"Pubs and Clubs live @ The Place": una città per cantare...
Paolo Vites -  martedì 15 maggio 2012


ESCLUSIVA/ Francesco De Gregori si racconta: la gioia di suonare con Lucio Dalla dopo tanti anni

Dopo aver fatto il giro dell’Italia almeno due volte nel corso di due anni, chiunque si sarebbe concesso del riposo. Francesco De Gregori no. Archiviato lo straordinario "Work in Progress", il tour insieme all’amico Lucio Dalla che per ben due anni li aveva portati sui palcoscenici dei più prestigiosi teatri della penisola, De Gregori fa giusto in tempo ad appoggiare le valigie per riprenderle in mano. D’altro canto, per lui è sempre stato così, almeno da un certo punto della sua carriera: impossibile fare a meno della dimensione live, dell’adrenalina da palcoscenico, della sfida che si rinnova sera dopo sera con se stessi e con gli spettatori davanti. Live, che vuol proprio dire “vivo”: così è la musica per il cantautore romano, cosa viva che va rimodellata e riproposta proprio come la vita. Che è movimento, insoddisfazione, tensione a dipingere quel capolavoro che si può solo ambire a sfiorare.

Ecco allora che si riparte ancora una volta e questa volta è “Pubs and Clubs Tour”: un giro nei piccoli locali, a volte piccolissimi, dove riproporsi come a inizio carriera. Se allora si doveva sperare che gli spettatori venissero a sentirti, adesso invece magari se ne lasceranno a casa parecchi, ma non importa. Tanto ci sarà già un altro tour in arrivo. Registrato nell’ultima data di questa serie di concerti, lo scorso 15 dicembre 2011, al The Place di Roma, e trasmesso quella sera in diretta video su canale Youtube, ecco adesso su cd la testimonianza di quell’ultima data. “Pubs and Clubs Live @ The Place” esce in questi giorni non solo su cd ma diponibile da qualche tempo anche su iTunes, un “instant album” come è stato definito.

Istantaneo, ma straordinario. Forse consapevoli di essere arrivati all’ultima tappa di un tour, forse la tensione di esibirsi in diretta davanti alle telecamere, De Gregori e band offrono una performance smagliante, vibrante e ricca di vivacità. Non è finita fino a quando non è finita, sembrano dire a se stessi, agli spettatori e adesso agli ascoltatori, e allora le 14 tracce qui presentate (non il concerto integrale, la cui scaletta viene mischiata e ricomposta a dare l’immagine di qualcosa che sta accadendo ora, “live”) brillano di una energia e di una coesione espressiva rare nei dischi dal vivo.

La qualità sonora poi con cui è registrato il concerto è smagliante: suoni caldi, la voce del cantante al centro in primissimo piano, le chitarre che escono dal singolo amplificatore calde, avvolgenti, toniche e piene di intensità; il batterista che si inventa passaggi inediti trascinato dall’esecuzione; basso, tastiere, violino. Che bellezza. Finestre rotte, pulsante, swingante, nella sua torrida essenza blues è sorretto dall’armonica guizzante di Francesco De Gregori che sembra non averne mai abbastanza, mentre i due bravissimi Paolo Giovenchi e Lucio Bardi si sbizzarriscono a duellare e a incalzarsi a vicenda. Il panorama di Betlemme è altrettanto vibrante, decisamente rock questa volta, ma ecco che ci sono cose che quando eri lì sotto al palco ti sono sfuggite e adesso ti sorprendi a sentire come se cadessero giù dal cielo in questo istante: una Compagni di viaggio che suona diversa e nuova come mai ti era accaduto di ascoltare. Anche questo è il belli dei dischi dal vivo: recuperare attimi, momenti persi, riappropriarsene insieme all'artista.

Aperta da un riff che sembra quello di Honky Tonk Women, subisce l’assalto vocale di De Gregori che la strapazza e la grida con sentimento inappagato: che festa. Se Battere e levare è adesso un incalzante country da festa paesana, ben guidato da violino della brava Elena Cirillo, ecco l’altra sorpresa che nella disattenzione ti era sfuggita. Sempre e per sempre solo voce e piano elettrico di una purezza che fa quasi male al cuore a sentirla . “Il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai”: è certamente così, perché il modo in cui lo canta De Gregori, non può mentire, l’amore è certamente così. Alice vive di incanto e di delicatezza nuove con qualche accenno al Dylan più romantico, mentre Buonanotte fiorellino è la sarabanda festosa presa in prestito questa sì dalla dylaniana Rainy Day Women. La donna cannone, Titanic, Bellamore e l’irruente versione hard blues di A chi, antico classico di Fausto Leali, completano un disco che si candida a miglior live tra quelli pubblicati da Francesco De Gregori, e sono tanti.

O forse no: basta aspettare che l’uomo decida di riprendere in mano la valigia e rimettersi ancora una volta sulla strada. Magari con il cuore un po’ più gonfio pensando agli amici che ci hanno lasciati tra un palcoscenico e l’altro. Ma proprio per questi amici, varrà la pena cantarle ancora una volta queste benedette canzoni. Cantare la vita, che altro di meglio può fare un uomo? In fondo, “eccoci qua siamo il padre e la figlia capitati fin qua siamo una grande famiglia abbiam lasciato soltanto un momento la nostra vita di là nel camerino già vecchio tra un lavandino ed un secchio”. Quello che ci aspetta è un'altra città. Una città per cantare.

Paolo Vites

http://www.ilsussidiario.net/News/Musica-e-concerti/2012/5/15/FRANCESCO-DE-GREGORI-Pubs-and-Clubs-live-The-Place-una-citta-per-cantare-/2/277868/

 

 

 

RAGAZZI, SU, AL LAVORO!

 

 

 

GENIO AL LAVORO

 

 

 

Ambrogio Sparagna e l'OPI con Francesco De Gregori suoneranno a Roma presso l'Auditorium Parco della Musica per Luglio Suona Bene 2012

Concerto di Ambrogio Sparagna e l'OPI, con la partecipazione del cantautore Francesco De Gregori, il 25 giugno 2012 presso l'Auditorium Parco della Musica durante la manifestazione musicale dell'Estate Romana Luglio Suona Bene 2012.

Sarà una serata di canto e musica popolare quella proposta da Ambrogio Sparagna e Francesco De Gregori, i quali si avvarranno dell'Orchestra Popolare Italiana dell'Auditorium Parco della Musica anche per reintarpretare con un suono tutto nuovo il repertorio del cantautore romano. Lo show "Vola Vola Vola" non proporrà solo canti tradizionali, quindi, ma anche canzone d'autore, per uno straordinario viaggio che lo spettatore potrà vivere ascoltando i suoni tipici degli strumenti della nostra musica popolare quali organetti, zampogne e chitarre battenti. De Gregori, non si limiterà al suo repertorio, ma interpreterà anche canzoni popolari in varie lingue e dialetti, oltre a voler rendere omaggio all'antica usanza di cantare terzine della Divina Commedia, per uno spettacolo tutto incentrato sulla tradizione.

