https://www.iltitanic.com/2022/16.jpg

"Ricordati di me" con le voci dei due cantautori romani settantenni che si preparano al tour estivo

De Gregori e Venditti, uno struggente eterno ritorno

di Enrico Sisti, 1 Marzo 2022.

Si faccia avanti chi, parte di una certa e ampia generazione, non sente ancora il bisogno della “…notte crucca e assassina…” e di quella città “… allagata da questo temporale…”. Capita anche a te di pensare che al di là del mare c’è qualcosa che puoi prendere a piene mani, in un luogo in cui l’anima può vivere leggera? Venditti e De Gregori insieme. Non è una novità. Ma in fondo lo è.

Avevano deciso già due anni fa di tornare a viaggiare insieme per un po’. Poi il concertone all’Olimpico è slittato per la pandemia. Dovrebbero suonare a giugno. L’antipasto sono le due canzoni registrate in studio sotto forma di duetto: “ Generale” e “ Ricordati di me”. Stessa filigrana, stesse emozioni, la voce di Francesco pastosa come un tempo, quella di Antonello un po’ più secca di prima. Ma sono dettagli.

Tornano e adesso è curioso che finiranno per ripresentarsi esattamente a 50 anni da “Theorius Campus”, il debutto discografico comune, uno dei dischi “ seminal” della canzone d’autore italiana, uno dei punti estetici, culturali, esecutivi, fisici e mentali da cui ogni volta partiamo per ragionare di cantautori, più “singwriting” che “songwriting”, una delle pagine più coraggiose e riuscite del panorama italiano, anche se poi lasciata così, sola, a rappresentare una dimensione che nel corso degli anni è diventata per i due campioni quasi fastidiosa, una specie di ingombro.

Ci sono tanti artisti che continuano a raccontare di sé sul palco. Ci sono ultrasettantenni che combattono con la chitarra in mano, il microfono davanti, un’armonica in bocca e le proprie canzoni nella bisaccia. Tutti diversamente ragazzi che s’impegnano e si divertono a suonare dal vivo per la rete o che attraverso la rete fanno ancora politica: vengono in mente Jackson Browne, Neil Young, Mick Jagger, Brian Wilson e ovviamente Paul McCartney, senza contare Elton John che si offre a revisioni modernizzate del suo stesso mito (alcune geniali come “Sacrifice” e “Rocket man” di Dua Lipa). Venditti e De Gregori sono come i loro colleghi stranieri la prova della forza del carattere e dell’inestinguibile spinta di un talento naturale. Nel loro caso però, forse, e diciamo forse, ha più senso il concerto che la revisione ( parziale) in studio dei grandi successi. Ma è anche vero che quando De Gregori entra in voce su “Ricordati di me” e appunto canta “…capita anche a te…”, beh, scattano i brividi, c’è poco da fare.

Questi signori non si ripresentano per dirci che hanno ancora 30 anni. Si ripresentano per dirci l’esatto contrario: che ne hanno 70 (De Gregori) e 72 (Venditti), perché il tempo è passato, perché così ha un senso, perché il microsolco del vinile si è trasformato nel solco delle rughe sul viso. Una canzone scritta nel secolo scorso ha il dovere il ricordarci che è stata scritta nel secolo scorso. Una canzone può invecchiare, l’emozione che provoca no. La doppia “ anima ribelle” è sopravvissuta a ogni scossone. E persino alle reciproche battutine. Magari Francesco e Antonello sono come la loro città: eterni.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/03/01/news/de_gregori_e_venditti_uno_struggente_eterno_ritorno-339795605/?ref=fbplrm&fbclid=IwAR3uJgk82KAx8vaQfQM9CYdLpPqZLv8H088nDQDUBXktqFs0TPiTlY5nqNg

 

