Prodotto da Alessandro Colombini. Produttore Esecutivo e organizzazione: Renzo Cremonini. Foto di Fausto Ristori. Remastering digitale: Guido Di Toma. Artwork: Mario Scardala. Registrazioni effettuate con lo Studio mobile "Manor" a Brescia, Verona e Bologna.
Tecnico del suono: Peter Greenslade. Assistenti: David Chapman, Paut Ward, Louise Freedman. Missato da Alessandro Colombini e Maurizio Montanesi negli studi RCA Roma.
Grazie a Ron per gli arrangiamenti, Sandro Centinara e Gianni Neri per l'amplificazione.

Lato A

BANANA REPUBLIC (BANANA REPUBLICS) (Steve Burgh, Francesco De Gregori, Steve Goodman, Jim Rothermel) Edizioni RCA  UN GELATO AL LIMON (Paolo Conte) Edizioni RCA Musica  LA CANZONE DI ORLANDO (Lucio Dalla, Roberto Roversi Edizioni) Edizioni RCA Musica  BUFALO BILL (Francesco De Gregori) Edizioni RCA , IT PIAZZA GRANDE (Gianfranco Baldazzi, Sergio Bardotti, Rosalino Cellamare, Lucio Dalla) Edizioni RCA Musica

 

Lato B

4/3/1943 (Lucio Dalla, Paola Pallottino) Edizioni RCA Musica  SANTA LUCIA (Francesco De Gregori)  Edizioni  RCA, IT QUATTRO CANI (Francesco De Gregori Edizioni RCA, IT ADDIO A NAPOLI (Teodoro Cottrau) MA COME FANNO I MARINAI (Lucio Dalla, Francesco De Gregori) Edizioni RCA Musica

 

   

 

 

 

 

Ci governano (ma va?) Giulio Andreotti e Francesco Cossiga. L'UNESCO, proclama il Campo di concentramento di Auschwitz patrimonio dell'umanità e L'OMS dichiara eradicato il Vaiolo. Cambogia: dopo quattro anni di dittatura il regime dei Khmer Rossi di Pol Pot viene deposto da truppe regolari vietnamite, che insediano al suo posto un governo-fantoccio filosovietico; dopo mesi di proteste popolari lo Shāh Mohammad Reza Pahlavi lascia il paese. Al suo posto, giovedì 1º febbraio, assumerà il potere l'ayatollah Ruhollāh Khomeini, tornato dall'esilio in Francia. Le Brigate Rosse uccidono l'operaio-sindacalista Guido Rossa e i fascisti Emilio Alessandrini che indagava sulla pista neofascista della strage di Piazza Fontana; il bassista dei Sex Pistols Sid Vicious viene trovato morto per overdose; Entra in vigore del Sistema Monetario Europeo; La magistratura americana incrimina il finanziere Michele Sindona per la bancarotta della Franklin National Bank; il giornalista Mino Pecorelli, direttore del settimanale «OP», è assassinato a colpi d’arma da fuoco; fra gli altri, Toni Negri viene arrestato per aver preso parte al rapimento e all'uccisione di Aldo Moro;  vittoria elettorale dei conservatori di Margaret Thatcher, prima donna ad occupare la carica di primo ministro; la comunista Nilde Iotti è la prima donna ad essere eletta Presidente della Camera dei deputati; viene immesso in vendita in Giappone dalla Sony il primo lettore stereo portatile, il Walkman; Saddam Hussein diventa presidente della repubblica irachena; Boris Giuliano capo della mobile di Palermo viene ucciso mentre prende il caffè in un bar da Leoluca Bagarella, killer per i corleonesi di Totò Riina;  rapiti in Sardegna Fabrizio De André e Dori Ghezzi; nasce il Tg3; l'Unione Sovietica invade l'Afghanistan.

Un impiegato guadagna ca. £ 60.000, operaio ca. 47.000, contadino 20.000, il giornale costa £ 30, la tazzina di Caffè £ 50- Pane £ 140 al kg. Latte £ 90. Vino al litro £ 130, Pasta al kg. £. 200, Riso al kg £ 175.  Carne di Manzo al kg. £ 1400. Zucchero al kg £ 245. Benzina £ 120.  1 grammo di Oro £ 835.

Nello sport Pietro Mennea stabilisce il record del mondo nei 200 metri piani; Jody Scheckter, in Ferrari, vince il Mondiale di Formula Uno, il Nottingham Forest vince la Coppa dei Campioni, Kevin Keegan (Amburgo) vince il Pallone d’oro e la domenica sera Adriano De Zan ci racconta che il Milan vince finalmente la sua stella con Albertosi, Collovati, Maldera, Beta, Baresi, De Vecchi, Buriani, Rivera, Novellino, Chiodi, Bigon,

Il Premio Strega va a Primo Levi per La chiave a stella e il Campiello va a Storia di Tonle  di Mario Rigoni Stern.

Al cinema vediamo Kramer contro Kramer; Fuga da Alcatraz; Apocalypse Now; Ratataplan; Rocky II; Sindrome cinese; Star Trek; Il tamburo di latta; Manatthan; Elvis, il re del rock; Giallo napoletano; I guerrieri della notte; Moonraker - Operazione spazio, Banana Republic

Di moda vanno il mastino napoletano, l'accendino John Player Special, la macchina fotografica reflex, l’orologio Tissot e Jeans Wrangler. Sull’onda di Tony Manero, le camicie sono molto aperte sul davanti per mostrare il petto villoso. Viaggiamo sempre con Renault 5, Talbot, Fiat 127, Alfa 6, Peugeot 502, Fiat 131 Mirafiori, Lancia Delta, Fiat Panda

Per chi non fuma lo spinello: Winston, MS, Diana, Astor, HB. Ci intossichiamo con BigBabol, Milkana Fiordifette, Ovomaltina, Campagnole della famiglia del mulino Bianco ormai tutta ricoverata al centro neurologico più vicino. In televisione c’è Luna Park, Dolce Remi, Heidi, Goldrake, I sogni nel cassetto, Mork e Mindy, i Jefferson,

A Sanremo vince Mino Vergnaghi. Allo Zecchino d’oro vince "Un bambino " e al Festivalbar Alan Sorrenti con Tu sei l’unica donna per me. Gli album più venduti in Italia sono Dalla, Banana Republic, Viva, Buona domenica, Spirits having flown,  Breakfast in America, Sono un pirata sono un signore, E tu come stai, Soli,  L.A. & N.Y. , Erozero, Fabrizio De Andre' & PFM, Gloria, Cogli la prima mela, Discovery, E io canto.

 

 

 

 

 

Lilli Greco fa sentire a De Gregori il provino di un brano di un avvocato di Asti, quello di Avanti bionda, quel Paolo Conte, già autore di great hit come Azzurro di Celentano e di alcuni album senza fortuna per la RCA; il pezzo si chiama Un gelato al Union. Greco: "Lui rimase sbalordito, si alzò in piedi e disse: 'Questo è un capolavoro'. Francesco era già in cattedra, mentre Paolo aveva appena iniziato a fare i primi vagiti. Ma già prima, appena Conte arrivò in RCA, lo feci sentire a Francesco e fra loro due iniziarono dei buoni rapporti: si erano annusati e si erano piaciuti, capivano i rispettivi valori. Paolo fu colpito da De Gregori per l'educazione, la classe, la simpatia, fu colpito dall'uomo, che sicuramente non può non essere un grande artista. Li portai qualche volta a pranzo insieme ma non parlarono di collaborazioni, sarebbero state escluse se non altro da Paolo, che è un solitario". Però De Gregori, che sta pensando al suo nuovo disco, pensa pure che potrebbe metterci quella canzone (quanto ci sarebbe piaciuto). E intanto fa conoscere Conte a Sergio Martin, che, finiti i Circoli Ottobre, continua a organizzare eventi. Martin ne resta molto affascinato.