Il costo del biglietto è di 20€ , mentre il concerto inizierà alle 21.00.

http://www.romavisibile.it/concerti/4182/luglio-suona-bene-2012-concerto-di-ambrogio-sparagna-e-lopi-con-francesco-de-gregori.roma

 

Lucio Dalla: il silenzio di De Gregori. Michele Mondella: "Lucio tornerà"
Lucio Dalla: il silenzio di De Gregori. Il press-agent: "Lucio tornerà"
Il press-agent di Dalla e De Gregori: "Morire non è nello stile di Dalla. Qualcuno l'avrà chiamato. Tanto poi torna". Francesco De Gregori preferisce il silenzio: "Non vuole fare dichiarazioni. Ha solo detto che è molto triste"

"Lui da morto non esiste. Era immortale. Come fa a morire? Lucio diceva che la morte era la fine del primo tempo. Ora c'è l'intervallo, si starà riposando. Poi torna, vedrai...". Il press agent Michele Mondella stenta a crederci. La morte improvvisa di Lucio Dalla, avvenuta questa mattina a Montreux, ha lasciato tutti basiti, lui per primo. Mondella ha passato una vita accanto al cantautore bolognese. La loro collaborazione è iniziata dai primi anni Settanta. Notissimo negli ambienti dell'industria musicale italiana, ha curato e cura la promozione e la comunicazione di tanti big, da Francesco De Gregori ad Antonello Venditti, da Gianni Morandi a Eros Ramazzotti, da Luca Carboni a Samuele Bersani, Enrico Ruggeri e Ron.

DE GREGORI - E proprio quello che più si fa sentire in queste ore è il silenzio di De Gregori, che non ha la forza di parlare per esprimere il dolore della perdita di un grande amico. "E' passato da me, a consolarmi. Siamo stati un po' qui, storditi. Non vuole fare dichiarazioni. Ha solo detto che è molto triste", racconta con la voce rotta dall'emozione il manager riferendosi al cantante romano. "Forse è uno scherzo. Morire non è nello stile di Dalla. Qualcuno l'avrà chiamato. Tanto poi torna, io non mi fiderei tanto...", afferma tra l'amaro e l'ironico Mondella che racconta gli ultimi momenti di vita di Dalla. "L'altro ieri avevamo fatto l'anteprima del tour a Sassuolo, c'era anche Pierdavide Carone", dice riferendosi all'ex concorrente di Amici con il quale Dalla ha deciso, dopo 40 anni di assenza, di tornare sul palco dell'Ariston con un pezzo co-firmato dal titolo "Nanì''. E poi l'ultimo concerto: "Ieri a Montreux il concerto era andato molto bene. Stamattina si era alzato, ha fatto colazione, e poi si è sentito male".
http://www.romatoday.it/cronaca/morte-lucio-dalla-1-marzo-2012.html

 

 

 

De Gregori torna nei club: “Avevo bisogno di respirare”

 

ROMA – “Avevo bisogno di respirare”. Francesco De Gregori abbandona il tour con Lucio Dalla. Il cantautore tornerà a suonare nei club. Il suo nuovo disco “Pubs and clubs live at the Place”, registrato nei live, sarà venduto solo sul web. De Gregori ha dichiarato di capire i giovani che sperano nei talent show. La televisione e internet sono per lui gli strumenti che hanno i giovani per emergere oggi nel panorama musicale. Tra i rapper invece il cantautore vede un ansia di protestare, che troppo speso sfocia nella superficialità dei modi e dei temi trattati.
“Non è stata una scelta nostalgica, volevo cambiare regime, uscire da un’ esperienza intensa che è durata un anno e mezzo. Lucio e io avevamo bisogno di respirare. Così, da amici, abbiamo diviso le nostre strade. In quarant’anni ho visto diecimila cambiamenti intorno a me, l’unica cosa che è rimasta la stessa è suonare dal vivo. Sul palco trovo il senso più profondo di questo mestiere. Dopo le arene e i teatri ho scelto di tornare nei club perché credo che per continuare a salire su un palco sia importante riuscire a contraddirsi. Eppoi le mie origini sono queste, ancora prima del Folkstudio suonavo nei locali da ballo, allora si chiamavano così. Non dico che mille persone siano meglio di quarantamila. È diverso. Sui palchi minuscoli, da dove riesci a vedere gli occhi della gente, avverti anche una predisposizione all’ ascolto diversa. È così che si rompono le vetrine del mausoleo”, ha detto De Gregori.
Dal 20 gennaio il suo cd live sarà in vendita sul web: “Sulla rete passa molta musica, quindi è lì che devo andare. È un esperimento, non mi aspetto grossi risultati commerciali, voglio vedere come si muovono le cose. Nelle mie canzoni ho sempre raccontato me stesso e poi è venuta fuori anche l’ Italia… continuerò così. – ed ha aggiunto parlando della distribuzione - Ora non ci penso, certo la diffusione non potrà avvenire solo su internet. E ormai il cd è diventato un prodotto da autogrill. Provo imbarazzo quando vedo i dischi miei e dei miei colleghi infilati negli scaffali fra i dentifrici, la schiuma da barba e i maialini che quando ci passi davanti ridon”.

Parlando dei rapper moderni e dei cantautori De Gregori ha detto: “Li capisco. Però sono contro le generalizzazioni. Il cantautore, come il rapper, rischia di diventare uno stereotipo. Per quel poco che conosco dell’ hip hop, mi sembra che i rapper abbiano solo l’ ansia di protestare e spesso lo fanno con superficialità. E non li trovo ritmici, gli manca lo swing. Ma fra loro ce ne sono di bravi. A me piace Frankie Hi Nrg”.
De Gregori non condanna i giovani che scelgono i talent show: “Se avessi 18 anni oggi, forse anche io ci andrei. Cercherei di sfruttare le opportunità che offrono internet e la tv come un mezzo per fare ascoltare la mia musica. Quando ero un emergente andavo ovunque. Ricordo che nel ‘ 73 portai “Alice” a “Un disco per l’ estate” e finì male: arrivai ultimo. Ma sono convinto che la televisione non debba essere il riferimento più importante per chi fa questo mestiere. Chi propone una musica che si discosta dalle mode, come i cantautori di quaranta anni fa, è all’ avanguardia ed è sempre 2 o 3 anni avanti rispetto a una certa tv o a chi dà i giudizi in pagella. Gli artisti che escono dalle cantine ci mettono un po’ per essere riconosciuti, per diventare “mainstream”. E dipendere da un voto mi sembra poco. Chi ha talento sopravvive anche ai talent show”.
17 gennaio 2012 

http://www.blitzquotidiano.it/musica-showblitz/dalla-de-gregori-tour-rapper-talent-show-1084105/

