Sailor, ci sei? Se conosci le canzoni di Francesco De Gregori, eccoti qualcosa pubblicata nel Rimmel Club nel dicembre 2002.

 

estratto dal forum del Rimmelclub di tanti Natali fa.

 

"Una favoletta natalizia da bere tutta d’un fiato che ho scritto per voi. L’ho fatta leggere, per provocarla, a una persona che non conosceva assolutamente il mondo di De Gregori. Alla fine mi ha dato del pazzo! Ma voi che possedete la chiave di lettura capirete tutto.

Ciao ciao. Improvvisamente, eccomi qua! E' un po' di tempo che non ci si sentiva ma questa sera son tornato qua.

Vi ho lasciati in un’isola deserta con creme solari ad ascoltare i dischi del secolo ma laggiù nel paese dei tropici, dove  il sole è più sole che qua, sotto l'ombra degli alberi esotici non ti immagini che caldo che fa. Ed allora mi sono tuffato prima ancora che il vento cominciasse a soffiare. Ho fatto di tutto per riportarmi sulle vostre tracce, dove l'oceano risale il fiume, dove si calmano le onde, dove si spegne il rumore.

Vi chiederete chissà che mare avrò incontrato, se le onde avevano i capelli bianchi quando l'ho attraversato. Sì, è vero, se uno lo attraversa non può più ritornare e non c'è spiaggia dove nascondersi, non c'è porto dove scampare al tribunale del mare.

Ho nuotato a lungo in una notte bianca, una notte strana, con la riva che si allontana e pure del Titanic vi devo  parlare, perché ho incontrato delle cose rimaste a galla sull'azzurrissimo mare.

    Oltre le navi di Pierino e un guanto che rischiava di annegare ho visto il capitano Smith che si sporgeva verso l’acqua dicendo "sono l'ombra di un fantasma che cammina". E quante volte gli ho chiesto aiuto, ma non mi è servito a niente:

- "Sior Capitano, aiutami a attraversare questo mare contromano".

     Ma il Capitano disse al mozzo di bordo:

- "Giovanotto, tu vedi niente? Io no, c'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole, andiamo avanti tranquillamente".

    Quando un uomo da una piccola barca, con un mezzo marinaio cercò di afferrarmi non riuscendoci, lo riconobbi subito: era quella barba portafortuna di Eugenio, ritornato da qualche strano paese. Ma non si era smarrito fra le donne di Buenos Aires, era naufragato insieme alla passeggera di prima classe che si innamorò di lui quando quella sera lo vide ballare e lo trovò subito molto bello. Da allora in poi potranno scegliere imbarchi diversi, ma saranno sempre due marinai.

E attorno a me c'era acqua, acqua che è ferma, acqua che si muove, acqua che se ne va. Avevo l’inferno nello stomaco e nelle orecchie il canto delle sirene, in una notte senza lume. Terra e acqua, acqua e terra, ecco quello che ho visto io. Passava la tramontana che mi batteva sulla fronte ma il mare era una tavola azzurra ormai e l'Africa era già più vicina.

E finalmente arrivai al capo d’Africa. Poteva essere mezzogiorno, ma non ne sono sicuro.

Quando sbarcai a cavallo di un nuovo sorriso c’era solo il suono della pioggia che cadeva e queste lacrime sul bagnasciuga che non ne volevano sapere. Ma poco dopo si asciugarono dando il benvenuto a un raggio di sole.

Pensavo a una spiaggia tranquilla, una terra promessa, l'inferno e il paradiso. E invece era la terra di nessuno: ginestre e cemento a due passi dal mare in una terra che diventava straniera, come il mattino che diventa sera. Sollevo gli occhi al cielo e vedo sopra a un tetto la fabbrica di vedove volare. Ma come? Non può essere! Gli aerei stanno al cielo, come le navi al mare, com’era vero che volevo tornare.

Mi incammino dalle colline d'Africa fino alla polvere delle città, fino a quando il fiume ha cancellato tutte quante le mie impronte. Proprio dove la strada si divide prendo un sentiero di aghi di pino e incontro Babbo Natale e una coppia di genitori cinquantenni che massacrano di botte Dolly e il Figlio del figlio dei fiori. Domando loro perché.

- "Non ne potevamo più! Erano diventati due rompicoglioni!".

    Fuggo via e intanto il bosco, piano piano, si riprende le case, ma trovo uno spiraglio e arrivo al villaggio globale. C’erano dieci bambini magri magri e mezzo tozzo di pane.

- "Venite bambini, venite parvulos, in cambio di una poltroncina a forma di fiore mi dite almeno dovo posso trovare la casa di Hilde?".

    Uno di loro disse "Sì, la conosco, ma è fuggita con mio padre, portandosi via la capra per farci il sugo quando viene Natale".