E’ un po’ il tour dell’estate, annunciato a fine febbraio dai due protagonisti della canzone,  Antonello Venditti e Francesco De Gregori che si scambiano il repertorio, duettano e portano sul palcoscenico un sogno che si trascina dai primi anni settanta, quando dopo Theorius Campus – l’album registrato dai due allora giovanissimi artisti – le strade si separano. «Quello in Ungheria [prima di Theorius Campus] è l’unico vero tour che abbiamo fatto insieme», ha spiegato De Gregori. «L’idea di rifarlo non ci è mai andata via dalla testa. Abbiamo deciso durante un pranzo iniziato all’una e finito alle quattro e mezza, continuando a chiederci: ma veramente lo vogliamo fare?». Venditti: «Non abbiamo mai fatto una cosa così strutturata. Sarà il primo Venditti-De Gregori compiuto. Abbiamo fatto la nostra strada ed è bello ritrovarsi, come fratelli allattati dalla stessa lupa. I Theorius Campus nascono oggi. Stiamo diventando un duo adesso». Intanto le prove proseguono e si aggiungono anche date, in attesa della data zero del debutto, il 18 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, seguiranno altri 16 appuntamenti che si chiuderanno il 28 agosto a Taormina.

 

 

  

 

Francesco De Gregori: “Una canzone sulla guerra in Ucraina? Scrivere a ridosso del disastro è sempre brutto”. Venditti: “In passato tra noi ‘scintille’, ma da fratelli”

di Andrea Conti | 1 Marzo 2022

 

I due cantautori, dopo lo stop forzato per la pandemia, hanno presentato l'evento che il 18 giugno si terrà all'Olimpico di Roma. Una reunion dopo 50 anni, nata durante un pranzo a Roma. La pandemia, la guerra in Ucraina e il ricordo di Lucio Dalla a dieci anni dalla sua scomparsa, questo e tanto altro nell'incontro con i due artisti

Due dei cantautori più importanti della musica italiana di nuovo insieme, a 50 anni dalla loro collaborazione con l’album “Theorius Campus” del 1972. Francesco De Gregori e Antonello Venditti hanno presentato l’evento che terranno assieme il 18 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, cui seguirà un tour estivo di dieci date (per ora) dal 7 luglio da Ferrara al Summer Festival fino al 28 agosto a Taormina con doppia data al Teatro Antico. In autunno è previsto un tour nei teatri. Venerdì uscirà, disponibile su Amazon, il 45 giri con “Ricordati di me” e “Generale” (programmato in radio) ri-arrangiati ed eseguiti insieme. Per “Theorius Campus” i due artisti hanno iniziato a collaborare appena ventenni, durante un viaggio in Ungheria. Così sono nate le loro prime canzoni insieme per arrivare al disco, dove Venditti ha inciso, ad esempio, “Roma Capoccia” e De Gregori “Signora Aquilone”. In questi giorni si stanno registrando tutte le fasi di lavorazione del lavoro live e discografico perché tutto il materiale sfocerà in un documentario – come anticipato da Ferdinando Salzano di Friends And Partners, che produce i concerti – che potrà contare anche sulle immagini del concerto all’Olimpico.

 “L’idea di cantare insieme non ci era mai passata per la testa, – ha ammesso De Gregori – abbiamo cominciato da ragazzini, poi le nostre carriere si sono sviluppate in maniera parallela e differente. Abbiamo preso strade diverse per per stile, repertorio, atteggiamenti, ma ci tenevamo d’occhio sempre. Ogni tanto l’idea di fare qualcosa assieme veniva fuori, con una telefonata, una chiacchierata. Così è accaduto che a un pranzo, in un ristorante di Roma, abbiamo bevuto un po’ di vino, abbiamo cominciato alle 13 e finito alle 16:30 di pomeriggio a furia di parlarne e dire: ‘Ma veramente lo vogliamo fare?‘. Ma all’inizio non c’era niente di strutturato, l’idea che condividevamo è che alla gente sarebbe piaciuto molto vederci insieme”.