 

 

 

06.10.2011 - Nonantola Vox Club -  07.10.2011 - Cortemaggiore - Fillmore - 08.10.2011 - Taneto di Gattatico - Fuori orario - 12.10.2011 - Fontaneto  D'Agona - Phenomenon - 13.10.2011 - Mendisio (Svizzera) - Arena - 14.10.2011 - S. Vittore di Cesena - Vidia Club - 15.10.2011 - Napoli - Casa della Musica - 20.10.2011 - Roncade - New Age

Guido Guglieminetti al basso, Paolo Giovenchi e Lucio Bardi alle chitarre, Stefano Parenti alla batteria,

21.10.2011 - Trezzo d'Adda - Live Music Club -22.10.2011 - Senigallia - Mamamia - 26.10.2011 - Torino -Hiroshima - 28.10.2011 - Firenze - Viper Theatre - 29.10.2011 - Bologna - Estragon - 18.11.2011 - Pordenone - Deposito Giordani - 20.11.2011 - Rubigen (Svizzera) - Muhle Hunziken - 21.11.2011 - Lucerna (Svizzera) Stadkeller. 

Alessandro Valle alla Pedal steel Guitar, Alessandro 

Arianti alle tastiere,  Elena Cirillo al violino elettrico.

 

la foto proviene da http://www.midiesis.it/midiesis/wp-content/uploads/2011/08/cosmiano-band-degregori-7.jpg

 

De Gregori in diretta su YouTube "L'arte prescinde dai mezzi"


Al The Place di Prati il 15 dicembre in scena il "gran finale" dello show dell'artista romano. Non più di un centinaio di fan potranno assistere al concerto che andrà in contemporanea sul web. "Ho voluto fissare un punto d'approdo nel mare magnum della rete, che esiste ed è legittimato"
di PIETRO D'OTTAVIO

Per la prima volta un grande artista italiano, Francesco De Gregori, si esibisce in concerto in diretta su YouTube. L'evento è in programma per il 15 dicembre, quando il "principe dei cantautori" suonerà dal vivo sul palco del club romano The Place (via Alberico II 27, 15 dicembre ore 21, info 0668307137). "Mi sembra molto interessante questa nuova via, per questo registro anche il concerto per realizzare un "istant live", che quindi uscirà su iTunes - spiega l'artista - È un intervento a 360 gradi tutto su internet, che in realtà frequento da sempre come utente non accanito: fino a qualche tempo compravo on line solo il biglietto del treno, andavo su Google per scoprire l'attore di cui non mi ricordavo il nome o magari per ascoltare musica".

Il rapporto di De Gregori con internet si è rafforzato quando il cantautore ha varato il suo nuovo sito, attraverso il quale si potrà anche conquistare un posto in platea al concerto. "Mi è sembrato opportuno mettere un po' d'ordine nell'affettuoso caos che si produce su internet nei confronti di un artista - aggiunge De Gregori - Ho voluto fissare un punto d'approdo nel mare magnum della rete, che esiste ed è legittimato, ma ora c'è un punto di riferimento preciso. Ma non credo che sia un bivio quello tra internet e le case discografiche: ci sono stati tanti cambiamenti dal grammofono in poi... La discografia ha fatto diventare di massa l'ascolto e finora ha sempre colto
le novità tecnologiche. Ora la discografia è in crisi, ma la rete è una opportunità per superarla. E l'arte prescinde dai mezzi tecnologici, se Van Gogh avesse cambiato pennello sarebbe comunque rimasto un grande artista".

Il concerto è anche il gran finale di "Pubs&Clubs Tour", una serie di appuntamenti in piccoli spazi giocati sul filo del rock e del ritmo tirato quanto sull'atmosfera che si crea con il pubblico così a stretto contatto con il palco. "Questa formula è uno snodo importante nella mia vita di musicista - dice De Gregori - perché sono riuscito ad avere una sonorità che mi sta bene addosso: non è la band che accompagna il cantante, sono il cantante di una band".
(02 dicembre 2011 - repubblica.it)

 

per partecipare, vai al sito ufficiale. Francesco ti aspetta!

 

"De Andrè non è stato il più grande poeta italiano del ’900"


Il principe alla radio: "Fabrizio è stato una grande voce narrante. Ma le iperboli non sarebbero piaciute neanche a lui"

 

Roma, 10 dicembre 2011 - AL PRINCIPE non piacciono le iperboli, fuori luogo, le considera, se partono dalla musica leggera e sfiorano l’altezza della poesia. Così a chi piace dire che Fabrizio De André è stato il più grande poeta del Novecento, Francesco De Gregori manda a dire che è una esagerazione senza fondamento. "Quando si dice è stato il più grande poeta italiano del Novecento, ecco, mi sembra troppo. La poesia è altro dalla canzone. Detto questo, De André è De André".


GELOSIE pregresse fra due grandi cantautori? In effetti, anche se gli esperti riconoscono a De André momenti di poesia vera, quella propria dei poeti - solo alcuni versi magari: "l’amore ha l’amore come solo argomento" - è anche vero che poeta e cantautore sono due mestieri differenti e tutt’e due appartengono alla 'letteratura', come vi appartengono la musica e il cinema. Fabrizio De André, anche autore di poesie mai diventate canzoni, ha attinto molti testi da altri autori, come sottolinea De Gregori: è noto a tutti il gran lavoro fatto insieme a Fernanda Pivano per trasfigurare nove poesie della Spoon River di Edgar Lee Master in altrettante canzoni per l’album 'Non al denaro, non all’amore né al cielo'.

"DE ANDRÉ - ha detto De Gregori ai microfoni di 'Start', Radiouno Rai - si è circondato di collaborazioni, quindi ciò che è ascrivibile direttamente a lui non è la gran parte del suo lavoro. Questo non gli toglie nulla, perché se non avesse avuto quell’autorevolezza insita nelle sue corde vocali la musica italiana sarebbe molto, molto più povera". Aggiunge: "Per me De André resta una grande voce narrante. Ma a volte si sentono dire cose iperboliche. Credo che questo non faccia bene né a lui né alla gente che deve capire e ascoltare. E credo che non sarebbe piaciuto neanche a Faber".
Fra le «collaborazioni» c’è ovviamente anche il suo nome: da un incontro e un soggiorno in Sardegna, fra sigarette e alcol, con uno che scriveva di giorno (De Gregori) e l’altro di notte (De André) sono nati grandi pezzi come “La cattiva strada”, “Oceano”, “Le storie di ieri”, “Dolce Luna”, “Canzone per l’estate”.