Ma la fine d'anno è tutta per Ma come fanno i marinai, Dalla e De Gregori la vanno a cantare anche in TV, a Discoring, alla Festa d'Inverno ad Asiago. Riscuote unanimi consensi, come si dice. Ed è solo l'inizio.

De Gregori a inizio anno se ne va in studio con il nuovo raccolto di brani (compreso Un gelato al limon) e con il solito gruppo di musicisti italiani o italianizzati, i Cyan. Arriva quasi alla fine, però: "C'era qualcosa che non andava, mancavano un po' di intenzioni vere". È in alto mare, non riesce a trovare una rotta convincente. Lucio Dalla pubblica invece il suo, di disco, primo di due omonimi belli e un po' degregoriani nei testi. Dentro c'è quel pezzo cantato insieme, Cosa sarà (testo di Dalla, musica di Rosalino Cellamare), che è anche il retro di "Ma come fanno i marinai". Ecco, questa storia di mare ha portato bene: a febbraio il 45 entra in classifica con le vele gonfie e - sarà la voglia di sparigliare, sarà che il concerto al Flaminio è andato bene - l'idea di un lungo ma anche largo tour negli stadi sembra cosa buona e giusta. E utile ad ambedue: Dalla si è appena iscritto all'albo delle stelle di prima grandezza, De Gregori ha ancora un po' di interessi del Palalido da pagare. E poi hanno un passato di incroci, un buon rapporto umano, affinità e diversità bilanciate (persino fisiche, volendo). E la stessa casa discografica, che non è cosa da poco.

La faccenda implica un certo sforzo di pecunia e mezzi, nonché equilibri anche di management (Ballanti per Dalla e Venturi per De Gregori): l'idea prende davvero forma e sostanza quando sono loro due a convincersi, tra incertezze, pigrizie e contrasti. E forse è proprio il mare a unirli, fonte comune d'ispirazione ed espirazione d'un bolognese e un romAno. Questo giro viaggerà spesso lungo il mare e diventerà uno dei più importanti eventi della storia della canzone italiana, forse proprio la celebrazione, qualitativa e quantitativa, della sua maturità. Intesa anche come capacità di riproduzione.

Il nome del tour sarà Banana Republic, titolo di una canzone di Steve Goodman che De Gregori ha appena tradotto e che parla, o forse dipinge, di tropici, di americani che ci espatriano e - ci mancherebbe - un po' anche di mare. Sta nella scia di Ma come fanno i marinai, ovviamente caposaldo della scaletta. De Gregori: "Quando la tournée era ormai decisa, pensammo che ci sarebbe voluto un altro pezzo da condividere oltre ai Marinai. Io feci sentire a Lucio il brano, a lui piacque.

 

                                                                                                                                                          

Da “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi” di Enrico Deregibus - Giunti Editore 2015

 

 

 

Amarcord di una Repubblica delle Banane...che fu

di gianleo67

  

Diretto da Ottavio Fabbri e prodotto da Alessandro Colombini per la RCA, questo 'Film Concerto dal vivo' contiene il resoconto documentario di una serie di concerti del tour 'Banana Republic' che Lucio Dalla e Francesco De Gregori tennero negli stadi di Brescia, Verona e Bologna dal 16 Giugno al 30 Luglio 1979 e che fu accompagnato dall'uscita dell'omonimo live album i cui brani sono stati tutti arrangiati da Ron, presente anche alla chitarra ed ai cori.

Frutto di una collaborazione che era iniziata con la registrazione in studio del singolo contenente i brani 'Ma come fanno i marinai' e 'Cosa sarà', ed arruolando (oltre al già citato Ron) i componenti dei gruppi che allora accompagnavano i due autori (per Dalla Curreri&Co che avrebbero poi formato gli Stadio e per De Gregori i già componenti del gruppo dei Cyan), questa curiosa ed estrosa featuring tra i barbudos antitetici della canzone italiana di quegli anni segna un periodo felice di sperimentazione musicale dove, non ostante come qualcuno disse si trattò di una 'collaborazione senza contaminazione', le tematiche e l'intimismo poetico del repertorio di ciascuno trova nell'estemporanea esibizione dal vivo una sintesi particolarmente suggestiva, propagandosi lungo uno spettro che porta dall'esucuzione in singolo di alcune hit alla partecipazione corale o alternata di altre, fino ai due brani ('Marinai' e 'Banana Republic') che ne sancisce il perfetto equilibrio di contributi musicali e vocali.

Documento di costume, più che resoconto documentario di un tour musicale, il film di Fabbri ci mostra il dietro le quinte del faticoso (e ripetitivo) lavoro dell'artista quanto la ribalta teatrale di una esibizione che trova nel rapporto col pubblico vociante e rumoroso degli stadi i suoi aspetti peculiari, mettendo a nudo (forse con un pizzico di involontaria ironia evocata dal significato e dal titolo della canzone che dà il nome al Tour) quel senso di ingenua partecipazione popolare di un'italia spaesata e sprovveduta che veniva fuori dal 'tour de force' della militanza impegnata degli anni '70 (il Tour non toccò Milano dove qualche anno prima De Gregori era stato duramente contestato) e che rappresentava alla perfezione un'adorazione divistica delle folle vocianti di una Repubblica delle Banane che ritrovava nei facili messaggi della canzone popolare gli elementi di un'identificazione collettiva priva di reali punti di riferimento politico.

Dall'altro punto di vista poi, si rileva tanto l'estro e la professionalità di artisti che forniscono ciascuno per proprio conto un contributo personale ad esibizioni corali talora improvvisate quanto il segno di un inevitabile narcisismo che riecheggia nelle inteviste dei vari e giovanissimi collaboratori (da Curreri a Ron, da Portera a Liberatori) che nelle parole dei principali protagonisti impegnati in una continua e sotterranea lotta di reciproca desistenza (F. De Gregori: "Lucio ha imparato la tecnica e se l'è dimenticata. Canta come un animale. Diciamo che Lucio mi può insegnare a cantare come un animale"; e ancora: "Non è finita qui la nostra collaborazione ma è finita qui la nostra ufficializzazione insieme, perchè è una cosa che è irripetibile. Costa troppa fatica: finaziaria, psicologica, musicale"). Un pò road movie, un pò documentario musicale e un pò documento di costume questo divertente resoconto dell'estate musicale del '79 si apre ai gustosi siparietti di una passione musicale e umana che ci riconferma un Dalla scostante ed imprevedibile (la passione per il basket e l'insofferenza alle regole) ed un De Gregori precisino e vanesio che , una volta tanto, pare ben disposto a cedere una parte della sua ribalta ad un partner-rivale il cui vulcanico estro sembra a tratti monopolizzare la scena (e non è solo una questione di montaggio!).