Antonello Venditti ha scomodato un paragone ciclistico: “Noi siamo stati visti per tanti anni dai fan come antagonisti, un po’ come Coppi e Bartali. Per me ogni canzone che scriveva Francesco era come se l’avessi scritta io. In passato c‘è stata qualche ‘scintilletta’ tra noi ogni tanto, ma sempre come fossimo fratelli. Sarà un Venditti-De Gregori compiuto, un confluire naturale. La cosa sorprendente è che io e lui ci guardiamo e sappiamo già cosa accadrà. È come se oggi avessimo avuto il tempo per ragionare sulle cose che si sono fatte, con l’atteggiamento sempre un po’ cazzaro da bambini”.

L’evento all’Olimpico e il progetto del tour è stato bloccato da questi due anni di pandemia. “È stato come se il tempo si fosse fermato con l’angoscia dell’uomo di fronte alla vita – ha continuato Venditti -. In questo periodo abbiamo fatto i conti con la solitudine che è il nostro stato primordiale: c’è chi ha ritrovato se stesso, c’è chi si è perso la verità per strada, ma io vedo gli effetti di quello che è successo sui ragazzini alle prese con stress emotivi enormi. Io, per esempio, non sono mai uscito di casa magari durante in questi mesi, mentre altri erano pervasi da moti di ribellione e c’è chi si metteva a bruciare i cassonetti. Ho visto delle cose sotto casa mia a Trastevere… Forse tra dieci anni riusciremo a capire bene cosa ci è successo e cosa sta succedendo ancora oggi. Noi poi del mondo della musica continuiamo a vivere nell’incertezza e tra mille contraddizioni: perché nei teatri si può cantare e nei palazzetti no? Sono cose che fanno male proprio all’intelligenza. Ma come cantavo: sarà quel che sarà, questa vita è solo un’autostrada che ci porterà alla fine di questa giornata. Non dobbiamo aspettarci niente di troppo e niente di meno. Dobbiamo vivere la vita”.

Poi il pensiero inevitabilmente porta all’attualità e alla guerra in Ucraina per mano della Russia, così Francesco De Gregori ha affermato sull’eventualità di scriverne una canzone: “Volevo citare un brano di Checco Zalone ‘Maremoto a Porto Cervo’, il senso della canzone è che gli artisti devono scrivere le canzoni prima, prevedendo i disastri, quando scrivono invece le canzoni a ridosso del disastro viene sempre fuori una cag**a perché fatta in fretta, viene brutta. Sto seguendo in tv gli eventi della guerra in Ucraina e su tutti – dai giornalisti ai politologi – ho visto soprattuto paura e smarrimento. È una sensazione che tutti proviamo, compresi me e Antonello. Quanto alla mobilitazione, per ora è al di fuori della mia testa. Che dovrebbe fare il mondo della musica un concerto?”. E Venditti ha aggiunto: “Noi abbiamo vissuto 50 anni di concerti e marce. La verità sta nelle canzoni, nell’arte. Un concerto non deve essere qualcosa di posticcio. C’è la guerra e bisogna cantare: ma chi l’ha detto? Piuttosto che cantare brutte canzoni sulla pace, la guerra e sulla politica è meglio stare zitti anche perché se no viene fuori pura retorica. Abbiamo visto concerti per terremoti… Ma sempre la competenza sulle cose. Siamo credo molto lontani da qualcosa di strutturato”.

Infine l’annuncio del progetto congiunto De Gregori-Venditti è caduto vicino al decimo anno dalla scomparsa di Lucio Dalla: “Ho avuto fortuna di lavorare con Lucio per ben due volte e condividere le nostre carriere con lui, aspetti scherzosi, ma anche seri. – ha ricordato De Gregori –Lui era una persona molto seria, poi a volte faceva ridere. Non mi piace l’aspetto celebrativo. Io l’ho conosciuto e ci ho lavorato da vivo e voglio ricordarlo da vivo”. Infine Venditti ha svelato un aneddoto: “Dalla mi ha salvato dopo la mia separazione, mi ha trovato una casa a Roma a Trastevere a 50 metri dalla sua. Era uno che ascoltavi sempre perché raramente aveva torto”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/01/francesco-de-gregori-una-canzone-sulla-guerra-in-ucraina-scrivere-a-ridosso-del-disastro-e-sempre-brutto-venditti-in-passato-tra-noi-scintille-ma-da-fratelli/6511402/

