Stavolta niente Francesco. Quando suona a Taormina si avvia sul palco trascinato dalle onde della sua barca oppure lasciando le "pantofole" sulla scaletta per poi rimettersele alla fine, andando direttamente in camera sua. E poi mancava anche il mio compagno d'avventure: l'Avv. Di Grazia.

Dalla e De Gregori, De Gregori e Dalla. Un binomio che fa parte della storia della musica italiana. Dopo trent'anni sono ancora assieme a suonare. Allora non riuscii a vederli, anche se dopo mi ripresi tutti gli interessi con un fotomontaggio della copertina di Banana Republic, ma stavolta non li ho voluti perdere, perchè vale davvero la pena andarli a vedere. E' una festa che dura più di due ore; si avverte nell'aria che si divertono tutti, da Francesco ai musicisti, da Lucio a tutti glli addetti ai lavori di questo evento musicale. Durante lo spettacolo si sorridono fra loro, zompano anche i tecnici del suono, ho visto ballare anche Arianti nascosto dietro una pila di altoparlanti.

Non elenco  tutte le battute e le mosse studiate, perchè in migliaia le sanno a memoria e prossimamente le vedremo anche in un DVD, ma Dalla che dice che Francesco è più alto di lui anche se sta seduto è estemporaneo. Come estemporaneo è stato vedere i due artisti commossi di fronte ad un applauso siciliano che sembrava non volesse mai finire. I due hanno ringraziato portandosi la mano destra la cuore. 

Per le strade di Catania, Lucio Dalla lo si incontra spesso. Ma cantare dal vivo non lo vedevo dal 1992, quando quella sera fu nominato cittadino onorario di Milo (dove comprò la casa che produce lo Stronzetto dell'Etna) ricambiando la cortesia con un concertino improvvisato in piazza per pochi intimi.

Se De Gregori è ancora uno di quegli evergreen che non vogliono ancora tramontare, che ha ancora un pubblico che abbraccia tre-quattro generazioni di ammiratori e le sue canzoni fanno ancora breccia nei nostri cuori, il miglior Dalla, invece, lo abbiamo lasciato alla fine degli anni Ottanta, infatti non canta assolutamente niente delle sue ultime fatiche, al contrario del suo collega. Ma quando l'ometto sale su quelle tavole di legno si invertono i ruoli. Comanda solo lui, diventa un gigante. Lì sopra esce fuori l'animale da palcoscenico che c'è dentro la sua  l'anima, si muove come un clown, mima grotteschi personaggi che esistono solo nella sua geniale fantasia, improvvisa, ma soprattutto canta quello che gli altri vogliono che  canti. Con la sua potente voce trascina tutti gli spettatori con i suoi classici, perchè sa benissimo che le sue vecchie canzoni sono quasi un patrimonio nazionale e la gente ci va in giuggiole. Un grande, davvero.

Queste le canzoni che hanno cantato (spero di non dimenticarne qualcuna) in ordine sparso: Anna e Marco, Titanic, Tutta la vita, Nuvolari, l'Abbigliamento di un fuochista, Caruso, Gigolò, La Leva calcistica, Henna, La valigia dell'attore, L'anno che verrà, Vai in Africa Celestino, Santa Lucia, Canzone, a Pà, Futura, La donna cannone, Piazza Grande, Rimmel, Com'è profondo il mare, Viva l'Italia, Disperato erotico stomp, La storia, Non basta saper cantare, Buonanotte fiorellino, Balla ballerino.

Non hanno invece cantato Due zingari. L'aspettavo perchè dovevo farla sentire dal mio cellulare a due innamorati che in quel momento erano appoggiati alla notte, tenendosi negli occhi sul ponte di una nave che faceva rotta sul golfo di Sorrento. 

Ragazzi mi dispiace. Però ieri sera c'era la luna piena sul mare, e le stelle erano tutte appiccicate al cielo.

Meglio di così...

 

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Dalla-De Gregori, due marinai a Taormina

di Flavia Musumeci -  02/09/2010

Trent’anni dopo Banana Republic, i due cantautori tornano insieme sul palco con il tour “Work in progress”. Il 25 agosto hanno fatto tappa al Teatro Antico, “sotto la luna puttana e il cielo che sorride”

“L’orso che balla e la scimmia che suona”, Francesco De Gregori e Lucio Dalla, tornano sul palco, a trent’anni da Banana Republic, con “Work in Progress”, un tour che prevedeva solo due tappe, ma che da gennaio riempie i teatri di tutta Italia. Il 25 agosto è toccato al Teatro Antico di Taormina.