Bellissima ed indimenticabile la canzone ('Ma come fanno i marinai') che chiude il film, come ogni concerto, e che segna il contributo quanto mai ispirato di autori che hanno saputo traguardare, nell'immensità di una mare reale e metaforico di molte loro canzoni, lo spirito indomito di un popolo nomade come quello italico (si dirà di Santi, Poeti e Navigatori) alla continua ricerca del proprio posto nel mondo. Reunion a più di trent'anni dalla loro storica collaborazione, i due artisti si ritrovano nel 'Work in Progress Tour' del 2010 che segna l'inizio di una serie di concerti che si tengono in molte piazze di tutta Italia e che durerà con più di 100 date per circa una anno. Ma questa,si sa, è tutta un'altra musica.

 

 

 

 

Lucio e Francesco decisero di organizzare una toumée insieme, vollero chiamarla Banana Republic, dal titolo di una riuscitissima traduzione di Francesco di una canzone di Goodman-Burke-Roternel, e dopo un'accurata preparazione si lanciarono entrambi in questa ambiziosa avventura. I risultati furono al di sopra di qualsiasi aspettativa: il pubblico era ovunque straripante ed entusiasta. I due amici erano soddisfattissimi: realizzarono un disco dal vivo e addirittura un film, piuttosto bello, che purtroppo girò pochissimo. (…) Francesco mi invitò a una proiezione privata di questo film, alla quale erano presenti anche la moglie Francesca e Lucio. Quest'ultimo non faceva altro che elogiare lo "swing" di Francesco, e al termine della proiezione si voltò verso Francesca e le disse: "Ma ti rendi conto di chi abbiamo sposato?". Credo che per Francesco fu una splendida pausa di distensione e di divertimento, che si prolungò per più di tre anni. 

 

Sarebbero arrivati da Roma il direttore de L'Espresso, Zanetti, con il suo migliore giornalista, Giorgio Bocca. (…) E vengono per  intervistare Lucio Dalla e Francesco De Gregori, e forse per dedicare loro addirittura una copertina. All'arrivo dei due giornalisti, dunque, lo stadio - come ho detto - è ancora deserto. Lucio e Francesco siedono su due panchine separate. Quando la macchina blu sopraggiunge, Lucio si alza in piedi, si fa loro incontro e apostrofa immediatamente Giorgio Bocca: "Caro Giorgio, ti ricordi dì me? Ti ho telefonato due anni fa per i fatti di Bologna: ti volevo parlare dei fatti di Bologna, ma tu rispondesti che non sapevi chi ero, e che avevi cose urgenti da fare! ". Bocca è in difficoltà e Zanetti interviene per mediare perché desidera che sia realizzato un articolo.  DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990) 

 

Albanese: L'album De Gregori è uscito l'anno dopo, nel 1978, però c'è stato un lungo periodo in cui lui non faceva concerti. Ha ripreso i concerti dopo dui  anni, con Banana Republic, no?

Lo Cascio: Sì, sì. Infatti, è stato con quello. Il fatto di essere in due gli ha dato forza, si ripresentava così con quello lì.

Albanese: C'era anche Ron con loro, no? Era sconosciuto allora?

Lo Cascio: Ron era stato solo un po' conosciuto con un pezzo di molti anni prima che si chiamava Il gigante e la bambina. Si chiamava Rosalino Cellamare. Aveva fatto questo pezzo. Era andato abbastanza bene. Quindi un po' sì era conosciuto. Solo che era ancora nel periodo di transizione. Quindi non aveva avuto nessuna etichettatura. Però quando ha fatto il suo primo disco subito dopo Banana Republic, l'hanno portato in giro e l'hanno fatto cantare un po' per farlo conoscere, perché lui era sostenuto da Dalla. Quando ha fatto questo primo disco, Una città per cantare, che ha preso quel pezzo di Jackson Browne molto bello, era una bella traduzione, poi hanno cantato tutt'e tre insieme. Era bellissimo. Quando lui ha registrato quel primo disco gli hanno dovuto far cambiare. Cioè, finito il disco, ha dovuto poi rifare tutto perché cantava come Dalla. Adesso, forse, era Dalla che cantava come Ron! Però siccome Dalla era già diventato famoso, a Ron gli hanno detto: <<No, devi cambiare modo. Non puoi cantare cosi. E' uguale a come canta Dalla>>. E lui ha dovuto ricantare tutto, studiare un altro modo di cantare che è stato poi dopo l'inizio del suo stile personale. Ha dovuto completamente inventarsi. Se no, era ancora un po' un ibrido, perché lui scriveva bella musica, o forse aveva Dalla che gli aveva rubato tutto. Quindi. O l'una o l'altra.   NICHOLAS ALBANESE INTERVISTA GIORGIO LO CASCIO – 1998

 

E la tournèe che avete fatto questa estate? E' stato bello, avevamo molte date, ma non tutte assieme, in modo da non perdere la testa. Poi la gente, beh, c'era un mucchio di gente. Mi ricordo di una sera, avevamo terminato un concerto io mi ero voltato a sistemare l'amplificatore, non so a mettere a posto la chitarra, poi mi son voltato e ho visto migliaia e migliaia di fiammiferi accesi, ed è stato bellissimo. Ho visto il film che ne avete tratto e non mi è piaciuto, troppi primi piani tuoi e di Lucio anche quando c'erano degli assoli e molto scompenso tra te e Dalla. Come mai avete voluto fare il film? Io lo vedo più come un documentario che come un film. In quanto alla differenza tra me e Dalla, è vero esiste. Lucio canta quattro pezzi in più. Ma posso capire. Al montaggio c'era la voglia di tirare su il Film e Lucio sul palco è una carica di energia. Io faccio pezzi più tranquilli.   (CIAO 2001 NOV. 1979)

 

 

 

 

 

 

ROMA - STADIO FLAMINIO, 8 LUGLIO 1978

Banana Republic è uno di quei (pochissimi) dischi dal vivo epocali d’Italia, e curiosamente è in parte merito di Walter Veltroni.

Veltroni, a cui va almeno riconosciuto di aver sempre creduto nella cultura, nel 1979 era il presidente della Federazione Giovani Comunisti Italiani (FGCI), e per primo riuscì a portare Lucio Dalla e Francesco De Gregori insieme sullo stesso palco.

Era l’8 luglio del 1978 e De Gregori aveva appena pubblicato De Gregori, e allo Stadio Flaminio tenne un concerto organizzato dalla FGCI (chissà, anche un po’ per riconciliarsi con i compagni dopo il “processo” subìto al Palalido due anni prima), che – nessuno sapeva, forse molti speravano – sarebbe stato il primo embrione della collaborazione con Dalla.

Di lì, curiosamente, i due lavorarono in studio insieme solo per Ma Come Fanno I Marinai, preferendo condividere il palco. Il tour Banana Republic fece il tutto esaurito un anno dopo quell’episodio, e il disco che ne venne ricavato e che vendette mezzo milione di copie; però, è tanto bello quanto riduttivo: per una visione d’insieme di quella (breve) esperienza, meglio dare un’occhiata all’omonimo film documentario.

Banana Republic, così come da allora lo troviamo sugli scaffali dei negozi, è ancora eccitante trent’anni dopo (altro che il pur buono Work In Progress).

E’ tutto il complesso a girare bene, e di questo c’è da dare giusto merito a Ron, che curò ogni arrangiamento, compresa la versione rock’n’roll di Gelato Al Limon di Paolo Conte, e quella zeppa di reggae di 4/3/43. E ancora, Gaetano Curreri e tutto il resto della banda che accompagnava Dalla, di lì a poco sarebbero diventati gli Stadio.

