tour Venditti & De Gregori, che ieri sera ha fatto tappa nella splendida Piazza Grande di Palmanova, città fortezza patrimonio Unesco.

Tutto esaurito e 4.000 spettatori che, nonostante la temperatura abbondantemente superiore ai 30° e la difficile situazione che sta vivendo il Friuli ed in particolare il Carso, divorato dagli incehttps://www.iltitanic.com/2022/34.jpgndi, non hanno mancato di mostrare il loro affetto ai due cantautori romani nell’unica tappa friulana di questo tour.

La band che accompagnerà Venditti e De Gregori in questa lunga tournée è formata da: Alessandro Canini (batteria), Danilo Cherni (tastiere), Carlo Gaudiello (piano), Primiano Di Biase (hammond), Fabio Pignatelli (basso), Amedeo Bianchi (sax), Paolo Giovenchi (chitarre) e Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino), Fabiana Sirigu (violino) e le coriste Laura Ugolini e Laura Marafioti.

La scaletta (che trovate in fondo all’articolo) è la stessa del concerto-evento di apertura del tour allo Stadio Olimpico di Roma, così come lo spettacolo che vi abbiamo raccontato in quell’occasione.

 

L’atmosfera generale, però, ci è sembrata diversa da quello a cui abbiamo assistito lo scorso mese nella Capitale: sarà stata forse un po’ di tensione per il debutto davanti a oltre 40.000 persone nello stadio della propria città, o il fatto che era il primo concerto in assoluto del duo, e quindi c’era un po’ da “prendere le misure” della nuova situazione sul palco.

Quella andata in scena ieri sera a Palmanova era la sesta replica dello show, e la sensazione che si è percepita rispetto al debutto è quella di un affiatamento maggiore, sia tra i musicisti sul palco che tra gli stessi Venditti e De Gregori, più complici e più “sul pezzo” nell’interpretazione dei brani dell’altro.

Non sono mancati i momenti di leggerezza, come quando Venditti ha detto al pubblico «durante questi concerti non parlerò, altrimenti non la finiamo più e De Gregori si incazza. Lui è il mio 50%, anzi 51, perchè decide tutto lui» o anche sul finale, dove prima di Grazie Roma ha scherzosamente affermato «Questa dobbiamo farla per forza, è scritto sul contratto. De Gregori vuole farla a tutti i costi, quindi non possiamo andare via se non la suoniamo».

Un affiatamento che ad ogni passo del tour diventa sempre più importante e che ovviamente non potrà che migliorare col passare dei concerti, visto ad oggi sono in programma altri 40 live per questo tour e che con ogni probabilità ulteriori date nei teatri verranno aggiunti al calendario.
https://www.spettakolo.it/2022/07/25/venditti-e-de-gregori-palmanova-scaletta/

 

 

 

 

 

 

https://www.iltitanic.com/2022/35.jpgFrancesco De Gregori e Antonello Venditti all'Arena Flegrea di Napoli.

Il pubblico delle grandi occasioni, un omaggio a Pino Daniele, il tempo anche per scherzare con gli spettatori ("Come stiamo andando?"). Un successo su tutta la linea il concerto di Francesco De Gregori e Antonello Venditti all'Arena Flegrea di Napoli, che ha fatto registrare il tutto esaurito nell'impianto modellato sui canoni greco-romani che sorge a Fuorigrotta, all'interno della Mostra d'Oltremare.

Pubblico in visibilio sulle grandi hits dei due artisti

Il concerto, iniziato con mezz'ora di ritardo per consentire a tutti di accedere all'impianto, non ha deluso le aspettative. Sul palco tutti i grandi classici dei due cantautori, con il pubblico ad accompagnare chi con il proprio canto, chi con le immancabili riprese del cellulare e, i più nostalgici, con la luce accesa degli accendini. "Viva l'Italia", "Roma capoccia", ma anche "La Donna Cannone", "Bomba o non bomba", e così via: una scaletta con tutti i più grandi successi dei due artisti romani, che del resto si sono conosciuti giovanissimi ai tempi del Folkstudio di Trastevetere.

