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Francesco De Gregori VOCE, CHITARRA |
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Roberto Rosati CHITARRA
Mario Scotti BASSO |
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Carlo Felice Marcovecchio BATTERIA
Toto Torquati HAMMOND |
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Ivan Graziani CHITARRA in Ninetto e la colonia |

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Anche se ormai mi ci sono affezionato, la copertina di "Bufalo Bill" è un ripiego: io avrei voluto farla con una litografia di un espressionista tedesco, Otto Dix, che raffigurava dei pellerossa un po' fasulli che cavalcavano in stile circense sullo sfondo di una bandiera a stelle e strisce, e che mi aveva fornito l'ispirazione primaria per scrivere la canzone. Poi non si riuscirono ad avere i diritti di riproduzione di questa cosa, né credo che la RCA si sia data tutto questo gran da fare, anche perché in effetti non era un'idea così commerciale, anzi. Così recuperammo questa specie di Calamity Jane da una rivista americana, che tutto sommato ha anche lei qualche freccia al suo arco."
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Dopo il successo ottenuto con Rimmel e la conseguente notorietà, Francesco è di nuovo nelle sale Rca per realizzare quello che definisce uno dei suoi album più belli. E’ il disco in cui si nota maggiormente l’influenza che i cantanti americani - Dylan su tutti - hanno su di lui. E’ perfettamente americano, con la A maiuscola e con tutti i denti a posto. Attraverso l’epica ode dedicata a William Frederick Cody, Francesco ci accompagna su un treno che corre lungo i binari della nuova frontiera disegnata dalle rotaie della Northern Pacific, in cui si sente fortissimo l’odore degli ultimi bisonti del Dakota e quello del nuovo "cavallo d'acciaio": il grasso della locomotiva. Ma è anche l'America di Hemingway, dei Kennedy, di Donald Duck, di Kerouac, di Steinbeck e di tutte le altre letture che il ragazzo ha fatto, confermando un legame - mai interrotto - con la cultura americana.
In
quest’anno ci governano prima Moro con una coalizione politica DC e poi, in
estate, Andreotti; l’Apple presenta il primo personal computer; Alan Guth
formula la teoria del Big Bang inflattivo; vengono scoperti gli Nello
sport Adriano Panatta vince il Roland Garros di Parigi e in estate guida
l'Italia alla conquista della Coppa Davis con
Barazzutti, Zugarelli e Bertolucci (All. Pietrangeli); Franz Beckenbauer
vince ancora il Pallone d’Oro; la stella alle Olimpiadi di Montreal è la
ginnasta romena Nadia Comaneci e la domenica sera Adriano De Zan ci racconta che
Il Torino vince lo scudetto con Castellini, Salvadori, Santin, Sala, Mozzini,
Caporale, Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici (All. Radice). Il Premio Strega va a Fausta Cialente con Le quattro ragazze Wieselberger e il Campiello va a Gaetano Tumiati con Il busto di gesso. Dopo
la scomparsa di grandi registi come Visconti, Rossellini, Pasolini e De Sica, le
nuove leve del cinema italiano si danno da fare: assieme a Maestri come La dieta mediterranea conquista gli USA, è seguita anche da campioni sportivi e stimola i consumi di pasta non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e nella stessa Italia. Viaggiamo con la Wolkswagen Golf GTI, la Ford Granada, la Innocenti Bertone, il Fantic Motor Caballero. La
moda impone maglie e camice attillate unisex, pantaloni magari scampanati ma
sicuramente bassi di cavallo e soprattutto stretti in vita e comunque
tendenzialmente unisex. Le tasche sono cucite esternamente ma solo per una
questione di look e design. Non brillano di praticità date le loro strettissime
ed Giochiamo con Barbie, Big Jim, Shangai, la bicicletta Graziella, le bambole Furga, Migliorati, Ratti, la lavagna magica, il kaleidoscopio, Gi Joe, mettersi il Vinavil sulle mani per poi togliere le pellicine e…… suonare i citofoni condominiali. In televisione c’è Sandokan, L'altra domenica, Non stop, Sulle strade di San Francisco, Hulk, Attenti a quei due, il Gesù di Zeffirelli, Michele Strogoff, Furia.
Ci intossichiamo con Big Babol, Tavolette Nestlè, Tin Tin Motta, le gomme di Brooklyn, le caramelle Elah alla liquirizia e alla frutta, i biscottini rotondi Tuc e Ritz, i biscotti Bucaneve Doria, i biscotti Biscolussi e Gran Turchese, la Brioss Ferrero I nostri soldi vanno in fumo anche attraverso Diana, Linda, Muratti, Rothmans, Stop con filtro e senza filtro. Leggiamo Cristall, Ghibli, I Fantastici Quattro, il Manuale di Paperinik e quello delle Giovani marmotte, il Corriere della Sera, Sorrisi e Canzoni, Porci con le ali, Il formaggio e i vermi, l'enciclopedia Tecnirama, Muzak, Re Nudo. A Sanremo vince Peppino di Capri con “Non lo faccio più”, allo Zecchino d’oro vince "La Teresina" e al Festivalbar Gianni Bella con "Non si può morire dentro". La
mitizzazione del passato felice degli anni Sessanta e Settanta viene
identificato come American Graffiti dal telefilm Happy Days, che aveva come
protagonisti giovani spensierati senza alcuna frustrazione, alle canzoni surf
dei Beach Boys, nonché la riscoperta dei Beatles attraverso John Lennon. Tutto
inizia a ruotare in un passato che i teenager non hanno vissuto ma in cui
vogliono indentificarsi. In
Italia la musica si divide in impegnata e in disimpegnata. I cantautori vengono
su come funghi nonostante polemiche, I Sex Pistols debuttano al Club 100: nasce il punk-rock in Gran Bretagna; esplode la musica reggae di Bob Marley; i Blondie lanciano la "disco-punk"; al Winterland di San Francisco The Band celebra lo scioglimento con un mega-concerto denominato "The Last Waltz” in cui sono presenti numerosi ospiti d'eccezione. Dal concerto vengono tratti un disco triplo e un film diretto da Martin Scorsese; William Ackerman fonda la Windham Hill e inventa la musica new-age; i Throbbing Gristle coniano il termine "industrial music"; boom dell'elettronica con "Oxygene" di Jean-Michel Jarre Si
afferma la musica funk e il tentativo
di fusione tra rock e musica sinfonica operato dagli Emerson Lake & Palmer,
ma l’anno vede l'esplosione del fenomeno disco-music: le piste da ballo del
sabato sera sono dominate soprattutto da Barry White e Donna Summer, ma anche