Ai punti, in Banana Republic sembra presente più De Gregori che Dalla: è lui che si inventa di adattare la canzone di Steeve Goodman che dà il titolo al progetto, sono suoi i brani che trovano il maggior spazio (Santa Lucia, Buffalo Bill, Quattro Cani), mentre Dalla, al di là di Piazza Grande e 4/3/43, s’inserisce nello spettacolo esattamente come siamo lo ricordiamo e immaginiamo: istrionico, soul, vagabondo. E’ però il suo tocco che alla fine rende grande Banana Republic.

Riascoltare questo album oggi è forse un po’ triste, ma è una gran bella curva nella memoria.

http://www.nonsiamodiqui.it/lucio-dalla-francesco-de-gregori-banana-republic/

 

FOGGIA - SETTEMBRE 1978

Manfredonia – IN dialogo per un’ora con il grande Lucio Dalla. Settembre ’78, Manfredonia: i pescherecci erano rientrati dalla pescata più corta. Spensierato, passeggiavo con un mio amico chitarrista, Gino, vestiti con i pantaloncini e maglie a maniche corte, con i sandali di plastica bianca, con la chiusura al lato di metallo, di moda in quegli anni.

 Arrivati alla Rotonda, all’altezza dell’Hotel Gargano, vedemmo Lucio Dalla – con Francesco De Gregori – parlare sul marciapiede. Il mio amico Gino mi disse: “Claudio, hai visto Dalla e De Gregori?” Risposi: “Certo che sì”. Quel settembre avevano fatto una tappa del loro tour a Foggia; De Gregori aveva nel foggiano i parenti della moglie; per Dalla tantissimi amici a Manfredonia.

Una notte, intorno alle 2, si presentò a casa mio fratello Lorenzo, all’epoca noto D.J. del paese, anche speaker di radio Amica. Mio fratello suonò alla porta di casa, con altri suoi amici e insieme a Lucio, con una pagnotta di pane del forno di Zizio; io ero nella mia cameretta e sentivo parlottare Lucio in sipontino doc. Si rivolse a papà in dialetto, disse: “Mattoje, ma da de nu grappl di pemedirjille”. Mio padre gli dette anche una bottiglina d’olio. Ascoltavo queste parole dal letto e mi veniva da sorridere, poi stanco mi rimisi a dormire mentre li sentii allontanarsi e andare via in modo rumoroso, con Lucio che continuava a dire: “Grazie Mattoje, grazie”, e papà: “Prego Lucio, prego”.

Il mio babbo era assai ganzo, ci sapeva fare e stare allo scherzo e, come si usa dire a Manfredonia, era di cuore, dava tutto a tutti. Poi, si avvicinò al mio letto e disse: “Claudio è venuto Lucio Dalla, u cantautor di origine del nostro paese” ed io: “Ho sentito papà, buonanotte”. Mentre lui, mormorando diceva: “Solitamente unico e sipontino”.

 (A cura di Claudio Castriotta – Redazione Stato)

http://www.statoquotidiano.it/09/09/2014/settembre-1978-lucio-dalla-notte-passaggio-casa-mia/244669/

 

 

 

 

"Bufalo Bill" prevede uno sviluppo simile all'arrangiamento originale, anche se con una carica di energia ben maggiore. A metà strada tra le due esecuzioni, viene da pensare alla versione di Banana Republic, l'album della tournée con Lucio Dalla: quella tournée ha avuto un ruolo nell'evoluzione di alcuni arrangiamenti per i tuoi pezzi? No, io avevo allora un rapporto abbastanza distante con il gruppo. Intanto perché i gruppi erano due: c'erano due batteristi e due chitarristi, rispettivamente uno per me e uno per Lucio Dalla; tutte cose che non ho mai capito... Mi ero portato appresso un po' di gente che aveva suonato sui miei dischi, come George Sims alla chitarra e Franco Di Stefano alla batteria. Ma devo dire che non me ne importava niente di entrare nel vivo degli arrangiamenti: ciò che avveniva alle mie spalle era per me simile ad una base musicale. Non so perché, forse è una sensazione che esprimo adesso, comunque erano altre le cose che mi piacevano: forse quello che mi interessava di più era l'incontro tra due "solisti", ed il fatto che dietro ci fosse un gruppo passava in secondo piano. ("CHITARRE" - INTERVISTA A FRANCESCO DE GREGORI (DICEMBRE 1990) - DI GIUSEPPE BARBIERI E ANDREA CARPI)

 

(De Gregori - S. Goodman - S. Burgh - J. Rothermel - Banana Republic)

 

 

 

 

Laggiù nel Paese dei Tropici, dove il sole è più sole che qua,
sotto l'ombra degli alberi esotici non t'immagini che caldo che fa.
Gli americani che espatriano, si ritrovano tutti quaggiù,
alle spalle una storia improbabile, un amore che non vale più.

E poi verso sera li vedi tutti a caccia di una donna e via.
E attraversano la notte a piedi per truffare la malinconia.
E spendono più di una lacrima su un bicchiere di vino e di rum.
E piangendo gli viene da ridere, ballo anch'io se balli tu.

Laggiù nel Paese dei Tropici, qualche volta fa freddo anche là,
per un cuore che si è ammalato nel paese della libertà.

Gli americani che espatriano, fanno il verso alla nostalgia,
raccontandosi senza credere mille volte la stessa bugia.
E poi verso sera li vedi tutti a caccia di una donna e via 

e attraversano la notte a piedi per truffare la malinconia.

E spendono più di una lacrima su un bicchiere di vino e di rum
e piangendo gli viene da ridere, ballo anch'io se balli tu.

 

 

 

 

 

 

Down to the Banana Republics, down to the tropical sun

Go the expatriated Americans, hopin' to find some fun

Some of them go for the sailing, caught by the lure of the sea

Tryin' to find what is ailing, livin' in the land of the free

Some of them are running from lovers, leaving no forwarding address

Some of them are running tons of ganja

Some are running from the I.R.S.

Chorus:

Late at night you will find them

In the cheap hotels and bars

Hustling the senioritas while they dance beneath the stars

Spending those renegade pesos on a bottle of rum and a lime

Singin' give me some words I can dance to

Or a melody that rhymes

First you learn the native customs

soon a word of Spanish or two  

 

 

You know that you cannot trust them

'Cause they know they can't trust you

Expatriated Americans feelin' so all alone

Telling themselves the same lies

That they told themselves back home

Down to the Banana Republics, things aren't as warm as they seem

None of the natives are buying any second-hand American dreams

Chorus:

Late at night you will find them

In the cheap hotels and bars

Hustling the senioritas while they dance beneath the stars

Spending those renegade pesos on a bottle of rum and a lime

Singin' give me some words I can dance to

Or a melody that rhymes

Down to the Banana Republics, down to the tropical sun

Go the expatriated Americans hopin' to find some fun

 

 

  

 

https://www.flickr.com/photos/nikiteenrico/   (tutti i diritti riservati)

 

BANANA REPUBLIC SPIEGATO DA DE GREGORI

Con Francesco De Gregori cerchiamo di ricostruire quella pazza estate degli anni Settanta.