 

Antonello Venditti e Francesco De Gregori con "Bomba o non bomba" e "La storia siamo noi" si sono esibiti sul palco di X Factor 2019, durante la quinta puntata dedicata agli inediti. I due cantautori tra gli applausi del pubblico e l'apprezzamento sui social hanno dato un annuncio importante: un’idea che ci è venuta qualche giorno fa - ha detto De Gregori - faremo un concerto all'Olimpico a Roma il 5 settembre.

Un ritorno alle origini per entrambi perché l’esordio musicale di Venditti e De Gregori avvenne nel 1972 con Theorius Campus, il primo e unico album di Antonello Venditti e Francesco De Gregori. L'album riscosse scarso successo, tuttavia tra i pochi compratori figura un giovanissimo Luciano Ligabue: “A dodici anni ho capito che c'era qualcuno che poteva fare le canzoni in modo diverso, erano i cantautori. In particolare Theorius Campus di Venditti e De Gregori ha cambiato la mia percezione” 

"Per certi versi io e lui [De Gregori] siamo come i Beatles e i Rolling Stones: ci stimiamo reciprocamente e siamo amici. Poi siamo diversi, certo, ma essere diversi non implica necessariamente essere rivali: la competizione è un gioco da giornalisti musicali che non mi appartiene. Io e De Gregori siamo innanzitutto amici, e non è detto che l'amicizia debba per forza concretizzarsi anche a livello professionale. Anzi. Invece di suonare insieme potremmo andare al cinema, o semplicemente frequentarci. L'unica cosa che è cambiata tra di noi rispetto al passato è la maggiore consapevolezza di noi stessi: oggi sappiamo chi siamo, prima no".

https://www.leggo.it/spettacoli/televisione/antonello_venditti_francesco_de_gregori_concerto_roma_x_factor_ultime_notizie_oggi-4877944.html

 

Antonello Venditti e Francesco De Gregori: «Siamo nati per cantare insieme»

«Siamo amici da 50 anni ma pensavamo che le nostre voci non andassero d’accordo. Invece... Vi aspettiamo al nostro grande concerto allo Stadio Olimpico di Roma il 5 settembre 2020!»  Sorrisi e canzoni – 12 dic 2019 – Enrico Casarini

 

Nella saletta di un hotel di Milano tutto è pronto per scattare le fotografie per la copertina e il servizio di Sorrisi. Francesco De Gregori e Antonello Venditti sono in arrivo. Tarderanno? Probabile, con questa pioggia monsonica il centro è tutto un ingorgo. Ma non c’è neppure il tempo di iniziare a preoccuparsi sul serio che loro sono già qui.

Chiacchierano fitto tra loro. Venditti inizia a salutare tutti. De Gregori si toglie il suo cappello da cowboy nero per indossarne uno bianco e canticchia a mezza voce: «Quando la banda passò...». La banda? Ma sì, è “La banda” di Mina! “Quando la banda passò, nel cielo il sole spuntò”, e fuori dalle finestre anche questa Milano non pare più nemmeno così grigia.

Nell’aria c’è anche una bella promessa. Il 5 settembre 2020 Antonello e Francesco suoneranno finalmente insieme in un eccezionale concerto-evento allo Stadio Olimpico di Roma.

I biglietti sono già in vendita (info: ticketone.it). E noi oggi siamo qui con i due cantautori per capire come mai, a una cinquantina d’anni da quando si conobbero al Folkstudio, storico locale romano, solo adesso si decidono a fare un vero concerto insieme. E per farci raccontare quel che hanno già deciso della serata di settembre. Bisognerebbe fare un’intervista, ma in effetti la cosa si trasforma in una chiacchierata in cui le battute s’inseguono e ciascuno ruba il tempo all’altro...