"CI SIAMO CONOSCIUTI, aveva un carattere difficile. Abbiamo avuto scontri e incomprensioni". Ma Francesco ammette anche di aver avuto la sua poetica come riferimento, almeno per un periodo. "Fabrizio De André è stato fondamentale all’inizio del mio lavoro. Mi ha fatto capire che la canzone, anche quando parla d’amore, può avere l’ambizione di raccontare la realtà in modo più profondo, di raccontare la sgradevolezza del mondo. Credo che non avrei fatto questo mestiere se non mi fossi imbattuto a dodici anni in canzoni come 'Il testamento' o 'La guerra di Piero'’. Poi il nostro rapporto si è modificato. Lui ha scritto cose molto belle, magari non tutte così fondamentali, per me".
Annalisa Siani

http://qn.quotidiano.net/spettacoli/musica/2011/12/10/635083-gregori_stoccata_andre.shtml

 

 

 

 

De Gregori canta il nuovo inizio
Il cantautore da sempre a sinistra ha fiducia nel governo Monti. "Con le dimissioni di Berlusconi spero che sia finita un'epoca".

 

Una medicina, per quanto amara, quando serve tocca prenderla. Nell'epoca del governo Monti gli Italiani lo hanno capito. E inghiottono con misurati mugugni. Ma il bello del governo Monti è anche la mancanza di look... c'è chi la pensa così? E come no: un grande della nostra canzone, un poeta, appena appena di parte: Francesco De Gregori. Quello della canzone «Titanic», insomma uno che di catastrofi se ne intende. De Gregori, ieri, un po' dopo l'ora di pranzo, era ospite di «Ma anche no», ultimo dei talk show dell'anchorman Antonello Piroso su La7.
Alla domanda sul nuovo esecutivo De Gregori non ha esitato, se l'aspettava, forse la voleva: «Mi hanno fatto un'ottima impressione. Forse non è un caso che non vengano dalla politica, perché sono persone che non hanno obblighi di look, per cui non devono essere simpatici e accattivanti per forza e poi sono investiti di una grande serietà e dimostrano un grande senso di responsabilità». In questa risposta del cantautore sembra sottinteso che i sacrifici bisogna farli. Ma un'anticchia di dispiacere per i guai passati da chi non arriva alla fine del mese non ci sarebbe stata male. E invece il «Principe» (una volta lo chiamavano così), dopo aver detto che quelli del governo Monti «hanno un problema terribile da risolvere», dà per scontato, come una sorta di immanenza metafisica, che si debbano fare sacrifici. Come le lacrime del ministro del Welfare Elsa Fornero che sono inevitabili: «Credo di capire la sua sofferenza, perché questa manovra è sicuramente dolorosissima, soprattutto per i più deboli». E poi sospira di sollievo per una cosa che gli sembra importante: l'addio al Cav. «Spero sia finita un'epoca - ha detto - abbiamo vissuto anni dati in appalto a un'opinione pubblica che si fronteggiava, a volte con molta violenza, su un argomento unico, che era la legittimazione o la delegittimazione di Berlusconi». Sì, vabbé: ma il problema qual è, o qual era? Che era arrivato a Palazzo Chigi uno che ai «politicamente corretti» della «sinistra progressista e democratica» proprio non andava giù? O magari che c'era un pezzo di Paese che continuava a non voler considerare il verdetto politico delle urne? Quella si chiama democrazia. Vince chi prende più voti. «Ognuno può pensarla come vuole su Berlusconi - ha spiegato ancora il cantautore - ma credo che questa contrapposizione abbia bloccato la discussione politica nel nostro Paese. Ci siamo impantanati per anni e adesso che è finita staremo meglio». Staremo meglio? Speriamo, ma invece di continuare a parlare del Cav sarebbe meglio concentrarsi su una crisi che rischia di travolgere le idee per le quali hanno combattuto Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e tutto il Manifesto di Ventotene. Al momento rischia di sparire, dalla realtà e dalle idee, quel «solido stato internazionale» che si sta costruendo con il nome di Europa. E di fronte a questo la caduta del governo Berlusconi (che comunque ha fatto un passo indietro come forma di responsabilità civile e politica) appare come una ben misera consolazione. Insomma il momento è difficile, Monti è una medicina amara, ma c'è chi un po' si consola, (a sinistra) nell'illusione che quella purga, che è contro la crisi dell'Eurozona, sia servita in realtà contro il Cav.
Insomma muoia Sansone e tutti i filistei. Curioso è il fatto che l'esecutivo Berlusconi, al netto dei procedimenti giudiziari nei quali compare come testimone e imputato, è stato sottoposto ad una sorta di «tribunale del popolo», legittimato non si sa bene da chi. Mentre chi sta a sinistra con moderazione (come Rutelli) quando Berlusconi ha vinto ha detto: «Ha vinto lui e noi andiamo all'opposizione», chi sta a sinistra roso dal fuoco della rivoluzione a tutti i costi ha detto che il Cav la politica... non la poteva fare. Insomma il tribunale del popolo aveva emesso la sua sentenza. Strano allora che della caduta del Cav sia sollevato uno che, come De Gregori, con i «tribunali del popolo» ha avuto i suoi momenti tristi. Era più o meno il 1976 quando, al Palalido di Milano, il povero Francesco De Gregori, senza preavviso da artista di una bel concerto, divenne imputato di un processo improvvisato. Durante la sua esibizione un gruppo di facinorosi extraparlamentari di sinistra si impossessò manu militari del palco, lo mise con le spalle al muro e lo accusò di essere «uno di sinistra per finta».

Insomma uno che sfruttava le idee dei compagni solo per far soldi. Francesco dopo quell'esperienza dichiarò che alla squadraccia rossa «mancava solo l'olio di ricino». Ecco non vorremmo che oggi qualcuno, al Berlusconi che ha fatto un passo indietro per senso di responsabilità, volesse dare pure l'olio di ricino. In nome della democrazia.

Antonio Angeli (Il Tempo)

 

 

"Pubs and Clubs Tour": come si fa a vivere senza musica?