 

“Banana Republic non nasce dal nulla. Con Lucio già da due o tre anni esisteva un contatto molto stretto dal punto di vista musicale, perché entrambi eravamo nati e cresciuti sotto lo stesso ombrello: prima nella casa discografica IT di Vincenzo Micocci dove anche Lucio bazzicava e dove io avevo inciso il mio primo disco, e poi alla RCA diretta da un grande professionista che si chiamava Ennio Melis. Io amavo molto la musica di Dalla che trovavo stimolante, molto innovativa e molto moderna (era il periodo in cui lui collaborava col poeta Roberto Roversi). Avevo grande attenzione per i testi e il modo di scrivere di Roversi. Era qualcosa di estremamente nuovo anche per me. Tutto questo mi spinse a entrare nel mondo poetico e musicale di Dalla e anche lui era molto curioso, attratto dal mio lavoro di giovanissimo cantautore della nuova leva”.

“Mi consideravo nuova leva non perché Dalla fosse molto più vecchio di me, in fondo c'erano solo sette anni di differenza, ma perché lui apparteneva a una generazione che si era fatta la gavetta, ovvero festival di Sanremo e Cantagiri, mentre io ero riuscito a pubblicare dischi seguendo un'altra onda, quella dei cantautori. Fra noi c'era reciproca stima, voglia di conoscerci e voglia di incrociare le voci, le penne e i talenti. Quando un giorno Dalla venne a pranzo a casa mia insieme a Ron (cosa che avveniva abbastanza di frequente) mi feci trovare intento a scrivere la canzone “Ma come fanno i marinai”. Forse già mentre la pensavo ipotizzavo che, assieme a Lucio, sarebbe potuta diventare una cosa forte, importante e divertente. E lui la sentì, se ne innamorò, ci mise subito un bel riff di clarinetto all'inizio, aggiunse, cambiò, migliorò, la rese decisamente più “commestibile”, più adatta alle nostre due vocalità. E da questo 45 giri, registrato abbastanza in fretta, nacque quest'idea di fare un tour assieme.

Un tour di cui in non avevo assolutamente valutato l'importanza a cominciare dai numeri.

Allora io lavoravo tenendo ben distinto l'elemento artistico dalla questione botteghino-incassi. Solo molto tempo dopo colsi il grande successo e longevità di questo disco che a distanza di decenni continua a essere importante non tanto come sacra reliquia, ma per il peso artistico di queste due teste unite. Due facce così diverse che riescono nel miracolo di rendere sostanziale la loro unione! Non c'è nessuna alchimia pensata a tavolino alla base di questo disco. Il pubblico lo ha percepito e si è lasciato attrarre”.

Nel disco i duetti veri e propri sono soltanto due.

“Si, tecnicamente erano due sole le canzoni che eseguivamo assieme, “Banana Republic” e “Ma come fanno i marinai”. Raramente le nostri voci sono insieme. In realtà il duetto non è solo somma di voci, ma condivisione di una atmosfera, di un palco, dare importanza a quello che sta facendo l'altro. Ciascuno restava sul palco quando cantava l'altro. Insomma, si avverte che c'è un’unione forte, una tensione comune”.

Il brano “Banana Republic” vero e proprio come nasce?

Allegro e ironico, fa pensare a dei bancarottieri italiani in un resort di lusso a Santo Domingo o altra isola caraibica, un po’ annoiati e irritati... “Esattamente quello. Non è una musica originale, è la traduzione di un pezzo di Steve Goodman che mio fratello, più noto come Luigi Grechi (quello de “Il bandito e il campione”) mi aveva fatto conoscere. Mi piacque molto e cominciai a tradurlo un po’ per gioco un po’ per allegria. Quando la tournée era ormai decisa, pensammo che ci sarebbe voluto un altro pezzo da condividere oltre ai “Marinai”. Io feci sentire a Lucio il brano, a lui piacque. Non solo lo mettemmo nella scaletta del concerto, ma quel titolo innescò uno strano processo di fascinazione cosicché Ennio Melis, direttore della RCA, uomo di grande istinto, ci consigliò di chiamare il tour come il brano appena realizzato. “Mica la vorrete chiamare “I marinai” che sa di vecchio?”. Ci disse di chiamarla Banana Republic “perché è curioso e non si capisce cos'è””.

Il ruolo di Ron?

“Sicuramente dei tre era il più attento alla calligrafia musicale del tutto, alla filosofia degli arrangiamenti, sempre pronto a mettere una toppa dove qualcosa sembrava scollarsi, il suo contributo era straordinariamente utile (fra l'altro suonava molto bene la chitarra). Lui ha lavorato più sulle cose di Lucio che sulle mie. I pezzi miei tipo “Bufalo Bill”, “Quattro cani”, “Santa Lucia”, sono nel mio sound anche se dentro Ron ci sta benissimo”.

Cosa significa, a distanza, aver vissuto questa avventura?

“Eravamo come in una bolla di inconsapevolezza o di “non cale”... Io non sentivo di aver avuto nessuna promozione rispetto ai concerti che facevo da solo, dove poi venivano anche 3-4 mila persone. Nulla a che vedere con le 50 mila persone che certe sere Banana Republic richiamava”.

8 giugno del 1979. In un servizio da Rimini in cui tu e Dalla lanciate l'operazione, io osservo che Milano non viene toccata dal tour. E maliziosamente azzardo delle ragioni: De Gregori era stato interrotto e insultato da membri dell'autonomia operaia qualche anno prima durante un concerto al Palalido, mentre Dalla si era beccato un bottiglia incendiaria durante un concerto nel cortile del Castello Sforzesco.

 “Non so se fu per questo. Forse furono gli organizzatori a non voler rischiare. Da parte mia certo nessuna ritorsione, rivalsa o voglia di punire una città per un episodio che riguardava una minoranza rissosa e rumorosa”.

Come sono stati scelti i brani?

“Decisero tutto i produttori Cremonini e Colombini. Io non misi becco. Lo sentii fatto e finito. Fu uno dei primi esempi di instant-disc”.

Siete entrati non solo nella storia della musica, ma anche in quella del costume. Riportaste la musica negli stadi.

 “Non lo capii allora. Ero troppo concentrato sull'importanza e la bellezza di quello che facevo con Lucio Dalla. In un momento della mia vita artistica in cui avevo avuto anche grandi soddisfazioni da solo, salire quei quattro scalini che portano a un palcoscenico vero, conoscere a fondo un talento musicale come Dalla, beh, questo assorbiva completamente la mia attenzione, quello mi dava felicità. Non mi sono reso conto che era un evento di costume, ma l'ho capito dopo. Ma non è quello, è stato il fatto artistico... dopo decenni lo abbiamo rifatto con maggiore consapevolezza sia professionale che umana, partendo tutti e due da uno standard artistico migliore: la prova che questo stare insieme non era costruito sulla sabbia ma sulla roccia. Due artisti così lontani cosi poco definiti e definibili stavano sullo stesso palco cantando insieme, ma anche solo guardandosi creavano una temperatura diversa rispetto a quando operavano da soli. Questa è stata la cosa bella, la cosa che rimane”.

Qual è l'eredità artistica che ci lascia Lucio Dalla?

 “E' stato un musicista travolgente, sconvolgente, imprevedibile, innovativo personale, con una scuola importante alle spalle, avendo suonato con personaggi di grandissima levatura. Quel che ci rimane è il prodotto, sono le canzoni che ha scritto, canzoni destinate ad essere letteratura per i giovani musicisti che verranno. Se vorranno essere sinceri e innovativi nella loro proposta artistica non potranno prescindere da Lucio Dalla”.