Il tributo a Pino Daniele

"Come stiamo andando, bene?" ha chiesto a metà concerto De Gregori, ricevendo una delle tante ovazioni del pubblico partenopeo. Immancabile anche il tributo a Pino Daniele e a Lucio Dalla, sulle note di "Ci vorrebbe un amico" dello storico cantautore bolognese. Q

uando a fine concerto si sono spente le luci, nessuno è andato via: tutta l'Arena Flegrea, in piedi, ha chiesto il rientro dei due cantautori che dopo pochi minuti sono rientrati per concludere alla grande il concerto, sulle note di "Buonanotte Fiorellino" e "Grazie Roma", sulle cui note è avvenuto il congedo dal pubblico partenopeo. "Grazie Napoli", il saluto congiunto dei due cantautori romani.

 

continua su: https://www.fanpage.it/napoli/de-gregori-e-venditti-incantano-napoli-allarena-flegrea-anche-un-tributo-a-pino-daniele/

https://www.fanpage.it/

 

 

 

Checco Zalone sul palco con De Gregori e Venditti, gag e canzoni strampalate

 

Un mix di sorpresa e incredulità, del resto quando ricapita di sentire De Gregori e Venditti cantare gli strampalati testi di Checco Zalone, con lui al piano? Invece è successo a Benevento, quando a sorpresa il comico è salito sul palco come ospite del concerto dei due cantautori romani.  Si è messo al piano e ha intrattenuto il pubblico, fino a cantare insieme ai due artisti alcune strofe. "Quanta gente che vi ingiuria, quanta gente che vi attacca, solo perché non vi piace la patacca", dice Venditti tra gli applausi degli spettatori. Poi passa il microfono a De Gregori: “Gli uomini ‘sessuali sono gente tali e quali come noi, noi normali…

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Erano stati gli stessi artisti ad annunciare la presenza del comico. “Questa sera ò avevano detto in una diretta Facebook - avremo un grande personaggio, un nostro amico, un grande artista e musicista. Avremo con noi Checco Zalone e stasera farà cose fichissime". Promessa mantenuta a giudicare dall'entusiasmo del pubblico” (riccardo caponetti)

https://video.repubblica.it/edizione/roma/zalone-degregori-venditti/422050/422986

 

 

 

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AGOSTO

AGOSTO

 

 

 

Venditti e De Gregori incantano la Civitella: 4mila spettatori nella notte di San Lorenzo

Grande l'entusiasmo del pubblico presente che ha cantato insieme ai due cantautori i successi che hanno segnato la storia della musica italiana. In scaletta anche un tributo a Lucio Dalla con "Canzone"

Erano circa 4mila gli spettatori che ieri sera hanno gremito la Civitella di Chieti per il concerto di Antonello Venditti e Francesco De Gregori.

Grande l'entusiasmo del pubblico presente che ha cantato insieme ai due cantautori i successi che hanno segnato la storia della musica italiana. In scaletta anche un tributo a Lucio Dalla con "Canzone".

Durante le prove del concerto Antonello Venditti in una diretta pubblicata su Facebook aveva definito la Civitella "un posto squisito" e si era lanciato in un "frechete" che ha reso il video virale.

"Sono molto soddisfatto - ha commentato il vice sindaco, Paolo De Cesare - di essere riuscito, insieme agli organizzatori, i quali ringrazio, a portare in Città una data di questo tour unico che sono sicuro rimarrà nella storia. Il lavoro intenso di questi mesi legato agli eventi sta portando benefici concreti anche per quanto riguarda l'economia cittadina: questa sera, ad esempio, numerosissime saranno le presenze presso bar, ristoranti, pub, hotel e b&b del nostro centro storico".

https://www.chietitoday.it/attualita/venditti-de-gregori-incantano-civitella-chieti-foto.html

 

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video Primiano Di Biase

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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