dal funk di George Clinton, James Brown, o Kool & The Gang. In Italia, la tradizione del rock, nata sul finire degli anni Sessanta con gruppi come i Camaleonti, i Dik-Dik, l’Equipe 84, si rinnova con gli Area di Demetrio Stratos, Perigeo, il Banco Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria Marconi e i sempreverdi Orme, New Trolls e Nomadi. Ascoltiamo Ancora tu, La tartaruga, Margherita, Sei forte papà, Europa, Johnny Bassotto, Linda bella Linda, Tu ca nun chiagne, Linda, Svalutation, Gli occhi di tua madre, Don't go breaking my heart, Due ragazzi nel sole, Il maestro di violino, Preghiera, Senza parole, Hurricane, Music, Gimme some, Io camminerò, La mia estate con te, Sambariò, Volo AZ 504, M'innamorai, Se mi lasci non vale, I'm easy, Histoire d'O, Come stai con chi sei, Black Emmanuelle. Per un'ora d'amore, Ullalà, La torre di Babele, 22ma Raccolta Fausto Papetti, Hacia la libertad, Let the music play, Arabian nights, A trick of the tail, Poohlover, Mahogany, La voglia la pazzia l'incoscienza l'allegria. Gli album più venduti in Italia sono Wish you were here, Amigos Santana, La batteria il contrabbasso ecc., Desire, Minacantalucio, Via Paolo Fabbri 43, A love trilogy, 21ma Raccolta Fausto Papetti, BUFALO BILL, Concerto per Margherita. Ma la puntina la poggiamo anche su dischi come Legalize It, Bright Size Life, This Masquesrade, Tom Petty: and the Heartbreakers, Desire, Hotel California, Music from the Penguin Cafe, Hard Rain, Songs in the Key of Life, Bob Marley Live, Ho visto anche degli zingari felici, Una storia disonesta, Wings over America, La torre di Babele, Automobili, Mio fratello e' figlio unico, Ullala, Wind & Wuthering, A Trick Of The Tail, Ballata per quattro stagioni. Tormentone dell’estate: Come pioveva, dei Beans. |

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A Francesco fu timidamente fatto sapere che qualora avesse provato il desiderio di mettere su di un nastro qualche nuova idea, avrebbe naturalmente potuto disporre liberamente delle magnifiche sale della Rca e di tutta l'assistenza necessaria. Francesco non se lo fece ripetere due volte (…) Una presenza, che a mio avviso contribuì non poco al nuovo sound, fu quella dell'ottimo Toto Torquati, un musicista di grandissima sensibilità. Nacque così, serenamente, quello che io ritengo il long-playing più bello mai realizzato da Francesco e il più completo.
Nel mese di maggio del 1976 l'album "Bufalo Bill" di Francesco De Gregori entra in classifica per la prima volta direttamente al 2° posto. Sempre in questo mese, la RCA immetterà sul mercato una nuova collana di albums [supporto: 33 giri, Stereo 8 e musicassette] a prezzo medio denominato "LineaTre". Il progetto viene presentato a Roma, presso l'Hotel Jolly, dal 5 al 7 maggio. Tra le prime emissioni, compare anche Francesco De Gregori, Riccardo Cocciante, Lucio Dalla, e altri.
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Il
paese era molto giovane, i soldati a cavallo erano la sua difesa,
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Mi è venuta vedendo un disegno di Otto Dix che mi è piaciuto tanto e si chiama "Bufalo Bill al circo"; Si vedono tre indiani dipinti con una cattiveria spaventosa cioè indiani imbruttiti, indiani finti; lì scattò il meccanismo della canzone cioè di vedere dietro il mito dell'America pulita, dell'America dei grattacieli, l'America dei ghetti. Io osservo l'America un po' come al cinema, attraverso i prodotti di Hollywood, i figli dell'"uomo da marciapiede", ma mi rendo anche conto che tutto sommato abbiamo dei debiti da pagare agli USA, cioè siamo in mano loro, se muovono un dito andiamo in fallimento, sul piano finanziario. C'è anche questo, il quadro mi ha dato l'aggancio immediato, poi la canzone l'ho scritta perchè mi interessava parlare dell'America. E' la biografia di Bufalo Bill, più o meno romanzata perchè ci sono certe coincidenze non precise, l'avvento della motorizzazione non so bene quando ci sia stato in America rispetto all'età di Bufalo Bill però è la storia di Bufalo Bill e di un certo periodo di storia americana, il mito della nuova frontiera, il mito dell'Ovest. A un certo punto di "Bufalo Bill" viene fuori questa strana espressione "culo di gomma". E' l'episodio del meccanico, quando si passa dall'America del Bufalo, delle prime ferrovie, della caccia all'oro del periodo mitico, al periodo dell'ottimismo, della tranquillità, il periodo che arriverà fino al 1929 al crollo di Wall Street. La motorizzazione coincide con la fine del West, come l'introduzione delle armi da fuoco coincide con la fine del periodo cavalleresco. "Culo di gomma" perchè mi sono messo un po' nel linguaggio di questi americani che vedevano il mondo probabilmente diviso tra quelli lie andavano a cavallo e quelli che non ci andavano; e chi non ci andava probabilmente aveva il culo più molle e il meccanico che si intende di pistoni e cilindri perciò viene definito "culo di gomma" quindi una specie di sottoprodotto umano agli occhi di Bufalo Bill. Queste sono tutte cose che mi sono inventato io; magari Bufalo Bill andava in macchina alla fine |
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In un solo anno, arriva Bufalo Bill. Forse avevano ragione Brel e Fo e il vecchio Rimbaud a dire che si scrive fino a vent'anni. Il resto è in più o inutile. Bufalo
Bill (che per me resta a tutt'oggi il suo disco più completo, umano,
pensoso, vero) introduce lo sconforto, la soluzione Bufalo
Bill non è solo America, anche se la metafora, ampia già dall'inizio
lì ci colloca: è un mondo che scompare e non è più lo stesso, è un
uomo eroe a 20 anni e buffone a 50, è un conflitto natura / industria,
natura / progresso, finalmente descritto senza gli usuali stereotipi di
fabbriche, operai o via dicendo (lo han fatto in 10.000). L'aria aperta,
il tempo lungo, l'incipit straordinario ci assettano in un mondo che non
è questo o un altro o un altro ancora: è il mondo. C'è un paese
felice, dio che lo guarda dall'alto, i soldati che lo difendono, e
davanti ad una situazione simile c'è da scommettersi che un ragazzo
parteggierebbe per questo. Perché? O, dio, la civiltà, la ragione, la
locomotiva dai binari segnati, ma (attenzione il ragazzo è romantico),
il bufalo non va mai per percorsi diretti, è modificabile, il bufalo è
poesia. Dio, che miscuglio di cose belle che ci stanno dando e di cose
bellissime che andiamo perdendo: qualcuno riuscirà mai a metterle
insieme? No. O scegli il bufalo o la ferrovia. E io, Bufalo Bill, eroe
per niente, non avevo 'sti grandi ideali: uccidevo per giocare, per
essere il più bravo. Tutto ciò è primordiale, perfino mistico
"il cacciatore uccide sempre per giocare". Allora è un gioco,
allora è una sorpresa, allora è un inizio di felicità:"mia madre
una contadina, mio padre un guardiano di mucche, io unico figlio biondo
quasi come G
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Lui
adesso vive ad Atlantide, con un cappello pieno di ricordi,
Atlantide
è ovviamente un mondo scomparso o mai esistito, o solo un sogno d'infanzia o un
concepir l'amore che fosse perfetta sintonia con la propria meraviglia di
vivere: così non è stato. "Lui vive adesso in California, sotto una
veranda ad aspettare le nuvole" e