“Ho fatto, nella mia carriera, molti duetti e non voglio sminuirne l'importanza: Pino Daniele, Fiorella Mannoia, Ambrogio Sparagna e tanti altri e non li dimentico. Ma un rapporto così prolungato come quello avuto con Dalla è impensabile. Tant'è che a distanza di anni l'abbiamo riproposto e quel tour è ricordato come uno snodo fondamentale della musica italiana. Perché esiste il duetto che diverte te stesso e quello che diverte gli altri. E questo è il più raro”.

Sandro Colombini fu l'esperto che curò la registrazione e la pubblicazione di “Banana Republic”.

“La registrazione vera – ricorda – doveva avvenire allo stadio di Bologna. Dove piovve e il concerto fu annullato. Così ci dovemmo arrangiare col sonoro di alcune prove e altre registrazioni volanti catturate qua e là. Il registratore del pullman mobile non aveva piste sufficienti per catturare anche gli applausi del pubblico. Così la RCA, all'insaputa mia e degli artisti, decise di aggiungere degli applausi finti. Peccato che scelse applausi da calcio e non da concerto. Si sentiva che erano assolutamente finti e improbabili. Tanto che io e gli artisti mandammo una raccomandata alla RCA per diffidarla dal portare avanti questo scempio”.

Mario Luzzatto Fegiz

 

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E i ricordi live certo non mancano, con all'apice il trionfo di «Banana Republic», nel giugno 1979 allo Stadio Comunale: 80.000 accendini al cielo per il trio composto da Dalla, De Gregori e Ron. Due su tre cantano dal vivo questa sera all'Alfieri: «Dopo il tour insieme stringemmo un patto, non avremmo mai fatto un revival per evitare la tristezza del reducismo. Però quando De Gregori venne a cantare al Palasport di Torino, accompagnato da Ron, decisi di fargli uno scherzo. Mi feci rinchiudere in una cassa di legno dove restai come un fachiro per una ventina di minuti, poi sull'attacco di "Cosa sarà" saltai fuori con il sax e lui ci rimase come un'acciuga».

(Lucio Dalla)

 

 

 

 

 

 

Quella volta che De Gregori suonò a Termoli: 34 anni fa l’evento da 7mila spettatori

di Giovanni De Fanis

Il 12 luglio 1979 il cantautore romano, atteso il prossimo 5 agosto in piazza del Papa per il concerto conclusivo della festa patronale, riempì lo stadio comunale in duetto con Lucio Dalla. Il ricordo di quel concerto memorabile, organizzato a proprie spese da un gruppo di giovani comunisti, ripercorso da uno dei promotori, Michele Giuliano: «Comune e Azienda, pur beneficiando degli effetti positivi di quell’evento, all’unisono ci negarono ogni collaborazione, stadio a parte, che concedevano a tutti». Il risultato, una serata che è rimasta nella storia, con 7300 spettatori, in una Termoli molto più vivace di oggi che ospitò altri big del calibro di Pino Daniele, Antonello Venditti e della Pfm.

Termoli. C’è attesa per il concerto di Francesco De Gregori del 5 agosto. Certo, non quella di 34 anni fa, quando il cantautore romano, insieme a Lucio Dalla, aveva richiamato allo stadio “Cannarsa” 10 mila fans, tra paganti e “portoghesi”.

Quel 12 luglio del 1979, un giovedì - lo ricordo bene - era un giorno assolato e caldissimo. Abitavo allora al quartiere “Crocifisso” e sin dal mattino, nel catino già bollente del campo sportivo, decine di uomini del team tecnico dello spettacolo stavano allestendo uno strano palco, basso e in parte girevole, e a montare amplificatori e luci per quello che s’annunciava come il più grande evento musicale dell’Estate termolese, che i due cantautori da più di un mese portavano in giro trionfalmente per gli stadi delle maggiori città italiane.

 Il tour era quello di “Banana Republic” (le canzoni: Ma dove vanno i marinai, Buffalo Bill, Piazza Grande, Gelato al limone e altre). Accompagnavano i due cantautori un gruppo di bravi musicisti, che in seguito avrebbero dato vita agli Stadio, e Ron.

 La tappa termolese, date le dimensioni della città e un hinterland fatto di piccoli Comuni, rappresentava un’eccezione. Lo staff dei due cantautori non la condivideva e, a quanto pare, anche De Gregori. Alla fine si era imposto Dalla. «Molto tempo dopo capimmo la ragione di quel decisivo intervento - racconta a Primonumero Michele Giuliano - promotore di quell’iniziativa: Lucio si era già invaghito delle Isole Tremiti e, di riflesso, di Termoli, e mai avrebbe voluto deludere i fans di queste parti».

 A proposito di quel memorabile concerto del 1979, le curiosità da raccontare sono molte, ma qui, con l’aiuto dell’organizzatore principale, mi limiterò alle principali, unitamente a qualche incredibile e ridicolo retroscena di natura politica. La prima è che a volerlo non erano stati il Comune e l’Azienda di Soggiorno, che da anni organizzavano insieme il cartellone dell’Estate Termolese, ma un gruppo di giovani comunisti termolesi, a proprio rischio e spese, guidati, appunto, da Michele Giuliano, all’epoca studente universitario, oggi titolare di uno dei più avviati studi commerciali cittadini.

 «Comune e Azienda, pur beneficiando degli effetti positivi di quell’evento, all’unisono - dice Giuliano - negarono ogni collaborazione, stadio a parte, che concedevano a tutti. L’Azienda di Soggiorno ricordo fece di più: non inserì il concerto nei suoi programmi e sulle locandine e si rifiutò anche di fornirci le sedie, com’era invece avvenuto nel 1978 con il concerto di Antonello Venditti».

 Il successo di questo concerto e il riverbero positivo per chi l’aveva voluto e organizzato li aveva colti di sorpresa. Sul banco degli accusati era finito, ad iniziativa di alcuni consiglieri dc oltranzisti, l’allora sindaco Michele De Gregorio, reo di “avere dato lo stadio ai comunisti”. Un’accusa insensata, figlia della paura che il Pci, che alle ultime elezioni politiche (1976), proprio grazie al voto giovanile, era riuscito a raggiungere a Termoli il 30% dei voti, potesse ulteriormente giovarsene.

 «Figurati se il nostro obiettivo politico poteva essere quello di infastidire i detentori del potere locale» - sostiene sorridendo Giuliano - «A determinare quel nostro impegno concorrevano più fattori, il primo dei quali era il grande interesse per la canzone d’autore di qualità e una forte attrazione per alcuni gruppi musicali emergenti, ma già di grande ascolto tra i giovani, quali gli Stormi Six, già ingaggiati per la festa de l’Unità del 1977, e la Pfm, capifila del cosiddetto rock progressivo. Se vi erano degli obiettivi politici essi erano impliciti, il primo dei quali dimostrare, proprio in quel frangente storico, che non tutta la gioventù di sinistra si annientava nel terrorismo brigatista. L’altro era racimolare qualche soldo per continuare a fare attività politica».