Paolo Vites lunedì 10 ottobre 2011

"Hai sentito cosa ha detto Ivano Fossati? Lascia la musica, ha detto che non si può vivere senza il mare". Francesco De Gregori, che con Fossati condivide un percorso lungo (hanno lavorato anche insieme a un disco di De Gregori stesso) si fa pensieroso, piega il capo: "Non so, può darsi, il mare è importante". Poi tira su la testa, lo sguardo e la voce decisi: "E io ti dico: come si fa a vivere senza la musica?".
Hanno la stessa età, Ivano Fossati e Francesco De Gregori, sessant'anni, l'età in cui - ormai non più, che in pensione chi può permettersi di andare - si è pronti per il "buon ritiro". Uno ha scelto di smettere, l'altro proprio non ci pensa lontanamente. E' la sua vita, De Gregori respira musica e palcoscenici da quando di anni non ne aveva manco 20 e a rivederlo, ancora una volta su quel palcoscenico, capisci perché. Si diverte come un matto, ha un sacco di storie da raccontare e la voglia di farlo.
In un momento in cui tanti vecchi guerrieri della musica italiana sembrano arrendersi, vedi quanto ha detto poco tempo fa anche Vasco Rossi, c'è chi ha chiaro che la domanda è sempre aperta: come si fa a vivere senza musica? Lo diceva anche un vecchio adagio del rock'n'roll degli anni Cinquanta: non mi toglierò mai le mie scarpe da rock'n'roll.
Non è un mestiere, del tipo timbra il cartellino, è la vita stessa, e alla vita non si può dire di no. Al Fillmore, un vecchio ex cinema della provincia di Piacenza, tra antiche chiese e fattorie di campagna, fa tappa il nuovo Pubs and Clubs Tour di Francesco De Gregori, concerti in piccoli locali (1200 persone, tutto esaurito) che dopo i fasti e i teatri di lusso del lungo tour in coppia con Lucio Dalla, lo riporta a vedere negli occhi i suoi fan, che si appoggiano alle assi del palcoscenico vicino a lui. "E' così che ho cominciato" commenta De Gregori "anzi in posti ancora più piccoli, come il Folkstudio di Roma. La mia prima vera tournée, poi, poco dopo l'uscita del disco Rimmel, fu nelle balere, che credo oggi non esistano neanche più. Questa dei locali a dimensioni ridotte è una delle dimensioni più autentiche per vivere la musica, sia per chi suona che per chi viene ad ascoltare il concerto".

 

 

Tour dopo tour, De Gregori è sempre sulla strada. Da dove ci troviamo noi, nel minuscolo retro palco, un camerino dove si fatica a starci in due, anche abbastanza trasandato con scritte balorde sui muri, viene da pensare: qua va bene per chi è a inizio carriera, non per uno che ha riempito stadi e palazzetti dello sport da quasi quarant'anni. A De Gregori invece va bene anche così, l'importante è suonare. E' una star, ma non si comporta da star, sia sul palco che fuori dal palco. La porta del suo camerino è aperta agli amici, una bottiglia di vino rosso da condividere, i racconti della vita, una band straordinaria che lo aspetta come si aspetta un comandante, pronta ad entusiasmarsi con lui.
Con l'aggiunta della bravissima Elena Cirillo al violino ma anche alla seconda voce, questa band è probabilmente la miglior formazione rock oggi esistente in Italia. In un paese come il nostro dove fare musica rock, il che significa fare musica americana, è sempre stato nel miglior dei casi imitazione, questa band ha invece assimilato l'essenza di uno spirito, di una dimensione impalpabile evitando la piaggeria. Trascendendo qualcosa che non ci appartiene Francesco De Gregori e i suoi si muovono perfettamente a loro agio in un vocabolario musicale che appare e scompare dentro alle canzoni stesse, citazioni che emergono a dire di una passione profonda. Il concerto vive così momenti e sussulti differenti che la dimensione ridotta del locale amplifica ed esalta: dall'inizio tenue, sussurrato di una Generale pregna di emozioni, dove il violino nuovo arrivato dona un respiro profondo, ai ritmi scatenati di un rock che deborda dalla dimensione garage - perfetta per i club - a sentimenti pregni di blues oltreoceano: è il caso de L'agnello di Dio, Pezzi, Tempo reale, Il panorama di Betlemme. Stupisce ancora una volta, ma non è una novità per De Gregori, la voglia e la capacità di dare dimensioni nuove, a tratti estreme come la rilettura del super classico Rimmel che inizia per sola voce e ukulele per debordare in un reggae ad alta tensione. I fan, sembra di capire, apprezzano.
Non mancano le citazioni dylaniane, sempre più presenti nel repertorio del cantautore romano: Buonanotte fiorellino ad esempio è costruita sulla scrittura musicale di Rainy Day Women di Bob Dylan mentre Non dirle che è così viene introdotta con queste parole: "Una canzone di Bob Dylan che ho tradotto e che Bob Dylan ha inserito in un suo film". Magia purissima. Un concerto che passa in rassegna pagine meno eclatanti ma ugualmente belle, come Gambadilegno a Parigi, Bellamore e La casa, così come i grandi classici, Non c'è niente da capire a ritmo country-rock e Alice dove ci si stupisce della capacità del suo autore di trovare ancora nuovi risvolti melodici per nulla stucchevoli, anzi, a un brano che è un classico della canzone italiana da quasi quarant'anni. Fino alla sorpresa finale: A chi, il famoso pezzo portato al successo da Fausto Leali e che diventa un torrido blues sudista con una interpretazione vocale impressionante. Al termine di una serata così, dove appare evidente che si è assistito a una testimonianza di appartenenza a un qualcosa che va "oltre", la domanda è inevitabile: ma come si fa a vivere senza la musica? No, non è possibile.

http://www.ilsussidiario.net/News/Musica-e-concerti/Recensioni-Live/2011/10/10/DE-GREGORI-Pubs-and-Clubs-Tour-come-si-fa-a-vivere-senza-musica-/212774/

 

 

 

 

 

TRENTO. Sono saliti in tantissimi - quasi diecimila - quest'oggi al rifugio Fuchiade per ascoltare il cantautore romano, che in un'ora e mezza di musica ha proposto alcuni dei suoi più grandi successi, da "Generale" a "La donna cannone", passando per "Rimmel", "La storia" e "W l'Italia"

Si è concluso oggi il percorso all'interno della musica d'autore italiana proposto da I Suoni delle Dolomiti, che ha visto alternarsi nomi del calibro di Roberto Vecchioni e Max Gazzè, per concludersi con Francesco De Gregori. E quello del musicista romano è stato un live set di grande intensità, che ha richiamato sui verdi e ampi prati attorno al rifugio Fuchiade un pubblico foltissimo e colorato, che ha potuto perdersi tra i successi di oltre trent'anni di carriera.

Agli strumenti in una formazione essenziale ed acustica, ha aggiunto la violinista e vocalist Elena Cirillo e il pianista Alessandro Arianti, mentre De Gregori, col proprio immancabile cappellino, si è mosso tra chitarra, armoniche a bocca e pianoforte. Il risultato è stato un'ora e mezza di musica in cui, senza i fronzoli dell'elettronica, l'artista è tornato alla forma canzone nella sua essenzialità più pura e affascinante, a partire da "Finestre rotte", che ha aperto il concerto, fino al bis de "La donna cannone", accolta da un autentico boato del pubblico.