Direi di partire proprio dall’annuncio del concerto.

Venditti: «Oh, vedi che bello? Adesso si mette a fare il giornalista!».

De Gregori: «Ma dai! Dovrà impostare l’intervista, no? Lasciamolo lavorare! Allora: in effetti è un po’ di tempo che ci incontriamo sul palcoscenico. Nel settembre del 2018 io sono andato ospite al concerto di Antonello all’Arena di Verona per i 40 anni di “Sotto il segno dei pesci”, e in marzo lui è venuto a un mio concerto al Teatro Garbatella a Roma. Insomma, c’è stato un riavvicinamento musicale e “intellettuale”, anche se in realtà noi ci siamo sempre sentiti e visti a pranzo o a cena. Non avevamo mai pensato di suonare insieme, però. Io avevo anche la sensazione che le nostre voci non fossero compatibili e invece miracolosamente è successo, non so dire neppure quando».

Venditti: «Quando? La verità è che noi siamo nati per cantare insieme. Prendiamo Dalla e De Gregori: erano due personalità distinte. Noi no. Noi siamo una cosa sola, siamo Theorius Campus, il “personaggio” che dava il nome al nostro primo album. Ecco, adesso lui non se lo ricorda…».

De Gregori: «Oh, mica sono rimbambito!».

Venditti: «Ah, te lo ricordi? Quando abbiamo fatto quel disco non ci siamo chiamati Venditti e De Gregori, ma Theorius Campus, anzi Alexis Theorius Campus, che quando suona l’organo sfonda il cielo. Ecco, io credo che noi siamo ancora quello».

Il pubblico dei vostri concerti è “stratificato”, dai fan storici che hanno più di 60 anni fino ai ragazzini. Come avete tenuto insieme tante generazioni?

Venditti: «Guardi, io sono amico di Ultimo. Lui sa le mie canzoni meglio di me. E sono amico di Ermal Meta, di Mahmood... Pare che “Sora Rosa”, il primo pezzo che ho scritto, sia una canzone di riferimento per tutto il nuovo canto romano. Avverto per noi amore e rispetto, sento un “riconoscimento” di paternità di cui forse non ci siamo neppure mai accorti».

De Gregori: «Una paternità che non abbiamo mai cercato. D’altra parte, io non avrei mai potuto scrivere le mie canzoni senza tener presente la lezione di Paoli, Endrigo, Lauzi, De André... E allora diciamo che tra i rapper e i trapper di oggi ci stanno quelli più ispirati e quelli meno, come in tutte le congreghe, cantautori storici compresi. Risultati immagini per SORRISI E CANZONI DE GREGORI VENDITTII più ispirati hanno anche una buona cultura musicale e quindi non mi sorprende che Ultimo conosca le canzoni di Venditti meglio di Venditti. Tra i nostri esordi e oggi passano 50 anni, no? Noi abbiamo cominciato attorno al 1970: leviamogli 50 anni e fa 1920. Ecco, noi non sentivamo nessun appeal per le canzoni del 1920, appartenevano a un mondo passato, c’era stata una guerra di mezzo... E invece siamo stati a “X Factor” e i ragazzi ci hanno battuto le mani: è un po’ miracoloso».

Immagino che incontriate ovunque persone che vi dicono quanto siano legate a una vostra certa canzone, che è come se l’avessero scritta loro.

De Gregori: «Posso dire una cosa immodesta? Erano belle canzoni e le belle canzoni restano. Torno al discorso storico: se avessimo avuto una Terza guerra mondiale tra il 1970 e oggi, forse saremmo stati messi da parte».

Però dev’essere pesante sapere che se nel concerto non fate “Notte prima degli esami” o “Rimmel” la gente si arrabbia.

De Gregori: «Io ringrazio Dio di aver scritto certe canzoni, perché sono meravigliose e la gente ci si è attaccata. È come andare a sentire Frank Sinatra e non ti fa “Strangers in the night”... Meno male che ci sono!».