 «In aggiunta a quelle degli enti pubblici altre difficoltà» - rammenta Giuliano - «vennero dalla Siae, al cui agente, forse perché giovani, non ispiravamo molta fiducia. Per darci i biglietti pretese in anticipo il pagamento.

Mi è rimasta in testa questa sua frase: “Per avere i biglietti della Siae ci vogliono i soldini”. Dovetti impegnare i miei risparmi personali per fronteggiare la situazione e al tempo stesso mettemmo in atto un capillare piano di informazione del concerto, portando la notizia nei Comuni del Basso Molise e del Vastese con manifesti che noi stessi attaccavamo, volantini e attraverso le radio libere. Ed è stato così, oltre ovviamente al forte richiamo esercitato dagli artisti, che quella sera facemmo il botto. Con grande scorno di tutti quelli che si erano messi di traverso».

 Queste le cifre del successo: 7.300 gli spettatori paganti un biglietto di L. 2.500. Circa 3.000 i panini farciti venduti, in gran parte preparati dalle ragazze e dalle mogli dei compagni del Pci, e migliaia le bevande consumate. «Onorammo tutti i contratti e ne avanzò anche per fare attività politica», afferma ancora oggi con orgoglio Giuliano.

 Il cui impegno, però non si esauriva con quel mega concerto. Nei giorni successivi erano programmati, nell’ambito del Festival della gioventù comunista, altri due concerti a pagamento allo stadio: con la PFM e un non ancora famosissimo Pino Daniele, tuttavia reduce dal successo dell’album “Terra mia” (ricordate ‘nA tazzulelle e’ café?). Partecipazione minore, ma sufficiente a coprire tutte le spese: oltre 2.000 i biglietti venduti con la PFM e 1.200 con Daniele.

 Sul cantante napoletano Giuliano racconta questo aneddoto: «Lo vidi arrivare stravaccato a bordo di una macchina di grossa cilindrata. Affacciatosi al finestrino le prime parole che disse furono queste: “Guaglù’, qua primme e’ ssolde, si nno nun se canta”. I concerti, per fortuna, andarono bene, gli impegni onorati e così sbalordimmo tutti».

 Quanto al concerto del 1978 con Venditti e il suo “Sotto il segno dei pesci” (Bomba o non bomba, arriveremo a Roma, Sara, Chen il cinese, ecc.) gli spettatori paganti erano stati 4.200. Un successo, che, se da un lato galvanizzava i ragazzi comunisti, dall’altro aveva gettato scompiglio fra i democristiani.

 Così andavano le cose allora a Termoli.

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=14348

 

 

 

 

 

 

(Dalla-De Gregori - Banana Republic)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima volta che vidi Lucio Dalla fu su di un giornalino da teen ager negli anni '60. Era vestito con un lungo caffetano a righe, e il titolo dell'articolo lo definiva “Il santone pop".

Credo che Dalla non abbia mai avuto in vita sua alcunché del santone, e forse il motivo del suo iniziale limitato successo fu proprio  dovuto a quello che ora potrebbe essere definito come "un errore nell'impostazione del look”.

La prima volta che mi interessai a lui, invece, fu proprio grazie a Francesco, che mi fece ascoltare un disco bellissimo che egli aveva realizzato con la collaborazione di un poeta bolognese: Roberto Roversi. Il disco si chiamava IL GIORNO AVEVA CINQUE TESTE, e conteneva dei testi bellissimi sui quali Lucio costruiva delle musiche assolutamente inaudite.

Francesco mi disse che Roversi era un tipo incredibile, coltissimo, che viveva rintanato dentro una biblioteca antiquaria, dalla quale uscivano soltanto i suoi scritti. In effetti in seguito ebbi la fortuna di conoscere personalmente Roversi, e non potei che constatare che Francesco non aveva affatto esagerato. E’ appunto incredibile, coltissimo, e riuscii ad avvicinarlo più volte soltanto nella sua fornitissima biblioteca antiquaria, ricca dello scibile di secoli e secoli di umani sforzi. Provavo la sensazione che Roversi dovesse aver letto tutti quei tomi, e che da ciò ne derivassero l'acume, la proprietà e l'ingegno.

 

Il disco comunque era bellissimo, e ad esso ne seguirono altri due. Uno dei brani di questo primo disco narrava la storia della sfida tra il coyote e una stella "a chi sa e vuol raccontare le storie più incredibili che si possa immaginare". Al termine della gara la stella, pur raccontando storie meravigliose, non riesce a tenere il ritmo del coyote, che è "un mancatore di parola e un mentitore", e che quindi inventa là dove la stella può solo ricordare. Il coyote pertanto vince, la stella muore e del suo splendore resta solo cenere. Bene, mi piace pensare che questa storia scritta da Roversi per il primo disco di Dalla fosse in qualche modo profetica del loro medesimo destino. Infatti dopo alcuni anni di collaborazione, nei quali Lucio apprese tutto quello che poteva apprendere, il sodalizio si sciolse, Dalla iniziò a scrivere da solo i propri testi, e iniziò ad avere veramente successo. Per me le canzoni con i testi di Roversi restano dei capolavori, ma è indiscutibile il fatto che anche Dalla, da solo, riuscì a scrivere delle bellissime canzoni.

 

 

 

 

 

 

Dalla-De Gregori trent'anni dopo: il mito di Banana Republic resiste

 Dalla e De Gregori di nuovo assieme, di nuovo in Friuli trent'anni dopo(per la precisione, trentuno) il 4 settembre in Giardin grande a Udine! Nell'estate 1979 ebbe un enorme successo Banana Republic, il loro tour negli stadi italiani. Di quell'esperienza magica, che sembrava irripetibile, fecero un disco e successivamente un film, diventato subito cult.

Anche noi c'eravamo, allo Stadio Friuli, sotto una scroscio incessante di note musicali e di gocce d'acqua, per un bagno di folla e di pioggia. Attenti a quei due: ora ci riprovano! In occasione dell'unica data friulana del tour Work in Progress 2010, in programma a Udine sabato 4 settembre con una scaletta in bilico tra presente e passato, ripercorriamo – per capitoli – quel periodo storico e quella magica notte di oltre tre lustri fa.

Gli Anni di piombo

Banana Republicè indimenticabile per molti motivi. Basti ricordare il contesto nel quale la tournée si svolse: gli Anni di piombo(come titolo un celebre film Margarethe Von Trotta), ovvero quel periodo storico caratterizzato in Italia da sommosse popolari, bombe molotov e processi politici.

Proprio De Gregori, nel 1976, divenne protagonista di un episodio di quella lotta di classe che a suo modo cantava, un trauma che rischiò di fargli interrompere per sempre la carriera: durante un concerto al Palalido di Milano fu sottoposto a un vero e proprio processo dai collettivi studenteschi, che gli rimproveravano di percepire compensi troppo alti e di non destinarli alla causa.

Al tempo vi fu un'estremizzazione della dialettica politica, che si tradusse in violenze di piazza, in lotta armata e terrorismo. Uno degli episodi piú drammatici fu la strage di via Fani a Roma, con il sequestro e il successivo assassinio dell'allora presidente del consiglio Aldo Moro, per mano di un commando delle Brigate Rosse. L'anno con piú vittime fu il 1980, con la strage della stazione centrale nella Bologna di Lucio Dalla.

Non pochi scrittori e opinionisti ritengono gli anni '70 in Italia furono un'occasione mancata: a seguito dello sviluppo economico e culturale degli anni '60, i tempi avrebbero potuto essere maturi per stabilire un'economia industriale moderna e ben regolamentata.