Nel mezzo alcune dei brani più belli della sua storia e della canzone italiana, cantate dal pubblico, tra tutte "Generale" e "Rimmel". Nella scaletta proposta si è intravisto un progetto chiaro, che ha portato De Gregori a occuparsi di padri e figli, di amore, di destino, per lasciare infine i sentimenti a favore dell'impegno civile. E così ecco che dopo "La casa di Hilde" è stato il turno di "Niente da capire", "Bellamore", "L'uccisione di Babbo Natale", "Alice". Sempre impossibile da imbrigliare e da definire, per la profondità dei suoi testi e la ricchezza di rimandi che contengono, De Gregori ha poi proposto "Atlantide" e "Vai in Africa, Celestino".

Per le canzoni che si potrebbero definire "politiche", ossia legate al rapporto dell'uomo con la storia e il proprio destino nel mondo, l'artista romano si seduto al pianoforte ed ha proposto "La storia siamo noi" e "W l'Italia", al termine della quale ha ringraziato dicendo «Questo è davvero un bel posto dove cantare, grazie per avermi invitato qui a farlo».

Richiamato a gran voce agli strumenti, ha poi regalato un intenso bis con una canzone di montagna, sacrificio e amore dal titolo "Stelutis Alpinis", dall'andamento tipico di un canto d'Alpi e guerra, e la già ricordata "Donna Cannone". 26 agosto 2011

IMPERDIBILI!

 

Ha chiuso con le case discografiche. E ha aperto un nuovo canale con il pubblico attraverso il web. Da grande artista De Gregori reinventa la propria storia.

di GIOMMARIA MONTI  - Left n.  27, 8 LUG 2011

 

Si firmava "Ciccio quello che canta" ed era davvero lui, Francesco De Gregori che parlava con il suo pubblico nel forum del sito creato dalla Sony, allora la sua casa discografica. Ma era quasi dieci anni fa, sembra la preistoria. Erano anni nei quali lui, Francesco De Gregori, raccontava di "uomini nella rete senza una meta", i naviganti di Internet. Il forum durò pochi mesi, Francesco parlava di scalette dei concerti, di libri, i fan gli chiedevano chitarre in regalo. Poi su sua richiesta fu chiuso, anche perché qualcuno si spacciò per i suoi figli. Adesso De Gregori ha con Internet un rapporto nuovo e ricco di sorprese. Tanto da aver consegnato ai suoi moltissimi ammiratori (tre generazioni spalmate su quarant'anni di carriera) un magnifico video in esclusiva sul suo sito (www. francescodegregori.net).
Un filmato che non è "un semplice backstage (come spiega il sito), bensÌ settanta minuti di prove di un concerto visto dal palco; dalla creazione della scaletta fino al giorno prima dell'esibizione, il tutto ripreso dall'accurata mano di Niccolò Bello". Nel filmato ci sono canzoni, ovviamente, ma anche prove, errori, battute seguite con mano sapiente da Bello che alterna la narrazione cinematografica al montaggio stile videoclip con una luce e un colore che danno al magazzino dove vengono fatte le prove un fascino che nessun palco riesce a dare. Il filmato si intitola Dress Rehearsal, ovvero la prova dei costumi, la prova generale di uno spettacolo. Che è anche il titolo di una vecchia, bellissima canzone di Leonard Cohen (nell'anno di grazia 1968 cantava: "Hey principe, hai bisogno di raderti"). E questo è il modo esatto con il quale vengono presentate le canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana: vestite di un costume spesso nuovo, cioè un modo diverso di eseguirle e interpretarle. Uno modo per De Gregori di interpretare il suo lavoro sul palco, di restituire al pubblico pagante con sorpresa le cose che conosce. E cosÌ è vedendo il video e riascoltando le canzoni. Presentando il filmato e il sito a Repubblica tv, De Gregori spiega che Internet non gli suscita nessun entusiasmo messianico, non è "la scoperta dell'elettricità". È
invece un modo molto veloce e diretto, senza mediazioni, di raggiungere il pubblico, proporgli le cose che fa l'artista De Gregori, di raccontare il suo mestiere. "È la banchina del porto dove espongo le mie mercanzie, come le balle di cotone scaricate dalle navi", dice ridendo con l'ironia che pervade il suo lavoro da sempre. E sul sito, appena inaugurato nella sua nuova veste, si possono trovare interviste, fotografie, canzoni note vecchie e nuove, date delle tourné. Altra novità, è possibile acquistare cinque cd a 6.99 l'uno con iThunes (Il fischio del vapore, Per brevità chiamato artista, Calypsos, Pezzi, Left € Right), di fatto introducendo una modalità nuova per far circolare il suo lavoro di artista.