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una sera venni invitato alla RCA in un grande albego di Sabaudia dove c'era una riunione degli addetti alle vendite; una specie di festa del lavoro, se così si può dire, alla quale partecipavano vari artisti della RCA fra i quali appunto anch'io. Naturalmente la cosa finì tardissimo e io tornai a Roma verso le cinque del mattino e alle sette doveva passarmi a prendere Michele (Mondella) per andare insieme a Catania dove avevo una serata. Pensai che non valeva la pena mettersi a dormire per due ore e cominciai a scrivere questa canzone. Mi ricordo una stanza abbastanza grande con due finestre e addossato alla parete fra queste due finestre il pianoforte verticale. Allora mi misi lì a suonare e a scrivere questa canzone appuntando le parole su un foglio di carta e intanto faceva giorno piano piano e la luce entrava da queste due finestre a destra e a sinistra del pianoforte e pensai che quello fosse il miglior giorno stereofonico che avessi mai visto. E un po' perché sembrava proprio di stare sott'acqua, un po' perché quello era un raro, prezioso momento di solitudine, mi venne in mente di chiamare questa canzone "Atlantide". Più tardi in aereo feci leggere le parole a Mondella. Ormai era giorno fatto, il sole a quell'altezza scottava attraverso i finestrini. Sia io che Mondella avevamo dei grandi occhiali scuri ed eravamo morti di sonno e lui mi disse che ero matto. |
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Risulta
per altro evidente, anche nel clima della distensione
Mercoledi 16 settembre 1970. Sono da poco passate le 21.Mauro De Mauro é un cronista del quotidiano l'Ora di Palermo. Sta lavorando da mesi alla sceneggiatura del film "Il caso Mattei" del regista Francesco Rosi. De Mauro sta per rientrare nella sua abitazione di via delle Magnolie, in un quartiere residenziale del capoluogo siciliano. Una delle sue figlie vede tre uomini salire sulla Bmw del giornalista. Il guidatore accelera in modo brusco, poi si allontana ad alta velocità. |
Canzone di situazioni suggerite, di imput buttati là a partire dal grande coro iniziale che magnifica una storia apparentemente piccola. Il giovane pilota americano di stanza a Verona è l'esatto corrispondente del "giovane esploratore Tobia", non sa quel che fa, ma lo fa. Canzone senza definizioni definitive (tutti sanno tutto dell'inizio, nessuno niente della fine), canzone di verità mafio-papali-americane buttate là ("solo la tomba di un giornalista ancora difficile da ritrovare"): misteri inespressi e impossibili da risolvere, ma così, così lontani dal Bufalo e dalla sua casa nella prateria. Lunghissimo, insolubile, spettrale e limpido come un ricordo che torna e fa male anche se non lo vuoi ammettere: lui una terza persona per non farsi male, lui che ha imparato ad amare di nuovo, ma di nuovo non si può anche se si deve. Roberto Vecchioni. |
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A un chilometro da via delle Magnolie viene ritrovata la vettura di Mauro De Mauro. Gli investigatori frugano nella Bmw e in uno scomparto interno recuperano degli appunti relativi ad una speculazione edilizia. Ora le inchieste e i servizi di Mauro attraggono l'attenzione degli investigatori. Nel tentativo di trovare la pista giusta che porti al suoi rapitori, si ricostruisce la sua personalità. Qualcosa
di grosso. Poco prima di sparire, Mauro De Mauro indaga sugli ultimi due
giorni di vita del Presidente dell'Eni Enrico Mattei. Lo riferisce
all'editore e libraio Elda De Mauro, la moglie di Mauro intanto non si da pace. Mauro non ritorna a casa e a diciassette giorni dal suo rapimento ricorda un fatto lontano nel tempo, un particolare mai rivelato..... Alle indagini si interessano tre investigatori, tutti uccisi tra il 1979 e il 1982: il capitano dei carabinieri Giuseppe Russo, il commissario della mobile Boris Giuliano e il comandante della legione dell'Arma Carlo Alberto dalla Chiesa. Le piste sono comunque divergenti. Secondo i carabinieri, De Mauro avrebbe scoperto un traffico di droga internazionale e per questo sarebbe stato eliminato dalla mafia. L'ipotesi viene sostenuta dal pentito Gaspare Mutolo, secondo cui De Mauro venne strangolato da killer di Stefano Bontate, il capo della "mafia perdente", La polizia punta dritta alla "pista Mattei". Il cassetto della sua scrivania nella redazione dell'Ora di Palermo risulta forzato. Non si trovano più nastri magnetici, dal bloc-notes con gli appunti sono state strappate due pagine e mancano anche altri fogli più recenti che riguardano gli incontri avuti nella preparazione della sceneggiatura del film "Il caso Mattei" di Francesco Rosi. C'è un sospetto forte, un'ipotesi che non sarà mai approfondita. In quel nastro e in quei fogli potrebbe esserci la soluzione di due gialli: la morte di Enrico Mattei e la scomparsa di Mauro De Mauro. Il caso De Mauro non è ancora chiuso. Il pubblico ministero di Palermo Giusto Sciacchitano propone l'archiviazione dell'inchiesta ma il giudice istruttore dello stesso tribunale, Giacomo Conte, l'8 aprile 1991, chiede alla Procura un supplemento di indagine:vuole appurare "il ruolo della mafia e i suoi collegamenti con i poteri occulti, l'estremismo di destra, i servizi segreti e la massoneria". Secondo il giudice palermitano, "ci sono elementi di prova che portano a Giuseppe Di Cristina e Giuseppe Calderone quali autori del sequestro De Mauro nell'ipotesi che il sequestro sia stato fatto da qualcuno per bloccare l'inchiesta dei giornalista sulla fine di Mattei". Sul "caso De Mauro" il pentito Tommaso Buscetta si rivolge al giudice Giovanni Falcone: "Della morte dei giornalista Mauro De Mauro non so nulla. Non è faccenda di mafia. Quando ne parlavo con i miei interlocutori, questi sembravano stupiti. Ho sentito dire in giro che la sua scomparsa è legata alla morte di un noto politico italiano, credo che si chiamasse Enrico Mattei". Il punto centrale della morte di Mauro De Mauro resta l'incarico che il regista Francesco Rosi gli offre: la sceneggiatura del film "Il Caso Mattei". E' lì che si concentra il buco nero della sua sparizione. Cosa poteva avere scoperto De Mauro sugli ultimi giorni di vita del Presidente dell'Eni, Enrico Mattei? |

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UN CANTANTE DIFFICILE (Il Monello N. 47 del 23/11/1976) Ventiquattro anni, romano de roma, Francesco De Gregori è oggi
considerato uno tra i nostri più giovani e validi cantautori. I suoi
motivi, ispirati alle emozioni più vere e più belle, trattano l\'amore
in chiave moderna, anticonformista. Francesco, quando ha iniziato a
cantare, aveva poco più di quattordici anni. Più tardi, in coppia con
Antonello Venditti, altro noto cantautore romano, ha omposto un 33 giri
che però ha imposto al pubblico in definitiva più Venditti che non De
Gregori. Tuttavia, anche per lui il successo non si è fatto aspettare
troppo. Con la canzone "Alice", un pezzo melodico, un po\'
surrealista, Francesco De Gregori si è rivelato per quel che valeva. Ma
vediamo un po\' di capire che tipo è Francesco, visto che nell\'ambiente
musicale gode fama di essere un personaggio "difficile", di
avere un carattere sicuramente non malleabile. Francesco, dicono che sei
scorbutico, che non ti va mai di parlare, soprattutto con i giornalisti.