Venditti: «Io ora sto vivendo un miracolo: nei concerti suono integralmente l’album “Sotto il segno dei pesci” e sento che ha una forza evocativa che tiene in comunicazione più generazioni. È come se avessi colto un punto che sa di storia e di futuro al contempo».

A proposito di concerti, che cosa vedremo nel 2020 allo Stadio Olimpico?

De Gregori: «Faremo delle cose singolarmente con le nostre band e moltissime fondendo le due band. Io non escluderei, anzi, che le band unite suonassero per l’80% del concerto: verrebbe un suono straordinario».

Non oso pensare alla costruzione della scaletta…

Venditti: «Ma no! Sarà la cosa più bella e naturale del mondo: le cose stanno già saltando fuori. Lui però mi pone dei limiti, mentre io sono illimitato...».https://www.iltitanic.com/2021/103.jpg

De Gregori: «Eh, qui siamo in forte “disaccordo”! Per me, la durata ideale di un concerto è un’ora e tre quarti. Lui fa tre ore. E la gente non si dispera...».

Venditti:«Arrivo a tre ore e 40 minuti, quattro ore, e sono tutti contentissimi. Pagano un sacco di soldi per vederci e quindi... Insomma, ho scoperto in me una generosità che non pensavo di avere ed è bellissima».

 

De Gregori: «Ha ragione lui, in effetti, ma non volevo dirlo. All’Olimpico non faremo meno di tre ore».

Venditti: «Anche perché ogni giorno riscopriamo delle canzoni l’uno dell’altro che sono pazzesche!».

Antonello, cosa la sorprende oggi di Francesco?

Venditti: «Che sembra che tra noi ci sia stato un “travaso di cellule”. Io che normalmente sono considerato deciso e iracondo, divento una mammoletta in confronto a lui. E poi ha delle doti di showman insospettabili!».

Francesco, cosa la sorprende di Antonello?

De Gregori: «Il suo canto: è impressionante. Ha sempre cantato benissimo, ma mi stupisce ancora. E poi mi colpisce la qualità dei suoi pezzi. Mi sono innamorato di alcune sue canzoni diversi anni dopo l’uscita. Per esempio di “Che stupida storia è la vita”...».

Venditti: «Ma no! Si chiama “Che fantastica storia è la vita”!».

De Gregori: «Vabbè, non puoi pretendere che alla mia età io ricordi i titoli esatti!».

Perché non avevate mai fatto un concerto insieme?

De Gregori: «Perché ogni cosa vuole i suoi tempi. Ora lo facciamo perché abbiamo scritto una quarantina di buone canzoni che in qualche modo hanno pesato sulla vita dei nostri ascoltatori».

Venditti: «Posso dire un’altra cosa? Io ho scoperto Francesco come cantante e gli ho fatto i complimenti».

De Gregori: «Eh, sì, io canto meglio di lui ormai. Questo me lo dicono tutti».

Mentre le chiacchiere si sfrangiano e si smonta il set fotografico, c’è ancora tempo per qualche battuta. Venditti pensa bene di riaprire una ferita lontana: «Oh, io comunque t’avevo prestato tre dischi e non li ho più rivisti: “Tumbleweed connection” di Elton John, “Catch bull at four” di Cat Stevens ed “Every picture tells a story” di Rod Stewart...».

De Gregori non raccoglie. Lascia la stanza canticchiando ancora. Questa volta però non è Mina. È Celentano: «Siamo la coppia più bella del mondo...». Cinquant’anni dopo è ancora vero.

https://www.sorrisi.com/musica/concerti/antonello-venditti-e-francesco-de-gregori-siamo-nati-per-cantare-insieme/

 

 

 

 

RaiPlay con Fiorello. Antonello non ricorda l'episodio di seguito riportato e citato da Francesco durante la puntata.