De Gregori con le grandi case discografiche ha chiuso, adesso è libero di inventarsi ogni modo di raccontare la sua arte, senza vincoli contrattuali, uffici stampa che impongono cose inutili e spesso imbarazzanti, scadenze. Il sito è per lui una specie di palo intorno al quale far ruotare le molte cose che circolano in rete sul suo lavoro e sulla sua persona. Ci sono decine di siti dedicati a lui: alcuni storici e molto ben fatti, come Rimmelclub di Daniele Di Grazia che si è guadagnato la citazione sulla copertina di un disco o Il Titanic.com di Mimmo Rapisarda. Fan discreti e meticolosi, che hanno raccolto con grande gusto e dedizione il lavoro di De Gregori e al quale lui ha guardato con grande simpatia. Altri approssimativi e perfino dannosi, con falsi De Gregori che raccontano a suo nome cose improbabili. Lui a sessant'anni vuole stupire ancora, salendo su un palco e anche presentandosi in modo nuovo al pubblico che con devozione lo segue qualunque cosa faccia. "Ora voglio una vita vivace e disordinata", dice a La Stampa. Dopo aver cantato "Vita spericolata" di Vasco Rossi e proprio quando l'artista emiliano annuncia di voler chiudere la sua carriera di roker, il mite De Gregori dagli anni Novanta, imbracciando la Takamine elettrica, ha riscoperto la sua versione rock che lo accompagna in ogni concerto. Lui che ha attraversato gli anni Settanta cantando Alice e Rimmel, gli anni Ottanta cantando Titanic e La donna cannone. Del resto ha raccontato spesso che con i primi rock 'n roll italiani ha imparato a cantare. Fino alla scoperta di De André che gli ha fatto capire come si scrivono le canzoni.
Adesso vuole reinventarsi anche musicalmente. La sorpresa è vederlo fianco a fianco a giovanissimi artisti con origini musicali opposte alle sue. Giovedì scorso era sul palco del Traffic di Torino a cantare "Viva l'Italia" insieme a Cristina Donà e Vasco Brondi, ovvero Le Luci della Centrale elettrica. Cristina Donà è una straordinaria cantautrice con alle spalle molti cd: proviene dalla musica degli Afterhours e dei La Crus. Vasco Brondi è invece un ragazzo di ventisei anni con una formazione musicale legata al punk. Ma che chiudeva la sua Per respingerti in mare con una citazione di De Gregori a diciotto karati: non c'è niente da capire. L'incontro tra generazioni così distanti è un evento non comune nel panorama italiano, dove gli artisti hanno la tendenza o a sentirsi i tutori dei giovani talenti (gli scopritori, i talent-scout), oppure a sentirsi superiori e distanti, forti di una carriera spesso decennale. Il modo con il quale De Gregori si è avvicinato a due artisti come Cristina Donà e Vasco Brondi è simile a quello con il quale ha approcciato Internet, il suo sito, le nuove tecnologie. Curiosità e rispetto, nessuna fede incondizionata (quella che porta a dire: Internet è la nuova rivoluzione o i giovani sono sempre più avanti di tutti), ma grande predisposizione all'ascolto e soprattutto attenzione. Non è un caso che De Gregori, uno degli artisti più acuti e attenti del panorama italiano, abbia unito negli stessi giorni i due esperimenti. Non è un caso forse perché entrambi gli eventi appartengono a un universo nuovo e inesplorato, quello dal quale De Gregori raccoglie le sue storie e le parole con le quali le rac-conta. È stato lui con le sue canzoni a spalancare finestre su mondi sconosciuti per milioni di ragazzi nel corso di quattro decenni. Misurarsi col mondo nuovo, con i suoni nuovi dà la misura dell'intelligenza di un artista che ha ancora molto da dire. E soprattutto da dare.

http://www.avvenimentionline.it/content/view/4092/145/

 

 

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De Gregori gioca d'anticipo e duetta con Cristina Donà. Era atteso dopo le 22,30, a sorpresa arriva alle 20
Traffic, musica d'autore nel salotto di Torino

Torino, 7 luglio 2011

PAOLO FERRARI - LA STAMPA.IT

 

«Sono occasioni preziose per incontrarsi, scambiare musica e idee, condividere». Parola di Francesco De Gregori, appena sceso dal palco per la prima delle sue apparizioni alla serata inaugurale del Traffic Free Festival. Sono quasi le 21, sta per salire sul palco Le Luci della Centrale Elettrica, con tutto il gruppo, a differenza del formato minimale in cui si era presentato in apertura di Jovanotti al PalaOlimpico.

Strano, questo Traffic. Al nuovo trasloco, si trova catapultato in piazza San Carlo con un programma per la prima volta tutto italiano. Alle 19,30 parte Esma, torinese, bravo e concentrato. Ma tutto il materiale pubblicitario dava l’inizio della kermesse per le 20,30, e il povero Enrico è penalizzato. Poi Cristina Donà scalda le prime migliaia di spettatori in arrivo alla spicciolata; quando il Principe la raggiunge sul palco per «Miracoli», sono almeno diecimila ad andare in delirio per il duetto inatteso.

Non un’improvvisazione, precisa De Gregori: «Abbiamo fatto un’intensa giornata di prove mercoledì, con lei e con Vasco Brondi. Cristina la conoscevo, in pratica l’ho voluta io qui; Le Luci della Centrale Elettrica me lo ha suggerito Max Casacci dei Subsonica, il direttore del Traffic, ed è stato una piacevole sorpresa». Al punto che per il gran finale tocca proprio al ventisettenne di Ferrara l’onore di cantare «Viva l’Italia», canzone simbolo della serata, del festival, un po’ anche della Torino dei 150 anni dell’Unità. E De Gregori, 33 anni più di lui, compiaciuto, divertito e coinvolto nel ruolo di gregario alla chitarra, naturalmente complice la stessa Donà.

A quel punto i 50.000 sono raggiunti, e la scommessa, almeno per il primo giorno, è vinta. Traffic dimostra di rimanere sé stesso, nonostante in rete il fermento del pubblico rock indipendente lo abbia bollato di essere un affare per vecchi, lontano dai fasti internazionali conosciuti con Manu Chao, Daft Punk, Arctic Monkeys, Aphex Twin. La sensazione è che i ventenni siano qui soprattutto per De Gregori, e che agli over 40 sia venuta una maledetta curiosità di conoscere una Cristina Donà applaudita dai figli agli Mtv Days, il Vasco Brondi che canta a squarciagola di gigantesche scritte Coop, amore ai tempi del licenziamento dei metalmeccanici, paesaggi disadorni.

Altro segnale positivo, l’atmosfera nel backstage, con il Principe che sorseggia vino rosso, chiacchiera, curiosa; tra una tenda e l’altra, nel retropalco spartano, il traffico umano è palpabile. Sono occasioni importanti, come dice De Gregori. È vero, Traffic le crea, ma bisogna saperle cogliere, porsi nella maniera giusta; lui lo ha fatto, e se la gode.

 

 

 

Francesco De Gregori: "Ora voglio una vita vivace e disordinata"

L'artista aprirà Traffic a Torino con Brondi e Donà: «Perchè no? Amo gli incontri musicali»
GABRIELE FERRARIS - TORINO

Francesco De Gregori inaugura giovedì prossimo a Torino i concerti dell’ottava edizione di Traffic, il più grande fra i free festival europei, che resiste impavido ai tagli dei finanziamenti pubblici sciorinando su quattro sere un cartellone tutto italiano, in omaggio al Centocinquantenario dell’Unità. Sul palco di piazza San Carlo si confronteranno generazioni e stili diversi, dalla Pfm ai Verdena, da Edoardo Bennato ai rinati Area con Manuel Agnelli chiamato a ricoprire il ruolo che fu di Demetrio Stratos.

De Gregori condividerà il palco con Cristina Donà, rappresentante della leva cantautorale degli Anni Novanta, e con il giovanissimo Vasco Brondi, il giovanissimo talento che si fa chiamare Le Luci della Centrale Elettrica. Nuovi incontri per il Principe, dopo lo straordinario sodalizio con Lucio Dalla.
«Il tour con Lucio è finito – conferma De Gregori. - Dopo cento e passa concerti, quello che volevamo dire l’abbiamo detto. Non è escluso che ci siano altre occasioni, altre idee. Ma non sarebbe la prosecuzione di questo tour, che è durato già ben più di quanto prevedessimo».