Perché? Scorbutico io? Macché scorbutico! Timido, piuttosto. E, come
succede spesso ai timidi, un po\' aggressivo. Per via del solito timore di
venire aggredito per primo. Quanto ai giornalisti, è vero, salvo
rarissime eccezioni, non parlo con loro, perché tanto ti fanno parlare e
poi scrivono cose che tu non ti sei mai sognato di raccontare. Mi
dispiace. Come sei arrivato alla canzone? Insolitamente. Fu la tragedia di
Luigi Tenco, in un certo senso, a spingermi su questa strada. Tenco se ne
andò da questo mondo perché nessuno lo aveva capito. Così, mi dissi che
era giusto cercare di portare avanti il suo disco e così, di punto in
bianco, decisi di imbracciare la chitarra e cantare. Prima di allora avevi
mai studiato musica? Assolutamente no. Digiuno completo. Ho studiato
lettere e mi piacerebbe laurearmi in storia contemporanea. Strimpellavo la
chitarra, perché mio nonno, appassionatissimo di musica, me l\'aveva
lasciata in eredità. Tuttavia, prima di allora, non sapevo proprio cosa
fosse esattamente una nota. Mi sono messo d'impegno, ho imparato a suonare
la chitarra in modo decente, poi a comporre musica e, infine, a scrivermi
anche le parole. Quando vuoi veramente qualcosa, riesci quasi sempre a
farla, a ottenerla. Il pubblico che ti segue e che compra i tuoi dischi da
chi è formato principalmente? Dai giovani. Io scrivo per loro, e loro
dimostrano di gradire, di apprezzare la mia musica, i miei testi. Nelle
mie canzoni cerco sempre di affrontare temi e problemi quotidiani. La
poesia è anche e soprattutto nella realtà delle cose di tutti i giorni.
Tu sei molto restio a parlare di te, della tua vita privata. Non credi che
il pubblico abbia il diritto di sapere tutto di te? No, non sono
d'accordo! La mia vita è la mia vita e, come tale, rimane e deve rimanere
mia. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Inoltre, io non credo che
alla gente interessino tante cretinate, parliamoci chiaro. Storie di
mogli, amanti e fidanzate. Al pubblico interessa, io penso, quello che
dico con la mia musica. Una domanda facile facile: ti interessa il
matrimonio? Non sono tagliato per il matrimonio. Fine del discorso. Credi
nell'amicizia? Hai degli amici nell'ambiente della canzone? Per natura,
sono un inguaribile ottimista. Uno di quelli che crede ancora nella gente,
nella possibilità concreta di avere e poter dare dell'amicizia. Non
possiamo vivere soli, isolarci, escludere un contatto,un dialogo. Non
possiamo farlo, anche a costo di delusioni, di amare delusioni. Io qualche
amico ce l'ho, ce l'ho anche nel mio ambiente.Tanto per fare dei nomi:
Fabrizio De André e Lucio Dalla. Francesco, tu sei bravo, d'accordo,
però non sei l'unico. Ci sono anche
Cocciante, Baglioni, Venditti... Li
consideri dei rivali? Questo è un tipo di discorso che non mi piace. E'
sterile, trovo. Non mi piacciono i paragoni e detesto la parola rivalità.
Ognuno di noi, vale per quello che ha dentro, quello che ha da dire. Non
considero mai gli altri sotto questo profilo. Tu hai una vera e propria
idiosincrasia per i festival e per tutte le manifestazioni musicali in
genere. Come mai? Le ritengo terribilmente superate e maledettamante
inutili! Sono del parere che se una canzone è bella, non ha bisogno di
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E'
la
città dei fiori, disse chi lo vide passare, peccato
fosse solo quando se ne andò.