Si torna negli stadi.

La mitica esperienza del '79 del tour Banana Republicresta, a oggi, l'evento che segnò la riconsegna al pubblico degli stadi, dopo le funeste esperienze degli anni di piombo. Quei due giovani cantautori italiani furono i primi a riaccendere gli amplificatori, i primi a immettere la musica d'autore nel grande circuito della musica dal vivo.

Il concerto del 1979

Nell'estate del '79, dopo che i concerti di Santana, Lou Reed e Chicago furono messi a tacere dalle molotov, Francesco De Gregori e Lucio Dalla ebbero il coraggio di partire con il loro tour, scrivendo di fatto la parola fine al decennio piú silenzioso che l'Italia moderna ricordi. Dopo di loro, ad appena qualche mese di distanza, arrivò Patti Smith, prima americana a calcare i palcoscenici italiani dopo quei fragori estremisti.

Cosa caratterizzò quell'anno? Ricordiamone gli eventi principali: a New York il bassista dei Sex Pistols Sid Vicious viene trovato morto per overdose; a Catanzaro si concluse il processo per la strage di piazza Fontana; il 16 luglio in Iraq Saddam Hussein diventò presidente del suo Paese; il 27 agosto vennero rapiti in Sardegna Fabrizio De André e Dori Ghezzi (poi liberati a dicembre); il 10 ottobre Maurizio Costanzo fondò il suo primo e unico giornale, L'Occhio, che durerà poco più di tre mesi; il 15 dicembre presero il via le trasmissioni della terza Rete Rai; alla vigilia di Natale l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan, mentre Madre Teresa di Calcutta riceveva il Nobel per la Pace.

Banana in prestito.

De Gregori aveva scovato in America una canzone di Steve Goodman, resa popolare da Jimmy Buffet (e in seguito ripresa anche dagli Inti Illimani): si trattava di Banana Republics. Francesco non fece altro che tradurla abbastanza fedelmente, togliere la 's" finale e ridepositarla, col consenso degli autori originali.

Il concerto al Friuli. Nel corso di quell'estate epocale, la Repubblica delle Bananefu proclamata anche a Udine, quando Dalla e De Gregori fecero tappa allo stadio Friuli. Il concerto avvenne sotto la pioggia, che non spense il calore e l'entusiasmo delle migliaia di fan presenti. Prima di allora l'impianto veniva utilizzato per le partite dell'Udinese, a partire dal 26 settembre '76 (Udinese-Seregno, serie C), appena 10 giorni dopo il secondo terremoto.

 

La band di allora. Cosí diversi, i due riuscirono a creare una miscela perfetta con elementi delle due band. Primo tra tutti Ron: responsabile degli arrangiamenti e diviso tra pianoforte, chitarra acustica e cori. Con lui Giovanni Pezzoli e Franco di Stefano alle percussioni, Marco Nanni al basso, Ricky Portera e George Sims alle chitarre, Fabio Liberatori alle tastiere insieme a Gaetano Curreri, futuro cantante dei futuri Stadio.

La scaletta del '79 . Dalla e De Gregori partirono da Savona senza eccessive aspettative, il primo già pienamente affermato, il secondo reduce dal successo di Rimmel. A sorpresa, le piazze si riempirono (a Roma 40 mila presenze) tappa dopo tappa. Oltre alla title-track Banana Republic, ricordiamo: Un gelato al limon(di Paolo Conte), La canzone di Orlando, Bufalo Bill, Piazza Grande, 4/3/1943, Santa Lucia, Quattro canie Ma come fanno i marinaiche all'epoca - preceduta da un intro di Addio a Napoli– chiuse il concerto di Udine.

Giardin grande. Ce li ritroveremo il 4 settembre, 31 anni dopo, sempre piú cantanti e sempre meno cantautori. Francesco ha raggiunto il massimo livello di espressività vocale e ormai ama farsi definire «il cantante della band». Lucio conserva quelle intuizioni musicali e quell'aria sorniona di chi riesce a tirar fuori dal cilindro perle indimenticabili della canzone italiana.

Alberto Zeppieri

http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2010/08/26/NZ_10_SPEA2.html

 

 

 

LE ALTRE CANZONI

 

 

 

 

Piazza Grande

(Bardotti-Baldazzi-Cellamare-Dalla)

Santi che pagano il mio pranzo non ce n'è

sulle panchine in Piazza Grande,

ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n'è.

Dormo sull'erba e ho molti amici intorno a me,

gli innamorati in Piazza Grande,

dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.

A modo mio avrei bisogno di sognare anch'io.

Una famiglia vera e propria non ce l'ho

e la mia casa è Piazza Grande,

a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho.

Con me di donne generose non ce n'è,

rubo l'amore in Piazza Grande,

e meno male che briganti come me qui non ce n'è.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.

Avrei bisogno di pregare Dio.

Ma la mia vita non la cambierò mai mai,

a modo mio quel che sono l'ho voluto io

Lenzuola bianche per coprirci non ne ho

sotto le stelle in Piazza Grande,  

e se la vita non ha sogni io li ho e te li do.

E se non ci sarà più gente come me

voglio morire in Piazza Grande,

tra i gatti che non han padrone come me attorno a me  

 

LA CANZONE DI ORLANDO

(Roversi-Dalla)

 

A Catania, zona Zia Lisa-Cimitero, mentre si avviano al porto per imbarcarsi.

Lo stadio Cibali fu negato dall'allora amministrazione comunale e in questa scena Lucio

dice a Francesco "Qui non ci veniamo più...."

 

.....Ci tornerete, eccome se ci tornerete!

 

ADDIO A NAPOLI

(G. T. Cottrau)

 

Jesolo

 

 

 

ALCUNI SCATTI DEL POMERIGGIO DEL 28 LUGLIO A CIVITANOVA MARCHE, IN ATTESA DELL'ULTIMO CONCERTO

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IL POSTER RICORDO

 

 

 

 

16 giugno SAVONA (Stadio Bacigalupo) - 19 giugno GENOVA (Stadio Marassi) - 21 giugno TORINO (Stadio Comunale) - 23 giugno BRESCIA (Stadio Rigamonti) 25 giugno VERONA (Stadio Bentegodi) - 28 giugno BOLOGNA (Stadio Dall’Ara) 30 giugno FIRENZE (Teatro Tenda) – 1 luglio PERUGIA (Stadio Bastia Umbra) -  3 luglio NAPOLI (Stadio San Paolo) - 5 luglio PALERMO (Stadio La Favorita) - 7 luglio CATANIA (annullata) – 9 luglio FOGGIA (Stadio Zaccheria) - 10 luglio TARANTO (Stadio Jacovone) - 11 luglio BARI (Stadio della Vittoria) - 12 luglio TERMOLI (Stadio Cannarsa) - 14 luglio PESCARA (Stadio Adriatico) - 16 luglio ROMA (Stadio Flaminio) - 18 luglio CESENA (Stadio Manuzzi) - 19 luglio JESOLO (Stadio Picchi) 21 luglio UDINE  (Stadio Friuli) - 23 luglio PESARO (Stadio Benelli) - 25 luglio CARRARA (Stadio dei Marmi) 28 luglio CAGLIARI (annullata) - 28 luglio CIVITANOVA MARCHE (Campo sportivo)