_________________________________

"Se ciò può essere stato vero nella piccola famiglia della It, non vuol dire comunque che Francesco fosse completamente abbandonato a se stesso: al contrario ebbe anche lui le sue prime chance. Innanzi tutto fu inviato a Torino insieme ad Antonello per prendere parte a una trasmissione musicale serale, se non ricordo male diretta da Enzo Trapani.

lo tenevo molto a vedere la prima vera apparizione televisiva dei miei amici, così quando venne il momento curai di trovarmi davanti al teleschermo. Fu con raccapriccio che vidi Francesco e Antonello vestiti da autisti del primo Novecento, con cappelloni da fuochisti e occhialoni, comparire alla guida di una vecchia Ford di cartone.

In seguito Francesco descrisse nel suo famosissimo talkin' blues "Miele di rose per Giorgio Lo Cascio" questa allucinante esperienza.

Non so come, ma la solida tempra con cui erano stati forgiati fece sì che i miei amici sopravvissero a questo trauma, pronti per nuove avventure. Ecco infatti apparire sulla scena i primi raduni musicali all'aperto."

(Giorgio Lo Cascio)

___________________________

tratto da "De Gregori" - di Giorgio Lo Cascio (1990)

 

2° strofa estratta da "MIELE DI ROSE PER GIORGIO LO CASCIO"Risultati immagini per de gregori venditti raiplay

 In un certo senso io sono ancora vergine. Se la verginità in quel senso lì vi pesa molto, andatevene alla Rai Tv di Torino, in Via Verdi o giù di lì. E' un ambiente così Vittoriano che ti guardano male se ti piacciono le donne.

Il costumista fa "Sei carino travestito da autista primo '900" e il regista "Attento! Hai esattamente un minuto e mezzo per esternare la tua anima" e se tu gli rispondi che la tua anima dura almeno tre minuti lui ti guarda storto, ti fa rapporto e ti prende per comunista.

Non andate alla Rai Tv di Torino. Io ci sono stato, come dice Paul Simon, sono stato vomitato, inghiottito, deglutito e inglutito, minoreitanizzato, claudiovillato, littletonyzzato e… credo proprio che mi sia bastato.

Alla fine mi hanno vergognosamente messo in mano centomila lre ed io sono scappato come un razzo giù per i portici e, proprio dietro il cartellino del dentifricio Close-Up, incontro la Signora Aquilone e le faccio "Scusi tanto Signora, dov'è il cielo più vicino? Che ci vado a comprare del "Miele di rose per Giorgio Lo Cascio!"

 

 

Nel 2020 Venditti e De Gregori, 48 anni dopo il primo disco insieme Theorius Campus pubblicato dalla it/Micocci , il 5 Settembre allo Stadio Olimpico di Roma, a parte qualche sporadica parentesi di ospitate uno al concerto dell'altro, tornano a cantare insieme ufficialmente ed in un concerto tutto per loro.....è piacevole ed importante ricordare che nel 1972 realizzammo e pubblicammo le canzoni di Antonello Venditti e Francesco De Gregori con la nostra it/Micocci (io e mio fratello eravamo giovanetti e già collaboravamo con mio padre) nello stesso disco album Theorius Campus ed in 2 brani cantarono anche insieme (soprattutto un vero duetto in "In mezzo alla città"), e puntavamo solo noi sulla loro bravura di cantautori, nessuno ci credeva, come successe poi anche per Rino Gaetano (in seguito vi dirò cosa dicevano di loro anche i c.d. addetti ai lavori)...l'anno dopo, nel 1973, la it pubblicò prima l'album di Antonello "L'orso Bruno" e subito dopo quello di Francesco "Alice non lo sa"...devo confessarvi che avevo provato anche tre anni fa a dirgli di fare questa "bomba di concerto"non come un "unicum" ma come una tournee nei posti più belli italiani Patrimonio dell'Umanità, ma non ci sono riuscito perchè evidentemente i tempi non erano maturi ed io non sono propriamente un impresario, ma solo un "già" produttore editore, che era un altro lavoro...in bocca al lupo ad Anto e Francesco per quello che può diventare uno dei concerti del secolo per la musica "leggera" popolare italiana !..

 

Francesco Micocci