L'altro stomp "Festival" è di una chiarezza disarmante, di un vai e vieni di oleografie obbligatorie precise e scioccanti: tutto un mondo di fans, stars, media, profittatori, intriganti, amici dell'ultimo momento, moralisti, buffoni perbenisti, creatori di scandali finti da copertina dei giornali a vendita inverosimile. La morte di Luigi Tenco vista come un "affaire" pubblicitario, pseudosociale, pseudopsichiatrico, quando la verità parla solo di un "giovane angelo che girava senza spada", un ingenuo, un puro senza armi da opporre ad un mondo scafato e coinvolgente, cinico e fuorviante. De Gregori li mette in fila tutti: quelli che si appropriano di una pietà mediatica ("lo ortarono via in duecento, peccato solo quando se ne andò"), quelli che costruiscono la pietà ("e l'uomo della televisione disse, nessuna lacrima vada sprecata"), quelli che cianciano di motivi e cause per giustificare il suicidio ("aveva dei debiti", "era pieno di tranquillanti", però "non era un ragazzo cattivo" (?)), quelli che ne fecero epoca e mito ("l'inviato della pagina musicale scrisse: TUTTO è STATO PAGATO), quelli che dopo averlo convinto ad esibirsi a Sanremo tra lacrime false balbettano "io sono stato suo padre", e quelli infine che lo hanno eletto, lo hanno innalzato a chissà quale simbolo "per dimenticare un po' più in fretta". In questa serie di ruffiani, falsificatori, critici illusi, cialtroni c'è tutta l'umanità di un compromesso, del non aver capito che niente, niente di tutto ciò aveva determinato la fine di Tenco. E che la fine di Tenco non si poteva nemmeno lontanamente accostare ad un fallimento pubblico, ad un inganno pseudo-popolare come Sanremo. La fine di Tenco era in lui e nella disperazione di essere arrivato prima del tempo, di aver sbattuto sulla disattenzione morale ed esistenziale di spettatori mal preparati dai "media". E di "media" mediocri, piccini, leccaculo, noncuranti nei riguardi di una canzone che c'era già e loro pretendevano inutile o di poco conto nel panorama tranquillizzante della musica italiana. De Gregori fa di "Festival" una canzone d'accusa totale, prima che di pietà. Smette la veste lirica per scendere all'invettiva e in questo si differenzia dallo stesso tema trattato da De Andrè (Preghiera in gennaio). Roberto Vecchioni.
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Stando alla RCA mi è capitato di parlare di Tenco e ognuno mi ha detto la sua idea sul perchè si fosse sparato. C'è stato chi ha detto che aveva debiti di gioco, chi ha detto che era sfortunato con le donne, chi ha detto che beveva whisky sopra i tranquillanti e si drogava in quel modo ed era in uno stato ipnotico quando si è sparato; nessuno però ha detto che si è sparato perchè non stava bene a Sanremo, che forse è l'unica ragione. Quando ha saputo di essere stato eliminato si è alzato, ha cominciato ad inveire a destra e a manca e poi è andato via e si è ucciso. La mattina dopo lo hanno portato lontano da Sanremo perchè nessuno doveva vederlo. Per evitare che i giornalisti se ne andassero dal festival e andassero a vedere il funerale di Tenco. Comunque non è una canzone sul suicidio di Tenco ma sul ruolo di Tenco. La canzone è sulla televisione e sui nemici storici di quelli che fanno canzoni e non vengono capiti. E sono gli stessi poi a cui dietro il palco sudano gli occhi invece di piangere, quelli che alla televisione dicono va bene però andiamo avanti, sono i cantanti che il giorno dopo vanno sul palco a cantare tranquilli e fanno la parte delle marionette perchè nessuno poteva essere allegro lì. Però il giorno dopo cantavano tutti per andare in finale. E' questo mondo spaventoso di Ariccia, Castrocaro: un mondo che nel '66 era un mondo vero, esisteva, c'era solo quello e chi non era di quel mondo era emarginato. Anche Paoli nella sua vita ha episodi simili a quelli di Tenco, di solitudine, di sfiducia, di crisi; anche De André era un isolato, non si faceva vedere... Forse sembriamo diversi, i festival sono crollati, ma esistono le Hit parade. Tenco è vittima di un'industria, di un ingranaggio; c'è la vittima Tenco e c'è la vittima Pasqualino che va con tanta fiducia da Siracusa ad Ariccia e il viaggio gli costa cinquantamila lire e viene scartato perchè canta male e tutti sapevano fin dall'inizio che avrebbe cantato male e anche se avesse cantato bene non sarebbe cambiato niente, e gli hanno rubato cinquantamila lire, e se ne torna a casa infelice, frustrato e con cinquantamila lire di meno, pronto ad emigrare nel secondo reparto Celere... è il mondo di quegli anni che andava così, e Tenco è il momento di contraddizione. Tenco non è un personaggio vincente, non è una persona che ha agito bene, e io non ho voluto fare una canzone per difenderlo, ho voluto parlare di Tenco perchè è esistito. Oggi, o non se ne parla mai o si fanno delle commemorazioni macabre..
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E lontano lontano si
può dire di tutto, non
sia stato osservato. musicale
scrisse: e
le mani in tasca, "Io
sono stato suo padre!", non
finisca. andarono
a cena "La
vie en rose". il
figlio della portiera, e che non si fermò? |

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Gino Paoli e i jazzisti italiani rendono omaggio a Luigi Tenco Annunciata una serata a Roma per il quarantennale della morte dell'artista 18-01-2007 - Si terrà martedì 23 gennaio, alle 21:00 nella Sala Sinopoli dell'Auditorium di Roma, una serata omaggio alla memoria di Luigi Tenco, il grande cantautore di cui ricorre il quarantennale della drammatica morte, avvenuta a Sanremo tra il 26 e il 27 gennaio 1967. Sul palco dell'Auditorium si esibiranno Gino Paoli, affiancato da jazzisti come Danilo Rea, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto, e Ada Montellanico, con l'accompagnamento di Enrico Pierannunzi. Le due formazioni si alterneranno nell'esecuzione dei brani più amati ma anche di alcune rarità del repertorio di Luigi Tenco. Ad offrire la loro testimonianza saranno ospiti come Renzo Arbore, Enrico De Angelis, Aldo Fegatelli Colonna, Mimma Gaspari, Giancarlo Governi e Pietro Vivarelli. Una vicenda drammatica quella di Tenco che si spera abbia trovato una conclusione a seguito della recente autopsia che ha definitivamente sancito la morte per suicidio. Un omaggio alle canzoni di Tenco è stato annunciato anche al Festival di Sanremo. Pippo Baudo diresse per la prima volta il festival nel 1968, l'anno dopo la morte del cantautore.