- Un altro gli replicò "mio padre, invece, è un ragazzo tranquillo",

- e un altro "mio padre era un marinaio",

- e un altro ancora "il mio è un guardiano di mucche".

- Per il carisma di MastroLindo!!! Andate via bambini ......parvulos!

La strada adesso è piena di persone e mi domando come mai non ci sono più i bambini. I bambini, per fortuna, sono tutti a giocare.

Guardo questa strada e non lo so dove mi tocca andare. Incontrai un ubriacone travestito da santo. Beveva vino rosso sporcandosi il colletto mentre, con la mano alla bottiglia, faceva i suoi discorsi da pazzo offrendomi il proprio pianto:

- "Dobbiamo bere ancora, insieme tu ed io; un bicchiere per bere forte, un bicchiere per bere piano e un passaporto per andare via lontano."

E insieme bevemmo del vino, ma io solo mezzo bicchiere che girava nella mia mano, mentre mi pettinavo i pensieri. Lo lasciai dicendogli che la sua strada era troppo lunga e che forse non l’avrei seguita. Ma se la mia strada era breve non c’erano, però, nemmeno quattro cani.

Camminai come un marziano, come un malato, come un mascalzone e ancora andavo alla deriva. Vidi anche una zingara, padrona e schiava della verità.

- "Prendi questa mano, dimmi pure che futuro avrò."

- "E' un futuro invadente, se fossi stato un po' più giovane l'avresti distrutto e stracciato con la tua fantasia" mi rispose. Non sapevo cosa fare. Povero me!

Dal cielo mi indicava il percorso un vecchio aquilone legato con un filo d’argento a una signora, felice di aver conquistato la sua libertà. Per farmi spiegare la giusta direzione le chiesi cosa volesse in cambio. Rispose la signora: "Non ho niente da chiedere, se non le tue lacrime e tutto quel che hai." E quando io, senza capire ho detto "Sì, ma non ho capito ancora come mai mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai" sparì fra le nuvole fino a diventare una striscia di neve, bianca, bianca di carta velina.

Li fuori tutto calmo, la strada era deserta, ma fra il mio itinerario dal mare alla montagna c’era un pellegrino vestito di  Chiffon al quale dissi:

- "Dove vai? Quanti soldi ti hanno dato, quanti fiori e quanti anni, dove vai?

    E il pellegrino si guardò le unghie e disse:

- "Tu dove vai fratello? Vengo dalla montagna e vado al mare, cammino da sempre sopra i pezzi di vetro perché sto cercando il mio amore frantumato, ma un pezzo non sono riuscito ancora a trovarlo. Per caso non l'hai mica ritrovato a casa sua? Ero così distratto, fratello mio, quando le ho morso il cuore…. Dovunque io sarò, dovunque lei sarà, sarà al mio fianco, sempre e per sempre. Se la vedi dille ciao e salutala da parte mia. Lo lasciai dietro le mie spalle larghe.

    Quando incrociai le luci blu del terzo reparto Celere mi accorsi che sul cuore del Doganiere c’era scritto "vietato passare". E mentre due poliziotti fecero finta di vedere mi urlò la sua domanda:

- "Chi è che ti ha mandato? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o hai qualcosa da dichiarare?".

Fu inutile dirgli che mi mandava il Rimmel Club, non ci credeva e si irritò sempre di più. Gli dissi "Giuro sulla bambina di Lupo!" e lui cominciò, invece, ad agitare il suo sfollagente.

A quel punto mi venne voglia di menare le mani, mi venne voglia di cambiarmi il cognome, ma invece mi nascondevo dietro una serie di "che ne so". Quando alla fine dichiarai "chiamatemi Mimì", scaricando in aria le sue pistole a salve il Doganiere disse "Ogni cosa al suo posto, quest'uomo è nel posto sbagliato". E così mi lasciarono libero come una bandiera al vento. Mi dissi "meno male, è tutto uno scherzetto". E continuai la mia avventura.

Tra la campagna e la periferia le macchine passavano velocemente. Adelante! Adelante! C'è un uomo al volante, ha due occhi che sembra un diavolo! Era Nero, incazzato come una bestia perchè era rimasto in panne mentre trasportava carichi di merce clandestina da Latina a Torino, da Torino a Palermo, dal cielo all'inferno, dall'Olimpico al Quirinale. Per fortuna nei pressi c’era Culo di Gomma, famoso meccanico, che entrò nel merito del motore e lo fece ripartire. Intanto cominciava a tramontare.

E' troppo tempo che cammino e questa sera mi vorrei fermare. La strada è già piazza e la sera è già notte, però niente luna questa sera. Ho per tetto centocinquanta stelle ma soltanto ad una chiesi aiuto:

- "Stella stellina, vieni insieme a me stasera, insegnami la strada, insegnami la notte intera, dovunque vada."