Il rischio era quello di assistere ad una nostalgica commemorazione dei bei tempi andati, di vedere due cantautori rispolverare i vecchi successi per riempire nuovamente i teatri. Pericolo scampato: al Teatro Greco l’atmosfera non era affatto ingiallita dal tempo. «Stasera vi faremo sentire delle belle canzoni, faremo una spettacolo straordinario», promette De Gregori dopo i primi applausi, e continua: «Veniteci appresso, fate finta di essere ad una gita scolastica, anche se ci sono molti ripetenti».

Iniziano con “Tutta la vita” e “Titanic”. Il cantautore romano entra sornione, abito nero, occhiali scuri e cappello rosso, abbraccia la chitarra e interpreta i suoi brani con il solito pudore di chi diffida ancora del pubblico e ha paura di vedere scivolare le sue canzoni di bocca in bocca. Dalla, invece, si concede con meno riserve, con la sua esuberanza e semplicità. Il concerto si rivela un continuo dialogo tra i due artisti e si ha l’impressione di aver preso parte ad una cena per nulla formale. La sensazione è quella di sbirciare dalla porta del loro camerino e sorprendere due amici che si divertono a “fare delle loro voci un unico suono”, come dice Dalla. Cantano insieme le canzoni con cui hanno percorso l’Italia, quelle canzoni che l’Italia l’hanno raccontata, “La leva calcistica della classe ‘68”, “Santa Lucia”, “La storia siamo noi”, “Viva l’Italia”, “La valigia dell’attore”, e ancora “Il bandito e il campione”, “Anna e Marco ”, “Piazza Grande”, “Caro amico ti scrivo”, “Futura”, “Nuvolari”.

Cantano con il rispetto e la complicità di chi si è emozionato ascoltando per la prima volta le canzoni dell’altro. Come quando Dalla – lo racconta lui stesso – ascoltò “Santa Lucia” e pensò «perché questo capolavoro non l’ho scritto io?». Poi spazio ai brani inediti, una versione di De Gregori del grande successo “Gigolò”, “Non basta saper cantare” e “Gran turismo”, una canzone che parla di viaggi. «I viaggi – spiegano – non sono più quelli di una volta, oggi i viaggi si comprano, non si fanno e si è passeggeri più che viaggiatori. Si arriva sul tetto del mondo e senza nemmeno guardare ci si ferma un istante per fotografare».

Restano soli sulla scena solamente quando, luci basse e sguardo sui tasti del pianoforte, cantano l’uno “La donna cannone”, l’altro “Caruso”. Standing ovation e applauso prolungato dopo “Rimmel”, che De Gregori vuole condividere con il pubblico: «Questa è una vecchia canzone, quando l’ho scritta, tanti anni fa, non pensavo che una sera mi sarebbe piaciuto cantarla con altri. Poi però le cose cambiano, le atmosfere cambiano, e ho pensato che avrei potuto cantarla con Dalla che tutto sommato se la cava».

Nessuna eco di “Ma dove vanno i marinai?”, non ci sono tracce di Banana Republic, quel tour del ’79 che aveva portato la musica d’autore negli stadi, alla fine di un decennio in cui il silenzio era interrotto solo dal rumore della contestazione.

Sul palco, insieme a Dalla e De Gregori, Bruno Mariani (chitarre), Alessandro Valle (pedal steel guitar), Alessandro Arianti (tastiere), Fabio Coppini (tastiere), Guido Guglielminetti (basso), Gionata Colaprisca (percussioni), Maurizio Dei Lazzaretti (batteria), Emanuela Cortesi (vocalist) e Marco Alemanno (vocalist). «Questa sera non occorreva alcuna scenografia, Mimmo Paladino non si offenderà, ma abbiamo alle spalle un paesaggio stupendo», dice De Gregori indicando il mare oltre quel teatro che fa da cornice alla loro reunion.

Unico tocco scenografico, sbarre catarifrangenti a segnalare lavori in corso, perché il tour dei due artisti nasce per gioco ed è in continuo divenire, e perché questo cantiere ospita due generazioni, quella di Banana Republic e quella di Work in progress, che si incontrano per continuare a costruire e lavorare insieme, in un Paese in cui “Viva l’Italia” sembra scritto ieri.

Appesi qua e là sulla scena e sugli strumenti ci sono dei cappelli. Ma non serve vestirsi da cantautori, loro lo sono davvero.

 

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