Da "Il Tempo", venerdì 10 febbraio 1967. Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell'italiano medio Tornare
su un fatto di cronaca alla distanza di due giorni è già fastidioso per
il lettore di quotidiani, ma insistere su qualcosa che è avvenuto due
settimane prima è forse imperdonabile. Salvatore Quasimodo
Ciao Luigi, le cose qui non sono cambiate, anzi il mondo fuori dalle canzoni sta pure peggiorando! Tu, però, hai smosso davvero tante coscienze, purtroppo solo nelle menti degli autori di canzoni o rari pensatori, che magari spesso non riescono o non vogliono gettarsi nella mischia mediatica che ci sta fagocitando tutti. Ah sapessi che esibizionismi, che progressi, che telefonini senza fili, che immagini nelle case, nelle scuole, nel privato... l'era dell'apparire a tutti i costi ha preso il sopravvento, e non proprio in un tempo "Lontano lontano" dalla tua esistenza. Per sentire un po’ di realtà, ormai, non ci resta che il telegiornale: ma che brutte notizie! Personalmente non sono e non voglio allenarmi per stare al passo coi tempi, e se ci provo... mi viene il fiatone! Dalla tua morte tanto si è detto e scritto su di te. Risuonano ancora attuali, e implacabili, le parole di Quasimodo: "Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell'italiano medio. La sua ribellione, che coincideva con una situazione personale di uomo arrivato alla resa dei conti con la carriera, ha però ancora una volta urtato contro il muro dell'ottusità. CHI NON È IN GRADO DI DOMANDARE UN MINIMO DI INTELLIGENZA AD UNA CANZONE NON PUÒ CERTO CAPIRE UNA MORTE." Lo sai? Io che in "Canzone Semplice" ho scritto "io mi sconfortavo se non producevo, e negli occhi mi viaggiava un velo di noiezza" e ancora "alzo il volume della vita, perché la Vita è un'altra cosa e una canzone non lo sa"... anche ricordandomi di te... non voglio più sconfortarmi e, nel tentativo di capire la tua morte, continuerò per la mia strada, chiedendo sempre un minimo di intelligenza... almeno alla canzone. Ciao Luigi. Aida Satta Flores Palermo, 27 gennaio 2007 Domani uscirà un nuovo libro dedicato alla
figura di Luigi Tenco ROMA, 21 GEN - Un Luigi Tenco inedito sara' rivelato nel libro 'Ed ora che avrei mille cose da fare' di Renato Tortarolo e Giorgio Carozzi . Il volume e' in uscita il 23 gennaio, a quattro giorni dal quarantennale della scomparsa del cantautore. Nel libro si parla del cantante come di un grande conquistatore di donne e musicista di talento, che aveva capito che la formula della canzone d'autore era gia' vecchia e che voleva fare musica nuova, dischi nuovi. |

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Da
"La Stampa", martedì 31 gennaio 1967
Non un
collega ha seguito i funerali di Luigi Tenco |
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Giovane esploratore Tobia, quinci
anni a settembre presso a poco un bambino,
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No, lo scout non l'ho fatto; Tobia" è un personaggio emblematico. Quello che fa paura dei giovani esploratori è l'inconcludenza; loro imparano ad accendere i fuochi. lo ho emblematizzato il personaggio dello scout: per intenderci, lo scout che nelle barzellette deve fare la sua buona azione quotidiana. Chiedo scusa a tutti gli scout se ho preso la loro figura oleografica per parlare di un personaggio come Tobia. E se avessi approfittato invece delle Giovani Marmotte? Insomma, un conto è il Movimento scoutistico Internazionale analizzabile in termini storici e politici, un conto è l'immagine dello scout che io posso usare in una canzone. Ti giuro che certe volte io racconto le barzellette sulla tirchieria dei genovesi, ma lucidamente non sono disposto ad ammettere che i genovesi siano più tirchi dei romani. Bel casino, eh? Tobia è' un personaggio sano, americano, continua il discorso sull'America come già in "Disastro aereo sul Canale di Sicilia" e in "Bufalo Bill". Questi sono tre momenti americani, con personaggi con tutti i denti a posto e che non sbagliano mai. Però "Tobia" è una persona che tutto sommato sogna, che ha grossi problemi alle spalle di infanzia pulita, precisa, sola, probabilmente nevrotica, che fa queste cose scontate. Ma in realtà volevo riferirmi a tutte quelle persone che vivono il marxismo in maniera cattolica, in maniera evangelica addirittura. Diciamo che è una canzone che io ho scritto dopo aver fatto dei discorsi con dei ragazzi che mi hanno sconvolto per la loro impreparazione e per la loro faciloneria nel definirsi di sinistra. Quando una persona mi dice "sono comunista" vorrei che mi portasse delle prove precise sui suo essere comunista, non solamente delle cose per sentito dire. Ho conosciuto persone che erano di sinistra per sentito dire e credo che siano pericolose perchè non si è mai di sinistra per tutta una vita in questa maniera, ci si può rimanere per due o tre anni, poi crollano certe cose; e inevitabilmente ci si trova senza un'ideología e quando a 18 - 20 anni si è costretti ad inventarsi un'ideologia da zero è molto facile che si diventi una persona disponibile, nel migliore dei casi al qualunquismo
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La
cucina era vuota, il bicchiere a metà, famosa
e ricca. "Con qualche anno in meno", pensò, la
donna partorì una stella e la chiamò Carmela!
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Secondo pezzo della facciata "lpercarmela". Bufalo Bill finisce con un accenno a "Bandiera rossa". In "Ipercarmela" un inciso di "Passion fiowers , versione ballabile di "Per Elisa". "Ipercarmela" è vecchissima, fu scritta prima ancora che uscisse "Rimmel". E' la storia di due emigranti contenti che stanno a Torino e accettano la logica di Torino: il marito chiudendosi in cucina in questo mito della proprietà della sua casa; la donna accettando il ruolo di schiava e drogandosi di giornali femminili. Quindi due persone perdute dal punto di vista umano, in perfetta sincronia con la violenza della città che li ha accolti. E poi la nascita di questa bambina: nasce con dei buoni auspici, nasce come una stella, una cosa diversa, e sorride. Ride sempre, 'Ipercarmela' è una canzone ingenua, iperrealistica, una canzone in cui si vedono tutti i muscoli.
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Dolly del mare profondo, figlia di minatori si leva le scarpe e cammina sull'erba
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E' una canzone soprattutto per bambini, parla di un figlio del figlio dei fiori che ammazza Babbo Natale. Questi figli dei fiori mi pare che non abbiano ucciso nessuno. Sono pieno di rimpianti per questi hippies, nessuno ammette volentieri di essere stato un hippy. Però 5 anni fa li vedevì tutti quanti che scopavano contenti. Adesso ci sono dei bambini di 5 anni che sono "i figli dei figli dei fiori". Forse quando avranno 15 anni faranno delle cose serie. Il magico 4 per 4 dei circo di Brema è una di queste frasi, il figlio dei figlio dei fiori è un'altra. Anche perchè avevo fatto una canzone seria sul figlio dei fiori, la storia di uno in una bella giornata di pioggia che sta affacciato alla finestra; chiaramente non è una persona allegra e lo capisce dal fatto che piove e ha finito le sigarette: pensa che deve uscire per andarle a comprare. Poi si ricorda di suo padre che è morto ma non ha neanche un ricordo nitido i questo padre; è morto ed è accettato così. Poi esce e va a comprare le sigarette, vede una donna che passa e pensa che carina è questa qui, pensa come sarebbe bello sposarsela. Però non le dice niente, va a casa, apre il pacchetto di sigarette e comincia a fumare. Era una canzone sul figlio del figlio dei fiori ed era una canzone su una persona triste. Sono contento di non aver fatto uscire questa canzone. Qui invece il figlio del figlio dei fiori diventa un personaggio positivo, allucinato ma positivo. La storia non è più una storia realistica ma una favola rivisitata, una favola con il rituale linguistivo e contenutistico invertito.