E adesso Traffic: l’aspettavano da un bel po’...
«Sì, già due anni fa Max Casacci (leader dei Subsonica e direttore artistico del Festival, Ndr) mi aveva proposto un progetto, che non si realizzò perché già stava prendendo forma quello con Dalla. Stavolta Max è tornato alla carica: a novembre ero a Torino, e lui è venuto a parlarmi di questa serata sulla canzone d’autore, con Cristina e Vasco Brondi. Beh, mi sono detto, perché no?».

Che cosa farete?
«Faremo qualche pezzo insieme, ma non vorrei anticiparli, per lasciare un minimo di sorpresa. Se non li scrive, mi fa una cortesia».

Sono cortese. E con Vasco Brondi pensa di intendersi? L’hanno definito «il nuovo De Gregori».
«Penso che Vasco basti a se stesso, e poi non mi sembra che le sue canzoni assomiglino alle mie; lui viene da un mondo musicale diverso, molto sperimentale, però è ben ancorato alla forma canzone, in quel senso è davvero un cantautore».

Termine che lei ha a lungo rifiutato.
«E’ un termine che una volta gente come me un po’ si vergognava ad usare, ma le cose cambiano. Certo che se per cantautore si intende uno che, reclinato sulla chitarra, canta con voce flebile su tre accordi, beh, allora quel termine lo rifiuto. E chi lo accetterebbe?».

La serata di Traffic promette bene.
«Cristina e Vasco sono due artisti interessanti, e ho sempre amato gli incontri musicali, soprattutto in un festival, dove tutto accade con molta naturalezza. Anche di recente, al festival Poiesis di Fabriano, c’era Neri Marcorè e così, sui due piedi, abbiamo improvvisato insieme Caterina e Viva l’Italia, che ormai è una canzone che non si può non fare...».

E la situazione di oggi – la situazione sociale, politica, morale del Paese – non le ispira un’altra canzone così, di quelle che una volta si dicevano «impegnate»?
«Guardi, sto pensando a un nuovo album, ci lavorerò su quest’inverno, ho già parecchi spunti, ad esempio un pezzo sul mio famigerato “processo del Palalido”: però non credo proprio che parlerò di quello che avviene oggi in Italia: lo fanno già i comici».

Si chiama fuori?
«No, non è un rifiuto a priori, semplicemente non mi viene. Non mi interessa “esternare”, lo fanno già in tanti, a destra e a sinistra. Anche in passato, se ho scritto canzoni di un certo tipo, l’ho fatto sempre con un linguaggio sfumato, e senza un legame immediato con l’attualità. Viva l’Italia e La Storia, per dire, non sono legate alla loro contemporaneità. Per questo sono diventate dei classici: sono sempre attuali».

Purtroppo. Non tenterò quindi di estorcerle dichiarazioni «politiche». Sarebbe avvilente per entrambi. Però una sua opinione sulle ultime vicende, quanto meno sull’esito dei referendum, potrebbe darmela...
«Che vuole che dica? Il fatto che la gente vada a votare è positivo, sono contento: però le assicuro che al mattino non mi alzo con l’ossessione dei referendum, o di qualsiasi altra questione legata alla politica di giornata».

Con quale ossessione si alza?
«Beh, non parlerei di ossessioni, per mia fortuna. Oggi penso alla musica, ho rimesso insieme la mia band dopo la parentesi con Lucio, ho ripreso in mano il mio suono, le mie carabattole, sono in un periodo di grande effervescenza, proprio ora sto lavorando su una canzone, La testa nel secchio, che non ho mai suonato dal vivo, e che mi piacerebbe inserire nelle scalette del prossimo tour. Sarà un tour molto divertente: ho convinto i miei impresari a portarci in giro per i club, andremo al Vox, al Fuori Orario, a Hiroshima, in quei posti dove passa la musica più viva, e dove c’è un pubblico speciale, esigente, non “addomesticato”. Dopo tanti teatri, dopo un bagno di velluti rossi, sento il bisogno di ritrovare una dimensione, come dire?, più “disordinata”...».

Abbasso la routine, insomma.
«Non l’ho mai fatta, la routine. E’ faticosa e frustrante. E pure scomoda. Cerco di rimanere vivace, di non ragionare per schemi, di non dare retta a chi di default mi indica una strada ovvia. Cerco di metterci del mio, insomma».

Allora mi sorprenda. Lei è stato e resta il massimo avversatore di Sanremo: al Festival non ci ha mai messo piede, e secondo logica mai ce lo metterà. Benché, dopo la vittoria del nostro amico Vecchioni, fors’anche uno come lei potrebbe farci un pensiero...
«Chiariamo: non è importante andare o non andare al Festival di Sanremo. Sono scelte personali, legate alla cultura in cui sei cresciuto fin dai tuoi esordi. Non sono un integralista, e se mi piacesse il Festival ci andrei. Non è che non ci vado perché devo rispettare un fioretto: semplicemente, ciò che vedo a Sanremo non mi piace, e quindi non ci vado. Mi pare logico. Ma non è una questione di vita o di morte, Sanremo non è lo spartiacque della musica italiana».

 

 

 

 

TOUR ESTIVO 2011

MAGGIO - Vasanello (VT), Piazza della Repubblica - 21 MAGGIO Fabriano (AN), Piazza del Comune - 11 GIUGNO Imola (BO) Piazza Matteotti - 1 LUGLIO Rimini, Piazzale Fellini - 7 LUGLIO Torino, Piazza San Carlo - 31 LUGLIO Arpino (FR), Giardini degli Acropoli - 2 AGOSTO Montesarchio (BN), Piazza Umberto - 7 AGOSTO Passo Cereda (TN),Teatro Tenda - 12 AGOSTO S. Pancrazio Salentino (BR), Forum Eventi - 16 AGOSTO Segesta (TP), Teatro Antico - 17 AGOSTO Tindari (ME), Teatro Antico - 18 AGOSTO Corigliano Calabro (CS), Porto - 20 AGOSTO Rivisondoli (AQ), Piazzale Michelangelo - 23 AGOSTO Oliena (NU), Campo sportivo - 24 AGOSTO Cagliari, Anfiteatro - 26 AGOSTO Rifugio Fuchiade - S, Pellegrino (TN), Val di Fassa - 27 AGOSTO Pesaro, Piazza del Popolo - 5 SETTEMBRE Calvi Risorta (CE), Piazza Bizzarri - 6 SETTEMBRE Pratola Serra (AV), Area Mercato - 1 OTTOBRE Roma, Auditorium S. Cecilia 

Guido Guglieminetti al basso, Paolo Giovenchi e Lucio Bardi alle chitarre, Alessandro Valle alla Pedal steel Guitar, Alessandro Arianti alle tastiere, Stefano Parenti alla batteria, Elena Cirillo al violino elettrico.