Da sotto il suo angolo retto mi disse: "So che tu lo sai, perfettamente, come ti devi comportare. Buonanotte fratello. Buonanotte, questa notte è per te".

E dove andavo a quell’ora della notte? La luce dei lampioni si rifletteva sulla strada lucida, come il bagliore dei fari di un vecchio furgone Ford che si avvicinava. Dal finestrino si affacciò Pablo, il quale mi confidò di aver sempre desiderato una sua identità; al suo fianco sedeva un certo Hood che lo beffeggiava perché, invece, tutti sapevano chi era. Chiesi un passaggio e mi caricarono a bordo. Lungo la strada incontrammo Cesare perduto nella pioggia che stava ancora aspettando alla fermata il tram di mezzanotte che lo avrebbe portato dalla sempre più ignara Alice; Rollo ormai diventato un grosso suonatore di chitarra; l’Uomo Ragno e il Dr. Dobermann presi a calci dalla Polizia e incatenati a un treno da un foglio di via; Nino con la conquistata maglia numero 10 a forza di centrare rigori; gli americani che non raccontano più le stesse bugie e con le loro camicie a fiori espatriano in un’altra canzone.

Alla fine della strada Pablo e Hood mi lasciarono alla stazione, mi salutorono e proseguirono sulla strada di Pescara.

Entrai per sapere quanto costava un biglietto e l’impiegato mi disse:

-  "Dove vuoi andare? A Genova coi suoi svincoli micidiali, a Milano coi suoi terroni settentrionali, a Venezia che sogna sui suoi canali, a Bologna coi suoi orchestrali, a Modena coi motori fenomenali, a Firenze coi turisti internazionali oppure a Roma che sembra una cagna in mezzo ai maiali?

Colpito da quella valanga di destinazioni gli risposi che con me avevo soltanto un biglietto scaduto, tre soldi di  dubbio e due di coraggio.

- "No, prendere o lasciare!" e, scocciato, attaccò un cartello alla porta con la scritta "non disturbare".

    Lo supplicai: "Ti prego, tutti hanno un cuore!" Ma niente.

    Allora guardai le mie scarpe consumate e la prospettiva delle piastrelle di marmo lanciò i miei occhi verso la figura di un vagabondo mezzo matto, seduto per terra sotto il tabellone degli orari. Mi avvicinai a lui.

- "Tu che conosci la stazione e tutti quelli che ci vanno a dormire, dimmi come posso fare per potere di nuovo partire? Tra due giorni è Natale!".

    E lui, con una puzza di sudore da boccaporto e un odore di mare morto mi indica col dito qualcosa da guardare:

- "Lo vedi quel treno che porta al sole? Non fa più fermate, neanche per pisciare, si va dritti a casa senza più pensare. Con quel mezzo puoi partire senza biglietto, senza biglietto puoi volare via, per essere davvero liberi non occorre la ferrovia. E quando fra tanti poeti ne trovi uno vero è come partire lontano, come viaggiare davvero" e andò via a fumarsi un paio di sigarette davanti a un altare, di fronte agli occhi inorriditi di un sacerdote finalmente convinto della sua vocazione.

Quel treno io l'ho preso, e ho fatto bene. Seduto accanto al finestrino vidi passare l'Italia ai miei piedi ed ho volato sopra le ferite delle città, oltre le nuvole, come un cane nella pioggia, felice, per le strade di quasi Natale. E alla fine ci arrivai davvero a casa, appena in tempo per festeggiarlo; ci arrivai con una strana ferrovia, unica al mondo per dove può andare, che porta dove tira il vento, che porta dove scegli di ritornare.

Come vedete, per rientrare da voi ne ho viste, ne ho prese e ne ho date di botte, che nemmeno mi fanno più male e nemmeno mi bruciano più.

Dopo questa avventura la mia coscienza mi ha detto: "Benissimo, è un incubo riuscito. Ma dimmi, scrivi spesso le cose che hai sognato oppure le hai inventate solo per scandalizzare?".

Amica, naviga via, perché mi hai svegliato? Adesso i miei sogni sono tutti rotolati sotto al letto, ero al circo "Pace e Bene" dove non facevo né l’acrobata né il mangiatore di fuoco, ma il venditore di risate. C’era la Donna cannone perdutamente innamorata di Ninetto scemo, Bufalo Bill e gli indiani, l’esploratore Tobia che maldestramente spegneva il corpo di una dolce signora e il magico Quattro per quattro del Circo di Brema.

In questo circo che si tiene al lunedì ci andresti mai? Fammi capire…..magari tu volevi andarci ed io non ti ho portato mai?

E allora vieni con me .....per le mani ti prenderò e senza dire altre parole nel mio cuore ti porterò.".

 

       (Mimmo Rapisarda – Dicembre 2002)

 

 

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