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Questo "Babbo Natale' "carico di ferro e carbone" è un Babbo Natale poco tradizionale. Invece di portare lo zucchero filato porta delle cose utili e pesanti, comunque poco belle per un bambino. Loro comunque gli danno un sacco di botte e poi tornano a casa dai genitori Ai quali raccontano tranquillamente: "Sai che che cosa abbiamo fatto? abbiamo scopato e poi ammazzato Babbo Natale". I genitori che stanno seduti a tavola dicono: "Ah sì, buona questa minestra"; ..nel paese si sparge la voce che Babbo Natale è stato ammazzato", nessuno però gli dà molto peso. E' bello il linguaggio in questa canzone perchè è proprio un linguaggio da favola. E' Biancaneve e i sette nani. Sai quei disegni in cui si vede Biancaneve che si fa scopare dai sette nani. Prima la canzone finiva dicendo:, "pochi minuti e si sparse la voce che Babbo Natale era stato ammazzato". Poi sono andato in tournée, ho fatto questa canzone dal vivo sette volte e l'ultima volta che l'ho fatta mi è venuta quest'altra strofa. Anzi era proprio un momento di improvvisazione quello in cui io feci questa canzone tutta diversa, invertendo delle frasi qua e là. Qualcuno fra il pubblico diceva che non erano comprensibili le mie canzoni, e io cantavo 'Le stelle sono punte di spillo", sì, sono proprio punte di spillo per cui alla fine ero tutto gasato. Feci questa cosa del ritorno a casa dai genitori, poi ho anche cambiato l'arrangiamento perchè le parole si seguivano male.
E adesso invece, se mi consentite, una canzone su due giovani mascalzoncelli, una canzone che io adesso non è che mi voglio vantare, ma credo di non aver mai scritto in tanti anni di carriera una canzone così immorale come questa che adesso vado a eseguire... sono due personaggi cattivi, emanano cattiveria e fanno schifo per quanto sono ripugnanti... come Hide, che uno prima ancora di rendersi conto che t'ammazza, senti un alone di un miasma di cattiveria e di immoralità, due ragazzini che se fossero andati a "blitz" (?), altro che... va bè la canzone si chiama Dolly del mare profondo...
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Che
tipo d'uomo legge oggi il vangelo, che
t'hanno fatto agli occhi? Gesù Maria! ho
torturato nella mia infanzia, buona e cattiva? quanta
rabbia e quanto sesso dietro ai vetri. forse
droghe pesanti o mani pietose che chiudono gli occhi. |

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La notte si annunciava chiara, la sera era serena, a gente nel cinema assisteva seria al magico
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La canzone nasce da un articolo letto su "Lotta continua". L'articolo era fatto molto bene in prima pagina, e diceva che noi spendiamo non so quanti miliardi l'anno per la difesa, che alcuni di questi miliardi sono stati spesi per comprare questo tipo di aerei che cadono sempre, questo mentre in Italia i problemi gravi sono altri. Questi soldi vengono spesi per la difesa, la nostra difesa è in funzione di quella Atlantica, e perchè è tanto importante la nostra difesa in questo momento? Perchè dopo la caduta dei regime dei Colonnelli greci, dopo la morte di Franco, in Europa oltre la Turchia siamo rimasti noi a tenere a bada la situazione in Medio Oriente. ___________ e dopo Nino, che è una canzone su un adolescente, quindi una persona già responsabile e matura, che spera di essere assunto in una grossa squadra di calcio, tipo per esempio la Roma (fischi), oppure, e qui parte una ruffianata, il Milan o l'Inter per esempio, un giovane bambino che ama giocare a pallone (forza Lazio) (a burino!)... ma sì viva tutto, viva tutto! prendiamo Nino invece in un momento precedente alla sua età, quando ancora si chiamava Ninetto... la prossima canzone si chiama Ninetto e la colonia, e non si sa perchè... |

PdP
– Il nuovo disco di Dylan è uscito nello stesso giorno in cui sono usciti tre
nuovi dischi di De Gregori: per gli amanti del genere è stata praticamente
festa nazionale! FDG – Vorrei chiarire una cosa su questi tre dischi. Ho letto
che rappresentano il ritratto della mia carriera discografica, una specie di
riassunto di ciò che ho cantato negli anni; ebbene no: si tratta solamente di
tre dischi dal vivo, in cui sono state incise
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Santa Lucia, per tutti quelli che hanno gli occhi
e un cuore che non basta agli occhi. per gli amici che vanno e ritornano indietro, anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine.
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"Santa Lucia" è nata così: mi ricordo che mia madre, che é leggermente miope, quando cercava qualccosa per casa e non riusciva a trovarla, magari cercava per tre ore una cosa che stava sotto i suoi occhi; e quando la trovava diceva: "Santa Lucia, Santa Lucia, non l'avevo vista! "; è un modo di dire, e la canzone scatta da lì, uno che non trova cose evidenti. Santa Lucia è la santa dei ciechi, lo sanno tutti, e questa è una canzone per quelli che non vedono. Non capisco perchè debbo vergognarmi di aver usato questa mediazione cattolica; Santa Lucia fa parte della mia cultura, mi ricorda le lezioni di catechismo. Se le critiche sono rivolte solo al fatto che si nomina una santa, io non me ne vergogno, non ho niente contro i santi. La canzone in effetti è una preghiera, ma è una preghiera anche "lpercarmela". Non trovo differenze tra le due, sarebbe bella l'idea di un De Gregori che fa esattamente quello che uno si aspetta, forte sarebbe bello che io fossi come gli altri mi vogliono; se mi viene di fare "Santo Lucia" la faccio perchè tutto sommato mi piace, esteticamente mi sta bene, i contenuti mi stanno bene. Si può dire che faccio delle canzoni commissionate dal Papa. Nessuno è al di sopra di ogni sospetto. |
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IL PALALIDO
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Nel cielo si addensarono grandi nubi nere e l'aria diventò elettrica. (…) Renzo Zenobi è una persona estremamente sensibile: fu lui ad accostarci alla meditazione trascendentale, che in noi attecchì poco, ma che in lui si sviluppò armoniosamente. La prima data era a Pavia, e subito dopo erano previsti due o tre concerti a Milano, al PaIalido. Ma le nubi erano già molto dense a Pavia, e si verificarono degli incidenti tra il pubblico e la polizia. Una ragazza si fece male e Renzo la vide con il volto insanguinato. (DE GREGORI – LO CASCIO – MUZZIO 1990)
Uno che, come De
Gregori, non si è certamente dimenticato
delle contestazioni di quei giorni (un po' barbare a dire il vero) è un giovane
milanese: capelli lunghi, baffi, magro, sguardo spesso stravolto, si chiama
Gianni Muciacia, è il capo di un gruppo di rock duro, i Kaos Rock, un complesso
che, sulla onda degli Skiantos, canta e suona quel rock demenziale che fa
riferimento, dicono loro stessi, alle esperienze della vita metropolitana negli
anni '80. Il padre spirituale di questa new wave italiana è il
teorico della demenzialità come rifiuto: Franco Berardi, detto Bifo. Ha
chiamato così le sue tesi, in parte perché veramente dementi, in parte perché
ha voluto mettere le mani avanti prima che qualcuno trovasse epiteti più
calzanti per definirle. Dice Muciacia: "Allora contestare i concerti aveva un
senso, era un modo valido per mettere in discussione certi personaggi che
facevano musica speculando sui giovani, ammiccando a certi atteggiamenti e
facendosi, in realtà, gli affari propri. Oggi lo rifarei, anche se De Gregori
ormai è una cosa diversa, ha un pubblico più lontano da quello di allora, più
composíto". "No! Per niente", replica
Muciacia, "noi
invitiamo il pubblico a gettarci qualcosa, è una specie di rituale per
costruire un contatto, per mettere in discussione il ruolo di chi sta sul palco,
per sconfiggere i miti ". RICCARDO PIFERI - FRANCESCO DE
GREGORI UN MITO – ROMANO-GIACCIO – LATO SIDE 1980)
Albanese: Per quanto riguarda gli avvenimenti del '77 a Milano, al Palalido... Io non ho capito mai esattamente che è successo. Lo so che lei non c'era, ma li può commentare? Lo Cascio: Lì, è stato un insieme di cose. In quel momento, c'era stata una seria di avvenimenti prima con Francesco e la sinistra: incomprensione, <<Lotta Continua>> l'aveva scritto contro di lui. Insomma, c'era stata una serie di cose. E quel periodo era un periodo in cui contestavano i grandi concerti. Avevano tirato una bomba Molotov a Santana, sul palco. Hanno bruciato... Insomma, c'erano stati anche scontri seri in giro perché c'era, nel '77... gli indiani metropolitani, quel tipo di movimento culturale, che era per la fantasia al potere, rivolta contro tutti, anche contro i partigiani, anche contro la sinistra. Era proprio una rivolta totale a tutto campo. Allora, il grande concerto era considerato come una violenza da parte di questi, che poi, in realtà, non erano, quelli che poi facevano queste cose, non erano in realtà espressione di un fenomeno importante, secondo me. Era un po' una deformazione. Era quasi più rapportabile a quello che accadrà dopo, cioè al desiderio di apparire. NICHOLAS ALBANESE INTERVISTA GIORGIO LO CASCIO – 1998)
Erano "gli anni di piombo", la contestazione incominciò a colpire anche noi che ne avevamo fatto parte. Il "processo" a De Gregori degli autonomi al Palalido fu per me un trauma. Volli andarci anch’io dopo qualche mese e mi accorsi di essere solo. La casa discografica vedeva a rischio la mia popolarità, gli amici non capivano il perché di questo confronto e gli impresari non capivano perché non impiegassi il mio tempo in esibizioni più remunerative. Suonai al Palalido e vinsi la sfida. Vendicai, a modo mio, Francesco. ANTONELLO VENDITTI – N.P.)
Sui fatti accaduti al Palalido di Milano, sui commenti della stampa e su certe dichiarazioni riportate non fedelmente, desidero fate alcune considerazioni. (…). Questi episodi fanno quindi oggettivamente il gioco della cultura dei potere e della musica tranquillizzante, e si prestano oltretutto ad essere ripresi e strumentalizzati in chiave terroristica, reazionaria e scandalistica da un certo tipo di stampa "indipendente". Riguardo ai miei guadagni, ritengo che più che una mia sottosctizione personale (alla quale eviterei comunque di dare qualsiasi pubblicità) sia corretto da parte mia mettere la mia musica e le mie parole, a disposizione di un movimento al quale, pur non essendo io un militante rivoluzionario, ritengo di aderire ideologicamente, condividendone pressoché in tutto le scelte culturali, confrontandomi con esso e accettandone i consensi, le critiche e le proposte. (…) Il pubblico giovanile più politicizzato, o almeno una parte di esso, dimostra di apprezzare ciò che lo scrivo e canto, forse perché provo a parlare di cose private e di cose politiche in maniera diversa da quella tradizionale. Tutto qui. Vorrei che quanto detto non venisse scambiato per un attacco o, peggio ancora, un'autodifesa. Spero solo di aver contribuito a chiarire alcuni momenti fondamentali di un dibattito che andava senz'altro affrontato anche a prescindere da quanto avvenuto al Palalido di Milano". FRANCESCO DE GREGORI SU "MUZAK - 1976)
Quella del Palalido
non può essere considerata
contestazione ma aggressione vera e propria. Contestazione è quando contesti a
una persona delle cose specifiche, gli dici: hai fatto questo, quest’altro e
quest'altro ancora, e secondo me hai sbagliato, hai fatto male per questi
motivi. Aggressione è invece quando ti prendono a cazzotti e ti dicono che sei
uno stronzo, come è successo a me a Milano, con nessuna possibilità di
chiarire le mie posizioni e di avere un confronto con le posizioni di chi mi
stava di fronte.
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Concerto
interrotto e palco invaso al Palalido
Giorgio Lo Cascio
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'Processo' Palalido De
Gregori: mi chiedo se lo rifarebbero "Vorrei si materializzassero
per vedere se hanno cambiato idea" E
il cantautore romano ha ribadito: "Ormai io ho detto e ridetto
tutto, vorrei non parlarne più, perché quell'episodio mi ha dato e
tuttora mi dà, non dico dolore, ma un certo disagio sì, e perché è
stato un momento storico doloroso per tutti". Poi dal palco
dell'Auditorium ha chiesto: "Si materializzassero questi ragazzi!
Sicuramente saranno diventati dei signori, qualcuno di loro sarà
diventato anche importante, ma credo che nessuno di loro sia diventato
poi un rivoluzionario. E poi, farei loro quella domanda che sta in quel
bellissimo film del mio amico Moretti: 'voi dicevate colpirne uno per
educarne cento'. Dove sono i cento che avete educato?". |
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CESENA
- Addio a Libero Venturi, scopritore di talenti della canzone italiana. (febbraio 2007)
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